giovedì 22 novembre 2012

Pulp Fiction


Propongo oggi una scena del film "Pulp Fiction", il famoso film di Quentin Tarantino.
Non voglio tracciarne la trama, o parlare del cast, ancorché di assoluta rilevanza, ma mi interessa rivedere una delle scene che preferisco.

Il boss, impegnato nei propri affari, vuol fare divertire la moglie e delega lo scagnozzo John Travolta.
Sarà suo compito accompagnare Uma Thurman in un locale, dove casualmente avrà luogo una gara di ballo.
E come fa Travolta a disertare una pista ?
Impossibile.
Si abbandona con Uma ad una scenetta che, estrapolata dal contesto, perde il vero significato, ma resta comunque gustosissima da vedere.
Tra sangue, morte, droga e ... tante parole, i due bravi attori sembrano isolarsi completamente, lasciandosi andare al ritmo di "You Never Can Tell", di Chuck Berry.
Si muovono come in trance, senza un'apparente comunicazione, dando l'impressione di essere lì per caso, mentre Uma approccia un John che avverte il pericolo.



« Una delle cose che preferisco nel raccontare storie come faccio io, è dare forti emozioni: lasciare che il pubblico si rilassi, si diverta e poi all'improvviso... boom! voglio trasportarli improvvisamente in un altro film »(Quentin Tarantino, a proposito di "Pulp Fiction).

mercoledì 21 novembre 2012

Prog Investigations-Jerry Cutillo e Maartin Allcock al Teatro di Valeggia




MusicArTeam celebra il suo, quasi, anno di attività con una festa musicale che miscela intrattenimento e suoni.

Il luogo: lo splendido Teatro Nuovo di Valleggia, alla periferia di Savona ( a 900 mt dall’uscita del caseelo autostradel di Savona).

La data: il 7 dicembre

L’orario: La festa di MusicArTeam inizia alle ore 18 e terminerà alle 23.30

Gli ingredienti: un po’ di buffet e… tanta musica

Il prezzo: 10 €

Gli attori: start up musicale alle 19,30 con il rock, nell’occasione acustico, dei  locali BOORIDDA ROLLS

E alle 21, il clou, "Maart & Jerry Prog investigations", ovvero Jerry Cutillo e Maartin Allcock.
Ma il cambio palco potrebbe riservare qualche sorpresa… verbale, perché avere davanti chi ha fatto parte della storia del rock potrebbe suscitare qualche domanda da parte del pubblico… per esempio… “Maart, come hai fatto a convivere per anni con Ian Anderson?”

In cosa consiste la loro “indagine attraverso il prog”?
"Maart & Jerry Prog investigations è il nuovo spettacolo di due polistrumentisti ben noti nel panorama internazionale della musica Folk/Prog. Il mito dei Jethro Tull rivisitato insieme ai classici del prog anni '70 e al meglio della produzione OAK & Allcock.
Un “time generator” che risuonerà di flauti, balalaike, bouzouki, chitarre etc....ma anche di gags e racconti che saranno di intrattenimento in una serata/spettacolo che vedrà emergere oltre alle doti tecniche del duo anche il loro profilo umoristico e la loro inesauribile carica di allegria.
Nel corso del set Jeery e Maart saranno accompagnati, in alcuni brani, dal balletto dell’Ensemble Danse.

martedì 20 novembre 2012

"D Y L A N I A T O" TITO SCHIPA Jr. canta e traduce BOB DYLAN



"D Y L A N I A T O"
TITO SCHIPA Jr. canta e traduce BOB DYLAN
Lunedi 26 novembre 2012 - ore 21
Teatro UTS, Via Portuense 102  (Roma)

Dopo il successo ottenuto nel concerto di ottobre, Tito Schipa Jr. replica il suo “DYLANIATO”,  lunedi 26 novembre al Teatro Studio dell’Upter (UTS). Sono passati diversi anni dall’uscita dell’album - giudicato da alcuni critici il miglior LP del 1988 -  ma il “DYLANIATO” di Schipa Jr. si conferma un lavoro interessante e in grado di catturare l’attenzione del pubblico, grazie soprattutto alla formula dello spettacolo, concepito come una fusione tra musica, poesia e prosa. Gli inediti che Schipa interpreta nel corso della serata sono tratti da “Mr. Tambourine. Testi e poesie 1962- 1985” (ed. Arcana), volume che raccoglie tutto il suo lavoro di traduzione dei testi di Bob Dylan: un lavoro che ha affrontato tenendo in considerazione la difficile tutela della rima, “eppure Schipa Jr. l’ha rispettata, a volte ricreando perfino le rime interne” (scriveva Fernanda Pivano nella presentazione dell’album).
Autore, compositore e regista di spettacolo musicale, Tito Schipa Jr. ha ripreso negli ultimi anni anche la sua attività di interprete: ospite di recenti manifestazioni di canzone d’autore, come la “1° Rassegna della Storica e Nuova Canzone d’Autore Fabrizio De Andrè”, che lo ha visto protagonista insieme a  Claudio Lolli, Renzo Zenobi e Claudio Rocchi, ha portato in scena il suo “DYLANIATO” a Napoli (“Afrakà Rock Festival”) e al Crossroad, luogo di riferimento per la musica live a Roma. Tra i progetti più imminenti, la tanto attesa pubblicazione del DVD di “ORFEO 9”, nel quarantennale dell’uscita del film che nel 2008 è stato presentato fuori concorso alla 65° Mostra del Cinema di Venezia. Attualmente è in corso di scrittura la sua nuova opera rock, “GIOIA”.

INFO E PRENOTAZIONI:
338.7237797 (Romina) - 06.69204321 (Giuditta) - info@orfeo9.it
EVENTO FB: www.facebook.com/events/490216247675418/

lunedì 19 novembre 2012

"Struttura e Forma" in concerto a Cicagna



Nel recente neonato MAT2020 avevo inserito “Struttura e Forma” nella rubrica “La gioia di ritrovarli”.
Ed è stato davvero bello rivedere il primo atto live di questa band che si ripropone dopo 40 anni sotto una fortissima pressione, quella della passione musicale che non si può accantonare.
L’occasione nasce sabato 17 novembre, nello splendido Teatro di Cicagna, nell’entroterra genovese.
Il progetto è totalmente strumentale, ed è imperniato sul virtuosismo chitarristico di Franco Frassinetti e Giacomo Caliolo, musicisti di lungo corso del panorama genovese. Se poi il completamento prevede una sezione ritmica formata da Marco Porritiello alla batteria e Stefano Gatti al basso, il quadro assume aspetti interessanti… a prescindere.
Ancora una volta il pubblico non è stato quantitativamente ottimale, come ha sottolineato inizialmente un emozionatissimo Frassinetti. Di questi tempi capita.
Una serie di problemi tecnici, e la normale “ruggine” che si presenta all’inizio di ogni nuova avventura, potevano essere elementi destabilizzanti, ma tutto ciò che doveva arrivare al pubblico… è arrivato, e non vi è alcun dubbio che con la continuità arriveranno anche le soddisfazioni.
Indiscutibilmente abili dal punto di vista tecnico, Struttura e Forma pare arrivino al momento giusto, perché la musica che propongono - mi riferisco al genere - si differenzia da quella che normalmente viene presentata nei circuiti conosciuti.
Virtuosismo tecnico dicevo, con le chitarre che la fanno da padrone, ma con una sezione ritmica mostruosa, costituita dal minimalista Gatti - nella posizione intendo - nascosto dietro al suo spartito e da un motore come Porritiello, che mi ha ricordato a tratti John "Pugwash" Weathers, tra tempi pari e dispari (Odds and Even).
Non sono mancati gli ospiti, come il bassista Antonello Palmas Cotogno e il giovane Mattia Frassinetti (spero di non sbagliare il nome di battesimo), chitarrista aggiunto e figlio d’arte.
Un repertorio probabilmente ancora da integrare, ma già sufficiente per far capire gli  intenti della band, propositi che sono emersi chiari, lucidi, e per niente appannati da quella serie di circostanze poco fortunate a cui ho accennato.
Alla Struttura e Forma aggiungerei tanta sostanza, e penso che qualche  strada interessante potrebbe schiudersi.
Io mi sono divertito, e ho captato tutto quello che c’era da assimilare. Ora la speranza è che il diesel non si fermi più… sarebbe un vero peccato.



Appendice

Dopo aver “interrogato” Franco Frassinetti per MAT2020, leggiamo stralci tratti dal "Caliolo pensiero", rubati ad un giacomoaruotalibera, prima del concerto.

Perché riunirsi dopo tanto tempo?
Sarebbe successo comunque, perché nonostante le nostre strade professionali si siano separate nel 1978 abbiamo continuato a lavorare in ''ambito professionale'',
e prima o poi…
Come tu sai io affianco la mia attività di produttore ed arrangiatore nel pop a quella di musicista, e sottolineo che sia io che Franco siamo stati sempre un pò controcorrente; ultimamente abbiamo avuto anche qualche riconoscimento da parte di personaggi importanti nel mondo musicale e questo ci stimola a proseguire un discorso artistico che si sta concretizzando anche in altri progetti.
Qualche aneddoto? Ricordo che provavamo alle sale Sturla di Genova, che in quel periodo erano gestite dai Matia Bazar, e spesso quando suonavo mi apriva qualcuno di loro:  Antonella, Carlo Aldo, (Stellita); quest’ultimo lo ricordo con commozione perché venne qualche tempo dopo ad ascoltarci nello studio che avevamo allestito in vico dell'orto rosso,  tra via Del Campo e via Luccoli e ci fece i complimenti ... cosa dire? Il primo  contratto discografico con la Long Star Music di Wess...
L'amicizia è fondamentale se è vero che oggi siamo ancora insieme  a parlare di ampli, suoni, switcher, ed altro.
Noi siamo gli stessi musicisti di allora... certo il nostro attuale linguaggio è più
allineato  a quello “moderno”, e poi noi due abbiamo due diversi modi di comporre, ma che si  amalgamano bene, e il nostro progetto attuale è basato su di un rock strumentale, ma con  caratteristiche credo abbastanza personali, perché abbiamo inserito elementi  particolari e inconsueti all'interno dei brani.
Piani futuri... beh, ognuno ha le proprie  produzioni... io ad esempio ho due CD di classic  pop in uscita, (Milena Torti e Walter Pradel), poi  oltre all'altro gruppo dove milito, sto lavorando con  Franco ad un progetto del bassista dei red Phoenix Blues, Antonello Palmas  Cotogno. E comunque cercheremo si suonare in Europa... recupereremo il tempo perduto da giovanissimi ora siamo pronti.


mercoledì 14 novembre 2012

Giorgio "Fico" Piazza - "Vi suono una storia"


                                                    Cliccare sull'immagine per ingrandire

 Sesto San Giovanni, novembre 2012
“VI SUONO UNA STORIA”
Serata musicale al Teatro Manzoni di Sesto San Giovanni, piazza Petazzi, a sostegno dell’associazione Un ponte per Sesto/Un ponte per la vita.
E’ il racconto in musica di un protagonista della musica italiana degli ultimi 50 anni e in particolare negli anni d’oro del progressive rock: “Giorgio Fico Piazza”, che a tutti gli effetti possiamo considerare un sestese, è conosciuto principalmente per essere stato il bassista originario della Premiata Forneria Marconi, sicuramente il maggior gruppo italiano di musica rock a tutt’oggi in attività. Il nostro “Fico” in quegli anni ha fatto parte di numerosi altri gruppi musicali e in particolare ha partecipato, sempre in qualità di bassista, ai primi 5 long playing di Lucio Battisti. Le sue partecipazioni le possiamo sintetizzare con alcuni nomi: I Quelli, Lucio Battisti, Premiata Forneria Marconi, Equipe 84, Jethro Tull.
Se poi vogliamo parlare di Demetrio Stratos …
E soprattutto è importante tenere presente la partecipazione di un grande attore dei nostri giorni: Teo Teocoli. E’ vero che era il cantante dei Quelli?
È opportuno ricordare che nel momento di maggior successo la PFM era prodotta dagli Emerson Lake & Palmer una delle più importanti rock band a livello mondiale. È sempre negli anni ’70 che la PFM si trova spesso a registrare negli studi londinesi degli E.L. &P.
In occasione di un concerto tenutosi a Bologna Greg Lake regala, davanti ad un pubblico entusiasta, il suo Fender Jazz Bass a “Fico” in segno di grande ammirazione, quasi a voler testimoniare un passaggio di consegne in onore alla qualità e alla bravura del nostro musicista. È lo stesso Fender che vedremo nelle mani di Giorgio durante il concerto.
Oggi, Giorgio Fico Piazza, si rivolge ai suoi nuovi amici della Beggar’s Farm con estrema gratitudine per averlo accolto nel loro gruppo con affetto e rispetto. Sono musicisti che con grande professionalità affrontano i brani che ascolteremo con la tecnica e il trasporto emotivo adeguato a non far rimpiangere gli esecutori originali.
Ci aspetta una serata di grande emozione e commozione, una serata sicuramente piena di sorprese.
Una storia in musica.
Ingresso € 10,00
Serata dedicata all’associazione La Nostra Famiglia e Un Ponte per Sesto
VI ASPETTIAMO !!!
Il presidente
Giorgio Floridi

martedì 13 novembre 2012

Anhony Kiedis-“Scar Tissue"



Compie gli anni oggi, 1 di novembre, Anhony Kiedis, noto frontman dei Red Hot Chili Peppers.
Ho rispolverato un vecchio post  dove raccontavo il mio… sgomento, a seguito della lettura della suo autobiografia.

Sono partito per le vacanze con ...

una scorta di libri che erano in “parcheggio”, da mesi, nella mia libreria.
Ho dato la precedenza alla musica, mio importante interesse, cercando di ampliare le conoscenze.
Tra le letture scelte c’era anche “Scar Tissue”, autobiografia di Anhony Kiedis, ovvero il leader dei Red Hot Chili Peppers.
Nonostante sia una band famosa anche sulla luna, sono per me un’incognita.
Ricordo solo alcuni brani, quelli passati sovente su MTV, e il poco ascoltato non ha lasciato in me nessun desiderio istintivo di andare in profondità.
Ma il mio morboso interessamento verso gli aspetti più trasgressivi e pericolosi dell’esistenza umana  hanno fatto sì che divorassi letteralmente il libro.
Ora che ho completato la lettura ho voglia di scoprire l’universo Chili Peppers, e sono certo che lo farò in breve tempo.
Forse ogni gruppo emergente, ma già in luce, dovrebbe creare e pubblicizzare la propria vicenda biografica, evidenziarla, così come accade per gli album in uscita.
Ho l’impressione che la lettura alimenti la curiosità e la voglia di andare a ritroso.
Nel caso specifico, “Scar Tissue” lo vieterei ai minori.
Ciò che ho letto ha dell’inverosimile e, nonostante la mia non più verde età sia testimonianza di esperienza, non avrei mai pensato che si potessero raggiungere certi estremi senza soccombere.
Ad un certo punto mi è venuto spontaneo pensare che Keith Richards, al confronto di Kiedis, sia un esempio di star cresciuta a pane e latte.
Perché scrivo “lo vieterei ai minori”?
Non sono un moralista, e leggendo il libro è facile capire da dove nascano, nel caso specifico, i comportamenti deviati.
Un esempio su tutti: Anthony è introdotto dal padre all’uso delle droghe e dell’alcool… a soli undici anni.
Però… alla fine del libro ho espresso ironicamente il dubbio che tutti i calcoli che facciamo sull’uso dei medicinali prescritti da medico, tutte le elucubrazioni sul prendere un antidolorifico prima o dopo i pasti, tutta la cautela legata alla tachipirina che si può assumere solo se si arriva la limite dei 38 gradi, siano forse infondati, perché comunque il nostro corpo sopporta l’inimmaginabile.
Questo potrebbe essere un messaggio negativo di cui i nostri giovani, e ovviamente poco responsabili figli adolescenti, potrebbero appropriarsi.
Vedo ogni giorno come i ragazzi siano affascinati dalla trasgressione (come lo sono stato io a mio tempo) e leggere che si può rimanere una settimana intera in casa, riempiendosi il corpo di qualsiasi tipo di droga, smettendo solo alla fine della materia prima, ed essere sempre sulla cresta dell’onda, potrebbe far pensare che in fondo il nostro fisico e la nostra mente alla fine vincano sempre.
Mi piacerebbe dire la mia, e approfondire questi problemi, ma voglio rimanere in tema “musica derivante da libro”.
Il "povero" Kiedis ha ora 46 anni, e non credo che la vecchiaia serena (a cui tutti prima o poi anelano) sia per lui cosa certa.
Da un anno è diventato padre e mi immagino che questo sia un ottimo motivo per scegliere di vivere.

Riepiloghiamo.

“Scar Tissue” è l’autobiografia onesta e appassionata di Anthony Kiedis, autore dei testi e voce dei Red Hot Chili Peppers, una delle rock band di maggior successo al mondo.
E’ il racconto di un’esistenza intensa, a volte forse persino troppo...
Cresciuto nel Midwest, a undici anni inizia una vita totalmente sballata nel sottobosco underground di Los Angeles.
Fino a quando incontra la musica e per la prima volta la sua vita acquista un senso.
Insieme a tre compagni di scuola fonda i R.H.C.P., che rivoluzionano la scena rock americana, unico gruppo capace di influenzare un’intera generazione di musicisti venuti dopo di loro.
Ma c’è un prezzo da pagare sia per il successo sia per l’eccesso.
E così Kiedis ci racconta anche la morte per overdose dell’amico Hillel Slovak e la sua personale lotta contro la tossicodipendenza .
Ma anche l’incontro con il Dalai Lama o il concerto di Woodstock davanti a mezzo milione di persone.
“Scar Tissue “ è tutto questo: essere tra gli dei e toccare il fondo, vivere in modo scellerato per conoscere, forse un domani, la redenzione.

Dalla lettura non risulta a me chiara la nascita della sua passione musicale.
A differenza di tutte le rockstar di cui ho letto, innamorate da subito di uno strumento, di un gruppo, di un genere musicale, Kiedis sembra arrivato sul palco, a ventitré anni, per caso assoluto, come se fosse una delle sue tante “bravate”.
Probabilmente era sua intenzione dare un’ immagine di vita, al di là della musica.
Forse era sua volontà passare un forte messaggio rivolto ai giovani, quegli stessi giovani a cui non farei leggere questa storia.
Kiedis ci vuole raccontare del suo tunnel privo di sbocco, pieno di privilegi, soldi, agi di ogni genere , ma … senza nessuna via di uscita.

Il brano che propongo è "Under the Bridge".
Inserito come secondo singolo nell'album" Blood Sugar Sex Magik", non doveva inizialmente farne parte in quanto riportava alla mente di Anthony il periodo più buio della sua vita, proprio come lui racconta:"Stavo raggiungendo livelli veramente bassi, ero depresso e passavo le giornate in giro per Los Angeles a farmi e ad avere contatti con Band mafiose".
Sotto a quel ponte, per giorni e giorni, c'era proprio Anthony .

Il video è stato considerato fra i 400 video più belli nella storia della musica.
Dopo un introduzione con John Frusciante e la sua chitarra, inizia una panoramica della parte più degradata di Los Angeles.


Le ultime parole famose:

"Internet... ben presto esploderà in modo spettacolare, come una supernova, e nel 1996 collasserà catastroficamente"(Robert Metcalfe, fondatore della 3Com, inventore dello standard Ethernet, 1996)

lunedì 12 novembre 2012

“Stanley Kubrick e me”- Emilio D'Alessandro con Filippo Ulivieri



Alcuni giorni fa ho partecipato alla presentazione di un libro particolare.
Il luogo era la Feltrinelli point di Savona.
Il libro ha un titolo affascinante: “Stanley Kubrick e me”, ed è il racconto di una o più vite, proposto da Emilio D’Alessandro con la collaborazione di Filippo Ulivieri.
Non sono in grado di ... dire la mia sul contenuto, perché non ho ancora avuto il tempo materiale per leggerlo, e mi ripropongo di tornare sull’argomento appena possibile.
Ma non volevo perdere l’occasione di raccontare a caldo un incontro che è comunque avvenuto, e che mi ha particolarmente emozionato.
Intanto diciamo qualcosa sui due scrittori.

Filippo Ulivieri  - estrapolo direttamente dal book - dal 1999 è curatore di ArchivioKubrick, il più completo database online sulla vita e l’opera di Stanley Kubrick.

Emilio D’Alessandro è invece … un uomo fortunato. Emigrato in Inghilterra nel ’60, per sfuggire al servizio di leva, attraverso mille mestieri ed una passione per le automobili, arriva involontariamente a Stalney Kubrick, e per trent’anni vivrà accanto lui, inizialmente come autista, ma con un'evoluzione continua che lo porterà ad incarnare il ruolo del factotum e dell’assistente personale.

Molteplici gli aneddoti da raccontare, storie con cui stupire, situazioni fuori dal comune da evidenziare.
E’ un uomo avanti con l’età Emilio, e seduto in attesa dei riflettori puntati su di lui appare incredulo al cospetto di tanta attenzione.
Un giornalista chiede ed ottiene il permesso di intervistarlo e a lui rivolge domande dirette che riesco appena a captare: ” Chi vuole ringraziare oltre al suo oculista che le ha ridato una buona vista? Cosa le ha dato Kubrick?”. E lui, di rimando: “ Kubrick mi ha dato tutto…”



Inizia l’atto ufficiale, con Ulivieri nel centro ed una gentile “conduttrice” su di un lato.
Non so se fa parte del gioco, se Emilio ha previsto per se un basso profilo, abituato a vivere il mondo delle star, ma preferendo la penombra alla ribalta… resta il fatto che gli viene tolta la scena, a favore di un racconto molto interessante e coinvolgente, ma … di rimbalzo.
E quando gli viene posta la prima vera domanda, nasce spontanea e controllata la sua replica: “ E' già stato detto tutto…” .
Poco male, l’essenza del libro è uscita, e il personaggio straordinario anche.
Ho provato a fotografare le qualità di questo piccolo uomo, perché senza i numeri giusti non si raggiungono certi livelli!
Ho provato anche ad immaginare ciò che lui ha avuto la fortuna di vivere in prima persona, ed io, quando mi trovo davanti a chi ha potuto toccare storie che per la maggior parte di noi sono solo letture e cinema,  provo sempre una grande ammirazione, e un po’ di sana invidia.
E mentre uscivo dalla Feltrinelli, a dibattito ancora in corso, rivivevo la scenetta del primo incontro tra Kubrick ed Emilio: “Piacere io sono Kubrick… piacere io sono Emilio D’Alessandro…”, ma chi fosse Kubrick, in quel preciso momento  era davvero un grosso punto interrogativo, un quesito a cui Emilio avrebbe però, molto presto, dato una risposta.

venerdì 9 novembre 2012

AREA LIVE 2012



Note dal comunicato stampa ufficiale.

Gli Area sono tornati: Patrizio Fariselli (pianoforte e tastiere), Paolo Tofani (chitarra, live electronics, voce) e Ares Tavolazzi (contrabbasso e basso elettrico), ovvero  tre dei componenti storici di uno dei gruppi italiani che hanno segnato indelebilmente le vicende musicali degli anni Settanta e la cui influenza è arrivata sino a noi, hanno ripreso da qualche tempo l’attività concertistica tenendo sempre alta la bandiera di una musica che non conosce barriere fra stili e linguaggi.
Naturale, quindi, la pubblicazione di un nuovo album: Area live 2012, un doppio CD registrato dal vivo durante i concerti del Reunion Tour 2011/2012, e pubblicato a marchio congiunto del gruppo con l’etichetta indipendente Up Art Records che inaugura con questa pubblicazione la collana “cult series”.  Nel primo disco sono presenti nuove versioni di brani celebri come “Luglio Agosto Settembre (Nero)”, “La Mela di Odessa”, “Arbeit Macht Frei” e “Cometa Rossa”, mentre nel secondo, che si intitola idealmente  “geometrie”, sono contenute registrazioni di brani inediti che vedono alternarsi assoli e duetti tra i membri del gruppo. Nell’album, Fariselli, Tofani e Tavolazzi sono affiancati dal batterista Walter Paoli, musicista di lunga esperienza e già componente del trio di Stefano Bollani insieme allo stesso Tavolazzi. In “Cometa Rossa” compare, nelle vesti di ospite, la vocalist Maria Pia De Vito, la cui voce dona al pezzo una nuova prospettiva cogliendo appieno  e rielaborando l’eredità di Demetrio Stratos.
Gli Area di oggi si ricollegano al loro glorioso passato e guardano con grande vitalità al presente, al futuro. La nostalgia è bandita, anche se nel cuore e nella mente non possono non mancare Demetrio Stratos e Giulio Capiozzo, compagni di innumerevoli, entusiasmanti battaglie musicali. Lo spirito di avventura rimane dunque immutato, insieme  all’ironia e all’irriverenza che li ha sempre contraddistinti e che traspare anche dalla copertina del nuovo CD. Gli Area di oggi hanno soprattutto voglia di sperimentare, dal vivo e in studio di registrazione, al di là di ogni schema mentale e musicale, di confrontarsi con le nuove risorse di produzione e riproduzione sonora. Fariselli, Tofani e Tavolazzi non hanno mai smesso di crescere artisticamente, di cercare incontri e contaminazioni musicali, sospinti dall’obiettivo di sempre: fare solo musica d’arte.
Dall’autunno 2010, quando è riaffiorata l’idea della reunion, gli Area  hanno suonato in tutta Italia, tra festival, teatri e club, ovunque salutati calorosamente da un pubblico variegato,  formato da vecchi e nuovi estimatori. I classici del gruppo sono diventati inni di più generazioni, accomunate dalla passione per un sound la cui originalità trae linfa vitale dalla fusione fra rock, jazz e molto altro ancora. In concomitanza con l’uscita del nuovo album, gli Area riceveranno al Medimex di Bari il premio come miglior gruppo indipendente della musica italiana: il premio, indetto dal MEI, ha visto gli Area primeggiare sugli Afterhours e su Adriano Celentano. Intensa si preannuncia poi l’attività live, con anche una inedita collaborazione con Legambiente e una significativa visita in Giappone prevista per l’aprile 2013, anno di un’importantissima ricorrenza: i 40 anni dalla pubblicazione di Arbeit Macht Frei, primo, seminale album degli Area.

AREA LIVE 2012 -  TRACKLIST


CD 1: International Popular Group
1       La mela di Odessa
2       Cometa rossa (ospite M.P. de Vito)
3       Luglio, agosto, settembre (nero)
4       Nervi scoperti
5       Gerontocrazia - L'elefante bianco
6       Arbeit macht frei
7       Sedimentazioni

Durata totale 50’45”
CD 2: Geometrie
1       Encounter #1
2       Encounter #2 (Skindapsos)
3       Trikanta Veena suite
4       Encounter #3
5       Canzone di Seikilos
6       Aten

 Durata totale 37’11”


Area International Popular Group
Cenni storici


Costituiti nel 1972, gli Area si imposero subito per la particolarità della propria proposta musicale, nel segno di un’autentica, audace fusione fra rock, jazz, sperimentazioni sonore, echi mediterranei e orientali e altro ancora. Degli anni Settanta gli Area rimangono uno dei gruppi simbolo, specchio della vitalità culturale e sociale del periodo.

La prima formazione del gruppo comprendeva Demetrio Stratos (voce, organo, steel drums), Victor Edouard Busnello ai fiati, Patrick Djivas al basso, Gaetano Leandro alle tastiere, Johnny Lambizi alla chitarra e  Giulio Capiozzo alla batteria. Poco prima delle registrazioni del primo album, Arbeit Macht Frei,  la formazione mutò con l’entrata di Paolo Tofani e Patrizio Fariselli in sostituzione di Lambizi e Leandro. Agli Area si unì anche Gianni Sassi, in arte Frankenstein, con il compito di curarne l'immagine e di scrivere i testi delle canzoni, caratterizzati da un forte allegorismo.

Dopo Arbeit Macht Frei (1973), passato alla storia come uno dei dischi seminali del rock italiano più innovativo, Djivas lasciò gli Area per entrare nella PFM: il suo posto venne preso da Ares Tavolazzi. Se ne andò anche Busnello. 

Assestato l’organico, gli Area proseguirono speditamente il proprio cammino tenendo numerosissimi concerti, anche all’estero, e incidendo altri album importanti quali Caution Radiation Area (1974),  Crac! (1975) e Maledetti (1976),  testimoni di una costante evoluzione artistica sempre più protesa verso la sperimentazione. A questo proposito è da ricordare la personale ricerca di Demetrio Stratos sulla voce, intesa come vero e proprio strumento dalle pressoché infinite possibilità.

Dopo l’incisione di Maledetti, gli Area conobbero un periodo di riflessione che avrebbe progressivamente portato allo sfaldamento del gruppo. Il 13 giugno del 1979, poco dopo aver abbandonato ufficialmente i compagni di tante avventure, Demetrio Stratos si spense, stroncato a soli 34 anni da una malattia incurabile. Un concerto organizzato all’Arena di Milano per aiutarlo a sostenere le cure mediche si trasformò in un omaggio corale ad un artista coraggioso, unico. 

La fondamentale esperienza degli Area sarebbe quindi confluita in altri gruppi che ne ripresero l’intestazione e cercarono di mantenerne lo spirito. Nel 1993 Fariselli, Tavolazzi e Capiozzo si ritrovarono per un concerto dedicato a Gianni Sassi, da poco scomparso. La morte nel 2000 di Giulio Capiozzo fu un altro duro colpo per chi continuava a nutrirsi dei dischi degli Area, la cui memoria e influenza ha resistito all’incedere del tempo al pari di quella di pochi altri gruppi (italiani e stranieri) degli anni Settanta.

Il segreto di questa straordinaria longevità sta nell’originalità di una musica che è riuscita per davvero a superare le barriere fra i diversi generi musicali, dando anche voce alle urgenze espressive e agli ideali di una intera generazione.

Discografia

Arbeit Macht Frei (Cramps, 1973)
Caution Radiation Area (Cramps, 1974)
Crac! (Cramps, 1975)
Are(a)zione (Cramps, 1975)
Maledetti (Cramps, 1976)
Gli dei se ne vanno gli arrabbiati restano (Ascolto, 1978)
Event ’76 (Cramps, 1979; live 1976)
Tic & Tac (Ascolto, 1980)
Concerto Teatro Uomo (Cramps, 1996; live 1976)
Live Parigi Lisbona (Cramps, 1996; live 1976)
Chernobyl 7991 (Sony, 1997)
Live 2012 (Up Art, 2012)


mercoledì 7 novembre 2012

Nel ricordo di Michael Hedges- 4 dicembre 2012


Quindici anni fa moriva Michael Hedges. In occasione di questa triste ricorrenza, si vuole celebrare la sua arte e la sua straordinaria figura umana, realizzando una serata cui partecipano i chitarristi acustici italiani più bravi, creativi e di fama internazionale…


Ezio Guaitamacchi presenta

MICHAEL HEDGES Tribute
“Il Jimi Hendrix della chitarra acustica” a 15 anni dalla morte


UNA SERATA SPECIALE PER CELEBRARE L’ARTE E LA MUSICA
DEL PIU’ GRANDE CHITARRISTA ACUSTICO DELLA STORIA


Martedì 4 Dicembre 2012 – ore 21.30
SALUMERIA DELLA MUSICA (Milano)


BEPPE GAMBETTA
GUITAR REPUBLIC
FORASTIERE feat. BORIS SAVOLDELLI
FINAZ from BANDABARDO’

VERY SPECIAL GUEST from SAN FRANCISCO, CA
MICHAEL MANRING


Nel corso della serata verranno proiettati estratti dall’ultimo concerto di MICHAEL HEDGES in Italia, Il 23 novembre del 1991, al Teatro di Porta Romana di Milano, quando MICHAEL HEDGES ha concluso l’edizione 1991 del Festival “MUSICA & NATURA” aprendo lo spettacolo di ANGELO BRANDUARDI. Insieme, i due musicisti hanno  suonato WOMAN OF THE WORLD, un pezzo di Michael che Angelo ha  accompagnato con il violino e IL DONO DEL CERVO, la classica ballata branduardiana impreziosita dal flauto traverso di Hedges.
Sarà inoltre possibile ascoltare alcune dichiarazioni di personaggi che di Michael sono stati amici e estimatori: da David Crosby a Steve Vai, da Tuck & Patti a Dweezil Zappa.


I chitarristi acustici italiani più famosi all’estero (tutti insieme) saranno presenti per rendere omaggio al genio dello strumento, MICHAEL HEDGES, scomparso tragicamente 15 anni fa.
Con loro, appositamente dalla California, MICHAEL MANRING, il più virtuoso bassista dei nostri tempi, amico e collaboratore di Hedges, unico musicista a salire sul palco al suo fianco.


MICHAEL HEDGES (1953-1997)

Il 2 dicembre 1997, sulla statale 128 all’altezza di Booneville (150 chilometri a nord di San Francisco) viene ritrovata dalla polizia locale una vecchia BMW amaranto targata “TAPROOT”.
È uscita di strada (presumibilmente due giorni prima) ed è precipitata lungo la scarpata. Sbalzato fuori dal veicolo, a pochi metri di distanza, giace il corpo senza vita del conducente,  MICHAEL HEDGES, 44 anni, il più grande chitarrista acustico della storia.
Definito “il JIMI HENDRIX della chitarra acustica”, Michael come Jimi ha spinto oltre i confini della realtà i limiti tecnici dello strumento e lo ha personalizzato sino a farlo diventare la voce della sua travolgente creatività.
Come Hendrix, Hedges è stato molto più di un chitarrista virtuoso affermandosi come artista completo che, a modo suo, ha segnato un’epoca.

Di lui David Crosby una volta ha detto: “Insieme a Jackson Browne, il miglior autore di canzoni che io abbia mai ascoltato”. Il suo amico Steve Vai lo ha descritto come “il chitarrista più incredibile sulla faccia della terra” e persino Frank Zappa, dopo aver sentito la fenomenale versione per chitarra acustica della sua Sofa No. 1 ha ammesso di trovarsi di fronte  a un “genietto”.

Ogni concerto di MICHAEL HEDGES era un’autentica esperienza psico-sensoriale: a brani pirotecnici seguivano ballad intense, a rock song pompatissime si succedevano ipnotici strumentali, il tutto eseguito con grande senso della teatralità, danzando o suonando in posizioni yoga, saltando da una parte all’altra del palco come un circense consumato.

 “Come definirei la mia musica? Forse New Edge o Heavy Mental …”
“In realtà, il mio stile chitarristico è una via di mezzo tra il balletto classico e il wrestling”.


Nel corso della serata verranno proiettati un paio di filmati tratti dall’ultimo concerto italiano di Michael Hedges (prodotto Ezio Guaitamacchi, al Teatro di Porta Romana di Milano) e alcune dichiarazioni di personaggi che di Michael sono stati amici e estimatori: da David Crosby a Steve Vai, da Tuck & Patti a Dweezil Zappa.