Sarah Vaughan: l'eredità immortale di una voce divina
Il 3 aprile 1990, il mondo della musica jazz perdeva una
delle sue figure più iconiche: Sarah Vaughan, all'età di 66 anni. Conosciuta
affettuosamente come "Sassy" o "The Divine", la sua voce
straordinaria e il suo talento musicale hanno lasciato un'impronta indelebile,
consolidandola come una delle più grandi cantanti jazz del XX secolo.
Cresciuta in un ambiente familiare profondamente radicato
nella passione per la musica, Sarah Vaughan mostrò fin da giovane un talento
eccezionale. Iniziò a suonare il pianoforte in tenera età e affinò le sue
abilità vocali nel coro della chiesa.
Il 1942 segnò una svolta cruciale nella
sua carriera, quando la vittoria a un concorso di talenti all'Apollo Theater di
Harlem le aprì le porte al mondo della musica professionale.
La voce di Sarah Vaughan, dotata di una gamma eccezionale e
di una tecnica impeccabile, la rese una delle cantanti più influenti del bebop.
Le sue collaborazioni con leggende del jazz come Dizzy Gillespie e Charlie
Parker sono testimonianza del suo impatto sul genere. La sua capacità di
improvvisare e la sua interpretazione emotiva delle canzoni la distinsero come
un'artista unica e inimitabile.
La carriera di Sarah fu lunga e prolifica, costellata di
numerosi album acclamati dalla critica. Il suo talento fu riconosciuto con
diversi Grammy Awards e con il NEA Jazz Masters Award nel 1989.
La sua
dedizione alla musica la portò a esibirsi fino a poco prima della sua scomparsa,
lasciando un'eredità musicale che continua a ispirare generazioni di musicisti
e appassionati di jazz.
Non fu solo una cantante straordinaria, ma anche
un'innovatrice che contribuì a plasmare il panorama del jazz. La sua voce,
capace di spaziare con disinvoltura tra note basse e alte, e la sua capacità di
infondere emozione in ogni interpretazione, la rendono una figura immortale
nella storia della musica.
Enrico Rocci - “Nozze Chimiche coi
Fichi Secchi” (2024)
La bibliografia di Enrico Rocci,
oltre ad essere composta da una proposta di estrema qualità, incomincia ad assumere contorni “voluminosi”,
avendo avuto inizio diciotto anni fa, anche se il mio incontro con le sue creazioni
risale al 2018, quando arrivai al libro “Il Culto dell’Albero Porcospino -
Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree”, analizzato anche nell’aggiornamento
del 2023. La mia lettura è proseguita con i successivi “ACID QUEENS-Viaggio
tra le voci femminili della musica psichedelica” (2021) a cui si è aggiunto il recentissimo “IO
STO CON WILLY COYOTE” (2024).
Tra i tanti possibili fil rouge che si possono trovare tra le
opere sopra elencate uno è il più palese, l’amore per la musica, che diventa un
tema proposto da Rocci in forma personale, a volte romanzata, ma sempre un po' alternativa,
una sorta di ricerca del nuovo (anche il “vecchio”, a volte, può essere considerato
tale) che sfocia spesso nel bisogno di dare luce a chi non fa parte del mainstream.
Forse non riuscirei a trovare un episodio in particolare, ma
leggendo i suoi libri vengo spesso catturato da questa atmosfera in cui si
accende un faro capace di illuminare le vite e le opere di compositori e
interpreti che, nonostante il loro talento, non hanno mai ricevuto il
riconoscimento meritato. Ed è grazie a Rocci che ho scoperto perle di estremo
valore che magari avevo solo sfiorato, e mi riferisco soprattutto all’ambito
folk.
Ma il commento di oggi riguarda un book un po' diverso, dal
titolo difficilmente decodificabile: “Nozze Chimiche
coi Fichi Secchi”. E non ho nessuna intenzione di svelare l’arcano!
Trattasi di romanzo il cui contenuto si allontana dalla
narrazione musicale, e si collega alle origini, essendo il ritorno di Casimiro
Tagliaventi, uno dei protagonisti di “Nuar bolognese”, l’esordio di
Rocci del 2007.
Obbligatoria un minimo di sinossi.
Casimiro Tagliaventi, un anziano insegnante con una forte
passione per l'esoterismo, è il fulcro di una storia che prende vita in quel di
Torino, città intrisa di storia esoterica e alchemica, che quindi fa da sfondo
alla narrazione: non solo un luogo, ma un elemento attivo nella trama, capace
di influenzare gli eventi e creare un'atmosfera particolare.
Tagliaventi si reca a Torino per un convegno sull'alchimista
Fulcanelli e per rivedere un vecchio amico. Un'apparente innocente
partecipazione a un cortometraggio dalle tinte horror lo conduce a essere
accusato di omicidio. A questo punto il protagonista si trova costretto ad indagare per scagionarsi, avvalendosi dell'aiuto di personaggi apparentemente marginali.
La vicenda dissotterra un'epoca occulta, intrisa di esperimenti alchemici condotti da un gruppo di giovani, e le ombre di quei giorni si fondono con il presente, avvolgendo l'indagine in un velo di complessità
Attraverso un'esplorazione meticolosa dell'alchimia e
dell'esoterismo, il romanzo crea un'atmosfera densa di mistero, popolata da
figure storiche e simboli enigmatici, ed emerge la competenza specifica dell'autore
che permette di arricchire la narrazione attraverso sfumature suggestive.
La tipologia di scrittura di Enrico Rocci si fregia di uno
stile leggero e ironico, che rende la lettura piacevole e scorrevole, con uno
spiccato umorismo che però non sminuisce la serietà dell'intrigo ma, anzi,
aggiunge un tocco di originalità.
La capacità dell’autore di disegnare personaggi eccentrici e
fuori dagli schemi permette di creare un'aura surreale e divertente che
mantiene in costante equilibrio la lettura, tanto che gioia e timore si
mescolano ad ogni giro di pagina.
“Nozze Chimiche coi Fichi Secchi” presenta un Enrico
Rocci capace di esprimersi al massimo anche quando decide di percorrere - o
ripercorrere - sentieri diversi da quelli usuali, e uscendo - forse - dalla confort
zone dimostra originalità e capacità di intrecciare trame apparentemente
diverse.
Ciò che produce in questa occasione è una storia avvincente,
ricca di mistero condito ad umorismo, ambientata in un luogo affascinante
e misterioso, e il risultato è una lettura che scorre e che propone nuovi quesiti
e tanti interrogativi, capitolo dopo capitolo.
Voto massimo per il nuovo romanzo noir di Enrico Rocci!
Bio
Enrico Rocci è nato a Torino e ha lavorato come medico. Da
trent’anni vive a Novi Ligure.
Ha pubblicato con Chinaski Edizioni i seguenti romanzi noir:
Nuar bolognese (2007), Volevo solo uccidere i Porcupine Tree (2009), Cartoline
in bianco e nero (2013) e Non fa per te (2015).
Sempre con Chinaski è uscita la prima edizione de Il culto
dell’Albero Porcospino. Storia, sproloqui e ricordi dei Porcupine Tree (2018).
Con Officina di Hank ha pubblicato Acid Queens. Viaggio tra le voci femminili
della musica psichedelica (2021) e la riedizione, aggiornata e ampliata, de Il
culto dell’Albero Porcospino (2022).
Infine, nel 2024 è uscito per Edizioni Vallescrivia il
romanzo Nozze Chimiche coi fichi secchi.
The
Merseybeatsemersero dalla scena "Merseybeat" di Liverpool nei primi anni Sessanta, suonando al Cavern Club
insieme ai Beatles, Gerry e i Pacemaker, e altri artisti simili.
La formazione attuale è
formata da Tony Crane (membro fondatore) voce solista e chitarra solista, Billy
Kinsley (membro fondatore) voce solista e chitarra ritmica, Bob Packham (unito nel
1974) cori e basso, e Lou Rosenthal (unito nel 2000) alla batteria.
Un po' di storia…
Originariamente chiamata The
Mavericks, la band fu formata da Tony Crane e Billy Kinsley alla fine del 1960.
Divennero The Pacifics nel settembre 1961, e furono rinominati Mersey Beats nel
febbraio 1962 da Bob Wooler. Nell'aprile del 1962 divennero i The Merseybeats, con
l’unione di Crane e Kinsley al chitarrista Aaron Williams e al batterista John
Banks.
Firmarono un contratto discografico con la Fontana Records e ottennero
il loro primo singolo di successo nel 1963 con “It's Love That Really Counts”,
seguito nel 1964 da un disco che vendette milioni di copie, "I Think of
You", che gli permise di ottenere il loro primo disco d'oro. Subirono una
battuta d'arresto nel febbraio 1964 quando Kinsley lasciò per fondare una sua
propria band, i Kinsleys. Fu temporaneamente sostituito da Bob Garner (e
permanentemente da Johnny Gustafson, precedentemente dei Big Three.
Con Gustafson arrivarono altri due successi importanti, "Don't Turn
Around" e "Wishin' and Hopin' ". Ulteriori registrazioni di
successo includevano “Last Night”, “Don't Let it Happen to Us”, “I Love You”, “Yes
I Do”, “I Stand Accused”, “Mr. Moonlight”, “Really Mystified” e “The Fortune
Teller”. Kinsley tornò nel gruppo alla fine del 1964.
The Merseybeats presenziarono regolarmente al Liverpool's Cavern Club, e
affermarono di essere apparsi lì con i Beatles in molte occasioni, più di
qualsiasi altra band di quell'epoca. Ebbero successo anche all'estero, in tour
in Germania e negli Stati Uniti nel 1964, e ebbero il loro The Merseybeats Show
sulla televisione italiana.
The Mersey
Quando il loro successo iniziale diminuì, la band si sciolse e nel 1966
Crane e Kinsley formarono un duo vocale chiamato The Merseys. Ebbero un grande
successo con il loro primo singolo, una cover di "Sorrow" dei McCoys
che raggiunse la quarta posizione nella UK Singles Chart. L'introduzione del
disco includeva una linea di basso suonata da Jack Bruce. Una parte di questa
canzone, "con i tuoi lunghi capelli biondi e gli occhi di blu",
è inclusa in “It's All Too Much”, dei Beatles, pubblicato nel 1969 come parte
dell'album della colonna sonora di “Yellow Submarine”.
Il duo si sciolse nel 1968, con Crane e Kinsley entrambi presenti in un
certo numero di altre band.
Tony Crane e i Merseybeats
Durante gli anni Settanta Crane continuò a fare tour e ad esibirsi dal
vivo nei panni di Tony Crane and the Merseybeats, con varie line-up.
Liverpool Express
I Liverpool Express (conosciuti anche come L.E.X.), si formarono nel
1975. Sono conosciuti soprattutto per aver cantato diverse canzoni di successo,
come “You Are My Love” (che Paul McCartney ha dichiarato una delle sue canzoni
preferite), “Every Man Must Have A Dream”, “Hold Tight”, “Dreamin'”, “Don't
Stop The Music” e “Smile”.
I nuovi The Merseybeats
Il membro fondatore dei Merseybeats, John Banks, morì il 20 aprile 1988,
all'età di 44 anni.
Tuttavia, Kinsley e Crane riformarono i Merseybeats nel 1993, e dopo
aver festeggiato 45 anni nell'industria musicale nel 2006, hanno continuato a
girare ed esibirsi nel circuito degli anni Sessanta, e nei luoghi del Regno
Unito e di tutta Europa.
Per ricordare la morte di Marvin Gaye, quarant'anni fa, utilizzo
un articolo di GianniLucini.
La sera del 1° aprile
del 1984, un'ambulanza arriva a sirene spiegate al 2101 South Grammercy di Los
Angeles, dove c'è la casa del vecchio reverendo Gaye, un pastore evangelico
famoso nel quartiere, oltre che per le sue prediche, per il fatto di essere il
padre del cantante e compositore Marvin Gaye. Il personale dell'ambulanza entra
correndo in casa e si trova di fronte a una scena agghiacciante. Steso a terra
c'è Marvin Gaye immerso in una pozza di sangue, mentre seduto su una sedia con
la testa tra le mani il padre ripete come un automa: «Mi voleva uccidere, misono
solo difeso…». All'arrivo della polizia si lascia ammanettare senza opporre
resistenza. Ha ucciso il figlio con un colpo solo al cuore sparato da una
pistola che gli era stata regalata pochi giorni prima dallo stesso Marvin.
Sostiene di non aver avuto alternative perché il figlio, in preda alla droga,
avrebbe tentato d'ucciderlo. I giudici accoglieranno parzialmente la tesi della
legittima difesa e lo condanneranno a cinque anni di carcere. Finiscono così la
vita e la straordinaria carriera di Marvin Gaye alla vigilia del suo
quarantacinquesimo compleanno. Da tempo in preda a frequenti crisi depressive
non aveva mai completamente riassorbito lo shock della morte di Tammi Terrell,
la compagna artistica svenuta in scena tra le sue braccia nel 1969. Non a caso
dopo la scomparsa le sue canzoni erano divenute più problematiche e profonde.
Considerato negli anni Settanta uno dei più grandi solisti neri della storia
del rock aveva saputo rinnovarsi e mantenere inalterata la sua popolarità anche
all'inizio del decennio successivo pur dando l'impressione di non riuscire più
a liberarsi dai problemi derivati dall'eccessivo uso di stupefacenti e da una
vita privata costellata da delusioni. Pochi mesi prima della sua morte si era
trasferito nella casa dei genitori in cerca di aiuto, ma i vicini raccontano di
frequenti liti con il padre, rigoroso predicatore, che lo accusava di essere un
cattivo esempio per i giovani. Pochi giorni prima di morire aveva regalato lui
all'austero genitore la pistola che l'avrebbe ucciso. C'è chi ipotizza che la
sua morte sia stato un atto deciso a freddo, come David Ritz, l’autore una
biografia molto dettagliata del cantante che scrive: «Credo che quel regalo
fosse del tutto intenzionale... Marvin sapeva quello che faceva:
voleva morire. Solo quattro giorni prima di essere ucciso si era buttato fuori
da una macchina che viaggiava a novanta chilometri all’ora su una Freeway di
Los Angeles».
Il 31 marzo del 2012Wegg Andersen, cofondatore dei TRIP, ci lasciava.
Le occasioni per celebrare lui, Billy Gray, e successivamente Joe Vescovi, non sono mancate, ma
essendo oggi un giorno particolare mi fa piacere ricordare Wegg, non con miei
aneddoti, ma con immagini che ho ricevuto da Mirella Carrara e Stefano
Mantello, che sono stati un po’ il punto di raccolta del materiale che gira
attorno ad una band che tanto abbiamo amato. Non dimentico ovviamente Bruno Vescovi, fratello di Joe, mancato recentemente, fornitore naturale di primizie del mondo TRIP.
E so che Pino Sinnone lo ricorderà nei suoi spazi.
I documenti sono infiniti e vanno
dall’agenda personale di Wegg al suo curriculum, ma mi limiterò a ciò che è
possibile racchiudere in un blog.
Significativo il ricordo della
sorella Inger che, pur essendo molto
giovane, ha avuto la possibilità di conoscere un mondo affascinante, ormai
lontano.
Inger Morris Andersen
Estratto da una lettera di Inger Morris
Andersen, l’unica sorella di Wegg Andersen cofondatore dei Trip, mancato nel 2012.
Nata e cresciuta a Londra, come il
fratello, vive aNewmarket,
Suffolk, United Kingdom
Arvid's second
home. Everyone appeared here and he took me along when I was about 14.
Alexis Korner,
Cyril Davies, Chris Barber, The Yardbirds, Jimmy Page and Led Zeppelin, Keith
Moon and The Who, The Rolling Stones, King Crimson, The Syn, Jethro Tull, Jimi Hendrix, Yes and Pink Floyd.
I remember Eric
Clapton and Ginger Baker seemed to be on the drums every time I went there.
There were so many
clubs, hang outs and coffee bars in Soho that Wegg went to when I was too young
to go. He would meet up with our elder cousin Hania who frequented the Bread
Basket and did a bit of singing. Wegg would hang out in Tin Pan Alley, The Two
Eyes and Heaven and Hell to get his break. Most of these were featured in the V
& A exhibition.
(Documento raro...)
TRIP 1969
Con il premio oscar Julie Christie sul set del film "Darling" nel 1965
La preziosa rubrica telefonica, da Jimmy Page a Jeff Beck
Era il più giovane dei tre fratelli dei Gentle Giant
ed era considerato il collante che teneva insieme l'incredibile musica della
band. L'influenza del bassista e violinista Ray Shulman può essere
ascoltata in tutti i lavori più noti del gruppo, che includono The Power And
The Glory, Free Hand e Octopus.
La sua morte, avvenuta all'età di 73 anni, ha lasciato
un'eredità impressionante per gli aspiranti artisti che preferiscono che la
loro musica abbia una vena più soddisfacente.
In un modo o nell'altro, Ray Shulman era destinato ad avere
una vita nella musica. Nato l'8 dicembre 1949, è conosciuto soprattutto come
membro dei Gentle Giant, ma avrebbe potuto facilmente diventare una star del
violino nel mondo classico.
Ray era un talento musicale prodigioso, abile sia con il
violino che con la chitarra. I suoi genitori non vedevano l'ora che entrasse a
far parte dell'Orchestra Nazionale Giovanile della Gran Bretagna, ma il
fratello Derek aveva altre idee. Elettrizzato dall'arrivo dei Beatles, iniziò a
forgiare la propria eredità musicale, formando la sua prima band con gli amici
del liceo. Un giorno, mentre provavano nella sala d'ingresso degli Shulman, Ray
iniziò a strimpellare il suo violino. Notando che suo fratello era chiaramente
il musicista più talentuoso nella stanza, Derek gli chiese di unirsi a lui.
"Questo è stato l'inizio del viaggio dei fratelli
Shulman nel sordido ma incredibile mondo della musica popolare", dice
Derek Shulman. "Ho pensato: 'Se i Beatles ce la fanno, beh, posso
farcela anch'io!' Con grande sgomento dei nostri genitori, Ray preferiva
suonare musica R&B e soul piuttosto che suonare Bach e Bartók. Dovrei
essere dispiaciuto, ma onestamente non lo sono, perché se non fosse stato per
Ray niente di quello che è successo sarebbe potuto accadere".
Quando l’Intelligenza artificiale
incontra un protagonista della musica italiana: focus su Alvaro Fella e Gerd Weyhing
Qualche mese fa, Gerd Weyhing,musicista tedesco conosciuto musicalmente molto tempo
prima, mi rendeva partecipe di un progetto che univa il suo amore per la musica
progressiva italiana dei seventies e la tecnologia spinta: tradotto, realizzava
in proprio un album attraverso l'utilizzo dell’intelligenza artificiale.
L’esperimento, come logico, ha suscitato sentimenti contrastanti
ma il risultato resta qualcosa di pregevole.
Dopo alcuni mesi, il buon Gerd mi invia un nuovo brano creato
con AI, nel quale spicca una vocalità molto simile a quella di Alvaro Fella, voce e componente di spicco di una
band storica italiana, i Jumbo.
Ma non sarebbe stato meglio miscelare gli elementi e ampliare
gli esperimenti con l’utilizzo della vera voce di Fella? E come l’avrebbe presa
il buon Alvaro? Restio davanti ad una azione iconoclasta e considerata sacrilega
per i puristi della musica o… curioso e voglioso di essere parte in causa in un
gioco che, forse, non è mai stato fatto?
La seconda delle due, come racconta Alvaro Fella, che avevo
messo in contatto col musicista teutonico:
“Quando mi parlasti della cosa rimasi incuriosito, poi,
quando Gerd mi mandò la base e il testo del brano provai subito a cantarlo,
dandogli un sapore quasi recitativo. Visto il tema del testo e la ricchezza
delle parole abbiamo fatto prima una versione quasi solo declamata, poi una
seconda dandogli un pizzico di melodia, e credo che sia uscito un brano
interessante, soprattutto per le modalità di creazione!”.
Dice Gerd a
proposito dell’esperimento:
“Ho realizzato circa 100 canzoni di Prog italiano e
Cantautorato con l’aiuto di AI durante l'inverno, e una di queste regalava l’immagine
delle Orme con alla voce Alvaro Fella; ho pensato che sarebbe stato bello se il
cantato fosse stato quello del vero vocalist dei Jumbo e così ho cercato di
contattarlo attraverso Athos Enrile. Con mia sorpresa, Fella ha accettato
l’esperimento, senza mostrare apparente sorpresa.Nessun limite da parte di
entrambi e alla fine non mi ha detto se aveva apprezzato la canzone o il testo,
ma suppongo che se non gli fosse piaciuta non l'avrebbe cantata!
Alvaro è stato molto gentile. Io non ho chiesto nulla in
particolare, gli ho solo dato la traccia originale con le voci AI e lui ha
preparato due versioni che mi ha inviato e io ho usato la seconda.
Insomma, una collaborazione tra due musicisti amanti del Prog
Rock Italiano”.
Non resta che ascoltare la traccia, aspettando i commenti…
"Carry On" è
una canzone di Crosby, Stills, Nash & Young, scritta da Stephen Stills, traccia di apertura del loro
secondo album Déjà Vu(1970).
Fu anche pubblicata in versione 45 giri come lato B di "Teach Your Children".
Leggenda narra che, mentre ci si avvicinava alla fine delle
sessioni di registrazione per Déjà Vu, Graham Nash disse a Stills che
non avevano ancora una traccia di apertura. Molti artisti o produttori preferivano
iniziare un album con una canzone particolarmente orecchiabile, per creare
l'atmosfera e incoraggiare il primo ascolto. Stills prese due canzoni (una
delle quali era la canzone "Questions", che aveva scritto e
registrato con i Buffalo Springfield), e le montò insieme ad alcuni spezzoni di
una jam session a cui aveva partecipato qualche giorno prima, e arrivò ad un
pezzo finito.
La canzone è nota per il bridge che evolve da un tempo più
veloce a uno più lento, con i versi del testo cantati a cappella, e fornisce l’idea
di due distinte sezioni assemblate, ma molto diverse tra loro.
Il messaggio sopra citato, che fa riferimento al colloquio tra
Nash e Stills, era in realtà rivolto a tutto il gruppo, dato che a quel punto
della storia era diventato complicato mantenerne l’unione.
La canzone fu anche un modello per i Led Zeppelin, la cui
traccia "Friends" su Led Zeppelin III è generalmente vista come
ispirata ad essa.
Parliamo dei significati…
"Carry On" è un brano complesso e ricco di
sfumature, che affronta temi di speranza, perseveranza e ricerca di un futuro
migliore.
Esiste una visione ottimistica e propositiva, con l’invito ad
andare avanti ("carry on") nonostante le difficoltà.
Il testo parla di un "nuovo giorno" e di un
"nuovo modo", suggerendo un desiderio di cambiamento e di un futuro
più luminoso, anche se pone delle domande esistenziali sulla felicità e sul
destino, riflettendo le incertezze e le speranze della generazione dell'epoca.
Il ritornello "rejoice, rejoice, we have no choice"
sottolinea l'importanza dell'unità e della forza collettiva per superare le
avversità.
Il tutto si può sintetizzare come un inno alla speranza e
alla resilienza, e per capire la provenienza di tanta saggezza da parte di
giovani uomini occorre forse inquadrare il momento storico e il luogo di vita.
"Carry On" nasce in un periodo di profonda
trasformazione sociale e culturale negli Stati Uniti e nel mondo, e appare essenziale
considerare alcuni aspetti che presento a seguire.
La fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70 furono
segnati da un forte movimento di contestazione giovanile. Le proteste contro la
guerra del Vietnam, le lotte per i diritti civili e la ricerca di nuovi valori
sociali erano al centro del dibattito pubblico. CSNY, con la loro musica e i loro testi, divennero una voce
importante di questa generazione, esprimendo le speranze, le paure e le
aspirazioni di molti giovani. Il movimento hippie, con la sua enfasi
sull'amore, la pace e la libertà, influenzò profondamente la cultura dell'epoca,
e la musica di CSNY si inseriva perfettamente in questo contesto. Da sottolineare che in quei giorni gli Stati Uniti erano profondamente divisi
sulla guerra del Vietnam, con manifestazioni di massa e scontri violenti.
"Carry On", con il suo messaggio di perseveranza e
unità, può essere interpretata come un invito a superare queste divisioni e a
costruire un futuro migliore.
La loro esibizione al festival di Woodstock nell'agosto del
1969, solo qualche mese prima della pubblicazione dell’album Déjà vu, e
quindi della canzone “Carry on”, consolidò il loro status di portavoce di una
generazione.
Woodstock rappresentava l'apice del movimento
controculturale, un momento di aggregazione e condivisione di ideali di pace e
amore, ed è facile affermare che "Carry On" è un prodotto del suo
tempo, una canzone che riflette le speranze e le ansie di una generazione che
cercava di cambiare il mondo.
Non resta che ascoltarla in una versione più moderna...
La pop star ha preso la decisione che
gli avrebbe cambiato la vita durante un concerto dei Camel, prima di scoprire
il lavoro del genio della tastiera Rick Wakeman
Nonostante la fama come cantante pop, Rick Astleyha
mantenuto forti legami con altri generi musicali nel corso degli anni. Si è
esibito con i Foo Fighters e ha persino realizzato una cover degli Slipknot.
Ma, come ha raccontato recentemente ha deciso di diventare musicista dopo aver
assistito a un concerto dei Camel, e in seguito è diventato un grande
fan di Rick Wakeman.
"Ascoltavo molto prog da piccolo, nei primi anni '70,
perché mia sorella maggiore ne era appassionata. Mi portò a vedere i Camel
suonare al Free Trade Hall di Manchester quando avevo circa 10 anni, e quel
concerto mi cambiò la vita.Suonarono brani da "Mirage" e da
"The Snow Goose", e avevano un enorme schermo dietro di loro con
proiezioni del cammello e della piramide, oltre a una cover di "The Snow
Goose". Non credo di essere mai stato a un concerto prima di allora, forse
solo dei Supertramp poco prima.
Non avevo mai visto uno schermo così grande. Ricordo che
qualcosa dentro di me cambiò quando le luci si abbassarono, e pensai… non so
cosa sia tutto questo, ma voglio far parte di questo mondo perché è fantastico!"
Sì, "Tales From Topographic Oceans" è stato un
altro grande successo per me. Ho adorato il singolo "Roundabout", che
è uno dei miei preferiti in assoluto, soprattutto il basso. Ma
"Tales" era qualcosa di completamente diverso. Era come un'avventura
sonora in cui tutto era permesso. Se volevano fare 32 battute di strane e
intricate chitarre acustiche mentre tutti gli altri aspettavano di entrare in
scena, lo facevano.
Ho ricordi vividi di quando l'ho ascoltato nella camera da
letto di qualcuno. Non ricordo esattamente di chi fosse la stanza, ma ricordo
di aver pensato: "Che cos'è questo? Cosa sta succedendo? Dove siamo?"
E non fatemi parlare di Rick Wakeman. I
suoi album da solista negli anni '70 erano semplicemente geniali: "Journey
To The Centre Of The Earth", "The Six Wives Of Henry VIII" e
"The Myths And Legends Of King Arthur And The Knights Of The Round
Table". Mia
sorella andò a vederlo suonare alla Wembley Arena [l'ex Empire Pool] quando la
trasformarono in una pista di pattinaggio sul ghiaccio. Quel concerto fu
semplicemente mitico per me, che avevo 10 anni.
Quando annunciò che avrebbe messo in scena "Enrico
VIII" a Hampton Court Palace (nel 2009), andai online e comprai 12
biglietti. Eravamo io, mia moglie, mia sorella e suo marito... praticamente
tutti. Ho guardato lo spettacolo intero e ho pensato che fosse semplicemente
geniale. Ma vedevo mia moglie titubante e credo pensasse "Che diavolo è
questo?"
“Curious Ruminant”, il terzo album
deli Jethro Tull in tre anni, è più meditativo e personale, mentre il loro
leader spiega perché è più motivato che mai
Curious Ruminant è il terzo album dei Jethro Tull nei tre anni
trascorsi da quando Ian Anderson ha rilanciato la band con The Zealot Gene del 2022. Il frontman si trova oggi in una modalità lirica più
contemplativa del solito.
"Curious Ruminant potrebbe riferirsi a un ruminante,
nel senso di “animale”, come una mucca o un cervo o una pecora, ma in questo
caso è applicato agli umani che riflettono su qualcosa, che ci rimuginano sopra",
afferma Anderson.
Anderson ha iniziato a scrivere l'album poco dopo aver
terminato RökFlöte, nel 2023: “Mentre quell'album era ispirato alla
mitologia nordica, il seguito presenta un'idea predominante, quella di essere
un po' più personale, un po' più sincero, piuttosto che oggettivo e pittorico
nello stile”.
Musicalmente, l'album di nove tracce evoca la produzione di
metà anni '70 dei Tull, specialmente con “Drink From The Same Well”, che dura
più di 16 minuti. È stata scritta diversi anni fa come duetto con il flautista
indiano Hariprasad Chaurasia, che alla fine ha deciso di non partecipare.
Anderson ha ri-registrato parti della canzone e ha sviluppato il testo.
"Si tratta del fatto che siamo tutti sulla stessa
barca: respiriamo tutti la stessa aria; raccogliamo tutti la stessa potenziale
rovina dal cambiamento climatico; faremmo meglio a stare attenti a gettare
l'acqua in mare tutti insieme e a fare pipì fuori e non dentro!".
C'è sicuramente la sensazione, man mano che si invecchia, che
questa vita non sarà per sempre.
La spiraleggiante "Over Jerusalem" guarda allo stato
attuale del Medio Oriente da una prospettiva diversa. "Traccia un
parallelo tra un uccello che osserva la città, con tutta la sua storia e le sue
debolezze e i suoi lati positivi e negativi, e il paragone con un drone
militare", afferma Anderson.
Ian ha suonato per la prima volta in Israele negli anni '80 e
ha donato i profitti degli spettacoli nel paese a ONG impegnate nei diritti
umani, nell'istruzione e nella cooperazione tra le varie fazioni sociali e
religiose. "Ho sicuramente cercato di non farne una canzone politica",
spiega. "È più un sentimento di affetto leggermente disperato".
Una delle canzoni più toccanti dell'album è la chiusura, Interim
Sleep, con testi parlati basati su una poesia scritta per un amico
immaginario che aveva sofferto un lutto. "Si basa sull'idea di cosa
succede quando muori", dice Anderson.
"Mi diverto quando si parla di avere un’altra vita,
ma l'idea che ci sia uno spirito e una relazione che continua dopo la morte è
alla base di diverse religioni e costituisce un motivo di conforto per persone
di fedi diverse".
Curious Ruminant segna la continuazione della serie positiva di fine carriera
del 77enne Anderson, qualcosa che lui attribuisce a un mix di creatività e
urgenza e chiosa: "C'è sicuramente la sensazione, invecchiando, che tutto
questo non durerà per sempre. Si diventa sempre più consapevoli che
probabilmente è una buona cosa andare avanti e fare ciò che si vuol fare, sia che
si tratti di viaggiare o di registrare una nuova canzone. E una volta che hai
il morso tra i denti e stai scrivendo una nuova canzone, la palla di neve
inizia a rotolare".
Anderson ha in programma di immergersi in Curious Ruminant
quando i Jethro Tull saranno in tour quest'anno, anche se non si aspetta che ci
saranno date nel Regno Unito prima del 2026. "Suoneremo sicuramente un
paio di canzoni dal nuovo album e continueremo a suonare una canzone da
ciascuno degli ultimi due album", dice. "Ma la scaletta
comprenderà altre canzoni dei primi Jethro Tull che non suono da qualche anno".
Wishbone Ash – At The BBC 1970-1988
contiene undici dischi di sessioni della BBC e un DVD live delle esibizioni
dell'Old Grey Whistle Test
A marzo uscirà un cofanetto contenente undici CD e un singolo
DVD con le registrazioni dei Wishbone Asheffettuate dalla BBC tra il 1970 e il 1998.
Wishbone Ash – At The BBC 1970-1988 uscirà tramite Madfish
Records, che ha curato cofanetti simili per Horslips, Gentle Giant , Al Stewart
, Bonzo Dog Doo Dah Band e altri, il 28 marzo.
Il cofanetto presenta un mix di sessioni e performance mai
ascoltate prima, restaurate e rimasterizzate da Pete Reynolds, e include
spettacoli iconici del Paris Theatre, del Glasgow Apollo e dell'Hammersmith
Odeon, oltre a esibizioni al John Peel's Sunday Concert, Sounds Of The
Seventies , Top Gear e altro ancora.
Contiene anche un DVD di filmati del test Old Grey Whistle
del 1971, 1977 e 1980. Include rare riprese scartate, esibizioni complete e
momenti dietro le quinte.
Wishbone Ash – At The BBC 1970-1988 contiene anche un libro
con copertina rigida di 72 pagine, completo di foto rare, documentazione delle
sessioni dagli archivi della BBC e approfondimenti esclusivi della band.
Wishbone Ash - Live at the BBC tracklist
Disc 1
1. Vas Dis (John Peel’s Sunday Concert 19/11/70) [04:24]