Questo articolo è stato scritto con un po’ di amarezza, un giorno prima di conoscere la buona notizia che chiude il post… Scrivo
sistematicamente il resoconto dei concerti a cui partecipo, senza distinzione tra
“maggiori e minori”, ma in questo caso ho davvero pensato di abbandonare la
regola, almeno per una volta.
Dopo qualche
giorno di riflessione ci provo, visto che la delusione si è affievolita.
L’evento in
questione è quello dei Big One, il tributo ai Pink Floyd più importante a livello europeo, band che conosco molto
bene per averla vista in azione più volte.
I Big One erano
già passati da queste parti, stesso periodo, stessa location… tre anni fa.
Anche in questo
caso, il 21 luglio, il pubblico è
numerosissimo, ma rispetto all’occasione precedente ci sono alcune differenze
pratiche: i posti a sedere - la struttura precedente era più affascinante - e il
palco è un po’ ridotto, e soprattutto senza copertura, elemento necessario in
caso di pioggia.
Sembrano dettagli... il
colpo d’occhio è fantastico!
L’aspetto più
importante, quello per cui tante anime si raccolgono davanti ad un palco, è la
musica, un set focalizzato, in questo caso, sull’album “Animals” che compie
quarant’anni e va celebrato nel modo corretto… con un tour!
Concept album
dalla cover indimenticabile disegnata da Roger Waters - le ciminiere della Battersea Power Station, centrale elettrica londinese - risulta essere una
riflessione spietata sulla società inglese anni
‘70 e sulla natura dell’uomo.
Dopo una giornata
di buon sole, l’ultima cosa a cui pensavo era la “cattiveria” meteorologica,
eppure qualche segnale inquietante si poteva captare: arrivo alla Fortezza del
Priamar e chiedo subito di Gian Paolo Ferrari, l’uomo in più dei Big One, il
tecnico, l’amico, il tuttofare, ma lui non c’è, è rimasto a Verona per un grave
lutto familiare.
Passa un amico e
la butta lì: “Alle dieci e mezza piove
forte”, ma sembra una delle sue solite forzature provocatorie.
Inizia il
concerto dopo qualche parola introduttiva e si parte con la scaletta prefissata relativa al primo tempo:
Sintentizzo: circa
un’ora di musica perfetta e... arrivano le prime gocce.
Il pubblico cerca
riparo, ritorna in posizione speranzoso ma alla fine dovrà desistere, tutti
dovranno desistere, mentre si cerca di salvare gli strumenti e l’audience
capisce che è davvero finita.
Non parlerò della
musica, per una volta, anche se a seguire propongo un filmato che fornisce la
dimensione dei Big One, capaci di dare soddisfazione piena a chi sarebbe
rimasto aggrappato alla sedia, se avesse potuto, sfidando ogni tipo di intemperie.
Ma alla fine che
c’è di strano? Chi bazzica i concerti estivi sa che può accadere, e gli
stessi musicisti sono preparati a queste situazioni.
Vorrei invece
raccontare qualcosa di Massimiliano
Rossi, che conosco da un po’ di tempo nella
veste di organizzatore di manifestazioni rock.
Lo ricordo giusto
tre anni fa, quando i Big One si esibirono a Savona e lui rischiò di non
entrare per il sovraffollamento di anime. E ricordo anche la sua delusione
dipinta sul volto.
IL 21 luglio 2017
era, quindi, anche il suo giorno, quello in cui si realizzava un sogno, organizzare in
prima persona l’evento più desiderato.
Credo che la fase preparatoria sia andata bene, almeno a giudicare dalla mia posizione di
osservatore esterno, e il suo dialogo dal palco con i presenti, il suo
allontanare le avversità atmosferiche a parole, hanno dato la misura della sua
passione, che è poi quello che conta, visto che non si organizzano queste
serate pensando agli aspetti economici.
Guardiamo il
bicchiere mezzo pieno… pubblico tanto e comprensivo, musica fantastica e
aspetti organizzativi centrati.
Certo, in queste
occasioni servirebbe anche un pizzico di fortuna, perché se non piove da tanto
tempo, e all’improvviso arriva il temporale mentre un sogno musicale si sta
avverando, beh, qualche imprecazione potrebbe anche scappare!
Ci saranno altre
occasioni… la tenacia mi pare una delle qualità di Massimiliano e i successi
sono dietro all’angolo.
Non resta che consolarci con la musica, pensando a
quanto ci siamo persi il 21 luglio 2017!
Il lieto fine…
Scrive oggi Massimiliano Rossi sulla sua pagina facebook:
DOVE
ERAVAMO RIMASTI?
Venerdì 21 Luglio, nella Fortezza del Priamar, ci
siamo lasciati a metà concerto dei Big One.
Non è stata colpa di nessuno, dannata pioggia !
Sarebbe stato impossibile andare avanti anche se il
palco fosse stato coperto.
Vi ho salutato con il magone, perché era tutto
veramente magnifico.
Nel farlo ho promesso che avrei riportato i Big One
a Savona molto presto.
In questi cinque giorni ho vissuto per questo.
Ho avuto l'appoggio da parte di tutti, musicisti,
tecnici, enti preposti, amici.
Lo meritavamo TUTTI, ed in primis VOI.
Ecco la
notizia!
VENERDÌ 6
OTTOBRE Ore 21.00
ANIMALS BIS
TEATRO CHIABRERA
SAVONA
Per tutti i
dettagli e le modalità di acquisto/parziale rimborso visitare la pagina FACEBOOK
19 luglio
dedicato alla musica degli Who a Genova, presso la Piazza delle Feste del Porto Antico.
Le manifestazioni,
i dischi, i libri, gli elementi bibliografici pullulano di “materiale Who”, ma
nella serata sono state presentate assolute novità, degne di essere ricordate e,
possibilmente, da riproporre.
Si inizia con la proposizione
del libro del genovese Antonio
Pellegrini, “The Who e Roger Daltrey in Italia” - fresco di uscita ma assolutamente nuovo dal
punto di vista concettuale, perché focalizzato su di un aspetto ben preciso, i
tours italiani della band - e di Roger Daltrey - dagli anni ’60 ad oggi, non
molti al dire il vero, ma raccontati nel book con inedita e particolareggiata
documentazione.
Quindici minuti
di scambi di battute e poi si parte con la musica e le immagini.
Ed è proprio
questa l’idea particolare, quella di unire gli aspetti visivi del film “Quadrophenia” alla colonna sonora proposta dal
vivo da una formazione che miscela musicisti decisamente in linea con il tipo
di musica proposta e una sezione orchestrale, il tutto con arrangiamenti
creati appositamente per l’occasione.
Dieci musicisti
sul palco con cui si può fare conoscenza alla fine del video a seguire.
Pubblico attento
e partecipativo, incantato dal movie cult - personalmente posso dire di vederlo
almeno una volta all’anno - e pronto a sottolineare i vari episodi musicali.
I musicisti sul
palco - non li conoscevo ad esclusione del vocalist Francesco Ciapica -
stupiscono per bravura e coesione, e alla fine uno dei commenti più diffusi è
relativo al fatto che… sarebbe stata buona cosa sentirli suonare un po’ di più!
Ma questo era il
progetto, e forse lo stesso Pete Townshend sarebbe stato contento di vedere una
diversificazione dell’espressione di questa creatura degli Who, ma soprattutto sua.
Che dire, sono
contento di aver partecipato, sempre più convinto che questa musica porti ad
alchimie impensate, indipendentemente da chi le propone, purchè in modo
professionale, come accaduto in questa occasione.
Un ringraziamento
a Cornucopia Live, CdM Città
della Musica, SRS, Porto Antico di Genova e Disco Club, Equipage Tour.
Si è conclusa la
seconda edizione del Porto Antico Prog Fest, andata in scena nei giorni
14 e 15 luglio, organizzata ancora
una volta da Black
Widow Records, in collaborazione con Porto Antico e Ernyaldisco.
Gli impegni
dalle parti di Piazza delle Feste, il palco centrale, mi hanno tenuto lontano
dal Palco Millo, dove hanno suonato Jus
Primae Noctis e Flower Flesh, ma
prossimamente, su MAT 2020,
comparirà un resoconto completo dell’intera manifestazione, seguita da un
collaboratore della rivista.
Scaletta corposa,
con presenze straniere di tutto rilievo e band italiane importanti del circuito
prog.
Aprono i Melting Clock
- che non conoscevo -, una giovane formazione genovese che propone un prog
melodico favorito dalla vocalità di Emanuela Vedana, e nei trenta minuti
disponibili dimostrano un buon approccio verso un genere che ricevono,
probabilmente, in eredità dai genitori - santi! - e, dopo la proposizione del
loro Ep, concludono nel nome dei Genesis, tanto per sottolineare passioni e
intenti. Li attendiamo ad ulteriore prova.
Arriva il momento
dei Mad Fellaz,
band di Bassano del Grappa che ha al suo attivo un paio di album, e che si presenta con una line up rivisitata.
In pieno cambiamento
- partono come gruppo strumentale ed evolvono nel tempo -, hanno dato nell’occasione
dimostrazione di grande virtuosismo, e l’inserimento di un cantante tendente al
rock - frontman di grande personalità -
bilancia brillantemente il tecnicismo di Paolo Busatto & C.
Mi sono piaciuti.
Momento
particolare quello che ha visto on stage Il Cerchio D’Oro, musicisti savonese arrivati al
terzo album, uscito un paio di giorni prima, ed è stato quindi emozionante
assistere al battesimo live, tra l’altro con due dei tre ospiti presenti nel
disco, Pino Ballarini (ex Il
Rovescio della medaglia) e Paolo Siani
(Nuova Idea).
De “Il fuoco sotto la cenere” - è questo il
titolo del nuovo lavoro - scriverò in altra occasione, ma lo stralcio live ne
ha lasciato intendere il livello qualitativo.
A seguire i Delirium IPG
che si sono… misurati col passato, presentando “Delirium III-Viaggi negli arcipelaghi del tempo”, appositamente
richiesto dal popolo prog giapponese, paese che li ospiterà nel mese di agosto.
Album che non ricordavo,
ed è stata una bella sorpresa sentirlo dal vivo.
Grandi come
sempre.
A concludere la serata
i Gens de la luneche vedono tra le loro fila il mitico Francis Decamps, ex ANGE.
Una novità per la
maggior parte dei presenti, ma valeva la pena assistere… per l’energia messa in
campo, per l’originalità e per la capacità di donare dinamicità a buona parte
del pubblico.
Inizio della
seconda giornata con i genovesi Panther & C., reduci dal grande successo al
Prog’Sud, e forti della recente pubblicazione del loro secondo disco.
Anche in questo
caso bissano il gradimento del pubblico e regalano una performance convincente…
davvero bravi e in fase di continua evoluzione.
I Mr. Punch,
con il loro tributo ai Marillon, toccano le corde del sentimento e fanno
riemergere passioni mai sopite. Musicisti dai tanti progetti paralleli,
confluiscono in questo contenitore che stimola la memoria e fasti passati… e
con loro sul palco il tempo pare si sia arrestato.
I The Mughsots
arrivano da Brescia e portano in scena la loro teatralità, i loro colori, la
forza di una gioventù dalle idee chiare e dal disco facile. Martin Grice interviene come guest e
impreziosisce un’esibizione coinvolgente. Da seguire, anche in fase live.
Conoscevo gli Arabs in Aspic
per effetto del loro ultimo album, ma la prova dal vivo fornisce altre
indicazioni. Sono precisi, tecnici, sufficientemente calorosi - nonostante arrivino
dalla Norvegia! - e in buon equilibrio tra la ricercatezza del prog e un sano
rock.
Diventano anche
la base per l’ospite finale col quale eseguono un intero set.
Il signore in
questione è un certo Nik Turner, cofondatore degli Hawkwind,
cantante e sassofonista che, nonostante i suoi settantacinque anni, dimostra di
avere ancora una discreta forza espressiva, con un controllo totale della vocalità,
in questo momento un po’ limitata.
Il pubblico da subito
si scalda, balla, si assiepa davanti al palco, e rende il giusto tributo a chi
ha fatto la storia della musica…
Che altro dire, un grazie alla Black Widow, due giorni di
musica ad alto livello per una manifestazione che, si spera, possa proseguire
nei prossimi anni.
"Il più controverso memoir rock di tutti i tempi. Un dio del rock rivela le sue più umane fragilità" (Rolling Stone)
“Era il 1981,
quattro anni dopo l’esplosione del punk. Era stata una grande sfida, ma la
vecchia guardia - Stones, Status Quo, Queen e Who - riusciva ancora a riempire
arene, mentre i Sex Pistols si erano dissolti e Clash, Jam, Specials e Siouxsie
and the Banshees erano le uniche punk band che ancora credevano nella riforma
del rock.
Gli Who erano
apparsi sulla scena quando tra i giovani della classe operaia si diffondeva la
speranza di cambiare e migliorare. Per la prima volta nella storia, un’intera
generazione poteva contare su opportunità economiche ed educative grazie alle quali
dire addio al destino segnato dal lavoro in fabbrica che era toccato ai loro
genitori, i quali, traumatizzati da due guerre mondiali, avevano risposto
rifugiandosi sotto la comoda coperta del conformismo.
Sull’onda di
questo moto di speranza e di ottimismo gli Who avevano deciso di dare voce alla
gioia e alla rabbia di una generazione che lottava per la vita e la libertà.
Quello era stato il nostro lavoro. E nella maggior parte dei casi eravamo
riusciti ad ottenere dei risultati, dapprima con i singoli pop, poi con modalità drammatiche
ed epiche, con forme musicali estese che servivano da veicolo per l’autoanalisi
sociale, psicologica e spirituale della generazione del rock’ n’ roll.
Tuttavia in Gran
Bretagna, dopo due governi laburisti e alla vigilia di quello conservatore
della Thatcher che quadruplicò le code di disoccupati in attesa del sussidio, fu
il punk che alla fine degli anni Settanta seppe esprimere la furia, il
nichilismo e il disprezzo di una nuova generazione di giovani, traditi e
gettati nel dimenticatoio. Senza futuro, né speranza, il manifesto originale
degli Who era colpito a morte.
Questo è il
racconto di ciò che è realmente accaduto. Le cose erano cambiate con gli Who.
Canzoni come My Generation e Won’t Get Fooled Again divennero inni di
un tempo ben preciso, ma nel 1981 un abisso si era aperto tra la nostra band e
le generazioni più giovani. Dovetti accettare la realtà: avevamo raggiunto il
nostro picco di popolarità a Woodstock e, benché fossimo ancora famosi, la
nostra capacità di reinventarci era in esaurimento. La lenta discesa era
iniziata nel momento in cui Roger aveva cantato “See me, feel me, touch me, heal
me”, con il sole che sorgeva alle nostre spalle e la mia chitarra che
urlava davanti a cinquecentomila persone ancora assonnate”.
Incontro casualmente Rosi Marsala e il contesto è il migliore
possibile: la Fiera del Vinile, organizzata ancora una volta a Savona.
Tra i suoi obiettivi di giornata quello di realizzare copertine di “Aqualung” - il famoso album dei Jethro
Tull - in numero limitato, regali per i più fortunati che erano in coda per il
cimelio firmato, e io ero tra loro!
La musica, la pittura, la poesia, la scultura… angolazioni differenti
dello stesso concetto, quello legato alla capacità di esprimersi attraverso
elementi artistici, un “gioco” non per tutti.
Rosi mi ha colpito immediatamente - ma
forse ha avuto vita facile con cotanto soggetto tra le mani! - e ci siamo lasciati
con la promessa di trovare un nuovo momento di incontro, uno scambio di idee
che potesse permettere di conoscerla meglio e di sondare le radici delle sue
passioni.
Ecco cosa è scaturito dalla nostra chiacchierata… via mail!
Domanda d’obbligo: chi è Rosi Marsala? Un po’ di
storia per capire qualcosa in più sulle origini della tua attuale
attività/passione.
Ho sempre disegnato, fin da bambina. Sono sempre
stata attratta dalle immagini che trovavo nelle storie a fumetti. Posso dire
che prima dei libri sulla storia dell'arte ho iniziato a leggere albi a fumetti
e a formarmi attraverso le loro illustrazioni.
Ho poi frequentato il liceo artistico dove ho
attinto per i primi rudimenti tecnici, ma mi considero perlopiù autodidatta.
Ti ho conosciuta alla Fiera del Vinile di Savona
in un’occasione particolare, la realizzazione di alcune stampe riportanti
un’immagine sacra per noi amanti del genere, la copertina di “Aqualung”: da
dove è nata l’idea del soggetto che, per motivi anagrafici, hai vissuto solo di
rimando?
La copertina di Aqualung mi é stata commissionata
per Albissola Comics e l'ho rivisitata su suggerimento di Dario Isopo,
l'aggiunta dell'autorespiratore é sua. Aqualung é stato un disco importante per
la mia formazione musicale e ho accettato con piacere di rappresentarlo con la
mia tecnica ad acquerello e caffé.
Conoscendo un paio di tue sorelle sembrerebbe
superfluo chiedere cosa ti lega alla musica, ma… prova a raccontarmelo…
Se ti dico che il mio primo vinile é stato “The dark side of the moon “ dei Pink
Floyd può bastare? Sono cresciuta negli
anni '70, in un ambiente ricco di stimoli musicali.
Le copertine degli album, almeno nel passato,
sono diventate parte integranti dell’intero lavoro, a volte ancor più
rappresentative della musica stessa: come si spiega secondo te questa forte
influenza dell’immagine come stimolatrice della memoria?
Un'immagine, se efficace, si imprime
indelebilmente nella memoria di ognuno, come il motivo di un brano musicale.
Musica e arti visive sono entrambe evocative, suscitano emozioni ed
interpretazioni personali in chi vede ed ascolta.
Personalmente, per disegnare scelgo ogni volta la
colonna sonora adatta, creando una particolare dimensione evocativa che faccia
compenetrare musica e visioni.
Hai mai pensato di contribuire alla realizzazione
di una cover di un disco?
Ho appena realizzato la copertina per il primo
disco dei MUSICAMOLESTA, gruppo locale al quale sono legata da profonda
amicizia e con il quale collaboro attraverso il Collettivo Artistico AB1550. In
passato avevo realizzato la cover per un CD di musica psichedelica. Mi
piacerebbe realizzarne ancora.
Come si espande il tuo lavoro di artista e
grafica, oltre la musica?
La musica é stata il motore per farmi riprendere
a disegnare sul serio dopo anni di inattività, i soggetti musicali sono infatti
predominanti nei miei ritratti. Cominciando a partecipare a vari festival
legati al mondo dei Comics ho spostato la mia attenzione anche su soggetti
diversi, sempre rimanendo sulla ritrattistica. Il settore Comics mi ha fornito
nuovi stimoli ed ho iniziato anche a realizzare miei personaggi. Ho appena
illustrato una fanzine a fumetti, autoprodotta insieme a due co-autori del Collettivo AB1550. Questo connubio
artistico prosegue ed abbiamo l'obiettivo di realizzare un albo a fumetti al
quale stiamo lavorando. Credo non sia un caso ripartire dalle origini, la
passione per i fumetti.
Si può vivere della tua passione nel panorama
attuale, o è necessario considerare il tutto una positiva azione collaterale?
Ho lasciato un posto di lavoro fisso per questa
mia passione che avevo tralasciato per anni in secondo piano. Ho voluto creare
l'occasione per occuparmene a tempo pieno, lavoro su richiesta e propongo le
mie opere per farmi conoscere. Occorrono tempo e visibilità ed anche la
possibilità di proporsi altrove; probabilmente a chi ha alle spalle una
solidità economica ed ambizione possono presentarsi più occasioni. Nel mio
piccolo vado avanti passo dopo passo e si vedrà.
Che cosa ti ha colpito e cosa ti ha deluso della
manifestazione a cui facevo riferimento, La Fiera del Vinile?
Alla fiera del vinile ero presente solo il
sabato, é stata per me un’esperienza piacevole e divertente. In queste
occasioni é importante la visibilità ed io ne ho avuta parecchia grazie allo
spazio offertomi, alle interviste in radio e video, agli scambi con le persone.
Inoltre, ho avuto l'occasione per presentare la mia prima fanzine che é andata
direi molto bene.
Vicino a te, in quella occasione, una tua
“collega”, Elena Terzi: è possibile la sinergia nel tuo lavoro?
Lavorare accanto a chi condivide le stesse
passioni é un ottimo stimolo e c’é sempre qualcosa da imparare. Finora ho avuto
modo di avvicinarmi a persone speciali fra gli autori e i disegnatori, trovando
sempre occasioni di scambio e collaborazione; mi pare che questo ambiente sia ancora
sano e meno competitivo rispetto a quello musicale.
Che cosa hai progettato per l’immediato futuro?
Il mio obiettivo
più immediato é quello di arrivare, il prossimo agosto, al mio
cinquantesimo compleanno con le tavole pronte per l’albo a fumetti. Inoltre, ho
desiderio di lavorare superando la sola attività ritrattistica; creare
copertine illustrate potrebbe essere un buon punto di partenza... sempre
accompagnata da un ottimo sottofondo
musicale.
E’
disponibile in rete il documento realizzato da Francesco Paolo Paladino e Maria
Assunta Karini dedicato alla presenza di Greg Lake a Zoagli, Genova, in quel Castello Canevaro
che lo vide protagonista di un evento memorabile, il 30 novembre del 2012.
Il
video è stato proposto per la prima volta il 19 giugno del 2017, nell’occasione della grande Cerimonia al
Castello Canevaro con ospiti di fama nazionale ed internazionale: Paola tagliaferro, Pier Gonella, Giuliano
Palmieri, Claudio Pozzani, Bernardo Lanzetti, Francesco Paolo Paladino, Maria
Assunta Karini, Barbara Garassino
e il Premio Nobel per la Letteratura Gao
XingJian.
Lo
propongo a seguire…
“Un corto su Greg Lake ed il suo
amore per il Borgo di Zoagli. Il 19 giugno 2017 l'amministrazione comunale
conferisce a Greg Lake la Cittadinanza ad Honorem ritirata da Regina Lake”.
Si è concluso
ieri, 29 giugno, il ciclo di momenti “test”
al Giardino Serenella di Savona,
prove di incontro a base di musica, serate in famiglia che riportano ad antichi
riti che andrebbero rispolverati.
L’inizio dell’estate
suggerisce la giusta sosta, ma visto il gradimento percepito esistono buone
motivazioni per riprendere nel mese di settembre.
Se nella prima
serata il menù era a base di “Protoprog”, il secondo meeting ci ha
portato ad esplorare un anno fondamentale, anche, per la musica: il 1969.
Vista la mole di
argomenti era impossibile esaurire il topic in una volta sola e quindi si è
seguita la logica della suddivisione, privilegiando inizialmente tre sezioni: “Dal Rhythm 'n' Blues all'Organ Driven Prog”,
“Heavy Prog” e “Psychedelia e Underground”.
L’ultimo episodio
ha visto concludere il periodo analizzato con la perlustrazione del “Canterbury Sound” e del “Prog”.
Video e parole
incentrate su Arzachel, Caravan, Kevin Ayers, Soft Machine,
Daevid Allen e Steve Hillage… per poi proseguire con i Genesis,
King Crimson, Jethro Tull, The Nice, Van der Graaf Generator, Frank Zappa e YES.
Piccolo
intermezzo “italiano” di prog seminale, con Il Sistema, Jacula e Fabio Celi e gli infermieri.
Aneddoti, ricordi,
classifiche e disquisizioni tecniche, si sono succeduti senza alcuna pretesa
didattica, e la formula della semplicità "documentata" pare essere di comune
interesse.
Oltre alla
presenza dello zoccolo duro si segnala un continuo turn over con la presenza di
persone nuove, in quest’ultima occasione provenienti, anche, da una discreta
distanza, segno che il passaparola e la rete possono essere leve utili, anche, in
situazioni piene di incognite.
Ogni partecipante
può proporre argomenti ed eventualmente condurli, così come è accaduto con il
ricordo del “1969”, e a conclusione
di serata di ieri sono già stati individuati i protagonisti del follow up che proporranno a settembre la “Black Music”, contenitore entro
il quale si possono intravedere molteplici generi.
E queste sono
soddisfazioni!
Chiudo in
bellezza, con un video che non conoscevo e che ha colpito tutti i partecipanti…
I genovesi Panther & C. ritornano all’impegno
discografico dopo il fortunato esordio di due anni fa, “L’epoca di un altro”.
Spinti dalla presa di coscienza
che la loro musica piace e trova il gradimento del popolo del prog, realizzano
un nuovo album, “il Giusto Equilibrio”, ancora
una volta in collaborazione con la Black
Widow, oltre 46 minuti di musica suddivisa su cinque tracce.
Vista dall’esterno quella dei
Panther & C. sembra una favola prolungata, un sogno forse coltivato da una
vita che si materializza all’improvviso nel momento in cui le passioni assumono
concretezza e il prodotto di sintesi si può finalmente toccare, ascoltare,
rimirare e, soprattutto, condividere.
La chiacchierata a seguire racconta,
come sempre, dettagli importanti, ma sono stato testimone di due live, in tempi
diversi, e ho carpito questo stato di grazia in evoluzione, con una sorta di
passaggio dal cauto approccio sino alla consapevolezza della valenza di ciò che
si propone.
C’è tecnica e cuore dietro alla
loro musica, ma c’è largo spazio per i messaggi, perché la maturità determina
le priorità - in tutti i campi -, e magari è più facile oggi arrivare a pensare che oltre ai
tempi composti e a magnifiche trame tastieristiche si debba trovare lo spazio per far
volare in alto il proprio pensiero, nella speranza che venga afferrato da più
anime possibili.
Ed è proprio una vista dall’alto
quella che troviamo ne “il Giusto Equilibrio”, un punto di
osservazione che testimonia un “un
passaggio epocale”, che va giudicato in modo oggettivo, meglio se da
posizione privilegiata:
“Da quassù il mare è niente anche se rispecchia la vita… ti sei già
scordato che la natura non è un quadro appeso là ma respira!... Osservo l’uomo che
osa copiare ciò che è naturale… ali d’acciaio, un forte boato… una nube di
fumo, tutto è crollato… e non riesco a capire come può un volo portare la morte,
creare dolore… vi guardo dall’alto e mi chiedo se questa è la vita…”.
E l’invito alla riflessione, alla
ricerca continua di un bilanciamento delle nostre azioni nella ricerca continua
della serenità, diventa l’amara considerazione che tutto ciò va fatto con
rapidità, per non perdere neanche un minuto, visto il poco tempo che ci è
concesso per lasciare traccia del nostro passaggio in questo mondo.
Tutto ciò è avvolto dalla
musica, brani dilatati - sulla scia degli stilemi del prog - basati su un forte
impegno di squadra, team arricchito dalla presenza del nuovo batterista, Folco Fedele, che con il bassista Giorgio Boleto forma una potente
sezione ritmica che sostiene i fraseggi di Riccardo
Mazzarini - chitarra - e i passaggi ad ampio respiro del tastierista Alessandro La Corte, mentre tocca al
frontman Mauro Serpe il compito di…
metterci la voce e cesellare con il suo flauto traverso.
Si apre con “… e continua ad essere…” - che propongo a
seguire -, un brano che appare come perfetta intro del viaggio concettuale che
i Panther propongono, con dinamicità variabili e un senso di apertura genesisiano
che spalanca le porte per la musica che sta per arrivare… il bridge che conduce
verso l’altra sponda del fiume…
La title track è una traccia di
oltre tredici minuti che ho avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il 1
ottobre scorso (https://www.youtube.com/watch?v=NPxxxHSTM_g)
al Govi di Genova, quando i Panther & C. parteciparono ad un evento storico
assieme agli Analogy.
Anche in questo caso la varietà di
situazioni tipica della libertà “progressiva” colpisce, e si ha spesso la percezione
che la “materia fusa” contenga i semi del prog, con momenti di virtuosismo che
restano sempre entro i confini del copione pianificato, e la sensazione che
nasca, nel corso dell’ascolto, un rapporto osmotico, solitamente tipico dei
live, dove si entra in piena relazione e coinvolgimento.
“Oric” è il versante quieto del
pianeta Panther, attimo in cui la poesia si sposa al pacifico incedere
strumentale e calmiera un percorso sonoro variegato, un altro punto di equilibrio!
“Fuga dal lago” è un’altra long song che porta a galla il DNA della
band, o almeno parte di essa, con pillole di Gabriel e soci, miti che non si possono e
non si vogliono dimenticare: un gioiellino.
La chiusura del disco è affidata a
“L’occhio del gabbiano”, il brano più
lungo, a tratti aulico, melodie e puro rock al servizio del progetto. Anche in
questo caso siamo al cospetto di un brano che potrebbe essere rappresentativo
dell’intera filosofia musicale dei Panther.
La sensazione che ho avuto sin dal
primo ascolto è che nello spazio di breve tempo sia avvenuta una grande
maturazione musicale, accelerata dall’unione delle esperienze di vita e corroborata
dai riconoscimenti di critica e followers.
Davvero un disco notevole, e per
chi si trovasse nei paraggi, Genova, il
15 luglio è un buon giorno per ascoltare che cosa sanno fare i Panther & C. https://www.facebook.com/panthereci/
L’INTERVISTA
E arriviamo al secondo atto discografico dei Panther & C.; a
distanza di due anni è uscito “il Giusto Equilibrio”: che cosa rappresenta
nella vostra evoluzione? Si può considerare un link con il precedente “L’epoca
di un altro”?
Sicuramente è la continuazione, con una concreta presa di
coscienza del numero inaspettato di persone che ha apprezzato la nostra musica
e nei confronti delle quali è nostro dovere e piacere rimanere con i piedi per
terra per continuare ad offrire un prodotto genuino e spontaneo.
Raccontatemi l’idea base contenuta nel disco, i messaggi e le
novità musicali…
E’ il caso di dire che proprio in considerazione di quanto prima
esposto è necessario che tutto sia sempre in perfetto equilibrio con la realtà.
L’entusiasmo, la passione, il lavoro, l’amore, ecc. devono essere in giusta
dose senza eccessive e inutili esuberanze e senza troppe privazioni. Ciò può
determinare e contribuire ad ottenere quello stato di serenità che serve
all’uomo per affrontare la sua escursione nella vita.
Rispetto al primo lavoro c’è stata un’evoluzione della line up…
Sì. Finite le registrazioni di “L’Epoca di un altro” il batterista Roberto Sanna lascia il gruppo e
subentra Stefano Alpa. Validissimo musicista con il quale componiamo una buona
parte di ciò che è presente nel CD “Il
Giusto Equilibrio”; purtroppo per impegni lavorativi è costretto a
lasciare. Intanto si presenta la grande occasione di aprire la serata come
opening act dei mitici ANALOGY in data 1 Ottobre 2016. Quindi… AAAAAA, cercasi
batterista! Un amico ci diede il numero telefonico di un batterista
professionista il cui nome echeggiava già negli ambienti jazz e rock del basso
Piemonte e Liguria. Fu molto attratto dai nostri brani e direi che decise lui
di entrare a far parte della band e noi onoratissimi di avere alla batteria il
maestro Folco Fedele!
Anche in questa occasione la copertina è molto evocativa e di forte
impatto: me ne parlate?
L’autore è ancora una volta Gianluigi Zautredi Boleto (fratello
del nostro Giorgio) e direi che ha messo in evidenza la necessità di un giusto
equilibrio tra due dimensioni: dalla segregazione ad una finestra di libertà,
squarciando la corazza che spesso le avversità della vita ci costruiscono
addosso.
All’interno del libretto troviamo dei bozzetti fatti da mio
fratello Enzo a cui abbiamo chiesto di descrivere il concetto di ciascun brano
con una grafica estremamente semplice.
Ad ottobre ho avuto occasione di sentire dal vivo l’anticipazione
del disco, quando suonaste al Govi, concerto a cui avete fatto accenno: siete
soddisfatti della resa live ?
Il palco è sempre un banco di prova fondamentale in cui realizzi
se realmente la tua musica trasmette le sensazioni che intendi descrivere. La partecipazione
del pubblico è importante e determina la marcia in più della band. Vivere ciò
che, ad esempio, abbiamo vissuto in Francia è assolutamente entusiasmante.
A proposito, come è andata al Prog’Sud?
Benissimo! Non ci aspettavamo un’accoglienza così calorosa, una
partecipazione di pubblico emozionante. Scorgere il labiale di persone che non si
conoscono, per lo più straniere, che cantano insieme a noi. Scoprirne altre con
gli occhi colmi di lacrime per l’emozione. E un grande Bruno Cassan che, anch’egli
super emozionato, ti soffocava con lunghi e stretti abbracci… Essere poi
avvicinati a fine concerto da tanta gente per una stretta di mano e per dirti
in un francese italianizzato: “grazie per
la vostra musica!”, sono momenti indescrivibili che ti invogliano a… fare
il terzo CD!
Prosegue la collaborazione con la Black Widow: legame ormai
indissolubile?
Sicuramente la promozione che Black Widow Records ci offrì per il
primo CD diede risultati immediati, con recensioni ultra positive e
adrenaliniche; in poco tempo la maggior parte delle riviste di settore nel
mondo hanno parlato di noi; dimostrazione questa della grande e affermata
professionalità di BWR. La collaborazione continua anche per questo nostro
nuovo CD, progredendo in maniera ancor più rafforzata ed incisiva. Grazie a loro
apriremo la seconda serata del Porto Antico Progfest, il 15 Luglio, alle ore
18:30
Dopo due album e tante soddisfazioni, quanto è aumentata la vostra
autostima, la consapevolezza della vostra qualità e del favore del pubblico del
prog?
Sicuramente prendere coscienza che la nostra musica piace a molti
è estremamente appagante e aiuta ad avere una maggiore sicurezza durante i live,
ma sempre con i piedi per terra. Come dice Bruno Cassan: “Il privilegio dell’età…” ci consente di essere severi spettatori di
noi stessi e quindi dotati di autocritica a 360 gradi cercando così di
mantenere tutto in “giusto equilibrio”!
Come e in che occasioni pubblicizzerete l’album?
Come detto prima BWR cura direttamente la promozione, la
distribuzione e la vendita; noi sicuramente con i nostri concerti anche se
purtroppo ci sono troppe poche occasioni per poter fare dei “live”, un po’ per
la mancanza di locali e molto per la diffidenza dei gestori di quei pochi spazi
che possono ospitare eventi rock, in quanto si teme una scarsa affluenza di
pubblico, e in parte hanno ragione! Sentiamo spesso persone che lamentano che
nella propria città non avviene mai niente, non ci sono concerti e sono tutti
grandi conoscitori di rock di ogni tipo.; poi quando si crea un evento
dedicato… quattro gatti e si fa fatica a coprire i costi!
E se vi chiedessi di guardare avanti, verso novi traguardi musicali,
che cosa intravedete?
Guardando troppo lontano si rischia di inciampare… quindi si
semina e si raccoglie, e come nelle stagioni della natura puoi avere un bel
raccolto o meno.
Intanto studiamo, guardiamo, godiamo e ringraziamo giorno dopo giorno.
TRACK LIST:
01 - … e continua ad essere… (4.27)
02 - Giusto equilibrio (13.32)
03 – Oric (4.33)
04 – Fuga dal Lago (11.29)
05 – L’occhio del gabbiano (13.41)