domenica 13 febbraio 2022

DECEPTION STORE-“Pindaric Flights”


Debutta il progetto DECEPTION STORE, con un album licenziato al tramonto del 2021 dal titolo “Pindaric Flights”.

Propositore/realizzatore è Marco Pantozzi - autore di musica e testi - che approda alla Ma.Ra.Cash Records e trova ambiente favorevole per lo sviluppo della sua idea di rock contaminato da sentieri progressivi e psichedelici.

Sveliamo il mood su cui si dipana il disco, partendo dalla decodificazione del titolo che, come spesso accade, rappresenta la massima sintesi - spesso efficacie - del pensiero di chi crea.

Il “volo pindarico”, inteso come termine metaforico, ha assunto oggigiorno un significato facile, chiaro e abusato, inserito nel parlare quotidiano, senza distinzione di ceto.

Ma il concetto di “volo”, nell’idea di Pantozzi, assorbe connotati nobili e pieni di speranza.

La nostra mente ci permette di elevarci oltre le leggi della fisica, di accorciare spazi e tempi, di sognare, di ricordare, di perlustrare luoghi proibiti e di fuggirne rapidamente dopo aver provato eventuale disagio; nessuno può arrestare un viaggio che é privo di coordinate pianificate, che nasceranno invece spontanee, sul momento, seguendo l’umore personale.

La musica in tutto questo ha ruolo fondamentale, stimolando la memoria, permettendo di fissare per sempre le emozioni istantanee, regalandoci una unità di misura certa, quella del tempo che scorre inesorabile; ma sarà proprio grazie a “LEI”, la “MUSICA” appunto, che il “volo” potrà essere gestito a piacimento, con piena soddisfazione.

Sono queste le considerazioni che mi sono nate spontanee ascoltando “Pindaric Flights”, un album che, vista la premessa, diventa ai miei occhi “concettuale”, o perlomeno legato da un fil rouge.

Entriamo nell’oggettività del lavoro e utilizziamo le note del comunicato ufficiale:

Al disco hanno lavorato Joe Chiericati e Stefano Nicli in qualità di produttori, arrangiatori e musicisti, rispettivamente al piano/tastiere e alle chitarre acustiche ed elettriche, con Thomas Ebner alla batteria e Teo Ederle al basso. Nella traccia 2 e 12 la voce femminile è di Roberta Staccuneddu.

La copertina e la grafica del booklet interno sono opera di Gigi Cavalli Cocchi, famoso non solo per le sue capacità grafiche ma anche come batterista di Ligabue.

D’obbligo soffermarsi sul titolo - Deception Store (l'Emporio dell'Inganno) - inteso da Pantozzi come rappresentativo di una situazione ben conosciuta, quella che nasconde truffe travestite da opportunità, quelle trappole su cui cadono facilmente gli esseri meno protetti.

Nello specifico esiste un collegamento con il brano "One more time", in cui l'autore si occupa del tema drammatico dell’azzardopatia (da non scambiare con la ludopatia, termine che viene spesso ed erroneamente usato in questi casi…), una dipendenza da gioco letale che l’autore trasferisce sul video a cui si ha accesso cliccando sul titolo precedente in azzurro.

Dopo la doverosa premessa scivoliamo sulla musica, l’essenza, il collante, lo scopo, e anche se mi pare non sia questo un album facilmente inseribile in una delle caselle che tanto piacciono al rigore selettivo dei musicofili, provo a fornire il mio pensiero, inserendolo nell’ortodossia del neoprogressive, ma sarà bene che ognuno elabori una propria idea attraverso l’ascolto che propongo a seguire:

https://maracashrecords.bandcamp.com/album/pindaric-flights


Sono dodici i brani, cantati in lingua inglese, episodi che mantengono il profumo del passato, caratterizzati da quella oniricità che è poi il tema portante del progetto.

Partenza col botto con la floydiana “Lifetime”, che permette di entrare in contatto con l’autore e con la sua filosofia musicale, che é condizionata dalla formazione pregressa: perfetta colonna sonora per una tematica filmica… e il cammino prende il via…

“I Do It My Way” prosegue il sogno, con la voce di Pantozzi che realizza un quadretto intimistico di livello, sino all’entrata di Roberta Staccuneddu, per un duetto che impreziosisce il tutto, tra effetti e luci variopinte che si possono solo… immaginare!

Si è già accennato a “One More Time”, il dramma della dipendenza da gioco; il pathos sonoro porta ad immaginare la situazione e si materializza lo stato di ansia attraverso un cambio di ritmo che si distacca dalle tracce precedenti, e la descrizione del crescendo della tragedia diventa il leitmotiv del pezzo.

Si arriva a “Rock-Star (Meteorite)”, che descrive un nuovo e comune dream - non solo tra i giovani -, quello che prevede il desiderio di passare dall’anonimato alla piena visibilità, in questo caso nel mondo musicale.

Un brano rock adeguato alla lirica, con l’elettrica protagonista ed una sezione ritmica adeguata al tema. Coinvolgente!

“New Bad Day” ci riporta alla realtà, all’oscurità del quotidiano, ad un giorno nero come tanti vissuti in precedenza, senza captare la luce in fondo al tunnel.

Cala l’incedere spinto, il sapore aulico prende campo e parte lo spleen che non ti lascia più…

E si arriva alla title track, “Pindaric Flights”, la traccia più lunga, oltre sette minuti, una sorta di mini-suite.

Prima parte acustica con uno scivolamento progressivo verso un ambiente gilmuriano, che disegna perfettamente l’immagine di volo e libertà.

Una chicca che penso possa simboleggiare l’intero lavoro.

“A New World” idealizza il vero sogno di generazioni, l’illusione - legittima - di poter vivere in un mondo migliore e, fuor di retorica, Pantozzi descrive un sentimento comune che propone sotto una forma facile da immaginare come canto comune di giovani che si esprimono all’unisono, tenendosi realmente o metaforicamente per mano.

“Timeline” propone un sound più pop-rock e forse più “recente”, ma su di una progressione temporale dichiarata dal titolo ci si può muovere a piacimento e quindi possono convivere i tempi composti tipici del prog, il rock duro e l’elemento acustico che caratterizza l’ultimo minuto del brano.

“Distant Lover” racconta una storia conosciuta, quella che vede la distanza tra gli affetti, un dolore a volte insopportabile, attenuato solo dalla speranza di accorciar presto il gap e, nel frattempo, il viaggio con la mente - e la musica - sarà di grande ausilio. Un paio di minuti da sogno…

… e così, ad occhi chiusi, sognare sarà molto più facile, come ci suggerisce “Close Your Eyes”, un’altra fantastica ballata che riporta a momenti già vissuti e che non ci si stanca mai di vedere emergere. Brividi!

Il breve “Free”, poco più di un minuto, è l’unico strumentale, un uomo e il suo piano, un attimo di estrema libertà, la conclusione del sogno che sta per terminare, e il momento catartico suggella il percorso e apre la strada alla chiusura del disco.

La fermatura del cerchio è affidata a “E Immagino Se”, unico cantato in italiano - ancora con la presenza di Staccuneddu - e, come dice l’autore, canzone adatta alla rotazione radiofonica.

A seguire propongo il video che, meglio delle mie parole, chiarirà l’intento di Pantozzi.

Un gran bel disco, che presenta la somma delle esperienze di Marco Pantozzi, tra un know how acquisito nel passato e una necessità espressiva adatta ai nostri giorni; ne emerge un quadro generale godibile e trasversale, che rifiuta l’inquadramento in uno dei tanti generi ufficialmente riconosciuti.

In tanti si ritroveranno in un album che, oltre alla bellezza estetica, è ricco, ricchissimo di contenuti.

Davvero superbo il contributo grafico!

Un bel debutto!

 

TRACKLIST

01. Lifetime (3:08)

02. I Do It My Way (4:10)

03. One More Time (3:42)

04. Rock-Star (Meteorite) (3:09)

05. New Bad Day (3:21)

06. Pindaric Flight (7:36)

07. A New World (3:45)

08. Timeline (3:18)

09. Distant Lover (2:12)

10. Close Your Eyes (4:20)

11. Free (1:15)

12. E Immagino Se (4:10)

 

LINEUP

Marco Pantozzi / vocals

Joe Chiericati / keyboards, piano

Stefano Nicli / guitar

Teo Ederle / bass

Thomas Ebner / drums

 

“Pindaric Flights é stato registrato al JAM Studios di Merano e masterizzato presso l'Elfo Studio Recording di Tavernago (Piacenza), stampato e distribuito a livello mondiale a partire dalla MA.RA.CASH Records (http://store.maracash.com/)


Un po' di live...



LINK UTILI:

sabato 12 febbraio 2022

Il folk inglese dei The Watersons

 


I The Watersons furono un gruppo folk inglese di Hull, Yorkshire.

Il focus del loro lavoro fu subito indirizzato all’esecuzione di canzoni tradizionali con poco o nessun accompagnamento, e con queste premesse realizzarono un suono caratterizzante, proveniente dalle loro armonie strettamente intrecciate.

I membri originali della band si chiamavano Norma, Mike ed Elaine - meglio conosciuta Lal Waterson -, con il completamento di John Harrison.

Nei primi anni Sessanta misero su una band skiffle, ma successivamente si spostarono su materiale più tradizionale.

Il loro primo album fu “Frost and Fire”, del 1965 (premiato come Melody Maker Album of the Year, una rarità per un album di debutto) seguito da “The Watersons” e “A Yorkshire Garland”, nel 1966.

I Watersons si sciolsero nel 1968, quando Norma diventò una disc jockey in una stazione radio di Montserrat.

Il gruppo si riformò nel 1972, con Harrison brevemente sostituito da Bernie Vickers. In quell'anno si esibirono e arrangiarono la musica per l'Alan Plater TV Play for Today, "The Land of Green Ginger", ambientato e girato a Hull, e apparvero in una scena girata nel Bluebell Folk Club.

Vickers fu sostituito lo stesso anno dal marito di Norma, Martin Carthy. Questa formazione registrò “For Pence and Spicy Ale” (1975), “Sound, Sound Your Instruments of Joy” (1977) e “Green Fields” (1981).

Le formazioni successive presentarono la figlia di Mike Waterson, Rachel, che sostituì brevemente Lal durante un congedo causato da problemi di salute a metà degli anni 1980, ma restò nel gruppo anche dopo il ritorno di Lal. Questa lineup di cinque elementi si esibì regolarmente durante la fine degli anni 1980 e registrò una sessione per lo spettacolo della BBC Andy Kershaw nell'agosto 1986.

Nel 1987, il gruppo collaborò con gli Swan Arcade per formare i Blue Murder, che si sono esibiti e hanno registrato sporadicamente con varie formazioni fino ai giorni nostri.

Le successive formazioni dei Watersons variarono, con Eliza Carthy, Anne Waterson, Jill Pidd e Maria Gilhooley in vari momenti, ma le registrazioni furono del tutto episodiche.

Lal Waterson morì nel 1998 e, nei primi anni 1990, Carthy, Norma Waterson e la loro figlia Eliza Carthy formarono il gruppo Waterson-Carthy.

I Watersons gradualmente cessarono di cantare dal vivo con regolarità, ma la family si riunì occasionalmente per eventi speciali e apparizioni nei festival, dove di solito erano pubblicizzati come "The Waterson Family". Tra questi “Mighty River of Song” (alla Royal Albert Hall, il 12 maggio 2007), il concerto dei BBC Electric Proms, “Once in a Blue Moon: A Tribute to Lal Waterson” (alla Cecil Sharp House di Londra il 25 ottobre 2007) e “A Tribute to Ber”', un concerto che celebra la vita e l'opera di Albert Lancaster Lloyd (alla Cecil Sharp House il 15 novembre 2008). Durante l'estate del 2009, "The Waterson Family" si è esibita in una serie di festival e grandi concerti in tutta l'Inghilterra e l'Irlanda.

Mike Waterson è morto il 22 giugno 2011, all'età di 70 anni, a Scarborough, North Yorkshire

Il libro di accompagnamento al cofanetto per il 70° anniversario, realizzato dalla Topic Records Three Score and Ten, elenca due dei loro album come “classici”: il primo è “Frost and Fire”; il secondo è “For Pence and Spicy Ale”.




venerdì 11 febbraio 2022

Ian McDonald, co-fondatore dei King Crimson e Foreigner, è morto a 75 anni


Articolo tradotto da RollingStone


Il polistrumentista ha contribuito a creare la pietra angolare del rock progressivo “In the Court of the Crimson King” e ha suonato nei primi LP di grande successo dei Foreigner.

 

Ian McDonald, polistrumentista e cantautore, meglio conosciuto per i suoi ruoli di co-fondatore sia nei King Crimson che nei Foreigner, è morto all'età di 75 anni.

Un rappresentante della famiglia ha confermato la morte del musicista, aggiungendo che McDonald "è morto pacificamente il 9 febbraio 2022 nella sua casa di New York City, circondato dalla sua famiglia". Suo figlio ha riferito su Facebook che la causa della morte è il cancro.

McDonald era conosciuto come uno degli architetti chiave del rock progressivo, suonando sia il sassofono che le tastiere nei King Crimson e co-scrivendo il suo iconico debutto del 1969, “In the Court of the Crimson King”. La traccia di apertura del disco, "21st Century Schizoid Man", presentava il selvaggio assolo di sax contralto a doppia traccia di McDonald's, che eseguì lo stesso anno in un famoso concerto a Hyde Park a Londra. Lasciò i King Crimson prima della fine dell'anno, passando a un progetto in duo con il batterista dei Crimson Michael Giles. Apparve anche come session man nel classico dei King Crimson del 1975, “Red”.

"Il contributo di Ian ai King Crimson è stato inestimabile e profondo", si legge in una dichiarazione sul sito web di Discipline Global Mobile, l'etichetta discografica dei King Crimson.

Più tardi, McDonald ha co-fondato il gruppo rock Foreigner con il chitarrista Mick Jones, suonando vari strumenti e cantando nei loro primi tre LP, che hanno infranto la Top 10.

McDonald si esibì anche come sassofonista occasionale nel classico album dei T. Rex del 1971, “Electric Warrior”, e in seguito si riunì con parte della formazione originale dei Crimson come membro della 21st Century Schizoid Band. Il suo ultimo grande progetto fu la rock band Rootsy Honey West.

Ian McDonald nacque a Osterley, Middlesex, in Inghilterra, nel 1946. Prestò servizio per cinque anni nell'esercito britannico, suonando in una band jazz. Collaborò con il gruppo Giles, Giles e Fripp – un primo progetto con i colleghi co-fondatori dei Crimson Robert Fripp e Michael Giles che piantarono i semi per i King Crimson. La sua sensibilità jazz fu la chiave del primo suono dei King Crimson. Un pezzo che scrisse per la banda dell'esercito chiamato "Three Score and Four" si sarebbe trasformato nella sezione centrale di "21st Century Schizoid Man".

"All'epoca mi piacevano molto cose come Stan Kenton e questo tipo di big band", disse McDonald a Rolling Stone nel 2019. "Ero ancora nell'esercito. Ho scritto questo pezzo intitolato 'Three Score and Four' e l'abbiamo messo in 'Schizoid Man'. Tutta quella sezione è mia, estratta da quella partitura che avevo scritto".

Contribuì anche a riempire l'iconico riff di apertura doomy della canzone. Un giorno, nello spazio prove della band nel seminterrato del Fulham Palace Cafe di Londra, il cantante-bassista Greg Lake suonò la prima metà e McDonald aggiunse il resto.

"Greg è uscito con questa linea di sei note in sala prove", ha ricordato. "Non appena l'ha suonato, sono andato al Mellotron e ho aggiunto 'daaah-daaah-dah', la rincorsa cromatica che lo segue."

I King Crimson iniziarono ad esibirsi in giro per Londra nella primavera del 1969, e svilupparono immediatamente la reputazione di band molto originale.

"Non avevamo mai sentito nient'altro di simile", ha detto l'ex chitarrista dei Genesis Steve Hackett a Rolling Stone, lui che vide i Crimson dal vivo in quei primi giorni. "Avevano quel tipo di sensibilità free-jazz, ma tutto era fatto con sensibilità rock. La chitarra era perennemente gemellata con il sax e l’approccio era molto angolare. Ma era la precisione del pezzo che era l’aspetto più interessante".

L'assolo di sax di McDonald fece una grande impressione al concerto di Hyde Park. "Il punto più alto di quel concerto si è avuto quando l'intero pubblico che si è alzato in piedi all’unisono e ha applaudito l'assolo di Ian McDonald durante 'Schizoid', disse il roadie dei Crimson Richard "Vick" Vickers al biografo della band Sid Smith. "Ricordo i peli sulla parte posteriore del collo che si alzavano mentre il ruggito di questa enorme folla saliva." 

"Schizoid Man" divenne un punto culminante di “In the Court of the Crimson King”, che conteneva anche brani più lunatici, come "Epitaph" e "The Court of the Crimson King", che evidenziavano l'abilità di McDonald's su altri strumenti - tra cui il Mellotron, il flauto e il clavicembalo.

La band intraprese un tour di successo alla fine del 1969, affinando uno spettacolo dal vivo audace e improvvisato. Ma McDonald e il batterista Michael Giles decisero rapidamente di separarsi dalla band: "Probabilmente non ero emotivamente abbastanza maturo per gestire quel momento e ho solo preso una decisione piuttosto avventata, quella di andarmene senza consultare nessuno", disse McDonald a Sid Smith.

Tutto ciò è visibile brevemente in un trailer per il prossimo documento dei King Crimson, dove Ian si scusa con Fripp per avergli "spezzato il cuore" con la sua partenza.

Dopo il suo periodo originale in Crimson, McDonald fece un album in duo con Giles, e trascorse del tempo come turnista, aggiungendo il sax all'iconica "Get It On" dei T. Rex, così come due tracce del capolavoro successivo dei King Crimson, “Red”. Portò poi le sue abilità multi-strumentali alla band britannico-americana Foreigner, che fondò con il chitarrista Mick Jones e il cantante Lou Gramm, a New York, nel 1976.

McDonald ha suonato in tutti i più grandi successi della band, tra cui "Feels Like the First Time", "Head Games", Hot Blooded, "Double Vision" e "Head Games". Ha anche co-prodotto i primi tre album del gruppo, Foreigner del 1977, “Double Vision” del 1978 e “Head Games” del 1979.

McDonald sarebbe tornato sia nell'orbita dei King Crimson che in quella dei Foreigner negli anni successivi. Nel 2002 si riunì con l'ex compagno Michael Giles nella 21st Century Schizoid Band, che suonò il repertorio originale dei Crimson. Apparve anche dal vivo con i Foreigner dal 2017 al 2019.

McDonald ha anche lavorato in varie occasioni con i colleghi prog Steve Hackett e John Wetton, il cantante degli Stories Ian Lloyd e Judy Dyble dei Fairport Convention. Ha co-fondato Honey West con il chitarrista-cantante Ted Zurkowski, e la band ha pubblicato il suo debutto, “Bad Old World”, nel 2017.

Negli anni successivi, McDonald ha reso pubblico il suo orgoglio per il ruolo avuto nella formazione originale dei King Crimson: "Eravamo una buona band, cosa posso dire?" ha detto a Rolling Stone nel 2019. "Era musica davvero interessante e gli spettacoli dal vivo erano molto divertenti. Le improvvisazioni portavano in posti davvero strani e ci sostenevamo a vicenda... ci siamo fidati l'uno dell'altro".

 

Articolo originale

https://www.rollingstone.com/music/music-news/ian-mcdonald-king-crimson-dead-obit-1298588/






martedì 8 febbraio 2022

Baron Munchausen (Niccolò Clemente e Marco Pieri)-"Sotto una Coperta d‘Idee e Parole - Live in Florence (2014)"


Sotto una Coperta d‘Idee e Parole - Live in Florence (2014)

Baron Munchausen (Niccolò Clemente e Marco Pieri)

 

Aspettavo da tempo l’arrivo a domicilio di un nuovo progetto di Baron Munchausen, contenitore sonoro promesso e forse perso nei meandri della distribuzione postale; quando finalmente me lo sono ritrovato tra le mani ho avuto un attimo di smarrimento: niente CD, solo una serie di immagini che ho guardato in modo sommario; non che non siano degne di nota, anch’esse fanno parte dell’idea di arte totale di Niccolò Clemente (assieme a Marco Pieri titolare del moniker), ma aspettandomi brani musicali - nello specifico un CD - sono stato superficiale nel controllo del “materiale”. Chiedendo lumi all’autore mi sono sentito un po' in imbarazzo nel non aver capito che in quei cinque cartoncini c’era tutto il necessario, le immagini in primis, le note sul retro e il reedem code che fornisce la possibilità di ascoltare i vari episodi sonori. Beata tecnologia! E ti rendi conto che in pochi centimetri e pochi grammi puoi trovare tutto ciò che ti cambia la giornata!

La confezione

Il commento di Niccolò Clemente: “L‘album l‘ho inteso come una serie di diapositive in musica, per questo ho deciso di utilizzare vere immagini…”.


Partiamo dal titolo e dalla collocazione temporale:

Sotto una Coperta d‘Idee e Parole - Live in Florence (2014) 

Ovvero… 

Estratti dall’opera musicale “Coperti da un’idea” ed esecuzione di composizioni inedite di Marco Pieri sui testi poetici di Charles Baudelaire, Pablo Neruda, William Blake e Federica Sazzini

Alba-Acrilico su Legno


Clemente utilizza in questo caso il suo soprannome preferito perché se è vero che... esistono antichi documenti da un’eternità nascosti nei cassetti del Dio dell'oblio, è altrettanto vero che nulla è abbastanza nascosto per il… Barone Munchausen.

Mattina-Acrilico su Legno

Ma la presentazione di un nuovo album (e dintorni…) necessita dell’elemento oggettivo, ciò che solo il protagonista della creazione può mettere sul piatto per aiutare a comprendere genesi e sviluppo delle idee, delle azioni, dei convincimenti.

Ecco come Clemente, da me sollecitato, ha sintetizzato “Sotto una coperta…”:

Pomeriggio-Acrilico su legno

L‘album è un live che io e l‘altro compositore, Marco Pieri, eseguimmo a fine dicembre 2014, prima che io partissi definitivamente per la Germania: fu un po’ la chiusa (anticipata, sofferta, repentina) con la mia “gioventù” e volevo che esistesse un documento che testimoniasse il nostro lavoro musicale eseguito fino ad allora. Iniziammo nel 2013 con la composizione di un‘opera in musica (Coperti da un‘idea) della quale eseguimmo degli estratti nella prima parte del concerto (l‘album lo stiamo riarrangiando proprio adesso a distanza con grande sforzo).


NELLA TRACK LIST A FINE ARTICOLO, CLICCANDO SUI SEI TITOLI DELLA PRIMA PARTE, È POSSIBILE ASCOLTARE I BRANI


Tramonto-Acrilico su Legno

Nella seconda parte (che ricalca di fatto gli ultimi mesi della nostra collaborazione (“In carne ed ossa”) eseguimmo delle poesie in musica. Ciò che abbiamo creato è un vero e proprio “Zibaldone dei Pensieri”, un insieme di storie, un Decamerone di vite in transizione: è una sensazione difficilmente descrivibile, ma è come se avessimo sentito la necessità di eseguire in musica quel coacervo di emozioni, delusioni, avvicendamenti, alti e bassi che caratterizzano la vita prima del “grande salto”, del grande mutamento, del “poi”. 

C‘è tutto là dentro, ci si aspettava forse un album, ma è qualcosa di diverso: era un addio.

Notte-Acrilico su Legno

Esiste quindi una dicotomia all’interno della proposta, con una prima sezione, più “personale” dal punto di vista creativo, mentre nella seconda la bellezza estetica, ma tangibile, passa attraverso l’utilizzo della nobile arte della poesia unita ad atmosfere musicali.

Baron Munchausen ci indica l’essenza di questo lavoro, il brano più rappresentativo, il primo inedito che ha visto la collaborazione dei due autori: “Rullando sulla strada”.

Dice Niccolò: “Il testo e la melodia vocale sfondarono le barriere della mia mente come un fiume che travolga una diga invecchiata dal tempo. Fu un vero fulmine a ciel sereno, la scintilla che diede il via al nostro “Coperti da un’idea”. Nei suoi versi c’è tutto ciò che ci caratterizza: il dubbio, nostro compagno di vita, la musica quale protagonista, le storie finite e quelle cominciate; con Siena, meravigliosa città bambina, quale perfetto palcoscenico. Il testo non ha bisogno di molte spiegazioni!”


Rullando sulla strada, un mondo Blue in Green

il taglio co’ una vita inscatolata, districando i fili tra te e me

intanto, un Moog scordato ti ricorda a me

pizzicando quei giorni di piena, guadati su una volta d’archi

ed arpe distese al sole d’Autunno

in terra di Siena, tra mari di grano,

io e te naufraghiamo stanchi dell’altro sé.

Un nuovo dubbio che…


Traccia dopo traccia si dipana il sentimento dei protagonisti ed è facile immaginare l’intimità dell’evento, probabilmente una stanza contenuta, con una audience misurata.

Le qualità di Clemente e Pieri servono a disegnare un quadretto bucolico, quello davanti al quale rimaniamo estasiati quando ne sappiamo cogliere la serenità, ma andando oltre le apparenze, superando il tentativo di interpretare la mano di chi inventa, resta la consapevolezza che esiste musica - e parole - che nasce solo per esigenza personale, la cui condivisione, ovvia, ha lo scopo di svelare un po’ di sé, di regalare pezzi di vita e, magari, diventare oggetto di riflessione.

Ho ascoltato una prima volta frettolosamente, tanto per “assaggiare”, ma ho colto subito la necessità di trovare tempo e contesto per riletture consone, ed è stato emozionante rivivere con Niccolò e Marco la loro antica avventura live, mentre rigiravo tra le dita le cinque immagini di atmosfera (realizzate da Clemente), scenari cupi, dove la cattura di differenti momenti del quotidiano non regala un mood gioioso, ma un discreto spleen che diventa contagioso.

La rete non propone molto in relazione a “Sotto una Coperta d‘Idee e Parole”, parliamo di nicchia nella nicchia, ed è un vero peccato che la qualità debba ormai essere ad appannaggio di pochi.

Davvero un gran lavoro!

 

1° parte (cliccare sul titolo blu per ascoltare)


1.     Neanche il Mantello 03:30

2. Nuovo Dubbio (in un'esistenza certa) 03:52

3.Tu che parti ormai 01:36

4. Rullando sulla Strada 02:55

5. Io, Re del vostro Fato! 03:06

6. Nel Fondo del Tè 01:43

 

2° parte-Trittico della poesia


07. Pausa (non) musicale

08. Invitation au Voyage (parole di C. Baudelaire - 1821-1867)

09. Cancion del Macho y de la Hembra (Parole di P. Neruda - 1904 - 1973)

10. Nerone (parole di F. Sazzini con estratto da The First Book of Urizen di W. Blake - 1757 - 1827) 

L’audio è stato registrato dal vivo il 14 dicembre 2014 a Campi Bisenzio (Firenze) presso il negozio temporaneo de I Sapori delle Rocca durante il concerto per duo eseguito per voce e pianoforte da Niccolò Clemente e Marco Pieri.


LINK UTILI:

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lunedì 7 febbraio 2022

I Gentle Giant e i loro fan uniti per... "Proclamation": evento dell'anno 2020 secondo il sondaggio di Prog Magazine


VINCITORE: EVENTO DELL'ANNO 2020

Sondaggio dei lettori di Prog Magazine


I fan di tutto il mondo hanno celebrato il loro amore per la musica dei Gentle Giant con la loro versione di "Proclamation", dall'album "The Power & The Glory".

Il video testimonia la prima volta in 40 anni in cui tutti i membri dei Gentle Giant appaiono sullo schermo e suonano insieme in una "riunione virtuale".

Di rilievo alcuni contributi, come quello di Jakko Jakszyk (King Crimson), Billy Sherwood (Yes), Lee Pomeroy (E.L.O), Dan Reed (Dan Reed Network), Richard Hilton (Chic) e Mikey Heppner (Priestess).

La musica è un linguaggio universale che unisce le persone. Grazie a tutti i fan di tutto il mondo per aver contribuito a far sì che ciò accadesse.

The Boys in the Band 



Diretto e montato da Noah Shulman

Missaggio del suono di Ray Shulman

www.gentlegiantband.com


L'ORIGINALE





domenica 6 febbraio 2022

Chiedi chi furono i Christopher


Christopher fu una delle numerose band psichedeliche del Texas di fine anni '60, più precisamente nata nel 1968 nell'area di Houston.

Doug Tull (batteria), Doug Walden (basso, voce) e Richard Avitts (chitarra, voce) furono i membri fondatori della band, originariamente conosciuta come United Gas. Tull e Avitts, che all'epoca suonavano in una serie di gruppi R&B e soul-leaning, si incontrarono per la prima volta nel 1966, quando Tull entrò in una delle band di Avitts. Tuttavia, non si dimostrò così serio come Avitts riguardo all’impegno musicale e ciò portò ad una scissione.

Tull, che in quel periodo sviluppò un'amicizia con il chitarrista dei Jefferson Airplane Jorma Kaukonen, nel 1967 invitò Avitts a suonare con lui. Certi di avere le caratteristiche di una band, i due andarono alla ricerca di un bassista che potesse cantare, trovando infine Doug Walden. Non passò molto tempo prima che la United Gas sviluppasse un seguito a Houston e dintorni, suonando in club locali come il Tangerine Forest, il cui proprietario, Nick Lee, sviluppò un interesse per la band, diventando infine il loro manager.

Walden e Avitts iniziarono a scrivere il loro materiale e registrarono un demo che Lee fece circolare per Las Vegas e Los Angeles, grazie alle sue conoscenze in quelle città. La United Gas si trasferì a Las Vegas per un breve periodo e poi a Los Angeles dopo che l'etichetta discografica di Los Angeles, la Metromedia, offrì loro un contratto di due anni. 

Per volere di Metromedia, la band cambiò il loro nome in “Christopher”, in modo da non essere confusi con la band californiana Pacific Gas & Electric.

Walden e Avitts avvertivano un cero bisogno di misticismo, ed è questo il sentimento che volevano trasmettere attraverso la loro musica.

La registrazione del loro primo album iniziò all'inizio del 1969; tuttavia, fu ostacolato dall'uso di droghe di Tull e dal suo fallito tentativo di suicidio. Fu licenziato (in seguito tornò a Houston e si unì a Josephus) e le sessioni di registrazione furono completate con i batteristi John Simpson e Terrence Hand.

Il risultato fu l'omonimo album di debutto, “Christopher”, pubblicato nel 1970 da Metromedia.

Walden e Avitts rimasero a Los Angeles suonando come Christopher fino a quando, di lì a poco, Avitts decise di tornare a Houston per proseguire con altri progetti.


Qualche parola sul loro album.

Dall'apertura del blues tribale psichedelico "Dark Road" fino alla fine del disco, Christopher mostra quanto possa essere forte la psichedelia di secondo livello della fine degli anni '60. Non c'era all’epoca carenza di grandi musicisti provenienti dal Texas e quelli che rimasero nello stato stavano formarono band di alto livello, come Thirteenth Floor Elevators, Lost & Found, Golden Dawn.

I Christopher, tuttavia, non possono essere propriamente identificati come certi gruppi coevi perché, per trovare visibilità, dovettero lasciare il Texas e andare in California; in effetti la loro musica deve molto all’atmosfera regnante in quello stato e alcune loro canzoni risultano pregne delle qualità più sognanti del suono di San Francisco, in particolare del sound creato dai Jefferson Airplane e dei Grateful Dead.

Ci sono anche accenni di altre band di Los Angeles, come The Doors e Spirit, e le canzoni suonano in qualche modo come rivoluzionarie e premonitrici, come se ci fosse qualcosa di oscuro in agguato appena sotto la superficie della musica. Occasionalmente, Christopher ha occupato un territorio musicale simile a quello dei Cream. Non erano estranei al blues e, come il supergruppo britannico, erano un trio molto potente, con un'abbondanza di abilità sia strumentali che di songwriting.

Detto questo, l'album in realtà suona molto diverso da quelli dei Cream.

Le canzoni sono tutte relativamente succinte, non diventano mai eccessivamente elaborate o noiose, e il modo di suonare la chitarra di Avitts è controllato. I testi possono sembrare qua e là un po’ pretenziosi, ma questo è tipico dell'ambizione e dell'epoca.

L’album “Christopher” è considerato uno dei più raffinati degli anni ’60 ma, così come la band, è stato dimenticato troppo presto. Un vero peccato!



Tracks 

1. Dark Road - 2:54

2. Magic Cycles - 5:05

3. Wilbur Lite - 3:57

4. In Your Time - 5:28

5. Beautiful Lady - 2:32

6. Lies - 3:08

7. Disaster - 3:46

8. The Wind - 5:03

9. Queen Mary - 3:25

10.Burns Decision - 5:17

All songs by Christopher

 

Christopher

*Richard Avitts - Guitar, vocals

*Doug Walden - Bass, Piano, vocals

*John A. Simpson III - Drums

*Terrance Hand - Drums

*Doug Tull - Percussion

*Ron Kramer - Percussion