lunedì 10 novembre 2008

On the Road


Per la serie "L'angolo del forumista tullico", propongo oggi uno scritto di Glauco Cartocci.
Meriterebbe di essere il vero oggetto del post , Glauco, per le cose che ha fatto e per quelle che farà, ma avrò modo di raccontare di lui, a tempo debito( scorrendo il menù a destra, arrivando ai "siti amici", si trova il link al suo spazio, piccola attività rispetto alle reali occupazioni).
Oggi è presente in qualità di amico/collaboratore e ci parla "della strada".

On the road

Uno dei temi più affascinanti nella letteratura, e, per restare nel nostro campo, nel rock, è da sempre il tema del viaggio: specie per me che sono un pigro, e che i viaggi li faccio più che altro con l'immaginazione. L'influenza fondamentale, per la generazione di musicisti che noi abbiamo amato, non è stata certo quella di Ulisse ma quella di Kerouac e, in minor misura, quella di William Burroughs ed Ezra Pound.
Ahimè, io il mitico "sulla strada" non l'ho letto.
Lo comprai, lo cominciai a leggere 35 anni fa, ma non ce l'ho mai fatta a superare pagina quattordici.... Sai quando prendi un libro per storto, se non ti cattura subito alla prima pagina la cosa si incancrenisce, e difficilmente si risolve !? Ce ne ho un altro paio di libri così, ma forse con quelli riuscirò a sbloccare la situazione... per quanto riguarda "Sulla strada", forse preferisco viverne i riflessi (letterari) piuttosto che la fonte.

"Ezy rider, Ezy rider, che viaggia sull'autostrada del desiderio. Dice che il vento libero lo porta più in alto, mentre tenta di trovare lassù il suo paradiso...quanto tempo durerà, lo posso prevedere? " canta Jimi Hendrix, riprendendo i temi del film Easy Rider (in cui questa canzone non c'era, c'era invece "If 6 was 9")...
Il viaggio più noto della storia della filmografia rock cominciava con Nato per essere selvaggio ("amo il fumo ed il fulmine... il tuono del metallo pesante... la corsa del vento e la sensazione di essere sotto di esso")Roger McGuinn e i Byrds avevano fornito alla pellicola le altre due più simboliche canzoni (insieme appunto al pezzo degli Steppenwolf).
La prima era "I wasn't born to follow" (Devo fare un viaggio là dove brillano le rocce scoscese simili a diamanti...e mi tufferò nelle spumeggianti acque della cascata / Lei può pensare, può credere, può discutere con la sua logica, e menzionare tutte le cose che perdo. Quelle in realtà non hanno valore; alla fine capirà che non ero nato per seguirla.)
L'altra, quasi una "title track" era chiamata "Ballad of Easy Rider"(tutto ciò che egli voleva era essere libero, e in questo modo accadde / Corri, fiume, corri verso il mare. Fa che le tue acque lavino / Portami via da questa strada in qualche altra città).

Altri viaggi: in "Riders on the Storm" il tema delllo spostamento va a coincidere con l'allegoria della vita (viaggiatori nella tempesta, siamo nati in questa casa, siamo stati scagliati in questo mondo...) ma sulla strada si può incontrare la morte: in una scena che precede, e molto probabilmente ispira il film "The Hitcher", Morrison dice: "Prenditi una lunga vacanza, fai giocare i tuoi bambini; se dai un passaggio a quest'uomo, la dolce famiglia morirà... c'è un assassino per la strada."

John Mayall, dal canto suo, doveva aver combinato un gran bel casino, perché in "I started Walking" diceva: "non è ancora nato un costruttore così bravo da poter rimettere a posto tutte le rovine che mi sono lasciato alle spalle... in quella grigia mattina cominciai a camminare".

L'allegria di una vita in roulotte è invece il tema di "Going mobile" degli Who ("Ho una casa su ruote, guarda che bello essere mobile... sono uno zingaro aria-condizionato... guarda come la polizia e gli agenti del Fisco non riescono a starmi dietro... sono mobile!! beep beep!" )

Il disco capolavoro di Joni Mitchell, "Hejira" è tutto un "travelogue", un diario di viaggio.
Il titolo è di per sé un richiamo al viaggio di Maometto, poi allargatosi come significato, fino ad indicare separazione, allontanamento, volo, itinerario, ricerca...
("Sto viaggiando in un qualche veicolo; mi siedo in un qualche caffé...
Sai, non è mai stato facile combattere o rinunciare / sia che uno percorra tutta l'estensione degli estremi sia che vada sempre dritto per la stessa strada... noi siamo solo particelle di mutevolezza, in orbita intorno al sole. Ma come posso avere questo punto di vista, se sono sempre legata, incatenata a qualcuno?")

Ancora, da "Amelia" (dedicato alla trasvolatrice atlantica scomparsa, Amelia Earhart):
"La gente ti dirà dove è stata, ti dirà dove andare... ma finché non ci sarai arrivato tu stesso, non lo puoi sapere. Dove alcuni trovano il proprio Paradiso, altri riescono solo a star male".

Da "Coyote", dedicata ad un "rimorchione" incontrato chiedendo l'autostop: "Nessun rimpianto, coyote/ hai solo preso su una che chiedeva un passaggio/ una prigioniera delle affascinanti linee bianche dell'autostrada".

Da "Black Crow": "sono come un corvo nero, nero come l'autostrada che mi porta... ogni tanto vedo qualcosa di luccicante e la punto...ho preso un traghetto per arrivare all'autostrada, poi ho guidato fino ad un aereoporto, ho preso un aereo fino ad un taxi ed un taxi fino al treno. Ho viaggiato così tanto che non so se mai riconoscerò casa mia...."

E qui mi permetto un'osservazione abbastanza scontata: il fascino della strada è quasi sempre legato alla stanchezza associata alla vita errabonda, un contrappeso inevitabile.
Lo stesso senso di oppressione che si evince da "Driving Song" dei Jethro Tull:
"Smetteranno mai di guidarmi? Prenderanno mai un pò di tempo per vedere che ho bisogno di riposo... sto facendo del mio meglio, ma questa vita dura che ho vissuto mi farà morire".
..o dalla mitica "Two of Us" dei Beatles: "Due di noi che corrono verso il nulla, spendendo la paga sudata di qualcuno. Due di noi con gli impermeabili, dritti solitari nel sole. Due di noi che bruciano fiammiferi, alzano chiavistelli, sulla nostra strada verso casa... stiamo andando a casa".

La stessa "On the road again" che dovrebbe costituire il manifesto della "vita sotto un tetto di stelle", rivela come questa sia quasi una condanna: "non ho soldi per chiamare chiamare la mia speciale amica, allora sono ancora sulla strada, e sono stanco".

E così i King Crimson, che su "Beat" dedicano due canzoni a Kerouac ("Sartori in Tangier" e "Neal & Jack and me") cantano:
"Io sono ruote... sono ruote in movimento... sono una Studebacker coùpe del 1953..."
..ma l'entusiasmo iniziale lascia il posto a "Stanza d'albergo voglia di casa in un letto fresco blu ... la più lunga telefonata a casa della Storia... niente sonno niente sonno niente sonno..."
"Neal & Jack e me... amanti assenti... amanti assenti..."

(Copyright Glauco Cartocci 2008-vietato l'utilizzo non autorizzato)


On the Road Again - Canned Heat


sabato 8 novembre 2008

Mandolin Cocktail


Domenica 9 novembre ore 22:00 RAINDOGS•VIA CHIODO 20, ZONA PORTO•SAVONA•

INFO: 348/4040892•328/4651354•
http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.raindogshouse.it http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.myspace.com/raindogshouse

Carlo Aonzo in Mandolin Cocktail
con Renzo Luise ,chitarra swing
Dino Cerruti, contrabbasso
Loris Lombardo, percussioni
e con Elena Buttiero, arpa celtica e la partecipazione di Simona Scarano, voce e chitarra


Carlo Aonzo in Mandolin Cocktail

Carlo Aonzo è un maestro mandolinista. La sua musica scuote. Quando suona non puoi distrarti, non riesci a pensare ad altro. Le note che emana dal suo strumento sono forti, nel senso che catturano e riempiono, conquistando quasi fisicamente l'ascoltatore. Al piacere dello spirito Carlo Aonzo dà tutte quelle sfumature che solo i grandi artisti sanno dare: mille mondi, mille atmosfere, mille stati d'animo prendono vita nell'immaginazione dello spettatore.
Questo suo capace talento oggi è più che mai evidente, nel nuovo spettacolo in musica che ha messo in scena. Mandolin Cocktail è un evento per il quale Carlo Aonzo si toglie il frack del concertista classico e indossa gli abiti dell'emigrante musicale, portando al grande pubblico i suoni che ha raccolto nel corso delle sue esplorazioni tra le note del mondo.

Strumento originale, poco conosciuto, il mandolino occupa una posizione strategica nella storia della musica. Di nobili origini interpreta, sia la tradizione popolare, che la musica colta; è lo strumento dei cantori napoletani della fine dell'Ottocento e il protagonista delle serate mondane della nobiltà viennese dei tempi di Mozart. Quella del mandolino è una storia affascinante e molto italiana: proprio dall'Italia parte infatti la diffusione di questo strumento che, grazie ai musicisti italiani che lo portano in giro, si afferma in breve tempo nel mondo intero e si inserisce a pieno titolo nelle diverse culture musicali.

Lo spettacolo in musica Mandolin Cocktail propone il mandolino, strumento della tradizione, in modo nuovo e moderno, raggiungendo l'obiettivo di avvicinare il mandolino a un pubblico eterogeneo, non solo di nicchia, per farne conoscere il valore e le potenzialità. Ampie melodie e agilità straordinarie caratterizzano i pezzi eseguiti, selezionati in modo da rappresentare la tradizione mandolinistica affermatasi nelle varie aree geografiche (Italia, USA, Brasile, Israele, Irlanda, Giappone...). Il concerto presenta lo strumento come interprete di qualsiasi genere musicale, in grado di spaziare nelle epoche e negli stili. Un programma quindi di musiche di deversa estrazione, che spaziano dalle sonorità tzigane alla tarantella, dal ragtime alla mazurca, dalla serenata al blues. Mandolin Cocktail ha un filo conduttore brillante, che lega tutti i brani proposti con interventi dinamici , verbali, visivi e scenografici. Un modo vivace di intrattenere il pubblico coinvolgendolo emotivamente anche dal punto di vista teatrale.

Info: Carlo Aonzo 347.25.34.852 - Sandro Signorile 346.49.55.380

venerdì 7 novembre 2008

Joe Pitt's Band


A Savona esiste un locale , il Raindogs...

che ha il pregio di presentare settimanalmente la musica che io amo.
Parlo soprattutto di blues, di rock, ma non credo ci siano preclusioni, da parte dei gestori, a spaziare tra i vari generi esistenti, purchè si parli di musica di qualità.
Altra peculiarità è quella di dare il palco a musicisti spesso sconosciuti in Italia, ma magari di valore internazionale.
Dedicherò tempo e spazio al Raindogs dopo che avrò raccolto le necessarie informazioni, e cercherò di fare la massima pubblicità a chi è capace di dedicare il proprio tempo( e denaro) alla diffusione di musica dal vivo , forse di nicchia, ma largamente seguita da giovani e meno giovani.

My Space :http://www.myspace.com/raindogshouse

Ieri sera era il turno della Joe Pitt’s Band.
Chi è Joe Pitt?

Travolgente e talentuoso, Joe Pitt prende il meglio del blues di "ieri" e lo trasforma in un blues moderno. Joe è stato spesso comparato ad artisti del calibro di Warren Haynes, Larry McCray e Walter Trout. Nonostante le sue influenza spazino da Duane Allman e Jeff Back a Roy Buchanan, Joe si sta affermando internazionalmente grazie alle sue doti di "slider" e capacità di improvvisazioni funky.
Gli studi presso la Berklee College of Music hanno insegnato infinite possibilità di utilizzo degli strumenti a corde a Joe. Dal funk al jazz al blues al rock, e tutto quanto in mezzo, Joe è diventato un maestro della musica. Considerata una delle migliori band dell'Arkansas, Joe Pitts Band ha suonato ovunque nel mondo, partecipando a centinaia di eventi in Europa e in tutto il mid-west e mid-sud Americano.
Joe è stato premiato per le sue doti vocali come uno dei migliori cantanti nell'anno 2006 all'Artist Radio awards. Joe vanta inoltre esibizioni al Crossroads Musical Exhibition e all'International Blues Conference.
Per gli amanti del blues, e non solo, un "must".
Il giudizio che ho trovato in rete è confortato da quanto ho potuto vedere ed ascoltare.
Un chitarrista preciso, fantasioso, virtuoso della slide guitar , accompagnato da una sezione ritmica di prima qualità.
Il classico trio , chitarra, basso e batteria, che arriva al cuore e allo stesso tempo ti invita al movimento.
Il tutto in un ambiente da fine anni 60.
Non è più giovanissimo e mi chiedo come sia possibile che non lo abbia mai sentito.
Propongo un filmato esemplificativo di quanto può dare la band on stage.


Un aneddoto.

Nel pomeriggio, Joe, in giro per la darsena , non ha potuto non notare una delle navi presenti nel porto , pronte a salpare per qualche destinazione turistica.
Sorpreso, ha raccontato di non aver mai visto prima una nave da crociera.
Non è importante Joe..non è importante!

Cradle To The Grave




Citazione del giorno:
"Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle" (Andrè Gide)


giovedì 6 novembre 2008

Nirvana


Utilizzo un articolo di Claudio Fabretti , per parlare dei Nirvana.

Nirvana sono il gruppo più rappresentativo del movimento grunge. In pochi anni e con una manciata di album all’attivo, sono riusciti a imporsi come la vera leggenda della scena di Seattle, riuscendo a interpretare l’umore di un’intera generazione e trasformando l’alternative rock in un fenomeno di massa. Il sacrificio del loro leader, Kurt Cobain, ha certamente alimentato il mito, ma l’impatto della musica dei Nirvana sugli anni ’90 è indiscutibile e si può paragonare per certi versi a quello avuto dagli Rem e dagli U2 sul decennio precedente. Le radici delle band sono individuabili nell'ambiente dei loro colleghi Melvins. Ispirandosi a loro, Kurt Cobain (canto e chitarra), Chris Novoselic (basso) e Chad Channing (batteria) formano i Nirvana e iniziano a suonare usando proprio la strumentazione di seconda mano dei Melvins. In realtà, nessuno dei tre è di Seattle: Cobain è nato a Hoquiam (Washington), Novoselic e Channing sono californiani. Ma i loro dischi, insieme a quelli di Pearl Jam e Soundgarden, trasformeranno questa piccola città del Nord-Ovest degli States in una fabbrica di successi miliardari. Dopo aver pubblicato il 45 giri “Love Buzz/Big Cheese” per l'etichetta simbolo della scena cittadina, la Sub Pop Records, i Nirvana esordiscono a 33 giri con Bleach (1989).
Cobain si rivela subito l’anima del gruppo. Le sue capacità compositive, in bilico tra John Lennon e Sid Vicious, emergono da pezzi come “About A Girl”, una ballata che preannuncia l'esistenzialismo e la vena desolata del suo stile, ma anche da prototipi grunge come “School”, “Blew” e la cover “Love Buzz” che fissano subito i parametri del sound Nirvana degli anni a venire. Un sound duro e spigoloso, che mescola il blues-rock sporco di Rolling Stones e Stooges con la tradizione hard-rock (dai Led Zeppelin agli Aerosmith) e con il fervore hardcore di Husker Du e Pixies. Il disco e la successiva tournée garantiscono alla band un buon successo e la incoraggiano a proseguire, malgrado già affiorino i problemi di salute psico-fisica del suo leader. Ingaggiato alla batteria Dave Grohl (Warren, Ohio), il trio firma con la major Geffen e, nel settembre 1991, pubblica Nevermind. Prodotto da Butch Vig e mixato da Andy Wallace, è un disco destinato a entrare di diritto nei classici di sempre. Pochi album, nella storia del rock, hanno infatti saputo incarnare con la stessa intensità gli umori e le ansie di un'intera generazione. Eppure Kurt Cobain, a registrazioni ultimate, non era soddisfatto.
Non perdonava a Gary Gersh e a Andy Wallace, rispettivamente discografico e produttore, di aver voluto mettere le mani sul materiale, accentuandone dinamica e profondità, e smussandone gli angoli. Stava commettendo un errore colossale. Proprio l'equilibrio, infatti, è il segreto di questo lavoro, capace di mescolare con le giuste proporzioni hard-rock e melodia, asprezza del suono e nitidezza degli arrangiamenti, furia punk iconoclasta e malinconia esistenziale. La peculiarità dei Nirvana è di saper associare al sarcasmo nichilista del punk un talento melodico sconosciuto a gran parte delle formazioni che emergono nello stesso periodo. E poi ci sono i testi: una perfetta fusione fra musica e vita, in grado di creare una simbiosi mitica fra artista e pubblico che tocca il suo apice in “Smell like teen spirit”, il grido rabbioso che apre l'opera e rimarrà negli annali a simboleggiare lo spirito, apatico e sarcastico, di un'intera generazione (lo rivisiterà anche in un'interessante versione "sensuale" Tori Amos). Rinunciando in parte alla durezza del precedente “Bleach”, Cobain dà sfogo ai suoi demoni in una serie di ballate nevrotiche, che ricordano da vicino quelle del suo grande maestro, Neil Young.


Testo della lettera lasciata da Kurt prima del suicidio.




"....a boddahparlando cn la lingua di un sempliciotto con esperienza che ovviamente preferirebbe essere uno sviritizzato,infantile,lamentone.Questo messaggio dovrebbe essere abbastanza facile da capire.Tutti gli avvertimenti da parte del punk rock 101 scorrono negli anni,dalla prima volta ke sono stato uno dotto,dovremmo dire all' etica ke ha a ke fare con l' indipendenza e l' abbracciare la tua comunità si è dimostrato essere molto vero.Non ho provato l' eccitazione di ascoltare cosi come quella di creare musica insieme al leggere e amo scrivere da troppi anni ormai. Mi sento in colpa al di la delle parole x queste cose.per esempio:quando siamo dietro al palco e le luci si spengono e il boato maniacale della folla inizia ,nn mi tocca nel modo in cui succedeva a freddy mercury, ke sembrava amare,godere dell'amore e dell'adorazionedella folla,ke è qualcosa ke ammiro e invidio totalmente.Il fatto è ke nn posso prendervi in giro..nessuno di voi.Non è giusto nei vostri confronti e nei miei.Il peggior crimineke posso commettere sarerebbe quello di ingannare la gente fingendo e pretendendo di stare divertendomi al 100%.qualke volta mi sento come se avessi un orologio"fora tempo"(nn ho trovato questo termine)prima di salire sul palco.Ho provato tutto cio ke era possibile x apprezzarlo -e lo faccio,dio, credimi lo faccio, ma nn è abbastanza-.Apprezzo il fatto ke io e noi abbiamo toccato (nei sentimenti)e divertito molte xsone. Devo essere uno di quei narcisisti ke apprezzano le cose solo quando sono finite.sono troppo sensibile.ho bisogno di essere un po' piu sensibile x riguadagnare gli entusiasmi ke avevo da bambino.durante le nostre 3 ultime tournee, ho apprezzato molto di + tutte le xsone ke ho conosciuto xsonalmente e come fans della nostra musica ma nn riesco ancora a suxare la frustrazione ,la colpa e l' empatia ke ho x ognuno.C'é del buono in ognuno di noi e penso semplicemente di amare troppo la gente, cosi tanto ke mi fa sentire maledettamente triste.il pesce(segno zodiacale)piccolo,triste sensibile e ke nn apprezza niente, Gesù xke nn ti diverti?nn lo so!Ho una moglie ke è una dea ke trasuda ambizione ed empatia e una figlia ke mi ricorda troppo quello ke ero un tempo ,pieno di amore e gioia, ke bacia ogni xsona ke incontra xke tutti sono buoni e nn le faranno del male. E questo mi spaventa /terrorizza a tal punto ke a fatica riesco a funzionare.Non sopporto il pensiero di FRANCES ke diventi la rock-star miserabile, auto-distruttiva e ke sa di morte quale io sono diventato. Mi va bene,molto bene,e ne sono grato, ma dall' eta di 7 anni sono diventato odioso nei confronti degli essere umani in generale.Solo xke sembra cosi facile x la gente tirare avanti ke provare empatia.Solo xke amo e sono troppo dispiaciuto x la gente , credo. Grazie a tutti dal profondo del mio stomaco ke brucia ed è nauseato x tutte le vostre lettere e interesse nel corso degli anni passati.Sono un tipo troppo eccentrico e lunatico.Non ho + la passione e quindi ricordate, è meglio bruciare ke spegnersi lentamente.
PACE AMORE EMPATIA KURT COBAINFRANCES E COURTNEY , SARO AL VOSTRO ALTARE. X FAVORE CONTINUA AD ANDARE AVANTI ,COURTNEY, X FRANCES.X LA SUA VITA KE SARA TANTO + FELICE SENZA DI ME".

Smell Like Teen Spirit



Citazione del giorno:

"La morte scredita. Il massimo successo è sopravvivere."(Saull Bellow)

martedì 4 novembre 2008

Jim Diamond




Erano anni che cercavo un brano dei PhD, “I Should Have Known Better”.

In realtà la canzone è di Jim Diamond , il cantante di quel gruppo, nato e finito negli anni ottanta.
Non conoscendo il titolo ed il nome dell'interprete, mi era sempre risultato impossibile finalizzare la ricerca, ma il caso, e le mie "indagini" in rete, mi hanno condotto verso il “diario degli anniversari” di Gianni Lucini, e per induzione sono arrivato alla meta.
Ho conosciuto i PhD nel 1982 , ed una loro canzone (ma forse maggiormente il video) è legata ad un momento importante della mia vita.
Come spesso accade per gli artisti meteora, non ho più sentito parlare di loro, e nella mia mente è rimasta questa canzone , per me bellissima, che solo oggi ho ritrovato.

Chi è Jim Diamond?

Vediamo cosa ho trovato on line

Conosciuto soprattutto per la straordinaria hit electro-soul realizzata con la band inglese Ph.D. nel 1982 - “I Won’t Let You Down” - Jim Diamond riuscì a replicare quella formula vincente due anni dopo in chiave solista per un singolo a suo nome intitolato “I Should Have Known Better”.
La sua voce particolarissima, acuta ma non stucchevole, unita ad una produzione moderna ma al tempo stesso reminiscente delle migliori idee anni Sessanta sul pop e sul “muro del suono”, funzionarono straordinariamente bene in quei due casi .
Purtroppo, come spesso capita nel pop, rimanendo episodi isolati risultano insufficienti per poter consolidare una reale carriera durevole nel tempo.

Nel filmato che vado a proporre è visibile il testo originale ; propongo alcune righe di traduzione di questa canzone d’amore che , a mio avviso, resta tra le più belle in assoluto, grazie anche ad una voce incredibile, purtroppo finita nel dimenticatoio.

Avrei Dovuto Conoscerti Meglio

Avrei dovuto conoscerti meglio
per mentire con una bella come te.
Sì, avrei dovuto conoscerti meglio
per non correre mai il rischio
di perderti.
Ma io pensavo che tu avresti capito,
puoi perdonarmi?
Io
ti ho visto passeggiare l'altro giorno.
So che mi hai visto, ma hai cambiato strada
e mi sono sentito perso.





Citazione del giorno:


"L'assoluzione del colpevole condanna il giudice"(Publio Sirio)

giovedì 30 ottobre 2008

Supertramp


I Supertramp nascono nel 1970 in Inghilterra.

Promotore della band è il pianista Rick Davies che, dopo un annuncio su un giornale, conosce e inizia a suonare con il chitarrista Roger Hodgson, di sei anni più giovane di lui; il nome che i due ragazzi britannici scelgono per la formazione dipende, tra l'altro, dal titolo del romanzo 'The autobiography of a super-tramp' scritto ad inizio Novecento dal poeta gallese William Henry Davies, che condivide col primo leader del gruppo il cognome.
I due raggruppano in poco tempo gli altri componenti che servono per incidere un disco e danno alle stampe 'Supertramp', album di discreta fattura e dal sapore progressive che però ha pochissimo riscontro commerciale.
Decisi a sfondare, Davies e Hodgson licenziano i due ragazzi raccolti in fretta e furia e fanno spazio a tre nuovi artisti, Frank Farrell, Dave Winthrop e Kevin Currie: il risultato delle nuove collaborazioni è 'Indelibly stamped', disco più facile e fortemente influenzato dai Beatles che però si rivela un altro mezzo flop.
E' tempo, quindi, di un'altra rivoluzione nella formazione, che però da lì in poi, e per più di dieci anni, non verrà più toccata: a Davies e Hodgson si affiancano, infatti, il bassista Dougie Thomson, il sassofonista John Helliwell e il batterista Bob Siebenberg, che insieme formano la line-up classica del gruppo.
I risultati sono immediati e positivi: 'Crime of the century' infatti raggiunge la quarta posizione nella classifica inglese trascinato dal singolo 'Dreamer'. Ormai macchina da singoli, nella seconda metà degli anni '70 i Supertramp inanellano un crescendo commerciale impressionante, arrivando a sfondare definitivamente con 'Breakfast in America', che nel 1979 arriva in testa alla classifica americana e vende in tutto il mondo ben 18 milioni di copie.
A suggellare il successo ci pensa un doppio live registrato a Parigi, anche se la crisi è dietro l'angolo: '...Famous last words...' segna infatti l'addio di Roger Hodgson, che intraprende la carriera solista senza molta fortuna.


Capitanati dal solo Davies, i Supertramp danno così alle stampe 'Brother where you bound' nel 1985, 'Free as a bird' nel 1987, un best ed un live, prima di ritirarsi per qualche anno dalle scene. Dopo vari tira e molla, il ritorno avviene nel 1997 con l'album 'Some things never change' che, nonostante l'assenza di Thomson e l'entrata nella band di molti nuovi elementi più o meno ufficiali, vende 1 milione di copie e riporta l'attenzione sul gruppo.
Dopo un altro paio di live, a documentare i tour mondiali che il gruppo continua ad intraprendere, nel 2002 i Supertramp registrano l'album d'inediti, 'Slow motion'.
Il 2005 vede invece la pubblicazione di un'ennesima raccolta di successi storici del gruppo, "Retrospectacle-The Supertramp Anthology", compilata da Davies in persona ma con due inediti del periodo di Crime of the Century, la qual cosa fa di nuovo sperare in una ricomposizione del nucleo originario della band.
Nel 2006 Hodgson pubblica un live registrato a Montreal, sia in versione CD che DVD. Un'esibizione acustica in cui l'artista si alterna a Chitarra, Piano e Piano elettrico, accompagnato solo da un sassofonista/clarinettista.



Goodbye Stranger



Citazione del giorno:
"Non c'è mai stata una buona guerra o una cattiva pace"(Benjamin Franklin)


mercoledì 29 ottobre 2008

Cake


I Cake sono una band indie rock di Sacramento nata nel 1991

Hanno pubblicato molti singoli di successo estratti dai loro cinque album, a partire dagli anni novanta.
Nonostante la loro musica venga classificata come alternative o indie rock, i Cake miscelano nei loro brani diversi generi musicali, tra i quali funk, pop, rock, jazz, rap, country, usando testi bizzarri pieni di giochi di parole (opera del cantante John McCrea), riff di chitarre distorte molto orecchiabili e una tromba solista, suonata da Vince Di Fiore.
Il loro personalissimo stile è stato paragonato a quello dei They Might Be Giants, dei Talking Heads e dei Camper Van Beethoven.
Il bassista Victor Damiani ha lasciato la band nel 1997 ed è stato sostituito da Gabe Nelson, mentre il chitarrista Greg Brown ha lasciato la band nel 1998, sostituito da Xan McCurdy.
Anche Todd Roper ha lasciato la band per dedicarsi alla famiglia, dopo avere registrato Comfort Eagle.
I loro brani di maggiore successo sono "The Distance", "Never There", "Sheep Go to Heaven", "Rock 'n' Roll Lifestyle", "No Phone", "Short Skirt/Long Jacket" e il famosissimo remake alternativo di "I Will Survive" di Gloria Gaynor.
Recentemente la loro cover di Mah na Mah na di Piero Umiliani è finita al tredicesimo posto della classifica del New York Post delle migliori 100 cover di tutti i tempi, mentre I Will Survive è stata posizionata al numero 89.
Greg Brown e Victor Damiani, una volta fuoriusciti dalla formazione dei Cake, hanno fondato i Deathray.
(Da Sonorika)

The Distance




Citazione del giorno:

L'abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da nessuna legge (Giacomo Leopardi)

martedì 28 ottobre 2008

Sex Pistols



Per chi racconta di musica...

risulta impossibile, ignorare fenomeni che, seppur considerati minori( da me), hanno comunque rappresentato una svolta epocale ed hanno avuto largo seguito.
Non ho mai amato il Punk e quindi non l’ho mai seguito con attenzione, e conseguentemente mi risulta impossibile parlarne utilizzando mie esperienze.
Ma è stato un genere di rottura che ha fatto proseliti e quindi dedico volentieri qualche pensiero ai Sex Pistols.
Al di là dei soliti brani conosciuti ricordo bene un film visto recentemente, non so quanto fedele alla realtà, che racconta la vita di Sid Vicious, e indirettamente del gruppo.
Non sono riuscito ad arrivare alla fine , per la “violenza” delle situazioni e per il degrado presentato, credo inconcepibile per qualsiasi persona di buon senso.
Se è vero che a venti anni ero “uno stupido”, e che associo sempre il poco senno alla giovane età (non necessariamente, ma accade spesso), è anche vero che non credo esistano moti di protesta giovanile che possano portare a situazioni così estreme.
Non consiglio a nessuno il film …tutti sanno della fine di Sid al Chelsea Hotel.

Consiglio invece il filmato a seguire..un documento-riassunto significativo...

Per me, che arrivavo dalla complessità e dalla cura dei particolari della musica progressive, ascoltare l’easy listening e la pochezza di Rotten e soci era davvero scioccante.
Ma sono esistiti anzi, esistono di nuovo!!!

Raccolgo una breve biografia trovata in un forum.


I componenti originari furono Paul Cook (batterista), Glen Matlock (bassista), Steve Jones (chitarrista) e John "Johnny Rotten" Lydon (cantante), senza dimenticare il produttore Malcolm McLaren, vero "manovratore" del gruppo. Successivamente al posto di Matlock entrò nel gruppo Sid Vicious (il vero nome è presumibilmente John Simon Ritchie, ma non è mai stato confermato ufficialmente), divenuto famoso non per la sua abilità con il basso (in realtà quando entrò nel gruppo non lo sapeva suonare per niente) ma per la grande personalità anticonformista e ribelle e soprattutto per la scena.
Sid Vicious morì il 2 Febbraio 1979 nel suo appartamento di New York dopo un'overdose di eroina.


Il gruppo, convenzionalmente, si sciolse durate un concerto a San Francisco, il 14 gennaio 1978, quando Lydon abbandonò il palco e il gruppo, esasperato per il comportamento di Malcolm McLaren.
Nel periodo successivo allo scioglimento del gruppo e fino al 1985, il tecnico del suono del gruppo, Dave Goodman, fece uscire degli album spacciandoli per pezzi dei Sex Pistols inediti (come Land of Hope and Glory) e alcune registrazioni live rimaneggiate (come la prima versione del Live in Chelmsford Prison).
Questa produzione viene generalmente attribuita al gruppo fantasma Ex Pistols, e non è assolutamente da considerare materiale del gruppo originale.Quindi rimasero in vita per poco più di due anni, ma stupirono tanto la società di quel tempo con i loro ideali, ed ancora oggi vantano parecchi estimatori.
A causa della loro breve attività, l'unico album inciso in studio direttamente dal gruppo è Never Mind the Bollocks, Here's the Sex Pistols.
Tutti gli altri album usciti a nome del gruppo sono antologie, live o bootleg, o la famosa colonna sonora del film "The Great Rock n'Roll Swindle, contenente diversi pezzi inediti e diverse versioni di famose canzoni dei Sex Pistols.
Il gruppo organizzò una reunion con la formazione originale nel 1996 intitolandola "Filthy Lucre Live ("Concerto a scopo di lucro!") e una in occasione del Giubileo della Regina del 2003 (dichiarandosi indignati per non essere stati invitati al concerto organizzato per l'occasione).
Nel 2001 esce il film/documentario "Oscenità e Furore" (titolo originale: "The Filth And The Fury") diretto da Julien Temple, dove vengono intervistati i membri del gruppo, ripercorrendo la loro storia con video e live inediti.
Da segnalare anche il precedente lavoro rigurdante i Sex Pistols firmato Julien Temple: "The Great Rock n'Roll Swindle", girato nel '78, da cui è stata tratta la omonima colonna sonora.
Il 24 febbraio 2006 sono stati inseriti nella Rock and Roll Hall of Fame (hanno rifiutato il riconoscimento ma verrano inseriti comunque).
I Brani piu famosi sono: Anarchy in the UK, God Save the Queen, Pretty Vacant, Belsen Was a Gas, Holiday In The Sun .


Citazione del giorno:
"Una società di atei inventerebbe subito una religione" (Honorè De Balzac)



sabato 25 ottobre 2008

Un altro ricordo della Convention Jethro Tull


Pubblico con piacere i ricordi di un fan, Maurizio Astolfi (il Rag.), relativi alla Convention dei Jethro Tull, svoltasi ad Alessandria il 18 ottobre scorso.
RICORDI DI CONVENTION

Sono passati oramai più di due mesi dall’ultima missione del Magical Mistery Tull in occasione dei 40 anni dei Jethro Tull, ebbene... il ricordo non sembra sopirsi ancora.
Tanta era la voglia di vivere assieme questa avventura che ancora oggi permane il pulsare delle sensazioni provate.

La Partenza

Ven 17 ottobre 2008 ore 9.00 Roma P.le Palalottomatica


“Allora Buongiorno ci siamo tutti si? Ci salutiamo bene dentro il pulman, ci aspettano otto ore di viaggio ‘nnamo! ”...
Così il grido d’esordio del Comandante Wazza Kanazza pronto a incitare e a sostenere la ciurma per una prova non facile da eseguire.


Il Viaggio


In 25 tra risate schiamazzi e attese sulla convention ci apprestiamo a vivere e subito dopo a nascondere i primi segnali di stanchezza, dopo tutto una convention di tale portata val bene un po’ di mal di schiena.
Per tutti l’imperativo era di viverla come una vacanza premio per i tanti anni spesi alla causa Jethro.
Chi come Annamaria, carina neofita e piacevole compagna di posto, viveva per la prima volta questo tipo di esperienza, o come Mr. Brendaglia veterano di tante battaglie oramai promosso a fotografo personale di quel buontempone di Glenn Cornick ;
gli amici OAK con i loro ricordi, aneddoti e curiosità del famigerato pianeta musica, l’entusiasmo degli amici di San Gregorio, l’allegria spumeggiante di Mara e la fondamentale assistenza di Santa Gemma da Genzano che allietava il cammino con dolci e attenzioni .
Intanto si arrivava in quel di Alessandria.

La Convention



Raggiunti all’alba anche dal buon Maurizio rivediamo tanti volti noti e ogni anno che passa è una conferma della forza e potenza di questa kermesse capace di richiamare a se tutti i suoi fedeli sparsi lungo la penisola e non solo.
Quest’ anno poi a festeggiare non sono voluti mancare proprio loro, la famiglia Jethro Tull quasi al completo, i sempre presenti Beggar’s Farm con la loro tecnica sopraffina e a 10 anni dall’ ultima volta i nostri compagni di viaggio OAK con il loro apporto di cuore e sudore genuino.

Lo spettacolo è stato coinvolgente con tutti i gruppi supportati anche dai colleghi più famosi contenti di dividersi il palco a colpi di assoli e jam sessions; forse si poteva fare qualcosa di più e forse meglio, ma va bene così, gli sforzi per allestire un avvenimento di tale portata si sono visti non sono stati pochi, l’mportante è non perdersi per strada lo spirito che fa muovere tutto questo, la possibilità ai tanti fans di essere per un solo istante protagonisti accanto ai loro miti.

Il Ritorno

Domenica 19 ottobre 2008 Roma ore 18.00 P.le Palalottomatica

Missione compiuta. Possiamo ritornare alle nostre case, con un po’ di stanchezza ma con una soddisfazione immensa.

Divoriamo chilometri con il sole in faccia, liberiamo la mente dolcemente, questo viaggio di ritorno è un viaggio verso noi, domani è un altro giorno, oggi possiamo essere eroi.

giovedì 23 ottobre 2008

Convention Jethro Tull , Alessandria 18 ottobre 2008



Per tutti i fan dei Jethro Tull la Convention di Alessandria ...

svoltasi sabato 18 ottobre 2008, era un appuntamento da non poter mancare.
Si ha sempre l’impressione che potrebbe essere l’ultima occasione, anche se
 Ian Anderson sta dando a tutti innumerevoli speranze che i limiti di longevità artistica si possano dilatare sino ad arrivare a confini insperati.
Per me era la seconda Convention dopo quella di Novi Ligure, nel 2006, e in questi due anni ho avuto modo di entrare un po’ più nell’intimo di questo mondo tulliano, attraverso i miei scritti, attraverso il forum de” Itullians”, attraverso amicizie nate spontanee e aventi come denominatore comune l’amore per un particolare tipo di musica, che per quelli come me ha il significato della colonna sonora generazionale.
Ora, a distanza di ventiquattrore, sono qui a chiedermi, ancora stordito, che cosa mi rimane, che significato generale posso dare a quanto vissuto per un giorno e mezzo.
Il giudizio sulla riuscita di un evento simile può trovare tante risposte, magari contrastanti, magari piene di distinguo e di colori sfumati.
L’organizzazione è complicata e trovare consensi assoluti credo sia missione impossibile, ma mi immagino che chi ha diretto l’intero evento debba dare e darsi un voto dopo aver valutato una serie di elementi che per noi spettatori rimangono nascosti .
Ci saranno bilanci da far quadrare, problemi tecnici, incomprensioni, piccole o grandi liti, e chi più ne ha più ne metta.
Ma per la maggior parte dei presenti l’importante era la musica, l’atmosfera anomala, la ricerca di conferme, la voglia di trovare degli amici.
Io ho passato ore indimenticabili e cercherò di descrivere minuziosamente ciò che ho provato, convinto che non sia un argomento di interesse generale, ma sicuramente apprezzabile (almeno negli intenti) da chi era presente, e forse anche da chi non è riuscito ad esserci, ma avrebbe voluto.
Proporrò aneddoti, filmati e considerazioni personali che, ci tengo a sottolinearlo, non possono avere valore assoluto, ma sono il frutto di uno stato d’animo che si prova raramente, purtroppo.
Soffermarmi sui dettagli risulterà noioso per alcuni, ma voglio essere certo che quando a distanza di tempo andrò a rileggere questo resoconto, riproverò parte delle emozioni vissute.
Inizio da una considerazione di carattere generale.
Ad un certo punto del concerto qualche spettatore ha “spinto” per avere sul palco Ian, e Taulino ha ricordato a tutti che la Convention era dei Jethro Tull(e non del solo Anderson, aggiungo io).
Ecco, mi sento di dire che non è stata la kermesse di Ian Anderson.
LUI compare periodicamente nei discorsi dei presenti, e se è vero che si parte dalle critiche più disparate, che iniziano dalla musica e dalla voce, per arrivare ad elementi personali, alla fine arriva sempre l’assoluzione che sa tanto di “giustificazione a prescindere”… lui è il motivo per cui esiste questo nostro mondo tulliano.
Ma l’aria che ho respirato mi ha fatto pensare che il tutto sopravviva per effetto delle ramificazioni di Ian, che esista ormai una specie di soggetto che si autoalimenta attraverso la passione e l’impegno di tanta gente, e per quello che mi riguarda sarò ugualmente un partecipante entusiasta della prossima Convention, anche senza il RE in persona, impegnato magari in un’altra parte del mondo, ma sicuramente presente con lo spirito.
Ma andiamo con ordine, seguendo una certa cronologia.


La preparazione alla Convention

I miei concerti nascono molto tempo prima della vera data, sia dal punto di vista emotivo che da quello organizzativo. Per questa occasione avevo già messo in conto di non poterci essere, ma col passare del tempo uno spiraglio si è aperto e quindi avevo programmato la partenza per la mattina del 18, con l’intento di pranzare con tanti forumisti con cui ho rapporto quotidiano, senza peraltro averli mai incontrati.
Venerdì mattina (venerdì 17, ma la superstizione è stata messa da parte), colto da raptus improvviso, decido di essere ad Alessandria già alla sera, per poter incontrare chi parte da lontano e obbligatoriamente deve arrivare con anticipo.
In pochi minuti prenoto un hotel in città, non prima di aver informato (eufemismo che nasconde i verbi più disparati) la mia paziente moglie che capisce il mio picco di pazzia tulliana.
Arrivo ad Alessandria nel tardo pomeriggio. Dista quarantacinque minuti da casa mia, ma realizzo che non l’ho mai visitata. Mi metto in contatto con Eddy ( Lifeisalongsong), administrator del forum, che da Trieste arriva con parte della famiglia. Ovviamente è presente la figlia Emma (Fallen Angel Scarlet) creatrice materiale dello spazio messo a disposizione dal webmaster del sito, oltre alla moglie Emanuela.
Ci ritroviamo davanti all’Hotel Europa dove la colonia romana ha preso posizione.
Ci sono diversi gruppi davanti all’entrata e supponiamo che siano li per lo stesso motivo.
L’impasse si interrompe quando una faccia conosciuta, legata ad un nome mitico nell’ambiente, ci viene incontro. E’ Aldo Pancotti, ovvero 
Wazza Kanazza, che ci saluta e ci accompagna verso il resto della truppa da lui organizzata e condotta sino ad Alessandria. Ciò che segue, come altre cose che racconterò, è a beneficio di occasionali lettori, non certo per i frequentatori dell’ambiente, e capisco che per gli introdotti leggere mie note su personaggi conosciuti come W.K. possa sembrare superfluo, ma nella veste di cronista dell’evento preferisco registrare anche il conosciuto.
Aldo è una persona super nota nell’ambiente, cultore della musica dei Jethro e non solo, e possessore di rarità musicali. E’ lui che ha regalato a Ian Anderson 160 DVD che ripercorrono la storia di questo gruppo, materiale che era forse inedito anche per Ian.
Sulle sue spalle anche responsabilità organizzative e gestione del merchandise, nonché l’ideazione delle grafiche di alcune magliette che si trasformano poi, con l’andare del tempo, in oggetti di culto.
E’ la prima volta che gli parlo direttamente, anche se ci siamo spesso scritti, e credo che la raccolta dei suoi aneddoti e delle vicende musicali da lui vissute, potrebbero formare un libro di considerevoli dimensioni. “Aldo, ma quando mi concederai un’intervista?”.
La sua simpatia colpisce immediatamente e la sua conoscenza resterà per me uno dei momenti più piacevoli della Convention.

Ci presenta agli altri, iniziando dalla moglie Gemma, che dice di aver conosciuto attraverso CIAO 2001 (e già questo sarebbe argomento da approfondire, senza volere scavare nel privato).
Passando da mano a mano scopro che qualcuno mi conosce (“ah... il blog di Athos!”) , e trovo “Tundra-Fra”, con cui avevo dialogato sul doppio forum , Jethro e Finardi.
Sembra un reunion di amici e la conclusione ideale è la cena, prenotata da Eddy, in una trattoria da ricordare.
Il gruppo romano si sposta con un pulmino, all’interno del quale si trovano alcuni protagonisti on stage della giornata successiva.
Sto parlando del gruppo degli OAK, che conoscevo solo di nome e fama, ma che rappresenteranno, a consuntivo, una felicissima sorpresa.
E’ una cena allegra, fatta di battute e divertimento, con qualche aneddoto di Wazza e qualche timido canto stimolato da un fisarmonicista che si aggira tra i tavoli.


Jose’ dei Tullianos (colonia spagnola) ci offre una bottiglia per celebrare il suo compleanno.
La serata è un buon antipasto, in attesa del pranzo e della cena del sabato.
Ma quali sono gli ingredienti della Convention? Quali gli artisti?
Vediamo l’elenco.
Il programma.

La giornata inizia ufficialmente alle 15 .30, con l’esposizione delle rarità ed il merchandise.
Contemporaneamente, nella ridotta sala Ferrero (forse 200 posti?) si parte con le cover band:
Sossity e OAK con vari ospiti.
Per la serata è prevista l’apertura dei Beggar’s Farm a cui seguiranno le miscele più impensate, che vedranno come protagonisti, oltre ad alcuni artisti pomeridiani, anche i seguenti Jethro D.O.C.:

Ian Anderson
Mick Abrahams
Glenn Cornick

Jeffrey Hammond-Hammond (ma lui si presenterà soltanto, senza suonare)
Barriemore Barlow
Dave Pegg
Gerry Conway
Jonathan Noyce
David Goodier

Ma facciamo un passo indietro.
Sono le 9.45 , e dopo un breve giro nella downtown qualcosa mi spinge verso l’entrata del teatro.
Vedo un po’ di movimento e riconosco alcuni romani della sera prima .
"Armeggiano" attaccati ad un’auto, nel senso che aiutano a scaricare del materiale.
La mercanzia trasportata è merce davvero rara, e cioè una collezione incredibile di dischi, poster, immagini e oggetti di ogni genere, legati ai Jethro.
Tutta roba da esporre e in parte vendere .




Sin qui tutto relativamente normale: esiste un appassionato esasperato (non me ne voglia Alessandro, io sono orgoglioso quando mi giudicano così) che propone i suoi cimeli.
Ci salutiamo, come se ci conoscessimo, ma è la prima volta che lo vedo.
La cosa strana è che
 Alessandro Gaglione, lavora di fronte a me, e abita a 10 km da casa mia!!
Gli chiedo:" Ma come è possibile che non ci conosciamo? "
La Tullianite è malattia contagiosa che tende a aggregare chi ne viene colpito!!
E se formassimo una colonna savonese?
Il concetto si rafforza quando scoprirò più tardi che è presente un altro mio concittadino che contribuisce fattivamente alla causa, Fulvio Bava, fornitore di molte foto utilizzate nelle fanzine, e anche lui mio dirimpettaio lavorativo.
Da approfondire.
Mi intrufolo, anche se non è mia abitudine, e per giustificare la mia presenza do una mano nell’allestimento dei tavoli.
L’emozione aumenta.
Si incrementa poi a dismisura quando sento un flauto.
Mi affaccio dalle tende che sono in fondo alla sala principale e vedo i musicisti in prova.
Tra loro Ian, che riesco minimamente a riprendere mentre da disposizioni agli altri musicisti.



Incredibile poter fissare per sempre le prove di sua maestà!
Speriamo non mi chieda i diritti!
Arriva Wazza e compro subito la maglietta della Convention, quella da lui ideata e realizzata da Glauco Cartocci.
La indosso immediatamente, in sostituzione di quella acquistata al concerto di Milano, ed è un vero atto di coraggio.
Io acquisto t-shirt in occasione di ogni concerto, ma poi non ritengo mai adeguato indossarle, e finiscono appese nel mio garage fatto di cimeli, unitamente ai biglietti di entrata.
Da segnalare che l’acquisto della maglia da diritto al poster ufficiale, ed è questo davvero un bel ricordo.
A completamento una ricca brochure, molto esaustiva dell’evento, annessa al ticket di entrata.
Giro per il teatro e apro qualche porta di emergenza per far entrare qualche amico.
E’ tutta gente che ne ha titolo, a mio avviso, persone con cui ci si dirige nella sala prove degli OAK, la stessa sala dove si esibiranno nel pomeriggio.
Il check sound mi da la misura della valenza di questi artisti, ed assistiamo in religioso silenzio a ciò che viene proposto.
Francamente mi sento molto “a casa mia” ed il tutto si completa quando ci raggiungono altri forumisti che conosco solo di nome, Damiano –McHeyre e Giampiero-Hamrin (grazie per il cd che mi hai portato!).
La mattina vola e perdiamo la cognizione del tempo.
A ricordarci l’orario è il nostro stomaco che protesta e così ci rifocilliamo in una pizzeria del centro.
Nell’occasione si aggiungono a noi Raffaella –Maga Magò e consorte.



Lo spettacolo pomeridiano.


I primi ad esibirsi sono i Sossity , un duo formato da Paul Forrest , cantante e polistrumentista e Marcie Schreier, cantante e flautista. Li ritroverò a tratti la sera, sul palco maggiore. Paul ha la stessa mimica di Ian (tipico dei frontman jetrocoverizzati), ma ha anche la stessa identica voce (di un tempo) e questo, udite udite, non è l’estrema ricerca della clonazione, perché quando parla, tra un brano e l’altro, la voce è sempre quella, il timbro sempre lo stesso.
Ascoltandolo a ora tarda, mentre cantava “Beggar’s Farm”, ho provato a chiudere un attimo gli occhi, e sono tornato indietro di molti anni.
E questa è solo una nota oggettiva, che non ha lo scopo di affondare il coltello nella ferita già profonda. A me sono piaciuti molto ed ho acquistato il loro materiale per approfondire.
Viene poi il turno degli OAK, quelli di Roma, quelli incontrati la sera prima.
In realtà le persone sul palco si sostituiranno con una certa frequenza rispetto al gruppo dello start, per cui sarà facile vedere il cambio alla chitarra, al basso, alla voce e alla batteria. Tra le tante persone che si sono avvicendate, nota di rilievo per un 
Glenn Cornick inguardabile, o guardabilissimo, a seconda dei punti di vista, per effetto della sua cresta tricolore, e per Barrie Barlow , un gigante con le bacchette in mano.
Nei i vari mix, anche la presenza dei 
Sossity e di Josè .
Ma la vera rivelazione, almeno per me che non lo conoscevo, è 
Jerry Cutillo.
Da quindici anni guida questo gruppo che, da quanto visto e sentito, non è solo “copiatore “ di altra musica, ma anche propositore di grandi novità.
E’ anche l’unico che si può accostare pienamente a Ian, nella ripetizione del ruolo, in quanto cantante, chitarrista (balalaika compresa) e flautista.
E' inoltre un animale da palcoscenico e si muove con spettacolarità ed energia.
Ci propongono uno spettacolo completo, con balli, travestimenti, musica e mimica da cabaret. Un grande voto a questo gruppo, nessuno escluso, compresa la piccola Isabel (sperando di non sbagliare nome). La set list è variegata, e comprende brani che non siamo più abituati ad ascoltare dal vivo.
All’interno, una canzone scritta da Jerry, che non sfigurerebbe in nessun album prog di musicisti più affermati. Ma la mia preferenza va a “My God”, ovvero il brano dei J.T. che più amo, e che nell’occasione presenta un fraseggio centrale di flauto che non avevo mai sentito, davvero coinvolgente, probabilmente un tocco personale di Jerry .


Io registro tutto il possibile, impegnato nella gestione delle batterie della videocamera, sempre inadeguate, e delle video cassette, sempre poche.
Arriviamo in un lampo alla fine (tre ore volate via in un attimo) e guadagno il palco per qualche foto, mentre Jerry mi impresta la sua balalaika per "regalarmi" un tono da musicista. Mi dirigo verso l’uscita e riesco a “carpire” due foto storiche.
La prima è con Glenn Cornick. Ne ho già una scattata nel 2006, ma questa con la testa variopinta è una chicca (peccato che nella foto manchi proprio la parte più colorata).


Gli dico:”Glenn ti ricordi? Mi hai concesso un’intervista via mail. Sono Athos!”. “Ah sì, facciamo una foto”, ma ovviamente è solo una concessione gentile e non ha idea di chi io sia.
La seconda picture credo sia davvero da collezione, perche farsi fotografare con Jeffrey Hammond-Hammond è cosa rara, visto che non fa più parte del giro musicale.
Il suo accompagnatore lo vuole portare via ma riesco a convincerlo, mentre Jeffrey appare frastornato e sembra non capire cosa stia accadendo e forse si domanda perché un padre di famiglia cinquantenne debba pretendere cose così… infantili.
E’ l’ora della cena ma a noi basta un sandwich seduti al bar annesso al teatro.
La gente aumenta a dismisura, ma riusciamo ad incontrare altri amici senza volto, sino a quel momento: Michele-
Chea, Darked Ages (suo figlio undicenne si innamora delle mie spillette dei Jethro e con grande piacere gli chiedo di sceglierne una), Michela, Goacer, The Wistler e sono sicuro di dimenticare qualcuno.
Non dimentico Michelangelo- 
The Pied Piper, appena arrivato dalla Toscana, con un dono per tutti noi, un suo lavoro musicale che ad un primo ascolto (in auto, sulla via del ritorno) mi pare di qualità. In ogni caso il solo pensiero avuto è di per se rimarchevole.
Così come da tenere in considerazione la sua idea di rivisitare i Jethro in veste rivoluzionaria.
Magari un Aqualung stile bossanova o Life is a Long Song con accenti metallici.
Sembrano bizzarrie, ma ho ascoltato i demo e se è vero che è un gioco, è altresì vero che è molto divertente e nello spirito del “
diamo i Tull alle masse”.
Rientriamo e prendiamo posto in platea, zona centrale, quella da noi scelta.
Tutto gremito.
Iniziano i 
Beggar’s, ma Taulino, in veste di organizzatore, lascia spesso il posto agli ospiti e introduce i vari cambiamenti.
Aldo Tagliaferro, il presidente sempre molto indaffarato, sale sul palco tenendosi in disparte, finendo poi per accentrarsi dietro richiesta specifica. Racconta succintamente cosa verrà proposto, cosa sono stati i Jethro e cosa rappresentano ancora oggi. Lo spettacolo decolla. Difficile raccontare dei Beggar’s come singola entità, della loro bravura e professionalità, perché esiste una base Beggar’s su cui tutti ruotano, dai Sossity a Cutillo, da giovani occupanti la sezione fiati, ai vari membri importanti. E il risultato è sempre di qualità.
Un tuffo al cuore quando troviamo assieme sul palco 
Cornick e Abrahams che duettano.
Un tuffo al cuore quando contemporaneamente troviamo 
Barlow e Conway.
Un tuffo al cuore quando
 Pegg imbraccia il mandolino e lo usa in Jack Frost, spingendosi poi sino a Locomotive Breath, nel bis.
Un tuffo al cuore quando vediamo
 Noyce e Goodier (sì , anche l’ultimo arrivato sembra ben amalgamato) che si danno il cambio accompagnando Ian.
L’aspetto tecnico, garantito dalla presenza di tanti professionisti, viene superato da quello emotivo, a cui non riesco a sottrarmi. Trovo poco importante raccontare la scaletta e descrivere i vari brani, anche se il dovere di cronaca mi impone di evidenziare che per questo importante anniversario è stato presentato “This Was” unitamente a “Heawy Horses”, pezzi del repertorio classico, più una rivisitazione degli anni ottanta. Da brivido. Ian è stato uno dei protagonisti, molto acclamato, venerato, guardato a vista con estremo rispetto.
Ci sia aspetta sempre che compaia dal nulla e lui puntualmente arriva (solo sul palco, per carità), ringrazia e da l’impressione di sentirsi a casa sua.
Sempre mattatore, sempre grande musicista, sempre trascinatore, sempre col collo proteso verso l’alto.



Dobbiamo solo ringraziare, ne sono convinto, non è retorica.
Però ribadisco il concetto già espresso, evidenziando che è solo il mio modestissimo parere: è la Convention di tutti, non la sua.




Il bis arriva come sempre e Locomotive Breath non ci coglie impreparati.
E’ fantastica l’immagine finale, con tutti i protagonisti uniti e abbracciati nel salutare, una linea che va da lato a lato e che occupa tutto il palco.
Peccato che mancasse Mike Abrahams.



Ci dirigiamo un po’ tristi verso l’uscita nella speranza di un prolungamento di serata.
Dave Pegg è già rosso in viso e la birra che ha in mano la dice lunga.
Provo a farmi fotografare e io e Eddy riusciamo letteralmente ad incastrare la sua testa tra le nostre. Sul suo doppio CD del 60esimo mi fa una dedica … da collezione.
Ma non è finita, c’è Abrahams che si lascia immortalare e anche con lui timbro il cartellino, come facevo da adolescente.




Siamo ancora in attesa, ma non sappiamo di cosa.
La speranza non muore mai e ci dirigiamo sul retro del teatro ritrovandoci direttamente sul palco (ma io me ne sono accorto solo dopo un quarto d’ora).
Li c’e’ ancora movimento. Troviamo Andrea Vercesi (che ci ha indicato telefonicamente la strada) e dopo uno sguardo a 360 gradi vediamo altri protagonisti.
Ultima foto con Goodier, Barlow e un Noyce pieno di bottiglie in mano, e poi è davvero finita.
Con una buona dose di tristezza ci congediamo ed Eddy mi porta al parcheggio dove ci salutiamo un’ultima volta.
Emma –Fallen Angel Scarlet ci ha canzonato tutto il tempo, cercando di farci sedere vicini per favorire la nostra”pazzia”.
Sì, forse non sono proprio nei miei centri se oggi mi sono sentito un adolescente!



I miei voti


-Mike Abrhams: l’unico straniero che si esprime dal palco in italiano e dichiara che l’Italia è la sua seconda patria. Voto 9 per lo sforzo e la sua dichiarazione di intenti.
-Michelangelo –
The Pied Piper: alla fine del concerto appare con il giubbotto a mò di gonna. La sua giustificazione è che si è rotta la cerniera dei pantaloni. Lo accalappio per farmi scattare la foto con Abrahams, e Michelone resta colpito dal gonnellino. Gli chiede :”Cosa è quelo? Pechè hai quela cosa davanti?” .
Pied è imbarazzato da cotanto interessamento e farfuglia qualcosa mentre io cerco di spiegare, ma mentre ci allontaniamo il chitarrista continua a dire (ridendo) :”
schifoso, schifoso”. Chissa’ che significato ha per lui!
Voto 10 a Michele per l’interessamento e un bel 10 a Pied che ha trovato uno sporco ma efficacie stratagemma per far parlare di lui il primo chitarrista dei Tull.
“
Lo avresti mai pensato ad inizio anni settanta?”.
-Athos, ovvero me stesso: una volta nei pressi di Pegg ho pensato anche io ad un subdolo stratagemma per colpire la sua attenzione, usando un azzardo che poteva portare ad una reazione negativa. Avendo la stessa testa lucida (lui un po’ meno a dire il vero) ho provato la carta della solidarietà e gli ho detto:” Dave, please, we have the same head, can I have a picture with you?” Fortunatamente la reazione è stata positiva e lui ha attaccato la sua testa alla mia (ed Eddy si è unito) ed ho ottenuto un altro splendido ricordo. Voto 9 a me per il coraggio e 10 a Pegg per aver capito che abbiamo lo stesso talento musicale, ovvero la stessa materia grigia contenuta in una testa priva di “hair”.
-Isabel (spero di nuovo di non sbagliare): è la più piccola del gruppo (4-5 anni?) e credo sia la figlia di Jerry. Si esibisce sul palco come ballerina e soprattutto resiste alle fatiche della giornata.
Voto 10 con lode.
-Wazza Kanazza: regala battute a destra e a manca, e cerca il bandolo della matassa che tende a sfuggire ogni cinque minuti. Alla fine perde pure la pazienza, ma una Convention senza di lui non la posso immaginare. Voto 9+
-Aldo Tagliaferro e Franco Taulino: organizzano qualcosa che resterà nella mia mente per sempre e questo vale ad entrambi un bel 10.
-Jerry Cutillo: artista sotto ogni punto di vista, 10 incondizionato (anche se vorrei citare tutti i membri della sua band).
-
Paul Forrest:10 per la voce rubata a Ian
-
Alessandro Gaglione: 10 per tutto ciò che possiede e per il fatto di essere savonese.
- 
Fulvio Bava: 10 per le foto che mi manderà e anche lui per essere savonese.
- I 
miei amici forumisti: senza voto (nel senso che hanno superato i limiti conosciuti), per tutto ciò che sanno dare, chiedendo poco in cambio.
-
Glenn Cornick : 10 e lodissimo per il look, rettifico, per il coraggio dimostrato
nell’adottare un simil look
-
Dave Pegg : 10 . In questi luoghi dove il vino regna sovrano, Dave ha dato dimostrazione di come una massiccia dose di birra possa far cambiare colore velocemente, senza ricercare tintarelle artificiali che durano ore.
Guardandolo da vicino forse ha esagerato con la dose, ma suona da Dio.
-
Il gruppo romano (quelli della cena di venerdì): voto 10 per la compattezza e la passione che li guida.
-
Un bel voto largo largo a tutti i Jethro , vecchi e nuovi, per il solo fatto di essere presenti (che è diverso da essere “partecipanti”).



Qualche rammarico.



Il disco This Was, primo del gruppo, vedeva come componenti, oltre ad Anderson, Abrahams, Cornick e Bunker.
A ben vedere tre quarti di formazione erano presenti e il disco è stato riproposto per intero.
Mi sarebbe piaciuto vederli suonare assieme, anche se le voci relative alle incomprensioni sono circolate e non tutte vedevano Ian come protagonista (anche questa è una grande fatica organizzativa).
Non mi è dato di conoscere la verità e non sarebbe di grande utilità conoscerla, ma rilevo che sarebbe stata una performance unica.
Altra nota dolente, ma questo è un fatto personale, è l’assenza di qualche amico , forumista e artista.
Sarebbe stata un’occasione per condividere un bel momento, sarebbe stata un’occasione per ascoltare altri grandi musicisti.



Conclusione e riflessioni.


La mia oceanica descrizione è arrivata alla fine e una riflessione è d’obbligo.
La musica è miracolosa. Da tempo gioco sui concetti del tipo ”azzeramento delle differenze”, “annullamento delle barriere generazionali”, “medicina miracolosa” che rende tutti uguali. Ci sarebbe molta retorica in queste affermazioni, se non fosse che abbiamo appena vissuto momenti di condivisione assoluta, senza una conoscenza reale di luoghi e persone, senza domandare niente di estremamente personale, lasciandosi andare a comportamenti inusuali e, per quanto mi riguarda, tornando per qualche ora indietro nel tempo. I problemi quotidiani, enormi per tutti, sono rimasti per un attimo nel cassetto, e ci siamo “donati”, ci siamo aperti, per lasciar entrare tutto il bene possibile. E se il bene si chiama musica non credo ci sia niente di “sacrilego”, essendo la musica compagna di vita nostra, di chi ci ha preceduto, e di chi verrà dopo di noi. I teatrini che si inseriscono in questo contesto, sono minima cosa rispetto al beneficio globale che ne deriva, e sono convinto di aver partecipato a qualcosa che resterà tra i momenti della vita da ricordare.
Questo mi riporta ai meriti di Ian Anderson.
Che ci sia o non ci sia ha poca importanza per me.
Lui ha creato tutto ciò che io e molti milioni di fan desideravamo con forza.
Nella mia adolescenza ho cercato con insistenza di sostituire i Jethro, di trovare alternative, di metterli in discussione, per il solo gusto del nuovo.
Ho trovato tanti meravigliosi artisti che ascolto ancora regolarmente, ma nessuno ha mai eguagliato 
LORO. Tutto questo ha poco di ragionato, ma fa parte della sfera istintiva.
Sono solito dire che quando ascolto un nuovo brano mi bastano trenta secondi per sapere se lo cancellerò dalla mente o se lo risentirò mille volte.
Ecco, i Jethro li ho risentiti miliardi di volte.
Grazie a tutti.