
lunedì 10 novembre 2008
On the Road

sabato 8 novembre 2008
Mandolin Cocktail

Domenica 9 novembre ore 22:00 RAINDOGS•VIA CHIODO 20, ZONA PORTO•SAVONA•
INFO: 348/4040892•328/4651354•
http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.raindogshouse.it http://mailstore.rossoalice.alice.it/exchweb/bin/redir.asp?URL=http://www.myspace.com/raindogshouse
Carlo Aonzo in Mandolin Cocktail
con Renzo Luise ,chitarra swing
Dino Cerruti, contrabbasso
Loris Lombardo, percussioni
e con Elena Buttiero, arpa celtica e la partecipazione di Simona Scarano, voce e chitarra
Carlo Aonzo in Mandolin Cocktail
Info: Carlo Aonzo 347.25.34.852 - Sandro Signorile 346.49.55.380
venerdì 7 novembre 2008
Joe Pitt's Band
A Savona esiste un locale , il Raindogs...
che ha il pregio di presentare settimanalmente la musica che io amo.
Parlo soprattutto di blues, di rock, ma non credo ci siano preclusioni, da parte dei gestori, a spaziare tra i vari generi esistenti, purchè si parli di musica di qualità.
Altra peculiarità è quella di dare il palco a musicisti spesso sconosciuti in Italia, ma magari di valore internazionale.
Dedicherò tempo e spazio al Raindogs dopo che avrò raccolto le necessarie informazioni, e cercherò di fare la massima pubblicità a chi è capace di dedicare il proprio tempo( e denaro) alla diffusione di musica dal vivo , forse di nicchia, ma largamente seguita da giovani e meno giovani.
My Space :http://www.myspace.com/raindogshouse
Ieri sera era il turno della Joe Pitt’s Band.
Chi è Joe Pitt?
Travolgente e talentuoso, Joe Pitt prende il meglio del blues di "ieri" e lo trasforma in un blues moderno. Joe è stato spesso comparato ad artisti del calibro di Warren Haynes, Larry McCray e Walter Trout. Nonostante le sue influenza spazino da Duane Allman e Jeff Back a Roy Buchanan, Joe si sta affermando internazionalmente grazie alle sue doti di "slider" e capacità di improvvisazioni funky.
Gli studi presso la Berklee College of Music hanno insegnato infinite possibilità di utilizzo degli strumenti a corde a Joe. Dal funk al jazz al blues al rock, e tutto quanto in mezzo, Joe è diventato un maestro della musica. Considerata una delle migliori band dell'Arkansas, Joe Pitts Band ha suonato ovunque nel mondo, partecipando a centinaia di eventi in Europa e in tutto il mid-west e mid-sud Americano.
Joe è stato premiato per le sue doti vocali come uno dei migliori cantanti nell'anno 2006 all'Artist Radio awards. Joe vanta inoltre esibizioni al Crossroads Musical Exhibition e all'International Blues Conference.
Per gli amanti del blues, e non solo, un "must".
Il giudizio che ho trovato in rete è confortato da quanto ho potuto vedere ed ascoltare.
Un chitarrista preciso, fantasioso, virtuoso della slide guitar , accompagnato da una sezione ritmica di prima qualità.
Il classico trio , chitarra, basso e batteria, che arriva al cuore e allo stesso tempo ti invita al movimento.
Il tutto in un ambiente da fine anni 60.
Non è più giovanissimo e mi chiedo come sia possibile che non lo abbia mai sentito.
Propongo un filmato esemplificativo di quanto può dare la band on stage.
Nel pomeriggio, Joe, in giro per la darsena , non ha potuto non notare una delle navi presenti nel porto , pronte a salpare per qualche destinazione turistica.
Sorpreso, ha raccontato di non aver mai visto prima una nave da crociera.
Non è importante Joe..non è importante!
Cradle To The Grave
Citazione del giorno:
"Le idee chiare e precise sono le più pericolose, perché non si osa più cambiarle" (Andrè Gide)
giovedì 6 novembre 2008
Nirvana
Nirvana sono il gruppo più rappresentativo del movimento grunge. In pochi anni e con una manciata di album all’attivo, sono riusciti a imporsi come la vera leggenda della scena di Seattle, riuscendo a interpretare l’umore di un’intera generazione e trasformando l’alternative rock in un fenomeno di massa. Il sacrificio del loro leader, Kurt Cobain, ha certamente alimentato il mito, ma l’impatto della musica dei Nirvana sugli anni ’90 è indiscutibile e si può paragonare per certi versi a quello avuto dagli Rem e dagli U2 sul decennio precedente. Le radici delle band sono individuabili nell'ambiente dei loro colleghi Melvins. Ispirandosi a loro, Kurt Cobain (canto e chitarra), Chris Novoselic (basso) e Chad Channing (batteria) formano i Nirvana e iniziano a suonare usando proprio la strumentazione di seconda mano dei Melvins. In realtà, nessuno dei tre è di Seattle: Cobain è nato a Hoquiam (Washington), Novoselic e Channing sono californiani. Ma i loro dischi, insieme a quelli di Pearl Jam e Soundgarden, trasformeranno questa piccola città del Nord-Ovest degli States in una fabbrica di successi miliardari. Dopo aver pubblicato il 45 giri “Love Buzz/Big Cheese” per l'etichetta simbolo della scena cittadina, la Sub Pop Records, i Nirvana esordiscono a 33 giri con Bleach (1989).
Cobain si rivela subito l’anima del gruppo. Le sue capacità compositive, in bilico tra John Lennon e Sid Vicious, emergono da pezzi come “About A Girl”, una ballata che preannuncia l'esistenzialismo e la vena desolata del suo stile, ma anche da prototipi grunge come “School”, “Blew” e la cover “Love Buzz” che fissano subito i parametri del sound Nirvana degli anni a venire. Un sound duro e spigoloso, che mescola il blues-rock sporco di Rolling Stones e Stooges con la tradizione hard-rock (dai Led Zeppelin agli Aerosmith) e con il fervore hardcore di Husker Du e Pixies. Il disco e la successiva tournée garantiscono alla band un buon successo e la incoraggiano a proseguire, malgrado già affiorino i problemi di salute psico-fisica del suo leader. Ingaggiato alla batteria Dave Grohl (Warren, Ohio), il trio firma con la major Geffen e, nel settembre 1991, pubblica Nevermind. Prodotto da Butch Vig e mixato da Andy Wallace, è un disco destinato a entrare di diritto nei classici di sempre. Pochi album, nella storia del rock, hanno infatti saputo incarnare con la stessa intensità gli umori e le ansie di un'intera generazione. Eppure Kurt Cobain, a registrazioni ultimate, non era soddisfatto.
Non perdonava a Gary Gersh e a Andy Wallace, rispettivamente discografico e produttore, di aver voluto mettere le mani sul materiale, accentuandone dinamica e profondità, e smussandone gli angoli. Stava commettendo un errore colossale. Proprio l'equilibrio, infatti, è il segreto di questo lavoro, capace di mescolare con le giuste proporzioni hard-rock e melodia, asprezza del suono e nitidezza degli arrangiamenti, furia punk iconoclasta e malinconia esistenziale. La peculiarità dei Nirvana è di saper associare al sarcasmo nichilista del punk un talento melodico sconosciuto a gran parte delle formazioni che emergono nello stesso periodo. E poi ci sono i testi: una perfetta fusione fra musica e vita, in grado di creare una simbiosi mitica fra artista e pubblico che tocca il suo apice in “Smell like teen spirit”, il grido rabbioso che apre l'opera e rimarrà negli annali a simboleggiare lo spirito, apatico e sarcastico, di un'intera generazione (lo rivisiterà anche in un'interessante versione "sensuale" Tori Amos). Rinunciando in parte alla durezza del precedente “Bleach”, Cobain dà sfogo ai suoi demoni in una serie di ballate nevrotiche, che ricordano da vicino quelle del suo grande maestro, Neil Young.
Testo della lettera lasciata da Kurt prima del suicidio.

"....a boddahparlando cn la lingua di un sempliciotto con esperienza che ovviamente preferirebbe essere uno sviritizzato,infantile,lamentone.Questo messaggio dovrebbe essere abbastanza facile da capire.Tutti gli avvertimenti da parte del punk rock 101 scorrono negli anni,dalla prima volta ke sono stato uno dotto,dovremmo dire all' etica ke ha a ke fare con l' indipendenza e l' abbracciare la tua comunità si è dimostrato essere molto vero.Non ho provato l' eccitazione di ascoltare cosi come quella di creare musica insieme al leggere e amo scrivere da troppi anni ormai. Mi sento in colpa al di la delle parole x queste cose.per esempio:quando siamo dietro al palco e le luci si spengono e il boato maniacale della folla inizia ,nn mi tocca nel modo in cui succedeva a freddy mercury, ke sembrava amare,godere dell'amore e dell'adorazionedella folla,ke è qualcosa ke ammiro e invidio totalmente.Il fatto è ke nn posso prendervi in giro..nessuno di voi.Non è giusto nei vostri confronti e nei miei.Il peggior crimineke posso commettere sarerebbe quello di ingannare la gente fingendo e pretendendo di stare divertendomi al 100%.qualke volta mi sento come se avessi un orologio"fora tempo"(nn ho trovato questo termine)prima di salire sul palco.Ho provato tutto cio ke era possibile x apprezzarlo -e lo faccio,dio, credimi lo faccio, ma nn è abbastanza-.Apprezzo il fatto ke io e noi abbiamo toccato (nei sentimenti)e divertito molte xsone. Devo essere uno di quei narcisisti ke apprezzano le cose solo quando sono finite.sono troppo sensibile.ho bisogno di essere un po' piu sensibile x riguadagnare gli entusiasmi ke avevo da bambino.durante le nostre 3 ultime tournee, ho apprezzato molto di + tutte le xsone ke ho conosciuto xsonalmente e come fans della nostra musica ma nn riesco ancora a suxare la frustrazione ,la colpa e l' empatia ke ho x ognuno.C'é del buono in ognuno di noi e penso semplicemente di amare troppo la gente, cosi tanto ke mi fa sentire maledettamente triste.il pesce(segno zodiacale)piccolo,triste sensibile e ke nn apprezza niente, Gesù xke nn ti diverti?nn lo so!Ho una moglie ke è una dea ke trasuda ambizione ed empatia e una figlia ke mi ricorda troppo quello ke ero un tempo ,pieno di amore e gioia, ke bacia ogni xsona ke incontra xke tutti sono buoni e nn le faranno del male. E questo mi spaventa /terrorizza a tal punto ke a fatica riesco a funzionare.Non sopporto il pensiero di FRANCES ke diventi la rock-star miserabile, auto-distruttiva e ke sa di morte quale io sono diventato. Mi va bene,molto bene,e ne sono grato, ma dall' eta di 7 anni sono diventato odioso nei confronti degli essere umani in generale.Solo xke sembra cosi facile x la gente tirare avanti ke provare empatia.Solo xke amo e sono troppo dispiaciuto x la gente , credo. Grazie a tutti dal profondo del mio stomaco ke brucia ed è nauseato x tutte le vostre lettere e interesse nel corso degli anni passati.Sono un tipo troppo eccentrico e lunatico.Non ho + la passione e quindi ricordate, è meglio bruciare ke spegnersi lentamente.
PACE AMORE EMPATIA KURT COBAINFRANCES E COURTNEY , SARO AL VOSTRO ALTARE. X FAVORE CONTINUA AD ANDARE AVANTI ,COURTNEY, X FRANCES.X LA SUA VITA KE SARA TANTO + FELICE SENZA DI ME".
Smell Like Teen Spirit
Citazione del giorno:
"La morte scredita. Il massimo successo è sopravvivere."(Saull Bellow)
martedì 4 novembre 2008
Jim Diamond

Erano anni che cercavo un brano dei PhD, “I Should Have Known Better”.
In realtà la canzone è di Jim Diamond , il cantante di quel gruppo, nato e finito negli anni ottanta.
Non conoscendo il titolo ed il nome dell'interprete, mi era sempre risultato impossibile finalizzare la ricerca, ma il caso, e le mie "indagini" in rete, mi hanno condotto verso il “diario degli anniversari” di Gianni Lucini, e per induzione sono arrivato alla meta.
Ho conosciuto i PhD nel 1982 , ed una loro canzone (ma forse maggiormente il video) è legata ad un momento importante della mia vita.
Come spesso accade per gli artisti meteora, non ho più sentito parlare di loro, e nella mia mente è rimasta questa canzone , per me bellissima, che solo oggi ho ritrovato.
Chi è Jim Diamond?
Vediamo cosa ho trovato on line
Conosciuto soprattutto per la straordinaria hit electro-soul realizzata con la band inglese Ph.D. nel 1982 - “I Won’t Let You Down” - Jim Diamond riuscì a replicare quella formula vincente due anni dopo in chiave solista per un singolo a suo nome intitolato “I Should Have Known Better”.
La sua voce particolarissima, acuta ma non stucchevole, unita ad una produzione moderna ma al tempo stesso reminiscente delle migliori idee anni Sessanta sul pop e sul “muro del suono”, funzionarono straordinariamente bene in quei due casi .
Purtroppo, come spesso capita nel pop, rimanendo episodi isolati risultano insufficienti per poter consolidare una reale carriera durevole nel tempo.
Nel filmato che vado a proporre è visibile il testo originale ; propongo alcune righe di traduzione di questa canzone d’amore che , a mio avviso, resta tra le più belle in assoluto, grazie anche ad una voce incredibile, purtroppo finita nel dimenticatoio.
Avrei Dovuto Conoscerti Meglio
Avrei dovuto conoscerti meglio
per mentire con una bella come te.
Sì, avrei dovuto conoscerti meglio
per non correre mai il rischio
di perderti.
Ma io pensavo che tu avresti capito,
puoi perdonarmi?
Io
ti ho visto passeggiare l'altro giorno.
So che mi hai visto, ma hai cambiato strada
e mi sono sentito perso.
Citazione del giorno:
"L'assoluzione del colpevole condanna il giudice"(Publio Sirio)
giovedì 30 ottobre 2008
Supertramp

Nel 2006 Hodgson pubblica un live registrato a Montreal, sia in versione CD che DVD. Un'esibizione acustica in cui l'artista si alterna a Chitarra, Piano e Piano elettrico, accompagnato solo da un sassofonista/clarinettista.
Goodbye Stranger
mercoledì 29 ottobre 2008
Cake

Nonostante la loro musica venga classificata come alternative o indie rock, i Cake miscelano nei loro brani diversi generi musicali, tra i quali funk, pop, rock, jazz, rap, country, usando testi bizzarri pieni di giochi di parole (opera del cantante John McCrea), riff di chitarre distorte molto orecchiabili e una tromba solista, suonata da Vince Di Fiore.
Greg Brown e Victor Damiani, una volta fuoriusciti dalla formazione dei Cake, hanno fondato i Deathray.
(Da Sonorika)
The Distance
Citazione del giorno:
L'abuso e la disubbidienza alla legge non può essere impedita da nessuna legge (Giacomo Leopardi)
martedì 28 ottobre 2008
Sex Pistols

Ma sono esistiti anzi, esistono di nuovo!!!
Raccolgo una breve biografia trovata in un forum.

sabato 25 ottobre 2008
Un altro ricordo della Convention Jethro Tull

La Partenza
La Convention
giovedì 23 ottobre 2008
Convention Jethro Tull , Alessandria 18 ottobre 2008

Si ha sempre l’impressione che potrebbe essere l’ultima occasione, anche se Ian Anderson sta dando a tutti innumerevoli speranze che i limiti di longevità artistica si possano dilatare sino ad arrivare a confini insperati.
Ora, a distanza di ventiquattrore, sono qui a chiedermi, ancora stordito, che cosa mi rimane, che significato generale posso dare a quanto vissuto per un giorno e mezzo.
Il giudizio sulla riuscita di un evento simile può trovare tante risposte, magari contrastanti, magari piene di distinguo e di colori sfumati.
Io ho passato ore indimenticabili e cercherò di descrivere minuziosamente ciò che ho provato, convinto che non sia un argomento di interesse generale, ma sicuramente apprezzabile (almeno negli intenti) da chi era presente, e forse anche da chi non è riuscito ad esserci, ma avrebbe voluto.
LUI compare periodicamente nei discorsi dei presenti, e se è vero che si parte dalle critiche più disparate, che iniziano dalla musica e dalla voce, per arrivare ad elementi personali, alla fine arriva sempre l’assoluzione che sa tanto di “giustificazione a prescindere”… lui è il motivo per cui esiste questo nostro mondo tulliano.
Ma l’aria che ho respirato mi ha fatto pensare che il tutto sopravviva per effetto delle ramificazioni di Ian, che esista ormai una specie di soggetto che si autoalimenta attraverso la passione e l’impegno di tanta gente, e per quello che mi riguarda sarò ugualmente un partecipante entusiasta della prossima Convention, anche senza il RE in persona, impegnato magari in un’altra parte del mondo, ma sicuramente presente con lo spirito.
Venerdì mattina (venerdì 17, ma la superstizione è stata messa da parte), colto da raptus improvviso, decido di essere ad Alessandria già alla sera, per poter incontrare chi parte da lontano e obbligatoriamente deve arrivare con anticipo.
In pochi minuti prenoto un hotel in città, non prima di aver informato (eufemismo che nasconde i verbi più disparati) la mia paziente moglie che capisce il mio picco di pazzia tulliana.
Ci ritroviamo davanti all’Hotel Europa dove la colonia romana ha preso posizione.
Ci sono diversi gruppi davanti all’entrata e supponiamo che siano li per lo stesso motivo.
L’impasse si interrompe quando una faccia conosciuta, legata ad un nome mitico nell’ambiente, ci viene incontro. E’ Aldo Pancotti, ovvero Wazza Kanazza, che ci saluta e ci accompagna verso il resto della truppa da lui organizzata e condotta sino ad Alessandria. Ciò che segue, come altre cose che racconterò, è a beneficio di occasionali lettori, non certo per i frequentatori dell’ambiente, e capisco che per gli introdotti leggere mie note su personaggi conosciuti come W.K. possa sembrare superfluo, ma nella veste di cronista dell’evento preferisco registrare anche il conosciuto.
Aldo è una persona super nota nell’ambiente, cultore della musica dei Jethro e non solo, e possessore di rarità musicali. E’ lui che ha regalato a Ian Anderson 160 DVD che ripercorrono la storia di questo gruppo, materiale che era forse inedito anche per Ian.
Sulle sue spalle anche responsabilità organizzative e gestione del merchandise, nonché l’ideazione delle grafiche di alcune magliette che si trasformano poi, con l’andare del tempo, in oggetti di culto.
Sembra un reunion di amici e la conclusione ideale è la cena, prenotata da Eddy, in una trattoria da ricordare.
E’ una cena allegra, fatta di battute e divertimento, con qualche aneddoto di Wazza e qualche timido canto stimolato da un fisarmonicista che si aggira tra i tavoli.
La serata è un buon antipasto, in attesa del pranzo e della cena del sabato.
Ma quali sono gli ingredienti della Convention? Quali gli artisti?
Vediamo l’elenco.
Contemporaneamente, nella ridotta sala Ferrero (forse 200 posti?) si parte con le cover band:
Ian Anderson
Mick Abrahams
Glenn Cornick
Jeffrey Hammond-Hammond (ma lui si presenterà soltanto, senza suonare)
Barriemore Barlow
Dave Pegg
Gerry Conway
Jonathan Noyce
David Goodier
Ma facciamo un passo indietro.
"Armeggiano" attaccati ad un’auto, nel senso che aiutano a scaricare del materiale.
La mercanzia trasportata è merce davvero rara, e cioè una collezione incredibile di dischi, poster, immagini e oggetti di ogni genere, legati ai Jethro.
Tutta roba da esporre e in parte vendere .
Ci salutiamo, come se ci conoscessimo, ma è la prima volta che lo vedo.
La cosa strana è che Alessandro Gaglione, lavora di fronte a me, e abita a 10 km da casa mia!!
E se formassimo una colonna savonese?
Da approfondire.
Mi affaccio dalle tende che sono in fondo alla sala principale e vedo i musicisti in prova.
Speriamo non mi chieda i diritti!
E’ tutta gente che ne ha titolo, a mio avviso, persone con cui ci si dirige nella sala prove degli OAK, la stessa sala dove si esibiranno nel pomeriggio.
Il check sound mi da la misura della valenza di questi artisti, ed assistiamo in religioso silenzio a ciò che viene proposto.
A ricordarci l’orario è il nostro stomaco che protesta e così ci rifocilliamo in una pizzeria del centro.
Ascoltandolo a ora tarda, mentre cantava “Beggar’s Farm”, ho provato a chiudere un attimo gli occhi, e sono tornato indietro di molti anni.
E questa è solo una nota oggettiva, che non ha lo scopo di affondare il coltello nella ferita già profonda. A me sono piaciuti molto ed ho acquistato il loro materiale per approfondire.
Viene poi il turno degli OAK, quelli di Roma, quelli incontrati la sera prima.
In realtà le persone sul palco si sostituiranno con una certa frequenza rispetto al gruppo dello start, per cui sarà facile vedere il cambio alla chitarra, al basso, alla voce e alla batteria. Tra le tante persone che si sono avvicendate, nota di rilievo per un Glenn Cornick inguardabile, o guardabilissimo, a seconda dei punti di vista, per effetto della sua cresta tricolore, e per Barrie Barlow , un gigante con le bacchette in mano.
Nei i vari mix, anche la presenza dei Sossity e di Josè .
Ma la vera rivelazione, almeno per me che non lo conoscevo, è Jerry Cutillo.
Da quindici anni guida questo gruppo che, da quanto visto e sentito, non è solo “copiatore “ di altra musica, ma anche propositore di grandi novità.
E’ anche l’unico che si può accostare pienamente a Ian, nella ripetizione del ruolo, in quanto cantante, chitarrista (balalaika compresa) e flautista.
E' inoltre un animale da palcoscenico e si muove con spettacolarità ed energia.
Ci propongono uno spettacolo completo, con balli, travestimenti, musica e mimica da cabaret. Un grande voto a questo gruppo, nessuno escluso, compresa la piccola Isabel (sperando di non sbagliare nome). La set list è variegata, e comprende brani che non siamo più abituati ad ascoltare dal vivo.
All’interno, una canzone scritta da Jerry, che non sfigurerebbe in nessun album prog di musicisti più affermati. Ma la mia preferenza va a “My God”, ovvero il brano dei J.T. che più amo, e che nell’occasione presenta un fraseggio centrale di flauto che non avevo mai sentito, davvero coinvolgente, probabilmente un tocco personale di Jerry .
Arriviamo in un lampo alla fine (tre ore volate via in un attimo) e guadagno il palco per qualche foto, mentre Jerry mi impresta la sua balalaika per "regalarmi" un tono da musicista. Mi dirigo verso l’uscita e riesco a “carpire” due foto storiche.
La prima è con Glenn Cornick. Ne ho già una scattata nel 2006, ma questa con la testa variopinta è una chicca (peccato che nella foto manchi proprio la parte più colorata).
Il suo accompagnatore lo vuole portare via ma riesco a convincerlo, mentre Jeffrey appare frastornato e sembra non capire cosa stia accadendo e forse si domanda perché un padre di famiglia cinquantenne debba pretendere cose così… infantili.
E’ l’ora della cena ma a noi basta un sandwich seduti al bar annesso al teatro.
La gente aumenta a dismisura, ma riusciamo ad incontrare altri amici senza volto, sino a quel momento: Michele-Chea, Darked Ages (suo figlio undicenne si innamora delle mie spillette dei Jethro e con grande piacere gli chiedo di sceglierne una), Michela, Goacer, The Wistler e sono sicuro di dimenticare qualcuno.
Non dimentico Michelangelo- The Pied Piper, appena arrivato dalla Toscana, con un dono per tutti noi, un suo lavoro musicale che ad un primo ascolto (in auto, sulla via del ritorno) mi pare di qualità. In ogni caso il solo pensiero avuto è di per se rimarchevole.
Così come da tenere in considerazione la sua idea di rivisitare i Jethro in veste rivoluzionaria.
Magari un Aqualung stile bossanova o Life is a Long Song con accenti metallici.
Sembrano bizzarrie, ma ho ascoltato i demo e se è vero che è un gioco, è altresì vero che è molto divertente e nello spirito del “diamo i Tull alle masse”.
Rientriamo e prendiamo posto in platea, zona centrale, quella da noi scelta.
Tutto gremito.
Iniziano i Beggar’s, ma Taulino, in veste di organizzatore, lascia spesso il posto agli ospiti e introduce i vari cambiamenti.
Un tuffo al cuore quando troviamo assieme sul palco Cornick e Abrahams che duettano.
Un tuffo al cuore quando contemporaneamente troviamo Barlow e Conway.
Un tuffo al cuore quando Pegg imbraccia il mandolino e lo usa in Jack Frost, spingendosi poi sino a Locomotive Breath, nel bis.
Un tuffo al cuore quando vediamo Noyce e Goodier (sì , anche l’ultimo arrivato sembra ben amalgamato) che si danno il cambio accompagnando Ian.
L’aspetto tecnico, garantito dalla presenza di tanti professionisti, viene superato da quello emotivo, a cui non riesco a sottrarmi. Trovo poco importante raccontare la scaletta e descrivere i vari brani, anche se il dovere di cronaca mi impone di evidenziare che per questo importante anniversario è stato presentato “This Was” unitamente a “Heawy Horses”, pezzi del repertorio classico, più una rivisitazione degli anni ottanta. Da brivido. Ian è stato uno dei protagonisti, molto acclamato, venerato, guardato a vista con estremo rispetto.
Ci sia aspetta sempre che compaia dal nulla e lui puntualmente arriva (solo sul palco, per carità), ringrazia e da l’impressione di sentirsi a casa sua.
Sempre mattatore, sempre grande musicista, sempre trascinatore, sempre col collo proteso verso l’alto.
Però ribadisco il concetto già espresso, evidenziando che è solo il mio modestissimo parere: è la Convention di tutti, non la sua.
E’ fantastica l’immagine finale, con tutti i protagonisti uniti e abbracciati nel salutare, una linea che va da lato a lato e che occupa tutto il palco.
Peccato che mancasse Mike Abrahams.

Dave Pegg è già rosso in viso e la birra che ha in mano la dice lunga.
Provo a farmi fotografare e io e Eddy riusciamo letteralmente ad incastrare la sua testa tra le nostre. Sul suo doppio CD del 60esimo mi fa una dedica … da collezione.
Ma non è finita, c’è Abrahams che si lascia immortalare e anche con lui timbro il cartellino, come facevo da adolescente.
La speranza non muore mai e ci dirigiamo sul retro del teatro ritrovandoci direttamente sul palco (ma io me ne sono accorto solo dopo un quarto d’ora).
Li c’e’ ancora movimento. Troviamo Andrea Vercesi (che ci ha indicato telefonicamente la strada) e dopo uno sguardo a 360 gradi vediamo altri protagonisti.
Ultima foto con Goodier, Barlow e un Noyce pieno di bottiglie in mano, e poi è davvero finita.
-Michelangelo –The Pied Piper: alla fine del concerto appare con il giubbotto a mò di gonna. La sua giustificazione è che si è rotta la cerniera dei pantaloni. Lo accalappio per farmi scattare la foto con Abrahams, e Michelone resta colpito dal gonnellino. Gli chiede :”Cosa è quelo? Pechè hai quela cosa davanti?” .
Pied è imbarazzato da cotanto interessamento e farfuglia qualcosa mentre io cerco di spiegare, ma mentre ci allontaniamo il chitarrista continua a dire (ridendo) :”schifoso, schifoso”. Chissa’ che significato ha per lui!
Voto 10 a Michele per l’interessamento e un bel 10 a Pied che ha trovato uno sporco ma efficacie stratagemma per far parlare di lui il primo chitarrista dei Tull.
“Lo avresti mai pensato ad inizio anni settanta?”.
-Athos, ovvero me stesso: una volta nei pressi di Pegg ho pensato anche io ad un subdolo stratagemma per colpire la sua attenzione, usando un azzardo che poteva portare ad una reazione negativa. Avendo la stessa testa lucida (lui un po’ meno a dire il vero) ho provato la carta della solidarietà e gli ho detto:” Dave, please, we have the same head, can I have a picture with you?” Fortunatamente la reazione è stata positiva e lui ha attaccato la sua testa alla mia (ed Eddy si è unito) ed ho ottenuto un altro splendido ricordo. Voto 9 a me per il coraggio e 10 a Pegg per aver capito che abbiamo lo stesso talento musicale, ovvero la stessa materia grigia contenuta in una testa priva di “hair”.
-Aldo Tagliaferro e Franco Taulino: organizzano qualcosa che resterà nella mia mente per sempre e questo vale ad entrambi un bel 10.
-Jerry Cutillo: artista sotto ogni punto di vista, 10 incondizionato (anche se vorrei citare tutti i membri della sua band).
-Paul Forrest:10 per la voce rubata a Ian
-Alessandro Gaglione: 10 per tutto ciò che possiede e per il fatto di essere savonese.
- Fulvio Bava: 10 per le foto che mi manderà e anche lui per essere savonese.
- I miei amici forumisti: senza voto (nel senso che hanno superato i limiti conosciuti), per tutto ciò che sanno dare, chiedendo poco in cambio.
-Glenn Cornick : 10 e lodissimo per il look, rettifico, per il coraggio dimostrato
nell’adottare un simil look
-Dave Pegg : 10 . In questi luoghi dove il vino regna sovrano, Dave ha dato dimostrazione di come una massiccia dose di birra possa far cambiare colore velocemente, senza ricercare tintarelle artificiali che durano ore.
Guardandolo da vicino forse ha esagerato con la dose, ma suona da Dio.
-Il gruppo romano (quelli della cena di venerdì): voto 10 per la compattezza e la passione che li guida.
-Un bel voto largo largo a tutti i Jethro , vecchi e nuovi, per il solo fatto di essere presenti (che è diverso da essere “partecipanti”).
Mi sarebbe piaciuto vederli suonare assieme, anche se le voci relative alle incomprensioni sono circolate e non tutte vedevano Ian come protagonista (anche questa è una grande fatica organizzativa).
Altra nota dolente, ma questo è un fatto personale, è l’assenza di qualche amico , forumista e artista.
La musica è miracolosa. Da tempo gioco sui concetti del tipo ”azzeramento delle differenze”, “annullamento delle barriere generazionali”, “medicina miracolosa” che rende tutti uguali. Ci sarebbe molta retorica in queste affermazioni, se non fosse che abbiamo appena vissuto momenti di condivisione assoluta, senza una conoscenza reale di luoghi e persone, senza domandare niente di estremamente personale, lasciandosi andare a comportamenti inusuali e, per quanto mi riguarda, tornando per qualche ora indietro nel tempo. I problemi quotidiani, enormi per tutti, sono rimasti per un attimo nel cassetto, e ci siamo “donati”, ci siamo aperti, per lasciar entrare tutto il bene possibile. E se il bene si chiama musica non credo ci sia niente di “sacrilego”, essendo la musica compagna di vita nostra, di chi ci ha preceduto, e di chi verrà dopo di noi. I teatrini che si inseriscono in questo contesto, sono minima cosa rispetto al beneficio globale che ne deriva, e sono convinto di aver partecipato a qualcosa che resterà tra i momenti della vita da ricordare.
Questo mi riporta ai meriti di Ian Anderson.
Che ci sia o non ci sia ha poca importanza per me.
Lui ha creato tutto ciò che io e molti milioni di fan desideravamo con forza.
Nella mia adolescenza ho cercato con insistenza di sostituire i Jethro, di trovare alternative, di metterli in discussione, per il solo gusto del nuovo.
Ho trovato tanti meravigliosi artisti che ascolto ancora regolarmente, ma nessuno ha mai eguagliato LORO. Tutto questo ha poco di ragionato, ma fa parte della sfera istintiva.
Sono solito dire che quando ascolto un nuovo brano mi bastano trenta secondi per sapere se lo cancellerò dalla mente o se lo risentirò mille volte.
Ecco, i Jethro li ho risentiti miliardi di volte.
Grazie a tutti.

