
mercoledì 4 giugno 2008
Ha 11 anni....promette bene

martedì 3 giugno 2008
David Bowie

Citazione del giorno:
"Governare una famiglia è poco meno difficile che governare un regno" (Michel De Montaigne)
lunedì 2 giugno 2008
Black Sabbath

I Black Sabbath, i quali prendono il nome da un film dell'orrore, nascono ufficialmente nel 1969 dalle ceneri degli Earth .
Pubblicano il loro primo disco omonimo, ed è la svolta.
E' quel "Paranoid " che schizzò al primo posto delle classifiche britanniche, trascinato
A porre una tregua a questo delirio di Iommi arriva il” Live Aid” del 1985 dove la formazione originale suona per beneficienza. A prendere il posto di cantante arriva poi Tony Martin, che ridà un po' stabilità al gruppo, che compone ottimi dischi come “Eternal Idol”, “Headless Cross” (con nientemeno che il grandissimo Cozy Powell alla batteria) e “Tyr”.Ad interrompere questa girandola, arriva la tanto rumoreggiata reunion con Dio, che si conclude dopo il buon album “Dehumanizer”, per colpa di
Eventi recenti.
Il 3 aprile 2007, il gruppo pubblica “Black Sabbath: The Dio Years”, compilation di
Nonostante si pensasse che il progetto Heaven and Hell fosse concluso, il gruppo resterà unito e farà uscire nel 2008 un nuovo studio album, il primo dall'album del
(Peter Steele, leader dei Type O Negative")
Paranoid
Citazione del giorno:
"Il peggiore dei deserti è una vita senza amici" (Anonimo)
giovedì 29 maggio 2008
Carly Simon

In questa mia settimana di blog, dedicato alle donne della musica , proseguo con Carly Simon.
Io la ricordo essenzialmente per “You’re So Vain”, pare dedicata a Mik Jagger.
Molti anni fa, quando il brano uscì, rappresentò per me una mera canzonetta commerciale.
Oggi la rivaluto in quanto, avendo abbandonato ogni tipo di i preconcetto, mi risulta piacevole l’ascolto.
Ma ciò che in questo caso mi ha colpito è una vecchia intervista di Massimo Verdelli, scovata in rete , che ripropongo fedelmente.
Quello che emerge è un esempio di vita comune e conosciuto un po’ in tutte le famiglie.
Per non dimenticare che anche le star sono colpite da ciò che spesso, troppo spesso, affligge i comuni mortali…….
Conversazione con una delle voci più ascoltate dell'America sensibile alle questioni sociali degli anni Settanta, che ha vinto di recente la battaglia più dura, quella contro un cancro al seno.
Un periodo comprensibilmente difficile di cui Carly ricorda i momenti più duri e da cui è nato un vibrante lavoro discografico, "The Bedroom Tapes".
Carly Simon è una donna forte, dal carattere indomabile, una delle lady che hanno fatto grande la canzone femminile americana negli anni Settanta.
Figlia dell'America benestante e liberal (suo padre è stato tra fondatori della Simon & Schuster), folksinger e attivista del movimento anti-nucleare, a 55 anni può dire di aver attraversato il fuoco e aver visto la fine del tunnel.
E' tutto contenuto in "The Bedroom Tapes", l'appassionante e appassionata confessione di una donna tutta sola che a una dolorosa crisi personale ha risposto con il suo lavoro, un vibrante lavoro discografico "all by herself".
Tre anni fa le è stato diagnosticato un cancro al seno proprio in un momento delicato della sua carriera. "
Non è stato un periodo semplice .Tre anni fa circa ho cominciato ad avere i primi problemi. Qualsiasi cosa scrivessi mi sembrava inadatta. Pian piano ho perso fiducia e poi... Poi mi è stato diagnosticato un cancro al seno e le cose si sono complicate con la chemioterapia, la paura di morire e...".
La voce si rompe per un attimo, al telefono. Ma è solo un soffio, dura un respiro. Poi riprende più forte di prima.
La signora Simon è nella sua casa di Martha's Vineyard, nuova residenza dopo aver lasciato New York.
Ha chiamato Kataweb per raccontare perché una cantautrice storica decide un giorno nella vita di fare tutto da sola.
Come ha superato la sua crisi personale?
"Ho scritto una canzone in onore di George Gershwin e ho capito che dovevo ricominciare da lì. Così ho trascinato tutti i miei strumenti nella stanza di mia figlia Sally. E ho cominciato a scrivere e a registrare".
Chiusa in una stanza per giorni e giorni, Carly Simon si è riappropriata del suo lavoro, ha imparato a far funzionare da sola un piccolo studio domestico. "E' stata una grande esperienza umana e professionale - ricorda - Lo studio distava soli venti passi dalla mia camera da letto. E' stato come ritornare dentro se stessi. Ho esaminato i miei sentimenti. Più che autobiografico Bedroom Tapes è profondamente personale, il disco più vero della mia carriera. La verità sprigiona gioia. Ho dimenticato il mio ego per tirare fuori l'anima".
Non è stato facile ripartire da capo, mentre nel mondo trionfavano le nuove signore del rock e il pop per adolescenti di Britney Spears e dei Backstreet Boys.
"Nella fase finale del lavoro - dice - ho vissuto 8 mesi di cupa depressione. Il disco mi sembrava oscuro. Ma ho superato anche questi momenti. L'industria della musica non dà facili gratificazioni. E io non sono Whitney Houston. So che non avrò lo stesso sostegno promozionale. Gli artisti creativi non emergono facilmente. Però mi tranquillizza pensare che un grande come Randy Newman non è popolare e continua a lavorare".
Gli undici brani che compongono "The Bedroom Tapes" sono spesso un ritorno alle radici, "Scar", "I Forget" e" In Honor of You " su tutti:
"Ho lasciato parlare la parte più vera di me, tanto diversa da quella di questi ragazzini che sgomitano per diventare i nuovi Elvis Presley. Non sanno nemmeno che cosa li aspetta, un'industria pronta a usarli e poi gettarli via, oggetti vuoti".
Mentre si appresta a pubblicare a pubblicare il suo quarto libro per bambini la cantautrice guarda già a quando pubblicherà la colonna sonora del prossimo film d'animazione Disney.
Come si sente adesso, signora Simon? "Come sto? Sono qui. Mi sento bene. Felice è una parola troppo semplice per fotografarmi oggi - conclude - Sono triste, confusa, grata, umile, esuberante, furiosa. Bella? No. Ma se mi guardo allo specchio apprezzo quello che vedo".
You're So Vain
Citazione del mese:
"Gli uomini si vergognano, non delle ingiurie che fanno, ma di quelle che subiscono" (Giacomo Leopardi)
mercoledì 28 maggio 2008
Sheryl Crow

Nel prossimo luglio , a Savona, la mia citta’, sarà di scena Sheryl Crow.
Io la conosco solo per il brano “All I Wanna Do”, che presento a seguire.
Ovvia la voglia di scoprirla.
Qualche cenno biografico.
Sheryl Suzanne Crow nasce l’11 Febbraio del 1962 a Kennet, una piccolissima cittadina rurale del Missouri posta quasi al confine con il Tennessee.
Terzogenita di una famiglia composta da appassionati musicisti , si avvicina sin da piccola alla musica seguendo a soli 5 anni le prime lezioni al pianoforte.
Nei primi anni 80 si laurea presso l’Università Statale del Missouri in composizione musicale, pianoforte e voce, per poi iniziare una breve carriera di insegnante presso una scuola per bambini disabili a St. Luis ( 1984 - 88) .
Dopo alcune fortunose collaborazioni con svariate case discografiche per la registrazione di jingles in veste di corista , nel 1988 viene ingaggiata per il Bad Tour di Michael Jackson : nonostante l’ampia visibilità tutto ciò non le serve da trampolino di lancio.
Seguirà così un periodo piuttosto buio e macchiato da un contratto discografico con la “A&M Records” andato in fumo.
La vera svolta arriva nel 1992: in uno studio di registrazione a Pasadena (California), un nutrito gruppo di validi musicisti,autori ed amici si riuniva per tenere delle jam sessions informali.
Il nome della formazione,per via del giorno delle varie riunioni,era “Tuesday Music Collective” (poi trasformato in “Tuesday Night Music Club” ) ed al suo interno spiccavano nomi importantissimi del panorama musicale di quegli anni: Bill Bottrel (noto produttore discografico e proprietario dello studio) David Baerwald e Kevin Gilbert.
Fu proprio quest’ultimo ,nel settembre dello stesso anno, ad introdurre all’interno della band la fidanzata Sheryl Crow.
Questa ragazza non aveva nulla da perdere ed anche quella piccola esperienza con quel gruppo di miti musicisti poteva,chissà,portare a grandi risultati.
Ebbene: il primo LP della cantante,”Tuesday Night Music Club” appunto, è stato concepito spontaneamente proprio all’interno delle sessions che seguirono all’incontro.
Nel corso degli anni,comunque,sia Bottrell che la stessa Sheryl ridimensionarono il mito che era stato creato dai fans su tutta la vicenda: infatti non tutti i brani scaturirono dalla collaborazione con i TNMC.
A quanto pare soltanto “Leaving Las Vegas” e “Strong Enough” rispecchiano per intero le atmosfere di quelle sere. Gli altri brani invece (“Run,Baby,Run”,“Can’t Cry anymore” ecc…) vennero scritti da Sheryl,Bottrell,Baerwald e Gilbert in sede separata e lontano dal frastuono delle svariate “Tuesday Night”.
Successivamente arrivò la consacrazione definitiva: l’album vendette 9 milioni di copie .
Gli album che seguiranno (1996 , 1998, 1999, 2002 , 2003, 2005 ) pur non ripetendo il successo dell’esordio, contengono un numero ragguardevole di brani da ricordare e delineeranno via via una distinta personalità musicale acquisita, è ovvio, con l’esperienza accumulata.
All I Wanna Do
Citazione del giorno:
"Una briciola d'oro non può comprare una briciola di tempo." (Proverbio cinese)
martedì 27 maggio 2008
Norah Jones
Com'è stato possibile questo miracolo?
Norah non solo canta, ma suona anche il piano, sia acustico che elettrico.
Forti dell'apprezzamento che ricevono dal pubblico, iniziano a registrare qualche demo-tape per la "Blue Note Records" (l'etichetta dei jezzofili "duri e puri"), per poi firmare un contratto con la stessa casa nel gennaio del 2001.
"Sono stata nervosa all'inizio. Non volevo un grande produttore che avesse fatto tutte queste registrazioni famose per entrare nella scena musicale e mi ha fatto paura dirgli ciò che pensavo. Ma Arif è il ragazzo più carino del mondo, molto facilone. Lui era lì a cogliere la mia performance e a rassicurami sul fatto che avrei avuto un'ottima registrazione. Arif ha avuto delle grandi idee".
lunedì 26 maggio 2008
Enya

Utilizzo oggi parole non mie, ma giudizi di altri, per raccontare i tratti salienti della vita di una cantante che mi fa letteralmente sognare.
La musica celtica mi riporta indietro nel tempo , e mantiene intatto il fascino antico.
La musica di Enya è un'esperienza sensoriale, un viaggio nel tempo in cui il folk celtico si combina con un sound new age e striature di musica elettronica, accompagnate da una fantastica voce da contralto che utilizza la tecnica "multivocals" (per una sola canzone, infatti, Enya registra e sovrappone fino a cento voci, e il risultato è un coro polifonico degno dei più solenni canti gregoriani).
I testi, invece, sono quasi sempre affidati alla moglie del produttore Nick Ryan, Roma.
Enya è il diminutivo di Eithne Ni Bhraonain, cognome che in gaelico significa "figlia di Brennan".
E il gaelico è la prima lingua di questa compositrice, nata a Gweedore, Donegal, nel cuore d'Irlanda, in una famiglia di musicisti.
A diciotto anni, Enya, insieme ai fratelli fonda la band dei "Clannad", una delle istituzioni del folk irlandese con Chieftains e Pogues, ma alla metà degli anni Ottanta, quando la Bbc le chiede di scrivere un brano per un documentario a puntate sui Celti, lei ha già lasciato il gruppo.
Alla tv inglese manda una breve composizione.
La chiamano e le affidano tutti i 70 minuti della serie.
Enya è riuscita con il suo lavoro ad esportare la cultura della sua isola, il mistero dei celti, la magia di una cultura popolare fatta di miti arcaici e sacralità.
Il debutto discografico è con "The Celt" che scala subito le classifiche irlandesi arrivando anche al numero 1.
In tutto l'album Enya suona tutti gli strumenti e mostra la purezza cristallina del suo canto; tutti i brani sono ispirati alle storie e alle leggende celtiche, molto usato è il ricorso a fiabe infantili, seppur stravolte e trasfigurate.
L'importante collaborazione con la connazionale Sinead O'Connor, nell'album "The Lion and the Cobra" (in cui legge in irlandese un passo della Bibbia nella canzone "Never Get Old"), è il preludio alla definitiva consacrazione di Enya, che arriva nel 1988 con il suo grande capolavoro, "Watermark".
Litanie, cadenze religiose, percussioni africane, ispirazioni celtiche, cori gotici, atmosfere trascendenti e incantate, sintetizzatori sono i singoli elementi di questo disco che ha avuto grande successo di critica e di pubblico in tutto il mondo con più di 60 milioni di copie vendute.
Nel 1991 esce "Shepherd Moons" che conferma Enya nei panni della regina del filone celtico-new age.
Il successivo "Memory of Trees", lanciato dal singolo "Anywhere is", vince un Grammy Award nel 1996.
Complessivamente, però, si rivela un disco minore nella produzione di Enya.
Segue la sua prima antologia "Paint The Sky With Stars" e solo nel 2000 il nuovo album di inediti "A Day Without Rain", frutto di un lavoro lungo ed intenso per la cantante che qui, con la sovrapposizione multipla della sua voce, crea un coro in cui è lei l'unica corista.
Il "giorno senza pioggia" è "un diario emotivo e sentimentale", il cui titolo fa riferimento all'umore che aleggia in un giorno sereno senza pioggia, con chiari riferimenti all'atmosfera irlandese; con 15 milioni di copie in tutto il mondo è rimasto oltre 2 anni nella classifica di BILLBOARD.
Nel 2001 ENYA è stata l'artista che ha venduto di più nel mondo e nel 2002 ha vinto 3 World Music Awards come Best Selling Female Artist, Best Selling Irish Artist e Best Selling New Age Artist. e 3 Grammy Awards: Best New Age Album per "Shepherd moon", "The memory of trees" e "A day without rain".
Si è aggiudicata anche una nomination agli OSCAR per la miglior canzone con "May it be", essendo stata scritta e registrata per "Il signore degli anelli .
"May it be" ha vinto anche il Los Angeles Film Critics Association Award come migliore canzone ed è stata nominata agli Hollywood Golden GlobeAward.
Tutti gli incassi derivati dalla vendita del cd singolo americano di "Only Time" sono stati devoluti al fondo per le vittime dell' 11 settembre.
Il centro della sua musica il gaelico è il legame con la sua terra ,come ha spiegato lei stessa: "La mia base è sempre la musica celtica nella quale ogni tanto si insinuano la classica e il pop.
Parto sempre dalla melodia e mi lascio trasportare alla ricerca del modo migliore per esprimerla. Questo ha portato allo sviluppo delle mie sonorità, anche se in realtà non ho delle idee preconfezionate quando sono in studio. Ho solo una tela bianca sulla quale dipingere. Può venire fuori di tutto.
Oggi in Irlanda, a scuola si impara solo l'inglese. Vent'anni fa ci fu un abbandono di massa del gaelico, che veniva visto come qualcosa che ci separava dal mondo. Così sono rimaste poche comunità a parlarlo ancora. Ma quando torno a casa mia lo parlo abitualmente. E oggi c'è una ritrovata fierezza di essere irlandesi. Il mondo parla della nostra musica, dell'arte, della letteratura. E gli irlandesi si sentono considerati. Sono molto felice di questa attenzione, anche se credo che sia in parte frutto di una moda".
Polistrumentista e ormai abile esperta in tecniche di produzione, Enya ha però ancora un debole per il suo strumento prediletto, il pianoforte, e la religiosità ha guidato i suoi passi di adolescente ed ora la tranquillità, per lei, è un vero stile di vita: niente mondanità, nessun flirt da tabloid, pochissime le interviste e le apparizioni in tv.
Dice di non ascoltare molta musica e di preferire la compagnia maschile a quella femminile, ama i gatti, i film in bianco e nero e i viaggi, anche quelli con la fantasia; confessa di preferire un bicchiere di champagne a un boccale di irlandesissima Guinness.
Nel 2005 è uscito il suo ultimo lavoro “Amarantine”, sesto album dell'artista: altissima la qualità del prodotto, data dalla presenza ancora una volta di Roma e Nicky Ryan, i produttori e autori di sempre.
Questa volta non c'è il gaelico ma è presente il giapponese.
In più ci sono tre canzoni scritte in una lingua completamente inventata da Roma.
L'idea è nata quando Enya è stata invitata a partecipare alla colonna sonora del "Signore degli Anelli", in cui l'artista irlandese cantava in elfico.
E ascoltiamo un suo brano che non ha bisogno di presentazioni
Citazione del giorno:
"La felicità non è uno stato a cui arrivare, ma un modo di viaggiare."
(Anonimo)

