giovedì 23 aprile 2020

Gerry and the Pacemakers


Gerry and the Pacemakers è stato un gruppo musicale rock britannico, popolare durante gli anni Sessanta, assimilabile a gruppi analoghi come The Zombies, The Searchers, The Kinks, The Kingsmen, The Yardbirds.

Gruppo della British invasion formatosi a Liverpool nel 1959, si sciolse nel 1966; il loro genere musicale variava dal merseybeat, al rock, al pop.

Gerry and the Pacemakers riuscirono a raggiungere il primo posto in classifica in Gran Bretagna con i primi tre singoli consecutivi pubblicati. Il primato fu eguagliato solo diversi anni dopo dal gruppo Frankie Goes to Hollywood.

Il complesso fu fondato per iniziativa di giovani musicisti che cominciavano a sviluppare le sonorità del merseybeat, la musica nata intorno ai dock portuali della Mersey che sarebbe poi sfociata nel rock morbido e suadente dei Beatles prima maniera. Gerry and the Pacemakers si esibirono nei locali del Merseyside incrociando al loro debutto i Beatles al Cavern nell'ottobre del 1960 e, come molti altri gruppi di Liverpool, anch'essi fecero la gavetta nei locali di Amburgo. Nel 1963 furono chiamati come gruppo di spalla nella tournée attraverso l'Inghilterra insieme ai Beatles e a Roy Orbison.

L'impresario (Brian Epstein) e il produttore (George Martin) erano gli stessi dei Beatles.
Entrati nella scuderia di Brian Epstein, il loro 45 giri di esordio e anche il loro primo successo fu How Do You Do It?, del 1963, una composizione che George Martin aveva proposto ai Beatles ma che questi avevano rifiutato perché avevano preferito uscire con Love Me Do, brano di loro composizione. Registrato da Gerry and the Pacemaker, il pezzo schizzò dritto al primo posto delle classifiche inglesi. Molte delle successive incisioni avrebbero ottenuto un successo di vendite tanto in Inghilterra quanto negli Stati Uniti.

In Europa il successo di Gerry and the Pacemakers fu alterno, forse perché il gruppo era troppo in anticipo rispetto alla grossa ondata della British invasion susseguente al grande successo "epocale" dei Beatles. In Francia come in Italia non ebbero in effetti una grande considerazione da parte della stampa specializzata dell'epoca.

Nel paese di origine sono comunque ricordati per Ferry 'Cross the Mersey e per il brano You'll Never Walk Alone, inno del Liverpool Football Club.


Tra i loro successi figurano anche Summertime e The House of the Rising Sun, già portata al successo dal complesso The Animals.


Formazione

Gerry Marsden (Gerard Marsden) (Liverpool, 24 settembre 1942)
Fred Marsden (Frederick John Marsden) (Liverpool, 23 ottobre 1940 - 9 dicembre 2006)
Les Chadwick (John Leslie Chadwick) (Aigburth, 11 maggio 1943)
Arthur Mack (Arthur MacMahon), rimpiazzato nel 1961 da Les Maguire (Leslie Charles Maguire) (Wallasey, 27 dicembre 1941)

mercoledì 22 aprile 2020

Maria Barbieri, una giovane chitarrista sulla scia del prog… e dei King Crimson


Leggendo un’intervista a Lino Vairetti, che pubblicheremo nel prossimo MAT 2020, ho captato un elogio del leader degli OSANNA ad una chitarrista di nome Maria Barbieri, che non conoscevo.
Incuriosito sono andato alla ricerca di maggiori informazioni e ho trovato conferma alle parole di Lino, soprattutto vedendola all’opera nei video trovati in rete.

Inutile dire che mi ha toccato - eufemismo - apprendere delle sue skills e delle sue passioni, solitamente non abbinabili a una giovane donna, perché la musica progressiva è qualcosa, sì di immortale, ma obiettivamente non “frequentata” dalle ultime generazioni, se non nella misura della nicchia, per opera di qualche genitore seminatore.

Vedere poi il video in cui propone “Larks' Tongues In Aspic”, e sapere che è stata notata dal “rigido e serioso” Robert Fripp, mi ha spinto a contattarla, per saziare la mia... curiosità da adolescente.


Maria Barbieri mi ha risposto con solerzia e, soprattutto, mi ha permesso di realizzare rapidamente l’intervista a seguire.

In attesa dell’uscita del suo primo e imminente album scopriamo la sua storia.


Vorrei partire dalla tua storia, da ciò che ti ha permesso di formarti dal punto di vista musicale…

Innanzitutto, la mia famiglia, e in particolare mio padre (Antonio Barbieri) che purtroppo è venuto a mancare due anni fa e al quale devo tanto! Lui era bassista ed un attento ascoltatore della buona musica dei suoi anni, soprattutto per quanto riguarda i generi rock, progressive rock, pop, senza troppo catalogare, perché mi ha dato modo di affacciarmi alla musica in vaste percezioni. Grazie a lui sono cresciuta ascoltando la buona musica di anni che non ho vissuto, ma che mi hanno influenzata tanto. Mia madre Liliana è tastierista ed aveva una band psichedelica insieme a mio padre negli anni Ottanta: mio fratello Domenico suonava la batteria e mia sorella Licia cantava. L’interesse per la musica è stato quasi automatico in una famiglia così, e all’età di dieci anni ho chiesto a mio padre di prendere le prime lezioni di chitarra, da lì non ho smesso più di suonare!

Come arriva una ragazza così giovane alla musica progressiva, temporalmente parlando lontana anni luce?

Come ho accennato, grazie alla mia famiglia ed in particolare a mio padre che era un cultore del genere; ricordo ancora che all’età di cinque anni mi portava con sé in auto, e grazie a lui ascoltavo Genesis, King Crimson, Gentle Giant… ero affascinata e fantasticavo molto guardando i paesaggi dal finestrino! Poi… avevano una specie di saletta con tutti strumenti, d’epoca e moderni; lì facevano le prove ed io ero curiosissima! Successivamente, ho suonato anche con una delle mie best friends, coetanea tastierista di talento, Marisa Cuomo, ed Enzo Buono, (fondamentale il suo approccio ingegneristico). Con loro per la prima volta, ho praticato tanto questa musica, dopo prime esperienze di band molto “heavy”.

Se facciamo riferimento al mero punto di vista tecnico, come è nato e come si è sviluppato il tuo “mestiere” di chitarrista?

Sicuramente grazie a primi studi, alla curiosità uditiva che mi spingeva ad approcciare a brani che mi interessavano studiandoli ad orecchio e sperimentando tecniche personali, (con il costante giudizio severo di mio padre), e successivamente, unendo la correzione di postura della mano sinistra con alcune lezioni di chitarra classica, ad un mio personale mood sull’elettrica.

Ci sono musicisti che puoi considerare tuoi punti di riferimento inamovibili?

Sicuramente chitarristi o artisti come David Gilmour, Robert Fripp, Steve Hackett, Franco Mussida, Genesis, Peter Gabriel, Steven Wilson, PFM, ELP, Led Zeppelin, Doors, Dimebag Darrell, Osanna, Jakko Jaksyk, Guthrie Govan, Beatles, Deep Purple e tanti altri.

Restando in argomento “chitarra”, che cosa utilizzi di norma?

Se hai visto qualche mio video avrai notato una chitarra gialla, che è una Peavey Wolfgang Special Van Halen, ma ora normalmente per l’elettrica suono solo Suhr Modern, e Godin - ACS Cedar Natural SG, che è una classica elettrificata.


Mi parli delle soddisfazioni musicali che hai ricevuto sino ad oggi?

Le soddisfazioni musicali più grandi, provengono, innanzi tutto dalle parole di esponenti maestri e punti di riferimento personali: i complimenti tramite commento su Facebook di Franco Mussida, per la mia cover di “È Festa” (PFM), la menzione di Robert Fripp in occasione del cinquantesimo anniversario dei King Crimson a Londra, che ha chiesto al mio grande amico e giornalista Alessandro Staiti il mio nome, in risposta ad una domanda durante l’intervista:

Potresti considerare di includere una donna nei King Crimson? Non in quanto donna, ma in quanto buona musicista. A volte sento che i King Crimson siano troppo maschili”. Risponde Fripp: “Concordo! Ma tutto questo non è arbitrario! Ho visto questi King Crimson la sera del 22 giugno 2013. E ho visto sette musicisti, uno per uno specificatamente e individualmente, ed erano tutti uomini. Se fossero state tutte donne, avrei chiamato tutte donne. Ma la storia è più lunga; la sera del 22 giugno 2013 mi sono posto la domanda: se i King Crimson dovessero suonare domani, che band sarebbe? Se avessi visto qualche donna, ovviamente l'avrei chiamata! Ma non è arbitrario. Se vediamo qualcosa, diventa possibile. Se non la vediamo, vi sarà disordine. Tornando all'inizio del discorso: la vita è caotica! Se io vedo qualcosa chiaramente, quella cosa diventa disponibile. Potrebbero esserci donne nella band? Sicuramente, sempre che siano le donne giuste, nel momento giusto, nel posto giusto e nelle giuste circostanze, e c'è questa donna meravigliosa che suona "Larks' Tongues in Aspic Part II", un'italiana Maria Barbieri. Ma non mi è venuta in mente fino al 22 gennaio 2013, altrimenti l'avrei chiamata. Ha fatto davvero un gran lavoro!”.

Poi, l’aver conosciuto di persona alcuni di questi grandi esponenti che stimo tantissimo, come il cantante e chitarrista Jakko Jaksyk dopo il concerto dei King Crimson a Verona nel luglio del 2019, in occasione dell’After Show. Non dimentichiamo Lino Vairetti che ha mostrato da subito molta stima e gentilezza invitandomi a suonare un paio di brani con gli Osanna in occasione del suo compleanno!
Poi naturalmente, le soddisfazioni tangibili e recenti come l’interesse discografico di personaggi internazionali in America dopo il primo ufficiale tentativo creativo.
L’emozione di andare in trance durante l’esecuzione di qualche solo: avvertire l’emozione condivisa con il pubblico… o gli applausi stessi!
Una grande soddisfazione è stata ad esempio suonare “Echoes” dei Pink Floyd nel teatro Di Costanzo Mattiello a Pompei! Mentre suonavo pensavo al video della band inglese girato negli scavi lì vicino! C’era qualcosa di magico e si avvertiva!
Mi sono divertita tantissimo in alcune Big Band, prima con Guido Russo, poi un’altra affascinante esperienza è stata collaborare con la Vesuvian Jazz Society di Leonardo De Lorenzo, registrando per il suo disco e suonando del vivo per alcuni Festival.

Partendo dalla citazione di Fripp per la “tua “Larks' Tongues In Aspic” viene naturale chiederti come sei arrivata e che cosa rappresenta per te la musica dei King Crimson…

Si può dire che si tratta del mio gruppo preferito in assoluto e me ne sono innamorata all’età di quindici anni; mio padre aveva diverso materiale tra dischi, vinili e video sul suo pc! Spesso andavo a curiosare e sceglievo brani da mettere sul mio lettore mp3… solitamente brani non compresi dai miei coetanei a scuola, che mi vedevano come una tipa strana e assorta nel suo mondo! I King Crimson rappresentano per me mistero, profondità, genialità, disciplina, emozione, fluidità tecnica, intensità - un modo di percepire unico ed immortale! Li ascolto spesso e mi fanno sempre letteralmente impazzire e “viaggiare” tanto!

Passiamo ai tuoi progetti futuri… so che stai preparando l’uscita del tuo primo album. Me ne parli (genere, messaggi, collaborazioni)?

Sì... tutto è partito dall’incontro con il mitico sessionman Guido Russo, storico bassista napoletano! Ci siamo incontrati in un progetto di Big Band... ho una grande stima musicale e umana nei suoi confronti! Stavo iniziando a comporre diversi brani strumentali e volevo assolutamente mettere su un trio particolare per concretizzare le idee che si stavano sviluppando (sulla scia progressive, ambient, jazzy, armonie sognanti, alcune pop-funk, ma con approcci ritmici particolari, insoliti, e intrecci intriganti, con riferimenti anche alla musica classica e contemporanea). Il suo entusiasmo è stato fondamentale, ha mostrato sempre una grande energia, inventiva, professionalità e feeling con ciò che stavo iniziando ad immaginare! Dopo diverse prove si è inserito un altro grande musicista, Leonardo De Lorenzo, batterista, compositore ed insegnante di batteria jazz presso il conservatorio Nicola Sala (BN), il quale ha definito il suono del “Maria Barbieri Reflection Trio” con creatività e gusto particolari. L’estate scorsa abbiamo registrato i brani da Elios registrazioni Audiovisive (Carlo Gentiletti): mastering e missaggi sono stati curati in Canada, e sono in contatto con un produttore di Vancouver. Si può dire che trascorrere del tempo con musicisti di questo calibro sia stato e continui ad essere elemento essenziale della mia formazione ed ispirazione! Sicuramente per un fatto di età e di esperienza, avere a che fare con persone più grandi e preparate aiuta tanto ed è incredibilmente stimolante! Ho composto sette brani, mentre gli altri tre sono creazioni di Guido e Leonardo per un totale di dieci tracce. Sono in fase di produzione, e quando saremo più vicini alla fase di pubblicazione svelerò molti dettagli… per adesso incrociamo le dita… bisogna aspettare per via delle complicazioni dovute al Covid-19!

Cosa rappresenta per te… un punto di partenza o il primo bilancio di vita musicale?

Sicuramente un punto di partenza… ma anche bilancio: è stato un lavoro molto istintivo, il primo per il quale ho investito seriamente anche economicamente e che riguardasse mie composizioni, questo ha permesso però, allo stesso tempo, di fare un bilancio sulle precedenti collaborazioni che prevedevano di base lavori da turnista. Si è sviluppato con maggiore intensità dopo alcuni elementi tragici della mia vita... tra questi, la perdita di mio padre! Anche per questo infinito bene che ho nei suoi confronti, sono molto determinata ad impegnarmi per raggiungere nuovi traguardi, a studiare per migliorarmi sempre più e a comunicare al meglio ciò che vorrei trasmettere alle altre persone, lasciando una traccia di me. Mio padre ha sempre desiderato che percorressi questa strada musicale… questa comune direzione, ci terrà uniti per sempre! Ora c’è mia madre in particolare che ascolta tutti i lavori con piacere e costanza!

Quanto ami la fase live?

Molto... dal vivo si possono ricevere condizionamenti diversi… si possono avvertire le energie e soprattutto, ci si può emozionare nel momento in cui si raggiunge una consapevolezza, anche se instantanea, di aver regalato una sensazione che ci pervade! A volte è entusiasmante però, in modo diverso, anche intendere la musica intimamente… magari da soli nella propria stanza! Penso che l’equilibrio fra le due dimensioni sia fondamentale, e come il raccoglimento permette di esprimersi meglio dal vivo, così il confronto con il pubblico permettere di percepire altre sfumature della musica stessa!

Questo periodo di difficoltà collettiva ti ha portato a qualche riflessione particolare sulla musica e su tutto quanto la circonda?

Sì... proprio la musica mi è da supporto durante qualche momento di abbattimento che credo sia comune a tutti noi in questo momento, dove oltre alla minaccia continua che avvertiamo, si aggiungono incertezze e preoccupazioni per il futuro; alla lontananza da molte persone che amiamo... i progetti che si stavano concretizzando ma che per forza di cose sono posticipati. Continuo in ogni caso a suonare, a comporre e ad avere speranza!

Grazie Maria, a risentirci in occasione dell’uscita del tuo album!

Un altro pezzo di bravura...

lunedì 20 aprile 2020

Altare Thotemico al PROGLIGURA di Spezia: video inedito


Quinto appuntamento con i video inediti del PROGLIGURIA di Spezia. Riassumo.

Sabato 21 gennaio 2012 il Centro Fieristico di Spezia Expo è stato testimone di una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.

Un evento legato alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.

Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:



Tante band, tra storia e novità, e una maratona che permise di regalare 12 ore di musica non stop.

Di quella manifestazione esiste registrazione video e, separatamente, quella audio, ma per motivi che non pare interessante approfondire, tutto è rimasto nel cassetto.

MusicArTeam - coorganizzatrice dell’evento, nato da un’idea di Angelo De Negri - ha deciso di regalare alcuni spezzoni ridotti, uniti al commento dei protagonisti sul palco.


Tra i protagonisti della maratona prog del 21 gennaio 2012, a Spezia, ci furono anche i bolognesi Altare Thotemico.
Gianni Venturi, frotman della band, ricorda così quella giornata:

Il mio ricordo del festival è fantastico, una giornata strepitosa, sono onorato di avere partecipato assieme a band fantastiche, con una organizzazione e uno spirito di squadra che non ho più ritrovato.
Spero di partecipare come Altare Thotemico ad altri eventi così potenti.

Gli Altare da allora hanno inciso “Sogno Errando”, disco difficile ma ben recensito anche da MAT2020.
A settembre uscirà il terzo disco, "Selfie Ergo Sum", doveva uscire il 30 aprile, ma per ovvi motivi abbiamo tardato il rilascio.

Comunque, il ricordo più bello di quella giornata è il dopocena, quando passammo molto tempo a raccontarci barzellette, con Claudio Simonetti, Lino Vairetti e Gigi Cavalli Cocchi…

Il video:




Gli articoli già proposti:









giovedì 16 aprile 2020

Il "solo" di Gianni Leone al PROGLIGURIA di Spezia: video inedito del 2012


Quarto appuntamento con i video inediti del PROGLIGURIA di Spezia. Riassumo.

Sabato 21 gennaio 2012 il Centro Fieristico di Spezia Expo è stato testimone di una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.
Un evento legato alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.

Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:



Tante band, tra storia e novità, e una maratona che permise di regalare 12 ore di musica non stop.

Di quella manifestazione esiste registrazione video e, separatamente, quella audio, ma per motivi che non pare interessante approfondire, tutto è rimasto nel cassetto.

MusicArTeam - coorganizzatrice dell’evento, nato da un’idea di Angelo De Negri - ha deciso di regalare alcuni spezzoni ridotti, uniti al commento dei protagonisti sul palco.

Tra i partecipanti al PROGLIGURIA c’erano gli OSANNA, che come d’abitudine proponevano ospiti “amici”. Immancabile in quel periodo Gianni Leone, che fu protagonista, suo malgrado, di un inizio da “panico totale”, che vidi da vicino, essendo costantemente sul palco in veste di presentatore. Semplicemente accadde che… l’Hammond non voleva saperne di andare, e fu decisivo l’intervento di Claudio Simonetti che riuscì a risolvere il problema.


Gianni Leone ricorda bene quel momento:

Claudio salì lui sul palco per cercare di rimediare al “guaio” dell'Hammond che non funzionava (mentre io dentro di me ero “bestemmiante”)”.


Vediamo qualche minuto di quell’inizio, dopo che la tastiera di Gianni fu ripristinata…


Qualche news sul Balletto di Bronzo, direttamente dalla penna di Gianni Leone:

Stava par andare alle stampe l'"Official Bootleg" del Balletto, ma tutto è stato rinviato; avevamo concerti in giro per l'Italia (compreso il festival organizzato dalla Black Widow a Genova - proprio per presentare il Bootleg - il 6 luglio, anch'esso rinviato; la ristampa di "LeoNero Monitor" con l'aggiunta di inediti degli Anni '80: idem; la ristampa del dvd "Live in Rome": idem; il mio progetto con Tito Schipa: idem; le prove col Balletto di miei brani nuovi (bomba, of course) per il cd di inediti tanto atteso da tutti da decenni: idem... Continuo?

Vediamo qualche minuto di quell’inizio, dopo che la tastiera di Gianni fu ripristinata…



Gli articoli già proposti:






lunedì 13 aprile 2020

La Maschera di Cera al PROGLIGURIA del 2012: video inedito



Ancora un video inedito relativo a quanto avvenuto sabato 21 gennaio 2012 al Centro Fieristico di Spezia Expo, luogo in cui è andata in scena una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.
Un evento legato alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.

Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:


Dopo aver presentato pillole di “Il Tempio delle Clessidre”  (https://athosenrile.blogspot.com/2020/04/il-tempio-delle-clessidre-al.html  e “La Locanda delle Fate” (https://athosenrile.blogspot.com/2020/04/locanda-delle-fate-al-progliguria-del.html) tocca oggi a La Maschera di Cera.


Ricorda Alessandro Corvaglia, vocalist della band:

In un momento come questo, connotato dalla solidarietà, trovo bello ricordare un grande esempio vissuto a Spezia nel 2012, quando grandissimi artisti si riunirono per un evento importante e grandioso. Fu, peraltro, per me, l'inizio di tante amicizie che congiunsero arte e umanità! Grazie a chi ne fu l'artefice, da ogni lato!”.


sabato 11 aprile 2020

Locanda delle Fate al PROGLIGURIA del 2012: video inedito


Secondo appuntamento con “Frammenti di PROGLIGURIA”, e dopo la proposizione di un video inedito de Il Tempio delle Clessidre relativo al 21 gennaio 2012 
(https://athosenrile.blogspot.com/2020/04/il-tempio-delle-clessidre-al.html), tocca oggi alla Locanda delle Fate.

Ricordiamo che sabato 21 gennaio 2012 il Centro Fieristico di Spezia Expo è stato testimone di una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.
Un evento legato alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.

Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:


Tante band, tra storia e novità, e una maratona che permise di regalare 12 ore di musica non stop.


Di quella manifestazione esiste registrazione video e, separatamente, quella audio, ma per motivi che non pare interessante approfondire, tutto è rimasto nel cassetto.

MusicArTeam - coorganizzatrice dell’evento, nato da un’idea di Angelo De Negri - ha deciso di regalare alcuni spezzoni ridotti, uniti al commento dei protagonisti sul palco.

A seguire il ricordo di Luciano Boero, bassista e cofondatore della band.


Locanda delle Fate a ProgLiguria

Bellissima iniziativa. Ci sentimmo davvero onorati quando Angelo De Negri ci chiamò. Noi, ancor “freschi” di reunion, chiamati a far parte di una rosa con i più bei nomi del prog italico... Eravamo gasatissimi, anche perché avevamo già in tasca il contratto per il Giappone, dove avremmo suonato pochi mesi dopo. Il soundcheck era stato necessariamente sbrigativo, avevamo timore che qualcosa andasse storto a causa della imperfetta regolazione delle spie, tant’è che cominciammo con un’insolita “Profumo di colla bianca”, il nostro brano più “rilassato”, in modo da poter più facilmente chiedere aggiustamenti degli strumenti in spia al volo. Ricordo che quell’immenso salone, a prima vista spoglio e freddo, cominciò ben presto a colorarsi e scaldarsi di buona musica. Dappertutto socializzavamo con colleghi e appassionati, un universo di amici che poi avremmo incontrato ancora tante volte nei vari concerti.


Dopo quell’esperienza ci affinammo sempre più, uscirono “Live in Bloom”, “The missing Fireflies”, “Lucciole per sempre”.
Dopo il Giappone vennero Messico, Brasile e altri bellissimi concerti in giro per la penisola, fino alla data finale di fine 2017 che sancì la nostra uscita dalle scene.
Rimpianti? Qualcuno, è inevitabile. Ma anche la soddisfazione di essere giunti nel migliore dei modi, tutti per mano, alla fine di un percorso meraviglioso.

venerdì 10 aprile 2020

Il Tempio delle Clessidre al PROGLIGURIA del 2012: video inedito

Sabato 21 gennaio 2012 il Centro Fieristico di Spezia Expo è stato testimone di una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.
Un evento legato alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.


Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:


Tante band, tra storia e novità, e una maratona che permise di regalare 12 ore di musica non stop.

Di quella manifestazione esiste registrazione video e, separatamente, quella audio, ma per motivi che non pare interessante approfondire, tutto è rimasto nel cassetto.

MusicArTeam - coorganizzatrice dell’evento, nato da un’idea di Angelo De Negri - ha deciso di regalare alcuni spezzoni ridotti, uniti al commento dei protagonisti sul palco.


Iniziamo con Fabio Gremo, bassista de Il Tempio delle Clessidre, prog band genovese nata nel 2006 che può contare su tre album compresi nello spazio temporale che va dal 2010 al 2017.

Il Tempio delle Clessidre si è forse preso una pausa e in ogni caso la formazione è cambiata rispetto al video proposto a seguire.

Fabio Gremo, bassista del gruppo, ricorda così l'atmosfera del momento:

Di quella giornata ricordo i bellissimi momenti passati insieme ai tanti amici musicisti con cui abbiamo condiviso il palco, l'entusiasmo e la gioia di unire la musica ad un intento benefico, come un piccolo Live Aid. Quello era anche un bel periodo per il Tempio Delle Clessidre in generale, lo ricordo sempre con piacere. In questi giorni ci stiamo sentendo, con calma... chissà che non ne venga fuori qualcosa di nuovo…”.




domenica 5 aprile 2020

Røsenkreütz-“Divide et Impera”


Røsenkreütz-“Divide et Impera”
(Opal Arts e Andromeda Relix)

Circa sei anni fa, commentai l’album di esordio dei Røsenkreütz, “Back To The Stars”, e a distanza di tanti anni un paio di pezzi di quel disco fanno parte della mia usuale playlist, insomma, brani che ascolto con continuità. Non può essere casuale!
Con questa premessa mi avvicino al nuovo lavoro di Fabio Serra, anima e testa del progetto.
Gli ho posto qualche domanda per capirne di più e a seguire è fruibile il prodotto della nostra chiacchierata.

Parto da qualche elemento oggettivo: “Divide et Impera”- è questo il titolo - al contrario del precedente è un concept album le cui tracce sono legate tra loro dal tema del “controllo”, come dice l’autore otto “mini film” che trattano lo stesso argomento da differenti punti di vista.
Tra i motti di Serra c’è anche il tradizionale “squadra che vince non si cambia” e quindi, oltre all’autore (chitarre, tastiere e voce), troviamo Gianni Brunelli alla batteria e percussioni, Gianni Sabbioni al basso e stick, il cantante Massimo Piubelli (già voce solista dei Methodica) e Carlo Soliman al piano e tastiere; il tutto trova valore aggiunto nella presenza di Eva Impellizzeri alla viola, tastiere addizionali e cori.
Il naturale contenitore degli ospiti vede l’ausilio della sezione d’archi degli Evequartett guidati dalla Impellizzeri, di Daniela Pase ai cori aggiuntivi e del rapper londinese Flamma.

Otto tracce, suddivise su quasi sessantatré minuti di musica, che si focalizzano su aspetti sociali rilevanti, con un titolo eloquente che prova a ricordare che la divisione, la rivalità, la discordia dei popoli soggetti giova solo a chi li vuole dominare. E il controllo delle masse passa attraverso la dicotomia fideistica, ma non solo quella religiosa, perché ogni argomento è utile per arrivare alla contrapposizione che tanto piace al “controllore”, e un po' di autoanalisi porterebbe a pensare a quanto incida nel quotidiano il controllo emozionale nella gestione delle nostre relazioni.

Tutto questo ci viene proposto attraverso un nuovo disco incredibile, dal respiro internazionale, e non solo per il cantato inglese, che aiuta, ma non è determinante per la mia definizione.

Si parte con i quasi otto minuti di “Freefall”, una ouverture gioiosa, perfetta introduzione di un vero album prog, con le tastiere in evidenza e la timbrica vocale di Piubelli che ricorda a quale punto ci eravamo fermati, ricomponendo il gap tra i due album: il miglior biglietto da visita possibile.

A seguire “Imaginary friend”, con Eva Impellizzeri in evidenza, un misto tra prog rock e tradizione classica che genera un clima di tensione positiva, degna della colonna sonora di un avvincente noir.

Da brividi “The Candle in the Glass”, sette minuti dominati dagli aspetti vocali/coristici, con la conduzione chitarristica che provoca lancinanti fitte musicali, un incedere lento e angoscioso - cullato dagli archi in azione - che rimane nel corpo a lungo, anche dopo il primo ascolto. 

I know I know” propone un ospite d’oltremanica, il già citato rapper londinese Flamma, il cui avvicinamento alla band viene svelato da Serra nello scambio di battute a seguire.
Il concetto di “rapper” potrebbe ingannare, il suo apporto in questo caso è pressoché quello del puro vocalist di qualità, e il brano realizzato è molto vicino alla tradizionale forma canzone, un rock che sfora a tratti sul metallico, ma di sicura presa.

La lunga “Aurelia” - oltre otto minuti - è una ballad che, partendo dal binomio tra l’arpeggio chitarristico e un cantato toccante, sfocia in atmosfere jazzistiche e tempi composti: meravigliosa!

Con “True Lies” arriviamo ad una ipotetica hit da band post prog, tendente al pop dei grandi gruppi americani della miglior tradizione, ma il tocco personale, unito alla potenza del ritornello, ne fanno uno dei pezzi che potrebbero avere un appeal trasversale.

Sorry And” è probabilmente il brano più “normale”, una canzone dove melodia e rock rallentato si fondono a venature di blues che mettono in evidenza le skills chitarristiche di Serra.

Potrei definire la finale “The Collector” una sorta di mini-suite - quindici minuti e mezzo - che conclude un album davvero notevole. Se “Freefall” rappresenta l’intro ad un contenitore ancora tutto da scoprire, giunti a questo punto si posseggono tutti gli elementi per delineare il disegno totale, e il brano conclusivo avvolge l’ascoltatore da tutti i punti di vista, e le didascaliche suddivisioni in generi e sottogeneri perderebbero ogni tipo di significato.
Un pezzo come questo dà piena contezza al termine “prog” e a quello di “piena soddisfazione musicale”, un appagamento personale che necessita certamente di buona sensibilità specifica da parte dell’ascoltatore, ma la misura dell’entusiasmo è sempre proporzionale alla qualità dello stimolo ricevuto.

Fabio Serra e i suoi friends - vecchi, nuovi e di passaggio - ci regala sessantadue minuti e mezzo di godimento musicale, una proposta varia che riporta a tratti ai miti della musica progressiva originaria, ma delimitare zone di conforto non appare in questo caso utile, perché la miscellanea di competenze fa sì che “Divide et Impera” possa far presa su un pubblico che non ama le divisioni - oggetto dell’album -, che non cerca la protezione dell’appartenenza di gruppo… quando la musica è di siffatta pasta non può che unire nel giudizio e nella necessità di condivisione.

Complimenti e grazie! Si dice che nulla accada per caso, e forse il rilascio del disco in questo preciso momento avrà una motivazione superiore.
E noi godiamoci la musica dei Røsenkreütz, nella speranza di assistere, molto presto, ad una loro esibizione live.


L’INTERVISTA A FABIO SERRA

Sono passati sei anni dall’uscita di “Back To The Stars”: a cosa è dovuto questo lungo periodo di assenza discografica? Che cosa hai/avete fatto, musicalmente parlando, dal 2014 ad oggi?

Il tempo lungo è dovuto ad alcune cose. In primo luogo, essendo questo progetto qualcosa che cerco di mantenere più “autentico” possibile, ho scritto quando ritenevo di avere qualcosa da dire, in modo che il brano risultante fosse qualcosa di vero, espressione reale di una voglia di comunicare e non semplice “mestiere”. Alcuni dei brani derivano anche qui da tracce/idee lasciate sedimentare nel tempo e poi recuperate e sviluppate, altri invece scritti completamente ex novo.
In secondo luogo, c’è il problema di dover fare i conti con la vita reale: di prog (o generi simili) come sappiamo non si campa, e quindi essendo un po’ tutti professionisti o semi professionisti abbiamo delle priorità lavorative che ti allontanano da ciò che avresti voglia di fare.
L’album poi sarebbe stato pronto anche un paio di anni fa abbondanti, ma poi si sono inserite delle difficoltà familiari che purtroppo mi hanno fatto rallentare drasticamente la realizzazione.
Aggiungi anche il fatto che avere uno studio di registrazione è un’arma a doppio taglio, perché spesso ti fai scrupoli di coscienza tra quello che vorresti fare e quello che devi fare per scadenze o altro.
Nel frattempo abbiamo fatto qualche concerto (pochi a dire il vero) e preso parte con un brano a un progetto che è stata una sfida, realizzando per la Compilation “Prigionieri 1988-2018” la cover del brano “Cuore di Vetro” dei Litfiba… come dicevo una sfida perché non ho mai seguito o particolarmente apprezzato la musica italiana, non conoscevo l’originale ed è stato poi interessante trasformare musica che non mi coinvolgeva particolarmente in qualcosa di più vicino alle mie corde; una specie di escursione fuori dalla “comfort zone”, che tutto sommato ha dato un risultato interessante, almeno credo.

Possiamo fare un piccolo sunto delle soddisfazioni legate all’esordio del 2014?

Sicuramente aver conosciuto tanta gente simpatica e interessante da tutto il mondo, aver stretto amicizie, tante belle recensioni, particolarmente dall’estero, a tratti sorprese (diciamo che in pochi si aspettavano un lavoro così da una band italiana), l’aver ritrovato la voglia di andare avanti e scrivere altro materiale (come sai faccio questo di mestiere, anche se in altri ambiti, e la cosa da un lato ti regala molta esperienza ma dall’altro ti toglie energia e tempo per fare ciò che ti piace  o senti veramente) e, non ultimo, aver avuto la possibilità/occasione di tornare su un palco dopo molti anni suonando musica mia.

Anche in questo caso l’etichetta a cui ti sei appoggiato è Andromeda Relix/Opal Arts: connubio ideale per la tua idea di musica?

Certo, con Gianni Della Cioppa siamo amici da oltre 35 anni, per cui unire la mia visione alla sua diventa un processo abbastanza naturale.
Sappiamo tutti come la discografia sia giunta a una dimensione irrisoria al giorno d’oggi, per cui per me è più importante conservare l’integrità di queste cose che faccio, essenzialmente per mia soddisfazione personale e, se possibile, rientrarne nei costi di produzione, che comunque non sono mai uno scherzo; poi se ne nasce qualcosa di più ben venga ovviamente.

Uscirà a breve “DIVIDE ET IMPERA”, puoi spiegare la scelta del titolo?

È un titolo abbastanza eloquente e specchio dei tempi nei quali viviamo: l’antico adagio latino è quanto mai attuale; gente divisa da tifo calcistico, fedi religiose, politiche, gusti musicali, vegani/carnivori etc. etc., e l’unico risultato è solo un maggior controllo sulle masse che, oltretutto, son sempre più tenute nell’ignoranza.

A differenza del lavoro precedente siamo di fronte ad un concept: puoi raccontarmi qualche dettaglio?

Certamente, e mi riallaccio alla domanda precedente. L’album è concepito non come un concept classico con un’unica storia sviluppata lungo i brani del disco, ma come una specie di film a episodi che gravitano attorno al tema centrale del “controllo”.
Questo può essere interpretato sotto molteplici aspetti, come il controllo delle emozioni, il perdere il controllo in una relazione sentimentale, la religione come arma di controllo, la televisione, etc.
Ho trovato affascinante creare queste storie, alcune di senso generale, altre più specifiche e incentrate su una persona come protagonista, che affrontassero il tema comune da punti di vista diversi.
È un disco a tratti più duro del precedente, anche se rimane molto enfatizzato l’elemento “canzone” e i testi sono stati ancora più curati che nel primo, probabilmente anche per quella che, spero, sia stata una evoluzione. Qualcuno mi ha fatto notare che in questi brani c’è molta violenza e morte: probabilmente è vero ma è anche vero che sono due elementi che fanno parte della vita e il controllo passa spesso attraverso questi aspetti.
Desidero anche ringraziare il prezioso aiuto di Antonio De Sarno, già ben conosciuto nell’ambiente prog, che mi ha dato una mano nel processo di revisione delle liriche, limando certe cose che, non essendo io madrelingua, o non erano esattamente a posto o suonavano un po’ “strane”.

Cosa mi dici della squadra che ti accompagna, tra “vecchi”, nuovi e ospiti?

Squadra vincente non si cambia! Ci sono tutti gli elementi del precedente album con i quali c’è un rapporto di amicizia da molti anni: Gianni Brunelli alla batteria e Gianni Sabbioni al basso e allo stick sono una sezione ritmica efficacissima, che riesce al volo a interpretare e fare proprie le idee che gli propongo in fase di scrittura e arrangiamento; Massimo Piubelli, forte dell’esperienza con la sua band principale (gli amici dei Methodica) è cresciuto ulteriormente per capacità interpretativa, particolarmente dopo i tour europei fatti assieme a Queensryche e Fates Warning, e pure con lui si è rinnovata un’intesa artistica molto fluida ed efficace; Carlo Soliman interviene principalmente al pianoforte in studio (il resto delle tastiere per esigenze organizzative me le sono gestite io) ma rimane un elemento fondamentale per la live band; come sesto elemento è entrata a far parte dell’organico Eva Impellizzeri alla viola, seconde tastiere e cori, una preziosissima aggiunta che ha permesso di caratterizzare ulteriormente il sound, proprio per la particolarità del suo primo strumento, decisamente meno usato rispetto al violino ma con una sua unicità.
L’inserimento di Eva è stato inizialmente deciso per semplificare i live, in quanto i nostri dischi sono abbastanza “densi” e non abbiamo fatto mai mistero di utilizzare qualche backing track per coprire parti che fisicamente in cinque non potevamo fare. Questo però comporta molto lavoro extra e altre problematiche (suonare a click su brani da 18 minuti con svariati cambi di tempo e metrica non è esattamente una passeggiata) per cui abbiamo deciso di limare il più possibile tali backing tracks, motivo per il quale nelle prossime apparizioni live ci affiancherà anche Daniela Pase ai cori, che nel disco ha contribuito su alcuni brani.
Come altri ospiti abbiamo poi l’Evequartett, un quartetto di archi capitanato dalla nostra Eva Impellizzeri, che propone degli interessanti concerti di brani classici rock riarrangiati proprio per tale formato: tutti musicisti eccezionali che probabilmente vedete ogni tanto o in tv o in altri concerti in giro per l’Italia.



Infine, c’è l’ospite “atipico”, ovvero il rapper londinese Flamma; la collaborazione è nata casualmente: per il brano “I Know I Know” avevo pensato più a una parte recitata che, però, essendo in inglese, necessitava di un attore madrelingua che non sono riuscito a trovare in tempi e modalità utili. Ho chiesto una mano al mio amico Enrico Pinna (ex Karnataka) chiedendo se conoscesse qualcuno per realizzare tale parte e mi ha proposto questo ragazzo che registra spesso nel suo studio a Londra. Devo dire che all’inizio sono rimasto un po’ spiazzato, perché avevo in testa un’altra cosa, poi invece ho trovato molto interessante il suono della sua voce, il flusso ritmico e l’accento molto particolare e ho capito che era perfetto per la parte.

Non ho ancora potuto “toccare” il nuovo album… mi parli dell’artwork?

Ho voluto curare al massimo anche questo aspetto dell’album, perché trovo che un’opera che si cerchi di presentare come “autentica” debba avere una veste grafica ricca e pertinente, pertanto ho cercato di riproporre il format del precedente con una copertina abbastanza emblematica e un booklet molto ricco, con uno scatto relativo a ogni brano.
Per la front cover ho trovato un lavoro meraviglioso dell’artista francese Christophe Dessaigne, in arte Midnight Digital, che mi ha conquistato subito per l’alto impatto simbolico e per come si sposava perfettamente al titolo e al contenuto del disco. Tra l’altro Christophe è autore anche della copertina di “The Guilt Machine”, progetto creato da Ayreon Lucassen.
Per il booklet ho avuto la fortuna di entrare in contatto con questa artista strepitosa, Lara Zanardi, che gentilmente mi ha concesso l’uso di diversi scatti tratti dal suo catalogo e che insieme abbiamo individuato, collegati ai significati dei singoli brani. Lara ha un gran talento e sensibilità e credo/spero se ne sentirà parlare in futuro. C’è anche uno scatto di Alfredo Montresor, autore di quelli del primo album, che però era impossibilitato a partecipare al progetto e mi ha quindi presentato Lara.

Un nuovo progetto porta sempre una evoluzione: che tipo di continuità/differenza esiste tra i due album dal punto di vista meramente musicale?

Trovo “Divide et Impera” un disco più “maturo” e coerente rispetto a “Back to the Stars” (del quale sono comunque molto orgoglioso). I due aggettivi che ho utilizzato rispecchiano il fatto che è un lavoro nato in un lasso di tempo molto più breve rispetto a BTTS, e poi che c’è stata un’evoluzione stilistica e personale. Sono sempre io (chi ha sentito in preview l’album spesso mi ha detto “si sente che sei tu”) però sono una persona diversa rispetto a quando ho scritto il primo, e quindi c’è dentro un certo percorso.
Musicalmente direi che è stato sviluppato ulteriormente l’elemento “canzone”, non tanto inteso come tentativo di strizzata d’occhio al fine di avere la “hit”, quanto di avere delle unità musicali ben definite cercando di evitare il più possibile parti inutili: diciamo che anche dove ci sono sezioni strumentali o dilatate sono comunque finalizzate  a raccontare qualcosa e non a “suonarsi addosso” e, inoltre, ho prestato attenzione in fase di arrangiamento a non sovraprodurre l’album per semplificare poi la riproposizione dal vivo.
Mi è piaciuto poi poter integrare anche la sezione di archi vera che trovo abbia dato molto respiro ed emozione, anche se per brevi interventi. Come elemento comune al primo c’è poi sempre una certa cura nelle voci e nei cori e, infine, come altra evoluzione personale, citerei il fatto di essermi lanciato a cantare un paio di cose soliste; beninteso, Massimo è eccezionale, ma per quei brani mi ero innamorato dei provini che avevo fatto in origine a tal punto da decidere di provare a farle proprio io, anche per un particolare legame ai testi dei brani in oggetto.

Come vedi il futuro della musica progressiva?

Domanda molto difficile: negli anni ho visto uscire tanta roba che, per quanto molto ben realizzata, trovo sia molto di “maniera” e messa giù per compiacere un certo pubblico.
Non è un mistero che gli appassionati di prog spesso sono abbastanza conservatori, il che è un controsenso visto come nacque il genere a suo tempo. Ricordo un’edizione di Veruno, occasione in cui si esibirono i Frost* (che personalmente stimo molto): vidi più di un sopracciglio inarcarsi e sentii anche diversi commenti di sufficienza, se non peggio.
Personalmente mi piacerebbe vedere molte contaminazioni e arricchimenti, non importa di che provenienza, così come mi piacerebbe sentire dei dischi che lascino qualcosa subito.
Non credo però che accadrà, perlomeno non nel grosso della scena, e temo continuerà a uscire molta roba “classica”, il che è un pericolo, nel senso che c’è il rischio che esaurite una o due generazioni di ascoltatori diventi qualcosa di museale e poco comprensibile per il nuovo pubblico che volesse avvicinarsi a questo mondo. Con questo non intendo dire che bisognerebbe fare dischi in 9/8 con il mellotron e ghali con l’autotune, ma sforzarsi di andare un po’ oltre certi clichè sì!

Il rilascio del disco è avvenuto il 21 marzo: sono stati programmati momenti di presentazione o concerti da proporre alla fine dell’emergenza sanitaria?

Al momento non c’è ancora nulla di programmato: stiamo riprendendo ora a suonare in sala prove per mettere in piedi quello che sarà lo show di presentazione dell’album; temo andremo ormai verso settembre/ottobre, specie considerata l’attuale situazione molto difficile creata dall’emergenza corona virus che ha fatto saltare praticamente tutte le programmazioni.
C’è comunque una gran voglia di portare sul palco “Divide et Impera” assieme a brani del primo album e, forse, qualche altra sorpresa!


BRANI:

Freefall 7:50
Imaginary friend 6:20
The Candle in the Glass 7:03
I know I know 6:25
Aurelia 8:20
06 True Lies 5:40
Sorry And 6:56
The Collector 15:28

FORMAZIONE:

Fabio Serra: chitarra, tastiere, basso, voce
Massimo Piubelli: voce
Gianni Sabbioni: basso
Gianni Brunelli: batteria
Carlo Soliman: piano e tastiere
Eva Impellizzeri: viola, tastiere e cori

OSPITI:

Evequartett - sezione d’archi
Daniela Pase - cori aggiuntivi
Flamma-rapper

ARTWORK:
La copertina presenta un magnifico lavoro dell’artista francese Midnight Digital e delle suggestive immagini della fotografa/artista Lara Zanardi per il booklet.
Divide et Impera” è una coproduzione Opal Arts e Andromeda Relix con la distribuzione GT Music.