martedì 3 dicembre 2013

Gianfranco Continenza-Dusting The Time


Ho appena scoperto Gianfranco Continenza, musicista/chitarrista di lungo corso che attraverso innumerevoli esperienze, partendo da quella classica, è arrivato ad amare e proporre un repertorio jazz - e molto di più - che nell’occasione è sintetizzato nel nuovo album Dusting The Time. Credo che occorra fare uno sforzo e uscire dagli stereotipi, che nel caso specifico suggerirebbero di catalogare il disco come … “per amanti del genere”, relegandolo ad un pubblico di nicchia. Il modo universale di concepire la musica di alcuni valenti artisti, aiuta nel superamento del concetto appena espresso, e se un nuovo album viene “avvicinato” senza pregiudizio alcuno, le sorprese - e il gradimento - non potranno mancare.
Dusting The Time, come dice Continenza, è una spolverata sul tempo passato, una serie di ricordi che tradotti nell’occasione in musica rilasciano 13 brani suggestivi, che presentano tutte le influenze importanti, non solo in ambito jazz. Il percorso di vita compiuto dal chitarrista gli permette di unire il talento indubbio all’assimilazione delle forme musicali più disparate, e troviamo così il reggae unito alla musica latina, così come tracce di musica contemporanea e progressiva. Credo sia questa l’anima dell’album, musica strumentale, che non si esprime quindi per mezzo di liriche, ma attraverso una apertura trasversale che si prefigge di sconfiggere l’autocelebrazione del genere e si apre ad ogni tipo di ascoltatore, fornendo quindi una chiave di lettura differente, e la password per ottenere l’accesso totale alla fruizione. In questo senso mi piace allegare il termine “musica didattica”, che se potesse entrare nelle scuole e arrivare ai giovani potrebbe aprir loro mondi nuovi, mai esplorati e sicuramente non così complicati come qualcuno teme, o come a volte fa comodo far credere.
Dusting The Time scorre leggero e piacevole, e combatte l’appartenenza all’elite - quella della musica jazz - arrivando rapidamente a toccare l’obiettivo.
Gli ospiti sono di livello - Don Mock, Bob Mintzer (Yellowjackets), John Beasley (Steely Dan, John Patitucci), Mark Egan (Elements, Pat Metheny Group, Gil Evans Orchestra, Sting), Michael Manring, Tetsuo Sakurai (Casiopea), Walter Martino (Goblin), Alessandro Centofanti, Dino D’Autorio… - ed è questa la mia unica nota per “esperti del settore”.
L’intervista a seguire svelerà molto di più di questo incredibile artista, che etichettare sarebbe… un grosso errore!


L’INTERVISTA

Proviamo a inquadrare l’artista “Gianfranco Continenza”: riesci a sintetizzare la tua storia musicale e il tuo percorso dalle origini ad oggi?

Un caro saluto a tutti. Ci Proverò. Ho iniziato a suonare la chitarra all’età di 8 anni grazie a mio padre Nino (chitarrista Jazz), cominciando con lo studio della chitarra classica per 5 anni per poi concentrarmi sulla chitarra moderna e Jazz. Nel 1991 ho avuto la fortuna di trasferirmi in California per frequentare il Musicians Institute di Hollywood, una delle più prestigiose università di musica al mondo, dove mi sono graduato con il massimo dei voti al G.I.T. (Guitar Institute of Technology) nel settembre 1992, studiando con i migliori maestri mondiali quali: Joe Diorio, Don Mock, Scott Henderson, Ron Eschéte, Howard Roberts, Peter Sprague, Gary Willis, Jennifer Batten, Steve Trovato, Jeff Berlin, Tommy Tedesco, Mike Miller e molti altri. Ho anche avuto l’onore di suonare e registrare con molti artisti di fama mondiale quali Bill Evans, Joe Diorio, Mark Egan, Don Mock, Bob Mintzer, John Beasley, Michael Manring, Tetsuo Sakurai, Jeff Richman, Scott Kinsey, Jamie Findlay, Barrett Tagliarino, Richard Smith, John Stowell, Marco Minnemann, Ray Riendeau ed altri, e con i migliori nomi della scena nazionali, quali Walter Martino, Alessandro Centofanti, Dino D’Autorio, Pippo Matino, Ernesttico, Lorenzo Feliciati, Ellade Bandini etc. A livello didattico sono stato il primo docente di "Chitarra Jazz" del conservatorio di Pescara dove ho insegnato anche Teoria Musicale. Ho inoltre fondato, nel 1994, la C.M.A. (Contemporary Music Academy) a Pescara, dove sono docente di chitarra Jazz/Fusion. Da anni scrivo lezioni sulla prestigiosa rivista americana “Just Jazz Guitar” ed ho una rubrica di Chitarra Jazz sulla famosa rivista nazionale Chitarre.

Esiste un musicista che, al di sopra di altri, ha influenzato il tuo modo di comporre e di esprimerti?

Diciamo che apprezzo compositori come Wayne Shorter, Herbie Hancock, Joe Zawinul, Chick Corea, Vince Mendoza e tanti altri… e musicisti quali Michael Brecker, Joe Pass, Joe Diorio, Don Mock, Mark Egan, Bill Frisell, Allan Holdsworth, Scott Henderson e tantissimi altri. Nell’improvvisazione il mio linguaggio si ispira più ai sassofonisti ed ai pianisti piuttosto che ai chitarristi. Sia nelle composizioni che nell’improvvisazione cerco una voce propria, non amo imitare o essere il clone di altri.

Quanto è stata determinante l’influenza “familiare” per favorire le tue scelte musicali?

Abbastanza determinante visto che mio padre era un chitarrista Jazz e sin da piccolissimo mi faceva ascoltare  musica Jazz. Spesso lo sentivo suonare e questo mi ha fatto innamorare dello strumento.

Consideri la scuola “classica” un passaggio obbligato per diventare un valente strumentista, qualunque sia il genere che si decide di seguire e proporre in seguito?

Assolutamente no. Ho avuto molti allievi diplomati in conservatorio che hanno dovuto rivedere tutto il percorso didattico/pratico musicale. Consiglio, per chi volesse intraprendere un percorso moderno (aperto a 360 gradi), di affidarsi a un insegnante valido. La cosa che suggerisco è di sviluppare la creatività e l’originalità, cosa che insegno ai miei allievi della Contemporary Music Academy. Ognuno di noi ha una propria personalità la cosa più difficile è portarla anche nella musica. Ho avuto diversi allievi che sono diventati grandi professionisti, chi suona con la Pausini, la Vanoni, la Mannoia… chi in big band di spessore…

Che cosa è per te il jazz? Che cosa da e cosa toglie rispetto a categorie espressive differenti?

Il Jazz è un percorso importante e indispensabile per una completezza musicale, bisogna conoscerne il linguaggio e l’armonia, ma non chiudersi e limitarsi ad esso come fanno in molti. Siamo nel 2013 e personalmente ho una visione molto aperta della musica, esplorandone tutti i generi, cosa che sentirete nel mio nuovo album, “Dusting The Time”. E’ come se l’arcobaleno fosse di un solo colore.

Come nasce “Dusting The Time”? Esiste un legame tra i vari brani, tanto da poterlo considerare un concept?

Dopo il successo del mio primo album “The Past Inside The Present” feat. Bill Evans (Miles Davis, John McLaughlin)  e Scott Kinsey (Tribal Tech, Joe Zawinul), che nel 2008 è stato primo in classifica come miglior disco di chitarra Jazz/Fusion per la Tower Records USA, ed è stato il secondo album più venduto della ESC Records, sono stato motivato a lavorare su nuove composizioni, e così è nato “Dusting The Time”. Non c’è un legame vero e proprio tra i vari brani, ma ognuno di essi rappresenta momenti particolari della mia vita. Per questo porta questo titolo, che tradotto significa “spolverando il tempo”.

Mi parli degli ospiti presenti nell’album?

L’album vede la presenza di grandissimi musicisti del panorama mondiale, quali Don Mock, Bob Mintzer (Yellowjackets, Jaco Pastorius), John Beasley (Steely Dan, John Patitucci), Mark Egan (Elements, Pat Metheny Group, Gil Evans Orchestra, Sting), Michael Manring, Tetsuo Sakurai (Casiopea) e del panorama nazionale, come Walter Martino (Goblin), Alessandro Centofanti, Dino D’Autorio, Lorenzo Feliciati, Ernesttico, Adriano Brunelli, Federico Righi ed altri.

Che cosa rappresenta il nuovo disco all’interno del tuo percorso musicale… una evoluzione naturale o un episodio a se stante?

 “Dusting The Time” è una notevole evoluzione rispetto al primo album, esplora tanti generi musicali, dal Jazz al Funk, dal Latin al Reggae, dal Progressive Rock al Classico Contemporaneo, sempre mantenendo uno proprio stile, una propria personalità. E’ stato un duro lavoro, ma ne sono pienamente soddisfatto. Mi sento di ringraziare il grande batterista ed amico Walter Martino (figlio d’arte del grande Bruno Martino) perché è stato un elelmento fondamentale per la realizzazione dell’Album. Il grande chitarrista statunitense Don Mock, nelle note di copertina, dice questo a riguardo: “Composizioni e musiche a così alto livello richiedono un ascolto multiplo per gustarne a pieno tutti i particolari…”.

Cosa significa per te poter lavorare con Beppe Alleo e Videoradio?

Videoradio la conoscevo già da anni, un’etichetta che ho sempre stimato per la qualità degli artisti. Ho avuto la fortuna di arrivarci tramite facebook. Casualmente stavo guardando un post sul nuovo CD di Alberto Radius (tra l’altro un ottimo CD) e vedendo la casa discografica che lo produceva (Videoradio) mi son detto: “perché non proporgli il mio nuovo CD?”, ed ho fatto benissimo! Così ho inviato loro una mail e subito gentilmente mi hanno risposto dicendo che il progetto avrebbe potuto interessargli, mandandomi il numero di Beppe per contattarlo. Ho telefonato ad Aleo che è stato molto cordiale, invitandomi a spedire il Cd per un ascolto. Beppe ne è stato così entusiasta che già un paio di settimane dopo sono andato ad Alessandria per firmare il contratto. Mi sono trovato subito in sintonia con lui, un grande professionista ed esperto, preciso ed attento,  attivo nella promotion oltre ad essere una bella persona. Lui si che sa riconoscere e valorizzare i talenti. Inoltre è anche un ottimo fonico, il suo intervento è stato fondamentale per la riuscita del mix/master del CD curata dal bravissimo Antonio Di Donato. Il Cd ha un sound fantastico.

Hai previsto una pubblicizzazione live di “Dusting The Time”?

Certo, sto programmando diversi live per promuovere il CD, sia in Italia che all’estero. Presto metterò le date sul mio sito www.gianfrancocontinenza.com 
Stay tuned!



BIOGRAFIA

GIANFRANCO CONTINENZA chitarrista e compositore, si è guadagnato la fama di Jazz/Fusion “Guitar Wizard”, ottenendo crediti di artisti del calibro di Billy Cobham, Joe Diorio, Jimmy Bruno, Phil Upchurch, Vic Juris, Don Mock, Bob Mintzer, Bill Evans, Dean Brown, John Beasley, Mark Egan, John Stowell, Carl Verheyen, etc. Ha iniziato a suonare la chitarra ad 8 anni grazie al padre Nino (chitarrista jazz) studiando chitarra classica per 5 anni per poi concentrare i suoi studi verso la chitarra moderna e Jazz. Nel 1991 si è trasferito in California per frequentare il Musicians Institute di Hollywood dove si è graduato con il massimo dei voti al G.I.T. (Guitar Institute of Technology) nel settembre1992, studiando con i migliori maestri mondiali quali: Joe Diorio, Don Mock, Scott Henderson, Ron Eschéte, Howard Roberts, Peter Sprague, Gary Willis, Jennifer Batten, Steve Trovato, Jeff Berlin, Tommy Tedesco, Mike Miller... 
Ha suonato e registrato con molti artisti di fama mondiale come Bill Evans, Joe Diorio, Mark Egan, Don Mock, Bob Mintzer, John Beasley, Michael Manring, Tetsuo Sakurai, Jeff Richman, Scott Kinsey, Jamie Findlay, Barrett Tagliarino, Richard Smith, John Stowell, Marco Minnemann, etc…Nel 1994 ha fondato la C.M.A. (Contemporary Music Academy) di Pescara, una delle più avanzate scuole di musica Europee dove è docente di chitarra Jazz/Fusion; Inoltre è stato il primo docente di "Chitarra Jazz" presso il Conservatorio di Pescara dove ha insegnato anche Teoria Musicale. Nel 2008 ha esordito con suo Album solista “The Past Inside The Present” feat. Bill Evans (Miles Davis, John McLaughlin) e Scott Kinsey (Tribal Tech, Joe Zawinul) che è stato primo in classifica come miglior Album di chitarra Jazz/Fusion guitar per la Tower Records USA, ha inoltre partecipato come solista in due Albums tributo alla Mahavishnu Orchestra: “Mahavishnu Re-Defined vol.1 & vol.2” ed ad un CD tributo a Jeff Beck “The Loner vol. 2” con tanti “All-Star musicians” come Mark Egan, Michael Manring, John Patitucci, Billy Cobham, Dennis Chambers, Gary Husband, Vinnie Colaiuta, Mitchel Forman, Steve Vai, Jim Beard, Mitchel Forman e molti altri tutti con la ESC Records.
H
a partecipato come leader al “Bratislava Jazz Days 2008”, uno dei più importanti Festival Internazionali Jazz Europei. Insieme al produttore discografico Beppe Aleo ha realizzato il suo secondo Album solista “Dusting The Time” per l’etichetta discografica VIDEORADIO feat. Don Mock, Bob Mintzer (Yellowjackets), John Beasley (Steely Dan, John Patitucci), Mark Egan (Elements, Pat Metheny Group, Gil Evans Orchestra, Sting), Michael Manring, Tetsuo Sakurai (Casiopea), Walter Martino (Goblin), Alessandro Centofanti, Dino D’Autorio e molto altri.
Dal 2010 scrive lezioni sulla prestigiosa rivista americana Just Jazz Guitar dove è stato intervistato sul numero di maggio 2009. Ha una rubrica di “Chitarra Jazz” sulla famosa rivista nazionale Chitarre.C'è un intero capitolo su Gianfranco nel libro americano "Originality is everything - a life and a near-death tale of an independent record label" scritto dallo statunitense John McGlasson.


lunedì 2 dicembre 2013

Maelstrom - 3725


Nuovo appuntamento, per me il terzo, con i Maelstrom di Ferdinando Valsecchi, in occasione dell’uscita di “3725, titolo del cui si gnificato si parla a seguire.
Il gruppo di lavoro si evolve rapidamente e dimostra una buona maturità espressiva, frutto della consapevolezza che la strada intrapresa è quella della piena soddisfazione personale, e quando la musica “suona bene” per chi la compone, ci sono buone probabilità che anche il pubblico gradirà.
La concettualità cede il passo  al brano compiuto ed emerge una forte componente poetica che, accompagnata dal sound tipico di Maelstrom, produce un effetto quasi trascendente, essendo in grado di trasportare idealmente in altra dimensione, provocando un certo senso di angoscia unito alla giusta riflessione: “… moriranno tutte le rose del mondo perché non ci saranno più lacrime per dar loro vita; m’abbandoneranno anche queste ultime gocce di memoria che ho di te, perché la giusta punizione è dimenticare…”.
Riff ossessivi e buon uso di tecnologia ed elettronica, sono l’anima musicale tipica di Maelstrom, mentre la miscela tra titoli in lingua inglese e liriche italiane coglie nel segno, e evidenzia la necessità di multiespressività, il bisogno di trovare ogni forma possibile per lanciare messaggi trasversali.
C’è spazio anche  per una covere famosa, Space Oddity, un ricordo personale più che tributo a Bowie, ma la scelta appare azzeccata e in pieno contesto.
La musica di Maelstrom mi lascia sempre un po’ di … agitazione, toccando corde che tendo a tenere “nascoste”, mi smuove e alla fine staziono a lungo in uno stato di “spleen”, che traduco in “tristezza meditativa”, un feeling insistente che fa fatica ad abbandonarmi, e a cui mi sono piacevolmente abituato.
Un nuovo passo di Maelstrom verso la maturità, e la curiosità di vederli all’opera è davvero tanta!


L’INTERVISTA

Facciamo il punto a distanza di un anno dall’uscita di Change of Season: a quale punto del percorso vi trovate?


Sinceramente non sapremmo, pensiamo di trovarci in una fase di mezzo. D’altronde i pezzi sono piuttosto diversi dai lavori precedenti, il sound anche, ma sicuramente non è ancora definitivo, e lo si può intuire dalle diversità che presentano i pezzi gli uni con gli altri. Ad ogni modo abbiamo piuttosto chiaro dove vogliamo andare a lavorare per il prossimo cd.

Quali sono le novità/evoluzioni più importanti, sia dal punto di vista delle liriche che da quello meramente musicale?


Rispetto a prima, sia dal punto di vista musicale che da quello lirico, lo stile è leggermente cambiato, magari cercando di essere meno discorsivi ed entrando più nel vivo di entrambi i punti di vista. Le canzoni, che in origine erano tutte legate da un filo narrante unico, ora sono autoconclusive, per quanto una certa uniformità di sound e di idee di sviluppo riesca comunque a legare bene un pezzo all’altro, specialmente analizzandoli per coppie escludendo la cover di David Bowie. Dal punto di vista di produzione sonora l’innovazione più importante è semplicemente una: l’esperienza.

Non ho letto il titolo e sulla cover ho trovato “3725”, mi spieghi meglio?


“3725” è il titolo. Diciamo che è legato anche alla domanda successiva!

Il brano di apertura è la famosa Space Oddity di Bowie, come si inserisce nel contesto?


E’ una cover che abbiamo scelto di inserire come tributo, non tanto a Bowie, quanto ad una persona cara cui piace molto il brano. Sia il brano, che la persona a cui è dedicata, sono legati al numero 3725.

Ho letto che, oltre alla solita fruizione gratuita, avete pensato ad una cinquantina di copie in CD, confezionate a mano: a chi sono indirizzate?


A tutti quelli che vogliono acquistarle.

Vete già testato dal vivo questo nuovo lavoro?


No, anche perché il progetto live dei Maelstrom non ha ancora ricevuto l’attenzione che merita da parte mia, per il momento sono soddisfatto così, e con gli altri progetti in atto mi riuscirebbe difficile farli diventare anche una band completa.

Puoi tirare le somme del tuo ultimo anno musicale?


Quest’anno mi ha visto iniziare molte collaborazioni, anche con etichette indipendenti, e riscoprire vecchie amicizie musicali che stanno convergendo verso dei progetti concreti. Inoltre mi ha visto ancora una volta lavorare con la musica per il teatro, sulla qualche cosa, fra l’altro, sto preparando un nuovo lavoro, completamente diverso da ciò che ho fatto sino ad ora, non vedo l’ora di poterlo far sentire.

Grazie mille Athos da parte dei Maelstrom, Ferdinando e Matteo!



Il CD è stato rilasciato il 22 Novembre; disponibili anche 50 copie fisiche confezionate a mano in tiratura limitata!
Sette tracce, di cui una cover (“Space Oddity” di David Bowie), circa 40 minuti di musica. Gratis. Come sempre.

sabato 30 novembre 2013

JAMBURROCK: DAGLI ANNI ’50 AD OGGI


JAMBURROCK: DAGLI ANNI ’50 AD OGGI

FESTIVAL ROCK DALLE ORE 17,00 ALLE ORE 01,00
" 8 ORE DI MUSICA... E NON DI LAVORO" 


L’Associazione Culturale Jamburrasca presenta un nuovo incredibile evento, la Jamburrock che si terrà il 15 Dicembre al " Factory” di via Correlli,  a Milano:


A partire dalle ore 17.00, e sino alle 24.00, si alterneranno molte band,  con la partecipazione di un’ottantina di musicisti che suoneranno con il “sistema” JamBurrasca, caratterizzato da una lunga non stop sonora.
Il tema naturalmente sarà il Rock, a partire dagli anni '50 sino ai giorni nostri, attraversando tutte le sue espressioni hard, prog, rock'n roll, metal, rockbilly, etc. 
A seguire il dettaglio dei protagonisti.
L’incasso sarà devoluto, come sempre, in beneficenza, in favore delle fasce più deboli.

Il prezzo di ingresso sarà di 10,00 euro .



FORMAZIONI JAMBURROCK 

1)PINO SCOTTO   ( Franco Malgioglio-Jacopo Santini-Gianluca Tagliavini-Pino Montalbano-Roberto Cairo) 
2)OSVALDO DI DIO (Guido Block-Roberto Fabiani) 
3)DANIELE SARI(Giuseppe Cassarà-Renato Ruzza-Luca Paganoni-Francesco bellinzoni) 
4)FABRIZIO MALGIOGLIO- GIORGIO BELLIA -FRANCO MALGIOGLIO-GIORGIO DARMANIN-PINO MONTALBANO 
5)SIMON LUCA-VANNI COMOTTI-PINO MONTALBANO-GIGI COLOMBO -GILBERTO ZIGLIOLI-FRANCO MALGIOGLIO-GIORGIO DARMANIN 
6)STH(Joshua Tancredi-Tiziano Favata-Danilo Carnevali-Alessandro Cecconi-Ivan Padul) 
7)VANNI -COMOTTI-VALERIO VERONESE-GIANNI MINUTI-MIMMO SECCIA 
8)GARIBALDY 
9)OSAGE (Cucciolo-Bob Callero-Mattia Tedesco) 
10)ROBERTO TIRANTI-ALEX DEL VECCHIO-MATT FILIPPINI-GIORGIO BELLIA 
11)PURPLE SNACKE(Angelo Bari- Peppe Megna- Fabrizio Malgioglio- Mario Belluscio) 
12)GIORGIO FICO PIAZZA-BERNARDO LANZETTI-GIUSEPPE PERNA-SAVERIO CACCOPARDI -ANDREA BRAMBINI-PINO FAVALORO 
13)FRANCESCO PATELLA- 
14)ANN HARPER-GIGI COLOMBO-VANNI COMOTTI-GIORGIO FICO PIAZZA-GIUSEPPE PERNA 
16)RICKY PORTERA EXTRA BAND-VANNI COMOTTI-ANDREA ANZALDI 
17)ARENA 
18)ODESSA 
19)GIANNI DALL'AGLIO-PINO MONTALBANO-DAVE CICLOPE-GILBERTO ZIGLIOLI-TONINO CRIPEZZI 
20)NICCOLO' DE SANTIS-ANDREA DE SANTIS 
21)VALENTINA DONINI-MARTA MARASCO-ALICE PIOMBINO 
22)PEPPE MEGNA-FRANCO MALGIOGLIO-FABRIZIO MALGIOGLIO 
23) FABRIZIO MALGIOGLIO-EMILIO BIANCHI  -GIGI RAGUSEO -FRANCO MALGIOGLIO 
24)LEANDRO BARTORELLI-(Denis Chimenti-Luca Fuligni-Daniele Catalucci) 
25) I CAMALEONTI 
26) DELIRIUM 


MUSICISTI

BATTERISTI
GIORGIO BELLIA 
LEANDRO BARTORELLI 
SERGIO PESCARA 
CUCCIOLO 
VANNI COMOTTI 
GIANNI DALL'AGLIO 
PEPPE MEGNA 
JACOPO SANTINI 
GIUSEPPE CASSARA'(SARI) 
MAURIZIO CASSINELLI (Garybaldi) 
JOSHUA TANCREDI -STH 
ROBERTO FABIANI 
SAVERIO CACCOPARDI 
ALFREDO VANDRESI (DELIRIUM) 
TOTALE 14

BASSISTI
FRANCO MALGIOGLIO 
BOB CALLERO 
RENATO RUZZA(SARI) 
LIVIO MACCHIA 
ANGELO TRAVERSO (Garybaldi) 
ALESSANDRO PAOLINI(Garybaldi) 
DANILO CARNEVALI -STH 
IVAN PADUL-STH 
DANIELE CATALUCCI 
GUIDO BLOCK 
GIORGIO FICO PIAZZA 
ANDREA ANZALDI 
FABIO CHIGHINI(DELIRIUM) 
MARIO BELLUSCIO 
TOTALE 14 

CHITARRISTI
PINO MONTALBANO 
ROBERTO CAIRO 
GIGI COLOMBO 
GILBERTO ZIGLIOLI 
LUCA COLOMBO 
VALERIO VERONESE 
RICKY PORTERA 
OSVALDO DI DIO 
MATTIA TEDESCO (OSAGE) 
LUCA PAGANONI (SARI) 
DAVIDE FACCIOLI (Garybaldi) 
ALESSANDRO CECCONI-STH 
IVAN PADUL -STH 
DENIS CHIMENTI 
ROBERTO CAIRO 
ROBERTO SOLINAS(DELIRIUM) 
TOTALE 16 

TASTIERISTI
GIORGIO DARMANIN 
FRANCESCO BELLINZONI(SARI) 
GIUSEPPE PERNA 
TONINO CRIPEZZI 
GIANNI MINUTI 
EMILIO BIANCHI 
MARCO JOHN MORRA(Garybaldi) 
TONINO CRIPEZZI 
GIANLUCA TAGLIAVINI 
ETTORE VIGO(TASTIERISTA) 
TOTALE 10 

CANTANTI
TIZIANO FAVATA 
ANN HARPER 
PINO SCOTTO 
ROBERTO TIRANTI 
DANIELE SARI 
SIMON LUCA 
FABRIZIO MALGIOGLIO 
VALENTINA DONINI 
MARTA MARASCO 
ALICE PIOMBINO 
NICCOLO' DE SANTIS 
ANDREA DE SANTIS 
DAVE CICLOPE 
MIMMO SECCIA 
BERNARDO LANZETTI 
PINO FAVALORO 
LUCA PERONI 
FRANCESCO PATELLA 
LUCA FULIGNI 
TOTALE 19 

PERCUSSIONI 
GIORGIO PALOMBINO 
LUCIANO PIGA 
TOTALE 2 

FLAUTO-SAX 
MARTIN GRICE 

TOTALI 77
 

venerdì 29 novembre 2013

Il Rumore Bianco-Mediocrazia


Mediocrazia è l’EP appena uscito de Il Rumore Bianco, evoluzione dei SIDE C di cui avevo scritto un po’ di tempo fa. Una buona mezz’ora di puro prog che lascia intravedere potenzialità interessanti per questi giovani veneti.
Formazione corposa e varia, per strumentazione e insieme di idee, appare già arrivata ad un buon grado di maturità/amalgama, con una evidente capacità nell'inserire messaggi importanti all’interno di un contesto musicale di per sé molto impegnativo. Ma i brani proposti hanno la peculiarità di favorire una facile metabolizzazione, cosa spesso difficile in area progressiva.
Una buona premessa che lascia ben sperare per l’imminente futuro.
La prova live risulterà, come sempre, determinante, e per chi fosse in zona, sarà possibile vedere Il Rumore Bianco -  e gli Unreal City - il 10 gennaio, al Club Il Giardino di Lugagnano.
Ma è bene prevenire i tempi e leggere e ascoltare la filosofia musicale di questa nuova band.


Qualche scambio di battute…
Perché “Il Rumore Bianco”? Nome casuale o legato a particolari della vostra filosofia musicale?
Il nome non è casuale. Il rumore bianco è un concetto fisico che può essere immaginato come la sovrapposizione di infiniti segnali acustici con frequenza variabile, tale da coprire tutto lo spettro delle frequenze. Al di là di definizioni fisiche e matematiche, musicalmente per noi questo concetto rappresenta la sovrapposizione di idee, di sperimentazioni e di stili musicali diversi, che cerchiamo di far confluire in maniera armonica e sinergica nella nostra musica.
“Il Rumore Bianco” rappresenta l’evoluzione dei SIDE C, progetto precedente, o è una novità assoluta?
È sicuramente l'evoluzione del progetto precedente.L’innesto di un nuovo chitarrista (Federico Lonardi), ha permesso a Michele Zanotti (già chitarrista nl progetto Side C) di utilizzare il sax in aggiunta alla chitarra. Ciò, unito alla possibilità di avere una tastiera/sinth in più grazie al nuovo cantante (Eddy Fiorio), ci ha reso senz’altro più versatili rispetto ai Side C, aprendo i nostri orizzonti a nuove sonorità. Si è aggiunto inoltre un nuovo batterista (Umberto Sartori), mentre tastiere, chitarra e basso sono rimasti gli stessi del progetto precedente.

Come descrivereste la vostra musica a chi non vi conosce?

Rock progressivo italiano è probabilmente la descrizione migliore. Jazz, fusion ed elettronica, inoltre, è quello che amiamo inserire nel nostro stile.Tuttavia, l'obbiettivo è quello di allargare il più possibile la visione d'insieme, così da non etichettarci troppo, tenendoci aperta la possibilità di plasmare brani sempre diversi dai precedenti, in uno stile musical in continua evoluzione.

Qualche nota sulla line up, please.

Eddy Fiorio (voce, synth), Michele Zanotti (chitarra, sax), Federico Lonardi (chitarra), Umberto Sartori (batteria), Alessandro Danzi (basso), Thomas Pessina (testiere, voce).
Il fatto che il gruppo sia composto da 6 membri, e il fatto di avere a disposizione vari strumenti da inserire all’interno delle nostre composizioni, come si diceva, rappresenta senz’altro un punto di vantaggio dal punto di vista delle opportunità compositive.

Mi parlate dell’EP appena uscito, Mediocrazia?

Mediocrazia è un EP di 4 brani che alterna tematiche di vita sociale odierna ad altre più intimistiche. Nel complesso si viene a definire il quadro globale della società, visto attraverso gli occhi di personaggi astratti e immersi in una condizione di mediocrità. Quest’album per noi rappresenta il frutto di un lungo percorso che ci ha portato dall’abbandono del progetto musicale precedente (Side C), e alla creazione di brani completamente nuovi. Rappresenta inoltre la volontà della band nel promuovere la propria musica, rendendo partecipe delle proprie creazioni un pubblico di ascoltatori più ampio. La nostra speranza è che quest’EP sia l’anticipazione di un album di futura pubblicazione.

Per il mese di gennaio è previsto un vostro concerto al Club Il Giardino, assieme agli Unreal City: sarà questa l’occasione per presentare ufficialmente il vostro lavoro?

Gli Unreal City sono un gruppo giovane che come noi cerca di far emergere la propria realtà musicale in una società che sempre più ostacola le sperimentazioni in campo musicale e le composizioni originali. Si può dire che loro abbiano raggiunto il loro obiettivo, e auguriamo loro il meglio per quanto riguarda il futuro. Non c’è dubbio che il concerto di Verona sarà un’ottima occasione per favorire uno scambio di idee e di opinioni, oltre che una grande vetrina per promuovere la nostra musica. Come sempre, speriamo di divertirci e di divertire.


INFO UFFICIALI

Il Rumore Bianco è un progetto che nasce nell’estate del 2012 e si concretizza sul finire dello stesso anno per volontà di Thomas, Michele e Alessandro, che sono alla ricerca di sonorità più complesse ed elaborate. Per fare ciò reclutano Federico, Eddy e Umberto. I riferimenti sono precisi e si radicano nel rock progressivo anni ’70, ma sono presenti influenze jazz, elettroniche ed ambient.



giovedì 28 novembre 2013

R-Evolution Band-The Dark Side of the Wall


La tecnologia offre ormai possibilità incredibili e credo che un articolo come questo sia quanto di meglio si possa proporre, in termini di disegno generale e di presentazione, ad un pubblico che… ancora deve scoprire. E in tutto questo ovviamente io c’entro ben poco!
Nel corso dell’intervista a seguire, molto precisa ed esaustiva, ponevo come sempre l’accento sul versante live, ricevendo la risposta di Vittorio Sabelli. A fine scrittura, come sempre accade, provavo a cercare un filmato adeguato, che potesse dare un assaggio dell’album che presento oggi. Nella rapida ricerca sono immediatamente inciampato in un video live, di oltre un’ora, di ottima qualità - immagine e sonora - e così… non ho resistito e l’ho inserito ( a fine post). Da guardare per intero!
Ma di cosa sto parlando? Di una assolutà novità, The Dark Side of the Wall della R-Evolution Band.
Nel titolo ci sono indizi palesi, ma per capire il succo della proposta occorre spendere qualche parola (in questo caso direi non troppe, vista la qualtità di oggettività presente), da aggiungere al pensiero dell’ideatore del progetto, appunto, Vittorio Sabelli.
La band è di costituzione recente, ma quello appena realizzato è già il terzo album. Percorso davvero inusuale, se si pensa che questo " The Dark..." segue i primi due dischi inediti.
Originale l’idea, ma non credo l’esigenza sia quella di stupire, di stordire un popolo, quello dei pinkflodiani, che non ha ancora subito momenti di crisi da accettazione. Appare invece una sorta di esigenza personale, quella di riprendere in mano un amore giovanile, smontarlo pezzo dopo pezzo, aggiungere tutti gli ingredienti e le contaminazioni accumulati nel tempo, e provare a ridisegnare le 26 tracce fornendo una visione totalmente differente da quella originale. Nessuna coverizzazione, ma un atto di estremo coraggio, una sfida ed un tributo personalissimo a chi, probabilmente, ha contribuito a creare la colonna sonora di una vita.
Il risultato è sorprendente, emozionante e il veder applicato un importante know how - fatto di “scuola”, di jazz, di rock, di tecnologia - ad un simile tema, fa emergere qualcosa di unico, e credo  che la R-Evolution Band sia la prima entità musicale che si cimenta con un progetto simile.
Proviamo a pensare di inserire gli elementi “antichi” in un miscelatore, e dopo avere stabilito la nuova formula rivediamo la logica musicale, esercizio facile da descrivere a parole, ma è molto più complicato ricostruire una nuova struttura  - tenendo conto della possibile critica per eccesso di velleità - pittosto che creare dal nulla.
The Dark Side of the Wall è in realtà un disco assolutamente nuovo, complicato, piacevole, che sottolinea, al di là di ogni considerazione, l’amore, la devozione  e la gratitudine per chi è stato capace di regalare enormi emozioni, durature nel tempo: ci vuole cuore per fare musica simile!



L’INTERVISTA, risponde Vittorio Sabelli/R-Evolution Band

Chi è la R-EVOLUTION BAND? Che tipo di percorso musicale avete alle spalle?

La R-Evolution band nasce nel 2010 con lo scopo di rompere gli schemi ripetitivi e standard di cui si abusa a dismisura da tempo, e allo stesso tempo intaccare forme pre-esistenti, fondendo generi e materiali sonori in un blend in cerca sempre di soluzioni nuove. La band parte da un discorso improntato su un jazz moderno che apre all’avanguardia, al rock e alla musica etnica. L’incontro tra i componenti della R-Evolution Band  è stato a volte casuale, altre meno, ma l’impulso e la voglia di sperimentare  ci ha subito accomunato e portato a scoprire ed esplorare nuove formule che andassero al di là dei singoli generi musicali. È ovvio che per affrontare questa sfida era essenziale che ciascun membro si mettesse in gioco dando prova di grande  flessibilità e sacrificio, fondamentali per creare la giusta sintonia tra di noi e dar vita a un’amalgama di più generi e sottogeneri.

Leggendo la vostra discografia si avverte una sorta di percorso inverso, il passaggio da composizioni proprie a materiale già esistente, seppur rielaborato, vedremo come: è una sensazione sbagliata la mia?

Non è affatto una sensazione sbagliata! Dopo due dischi composti esclusivamente di miei brani originali (“One way… no way!” del 2010 e “Versus” del 2011), ho voluto provare a mettere in campo degli esperimenti su materiale pre-esistente, e la scelta tra tante opere che avrei potuto manomettere è caduta quasi inevitabilmente su “The Wall”. Il disco ha subito un processo di destrutturazione e solo in un secondo momento abbiamo iniziato a rimettere insieme i vari mattoni per ricostruire il ‘lato oscuro’. Naturalmente il materiale usato è di vario tipo e il fatto di miscelare i diversi generi rispecchia la mia esperienza musicale, dall’orchestra sinfonica al jazz, dalla musica metal a quella contemporanea, e da quando ho iniziato a comporre mi diverte far convivere i generi con cui mi sento più a mio agio, sperimentando dei blend che possano risultare più o meno fruibili, ma che non sono mai prevedibili e scontati, soprattutto se inseriti in un contesto già pre-esistente come “The Wall”.

Come siete arrivati a “The Dark Side of the Wall”… quale l’anima del progetto?

Arrivare a compromettere “The Wall” in maniera irreversibile è stato prima di tutto un lungo (e faticoso) processo d’interiorizzazione dell’opera originale che ha coinvolto aspetti non solo musicali, ma anche concettuali e grafici. Ad esempio l’opera in parallelo di Scarfe per la creazione dei vari personaggi, il film di Alan Parker e tanti piccoli dettagli che hanno richiesto oltre sei mesi di solo studio per poi affrontare il passo seguente, cioè quello della distruzione completa di tutto ciò seguito dalla sua lenta e lunga ricostruzione. Quel che c’è dietro The Dark Side Of The Wall va ben oltre il solo mondo floydiano, e spazia da Brahms al reaggae, dall’hardcore al blues al free jazz come in un frullatore di idee.   

Rivisitare un’opera rock che è entrata nella storia potrebbe essere un tributo ad un gruppo di riferimento… una sfida, un atto di incoscienza … o qualcos’altro?

Un po’ tutte queste cose, direi! Senz’altro il tributo ai Pink Floyd e in particolare a Roger Waters è pagato in termini di profondo rispetto e studio accanito dell’opera originale prima della sua trasformazione e della scoperta del suo ‘lato oscuro’. La sfida è stata senz’altro affrontare quest’opera in tutta la sua enormità, e allo stesso tempo è rivolta ai fan dei Pink Floyd che pensano di conoscere tutte le varie sfaccettature di “The Wall”. L’incoscienza è abbastanza evidente, ma con cognizione di causa. Non è stato semplice affrontare il disco integralmente, soprattutto a causa della sua lunghezza, cercando di tenere unite le sue 26 tracce attraverso un nuovo sottile filo conduttore che andasse a sostituire quello originale ben visibile in “The Wall”. In ‘altro’ metterei il lavoro immenso fatto dai musicisti che mi hanno ‘assecondato’ in questo lavoro e mi accompagnano in questa entusiasmante avventura. Insieme abbiamo cercato le migliori soluzioni per arrivare al risultato finale, mettendoci molta farina del nostro sacco. 

Di cosa parla il concept e come si differenzia dall’originale?

Come detto in precedenza abbiamo cercato di differenziarci il più possibile dal disco originale, pur conservandone le caratteristiche principali trasformate sotto nuove forme e concetti.  Di cosa parla il nostro concept? Sarebbe come chiedere a un regista di svelare il nome dell’assassino alla ‘prima’ del suo ultimo thriller! Diciamo che l’idea di un nuovo concept che legasse tutte le sue tracce è stata necessaria per mentenere affinità col disco originale. Tenere separati i diversi episodi che si susseguono nel disco sarebbe stato impensabile. Il nostro concept non è un’entità tangibile ed evidente come lo sono le idee intime e personali di Waters sul disco originale, ma ognuno può cercarlo nei suoi 67 minuti.

Avete già avuto occasione di presentarlo dal vivo?

Abbiamo fatto dei concerti estivi in alcuni festival Rock e Jazz, constatando un’ottima reazione da parte del pubblico, e ricavando nuovi stimoli per il nostro prosieguo. Siamo coscienti che il primo impatto potrebbe essere sconvolgente, l’importante è lasciare a casa i pregiudizi e lasciarsi trascinare. Ora siamo più coscienti delle nostre potenzialità e in futuro potrebbero esserci alcuni cambiamenti e diverse sorprese in sede live.

Che tipo di sorprese possiamo aspettarci nell’immediato dalla R-EVOLUTION BAND?

Di soprese ce ne saranno eccome, a iniziare da un nuovo progetto che abbiamo già iniziato in parallelo con la promozione di “The Dark Side Of The Wall”; quel che è certo è che dopo aver stuzzicato The Wall molte band potrebbero non dormire sogni tranquilli. 


R-EVOLUTION BAND: biografia tratta dal comunicato stampa
                                                                                 
La R-EVOLUTION BAND nasce nel 2010 da un’idea del polistrumentista e compositore Vittorio Sabelli. L’obiettivo della band è quello di distruggere forme pre-esistenti e rivoluzionarle con elementi contemporanei (da qui il nome R-E Revolution/Evolution Band).
Nel 2011 la band ha inciso il primo disco Versus per l’etichetta Wide Sound, costituito interamente da brani originali. Ha partecipato a diversi Festival e tenuto concerti in Club da Bari a Milano, e a novembre 2012 un live con intervista per Rai Radio3. Dopo vari avvicendamenti in line-up la band finalmente riesce a trovare la giusta quadratura per mettere in campo il suo potenziale. Il nuovo progetto The Dark Side Of The Wall mette in risalto l’apertura a 360 gradi da parte dei musicisti, che riescono a spaziare tra vari generi, esaltando le sonorità e le forme più adatte ai vari contesti, pur tenendo ferma l'idea di base.

Line-up:
Vittorio Sabelli: clarinetto, voce, sax alto e baritono, arrangiamenti
Marcello Malatesta: keys, cpu programming
Gabriele Tardiolo 'Svedonio': chitarre, bouzuki, lap steel
Graziano Brufani: basso, contrabbasso
Oreste Sbarra: batteria

Info:

R-Evolution Band:




mercoledì 27 novembre 2013

KEITH TIPPETT e JULIE DRISCOLL in concerto


A Piacenza l'unica data italiana dello show 'Couple in Spirit' ad ingresso gratuito.

Venerdì 29 novembre alle ore 21 presso in Conservatorio di Piacenza si esibiranno Keith Tippett, il mitico pianista dei King Crimson assieme a Julie Driscoll, vocalist leggendaria che al fianco di Brian Auger infiammò le platee del rythm’n'blues londinese alla fine degli anni 60 e sua moglie da tanti anni.

Keith & Julie Tippetts si esibiscono assieme in show che raggiungono intensità emotive più uniche che rare, sfiorando atmosfere mistiche.  non a caso, il titolo del loro disco migliore in duo e del loro concerto. Ingresso gratuito.