Resoconto della 10° lezione del corso sul Rock ’70 alla UniSavona
Le band seminali del rock americano
(anni ’60–’70)
10° incontro Sala Stella Maris,
Savona – 10 marzo 2026
Nonostante la pioggia battente, la Sala Stella Maris si è riempita ancora una volta: un pubblico attento, affezionato, curioso. L’atmosfera giusta per attraversare una delle stagioni più fertili della musica americana.
Il brano del
giorno: “God Only Knows” - The Beach Boys
Abbiamo iniziato dall’alto, altissimo. Una analisi rispettosa e appassionata di God Only Knows, con particolare
attenzione alle linee vocali e alla costruzione armonica.
Sì partiti da una sezione solo voci, per mostrare la complessità e la purezza dell’intreccio, un esempio perfetto di come la musica pop possa raggiungere livelli di scrittura quasi cameristica.
Fuori
programma: Steve Winwood - “Empty Pages”
Un recupero necessario, dopo che la scorsa volta era rimasto
fuori.
Un ascolto che ha aggiunto una sfumatura soul e introspettiva alla mattinata, ricordando quanto Winwood sia stato un ponte vivente tra rock, blues, psichedelia e spiritualità.
Come da tradizione, l’introduzione di Giacomo ha dato il via all’incontro, un piccolo rituale che ormai prepara tutti all’ascolto, con quel suo modo di “mettere a fuoco” il tema prima ancora che parta la musica.
Le band americane: un viaggio tra i
semi del rock moderno
Il cuore dell’incontro è stato dedicato alle formazioni che,
tra anni ’60 e ’70, hanno definito un linguaggio nuovo: folk-rock, psichedelia,
country-rock, radici, sperimentazione.
Si è parlato dei seguenti artisti, e i Quicksilver Messenger Service sono rimasti al momento fuori, nonostante le intenzioni:
The Byrds - “Turn! Turn! Turn!”
Buffalo Springfield - “For What It’s Worth”
Crosby, Stills, Nash & Young - “You Don’t Have to Cry”
Neil Young- “The Needle and the Damage Done”
Grateful Dead - “Far From Me”
Jefferson Starship - “Jane”
Creedence Clearwater Revival – “Fortunate Son / Proud Mary”
The Band - “The Weight”
America - “Ventura Highway”
Un percorso che ha mostrato come ogni gruppo abbia portato un
tassello diverso: la coralità dei Byrds, la coscienza civile dei Buffalo
Springfield, l’intimità di Young, la libertà dei Dead, la potenza melodica dei
CCR, la poesia sospesa di The Band, la leggerezza luminosa degli
America.
All’inizio della mattinata c’è stato anche il tempo per un ascolto speciale: “The Weight” nella versione di Playing For Change, un momento breve ma potentissimo, quasi un manifesto. Quell’intreccio di voci e strumenti raccolti in giro per il mondo - musicisti lontanissimi tra loro che suonano come se fossero sullo stesso marciapiede - ha offerto un’immagine limpida di ciò che la musica può ancora essere: un luogo di coesione, di incontro, di umanità condivisa.
Musica, parole, ricordi, scoperte. Una sala viva, partecipe, che non si è lasciata intimidire dal maltempo. Un altro tassello nel mosaico del tuo percorso su Il rock negli anni ’70 e dintorni.
