mercoledì 4 febbraio 2026

GOAD: tra giudizio critico e controllo totale del suono-Tratto da una chiacchierata con Maurilio Rossi

 


GOAD, tra ricerca sonora e sperimentazione radicale

 

Questo articolo nasce da una intervista realizzata con Maurilio Rossi dei GOAD e si inserisce in un progetto editoriale più ampio dedicato all’evoluzione della tecnologia applicata alla muisca. L’obiettivo è estrapolare contenuti e riflessioni che raccontino il rapporto tra creatività artistica e impronta tecnica nella storia della band, con particolare attenzione alle scelte radicali di produzione e registrazione.

Maurilio Rossi

Produttori e tecnici: poche eccezioni

Maurilio Rossi è sempre stato molto diretto: raramente ha trovato tecnici del suono capaci di interpretare al meglio la musica dei GOAD. L’unica eccezione significativa è stata Max Cirone del Garbatella Studio di Roma, che ha curato gli ultimi due album e numerosi remastering dei lavori precedenti.

Quando si è trovato davanti a “produttori fantasma”, il risultato è stato uno scarso interesse per il suono e per la promozione. Al contrario, Cirone ha saputo accompagnare la band con competenza e sensibilità.

Accanto a queste esperienze, resta la presenza del cosiddetto tecnico fantasma: una figura che lavora nell’ombra, non cerca visibilità, ma garantisce solidità e continuità al suono.


Il produttore come giudice critico

Alla domanda se il produttore fosse stato più “psicologo” o “giudice critico”, Rossi risponde senza esitazione: Giudice critico e stop. Blocchi creativi non ne ha mai conosciuti: semmai, troppo materiale già pronto.

Una delle decisioni più controverse fu l’imposizione del Mellotron in un disco del 2015. Rossi cedette per evitare scontri, ma ancora oggi ritiene che quella scelta abbia soffocato le sfumature degli arrangiamenti.


Il disastro del primo album

Un momento emblematico fu il primo album del 1984, segnato da un mixaggio disastroso che la band contestò subito, senza ottenere risultati. Solo di recente è stato remixato, e oggi appare come un altro ascolto. Ma, come dice Rossi, “è inutile oramai”.


Il procedimento “bounce to bounce”

Il cuore della ricerca sonora dei GOAD è la registrazione su nastro. Nell’album Dusketha è stato utilizzato il procedimento “bounce to bounce”, voluto direttamente da Rossi.

Questa tecnica consiste in un continuo passaggio tra registrazione digitale e analogica:

  • registrazione digitale per precisione e pulizia,
  • trasferimento su nastro analogico per calore e saturazione,
  • ridigitalizzazione per mix e mastering moderni.

Il risultato è un suono caldo e autentico, simile ai vinili d’epoca, perfetto per evocare l’atmosfera poetica e crepuscolare di Dusketha, ispirato a Keats, Poe e Lovecraft.


La gavetta e la filosofia del togliere

Rossi ricorda con orgoglio la lunga gavetta iniziata nel 1969 e durata fino al 1988. Il gruppo originario dei GOAD suonava ogni sera dal vivo tra il 1975 e il 1987, e questo obbligava a una ricerca continua del suono ideale sul palco.

Nessuna invenzione accidentale: le scelte dei GOAD sono sempre state stilistiche e consapevoli. La regola d’oro è “meglio togliere che aggiungere”, con un minor numero possibile di strumenti registrati, ben definiti e incisivi.


Composizione e presa diretta

Per Rossi, la composizione è sempre stata il punto di partenza. Non si è mai posto il problema di “creare un sound nuovo” per ogni disco: l’obiettivo è scrivere pezzi validi, eseguiti al meglio possibile, con la sensazione di un live in studio.

La tecnologia di studio è stata progressivamente ridotta all’osso, per avvicinarsi sempre di più all’idea della presa diretta, senza artifici, come nella musica classica, nel jazz o nel blues.


Critica alle band indipendenti

Secondo Rossi, l’errore più comune delle band indipendenti è la mancanza di autocritica e di studio continuo. Troppo spesso si cerca di assomigliare ai già famosi, invece di trovare una strada propria. L’autoproduzione non deve essere affrettata: serve un’analisi spietata prima di pubblicare.

In Italia, aggiunge, i tecnici esperti sono carenti, anche per la scarsità di produzioni artistiche.


Conclusione

La storia dei GOAD è quella di una band che ha scelto di avere il pieno controllo del proprio suono, spesso controcorrente rispetto alle logiche di mercato e di produzione. Tra conflitti con produttori, esperimenti radicali come il “bounce to bounce” e una filosofia basata sulla presa diretta, Maurilio Rossi ha costruito un percorso unico nel panorama del progressive italiano.