GOAD, tra ricerca sonora e sperimentazione radicale
Questo articolo nasce da una intervista realizzata con Maurilio Rossi dei GOAD e si inserisce in un progetto editoriale più ampio dedicato all’evoluzione della tecnologia applicata alla muisca. L’obiettivo è estrapolare contenuti e riflessioni che raccontino il rapporto tra creatività artistica e impronta tecnica nella storia della band, con particolare attenzione alle scelte radicali di produzione e registrazione.
Produttori e tecnici: poche eccezioni
Maurilio Rossi è sempre stato molto diretto: raramente ha
trovato tecnici del suono capaci di interpretare al meglio la musica dei GOAD.
L’unica eccezione significativa è stata Max Cirone del Garbatella Studio
di Roma, che ha curato gli ultimi due album e numerosi remastering dei lavori
precedenti.
Quando si è trovato davanti a “produttori fantasma”, il
risultato è stato uno scarso interesse per il suono e per la promozione. Al
contrario, Cirone ha saputo accompagnare la band con competenza e sensibilità.
Accanto a queste esperienze, resta la presenza del cosiddetto
tecnico fantasma: una figura che lavora nell’ombra, non cerca
visibilità, ma garantisce solidità e continuità al suono.
Il produttore come giudice critico
Alla domanda se il produttore fosse stato più “psicologo” o
“giudice critico”, Rossi risponde senza esitazione: “Giudice critico
e stop”. Blocchi creativi non ne ha mai conosciuti: semmai, troppo
materiale già pronto.
Una delle decisioni più controverse fu l’imposizione del Mellotron
in un disco del 2015. Rossi cedette per evitare scontri, ma ancora oggi ritiene
che quella scelta abbia soffocato le sfumature degli arrangiamenti.
Il disastro del primo album
Un momento emblematico fu il primo album del 1984, segnato da
un mixaggio disastroso che la band contestò subito, senza ottenere risultati.
Solo di recente è stato remixato, e oggi appare come un altro ascolto. Ma, come
dice Rossi, “è inutile oramai”.
Il procedimento “bounce to bounce”
Il cuore della ricerca sonora dei GOAD è la registrazione su
nastro. Nell’album Dusketha è stato utilizzato il procedimento “bounce
to bounce”, voluto direttamente da Rossi.
Questa tecnica consiste in un continuo passaggio tra
registrazione digitale e analogica:
- registrazione
digitale per precisione e pulizia,
- trasferimento
su nastro analogico per calore e saturazione,
- ridigitalizzazione
per mix e mastering moderni.
Il risultato è un suono caldo e autentico, simile ai vinili
d’epoca, perfetto per evocare l’atmosfera poetica e crepuscolare di Dusketha,
ispirato a Keats, Poe e Lovecraft.
La gavetta e la filosofia del
togliere
Rossi ricorda con orgoglio la lunga gavetta iniziata nel 1969
e durata fino al 1988. Il gruppo originario dei GOAD suonava ogni sera dal vivo
tra il 1975 e il 1987, e questo obbligava a una ricerca continua del suono
ideale sul palco.
Nessuna invenzione accidentale: le scelte dei GOAD sono
sempre state stilistiche e consapevoli. La regola d’oro è “meglio togliere
che aggiungere”, con un minor numero possibile di strumenti registrati, ben
definiti e incisivi.
Composizione e presa diretta
Per Rossi, la composizione è sempre stata il punto di
partenza. Non si è mai posto il problema di “creare un sound nuovo” per ogni
disco: l’obiettivo è scrivere pezzi validi, eseguiti al meglio possibile, con
la sensazione di un live in studio.
La tecnologia di studio è stata progressivamente ridotta
all’osso, per avvicinarsi sempre di più all’idea della presa diretta, senza
artifici, come nella musica classica, nel jazz o nel blues.
Critica alle band indipendenti
Secondo Rossi, l’errore più comune delle band indipendenti è
la mancanza di autocritica e di studio continuo. Troppo spesso si cerca di
assomigliare ai già famosi, invece di trovare una strada propria.
L’autoproduzione non deve essere affrettata: serve un’analisi spietata prima di
pubblicare.
In Italia, aggiunge, i tecnici esperti sono carenti, anche
per la scarsità di produzioni artistiche.
Conclusione
La storia dei GOAD è quella di una band che ha scelto di
avere il pieno controllo del proprio suono, spesso controcorrente rispetto alle
logiche di mercato e di produzione. Tra conflitti con produttori, esperimenti
radicali come il “bounce to bounce” e una filosofia basata sulla presa diretta,
Maurilio Rossi ha costruito un percorso unico nel panorama del progressive
italiano.

