Dalle porte chiuse in faccia dai
colossi del mercato alla creazione della propria etichetta: la storia
incredibile di come la determinazione di una donna ha cambiato per sempre le
regole dell’industria musicale
Il successo di Joan Jett viene oggi celebrato come uno dei capitoli più
gloriosi della storia del rock, ma le sue origini affondano in una serie di
rifiuti che avrebbero potuto stroncare la carriera di qualunque artista. Prima
di scalare le classifiche mondiali con inni generazionali come I Love Rock
'n' Roll, la musicista di Filadelfia dovette affrontare lo scetticismo
radicale di un'industria discografica che non vedeva in lei alcun potenziale
commerciale.
Dopo l'esperienza con le Runaways, la band tutta al femminile
che l'aveva fatta conoscere al grande pubblico negli anni Settanta, Joan Jett
si ritrovò sola a cercare un nuovo inizio. Nonostante la fama già acquisita, il
suo materiale solista fu respinto da ben 23 etichette discografiche
diverse. Le motivazioni, spesso dettate da pregiudizi di genere, erano quasi
sempre le stesse: l'idea di una donna alla guida di una band rock pura non
veniva considerata un investimento sicuro per il mercato dell'epoca.
Invece di piegarsi alle logiche delle major, Jett scelse la
via dell'indipendenza totale. Insieme al produttore Kenny Laguna, diede vita
alla Blackheart Records, gestendo in proprio la produzione e la distribuzione
dei suoi dischi. Fu una mossa pionieristica che non solo le garantì la libertà
artistica, ma le permise di dimostrare ai dirigenti che l'avevano scartata
quanto si fossero sbagliati.
Il tempo diede ragione alla sua tenacia: nel 1982, il singolo
I Love Rock 'n' Roll divenne un fenomeno globale, trasformando Joan Jett
in un'icona immortale e dimostrando che, talvolta, il rifiuto è solo il
preludio a una rivoluzione ancora più grande.
