venerdì 18 gennaio 2013

MAT2020 informaconcerti



















Zia Ross, di MAT2020, ha raccolto alcuni eventi musicali che si svolgeranno dal 19 gennaio al 2 febbraio. Per quelli a seguire consultare il web magazine che sarà disponibile da inizio febbraio (www.mat2020.com)


sabato
19/01
AFTERLIFE Live Club  - via della Gomma 28 - Ponte San Giovanni (PG)
PINO SCOTTO
www.pinoscotto.it www.myspace.com/pinoscottoofficial
info: 075/3887361 - 393/9581530 - 393/9581531 - 393/9581898 - info@afterlifeclub.it - www.afterlifeclub.it - http://www.facebook.com/afterlife.perugia

CENTRO CULTURALE CANDIANI - p.le Candiani 7 MESTRE (VE)
MASSIMO BUBOLA
info/Biglietteria: 041/2386126 -centralino 041/2386111 www.centroculturalecandiani.it

Teatro Creberg - Via Pizzo della Presolana - Bergamo (BG)
FRANCO BATTIATO
info: 035/343251 Bergamo www.crebergteatrobergamo.it

domenica
20/01
REVOLUTION LIVE CLUB - Avezzano (AQ)
PINO SCOTTO
info: www.pinoscotto.it www.myspace.com/pinoscottoofficial


Gran Teatro GEOX Ex Foro Boario - corso Australia - PADOVA (PD)
FRANCO BATTIATO
info: 049/8644888 - www.granteatrogeox.com

lunedì
21/01
TEATRO REGIO - Piazza Castello 215 - TORINO (to)
FRANCO BATTIATO
info: 011/8815242 - www.teatroregio.torino.it - www.facebook.com/teatroregio

martedì
22/01
ALCATRAZ - via Valtellina 25 - Milano (MI)
MARILLION, SOUNDS THAT CAN'T BE MADE ON TOUR
www.marillion.com
info: 02/69016352 - 339/2333672 - www.alcatrazmilano.com - www.myspace.com/alcatrazmilano
Due concerti con due scalette completamente differenti.

mercoledì
23/01
ALCATRAZ - via Valtellina 25 – Milano (MI)
MARILLION, SOUNDS THAT CAN'T BE MADE ON TOUR
www.marillion.com
info: 02/69016352 - 339/2333672 - www.alcatrazmilano.com - www.myspace.com/alcatrazmilano
Due concerti con due scalette completamente differenti.
Prima del concerto, mercoledì pomeriggio ci sarà la possibilità di incontrare I membri della band.

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - via Pietro de Coubertin – Roma (Roma)
Francesco Di Giacomo "Cenerentola La parte mancante"
info: 06/80241281 - 199/109783 - info@musicaperroma.it - www.auditorium.com
Biglietteria 892982
Biglietti: Posto unico: 15.00 euro

giovedì
24/01
TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE - via Trento 4 - UDINE (UD)
FRANCO BATTIATO
info: 0432/248418 - UDINE - www.teatroudine.it

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - via Pietro de Coubertin – Roma (Roma)
Francesco Di Giacomo "Cenerentola La parte mancante"
info: 06/80241281 - 199/109783 - info@musicaperroma.it - www.auditorium.com
Biglietteria 892982
Biglietti: Posto unico: 15.00 euro

venerdì
25/01
Cine Teatro Nuovo - via A. Locatelli 104 - TRESCORE BALNEARIO (BG)
Aldo Tagliapietra e Andrea Bassato in concerto – nuovo spettacolo
info: 348/4466307 - info@geomusic.it
Biglietto 15 euro

TEATRO LELIO - Via Antonio Furitano, 5 Palermo (PA)
EUGENIO FINARDI
info: 091/6819122 - www.teatrolelio.it

TIPOGRAFIA - via Raiale 169, Zona EX CEMENTIFICIO - PESCARA(pe)
PUNKREAS
info: 335/451501 - info@tpgrf.com - www.tpgrf.com

TEATRO GRANDE - corso Zanardelli 9 - BRESCIA (BS)
FRANCO BATTIATO
info: 030/2979333 - www.teatrogrande.it

ROCKERILLA - via XXI Ottobre, 329/631 – TORREGROTTA (ME)
PINO SCOTTO
info: 388/3244663 - rockerillapub@gmail.com - www.rockerillapub.it

sabato
26/01
La Casa di Alex - - via Moncalieri, 5 -Milano (MI)
AltaVia - F.E.M. Prog Band
Info : 333/6636703 - www.suoniparalleli.it - info@alexetxea.it
Ingresso € 7 + € 5 di tessera associativa

ZSA ZSA MON AMOUR - via Filippo Angelitti 32 (Piazza Campolo) – Palermo (PA)
PINO SCOTTO

Club il Giardino di Lugagnano - via Cao del Prà, 82 - Lugagnano DI SONA (VR)
Biglietto per l'inferno
info: 348/5358957 - http://www.clubilgiardino.org - info@clubilgiardino.org

Baluardo Velasco - Via Grisella, 27 – Marsala (TP)
EUGENIO FINARDI

Jazz Caffe Marianiello- Piazza Domenico Cota – Piano di Sorrento (NA)
osanna - Rosso Rock Live

domenica
27/01
Teatro Carlo Goldoni - via C. Goldoni 51 – Livorno (LI)
FRANCO BATTIATO
info: 0586/204211 – 0586/204237 - 0586/204290 - www.goldoniteatro.it

lunedi
28/01
Teatro Europauditorium - Piazza Della Costituzione 4 - BOLOGNA (BO)
FRANCO BATTIATO
info: 051/372540 - 051/6375199 - www.teatroeuropa.it

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - via Pietro de Coubertin – Roma (Roma)
ROSCOE MITCHELL
info: 06/80241281 - 199/109783 - ROMA - www.auditorium.com
ROSCOE MITCHELL Era la metà degli anni '60 a Chicago quando Roscoe Mitchell iniziò la sua carriera, partecipando alla nascita dell'AACM, la storica associazione per lo sviluppo della musica creativa, nel cui interno nacque l'Art Ensemble of Chicago, una formazione cruciale nel definire il  - corso del jazz dopo la rivolta musicale degli anni '60. Mitchell e compagni furono tra i primi a teorizzare la Great Black Music, un sincretismo sonoro in cui conviveva tanto il rispetto per la tradizione jazz, quanto l'attenzione per le altre musiche afroamericane, il blues, il rhythm'n'blues, il funky ed il black rock, così come per l'improvvisazione più free, avventurosa e d'avanguardia. Parallelamente all'attività con l'Art Ensemble - che lo impegna tuttora - Mitchell ha realizzato una lunga serie di opere, spaziando dai recital solitari per sax e flauti, ai gruppi di chiara discendenza jazz a pagine a contatto con la tradizione accademica europea, mostrandosi artista versatile e di rara sensibilità.

Teatro Bibiena - Via Accademia 47 - Mantova (MN)
Gino Paoli
info:  0376/327653 - www.comune.mantova.it

martedì
29/01
Teatro Europauditorium - Piazza Della Costituzione 4 - BOLOGNA (BO)
FRANCO BATTIATO
info: 051/372540 - 051/6375199 - www.teatroeuropa.it

AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA - via Pietro de Coubertin – Roma (Roma)
PIPPO POLLINA
www.pippopollina.com - www.myspace.com/pippopollina
Presentato da: STORIE DI NOTE 329/2314716 - http://www.storiedinote.com/ - www.myspace.com/storiedinote

TEATRO NUOVO GIOVANNI DA UDINE - via Trento 4 – UDINE (UD)
RICHARD GALLIANO
info: 0432/248418 - www.teatroudine.it
Richard Galliano francese della Costa Azzurra ma di chiare origini italiane, assurto in pochissimi anni ai vertici mondiali del jazz, é il principale artefice del rilancio a tutto campo della fisarmonica quale strumento dalle innumerevoli capacità espressive.

Giovedì
31/01
CONSERVATORIO DI MUSICA GIUSEPPE VERDI – via Conservatorio, 12 - Milano (MI)
FRANCO BATTIATO
info: 02/762110 - www.consmilano.it


venerdì
01/02
CONSERVATORIO DI MUSICA GIUSEPPE VERDI – via Conservatorio, 12 - Milano (MI)
FRANCO BATTIATO
info: 02/762110 - www.consmilano.it

sabato
02/02
CONSERVATORIO DI MUSICA GIUSEPPE VERDI – via Conservatorio, 12 - Milano (MI)
FRANCO BATTIATO
info: 02/762110 - www.consmilano.it

FERRARA JAZZ CLUB - Torrione San Giovanni, Via Rampari di Belfiore 167 – Ferrara (FE)
ROSCOE MITCHELL
ROSCOE MITCHELL: Era la metà degli anni '60 a Chicago quando Roscoe Mitchell iniziò la sua carriera, partecipando alla nascita dell'AACM, la storica associazione per lo sviluppo della musica creativa, nel cui interno nacque l'Art Ensemble of Chicago, una formazione cruciale nel definire il corso del jazz dopo la rivolta musicale degli anni '60. Mitchell e compagni furono tra i primi a teorizzare la Great Black Music, un sincretismo sonoro in cui conviveva tanto il rispetto per la tradizione jazz, quanto l'attenzione per le altre musiche afroamericane, il blues, il rhythm'n'blues, il funky ed il black rock, così come per l'improvvisazione più free, avventurosa e d'avanguardia. Parallelamente all'attività con l'Art Ensemble - che lo impegna tuttora - Mitchell ha realizzato una lunga serie di opere, spaziando dai recital solitari per sax e flauti, ai gruppi di chiara discendenza jazz a pagine a contatto con la tradizione accademica europea, mostrandosi artista versatile e di rara sensibilità.
info: 0532/211573 - 339/7886261 - 333/5077059 – www.jazzclubferrara.com - http://www.facebook.com/jazzclub.ferrara

FOLKCLUBvia Perrone 3/BIS - TORINO (TO)
JOHN RENBOURN
info: 011/9561782 - www.folkclub.it

TEATRO TRAETTA - Largo Teatro/Via Goldoni - Bitonto (BA)
VITTORIO DE SCALZI e NICO DI PALO dei New Trolls
info: 080/3742636 - www.comune.bitonto.ba.it

giovedì 17 gennaio 2013

Museo Rosenbach-Zarathustra, Live in Studio


Il Museo Rosenbach rappresenta un’entità musicale - ed un fenomeno - sorprendente, un anomalo caso da studio approfondito.
Il loro unico album, “Zarathustra”, è considerato uno dei capisaldi della musica progressiva italiana, ma come ben sanno gli appassionati del genere trovò alle origini vita dura, durissima, per effetto di errate valutazioni di stampo ideologico. Era un periodo di forti messaggi, trasmessi soprattutto dal filone cantautorale, ma la rigidità giovanile tipica di quei giorni era in grado di offuscare le menti, anche dei più ispirati.
A distanza di quarant’anni il Museo Rosembach ritorna, e lo fa proprio con la rivisitazione di Zarathustra, proposto in maniera singolare, come testimonia il titolo dell’album, “ Zarathustra, Live in Studio”( AEREOSTELLA).
Per tutti i particolari relativi al progetto rimando all’intervista a seguire, realizzata con Alberto Moreno, uno dei tre “antichi” della band, assieme a Stefano “Lupo” Galifi e a Giancarlo Golzi.
Quale il significato di una riproposizione dell’esistente  a distanza di così tanto tempo?
L’impressione è che si voglia rifare il punto zero, ovviamente rimodernato, per poi spiccare il volo con nuovi lavori che, come Moreno dice, sono già in cantiere e in avanzato stato formativo.
Esiste forse un altro motivo, l’amore dell’oriente per il prog italiano, ed in particolare per questa opera simbolo, già arrivata da quelle parti un anno e mezzo fa, quando Lupo la presentò assieme al Tempio delle Clessidre, la band con cui militava sino a pochi mesi fa. E ora Il Museo Rosenbach è atteso in Giappone…
Vediamo le differenze tra il prima ed il dopo.
Partiamo dai contenuti… immutati, naturalmente. Ma il contesto è profondamente cambiato, in peggio, e il concetto del “superuomo” ha assunto un significato differente, diventando il terreno in cui prolifica la normalità, la coesistenza con la semplicità, il ritorno alle origini e la voglia di serenità.
Non ho potuto fare a meno  di ascoltare le due versioni comparate (a memoria non mi era mai capitato), e la prima cosa che salta agli occhi è la modifica della track list, che in questo “Live in Studio” è capovolta, con la famosa suite situata nell’ideale lato B, precisa scelta preparatoria alle esecuzioni live, momento per cui è stata progettata una evoluzione crescente che raggiunge l’apice con i 22 minuti del pezzo forte Zarathustra.
Anche la line up è cambiata, rinforzata e ringiovanita, e così accanto a Moreno (non più al basso ma alle tastiere), Galifi (voce) e Golzi (batteria), troviamo la doppia chitarra di Max Borelli e Sandro Libra, la seconda tastiera di Fabio Meggetto e il basso di Andy Senis. Una formazione corposa per un sound rinvigorito.
Accennavo ad un ascolto comparato, che in alcuni caso ha significato alternare lo stesso brano nelle stesse precise modalità. Impossibile criticare la prima versione, e le imprecisioni tecniche legate alla vecchia registrazione fanno parte del profumo dell’epoca, ma è indubbio che le attuali tecniche disponibili abbiano permesso di  rilasciare un album perfetto e godibile in tutti i suoi dettagli.
La nuova linfa poi appare particolarmente azzeccata, e gli innesti hanno messo a disposizione un importante tasso tecnico ed entusiasmo, fattori che probabilmente si sono rivelati motivanti per i tre membri originali.
Mi era capitato di ascoltare l’intero Zarathustra qualche anno fa, presentato on stage dal Tempio delle Clessidre, ed era stato emozionante… sono ora curioso di vedere il vero Museo all’opera, senza dover fare 12 ore di volo.
Per il momento accontentiamoci del supporto digitale, e se le premesse sono queste possiamo dire…. bentornato Museo Rosenbach!




L’INTERVISTA

Che cosa ha fatto scattare la molla… perché dopo tanti anni avete ridato vita al Museo Rosenbach?

La molla che ha rimesso in moto il Museo non è scattata improvvisamente, si era solo allentata per l’usura del tempo e per i diversi impegni di ciascuno di noi. Giancarlo ha continuato a suonare nel professionismo, Lupo ha cominciato una fase di cover singer e io ho continuato a comporre e a suonare ( Exit). Ti posso dire che lo scatto della molla è avvenuto di colpo per quanto riguarda il ritorno alla suite di Zarathustra, nel senso che è stata decisa la reprise solo un anno,  fa quando ci siamo detti: “ Ma adesso sappiamo rifare il nostro album d’esordio?”

Riesci a sintetizzare cosa si prova nel ritrovarsi a distanza di lustri, seppur con l’innesto di qualche forza nuova?

Mi ha colpito la scrittura del 1973, nella quale ho ritrovato tutto il mio background formativo… Gentle Giant, Jehtro Tull. Genesis … Banco… poi risuonandolo ho approfondito passaggi che allora eseguivo d’istinto. L’inserimento di nuovi musicisti è stato un arricchimento sia umano che musicale. Quando ho sentito suonare Andy Senis ho capito che dovevo lasciare il basso a lui. Per poter dare dal vivo la completezza della partitura ci volevano due chitarre e due tastiere così la band è lievitata.

Che cosa significa, dal punto di vista strettamente tecnico, realizzare Zarathustra con gli attuali mezzi a disposizione?

La prima differenza riguarda l’uso del mellotron M400… non più nastri calanti! Il suono usato oggi è un campionamento d’accordo ma anche i nastri lo erano  e davano enormi problemi soprattutto nei live; per il resto i mezzi di cui disponiamo permettono un lavoro di preparazione più accurato, uno scambio di provini  decisamente agevole… e poi una registrazione più controllata nei settaggi.

Come nasce l’idea di un live in studio?

Nasce dal Tempio delle Clessidre, quando  abbiamo sentito la loro versione ci siamo posti la domanda di cui sopra;  una sera Gian mi ha fatto notare che MAI  negli anni 70 avevamo registrato la suite a parte un frettoloso provino apparso su “Rare and”  (Mellow records) e allora, con il ritorno stabile di Lupo, la riesecuzione è entrata a far parte di un progetto live più articolato. E’ come se avessimo registrato il primo tempo di un film…

Il messaggio che proponevate 40 anni fa con l’ausilio delle liriche di Mauro La Luce appare più che mai uno stimolo verso la riflessione. Occorre essere un superuomo per rinunciare a ciò che da sempre ci appare indispensabile, nel tentativo di trovare la serenità?

Può sembrare un gioco di parole ma il superuomo è l’uomo normale, non condizionato pesantemente da pregiudizi o ipocrisie, in grado di rapportarsi alla natura con spontaneità e innocenza, con la capacità di apprezzare i suoi doni e di prevedere il suo corso di fronte al quale è sostanzialmente impotente. Il superuomo è un uomo integrato nell’ambiente che gli è toccato. La serenità viene da questa pacata accettazione del suo destino.

Il decadimento rappresentato nella cover è di forte impatto e nonostante profumi di antico, appare come simbolo del presente. Come nasce l’art work dell’album?

Siamo partiti dall’immagine di un Museo all’interno del quale trova posto il messaggio di Zarathustra; è una cover spaziale nel senso che abbiamo voluto ricostruire un luogo; la decadenza deriva dal fatto che il Museo Rosenbach  vuole  essere uno specchio, un piccolissimo riflesso del mondo in termini musicali e iconografici. L’immagine del nostro mondo oggi non può che rimandare ad un senso di decadenza, di polvere che deve essere rimossa.

Che cosa ha lasciato il tempo sui tre pilastri del “Museo” (Galifi, Golzi e Moreno), qualche ruggine prog eliminata rapidamente o solo un positivo accumulo di esperienza musicale?

La seconda che hai scritto! La musica in generale (non mi riferisco a quella del Museo) è così profonda che di esperienza non se ne ha mai abbastanza. Suonare è una gioia che supera qualunque età e i tre “storici” pilastri hanno bisogno di aggirare\ingannare il Tempo.
Come nasce la collaborazione con Aerostella e quali sono i maggiori vantaggi nel lavorare con Iaia De Capitani?

Iaia è molto competente ed è una persona con la quale ci sentiamo tranquilli. Da parte sua ci sono state gentilezza e chiarezza, atteggiamenti necessari per un buon lavoro d’equipe.

Come giudichi l’attuale stato della musica progressiva? E’ un buon momento per riproporla?

Ti sembrerà strano ma non ascolto molta musica prog, e non è per presunzione; in generale quando lavoro sulla composizione evito di ascoltare. Quando ascolto soltanto vado sui classici del rock e della musica classica. Per quanto riguarda la seconda domanda mi sento di risponderti che è sempre un buon momento per riproporre musica di qualunque genere essa sia.

Siamo vicini al vostro viaggio in Oriente, dove il pubblico ha fame di prog, soprattutto italiano (e Lupo ne sa qualcosa). Può essere per voi un punto di partenza che vi conduca anche verso un nuovo album?

Il nuovo album è quasi pronto e ha la stessa struttura di Zarathustra: una suite e alcune canzoni di completamento. C’è quindi un concept con una tematica non estranea al mondo del disco che ci ha portato così fortuna. Sarà un affresco a volte crudo nei suoni e nei testi e svilupperà i temi indicati dal nostro amico profeta. Il Giappone ci ha dato molte soddisfazioni in termine di vendite e di popolarità. Stiamo lavorando per essere all’altezza dell’appuntamento.


mercoledì 16 gennaio 2013

È morto Claude Nobs...

Richards, Anderson, Nobs e Wood


È morto Claude Nobs, fondatore del Festival Jazz di Montreux.
Nobs aveva 76 anni, ed è rimasto vittima di una caduta sugli sci durante le vacanze di Natale: dopo più di due settimane di coma e dopo aver subito un intervento chirurgico, si è spento la notte scorsa all’ospedale di Losanna.
È una grande personalità della musica che se ne va, un uomo appassionato, e penso che sia stata proprio la sua passione per la musica a rendere possibile questo piccolo miracolo sul lago Lemano”, ha detto il Ministro della Cultura elvetico.
Era il 1967 quando Claude Nobs lanciò il Festival di Montreux, capace di attrarre sin dai primi anni le più grandi star mondiali: Miles Davis, Ray Charles, James Brown, Carlos Santana, Sting, Gilberto Gil, Ella Fitzgerald, solo per citarne alcuni.
O BB King, con cui Nobs e la sua armonica si esibirono in anni ben più recenti.
Dal 5 al 20 luglio si terrà la quarantasettesima edizione del festival di Montreux, la prima senza Nobs.

Ricorda Aldo Pancotti/Wazza Kanazza:

 Berna 28 maggio 1978 - Concerto dei Jethro Tull
La voce squillante di un presentatore... “ Benvenuto Italia… Good evenin, sit back, relax and make yourself confortamble to enjoy, an evening with… Jethro Tull... Jethro Tull…”.
 A  ripensarci (ero presente), ancora mi si accappona la pelle!
Tutti avete riconosciuto l'intro di Bursting Out, il live di quel tour.
Chi parlava al microfono era Claude Nobs che… se ne andato a 76 anni; era anche il fondatore del Festival Jazz di Montreaux, e musicista.
Sit back relax, and RIP Claude!



 Il ricordo di Ian Anderson- Tribute to Claude Nobs

It is with great sadness that I read an email last night from the Montreux Jazz Festival staff, announcing the passing of our old friend Claude Nobs, founder of the MJF all those years ago in 1967.
He booked Jethro Tull to appear in 1970 and again in 2003. He was still actively involved in directing the Festival, even last July in the 46th year of the annual event, when he announced us on stage for our third show there and joined us the next day as a featured guest at a public workshop performance where he played blues harmonica with me and talked with energy and enthusiasm, as always, to the audience.
Claude had been unwell on a few occasions in the last years and was well aware of the passing years and need to look after himself. We would meet for dinner once in a while when we were at home in Montreux or visit his chalet for a quiet chat.
So, to hear of the accident on Christmas Eve which lead to his emergency surgery and subsequent coma, was a huge shock, to say the least. He took a tumble while on his cross-country skis near his home and was rushed to hospital by helicopter ambulance later that night. He remained in a coma for the next two weeks but we all imagined that he would somehow miraculously awake and bounce off back up to Caux, in the hills high above Montreux, with the boyish energy which he retained for all the time I have known him. But it was not to be.
The things I will always remember most about Claude were not the public persona, not the party-throwing generous host to all the good and great of the Rock, Jazz and pop fraternity who drifted in and out of his life. No, It is the boundless, naive optimism of the man, the boy, the child which infected all around him. His innate love for music, musicians, gadgets, trains, motorcycles and - well - just stuff was the simple charm which exuded from him.
We will miss him sorely and treasure the legacy which he has left for Montreux, all genres of music and the millions of concert-goers who have enjoyed the sounds echoing off the water from that beautiful little corner of Lac Léman, Switzerland.
But, as Claude would undoubtedly say, if we could pass him the microphone right now, The show must go on.
And it most certainly will.

Ian Anderson 

11th January 2013

lunedì 14 gennaio 2013

Quanah Parker-Quanah!



Sono arrivato alla conoscenza dei Quanah Parker attraverso il leader della band, e autore di tutte le composizioni dell’album Quanah!, Riccardo Scivales.
Band veneziana di lungo corso, nasce ad inizio anni 80 e per quattro anni si dedica al Neo Prog, senza peraltro arrivare alla realizzazione di alcun album.
Nel 2005 la voglia di riprovarci emerge, e Riccardo ricostituisce il gruppo con correzioni alla line up, arrivando così a Quanah!, 12 tracce di Art Rock - una definizione davvero calzante quella fornita dal C.S. - che delineano una precisa immagine dei Q.P.
Nel lungo periodo di “assenza”, il talentuoso Scivales non è stato alla finestra, diventando  uno dei più apprezzati autori di libri di musica e trascrittori di brani pianistici jazz a livello internazionale. Impossibile ricostruire sinteticamente la sua impressionante biografia e rimando al sito personale per recuperare notizie supplementari:
Il nostro scambio di battute è davvero esaustivo e chiarisce la filosofia musicale di Riccardo e della band.
I brani proposti rappresentano l’evoluzione temporale dei Q.P., essendo stata realizzata una miscela tra le “scritture” antiche - rivisitate - e quelle nuove, con una incisione originale del 1984, la bonus track “Shenn Menn”.
Formazione dall’assetto tradizionale, ma con la particolarità di una vocalist di prestigio, quella Betty Montino che, come ammette Riccardo, potrebbe rappresentare l’alter ego femminile di Jon Anderson, omaggio inconscio al punto di riferimento “YES”.
Nessuna copia, nessuna coverizzazione, ma stili e influenze diverse che confluiscono in un  lavoro pieno di fascino, anche se di non immediata metabolizzazione. 
Per apprezzarne i risvolti occorre prendersi il tempo corretto, afferrare al volo le atmosfere cangianti e sognare sull'asse voce-tastiere.
Il ritmi non sempre lineari disegnati dalla sezione ritmica formata da Giuseppe Di Stefano - basso - e Paolo "Ongars" Ongaro - batteria - trovano il perfetto incontro con le trame chitarristiche inventate dalla chitarra elettrica di Giovanni Pirrotta, e nasce spontaneo un ensemble compositivo che a tratti mette i brividi.
Viene da rammaricarsi per la lunga assenza, e nasce la speranza che il presente possa presentare un punto di partenza per la diffusione della musica dei Quanah Parker, simbolo di una certa immortalità, ma con una originalità che non sempre accompagna il talento, anche se elevato.
Chapeau!
             www.quanahparker.it



L’INTERVISTA

La prima cosa che sorprende leggendo la storia della band, è il contrasto tra la lunga esperienza, che inizia negli anni ’80, e il fatto di trovarsi al cospetto di un primo album. Mi racconti l’evoluzione del progetto?

La formazione originaria, da me fondata e attiva dal 1981 al 1985, era formata da Riccardo Scivales (tastiere e composizione di quasi tutti i brani), Roberto Noè (chitarra elettrica, composizione di alcuni brani, lead vocals o back vocals in alcuni brani), Roberto Veronese (basso elettrico, sostituito per circa un anno da Giorgio Salvadego), Giuliano Bianco (batteria) e Roberto Lucano (tecnico del suono). Abbiamo avuto vari cantanti: Alfio Bellunato (per un brevissimo periodo iniziale), poi Alessandro Monti e Maddalena Cutaia. Alessandro Monti ha anche offerto l’ispirazione per vari testi. Questa formazione diede vari concerti ed ebbe una certa notorietà (perlomeno in ambito locale). Eravamo giovanissimi e pertanto senza finanze, quindi non pensammo mai ad incidere un vero disco. Grazie alla bravura di Roberto Lucano, riuscimmo però a registrare con un TEAC a 4 piste numerosi brani con una qualità sonora abbastanza buona (queste registrazioni sono tuttora inedite, a parte Shen Menn, inclusa come bonus track nel CD Quanah!). Alla registrazione di due o tre brani parteciparono anche dei musicisti ospiti: Stefano Covis (chitarra ritmica) e Stefano Sepulcri (flauto). Nel 1985, i problemi legati al servizio militare (allora obbligatorio) ci portarono allo scioglimento; dopo lo scioglimento, prendemmo strade diverse (anche per motivi di studio e di lavoro) e persi di vista tutti gli altri Quanah, eccetto Giuliano Bianco, che ha suonato per dieci anni (1995-2005) nella mia band afrocubana “Mi Ritmo”. Quando ho rifondato i Quanah nel 2006, ho scelto quasi tutti nuovi musicisti perchè molti dei componenti originari ormai abitavano in città troppo distanti tra loro, per cui era impossibile poter provare insieme; la formazione attuale è stata rifondata nel 2006. Giovanni Pirrotta (mio collega nelle scuole di musica) aveva manifestato interesse per le mie composizioni, e abbiamo passato un’estate a lavorare insieme sulle vecchie registrazioni dei Quanah per trascriverle e “ricostruirle”. Si sono poi aggiunti a noi Giorgio Salvadego (uno dei due bassisti dei Quanah originali, e Presidente del fan club The Italian YES Appreciation Society), il batterista Paolo “Ongars” Ongaro e Andrea “Supercantante” Cuzzolin (voce, chitarra ritmica). (In seguito, per circa due anni abbiamo avuto come bassista Francesco Calabrò, e per un brevissimo periodo come cantante Sara Righetto). Come già sai, i componenti della formazione attuale sono Riccardo Scivales (tastiere, composizione), Elisabetta “Betty” Montino (voce), Giovanni Pirrotta (chitarra elettrica), Giuseppe Di Stefano (basso elettrico) e Paolo “Ongars” Ongaro (batteria). Quando Ongaro non è disponibile (causa motivi di lavoro nella stagione estiva), dal 2008 il nostro validissimo alternate drummer è Massimiliano “Max” Conti (altro grande estimatore dell’universo YES). A partire dal 2006, i “nuovi Quanah” hanno avuto una discreta attività live (vedi ad esempio Silly Fairy Tale http://youtu.be/7gBZid_iKwI) e hanno partecipato con successo anche a varie rassegne importanti: su tutte “Musica Continua 2006-2007” (Mestre), che nella stessa stagione aveva ospitato gli Hatfield and the North. Oltre a tutti i brani vecchi e nuovi dei Quanah Parker, fino a tutto il 2010 abbiamo suonato regolarmente in concerto numerose covers di Yes (Wurm, Roundabout, Soth Side Of the Sky, Long Distance Run Around, Owner Of A Lonely Heart), Rick Wakeman (Merlin The Magician), Jethro Tull (Aqualung, Hymn 43, Locomotive Breathe), Genesis (Lilywhite Lilith), Pink Floyd (Breathe), PFM (Impressioni di settembre) e Beatles (Come Together, Hey Jude). Più recentemente abbiamo deciso di proporre soprattutto i nostri brani. Ci siamo inoltre autoprodotti alcuni materiali, come un Demovideo DVD (2007, recensito molto favorevolmente da Donato Zoppo in MovimentiProg) e un mini CD demo (After The Rain, 2009).
Perché abbiamo inciso così tardi Quanah!, il nostro primo disco “ufficiale”? Se non vivi di sola musica “suonata” è molto difficile conciliare gli impegni di lavoro e famiglia con le prove, le date ecc., e trovare anche un periodo in cui tutti possono prendersi dei giorni liberi per entrare in sala d’incisione. La svolta è arrivata a inizio 2011, quando ci siamo finalmente imposti di incidere un vero CD presso l’eccellente HLK Studio (Caorle, VE) di Roberto Riosa. Abbiamo inciso tutto in tempi brevissimi (due giorni), poi siamo andati un po’ per le lunghe con i missaggi, perché per i soliti impegni di lavoro potevamo farli solo una volta a settimana (e di sera tardi). A missaggi completati, il “vecchio Quanah” Alessandro Monti è venuto ad ascoltare un nostro concerto e ne è rimasto così entusiasta che ci ha offerto di co-produrre questo CD Quanah! per la sua etichetta diplodisc. Abbiamo cercato di curare anche l’aspetto visuale del CD: in tal senso, Betty Montino ha creato il suo bellissimo artwork della copertina e del booklet. Il CD è stato presentato ufficialmente il 24 novembre 2012 all’importante rassegna “MusicaContinua” di Mestre (dove avevamo già suonato nel 2007), e per l’occasione io e Betty abbiamo suonato vari brani del CD in arrangiamenti per voce e tastiera, e sono stati anche proiettati due promovideo gentilmente realizzati da Roberto Noè e  da Alessandro Pizzin (organizzatore della rassegna):      
Limits Of The Sky

Quanah Parker   http://youtu.be/kKR_dydsgWI   
After The Rain  http://youtu.be/0-iIu3oevys

Riguardo ai nostri materiali pubblicati, una cosa forse importante e di cui vado particolarmente orgoglioso è che (almeno per quanto ne so io) probabilmente siamo l’unica Prog band italiana i cui spartiti sono stati stampati e pubblicati all’estero: infatti, gli spartiti per piano solo di varie mie composizioni per i Quanah (Chant Of The Sea-Horse, Flight, After The Rain e Prelude To “Sailor Song”) sono stati pubblicati nelle prestigiose riviste statunitensi “Keyboard Classics” e “Piano Today” (ora purtroppo chiuse dopo trent’anni di gloriosa attività). Così anche per altri due brani del nostro repertorio live, un mio arrangiamento in 5/4 di Jingle Bells (intitolato Take Five Jingle Bells) e un mio arrangiamento in 3/4+3/8 di Amazing Grace (ispirato a una bellissima versione di questo brano di Rick Wakeman nel suo DVD omonimo), entrambi pubblicati nella rivista statunitense “Sheet Music Magazine” (anch’essa purtroppo ora chiusa dopo trent’anni di attività). Sempre nella rivista “Piano Today” sono stati inoltre pubblicati i miei arrangiamenti per piano solo di South Side Of The Sky (Yes) e Merlin The Magician (Wakeman), accompagnati da miei articoli introduttivi sul Prog e sullo stile di Wakeman. “Piano Today” era uno straordinario magazine “a tutto campo”, rivolto a un pubblico di pianisti sia classici che jazz che Latin, e la cosa bella è stata l’immediata reazione positiva dei lettori di questa rivista: alcuni di loro, infatti, hanno scritto delle lettere di grande apprezzamento alla pubblicazione di questi miei materiali Prog. Inoltre, ho ricevuto una lettera personale di apprezzamento per il mio Chant Of The Sea-Horse da parte del grandissimo pianista jazz Dick Hyman, che tra le altre cose è autore di uno dei primissimi dischi storici di Moog (Moog: The Electric Ecletics Of Dick Hyman, Command Records, 1968, contenente il brano The Minotaur, una hit che all’epoca influenzò profondamente Keith Emerson e il suo assolo di Moog in Lucky Man).

Il contenuto del disco è una miscela tra antico e nuovo, una sorta di recupero del passato con l’aggiunta di nuove idee. Quali sono le differenze fondamentali che trovi ascoltando, a lavoro terminato, periodi storici inevitabilmente a confronto?

Essendo tutti i brani di mia composizione, mi è difficile trovare grandi differenze: la band attuale è semplicemente la naturale prosecuzione di quella iniziale. Ad ogni modo, c’è senz’altro una certa differenza di sonorità, dovuta:
- alle mie attuali tastiere, che sono digitali, mentre quelle che usavo nel periodo 1981-1985 erano analogiche. Intendiamoci: adoro le sonorità analogiche, mi piacerebbe poter suonare circondato da tastiere analogiche, e con i vecchi Quanah usavo quattro tastiere (un organo, un piano elettrico, un pianoforte elettronico e una tastiera d’archi). Ma motivi eminentemente pratici non rendono più possibile tutto ciò. Ora faccio tutto (anche live) con un unico pianoforte digitale Casio Privia PX-300 (talvolta con l’aggiunta di un expander Korg): ci ho lavorato davvero molto su, cercando di creare dei “miei suoni” personali mediante la sovrapposizione di timbri e il loro balance (in Quanah! ascolta ad esempio Chant Of The Sea-Horse e le Intro di After The Rain, People In Sorrow e Silly Fairy Tale). In tal senso, mi hanno molto influenzato le sonorità usate da Rick Wakeman in DVD recenti (suoi o degli Yes) degli anni 1990s e 2000s (tipo The Ultimate Anthology, Songs From Tsongas, ecc.), sonorità che in qualche modo ho ritrovato anche in alcuni brani nello stupendo DVD Ciò che si vede è del Banco.
- al fatto che i musicisti attuali sono diversi, ovviamente, da quelli del periodo 1981-1985, e quindi  usano anch’essi strumenti e sonorità diverse. Riguardo alle diversità stilistiche: 1) Paolo Ongaro ha un forte background Prog e “rock” (il batterista originale era più legato al jazz e alla fusion); 2) oltre a un grande background Prog, Giuseppe Di Stefano ha lo stesso background jazzistico e fusion del bassista originario, però usa un basso a 6 corde e ha una sonorità particolarissima (è un vero cultore del suono!); 3) Giovanni Pirrotta (che è anche un eccellente chitarrista country) ha un background rock diverso rispetto a quello (sempre rock, ma più legato al Prog) del chitarrista originale, e ha anche una diversa concezione timbrica dello strumento. Dopo avermi conosciuto si è però accostato con entusiasmo al Prog, con eccellenti risultati; 4) un elemento importante che caratterizza la band attuale è sicuramente la cantante Betty Montino, in virtù delle sue grandissime capacità tecnico-interpretative e del suo particolare “colore” timbrico. Betty sa spaziare dal rock alla musica classica al jazz, e uno dei suoi principali modelli di riferimento è Kate Bush.
Riguardo alla miscela “old&new” e al recupero del passato con l’aggiunta di nuove idee e lo sviluppo di idee precedenti: nel riproporre i brani della vecchia formazione, dove lo abbiamo ritenuto necessario abbiamo mantenuto praticamente intatte quasi tutte le idee originali—nel CD Quanah!, questo è il caso di Quanah Parker, Sailor Song e The Garden Awakes. Vari altri brani sono stati invece sviluppati o rielaborati, con l’aggiunta di nuove Intro e Finali, nuovi temi o controcanti, e l’aggiunta (o l’ulteriore sviluppo) di sezioni aperte all’improvvisazione: nel CD, è il caso ad esempio di After The Rain, No Time For Fears, Flight e Silly Fairy Tale. Sempre nel CD in oggetto, Chant Of The Sea-Horse è un brano completamente nuovo e vari altri (The Limits Of The Sky, People In Sorrow e Asleep) sono a tutti gli effetti delle nuove creazioni della band attuale, elaborate partendo da semplici vecchi abbozzi “piano e voce”, registrati da me e Alessandro Monti nel 1985. Ad ogni modo, per sottolineare la continuità con i Quanah originali, nel CD abbiamo incluso una bonus track registrata nel 1984 (Shen Menn).

Leggendo nel booklet annesso al CD la nota di Alessandro Monti, si arriva ad una bella definizione di Art rock, all’interno della quale si evidenza la non curanza dell’aspetto consumistico. Perché secondo te è diventato quasi impossibile vivere di sola musica, se si sceglie la via della qualità e dell’impegno musicale?

Per la verità, nelle liner notes in italiano c’è scritto che l’Art rock “è apparentemente privo di valenze consumistiche”: un’affermazione su cui vale la pena di riflettere se solo pensiamo agli album di Art rock che hanno venduto decine di milioni di dischi, come Tubular Bells di Mike Oldfield, Journey To The Centre Of The Earth di Wakeman e The Dark Side Of The Moon dei Pink Floyd solo per citare alcuni esempi. Ad ogni modo, penso che oggi sia diventato quasi impossibile vivere di sola musica “di qualità e impegno creativo” per mille motivi: il “semideserto” culturale che sembra imperante, la crisi economica che ha colpito anche i locali che propongono musica dal vivo, e (non ultimo) il fenomeno delle “tribute band”, che purtroppo rende sempre più difficile proporre musica propria nei locali.

Il tuo amore per il mondo “YES” è dichiarato. Quanto conta tutto questo nella scelta di una vocalist come Betty Montino, che potrebbe ricondurre ad un Jon Anderson in versione femminile?

A parte l’immenso Jon Anderson e il mio amore per il mondo “YES”, mi ha sempre affascinato l’uso della voce femminile (e in particolare del vocalizzato femminile) nel rock, nel Prog e nella musica folk inglese e celtica (altre mie influenze importanti). Tra i primi esempi che mi vengono in mente, brani come Catherine Of Aragon e Anne Boleyn di Wakeman, The Great Gig In The Sky dei Pink Floyd, l’album The White Ladies dei Trace di Rick Van Der Linden, i primi Renaissance (quelli con Annie Haslam li ho ascoltati poco), l’immensa India di Llegò la India via Eddie Palmieri, gli irlandesi Clannad e le cantanti del folk inglese, nonché la fantastica “rock women band” Cheetah. Ad ogni modo, a pensarci bene, molto probabilmente hai proprio ragione tu nell’ipotizzare che la scelta di una vocalist donna come Betty Montino potrebbe avermi ricondotto (magari inconsciamente) a un Jon Anderson in versione femminile! E anche qui c’è una continuità con i Quanah originali, che come ho detto prima avevano anche una cantante donna (Maddalena Cutaia), per certi versi affine a Betty. Direi inoltre che la voce femminile conferisce al rock un’aura “spirituale” (e in qualche modo “fatata”): il che ci riporta ancora—e daje!—a Jon Anderson e al mondo “YES”! 

Che cosa ha in più, e in meno, la band attuale rispetto a quella di inizio anni ’80?

Difficile risponderti senza fare un torto a qualcuno dei componenti passati o attuali dei Quanah! Dico questo perché ho avuto la fortuna di lavorare sempre con musicisti bravi e sensibili, e ognuno di loro ha portato un proprio importante contributo alla band.

Che cosa accade nei vostri live show? Cosa c’è oltre alla musica?

Oltre alla musica utilizziamo dei fondali video che vogliono dare una suggestiva ambientazione alla musica stessa. Soggetti dei fondali sono numerosi quadri di grandi paesaggi o di soggetti pellerossa dipinti dai vedutisti statunitensi dell’Ottocento, alcune foto del capo pellerossa Quanah Parker, alcuni sfondi delle copertine di Roger Dean per gli Yes, e anche delle immagini astratte (ad esempio vedi i Link ai promovideo, e i video nel nostro sito www.quanahparker.it ).

Ho letto di una tua collaborazione con Tony Pagliuca. Progetti top secret?

Nel 2010 ho curato l’editing e il Music Engraving tramite software degli spartiti di tutti i brani del bellissimo disco di Tony, APRES MIDI piano solo. Stiamo cercando un editore che pubblichi questo album di spartiti, e uno di questi (Gioco di bimba) è stato finora pubblicato in proprio, in tiratura limitata. Sempre nel 2010, per Tony ho anche arrangiato per duo pianoforte/tastiera Felona, Ritratto di un mattino e Frutto Acerbo, che abbiamo suonato insieme dal vivo alle Fiere di San Donà di Piave. Riguardo alla mia collaborazione attuale in duo con Tony, per il momento non posso dirti di più: speriamo che si concretizzi, e in quel caso credo che sarà una bella sorpresa!

Sempre seguendo la bio del gruppo, viene descritta la tua intensa attività didattica e compositiva anche al di fuori dai nostri confini. Mi racconti qualcosa di più?

Molte informazioni - e materiali esemplificativi importanti -  li trovi nel mio sito www.riccardoscivales.com cliccando sui tasti Reviews, Music Books, Compositions, Transcriptions, Arrangements, ecc. (Il sito è rimasto indietro a qualche anno fa, e devo aggiornarlo). Inoltre, nella mia attività di insegnante di Pianoforte Moderno nelle scuole di musica propongo spesso ai miei allievi migliori delle versioni per piano solo di classici del Prog come South Side Of The Sky, Catherine Parr, Catherine Of Aragon, Anne Boleyn, Jane Seymour, Trilogy, Tarkus, Knife-Edge, A Salty Dog, Repent Walpurgis, Profondo Rosso, Gioco di bimba, Wait For Sleep, ecc.: hanno una grandissima validità didattica, e dovresti vedere come entusiasmano gli allievi! Alla faccia di chi dice che il Prog è un genere “di nicchia”, ecc.

Come vedi il futuro della musica di impegno e qualità?

Penso che potrebbe avere un futuro senz’altro migliore se ci fosse un’educazione musicale decente (e intelligente e aperta) nelle scuole e nei media. Per quanto riguarda la mia personale esperienza didattica, ho notato che quando mi arrivano dei nuovi allievi cresciuti a “X Factor” ecc., non appena faccio loro conoscere qualcosa di bello (tipo la grande musica rock del periodo 1966-1975, ma anche altri generi musicali), questi allievi si entusiasmano, e se ne hanno le doti, nel giro di qualche anno cominciano essi stessi a formare le loro band e a creare qualcosa di bello.

E dopo questo primo album… cosa farete da grandi?

Quest’anno incideremo un secondo album. Il materiale è già pronto: abbiamo molti brani nuovi, e dobbiamo ancora incidere vari vecchi brani del primo periodo dei Quanah, che abbiamo già rielaborato e suonato spesso live!