Nel mese di aprile è stato rilasciato l’album “Schiere di Sudditi” (ZdB), l’esordio
discografico dei toscani La Cruna del Lago,
band che propone la propria visione del mondo attraverso il rock progressivo,
cosa di questi tempi abbastanza frequente e che in ogni caso evidenzia un
certo… coraggio!
Primo disco sì, ma i componenti il combo, pur giovani,
possono mettere sul piatto una notevole esperienza e skills personali di
rilievo, e il coraggio a cui facevo riferimento sottolinea come esista una
oggettiva difficoltà nel portare avanti idee all’interno di una nicchia
artistica fornita di solidi muri, a volte costruiti dagli stessi protagonisti
di quell’ambito artistico.
Cerchiamo quindi di conoscere i loro nomi e le loro
attitudini attraverso la line up.
Partiamo dal tastierista e voce solista Carmelo “Melo”
Arena; alle chitarre e voce Pino Polistina; Matteo Tuci al
basso e Andrea Bruni alla batteria.
Dalle note estrapolate dal sito di riferimento si evince come
il nome del gruppo non sia frutto della casualità - come spesso accade! - ma
racchiuda una filosofia specifica presentata attraverso un’efficacie metafora,
quella che descrive il “lago” come elemento protettivo ma caratterizzato da una
staticità che accomuna le anime rendendole alla fine schiave, mentre la cruna
rappresenta la via di fuga, la ricerca di un sentiero certamente ignoto, ma
carico di speranze.
Uscire da una zona di assoluto conforto e affrontare il non
conosciuto è azione che viene compiuta solitamente per un paio di motivi… in
primis la necessità e, a seguire, appunto, il coraggio necessario al
cambiamento!
La ricetta che La Cruna del Lago propone guarda oltre, tende
al superamento della mediocrità, al cambio di passo, al fare tabula rasa, con
modus poco iconoclasta e molto costruttivo. Come? A ciascuno il proprio
mestiere e un musicista conosce bene le proprie possibilità e i tanti paletti
circostanti… proseguire con la coscienza a posto sarà già buona cosa!
“Schiere di Sudditi” tratta questo argomento: paesaggi
distopici, umanità rassegnata al peggio, diseguaglianze sempre più marcate,
dolori e sofferenze, guerre e maledizioni mandate da un qualsiasi essere
superiore, un mondo sempre più indefinibile il cui racconto è meno nero,
purtroppo, di quanto avvenga nella realtà.
Non è certo “pessimismo cosmico” quello di La Cruna del Lago,
perché in ogni brano si avverte in lontananza una luce oltre il tunnel, anche
se per raggiungerla occorrerà impegno e fatica, e non basterà attendere seduti
che quella nebbia che periodicamente ci avvolge si dissolva, lasciando che la
condizione umana ritrovi la propria purezza originale.
L’album si snoda su 42 minuti di musica suddivisa in 8
episodi:
Tracklist (cliccare sul titolo per
ascoltare)
01. Giostra (5:59)
02. La mantide agnostica (5.01)
03. Illogica distanza (5:02)
04. Interludio (5:16)
05. Elettrodrama (6:22)
06. Stato (5:13)
07. Acqua da Marte (6:52)
Bonus Track
Lo start arriva con Giostra, probabile brano
manifesto, compendio della proposta, rock sinfonico che si miscela ad una certa
durezza, quasi metallica, mentre tempi composti si intervallano all’ortodossia.
Le peculiarità dei singoli musicisti si autodeterminano
mentre un mood sonoro ricercato produce atmosfere da spleen avanzato e il
tratto ipnotico produce un’inaspettata positività:
“Guardo più in là, oltre il mio
limite, ombre che lasciano schiere di sudditi incatenati a una nuova realtà, ma
il nuovo anelito di libertà come una giostra gira dentro di me…”
Un bel biglietto da visita!
Si procede con La Mantide Agnostica,
musicalmente capace di simboleggiare la progressione, la dinamicità spinta
avvolta da un senso aulico, mentre affiorano i miti del passato, in bilico tra
i fratelli Nocenzi e la prima sperimentazione di ELP.
“Mentre imperversano raffiche di
ipocrisia, già scopro l’individuo che non sa, non chiede più verità ma si
circonda di formule collaudate, per non morire mai. Sotto di me lo sguardo
agnostico orfano dei perché si apre alla sete di felicità, si fa canto. Dimmi
che vedi come me l’alba di una nuova umanità!”
Difficile in questo caso qualsiasi operazione dicotomica tra lirica e musica, la compenetrazione è totale.
E arriviamo a Illogica Distanza, il ritmo cala
e si palesa il momento intimistico per eccellenza, quello della riflessione,
della calma assoluta, la ballad che equilibra i tempi e regala quadretti
bucolici dalla grande valenza poetica…
“L’abitudine leviga i contorni al mio mondo di creta, ma
tu non ci sei e mi sembra un anno fa quell’incontro tra noi, quell’effimera
allegria o malinconia e un’illogica distanza per raggiungerti. Sono i sogni che
ci daranno eternità e tra mille nuvole scoprirò quella che assomiglia a te,
inseguendo il suo sorriso per raggiungerti…”.
Interludio è uno strumentale, un brano “ponte” tutto atmosfera ed
effetti, molto ambient, riflessivo e pitturato nel sonoro, una misura melodica
che non lascia indifferenti, un aiuto nel sottolineare il virtuosismo di questi
musicisti!
ElettroDrama è il quinto brano, un crescendo di effetti in stile
floydiano, un ritmo cadenzato e controllato, una marcia verso l’ignoto, una
chitarra elettrica lacerante il cui prodotto si lega indissolubilmente alla
lirica.
“Vedo anelli di catene, vedo uomini
cadere, senza libertà di andare, senza fede e nel dolore. Libero? Sono Libero?”
Arriviamo a Stato, e il significato del termine
si dilata, tra verbo e sostantivo, occupando ogni frammento del nostro lessico
e della nostra quotidiana esistenza:
“Archivio di stato, esame di stato,
ferrovie dello stato, titoli di stato, monopolio di stato, stato immobile,
indifferente, inerme, democratico ma… c’è mai stato uno Stato… di grazia?”.
Ricompaiono una certa durezza sonora e la disparità ritmica,
perché è l’argomento che lo richiede… uno tormentone ipnotico che non ti lascia
più dopo il primo ascolto.
A conclusione - prima del bonus track - altra versione di Stato
- troviamo Acqua di Marte.
“Non so come, ma è accaduto, sono
stato imprigionato e ho già dimenticato ciò che il mondo vuole da me. Mi sento
abbandonato, cancellato, esiliato… e in tutto questo non so se questa pioggia
che cade su di me è acqua da Marte o sono lacrime dal cielo. E nel mio inferno
di irrealtà qualcosa mi avvolge, inesorabile… sarà acqua da Marte o solo
lacrime dal cielo?”.
Un rock più tradizionale, una potenza di fuoco funzionale
alla “causa” inframezzata da virtuosismi e accorgimenti particolari, con
dilatazioni musicali che determinano la misura di coordinate temporali e
spaziali, nel proseguimento dell’interazione tra messaggio e suoni.
Che dire ancora, una piacevole sorpresa, un album carico di
spunti interessanti, e a questo punto inserire La Cruna del Lago in una delle
tante caselle di genere appare davvero poco importante!
Molto curato l’artwork e il booklet annesso al CD.
Da ascoltare con attenzione!
LA CRUNA DEL LAGO LIVE
LINK UTILI:
https://www.facebook.com/lacrunadellagoofficial/
https://www.youtube.com/channel/UCqSxZijUvao0eBvYNyOKn2Q