Il sogno di fuga di John, Paul,
George e Ringo dalla frenesia della Beatlemania
Siamo nel 1967. I Beatles hanno appena pubblicato Sgt.
Pepper, hanno conquistato ogni angolo del globo e sono, letteralmente,
prigionieri del loro stesso mito. Non possono uscire di casa, non possono
camminare per strada, ogni loro respiro è analizzato dal mondo intero. È in
questo clima di "clausura dorata" che nasce un’idea tanto folle
quanto affascinante: comprare un'isola in Grecia e fondarvi una comune privata.
L’idea venne, neanche a dirlo, da John Lennon.
Accompagnati da "Magic Alex" (un bizzarro inventore greco che
gravitava attorno alla band), i Fab Four volarono verso il Mar Egeo a bordo di
uno yacht di lusso. Immaginiamo la scena: John, Paul, George e Ringo che
navigano tra acque cristalline, fumando e sognando una vita senza paparazzi,
dove le uniche preoccupazioni sarebbero state comporre musica e guardare il
tramonto.
Individuarono un'isola chiamata Leslo (anche se i
registri storici sono un po' confusi sul nome esatto). Il piano era ambizioso:
avrebbero costruito quattro case collegate tra loro da tunnel o sentieri, con
uno studio di registrazione centrale. Al seguito avrebbero portato famiglie,
staff, amici e - naturalmente - Magic Alex. John era in estasi: "Hanno
provato di tutto: governi, guerre... noi proveremo a vivere insieme in
pace".
Sembrava fatta. La band arrivò persino a richiedere al
governo britannico i permessi speciali per l'acquisto di valuta estera
(all'epoca molto rigidi). Ma come spesso accade con i sogni nati sotto
l'effetto dell'entusiasmo (e di qualche sostanza di troppo), la realtà bussò
alla porta. I problemi burocratici iniziarono a farsi sentire, il governo greco
non era così semplice da gestire e, soprattutto, l'unità della band stava
iniziando a scricchiolare. Paul McCartney, anni dopo, ammise che l'idea era
divertente finché restava un sogno da crociera, ma l'idea di stare confinati su
uno scoglio con le rispettive mogli e lo staff per sempre iniziò a sembrare una
prigione più piccola della stessa Londra.
Alla fine, non se ne fece nulla. Ma c'è un risvolto ironico:
i Beatles avevano già acquistato i dollari necessari per l'operazione. Poiché
il valore della sterlina crollò poco dopo, quando rivendettero la valuta per
annullare il progetto, si ritrovarono con un guadagno netto di circa 11.000
sterline. È stata l'unica volta nella storia in cui un progetto
fallimentare ha fatto guadagnare dei soldi ai Beatles senza che muovessero un
dito.
Resta il fascino di ciò che sarebbe potuto essere: una
"Neverland" greca dove la band forse non si sarebbe mai sciolta, o
dove forse si sarebbe autodistrutta ancora più velocemente tra gli ulivi e il
mare.
