martedì 20 febbraio 2024

Carl Palmer pubblicherà ad aprile il cofanetto “Fanfare For The Common Man”

 

Il nuovo triplo CD e singolo Blu-ray Fanfare For The Common Man contiene anche l'autobiografia di Palmer

 

Il batterista di Emerson, Lake & Palmer, Carl Palmer, pubblicherà il 5 aprile un cofanetto di tre CD e un Blu-ray, Fanfare For The Common Man.

Il nuovo set presenta il lavoro di Palmer come un terzo del pionieristico gruppo di rock progressivo, ma si estende anche indietro per includere il suo tempo nella band freakbeat The Craig e presenta brani dell’era di Palmer con Chris Farlowe e gli Atomic Rooster. Il set include anche band post ELP, come il suo PM, Asia e 3, così come il suo lavoro con Mike Oldfield e The Buddy Rich Orchestra, e sia la Carl Palmer Band che Carl Palmer's ELP Legacy.

Fanfare For The Common Man contiene anche un disco Blu-Rray con The Rhythm of Life, un documentario audiovisivo, narrato dallo stesso Palmer con filmati dal vivo ed esclusivi dietro le quinte di LP, Asia, Crazy World Of Arthur Brown, Carl Palmer Band e ELP Legacy, e apparizioni di Frank Sinatra, Carmine Appice, Buddy Rich, Tony Iommi, Alice Cooper e altri. È inclusa anche l'autobiografia di 200 pagine di Palmer, illustrata con foto dal suo archivio personale.

Mentre Carl Palmer si avvicina al suo 74° compleanno, non mostra alcun segno di rallentamento. Attualmente è in tour negli Stati Uniti, con l'acclamato spettacolo Return Of Emerson Lake & Palmer, che combina rari filmati di Keith Emerson e Greg Lake dagli spettacoli degli ELP del 1992 alla Royal Albert Hall con Palmer e la sua band Legacy dal vivo sul palco che suonano tutti insieme.

A seguire il packshot di Fanfare For The Common Man e il tracklisiting completo.

Carl Palmer: Fanfare For The Common Man tracklist 

CD1: Emerson, Lake & Palmer, Carl Palmer & Joseph Horovitz

1.Carl Palmer & Joseph Horovitz - Concerto For Percussion (Part Rock)                           

2. Emerson, Lake & Palmer - The Enemy God Dances With The Black Spirits

3. Emerson, Lake & Palmer - Bullfrog

4. Emerson, Lake & Palmer - Toccata

5. Emerson, Lake & Palmer - Close But Not Touching

6. Emerson, Lake & Palmer - LA Nights

7. Emerson, Lake & Palmer - Canario

8. Emerson, Lake & Palmer - Tank

9. Emerson, Lake & Palmer - Karn Evil 9 1st Impression, Part 2

10. Emerson, Lake & Palmer - Two Part Invention In D Minor

11. Emerson, Lake & Palmer - Fanfare For The Common Man 

CD2: Carl Palmer various other band recordings

1. The Craig - I Must Be Mad

2. The Craig - Suspense

3. Chris Farlowe - Everyone Makes A Mistake

4. Atomic Rooster - Friday The 13th

5. Atomic Rooster - Decline And Fall

6. Carl Palmer's PM - You've Got Me Rockin'

7. Mike Oldfield - Mount Teidi

8. Mike Oldfield - Ready Mix

9. Asia - Heat Of The Moment

10. Asia - Wildest Dreams

11. Asia - Time Again

12 Asia - Tomorrow The World

13. 3- Desde La Vida (I. La Vista, II. Frontera, III. Sangre De Toro)

14. 3 - Eight Miles High

15. Carl Palmer and the Buddy Rich Orchestra – Shawnee (Live) 

CD3: Carl Palmer Band ‘Working Live’ & Carl Palmer’s ELP Legacy ‘Live’

1. Carl Palmer Band - Carl Palmer Band - Bullfrog

2. Carl Palmer Band - Canario

3. Carl Palmer Band - Carmina Burana

4. Carl Palmer Band - Trilogy

5. Carl Palmer Band - Hoedown

6. Carl Palmer Band - Carl Palmer Band - Romeo And Juliet

7. Carl Palmer Band - In A Moroccan Market

8. Carl Palmer’s ELP Legacy - Toccata and Fugue in D minor

9. Carl Palmer’s ELP Legacy - Jerusalem

10 . Carl Palmer’s ELP Legacy - Fanfare For The Common Man / Drum Solo

Disc 4: Blu-Ray Video The Rhythm of Life

 

 Pre-order Fanfare For The Common Man.

https://elp.lnk.to/carlpalmerboxPR





domenica 18 febbraio 2024

Nel ricordo di Kevin Ayers


Il 18 febbraio del 2013 ci lasciava Kevin Ayers, uno dei fondatori dei Soft Machine.
Leader della scena musicale psichedelica, Kevin Ayers aveva 68 anni e si trovava nella sua residenza in Francia, nel villaggio di Montolieu.  

La notizia della sua scomparsa arrivava direttamente dall’ufficio del sindaco del paese, che in un comunicato definiva Ayers: "una brava persona e molto semplice", ricordando che il musicista aveva lasciato una delle sue chitarre in un caffè del posto con la scritta: "Per chiunque voglia suonarla".

Ayers è stato, insieme a Robert Wyatt, uno dei fondatori dei Soft Machine, band che, insieme ai Pink Floyd,  è stata tra gli iniziatori della psichedelia e della sperimentazione britannica.

Il gruppo, nel quale ha militato per un breve periodo anche Andy Summers, poi diventato chitarrista dei Police, venne ingaggiato come opening act per il tour nordamericano di Jimi Hendrix nel 1968, durante il quale, a New York, i S.M. registrarono il loro primo album.

Ayers, cantautore, chitarrista e bassista, ha avuto anche un'intensa carriera come solista e i suoi lavori hanno avuto un grosso impatto nella scena della musica progressive. Ha lavorato con musicisti del calibro di Brian Eno, Phil Manzanera, Mike Oldfield, Elton John, Nico e John Cale.

Il suo ultimo lavoro, The Unfairground, risale al 2007.




Yoko Ono celebra 91 anni!


Il 18 febbraio del 1933  nasceva Yoko Ono, che arriva quindi alla considerevole età di 91 anni.
Per ricordarla utilizzo un mio vecchio post...

Leggendo il libro “Rock Notes-I grandi songwriters si raccontano”, del cantautore e critico americano Paul Zollo, sono “incappato” in alcune figure mai approfondite, come David Byrne, John Fogerty, Leonard Choen e altri.
I libri dedicati alle interviste (non solo musicali) sono quelli che preferisco, perché trovo che domande intelligenti possano far emergere ed esaltare lati poco noti degli artisti posti sotto i riflettori. Ma alcune immagini sono per me più forti di altre e alcuni personaggi mi intrigano maggiormente.
All’interno di questo libro ho trovato una notissima e controversa figura che ha colpito la fantasia di tutti gli appassionati di musica della mia generazione.
Parlo di Yoko Ono, che istintivamente ho sempre "rifiutato", per via del condizionamento che ho subito attraverso i media.
Ciò che mi è sempre “arrivato” è la negatività di questa donna, a cui molti hanno imputato lo scioglimento dei Beatles.
Ovviamente non ho né i mezzi né le informazioni per giudicare, e la mia antipatia antica era basata su di un feeling comune che avevo fatto mio.
Nemmeno adesso posseggo la verità, ma razionalmente mi piacerebbe fornire un’immagine oggettiva per inquadrare il reale valore artistico, musicale, di questa ormai anziana signora.
Nessuna biografia, nessuna storia già ascoltata e nessun nuovo “reperto”, ma per la prima volta ho “sentito” la sua voce e mi piace riproporre il suo pensiero, sollecitato da alcune domande di Zollo.
La cosa su cui mi sono soffermato, come premessa all’intervista (antica), è una poesia che fa parte del disco “The Season of Glass”, lavoro uscito dopo la morte di Lennon:

Passa la primavera
e ci si ricorda della propria innocenza
passa l’estate
e ci si ricorda della propria esuberanza
passa l’autunno
e ci si ricorda della propria venerazione
passa l’inverno
e ci si ricorda della propria perseveranza.
C’è una stagione che non passa mai
Ed è la stagione del vetro

Leggendo l’intervista, realizzata nel 1992 a New York, si apprendono alcuni importanti aspetti legati al disco ed alla grafica proposta in copertina.

“Season of Glass”è stato un disco molto potente, e molto significativo per un sacco di persone, quando è uscito.
Quando ho fatto “Season of Glass” mi sentivo come se stessi camminando sott’acqua o qualcosa del genere, quindi non ne sapevo davvero nulla della reazione della gente.

Ho sentito che la tua casa discografica è rimasta sconcertata dal fatto che tu abbia voluto usare quella foto di copertina con gli occhiali di John schizzati di sangue.
Oh sì, molto!



Ho letto di recente che nella Germania nazista, come atto di crudeltà, spedivano gli occhiali sporchi di sangue degli uomini uccisi alle loro mogli.
Davvero? E’ terribile. Ma non è simbolico tutto questo? Vedi, ecco che voglio dire, quando mi viene l’ispirazione di fare qualcosa del genere, io lo faccio, perchè penso che ci sia qualcosa che mi sfugge. Mi sono anche arrabbiata. Insomma, io stavo raccontando quello che mi era successo, e non mi era certa successa una cosa bella!

La poesia intitolata”Season of Glass”, sul retro della copertina dell’album, è bellissima e triste. Hai mai pensato di farla diventare una canzone?
Ci ho pensato, ma non credo di esserne in grado. Non lo so.

In quella poesia hai scritto:” C’è una stagione che non passa mai ed è la stagione del vetro”, che riecheggia lo stato d’animo provato da tanti, dopo la morte di John, l’idea che questa sia un’epoca destinata a non passare mai. Pensi che siamo ancora nella stessa stagione del vetro?
Non lo so, perché forse in qualche modo parlavo di qualcosa al di là della morte di John. Allora, naturalmente, stavo raccontando la mia esperienza personale. Ma proprio adesso sto realizzando un’opera per una mostra su una famiglia seduta in un parco al momento del “meltdown” atomico, e quello a cui pensavo era un “meltdown” della razza umana e della specie in pericolo. E qualcuno mi ha detto che sembrava parlare anche del genocidio. Perciò è come se la stagione del vetro fosse ancora qui, in tutto il mondo. Non siamo ancora arrivati al punto in cui non ci siano più … occhiali sporchi di sangue.

Uno dei messaggi positivi che hai espresso, e che penso la gente non abbia colto, è che sul retro della copertina di “Season…”, il bicchiere d’acqua, che in copertina è mezzo vuoto, lì è pieno.
Sì. Oh, vuoi dire che ci hai fatto caso? Sono in pochissimi ad averlo notato.

Pensi che i tuoi messaggi positivi siano stati spesso trascurati?
Beh, alcuni li hanno colti ed altri no, dipende anche dalla persona. Voglio dire, tu ti sei accorto di qualcosa, giusto? Ma la maggior parte della gente no. 

La verità contenuta nella poesia rimane costante, inalterata nonostante lo scorrere del tempo. Emerge in modo mirabile quello che stavano provando milioni di persone in tutto il mondo durante in momenti cupi seguiti a quel giorno nerissimo del dicembre 1980, quando John Lennon morì. Era quella una stagione destinata a non passare, una tragedia che non sarebbe stata banalizzata nel tempo, una ferita che non sarebbe guarita. E in un certo senso non si voleva che accadesse.





venerdì 16 febbraio 2024

YES: la bellezza di "Turn Of The Century"


Vorrei soffermarmi sulla bellezza assoluta di un brano, all’interno di un album perfetto, “Going For the One”, YES, 1977.

Chi ama il “mondo YES” e ne conosce la produzione sa che è difficile estrapolare la perla tra le perle, una prateria di musiche e liriche da brividi, e fare una classifica diventa arduo, anche facendo riferimento al solo “Going…”. Leggiamo i titoli:

1) Going For the One
2) Turn of the Century
3) Parallels
4) Wonderous Stories
5) Awaken


Ma più che una graduatoria di merito, oggettivamente impossibile, voglio sottolineare la valenza di “Turn of the Century”, il brano che provo a commentare.
La scelta è legata soprattutto al fatto che ho sempre dato maggior peso alla musica piuttosto che alla lirica, anche se ultimamente ho elaborato un concetto - che spiegherò in altra occasione - che mi ha portato verso la piena soddisfazione nel caso di equilibrio tra i due fattori.

Turn of the Century” è, dal mio punto di vista, esempio di perfezione, di bilanciamento tra atmosfere sonore e racconto, un iter che forse sarebbe di meno impatto se non esistesse la voce di Jon Anderson.

Proviamo…

“Turn of the Century” (Il Mutare del Tempo) è stato scritto dal mistico Jon Anderson, ma è l'unico brano dell'album che vede comparire Alan White nei crediti. Non significa che il suo drumming inciderà sulla traccia, che è una di quelle che si avvicina molto alla forma canzone, ma i suoi “tocchi” delicati contribuiranno ad aumentare la tensione positiva che impermea il pezzo.
Determinante la chitarra di Steve Howe, così come le atmosfere create dalle tastiere di Rick Wakeman. La voce di Anderson è lo strumento in più, ma non ha bisogno di essere descritta.
Ma vorrei soffermami sul contenuto, spesso non conosciuto, e alla luce della spiegazione, ne sono certo, il brano che propongo a seguire sarà assimilato con un’ottica differente.

Provo a sintetizzare il significato, dopo aver selezionato le migliori traduzioni trovate in rete, alcune fatte in modo letterale, senza tener conto della reale volontà dell’autore.
Spesso risulta difficile decodificare un testo italiano, volutamente criptico, e se l’esercizio di abilità viene proposto in altra lingua le cose si complicano.

Jon Anderson vuole sottolineare l'inossidabile potere dell'amore, narrandoci la triste storia di Roan, che si è visto portare via la moglie da una incurabile malattia, in una profonda notte di un freddissimo inverno. Spirata come la luce immobile del tramonto, la donna se n'è andata mostrando un'anima indifesa, davanti allo sguardo impotente del marito. Ma durante questi tragici momenti i due scoprono un segreto: l'inverno fa morire ogni cosa, tutto tranne la pietra. 
Una volta finite le lacrime, il povero Roan si mette a modellare una pietra, dandole le sembianze della amata moglie, che l'inverno si è portato via per tutte le stagioni future. Lui la immagina che pian piano prende vita ed inizia a danzare e cantare, invitandola a stare ferma ed immobile per far sì che possa terminare il lavoro. Se solo lei potesse vederlo mentre cerca di riportarla in vita modellando una fredda pietra! 
Roan passa intere giornate a scolpire la pietra, rivivendo i magici momenti passati insieme alla moglie. Una volta ultimata la scultura, Roan attende paziente il mutare del tempo ed il prossimo inverno, sperando che stavolta si porti via lui e lo faccia ricongiungere alla propria amata, in modo da rivivere gli splendidi momenti passati assieme nella vita terrena.
(https://www.rockandmetalinmyblood.com/recensioni/yes-going-for-the-one/1977-atlantic-records/2394/)

Il mio sunto: le magnifiche atmosfere disegnate dagli YES vengono accentuate dalle profonde liriche partorite da Jon Anderson, confezionando uno dei brani più struggenti e di atmosfera dell'intera discografia Yes.


Formazione:

Jon Anderson: voce, percussioni
Chris Squire: basso, seconde voci
Steve Howe: chitarre elettriche e acustiche, vachalia, seconde voci
Rick Wakeman: piano, organo, moog, sintetizzatori
Alan White: batteria, percussioni




giovedì 15 febbraio 2024

Nel ricordo di Mike Bloomfield


Il 15 febbraio del 1981 ci lasciava il chitarrista statunitense Mike  Bloomfieldera nato a Chicago il 28 luglio del 1946.
Famoso per il suo stile fluido ed espressivo, è stato uno dei più importanti esponenti e fautori del blues revival a Chicago dalla seconda metà degli anni '60.
La primissima esperienza di Bloomfield risale agli inizi degli anni '60 quando, giovanissimo, ha l'occasione di suonare la chitarra blues nel Southside con i vecchi musicisti neri, imparandone tutti i segreti. Su quella esperienza scrisse anche il libro “Me and Big Joe”, su Big Joe Williams.
Di tale periodo esistono un documentario e le registrazioni fatte a Chicago e alla Radio Svedese. Comincia così a farsi conoscere nel giro del blues e folk revival, portando la musica dai pochi appassionati al grosso pubblico bianco. Nel 1965, con il suo caro amico e collega Al Kooper, fu scritturato come session man nel celeberrimo album di Bob Dylan “Higway 61 Revisited ”, per mezzo del quale ottenne una certa notorietà.
Bloomfiled, assieme ad un altro astro nascente del cosiddetto Blues Revival della Chicago di metà anni '60, Elvin Bishop, al tastierista Mark Naftalin e soprattutto al celebre Paul Butterfield, diede vita alla celeberrima The Paul Butterfield Band, il cui biglietto da visita è rappresentato dalla suite di 12 minuti “East-West, con una geniale operazione di contaminazione tra blues, rock, jazz, rock psichedelico e ritmi raga di estrazione orientaleggiante. Questa fu anche la band che fece da supporto a Bob Dylan nella famosa svolta elettrica del Festival di Newport. Con questa formazione partecipa a incisioni importanti, come il doppio LP “Fathers and Sons" del maestro Muddy Waters.
Nella primavera del 1967, Mike Bloomfield e Barry Goldberg formarono gli Electric Flag, con l'intento di creare una "All American Music Band", un gruppo nel cui stile fossero inclusi tutti i generi fondamentali della musica americana.
In estate il gruppo debuttò al "Monterey Pop Festival". In concerto il successo fu immediato: Electric Flag era una macchina poderosa in grado di destreggiarsi in differenti territori musicali mettendo in luce le varie personalità del gruppo. Fra i primi a notare il gruppo fu Peter Fonda, che li coinvolse nella colonna sonora di The Trip ("Il Serpente di Fuoco”), film di Roger Corman di cui fu protagonista.
Con il supporto di ottimi autori e di elevate doti tecniche individuali, gli Electric Flag realizzarono nel 1968 "A Long Time Comin", una miscela di R&R, blues elettrico, R&B tipo Stax e pop/rock con divagazioni psichedeliche. Su tutto il cd spiccano la cover degli Howlin' Wolf "Killing Floor", "Groovin' is easy" e la bellissima "You don't realize".
Da ricordare una “Super Session”, una pietra miliare nella storia del rock che ha prodotto una registrazione fatta a New York City (maggio 1968) negli studi della Columbia. E' una delle prime occasioni di far musica fuori dai vincoli del produttore e del mercato, lasciando piena improvvisazione agli artisti, riproducendo in studio la libertà espressiva delle esibizioni dal vivo, senza limiti di tempo. 


Al Kooper chiama alcuni suoi vecchi amici a suonare: oltre a Stephen Stills alla chitarra (sono con lui i brani che formeranno il lato B del LP), partecipa anche Mike Bloomfield, e verranno incisi i brani che formano il lato A del disco, che esce il 22 luglio 1968, prodotto in piena libertà creativa da Al Kooper. La collaborazione tra Al Kooper e Mike Bloomfield prosegue lo stesso anno in una serie di concerti, immortalati nel doppio LP “The live adventures of Mike Bloomfield and Al Kooper”, uscito lo stesso anno, e il posteriore “Fillmore East The lost concert tape 12/13/68.
Mike Bloomfield ad un certo punto si ritira dalle scene, sia per scelta personale ma anche perché il grosso pubblico voleva da lui solo “Super Session”. Ciò lo porta anche a delusioni ed amarezze. Si dedica ad una lunga ricerca sul blues, ritornando alle origini, al blues acustico, interpretato sia alla chitarra che al piano, oltre che al canto. Ne sono testimonianza i parecchi LP incisi in questo periodo e le varie tournée. Nel settembre 1980, pochi mesi prima della sua morte, fece alcune date anche in Italia (Torino, Milano, Firenze, Mestre-Venezia).
Michael Bloomfield è stato trovato morto per overdose nella sua auto, a San Francisco, il 15 febbraio del 1981. Giace nel Hillside Memorial Park a Culver City vicino a LosAngeles.





mercoledì 14 febbraio 2024

Ricordando Vincent Crane



Il 14 febbraio ricorre l’anniversario della morte di Vincent Crane, tastierista britannico famoso soprattutto per essere stato il cofondatore (assieme a Carl Palmer) e leader degli Atomic Rooster.

Vincent Crane nasce il 21 maggio del 1943 e muore il 14 febbraio del 1989, a soli 46 anni.
Esordisce nel mondo della musica nel 1967, quando entra a far parte dei Crazy World di Arthur Brown.
Durante la sua permanenza nei Crazy World, Crane ha modo di incidere con loro l'unico album del gruppo: The Crazy World of Arthur Brown. Durante una tournée americana nel 1969, Crane accusa problemi depressivi che lo costringono al ricovero ospedaliero mentre il gruppo si scioglie. Uscito dall'ospedale fonda con Carl Palmer gli Atomic Rooster di cui sarà leader unico e riconosciuto. Con essi Crane realizza diversi album, senza mai raggiungere gran fama, finché alla fine degli anni 70, anche questo gruppo si scioglie. Nel corso degli anni successivi il tastierista è coinvolto in diversi progetti, tra i quali un altro album con Arthur Brown e una collaborazione con Peter Green, oltre alla partecipazione al musical Rocky Horror Show. Tra il 1984 e il 1986 entra a far parte dei Dexy's Midnight Runners coi quali va in tour in Europa. Ma la sua vita turbolenta e i problemi psichiatrici lo porteranno al suicidio nel febbraio del 1989.

Discografia
Con Crazy World
  • The Crazy World of Arthur Brown ( 1968 )
Con Atomic Rooster
  • Atomic Rooster (album 1970)|Atomic Rooster ( 1970) - B&C
  • Death Walks Behind You ( 1970 )
  • In Hearin' of ( 1971 )
  • Made in England ( 1972 )
  • Nice and Greasy ( 1973 )
  • Assortment (1973 ) - antologia
  • Home to roost ( 1977 )
  • Atomic Rooster (album 1980)|Atomic Rooster ( 1980 ) - Emi
  • Headline news ( 1983 )




martedì 13 febbraio 2024

"Prendi la chitarra e vai": una canzone, tre interpreti, sonorità tipiche degli anni '60 e impegno sociale!


Prendi la chitarra e vai/Per quanto io ci provi è il primo 45 giri del gruppo inglese The Motowns, appena arrivato a Roma da Liverpool.

Il gruppo The Motowns - che era composto dal chitarrista Douglas Albert Meakin, da Dave Sumner, da Lally Stott, da Michael Brill e da Mike Logan - eseguì questi due brani nel film Soldati e capelloni (1967), diretto da Ettore Maria Fizzarotti e girato quasi interamente nella discoteca romana Piper Club. Il brano che ebbe più successo fu Prendi la chitarra e vai, per il messaggio chiaramente antimilitaristico. 


Il gruppo The Motowns fu chiamato nel 1967 alla RAI, per cantare questa canzone nel varietà E sottolineo yè, diretto da Vito Molinari e condotto da Gianni Morandi e da Caterina Caselli. La canzone del Lato A fu ripetuta nel 1967, nel 45 giri Prendi la chitarra e vai/Una come lei.

Con la canzone “Prendi la chitarra e vai” The Motowns vinsero il girone C (riservato ai gruppi) del Cantagiro 1967.

Non era però questa la versione originale, ma la cover di una creatura di David & Jonathan, dal titolo Lovers of the World Unite ("Innamorati di tutto il mondo unitevi"), canzone di protesta cantata da giovani che giravano il mondo con la chitarra, inneggiando alla pace e alla libertà.



Ma in rete si trova un’altra versione, quella dei The Rangers, Beat Band tedesca composta da Robert Wolf, Ludwig Ickert, Marek Lieberberg (Casey), Jürgen Kessner e Axel Schürmann.

Il 21 ottobre 1966 furono ospiti del programma televisivo Beat Beat Beat. La band è anche descritta nel libro "Die Beat Bible".

Nel 1967, la Bild Zeitung dimostrò interesse scrivendo articoli su di loro. La CBS li citò in giudizio il 24 febbraio 1967 perché il nome di una band sotto contratto con la CBS suonava molto simile. Persero la causa e diedero i soldi che avevano guadagnato vendendo la loro musica alla CBS. Si separarono poco dopo.



Insomma, chiunque la proponga appare un pezzo riuscito e significativo per i tempi, non certo troppo impegnati!




lunedì 12 febbraio 2024

Edmondo Romano- "Religio"- Il rapporto dell’uomo con il visibile e l’invisibile


 

Edmondo Romano-Religio

 

Edmondo Romano ferma il cerchio della sua trilogia iniziata nel 2012 con “Sonno Eliso”, dedicato alla dualità maschile - femminile.

Nel 2014 avevo commentato il secondo episodio, “Missive Archetipe”, focalizzato sul ruolo della parola e della sua fondamentale funzione relazionale.

A distanza di dieci anni arriva “Religio”, album dedicato alla ricerca umana interiore e alla relazione con ciò che è tangibile e ciò che è impalpabile e necessita di fede/volontà superiore.

Dice Romano: “RELIGIO scava il semplice/complesso percorso dell’uomo nella sua crescita spirituale, una riflessione su alcuni fondamentali “capitoli” che ogni essere affronta nel corso della sua vita: nascita, spirito, materia, rinuncia, paura, amore, morte.”

In questo senso il termine “Religio” fa riferimento ad un bridge esistente tra un mondo aulico a cui si è soliti guardare con fiducia/paura/speranza - il punto di arrivo - ed una dimensione materiale, quella vissuta in prima persona, che nella logica comune diventa propedeutica alla destinazione finale.

Un tema di grande rilevanza, che regala all’eclettico Edmondo Romano lo stato di artista globale, non solo musicista.

Mi addentro meglio su questa considerazione, fornendo la possibilità di catturare, attraverso il link a seguire, un po’ di sua storia, che mette in evidenza un percorso incredibile, la cui crescita è stata favorita dall’aver vissuto in un ambiente stimolante e inusuale.

https://mat2020comunicatistampa.blogspot.com/2024/02/biografia-edmondo-romano.html

Dopo aver ascoltato l’intero album nella modalità il più tradizionale possibile, mi sono chiesto quale potesse essere la miglior fruizione, tenendo conto dell’obiettivo e delle atmosfere create; non sono arrivato ad una conclusione certa, ad una risposta che possa essere universale, ma l’importanza dell’argomento e tutto ciò che ne scaturisce a livello sonoro richiedono la creazione di un tempo dedicato, un attimo in cui sia attiva la nostra predisposizione verso la riflessione, la concentrazione e la voglia di escludere idealmente la quotidianità a favore di un modus spirituale che ci possa facilitare nel viaggio che la musica ci aiuterà ad intraprendere.

I tredici episodi diventano tessere di un mosaico che piano piano va a comporsi, immagini che possono essere facilmente reinterpretate dall’ascoltatore che, una volta recepito l’intento autorale, disegna il proprio percorso, reinterpreta, reinventa, diventa parte del progetto.

Dalla prima all’ultima traccia ho percepito un senso di sacralità, esecutiva e di atmosfera; il viaggio che ho immaginato e intrapreso nel corso degli ascolti, ha unito una vita in via di formazione ad una esperienza terrena, il cui epilogo è certo, e ciò che viene a seguire è tutto da immaginare, con l’aiuto della fede e della cultura basica, che può essere divisiva per tipologia di pensiero, ma accomuna negli intenti.

Prosegue Romano: “RELIGIO è un album di “scrittura libera”, dove ogni brano è un mondo a sé. Libertà di espressione compositiva che si muove tra la musica minimalista, quella contemporanea, il progressive, l’ambient music, la world music, le colonne sonore, l’elettronica…”.

I “generi” e le etichette musicali evidenziate sono certamente la materia con cui Edmondo si è formato, con cui ha realizzato parte dei suoi sogni, ma le definizioni ortodosse si annullano al cospetto di una musica indefinibile, capace di parlare alle persone sensibili e virtuose, che non potranno restare insensibili, reagendo con l’immediata creazione di un pensiero proprio.

E per chi si avvicinasse solo ora ai progetti del musicista genovese, e pensasse quindi ad un gioiellino estemporaneo, o quanto meno alla sintesi del suo attuale momento di vita, vorrei evidenziare quanto Romano mi disse dieci anni fa:

Nella trilogia da me pensata la tematica è la comunicazione in alcune delle sue espressioni; il terzo capitolo, che s’intitolerà “Relìgio”, affronterà la tematica attraverso la religione nelle sue diverse forme. Considero queste espressioni di contatto tra gli esseri i tre fondamentali componenti per la crescita dell’evoluzione spirituale e culturale umana”.

Un manifesto programmatico che solo ora prende forma dopo lunga elaborazione, magari forzata da altri eventi, ma la coerenza progettuale non manca di certo!

Una grande emozione ha caratterizzato il mio ascolto, oltre 50 minuti di situazioni cangianti che mi hanno toccato profondamente, un commento continuo ad immagini che via via andavano delineandosi, una sorta di colonna sonora di un film, quello che ad ognuno capita di vivere.

L’esempio tangibile è il brano di apertura, “La Creazione”, di cui propongo il video…


Nella mia testa, da molti anni, esiste la voglia di creare un esercizio didattico che possa prevedere un ascolto - o la visione di un’immagine - come stimolo verso una reazione scritturale, che diventi l’espressione tangibile di sentimenti e sensazioni conseguenti all’ascolto stesso… i frammenti di “Religio” mi sembrano perfetti e chissà che prima o poi…

Un’esperienza da vivere!

Questo il pensiero di Edmondo Romano a tal proposito:

Musica per immagini, suoni orchestrali, intimisti. Timbri acustici antichi e moderni di diverse estrazioni geografiche e generi musicali coesistono, pensati e scritti in modo personale. Una musica fatta di suoni e silenzi, di pieni e vuoti, dove gli arcaici strumenti del passato sposano con naturalezza i moderni suoni elettronici”.


Tracklist

01 - La creazione (4.07)

02 - Il sacrificio (2.16)

03 - What I want to be (7.27)

04 - In estasi (2.41)

05 - Agape (6.23)

06 - Il colore del mio corpo (3.20)

07 - La seduzione (3.38)

08 - Le tourment (3.44)

09 - Nel mio andarmene (4.06)

10 - La parola IO (4.30)

11 - La scelta (3.26)

12 - Ritus (5.08)

13 - L’urlo eliso (2.41)

 

Musica, testi, arrangiamenti di Edmondo Romano

 


Hanno contribuito:

Edmondo Romano sax (soprano, sopranino), clarinetti (sib, do, mib), clarinetto basso, duduk, chalumeau, low whistle, flauto dolce (soprano, contralto), kanjira, tastiere, programmazione

Simona Fasano, Karin Selva, Giulia Beatini, Roberto Tiranti, Paola Cialdella, Vera Marenco,

Lydia Giordano, Egle Doria, Silvia Napoletano, Edmondo Romano voce

Tina Omerzo pianoforte

Luca Falomi chitarra elettrica

Alessandro Serri chitarra classica, basso acustico

Roberto Piga, Teresa Valenza violino

Ilaria Bruzzone viola

Kim Schiffo violoncello

Riccardo Barbera contrabbasso

Rodolfo Cervetto batteria

Olmo Manzano percussioni

Yoko Hanzai voce recitante in 09, adattamento di un haiku di Masaoka Shiki

 

Il nuovo progetto discografico è stato prodotto, composto ed arrangiato da Edmondo Romano presso Eden Studio di Genova e la produzione esecutiva è stata curata dall’etichetta Visage Records di Claudio Carboni con distribuzione Egea Music.

L’immagine di copertina dal titolo “New Crowd #43” è realizzata dal fotografo lettone Misha Gordin.