Athos Enrile
MUSICA... MUSICA... MUSICA... MA NON SOLO.
venerdì 28 agosto 2026
Ricordando Glenn Cornick mancato il 28 agosto 2014
giovedì 27 agosto 2026
“Elenore” / “Scende la pioggia” – Una melodia che cambia atmosfera
“Elenore”
esce nel 1968 e rappresenta uno dei momenti più limpidi dei Turtles. La canzone si muove con un ritmo
costante, una linea vocale che procede con naturalezza e un arrangiamento che
alterna leggerezza e precisione. Il ritornello si apre con immediatezza,
sostenuto da un gioco di armonie che dà al brano un tono brillante. È un pop
costruito con cura, capace di restare in equilibrio senza forzature.
In Italia prende forma come “Scende
la pioggia”, interpretata da Gianni
Morandi. Il testo italiano non riproduce quello originale e
costruisce un’altra immagine. La melodia resta riconoscibile, ma il racconto
cambia direzione: la storia diventa più narrativa, più legata a un sentimento
che si trasforma mentre il tempo atmosferico accompagna l’emozione.
L’arrangiamento italiano porta il brano dentro una dimensione più ampia, con
una voce che sostiene il racconto e lo rende immediato per il pubblico
dell’epoca.
Il confronto tra le due versioni mette in evidenza due modi
di abitare la stessa struttura melodica. I Turtles lavorano su un’idea di
brillantezza controllata, con un tono leggero e un andamento uniforme. Morandi
porta la canzone dentro un linguaggio più diretto, con un’attenzione maggiore
al testo e alla sua funzione emotiva. L’originale ha un respiro più giocoso; la
versione italiana si concentra sul rapporto tra voce e racconto.
Riascoltate oggi, le due letture convivono con naturalezza.
“Elenore” mantiene la sua eleganza pop, “Scende la pioggia” conserva quella
chiarezza che ha segnato una stagione della musica italiana. Due
interpretazioni che condividono la stessa melodia e la vivono in modi diversi.
Ricordando Stevie Ray Vaughan, uscito di scena il 27 agosto del 1990
Il nome da solo vale una leggenda, in ambito blues, ed è così che l’ho sempre considerato.
Ma conoscere un nome, sapere magari a quale viso sia abbinato, non significa inquadrare il personaggio, e soprattutto non fornisce indicazioni sul suo effettivo "lavoro".
Ciò che riesce ad uscire dalla sua Fender è quello che normalmente abbiniamo a musicisti di colore, perfettamente a loro agio nella semplicità di struttura del blues e nell’infinita complicatezza che deriva dal far emergere gioia e dolore attraverso le sei corde.
Si dice che per fare il blues occorra avere sofferto, aver vissuto la strada, e l’accostamento porta quasi sempre al popolo di colore, anche se i casi opposti abbondano.
E Stevie Ray Vaughan ne è un esempio… purtroppo non più fisicamente presente.
“È stato uno dei più grandi esponenti della chitarra blues americana.
Benché durante la sua breve vita abbia pubblicato solo quattro album in studio e uno live, è noto come uno dei musicisti più dotati e influenti del suo genere.”
Ho trovato nel sito ufficiale Fender una descrizione esaustiva...

Brian Epstein, l'uomo che inventò i Beatles, moriva 59 anni fa
mercoledì 26 agosto 2026
Il Festival dell'Isola di Wight...
Il Festival dell'Isola di Wight del 1970 rappresenta un evento monumentale nella
storia della musica, spesso citato come il più grande raduno umano per un
festival musicale del suo tempo, superando persino Woodstock per il numero di
partecipanti. Tenutosi ad Afton Down, vicino a Freshwater sull'Isola di Wight,
dal 26 al 31 agosto 1970, attirò una stima di 600.000-700.000 persone.
È bene sottolineare che il Festival dell'Isola di Wight aveva
già avuto due edizioni precedenti, nel 1968 e nel 1969 che, sebbene non abbiano
raggiunto la fama e le dimensioni del 1970, sono state comunque significative:
Isle of Wight Festival 1968
Si tenne dal 31 agosto al 1° settembre a Ford Farm, vicino a
Godshill.
Fu un evento su scala molto più ridotta, con un'affluenza
stimata tra le 10.000 e le 15.000 persone.
Nonostante le dimensioni modeste, presentò artisti di rilievo
come i Jefferson Airplane (alla loro prima apparizione nel Regno Unito), The
Move, Arthur Brown, Tyrannosaurus Rex e Fairport Convention.
L'organizzazione fu piuttosto spartana, con infrastrutture
limitate.
Questo primo festival è visto come l'inizio di una tradizione
e dimostrò il potenziale dell'isola come sede per grandi eventi musicali.
Isle of Wight Festival 1969
Si svolse dal 29 al 31 agosto a Wootton Creek, attirando un
pubblico molto più numeroso, stimato intorno alle 150.000 persone.
Questa edizione vide la partecipazione di artisti di fama
internazionale, tra cui Bob Dylan & The Band (il suo ritorno sul palco dopo
un lungo periodo di semi-isolamento), The Who, Joe Cocker, Free e i Moody
Blues.
L'organizzazione fu più strutturata rispetto all'anno
precedente, ma la gestione di una folla così grande presentò comunque delle
sfide.
Il successo di questa edizione, in particolare grazie alla presenza di Dylan, proiettò il Festival dell'Isola di Wight sulla scena musicale internazionale e preparò il terreno per l'edizione mastodontica del 1970.
Ma allora, perché l'edizione del 1970 divenne così famosa rispetto alle precedenti?
Line-up ineguagliabile: la line-up del 1970 era semplicemente strabiliante, con
molti degli artisti più grandi del mondo al culmine della loro fama (Hendrix,
The Doors, The Who, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Miles Davis, ecc.).
Affluenza record: l'enorme numero di partecipanti senza precedenti catturò
l'immaginario collettivo e lo rese un evento storico per la sua scala.
"L'Equivalente europeo di Woodstock": l'edizione
del 1970 fu spesso paragonata a Woodstock per le sue dimensioni e per lo
spirito della controcultura che incarnava, anche se con dinamiche e problemi
logistici diversi.
Il "Canto del cigno" di un'era: per molti, il 1970 rappresentò
l'apice e forse anche la fine di un certo tipo di idealismo e di grandi raduni
della controcultura. La sua caoticità e i problemi logistici contribuirono a
questa percezione.
La presenza di Jimi Hendrix: essendo una delle sue ultime grandi esibizioni prima della sua morte, la sua partecipazione al festival del 1970 lo ha reso un evento ancora più significativo e ricordato.
Soffermiamoci sull’edizione del 1970, considerata un evento
monumentale nella storia della musica, spesso citata come il più grande raduno
umano per un festival musicale del suo tempo, superando persino Woodstock per
il numero di partecipanti. Tenutosi ad Afton Down, vicino a Freshwater
sull'Isola di Wight, dal 26 al 31 agosto 1970, attirò una stima di 600.000-700.000
persone.
Una Line-up di Leggende
Il festival vantava una line-up impareggiabile di artisti
iconici, molti dei quali all'apice della loro carriera. Vediamone alcuni:
Jimi Hendrix: questa fu purtroppo una delle ultime grandi esibizioni
pubbliche di Hendrix prima della sua prematura scomparsa poche settimane dopo.
Il suo set, sebbene afflitto da problemi tecnici, rimane un momento storico.
The Who: offrirono una performance energica, presentando la loro opera rock
"Tommy".
The Doors: con Jim Morrison, questa fu una delle loro ultime esibizioni nel Regno
Unito.
Joni Mitchell: la sua esibizione fu a quanto pare turbata da contestazioni
da una piccola parte dell'enorme folla, evidenziando le sfide nella gestione di
un evento così grande.
Leonard Cohen: la sua performance, protrattasi fino alle prime ore del
mattino, è ora leggendaria per la sua intimità nonostante la vasta platea.
Joan Baez: una figura di spicco nella scena musicale folk e di protesta, offrì un
set potente.
Miles Davis: la sua performance di jazz fusion rappresentò una
deviazione dalla maggior parte della line-up orientata al rock, mostrando il
gusto eclettico del festival.
E poi… JethroTull, Free, Ten Years After, Emerson, Lake & Palmer, Chicago, Procol Harum, Sly and the Family Stone, Donovan, Kris Kristofferson e molti altri.
Wight ‘70 incarnò lo spirito della controcultura dell'epoca.
Fu un raduno di persone unite dalla musica, da un senso di libertà e spesso da
una comune opposizione alle norme sociali e alla guerra del Vietnam. La pura
scala dell'evento divenne un simbolo del potere e della portata di questo
movimento.
L'enorme afflusso di persone sopraffece le infrastrutture
dell'isola. Ci furono significativi problemi con il controllo della folla, i
servizi igienici e la fornitura di beni di prima necessità. Molti partecipanti,
notoriamente, abbatterono le recinzioni e non pagarono le 3 sterline del
biglietto d'ingresso per l'evento di cinque giorni, causando ingenti perdite
finanziarie agli organizzatori.
Il caos logistico e l'incapacità di gestire una folla così vasta portarono infine all'Isle of Wight County Council Act del 1971, che impediva raduni all'aperto con pernottamento di più di 5.000 persone sull'isola senza una licenza speciale. Questo pose effettivamente fine ai festival su larga scala sull'Isola di Wight per oltre tre decenni.
Nonostante le difficoltà, il Festival dell'Isola di Wight del
1970 rimane un evento leggendario, avendo inoltre gettato le basi per i futuri
grandi festival con campeggio, contribuendo alla comprensione della logistica e
delle sfide coinvolte.
Per alcuni, la natura caotica del festival segnò anche un
allontanamento dagli ideali più utopici del primo movimento controculturale. In
ogni caso le performance e la pura idea di raduno musicale continuano ad
affascinare e simboleggiano un'epoca cruciale nella storia della musica e della
cultura.
Dopo la leggendaria edizione del 1970, ci fu una lunga pausa, ma il Festival dell'Isola di Wight è stato ripreso nel 2002.
Il promotore musicale John Giddings ha infatti rilanciato il
festival, che da allora si tiene annualmente a Seaclose Park, un'altra località
dell'isola vicino a Newport.
Dal suo ritorno, l'Isola di Wight Festival è diventato un
importante appuntamento nel calendario dei festival britannici, attirando
grandi nomi e un vasto pubblico.
Quindi, mentre il festival del 1970 fu un evento unico e leggendario che portò a una lunga interruzione, l'Isola di Wight Festival è ora un evento annuale regolare con una ricca storia che spazia dalla fine degli anni '60 fino ad oggi. Il festival attuale si concentra su un modello più organizzato e sostenibile rispetto alle sfide affrontate dai precedenti, enormi raduni.
martedì 25 agosto 2026
Ci ha lasciato Dolly Parton
Dolly Parton è morta il 25 agosto 2026 all’età di ottant’anni. La
notizia, confermata dai media statunitensi e ripresa anche dalla stampa
italiana, ha immediatamente attraversato il mondo della musica, riportando alla
memoria una carriera che ha segnato in profondità la cultura americana. La
regina del country si è spenta lasciando un’eredità artistica che continua a
influenzare generazioni di cantautori, interpreti e appassionati.
Nata nel Tennessee nel 1946, Dolly Parton ha trasformato
un’infanzia povera in una storia di successo che sembra uscita da un romanzo.
Ha scritto più di tremila canzoni, ha venduto oltre cento milioni di dischi e
ha portato il country fuori dai confini del genere, rendendolo popolare in
tutto il mondo. Brani come Jolene, Coat of Many Colors e I
Will Always Love You sono diventati parte della memoria collettiva, capaci
di attraversare epoche diverse senza perdere forza emotiva.
Parton non è stata soltanto una cantante. Ha recitato in film
che hanno segnato un’epoca, come 9 to 5, e ha portato sul grande schermo
la sua ironia, la sua energia e la sua capacità di raccontare la vita delle
donne con una sincerità che ha conquistato pubblici lontani dal country. La sua
immagine, fatta di parrucche bionde, abiti scintillanti e un sorriso che
sembrava non spegnersi mai, è diventata un simbolo della cultura pop americana.
La sua filantropia è stata altrettanto importante della sua
musica. Con la Imagination Library ha donato milioni di libri ai
bambini, trasformando un progetto nato per aiutare la sua comunità in una delle
iniziative educative più influenti degli Stati Uniti. Parton ha sempre
ricordato le sue origini e ha usato il successo per restituire qualcosa a chi
non aveva le stesse opportunità.
La morte di Dolly Parton chiude una stagione irripetibile della musica americana. Il suo modo di scrivere, di cantare e di stare sul palco ha creato un modello che continua a ispirare artisti di ogni genere. La sua voce rimane nei dischi, nei film, nelle storie che ha raccontato e nelle vite che ha toccato con la sua generosità.
Elvis Costello, il cantautore camaleonte, festeggia il suo compleanno
Compie gli anni Elvis Costello - nato il 25 agosto del 1954 -
uno dei cantautori più originali e influenti degli ultimi cinquant'anni.
Nato a Londra come Declan Patrick MacManus, ha costruito una
carriera straordinaria che lo ha visto spaziare con audacia e maestria tra
generi musicali apparentemente distanti. Dalle radici punk e new wave dei suoi
esordi, ha saputo esplorare con successo il pop, il rock and roll, il country,
il soul, il jazz e persino la musica classica, dimostrando una versatilità e
una curiosità artistica quasi senza pari.
La sua ascesa iniziò a metà degli anni '70, quando, con un look da “nerd” incazzato e una chitarra distorta, irruppe sulla scena musicale con brani intrisi di rabbia, ironia e introspezione. Il suo album di debutto, My Aim Is True (1977), fu un manifesto di poetica e sonorità che lo distinse subito dai suoi contemporanei. Con i The Attractions, la band che lo accompagnò per gran parte della sua carriera, Costello ha sfornato capolavori come This Year's Model (1978) e Armed Forces (1979), album che contengono alcuni dei suoi più grandi successi, tra cui "Oliver's Army" e "Pump It Up".
L'evoluzione artistica di Costello non si è mai fermata. Negli anni '80 ha sorpreso il pubblico con album come Almost Blue (1981), un omaggio al country, e King of America (1986), che ha consolidato la sua reputazione come cantautore di spessore. Ma la sua sete di sperimentazione non si è fermata qui. Ha collaborato con artisti del calibro di Burt Bacharach, con il quale ha scritto l'acclamato album Painted from Memory (1998), vincendo un Grammy Award. E non va dimenticata la sua collaborazione con il quartetto d'archi The Brodsky Quartet nell'album The Juliet Letters (1993), un lavoro che sfida ogni etichetta di genere.
Con oltre 30 album in studio, una menzione nella Rock and
Roll Hall of Fame e una discografia che attraversa i decenni, Elvis Costello
rimane una figura centrale nel panorama musicale contemporaneo. La sua capacità
di scrivere testi incisivi, intelligenti e carichi di emozioni, unita a una
profonda conoscenza della storia della musica, lo rende un artista unico nel
suo genere. Le sue canzoni, da "Alison" a "Everyday I Write the Book", sono diventate dei veri e propri inni generazionali.
Ricordiamo oggi non solo la sua longevità artistica, ma anche la sua inesauribile curiosità e il suo coraggio di infrangere le regole, rendendolo un'ispirazione per generazioni di musicisti e ascoltatori.
lunedì 24 agosto 2026
24 agosto 2023: l'addio a Bernie Marsden, la chitarra blues-rock degli Whitesnake
Il 24 agosto 2023 Bernie Marsden, chitarrista, cantautore e membro fondatore degli Whitesnake, moriva serenamente all'età di 72 anni.
Nato a Buckingham il 7 maggio 1951, Marsden è stato un
musicista autodidatta che ha imparato a suonare la chitarra da bambino, traendo
ispirazione da artisti del calibro di Eric Clapton e Peter Green. Negli anni
'70 iniziò a farsi un nome nella scena musicale londinese, collaborando con
band come UFO e Cozy Powell's Hammer.
La sua carriera svoltò nel 1978, quando si unì a David
Coverdale per fondare gli Whitesnake. Con il gruppo, Marsden raggiunse
la fama mondiale, suonando la chitarra solista in brani iconici come "Fool for Your Loving", "Walking in the Shadow of the Blues"
e "Here I Go Again", che co-scrisse. La sua abilità e il suo
stile, basato su un perfetto equilibrio tra il blues e l'hard rock, contribuirono
a definire il sound della band.
Nonostante l'enorme successo con gli Whitesnake, Bernie
Marsden ha continuato a perseguire altri progetti musicali, pubblicando diversi
album solisti, collaborando con molti altri artisti e suonando con band come i
Paice Ashton Lord e i The Company of Snakes. Negli anni '80 fondò la band
"Alaska" e collaborò c con artisti come Jon Lord, Jack Bruce, Ringo
Starr e Robert Plant.
Con il suo talento e la sua dedizione alla musica, Bernie
Marsden ha lasciato il segno nella storia del rock.
domenica 23 agosto 2026
Ricordando Keith Moon, nato il 23 agosto del 1946

Gli Who raggiungono il successo con il singolo “My Generation”, nel quale cantano “Spero di morire prima di diventare vecchio”, profezia che Keith Moon seguirà alla lettera.
Townshend e compagni sono i primi a distruggere gli strumenti al termine dei concerti.






Possiamo forse azzardare un “elogio alla follia”, una lode alla travolgente carica di entusiasmo e talento che in Moon prendeva il sopravvento sulla tecnica e sulla disciplina.











