domenica 15 maggio 2022

Parco Lambro, 1976, ultimo atto



I festival e i concerti a cui ho assistito nella mia giovinezza - e sono tanti quelli storici - presentavano molti rischi legati alle mutazioni dei comportamenti in funzione del momento contingente e della necessità di sentirsi parte di un gruppo, fattore determinante nell’adolescenza o giù di lì. Mi riferisco ai primi anni ’70.

La mia condizione di “provinciale e periferico" - anche se la mia città, Savona, di lì a poco sarebbe diventata città simbolo del terrorismo in Italia - non mi ha mai portato a collegare la musica a pulsioni politiche e sociali: penso che a 16 /17 anni sia comprensibile.
Quando mi capitò casualmente, nel ’76, di trovarmi in mezzo a rilevanti scontri milanesi, nel cuore della città, mi spaventai davvero, e girai alla larga.

Eravamo tanti dalle mie parti, amavamo la musica, ma ciò che propongo nel filmato a fine articolo è una situazione molto lontana dalle mie/nostre normali abitudini, quelle che sintetizzerei in… trasgressioni da "hippy di casa nostra", e nulla più!

Per descrivere quella che a detta di molti è stata la fine di un sogno, utilizzo informazioni trovate in rete, nella speranza che siano obiettive. Io non c’ero e provo a fidarmi!


I Festival del proletariato giovanile

Nel corso degli anni Settanta Re Nudo (una delle principali riviste italiane dedicate alla controcultura e alla controinformazione, nata nel 1970) si fece promotrice di una serie di raduni pop, i Festival del proletariato giovanile, lanciando lo slogan "facciamo che il tempo libero diventi tempo liberato", in controtendenza con il disinteresse della sinistra extraparlamentare nei confronti della musica rock. 

Il primo di questi raduni si svolse a Ballabio, vicino a Lecco, dal 25 settembre 1971, e vi presero parte alcune migliaia di persone.

Nel giugno 1972 si svolse il secondo raduno, a Zerbo, con una partecipazione ancora maggiore.

Nel 1974 il raduno pop di Re Nudo si sposta a Milano, più precisamente al Parco Lambro
L'evento richiama per quattro giorni (dal 13 al 16 giugno) migliaia di spettatori con una punta eccezionale del sabato, per l'esibizione della PFM. 
Si avvicendarono sul palco circa trenta entità, tra gruppi e solisti: nomi celebri come Perigeo, Alan Sorrenti, Area, Premiata Forneria Marconi, Battiato, attorniati da altri già parzialmente affermati (Acqua Fragile, Biglietto per l'inferno, Rocky's Filj, The Trip, Loy & Altomare, Il Volo, Donatella Bardi, Stormy Six, Angelo Branduardi) e da molti ancora sconosciuti al grosso pubblico.

Furono presentati vari e interessanti audiovisivi a cura del Comitato Vietnam e dello stesso «Re Nudo», ed inoltre fu fatto un coraggioso esperimento: venerdì 14, un'ora di musica contemporanea proposta da tre esecutori - Demetrio Stratos degli Area, Juan Hidalgo e Walter Marchetti - davanti a quasi 20.000 spettatori. Da segnalare ancora una jam-session tra componenti della Premiata (Pagani e Di Cioccio), del Volo (Radius e Tempera) e degli Area (Stratos, Capiozzo e Tavolazzi), nel pomeriggio della domenica.

Nel 1975, a partire dal 29 maggio, parte la quinta edizione, che vede la partecipazione, tra gli altri, di Area, Stormy Six, Claudio Rocchi, Pino Masi, Lucio Dalla, Francesco De Gregori, Eugenio Finardi, Edoardo Bennato, Franco Battiato, Antonello Venditti, Giorgio Gaber, Yu Kung.

Nel 1976, dal 26-29 giugno, nuovamente al Parco Lambro, si tiene la sesta e ultima, travagliata edizione del Festival del proletariato giovanile, cui partecipano più di quattrocentomila persone.

Il festival è segnato da problemi di ordine pubblico con saccheggi e scontri interni al movimento, ed è l'ultima edizione della rassegna organizzata da Re Nudo, con la partecipazione degli Area, di Gianfranco Manfredi, Eugenio Finardi, Ricky Gianco e Alberto Camerini.
Il manifesto della festa indica tra gli organizzatori i circoli del proletariato giovanile, i collettivi autonomi di quartiere, il partito Radicale, Lotta Continua, Rivista Anarchica, IV Internazionale, Umanità Nova, la radio libera Canale 96, la cooperativa Il pane e le rose.
I giovani potevano parteciparvi con una tessera dal costo complessivo di 1000 lire per i quattro giorni.

Il 30 giugno un articolo apparso su Lotta Continua commentava negativamente il risultato: 

"Un incontro che poteva e doveva essere momento di scontro - non fisico ma politico -, di analisi e di organizzazione", è divenuto "una sarabanda di gente diffidente, nervosa e impaurita".

Nel numero di Re Nudo del settembre successivo l'esito era così commentato:

"Non ci potevano essere le condizioni per coinvolgere 100.000 persone in una proposta creativa. Era inevitabile che emergesse in modo netto la miseria della realtà quotidiana che tutti portiamo dentro".

Il filmato a seguire penso sia una sintesi oggettiva di quei giorni, e ognuno potrà farsi la propria idea… cliccando sul seguente link:
 


sabato 14 maggio 2022

The Liverbirds: una band tutta femminile tra Liverpool e Amburgo


Non furono molte - accade ancora oggi - le band completamente al femminile, per cui vale la pena segnalare ciò che esiste… ciò che è esistito. 

Il pensiero si ferma oggi sui Beatles al femminile: stesso periodo, stessa città di provenienza ed esperienze tedesche molto simili.

The Liverbirds fu un gruppo rock inglese di Liverpool, attivo tra il 1963 e il 1968.
Era composto dalla cantante e chitarrista Valerie Gell, dalla chitarrista e cantante Pamela Birch, dalla bassista e cantante Mary McGlory e dalla batterista Sylvia Saunders.

È stata una delle poche band femminili della scena Merseybeat, nonché una delle prime band rock and roll al mondo.  
Il loro nome deriva da “Liver Bird”, uccello mitico, mezzo cormorano e metà aquila, simbolo della città di Liverpool da cui provenivano.

Gell, Saunders e McGlory formarono la band nel 1963 insieme alla chitarrista Sheila McGlory (sorella di Mary) e alla cantante Irene Green - che se ne andarono rapidamente per unirsi ad altre band e furono sostituite dalla Birch -, e nella loro storia ottennero un maggior successo commerciale in Germania piuttosto che nella loro Gran Bretagna.

All'inizio della carriera seguirono le orme dei Beatles e si diressero ad Amburgo, dove si esibirono allo Star-Club, e dopo il passaggio dei Beatles furono bollate come "i Beatles femminili".

John Lennon non fu tenero con loro e disse causticamente che le "ragazze" non erano in grado di suonare la chitarra.

 
JOHN LENNON DISSE A PROPOSITO DEI THE LIVERBIRDS: 
"LE RAGAZZE NON SANNO SUONARE LA CHITARRA!"

Indipendentemente da ciò, le The Liverbirds divennero una delle principali attrazioni dello Star-Club, e pubblicarono due album e diversi singoli per la loro etichetta. Uno di questi brani, una cover di Bo Diddley, “Diddley Daddy', raggiunse la quinta posizione nelle classifiche tedesche. 



Il gruppo si sciolse nel 1968, subito dopo aver terminato un tour in Giappone (si registra una breve riunione nel 1998).

Tre dei membri della band si stabilirono definitivamente in Germania. La Saunders si trasferì in Spagna, sistemandosi ad Alicante con suo marito John e ora vive a Glasgow, dopo la morte del consorte. McGlory gestisce una società con sede ad Amburgo che ha fondato con suo marito, il cantautore tedesco Frank Dostal (morto nell'aprile 2017), che è stato uno degli ex colleghi della band allo Star-Club e in seguito vicepresidente dell'organizzazione tedesca per i diritti di esecuzione GEMA. Anche la Birch si stabilì ad Amburgo e lavorò per molti anni nei club della città. Morì il 27 ottobre 2009, all'età di 65 anni. Gell visse per molto tempo a Monaco di Baviera, ma in seguito tornò ad Amburgo, dove si spense l'11 dicembre 2016, all'età di 71 anni.

Una bella storia di musica e gioventù, forse terminata troppo presto…


Album:
Star-Club Show 4 (1965)
More of the Liverbirds (1966)

Singoli:
"Shop Around" (1964)
"Diddley Daddy" (1965)
"Peanut Butter" (1965)
"Loop de Loop" (1966)

Compilation:
From Merseyside to Hamburg - The Complete Star-Club Recordings
(CD, Big Beat CDWIKD 290, 2010)




venerdì 13 maggio 2022

Popoff del 13 maggio 1974, conduce Carlo Massarini


Popoff del 13 maggio 1974- conduce Carlo Massarini 


Carlo Massarini propone una puntata di Popoff decisamente rock, con ampia presenza di Rolling Stones, Lou Reed impegnato nei suoi rock degli esordi con i Velvet Underground, Johnny Winter, Jimi Hendrix. Rappresentato anche il jazz, o meglio la fusion, con il successo planetario di Herbie Hancock, un estratto da Headhunters.

In quella serata del 13 maggio 1974 non saranno però stati moltissimi i ragazzi italiani in ascolto di questa musica eccellente. È più probabile che fossero per strada a festeggiare i risultati del referendum su divorzio, il cui esito, con la storica vittoria dei laici, era comunicato proprio in quelle ore.

La puntata non è completa (45') e anche in questo caso la cassetta originale presenta alcuni disturbi, in particolare sulle musiche, ma è ascoltabile senza problemi.

Scaletta: Rolling Stones (Sing It All Together e Citadel da Their Satanic Majesties Request, fine 1967), Rascals (People Got To Be Free), Lou Reed (White Light / White Heat Live), Johnny Winter (Blinded By Love), Herbie Hancock (Chameleon), Stevie Wonder (He's Misstra Know-It-All), Procol Harum (The Idol), Jimi Hendrix (1983 ... A Merman I Should Turn To Be).









 

giovedì 12 maggio 2022

Ricordando i Beggars Opera


Beggars Opera fu un gruppo progressive rock scozzese formato nel 1969 dal chitarrista Ricky Gardiner, dal cantante Martin Griffiths e dal bassista Marshall Erskine. 

La formazione iniziale era  composta dai fondatori Ricky Gardiner (chitarra/voce), Martin Griffiths (voce), Marshall Erskine (basso/flauto) con l'aggiunta di Alan Park (tastiere)  e Raymond Wilson (batteria). 

La loro proposta si può definire un rock progressivo melodico, che ebbe un effimero momento di notorietà agli inizi degli anni '70, rivaleggiando con i Nice e gli Emerson, Lake & Palmer nel riarrangiare celebri brani di musica classica in chiave moderna (Franz von Suppé, Wolfgang Amadeus Mozart, Gioachino Rossini).

Un pò di storia...

Dopo un periodo intenso di prove, presero residenza nel centro di Glasgow e successivamente partirono alla ricerca di locali europei: la band trovò successo in Germania, apparendo nel leggendario "Beat Club" della TV tedesca e poi al First British Rock Meeting di Speyer nel settembre 1971.


Nel 1970, dopo aver firmato per la Vertigo Records, la band registrò il primo album, “Act One”, e il singolo "Sarabande", che fu rilasciato in diversi paesi europei. L'anno seguente, per il loro secondo album, “Waters of Change”, alla band si unirono Virginia Scott (mellotron) e Gordon Sellar (basso). Il singolo “Time Machine, episodio del disco, ebbe molto successo” in Germania, dove la band tornò in tournée.

Erskine lasciò la band prima di registrare il terzo album, “Pathfinder” (1972), che includeva una cover della hit “MacArthur Park” di Richard Harris. Seguirono diversi altri cambi di formazione, con Pete Scott al posto di Martin Griffiths nel 1972 e Linnie Paterson in vece di Pete Scott nel 1973. Con l’uscita di “Get Your Dog Off Me” la band fu ridotta a un trio: Gardiner, Park e Sellar.

Nel 1974/76 una nuova versione della Beggars Opera registrò due album per la Jupiter Records in Germania: "Sagittary" - con Ricky Gardiner (chitarra), Pete Scott (voce), Virginia Scott (Mellotron) e Mike Travis (batteria) - e "Beggars Can't Be Choosers", con Clem Cattini che sostituisce Mike Travis alla batteria.

Ricky Gardiner ha continuato a suonare per altri arstisi, e compare nell'album “Low” di David Bowie e in “Lust for Life” di  Iggy Pop che accompagnò ne suo "Idiot Tour" del 1977. Ha co-scritto "The Passenger" con Iggy Pop.

Virginia Scott


Alan Park ha lavorato con Sir Cliff Richard per molti anni come direttore musicale.

Martin Griffiths ha collaborato con Brian Auger, Osibisa, Ekseption, Klaus Doldinger, Ange e Can prima di firmare un contratto discografico con la Jupiter Records (Ralph Siegel), pubblicando tre singoli - "I'll Be Coming Home", "Sitting on the Dock of the Bay" e "Israelites" - che raggiunsero la terza posizione nella classifica tedesca nel 1977.

Uno dei tanti esempi di musica prog dei primi anni ’70, con una forte commistione con la musica classica.


Musicisti:

Ricky Gardiner
Alan Park
Raymond Wilson
Martin Griffiths
Marshall Erskine
Gordon Sellar
Pete Scott
Linnie Paterson
Virginia Scott
Mike Travis
Clem Cattini

Discografia:

1970 Act One
1971 Waters of Change
1972 Pathfinder
1973 Get Your Dog Off Me!
1974 Sagittary
1975 Beggars Can't Be Choosers
1980 Lifeline
1996 The Final Curtain (compilation)
2007 Close to My Heart
2009 Touching the Edge
2010 All Tomorrows Thinking
2011 Lose a Life (EP)
2011 Promise in Motion

2012 Mrs. Calagari's Lighter



martedì 10 maggio 2022

10 Donovan-Catch The Wind



Da adolescente rimasi fulminato da Donovan Phillips Leitch, meglio conosciuto come Donovan.

Le radio dell’epoca proponevano a ripetizione i suoi successi… già, andava forte negli gli anni ’60 e ’70!


Non voglio riproporre la sua storia, conosciutissima, ma in questi giorni ho riascoltato, casualmente, una raccolta dei suoi antichi successi e mi sono rinfrescato la memoria, facendo il pieno di brividi e ricordi.

Una voce incredibile, un ”tremolo spontaneo” e melodie sognanti, tra il folk e la psichedelica: chi ha vissuto quei giorni, chi è stato anche solo sfiorato da quelle atmosfere, non può rimanere insensibile all’ascolto di quei brani.

Tra le tante perle ne estraggo una che è l’emblema della semplicità, ma in meno di tre minuti il menestrello scozzese riesce a rievocare un amore impossibile, tra un arpeggio di chitarra e una tenera lirica poetica: Catch The Wind. 

A seguire il video, la traduzione del testo e l’originale…
Da riscoprire!


Acciuffa il Vento

Nelle fredde ore e minuti dell'incertezza
io voglio essere
nel caldo abbraccio della tua amorevole mente

Sentirti tutt'intorno a me,
prendere la tua mano
lungo la spiaggia
ah, ma posso tentare di acciuffare il vento

Quando il tramonto impallidisce il cielo
Voglio nascondere un po' del tempo dietro il tuo sorriso
ed ovunque guarderei, i tuoi occhi troverei

Per me, amarti ora
sarebbe la cosa più dolce
ah, ma posso tentare di acciuffare il vento

Quando la pioggia ha tappezzato di lacrime le foglie
ti voglio vicino per uccidere le mie paure
per aiutarmi a lasciare alle spalle tutta la mia depressione

Per stare nel tuo cuore,
dove voglio essere e desidero esserci,
ah, ma posso provare ed acciuffare il vento 
ah, ma posso provare ad acciuffare il vento



Catch The Wind 

In the chilly hours and minutes,
Of uncertainty, I want to be,
In the warm hold of your loving mind.

To feel you all around me,
And to take your hand, along the sand,
Ah, but I may as well try and catch the wind.

When sundown pales the sky,
I wanna to hide a while, behind your smile,
And everywhere I'd look, your eyes I'd find.

For me to love you now,
Would be the sweetest thing, 'twould make me sing,
Ah, but I may as well, try and catch the wind.

When rain has hung the leaves with tears,
I want you near, to kill my fears
To help me to leave all my blues behind.

For standin' in your heart,
Is where I want to be, and I long to be,
Ah, but I may as well, try and catch the wind.






domenica 8 maggio 2022

Three Dog Night

I Three Dog Night sono un gruppo rock statunitense.

Si formarono nel 1967 con una line-up composta dai cantanti Danny Hutton, Cory Wells e Chuck Negron. Questa formazione fu presto ampliata da Jimmy Greenspoon (tastiere), Joe Schermie (basso), Michael Allsup (chitarra) e Floyd Sneed (batteria).

Il nome scelto deriva da un'espressione australiana riferita alle rigide temperature notturne.

La band registrò 21 Billboard Top hits (con tre hit numero uno) tra il 1969 e il 1975, contribuendo a far conoscere al pubblico mainstream Randy Newman, Elton John, Bernie Taupin, Harry Nilsson, Laura Nyro, Hoyt Axton, Leo Sayer fra i tanti.

Tra alti e bassi la band si sciolse nel 1977, con quattordici album alle spalle.

Quattro anni dopo ci fu una reunion dei tre membri originali, che nel 1983 pubblicarono il loro ultimo lavoro, “It's a Jungle”.

Dopo l'abbandono di Hutton, i musicisti superstiti hanno continuato ad andare in tournée con il nome Three Dog Night.

Nel 2004 è stato pubblicato “The 35th Anniversary Hits Collection” per festeggiare il trentacinquesimo anniversario di carriera. 

Il gruppo ha continuato a tenere concerti fino a quando Wells si è ritirato a causa delle gravi condizioni di salute che lo hanno portato alla morte in breve tempo.

Ma il viaggio continua…

 

Formazione attuale

Danny Hutton – voce (1967–1976, 1981–presente)

Michael Allsup – chitarra (1967–1974, 1981–1984, 1991-presente)

Paul Kingery – basso, chitarra, cori (1985–1988, 1996–presente)

Pat Bautz – batteria, cori (1993–presente)

David Morgan – cori (2015–presente)

Howard Laravea – tastiere (2017-presente)


Ex componenti

Cory Wells – cori, chitarra ritmica (1967–1976, 1981–2015 deceduto)

Chuck Negron – voce (1967–1976, 1981–1985)

Jimmy Greenspoon – tastiere (1968–1976, 1981–2015)

Floyd Sneed – batteria (1968–1974, 1981–1984)

Joe Schermie – basso (1968–1973)

Jack Ryland – basso (1973–1975)

Skip Konte – tastiere (1973–1976)

Mickey McMeel – batteria (1974–1976)

James "Smitty" Smith – chitarra (1974–1975)

Dennis Belfield – basso (1975–1976)

Al Ciner – chitarra (1975–1976)

Jay Gruska – cori (1976)

Ron Stockert – tastiere (1976)

Mike Seifrit – basso (1981–1982)

Richard Grossman – basso (1982–1984)

Mike Keeley – batteria (1985–1993)

Scott Manzo – basso (1985–1988, 2004)

Steve Ezzo – chitarra (1983-1984, 1985)

Gary Moon – basso, cori (1988–1989)

T.J. Parker – chitarra (1988–1989)

Richard Campbell – basso, cori (1989–1996)

Eddie Reasoner – tastiere (2015–2017)

Mike Cuneo – chitarra (1989–1991)

 

Discografia 

Album in studio

1968 – One

1969 – Suitable for Framing

1970 – It Ain't Easy

1970 – Naturally

1971 – Harmony

1972 – Seven Separate Fools

1973 – Cyan

1974 – Hard Labor

1975 – Coming Down Your Way

1976 – American Pastime

1983 – It's a Jungle

 

Album dal vivo 

1969 – Captured Live at the Forum

1973 – Around the World With Three Dog Night

1988 – Three Dog Night: Live

2006 – Super Hits Live

 

sabato 7 maggio 2022

Beppe Gambetta-“Dichiarazioni d’amore” -Commento al libro e video della presentazione alla Ubik di Savona


Beppe Gambetta-“Dichiarazioni d’amore”

(Il Piviere)


Da alcuni anni conosco personalmente Beppe Gambetta, musicista, chitarrista, maestro del flatpicking, genovese, americano, sampdoriano e… molto altro.

Per essere precisi lo conosco dal maggio del 2019, quando chiacchierai con lui nel corso di una presentazione savonese, preludio ad un incredibile concerto nel salotto buono cittadino, il Teatro Chiabrera.

Sono passati esattamente tre anni e Beppe, come tutti sofferente del periodo di limitata attività mondiale, propone il sunto della sua vita sino ad oggi, attraverso il contenitore “Dichiarazioni d’amore”, probabilmente figlio del lockdown!

Un libro non basta per raccontare le mille sfaccettature di una storia avventurosa e inusuale come la sua, ma la sintesi proposta, a mio giudizio, soddisfa a pieno il lettore - anche quello dall’interesse trasversale - e stimola la curiosità e l’approfondimento.

Non mi soffermo mai sugli aspetti “estetici” di un book ma, conscio dell’importanza dell’immagine, sapendo quanto la forma possa condizionare un acquisto, evidenzio in questo caso una confezione davvero accattivante, con copertina rigida, un grande numero di foto con didascalia, un carattere chiaro, un mix di argomenti scelto accuratamente e, of course, un contenuto tosto, che fornisce un gande insegnamento che provo a delineare.

Fare il musicista in Italia, traendo di che vivere, è roba per pochi eletti: fare l’artista, nonostante i grandi concetti legati alla cultura di cui tutti si riempiono la bocca, resta l’hobby quotidiano. In fondo tutti hanno passioni da coltivare, magari accantonate in giovane età e riprese nel momento della maturità. Pochi però sono tenaci, insistenti, caparbi, tanto da far coincidere la passione con il lavoro, sopportando le sconfitte, i momenti neri, le enormi delusioni che, almeno inizialmente, non trovano bilanciamento con i successi.

Beppe è l’emblema dell’artista che non sceglie mai la strada più agevole, ma quella che può dare soddisfazione alla personale incontenibile voglia di musica abbinata alla natura di viaggiatore errante, di avventuriero, di voglioso di conoscenza, del sapere cosa c’è oltre il comodo modello proposto dall’ortodossia comportamentale.

Alla fine, forse, il talento chitarristico è arrivato dal cielo con uno scopo preciso, che supera tutte le rappresentazioni che il concetto di Musica - con la “M” maiuscola - può riservare: il destino ci regala strade che non si possono cambiare!

Tutto questo emerge dalla lettura, ma c’è molto di più, ovviamente.

Esiste una sorta di cronologia degli eventi che, partendo dagli inizi genovesi conduce all’attuale vita, vissuta tra un paio di case ormai stabili, più o meno abitate in modo equo; la prima si trova in un verde paese di 3000 anime nel New Jersey, la seconda ad Ovada - vicino all’amata Genova e al… casello autostradale! -, location che hanno un loro perché, che emerge dalla lettura.

Dagli inizi ad oggi Gambetta ci racconta il suo percorso, quello che lo ha portato a girare ogni parte del globo, a passare due terzi di un anno cambiando letto ogni notte, a conoscenze inaspettate, a congiunzioni astrali favorevoli, a jam, a concerti e festival, a grandi soddisfazioni professionali che riducono a poca cosa - almeno apparentemente - gli insuccessi.

Da tener conto che per uno straniero essere “accettato” come musicista negli Stati Uniti è roba davvero complicata.

Il matrimonio che non ti aspetti

E poi le tante amicizie e i miti, i punti di riferimento, come Fabrizio De Andrè, a cui ha recentemente dedicato un brano ascoltabile a seguire nell’articolo, o Pete Seger, come Beppe racconta, l’incontro professionale più gratificante della vita.

Manca ancora qualcosa nel mio commento minimale… il ruolo dell’aspetto culinario nella vita di Gambetta, così integrante da diventare parte di molti eventi musicali.

Nel libro vengono suggerite e fornite alcune ricette, non necessariamente legate alla cucina ligure, anzi, si spazia ad ampio raggio tra strudel, crauti, chili, cornbread, polenta, bruschetta, bagna cauda, spaghetti aglio, olio e peperoncino, linguine con zucchine e code aragoste, risotto asparagi, focaccia patate, paella, ragù vegetariano. Il completamento arriva con un certo numero consigli a proposito di vini e di… brani musicali!

 

Un inno alla bellezza della vita in tutte le sue rappresentazioni, una manifestazione che è racchiusa nella semplicità di ciò che è a portata di mano e di cui spesso sottovalutiamo l’importanza.

Mi fermo qui, per non svelare troppo, ma a seguire propongo stralci video della presentazione savonese del 6 maggio, con la sezione musicale completa.

Una parola in più per uno degli eventi più importanti ideati da Beppe Gambetta e dalla moglie Federica, quell’Acoustic Night che ritorna anno dopo anno e che nell’occasione arriva all’edizione numero 22, che vede, oltre a Gambetta, Richard Shindell, Harry Manx, Casey Driessen, e che avrà luogo nei giorni 19-20-21-22 maggio, ore 20:30, al Teatro Ivo Chiesa di Genova.

Nel corso della presentazione alla Ubik di Savona del 6 maggio si è arrivati ad una buona profondità di indagine e a seguire è possibile fruire dell'inizio della chiacchierata attraverso il video realizzato da Paola Giordana...

E poi la succulenta sezione musicale...

E il viaggio e il sogno continuano!



venerdì 6 maggio 2022

The Mamas & the Papas


The Mamas & the Papas...

... furono protagonisti e testimoni di quell’epoca culminata con la “Summer of Love”.
Ma che accadeva in quei giorni dalle nostre parti?
In Italia, la fine degli anni Sessanta è caratterizzata dalle cover dei successi inglesi ed americani, e i meno “introdotti” nella materia musicale arrivano ai M&P per induzione, attraverso la canzone “Sognando la California” cantata dai DIK DIK.
L’originale aveva come titolo “California Dreamin”, proposta nel filmato a seguire.

Il gruppo nacque nel settembre del '65 dall'unione tra John Phillips e la moglie, Michelle Gilliam, Cass Elliot, che come John aveva lavorato a New York nel giro del Village, e Denny Doherty. Riuscirono a spuntare un contratto con una nuova etichetta, la Dunhill e cominciarono a fare concerti.

È del 1966 il loro primo disco "If You Can Believe Your Eyes and Ears", contenente la canzone "California Dreamin", che ebbe un grande successo per tutti gli States. Ma fu con "Monday Monday" che diventarono n°1 negli USA.
Da lì arrivò una serie di successi, uno dopo l’altro, come "Ceeque Alley", "Dedicated to the one I love", "Dancing in the street "e "I saw her again".
I pezzi, scritti dai Phillips, erano di prim’ordine, gli arrangiamenti vocali estremamente curati e i musicisti che li accompagnavano tra i più quotati session men del circuito Hollywoodiano: di conseguenza ebbero un importante seguito tra i giovani guadagnandosi numerosi fan.
Nel 1967, nel pieno periodo di popolarità, comincia il declino del gruppo, in parte dovuto alle liti coniugali tra John e Michelle, e lo scioglimento arriva nel 1968. La casa discografica fa ristampare tutti i loro dischi e nel '71 c’è un tentativo di riunione che produce l’album "People like us" che non è comunque all’altezza dei precedenti lavori.


John cerca fortuna come produttore cinematografico, Michelle come attrice e Mama Cass inizia una carriera da solista; quest'ultima morirà di infarto a soli 32, anni a Londra, nel 1974.
I Mamas & Papas, con i loro abiti stravaganti, l’aria da eterni vagabondi e con le loro canzoni di matrice folk, dalle melodie spensierate e nello stesso tempo per niente scontate,  cavalcarono l’ondata hippy in voga in quegli anni e riuscirono ad imporre un sound tutt'ora  indimenticato. Grazie all’utilizzo di "Make Your Own Kind Of Music" in un episodio fondamentale di tutta  la saga  del telefilm di gran successo Lost, la canzone si è  rapidamente diffusa fra gli amanti  di quel  movie e ha portato a un grandissimo incremento delle vendite dei greatest hits di  Mamas  Cass e del gruppo stesso.