Monkeyism – “Queen of Lies” / “WAYWA”
Un concept nato nel silenzio, costruito come un lavoro
collettivo
Ascolto Spotify
Queen of Lies / WAYWA https://open.spotify.com/album/1JaJPS1Tjpaj0NA90ceGnC?si=mx2I4wEFTG-9jc_3qWcElA
Monkeyism non nasce per caso. Nasce in una pausa forzata,
quando Marcello Abucci - musicista e produttore di Cairo Montenotte - si
ritrova a trasformare un periodo di recupero dopo un incidente in un territorio
creativo. I testi arrivano prima della musica, e da lì prende forma un concept
che ruota attorno a una storia d’amore che si spezza e al dolore che resta. Non
c’è dramma esibito ma un lavoro lento, sedimentato, che attraversa anni diversi
tra registrazioni (2020-21) e post‑produzione (dal 2022 a oggi).
Il risultato è un 45 giri virtuale con “Queen of Lies”
e “WAYWA (What Are You Worried About)”, due brani che mostrano bene la
doppia anima del progetto: forma tradizionale e improvvisazione, struttura e
materia libera, crossover anni Novanta e aperture più sperimentali.
Abucci firma chitarre, tastiere, elettronica, voci e
intermezzi strumentali. Ma Monkeyism non è un monologo: è un progetto solista
che respira come un collettivo. Il basso di William Nicastro, presente
in tutti i sette brani registrati, dà continuità e profondità. Le batterie di Antonio
“Tato” Vastola (cinque tracce), Marco Quarantotto e Massimo Di
Cresce costruiscono un terreno dinamico, capace di passare dal groove al
rumore controllato. Su alcune tracce più improvvisate compaiono anche il basso
di Francesco Tripodi e, nel finale di “WAYWA”, il sax baritono e tenore
di Fiello, che apre una finestra inattesa, quasi cinematografica.
“Queen of Lies” vive di un contrasto netto: strofe semi‑rappate,
un ritornello che si apre grazie alla voce di Umberto Provenzani, un
andamento che mescola tensione e melodia senza forzare mai la mano. “WAYWA” è
più ampia, più stratificata: le seconde voci di Marco Francia e Di
Cresce aggiungono un colore caldo, mentre il finale con i sax sposta il brano
verso una dimensione quasi rituale.
Le influenze sono tante, stratificate, e non cercano
un’etichetta. C’è il crossover anni Novanta, c’è il gusto per
l’improvvisazione, c’è un’idea di suono che non teme il rumore e non rinuncia
alla melodia. È un progetto che alterna forma e libertà, senza mai perdere
coerenza.
Monkeyism non ha avuto un’esecuzione live - mettere insieme così tanti musicisti sarebbe complicato - ma conserva comunque la natura di un incontro. È un lavoro nato in solitudine e diventato corale, un luogo dove sensibilità diverse si riconoscono senza sovrapporsi.

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