martedì 9 agosto 2022

Sergio Leone e la strage di Bel Air, 53 anni fa

 


Sliding doors… ovvero il futuro nelle mani della casualità.

Sembra roba da film “leggero”, ma è evidente che non siamo proprio padroni del nostro destino, e sono molti i casi, ad esempio, di persone che, arrivate in ritardo all’appuntamento con il volo prescelto, restano a terra e si salvano la vita!

Qualcosa di simile accadde a Sergio Leone e la mancata presenza nella casa dei coniugi Polanski, a Bel Air, il 9 agosto del 1969, fu essenzialmente legata… alla sua pigrizia.

Roman Polański e Sharon Tate

Sergio Leone si trovava a Hollywood e con lui lo scrittore Luciano Vincenzoni, suo amico e sceneggiatore storico. Era in corso la preparazione del mitico film western “Giù la testa”, che sarebbe uscito due anni dopo, ed era quindi un viaggio di lavoro, utile alla ricerca dei costumi di scena.

Leone era già molto conosciuto per aver portato agli onori del mondo gli spaghetti western e per aver lanciato Clint Eastwood ed era quindi normale bazzicare  le feste che contavano: cocktail, aperitivi, piscine, chiacchiere alla presenza di attori e produttori.

In questa situazione risultò naturale ricevere un invito per il fine settimana da parte di Sharon Tate, che viveva al 10050 di Cielo Drive.

Ciò che accadde quella sera è passato alla storia come la strage di Bel Air.

Ma che successe a Leone e Vincenzoni? Più scaltri di Manson?

I due italiani dapprima decidono di accettare, ma alla fine Vincenzoni comunica a Leone che rinuncerà, a causa di un altro invito ricevuto da un amico, a San Francisco, il boss della Transamerica Corporation, ed è un impegno che non si può rifiutare. 

A questo punto Leone decide che neanche lui parteciperà alla festa della Tate e la scusa ufficiale è lo scarso livello del suo inglese.

Quando il 10 agosto si scopre quanto accaduto, Vincenzoni teme per il suo amico e lo chiama, terrorizzato, ma viene confortato da una voce conosciuta che chiosa: “A Lucià, stò a guardà le news e me sò cacato sotto". E quando gli chiede perché non è andato al party sente rispondersi: "Nun parlo bene inglese, da solo senza te nun m'annava, faceva pure callo, me so messo a dormì".

Il caso, la pigrizia, magari un po’ di disagio, salvarono la vita ad uno dei più grandi registi della storia del cinema e senza quel tentennamento, senza quell’indolenza tipica dei romani, “Giù la testa” e il successivo capolavoro “C'era una volta in America”, non avrebbero mai visto la luce.

Sul set di "Giù la testa"

Luciano Vincenzoni ha recentemente dichiarato: "Se fossi stato lì saremmo andati noi tre più l'autista della limousine, e saremmo arrivati proprio quando iniziò la strage, avremmo potuto fare qualcosa e salvare tutti da quelle tre donne esaltate... è un cruccio che mi porto dietro. Da quel momento Leone si convinse che ero il suo angelo protettore!”




lunedì 8 agosto 2022

Video intervista ai G.O.L.E.M.-16 luglio 2022-Backstage Porto Antico Prog Fest.

 

Video intervista ai G.O.L.E.M.

16 luglio 2022-Backstage Porto Antico Prog Fest.


Il 16 luglio del 2022 è andata in scena a Genova la tradizionale kermesse dedicata alla musica progressiva organizzata da Black Widow Records e Nadir Music, il Porto Antico Prog Fest. 

Il mio commento e il sunto live sono fruibili al seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2022/07/porto-antico-prog-fest-16-luglio-2022.html

 

Nell’occasione ho approfittato del tempo disponibile per chiacchierare nel backstage con alcuni dei protagonisti sul palco, raccogliendo frammenti di notizie, tra attualità e futuro.

Dopo Lino Vairetti, Ettore Vigo, Sophya Baccini e Claudio Barone, propongo oggi la chiacchierata con i G.O.L.E.M. (Gravitational object of light, energy and mysticism), che nel video a seguire raccontano frammenti della storia della band.

Introduco il gruppo con le parole di Valentino Butti, che per MAT2020 ha commentato il loro album d’esordio omonimo:

“Un nuovo progetto si è affacciato ultimamente nel panorama hard-prog italiano, quello dei G.O.L.E.M (cioè Gravitational object of light, energy and mysticism). Una band dal sound rigorosamente vintage, con strumentazione adeguata, due tastieristi e… senza chitarrista”.

 


Line up: 

Paolo Apollo Negri - organ & synthesizers 

Marco Vincini - vocals

Emil Quattrini - electric pianos & Mellotron

Marco Zammati - bass

Francesco Lupi - drums





domenica 7 agosto 2022

O.A.K.-“Lucid Dreaming and the spectre of Nikola Tesla”


 

O.A.K.

Oscillazioni Alchemico Kreative

LUCID DREAMING and the SPECTRE of NIKOLA TESLA

[6 brani | 42.15]

Immaginifica/Aereostella

Distr. Self | digital Pirames International

 

Jerry Cutillo, driver dell'idea O.A.K., in occasione del rilascio del suo nuovo progetto - Lucid Dreaming and the spectre of Nikola Tesla- fornisce alla stampa, e quindi al pubblico, tutti gli elementi oggettivi per far sì che l’ascolto diventi attivo, cosciente, intelligente… se si è curiosi.

Nondimeno, cercherò di fornire un mio commento, brano dopo brano, as usual.

La mia riflessione di sempre è relativa al fatto che Cutillo, che seguo dal 2008, è un artista di grande esperienza ma la cui azione nasce fuori dal tempo “giusto” (forse un lustro di anticipo avrebbe fatto la differenza…), se si pensa alla qualità delle sue proposte in rapporto alla nicchia di anime che ne usufruisce: le sue composizioni articolate, i temi serissimi e la collocazione in ambito prog, in questo strano mondo, si traducono in trame sonore meravigliose e liriche di spessore che rischiano di non avere adeguata condivisione. Capita a tutti ormai. Non importa, Jerry rimarrà nella storia per effetto di proposte da diffusione didattica.

Mai banale, sempre alla ricerca di sonorità e musicisti ad hoc, Cutillo fornisce oggi continuità alla trilogia realizzata nel periodo 2016-2020, che lo ha visto produrre tre album magnifici - (“Viandanze” – “Giordano Bruno” – “Nine witches under a walnut tree”), con l’occhio sempre rivolto in un’unica direzione, quella che mette in risalto figure che, per mantenere coerenza di idee e comportamenti, andando contro l’ortodossia di pensiero e sfidando il potere, hanno poi pagato in prima persona con la perdita della propria vita, a cui si è arrivati in modo violento e brutale, con il sottofondo assordante dell’indifferenza.

Così è stato per Nikola Tesla, la prog opera che Cutillo inquadra così:

Nikola Tesla, considerato il genio che con le sue intuizioni scoprì il XXI secolo (basti pensare ai moderni device con i quali comunichiamo), soffrì per il saccheggio delle sue realizzazioni ed assistette impotente al materializzarsi delle sue innovazioni tecnologiche per fini commerciali o bellici. Un album di canzoni non può cambiare uno scenario diventato col tempo sempre più cupo ma imparando a liberare la nostra energia cinetica per vincere la forza contraria che ci rallenta quando proviamo a correre nei sogni, potremo giungere alla formula con cui ridisegnare il nostro futuro.”

Forse non tutto sarà realizzabile, ma il correre nei sogni indicato dall’autore ha potere terapeutico e va perseguito.

Continua Cutillo:

Il Time generator Oscilla Alchemicamente e Kreativamente e dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, triste evento del quale lo scienziato fu testimone, si arriva all’attuale conflitto tra Russia e Ucraina. Lo sguardo è rivolto ai bambini vittime dell’espressione più brutale e devastante dell’animo umano”.

Il ponte tra passato e presente non è una forzatura o esercizio di retorica, e la teoria dei corsi e ricorsi storici viene rappresentata da O.A.K. come il percorso dell'umanità che passa dal senso alla fantasia e alla ragione e poi, corrompendosi, ricade in basso, nello stato selvaggio, per riprendere di nuovo il processo di ascesa ed iniziare poi il ricorso della civiltà.

Nell'occasione i collaboratori musicali spaziano tra gli usuali e le nuove entrate:  Jonathan Noyce (ex Jethro Tull) al basso, David Jackson (ex Van der Graaf Generator) ai sassofoni con la presenza di sua figlia Dorie che duetta con Jerry sull’opening track Everything is light. Alex Elena alla batteria, pronto a scandire il tempo e i passaggi della vita complicata di Tesla. E poi due vocalist di pregio,  Olja Karpova  e Laura Piazzai.

Ma per ogni brano indicherò la line up conseguente.


Si apre con Everything is Light (6:59) a cui partecipano:


David Jackson: Sassofoni

Jonathan Noyce: Basso

Alex Elena: Batteria

Dorie Jackson: Voce

Jerry Cutillo: Voce, Tastieres, Flauto, Chitarre

 

Tutto è luce…”, ecco condensato il pensiero di Tesla, l’uomo che avrebbe voluto illuminare la terra sfruttando tutta quella energia, potenzialmente rappresentativa di un secondo sole…

Ma i risvolti sono molteplici e il benessere comune - così come il ciclo delle vita - ne risulta influenzato, e allora, come descrivere in modo artistico concetti di tale importanza?

Mi sono ben note le doti canore di Cutillo, ma non conoscevo Dorie Jackson, e il duetto che ne scaturisce è emozionante. Ma ciò che colpisce è l’atmosfera "scura" che regna incontrastata, un misto di drammaticità e delicatezza, e quando al minuto 2:36 cambia il registro si ha le netta sensazione che il viaggio appena intrapreso sarà ricco di soddisfazioni!


Segue Oscillation Alkemy Kreativity (13:29)...


Jonathan Noyce: Basso

Alex Elena: Batteria

Jerry Cutillo: Voce, Flauto, Tastiere, Chitarre


Sintetizzo la spiegazione ufficiale…

La lunga suite, divisa in sette movimenti, si focalizza sulla storia di Nikola Tesla, partendo dalla sua nascita in un villaggio della Serbia in una notte silenziosa con fulmini di rara luminosità, passando per la sua decisione/promessa di dedicarsi al miglioramento della vita sulla Terra, sino all’arrivo in una New York devastata dal terremoto e dal disagio sociale; e poi il lavoro col magnate Edison, la scoperta della corrente alternata e il contrasto con il datore di lavoro promulgatore della corrente continua. Ma le sue scoperte passano per fantasie e tale giudizio amplifica la frustrazione di Tesla che vagabonda per giorni fino ad arrivare, una notte, in Central Park, dove, sotto la pioggia, danza con le ombre elettriche. Un carosello di voci si miscela nella mente di Tesla, incrociandosi con seducenti geometrie sinfoniche che preannunciano la nascita di un nuovo mondo.

Difficile da descrivere? Come abbinare liriche e suoni ad una storia che propone molteplici stati d’animo?

Le skills di Cutillo e dei suoi compagni di viaggio permettono questo e molto di più, e se si ha la capacità di lasciarsi trasportare dalla musica, avendo in testa gli intenti dell’autore, l’alchimia sarà automatica e si entrerà magicamente nel mondo che viene raccontato.

Il mood cambia con discreta frequenza, seguendo un sentiero che condensa una vita intera ed evidenzia dolore, stupore, delusione, soddisfazione… e la storia di Tesla diventa un po' la nostra.

L'ascolto abbinato alla conoscenza del contenuto è fondamentale per godere appieno la proposta, ma credo che anche atteggiamenti più basici possano colpire il fruitore occasionale, perché la capacità della musica supera ogni tipo di razionalità, se a proporla sono artisti sensibili e virtuosi.


Il terzo brano si intitola “Learn to run in your dreams” (6:07):


David Jackson: Sassofoni e Tin Whistle

Jonathan Noyce: Basso

Alex Elena: Batteria

Jerry Cutillo: Voce, Tastiere, Chitarre


Accompagnato dal video, ha rappresentato il biglietto da visita del nuovo album.

Con questa canzone viene tracciato il ponte tra gli orrori della guerra vissuti da Tesla e quelli attuali in Ucraina. E il focus cade sulle conseguenze che toccano le vittime innocenti, i bambini, e gli effetti sulla loro immaginazione. Nessuno può arrestare la follia dell’uomo e la musica non può probabilmente avere ruolo decisivo, oltre la protesta, ma una possibile soluzione viene fornita dall’autore per aiutare a correre nei propri sogni: attivare l’energia cinetica nel nostro subconscio, vincendo così il blocco che limita le funzioni oniriche, liberandoci da tutte le trappole mentali accumulate che ci hanno reso minacciosi, facendo così un decisivo passo in avanti nel tentativo di migliorare le relazioni umane. La chiosa finale di Cutillo è ovviamente condivisibile: la guerra non ha vincitori ma soltanto vittime.

Una delle canzoni più belle mai ascoltate!

Il video influenza lo stato d’animo ma l’arrangiamento e l’armonia entro cui si muovono gli O.A.K è da manuale, con il tocco di Jackson che si riconosce in un nanosecondo ed un finale in crescendo da brividi. Ed è proprio la pelle d’oca quella che mi colpisce ogni volta che ascolto “Learn to run in your dreams”, con quel mix di voce e sax che conduce alla lacrima garantita: di più onestamente, non posso chiedere alla musica!

Ma sono certo che tutto si chiarirà guardando la clip a seguire...


Arriviamo a “The Comet and the Dreamer” (7:09):


Olja Karpova (Dikajee): Voce

Jonathan Noyce: Basso

Jerry Cutillo: Voce, Tastiere, Flauto, Chitarre, Lx drums

 

Lo studio dello spazio fornisce saggezza e conoscenza, e sono tante le domande che rimangono senza risposta e necessitano di applicazione.

L’aggregazione e la perfezione che ci suggerisce l’osservazione dell’etere potrebbe essere un insegnamento, una via da seguire alla ricerca di un mondo più facile da vivere.

Olja Karpova duetta con Jerry Cutillo in questa traccia onirica e carica di suggestione; l’incedere è lento e ciò che fuoriesce dalle casse ha un profumo distopico.

Da ascoltare ad occhi chiusi, da soli o in piena comunione di intenti, lasciando vagare la mente che, da sola, delineerà i contorni di un quadro musicale unico.


White Wings” (4:41) è ad appannaggio di due soli artisti:


Jonathan Noyce: Basso

Jerry Cutillo: Voce, Tastiere, Flauti, Chitarre, Lx drums

 

Le ali bianche a cui si fa riferimento appartengono ad un piccione bianco, quello che un vecchio Tesla, dalla stanza del suo hotel a New York, ritrova ripetutamente, creando una sorta di legame dove la scienza e il genio umano incontrano la bellezza naturale e lo spirito libero e ispiratore.

Un’altra perla che, essendo di durata contenuta, potrebbe trovare rotazione radiofonica (di nicchia): bellezza assoluta, potenziale colona sonora, capace di creare immagini e suoni onomatopeici. Il dialogo tra uomo e uccello diventa concreto nel corso dell’ascolto.

Jerry Cutillo appare maestro anche quando disegna melodia pura.


A chiusura troviamo “The Silver Cord” (3:51)


Laura Piazzai: Voce

Jonathan Noyce: Basso

Alex Elena: Batteria

Jerry Cutillo: Tastiere, Chitarre

 

La vita di Tesla è al capolinea e la sua mente elabora un paio di pensieri abbastanza comuni - ma in contrasto tra loro - quando si arriva al tirare le somme: il rimpianto di non poter avere una seconda chance per rimediare agli errori commessi e la certezza che la vita andava vissuta in quel modo… solo in quel modo.

Ma l’uomo è solo una parte del creato, e anche in sua assenza l’armonia dell’Universo seguirà il suo corso.

Laura Piazzai ci prende per mano e ci porta alla fine. La fine di tutto, perché la sua vocalizzazione, gli arrangiamenti, l’accompagnamento, rappresentano un atto conclusivo che viene captato in modo naturale anche da un ascoltatore occasionale.

Un quadro sonoro carico di spleen, e in un attimo riviviamo la vita di Nikola Tesla e di chiunque porti sul volto i segni della sofferenza.

L’opera rock di O.A.K. finisce qui e rimane un senso di vuoto, per il dramma che si è appena vissuto e per la conclusione di un momento coinvolgente che, fortunatamente, si può rinnovare.

Vorrei rilasciare una serie di elogi e aggettivi positivi per Jerry Cutillo, per la sua storia, per il suo modo di essere artista aperto ad ogni contaminazione, per il suo impegno sociale e culturale, ma… oggi il mio scopo era quello di mettere su carta emozioni e fatti oggettivi di un nuovo progetto e, al di là della stima per l’artista vorrei sottolineare come “Lucid Dreaming and the spectre of Nikola Tesla” sia tra i migliori album che abbia mai ascoltato.

E chissà che la magia del disco non possa riproporsi su qualche palco, prossimamente!


BIOGRAFIA JERRY CUTILLO E O.A.K. 

https://athosenrile.blogspot.com/2022/08/biografia-di-jerry-cutillo-oak.html

  

OAK:

http://www.oaksound.com

Aereostella:

http://www.aereostella.it

Self distribuzione:

https://www.self.it/ita/details.php?nb=8034094090946&tc=c

 

 

Biografia di Jerry Cutillo /O.A.K.


JERRY CUTILLO & OAK BIO 


Quello che in quasi tre decenni il cantante, polistrumentista e compositore Jerry Cutillo ha compiuto con il suo progetto O.A.K. è un autentico Time Generator. Sempre in equilibrio tra nuove soluzioni sonore e risonanze vintage, Mr. O.A.K. ha dato vita a un nucleo artistico intorno al quale orbitano musicisti provenienti da tutto il mondo confermando il concetto base di arte intesa come linguaggio universale.

Jerry Cutillo compie il suo esordio a metà anni ’70 con l’Albergo Intergalattico Spaziale di Mino De Martino (Giganti - Telaio Magnetico), scala le classifiche europee negli anni ’80 con il brano We Just/Our revolution (sigla di Discoring) e realizza negli anni ’90 spettacoli tributo ai Jethro Tull insieme ad alcuni dei componenti della formazione britannica.

All’alba del nuovo millennio Jerry Cutillo scopre il canto armonico e i suoni della lontana Siberia. Partecipa a Rassegne e Festival musicali internazionali (come il “Wood and Wire Festival” di Shangai e il Festival di Cropredy in Inghilterra) e condivide il palcoscenico con le regine del throat singing tuvano Sainkho Namtchylak e Choduraa Tumat. Poi il cerchio si chiude e Jerry Cutillo ritorna alle sue radici.

Nel 2016 realizza Viandanze, il primo capitolo di una Trilogia Prog che prosegue con l’uscita, nel 2018, di Giordano Bruno, concept album doppio che ci svela un underworld di incanti secolari legati al filosofo Giordano Bruno. Accompagnato da alcuni tra i maggiori rappresentanti del rock progressive come David Jackson (VDGG), Richard Sinclair (Caravan, Camel), Sonja Kristina (Curved air), Maartin Allcock (Jethro Tull) e Jenny Sorrenti (Saint Just), Jerry Cutillo si rivela uno tra gli artisti più creativi e prolifici a cavallo tra il vecchio e nuovo millennio.

In seguito al successo di Giordano Bruno, votato dalla rivista francese Koid9 come miglior album prog del 2018, Jerry Cutillo apre lo scrigno che conserva le tradizioni della sua terra di origine, il Sannio, e dà voce a nove personaggi provenienti da parti diverse d’Europa ma diretti verso un unico punto: Il magico noce di Benevento.

Sotto i suoi rami nove streghe stringono un legame di profonda empatia mentre la terra risplende della luce della supernova Tycho. Rituali magici, tragedie umane, profili stregoneschi, grida di tortura e nebbie esoteriche avvolgono Nine Witches Under A Walnut Tree e rievocano il clima di caccia alle streghe e di misoginia dilagante che contraddistinse gli anni più bui del Medio Evo. Uscito nel settembre del 2020, l’album ottiene riconoscimenti da ogni parte del mondo e questo non fa che accrescere ulteriormente la febbre creativa del compositore.

Una ennesima, intrigante opera musicale, questa volta dedicata alle sperimentazioni di Nikola Tesla, il genio che ha scoperto il XXI secolo, è quindi venuta alla luce. Riconfermata parte della line up presente nelle precedenti uscite discografiche, con David Jackson (VDGG) ai sassofoni, Jonathan Noyce (Jethro Tull) al basso e Alex Elena alla batteria, Lucid Dreaming And The Spectre Of Nikola Tesla è un nuovo suggestivo ed intrigante concept. Come di consueto è sempre Cutillo ad essere al timone di testi, musiche, arrangiamenti ed esecuzioni tastieristiche, flautistiche e chitarristiche. Mentre, a livello canoro, questa volta duetta con vocalist di fama internazionale quali Dorie Jackson, Olja Karpova e Laura Piazzai.

Avvenuta quasi inconsciamente, la scelta di approfondire il mito di Nikola Tesla ha impegnato a lungo il compositore come a voler chiudere un cerchio magico tracciato da personaggi che in passato sono stati condannati a morire tra le fiamme o sul rogo dell’indifferenza con la sola colpa di essere troppo avanti del loro tempo. Ma queste monadi solitarie, questi internauti innamorati dei misteri della natura e degli infiniti universi paralleli, sono linfa vitale per artisti come Jerry Cutillo. Al richiamo di un progetto così ambizioso non poteva che rispondere la casa editrice Aereostella, da sempre sensibile ai progetti artistici più originali e fuori dalle banali logiche di mercato.

 

www.oaksound.com

 

Discografia consigliata:

“Heresis strigiatum” 1995

“Parallel dances” 2000

“Filosofi senza libri” 2005

“The amazing world of Prog” 2013 (Prog exhibition compilation)

“Shaman feet” 2011 (con Maartin Allcock e Glenn Cornick)

“Viandanze” 2016 (con David Jackson e Jonathan Noyce)

“Giordano Bruno” 2018 (con David Jackson, Richard Sinclair, Sonja Kristina, Maart Allcock)

“Nine witches under a walnut tree” 2020 (con David Jackson, Jonathan Noyce).

“Lucid dreaming and the spectre of Nikola Tesla” 2022 (con David Jackson, Jonathan Noyce).

 

https://www.aereostella.com

 - Phone +39 02 36505840 - E-mail info@aereostella.it

 




giovedì 4 agosto 2022

ELP al Palasport di Genova il 15 giugno del 1972

 


ELP al Palasport di Genova il 15 giugno del 1972

 

Trilogy”, il terzo album in studio di Emerson, Lake & Palmer, compie cinquant’anni.

Avevo sedici anni all’epoca ed ebbi l’opportunità di partecipare al concerto genovese del 15 giugno del 1972, quando il disco, almeno mi pare, non era ancora uscito, e questa mia memoria è confortata dal fatto che nel live proposero solo un paio di anticipazioni, come generalmente si fa - o si faceva - con una musica che era in divenire: i brani erano "Hoedown" e "The Endless Enigma".

Impossibile ricordare i dettagli, troppo lontani nel tempo, ma restano alcuni frammenti che mi permettono di allargare il discorso all’atmosfera irripetibile dell’epoca, impossibile da far comprendere ad un ragazzo nato negli anni duemila.

Non ero solo quel giorno, ci si muoveva in branco, e il mio battesimo con il concerto era avvenuto quindici giorni prima, sempre a Genova, con i Van der Graaf Generator.

Ho chiesto un aiuto mnemonico ad Agostino Rebaudengo (Ago), uno dei miei compagni di avventure di quei giorni, e abbiamo rispolverato il solito rito - nel tempo consolidato - che, partendo dalla rapida pianificazione del viaggio Savona-Genova, ci portava nelle varie - poche - sedi in cui sarebbe andato in scena l’evento, che in quei giorni erano essenzialmente il Teatro Alcione e il Palasport.

Ago mi ha ricordato come per noi ragazzi dell’epoca, prima dei 18 anni, ci fosse un solo modo per raggiungere Genova: il treno. Così ci imbarcammo con largo anticipo su un regionale partendo dalla stazione di Savona Letimbro, poi demolita dopo un lustro. Il “largo anticipo” era d’obbligo perché dalla stazione genovese di Brignole si doveva raggiungere a piedi il Palazzo dello Sport alla Fiera di Genova (una ventina di minuti), acquistare il biglietto (che ai tempi veniva venduto rigorosamente sul posto) e correre all’interno della struttura, nella speranza di trovare una buona posizione da cui vedere il concerto. Non c’erano sedie, solo duro cemento. Però si vedeva bene il palco. La musica? L’acustica del palasport genovese è sempre stata pessima. La presenza di molte persone attenuò un po’ il riverbero e l’esibizione filò via senza problemi.

Mi sono rimaste impresse un paio di cose: l’iniziale “Hoedown”, che ancora non conoscevo ma che mi colpì all’impatto, e l’immagine di Emerson in piedi sull’Hammond, con il pubblico in delirio.


Nulla mi è rimasto del gruppo “spalla”, se non il nome, The J. Geils Band.

L’entusiasmo giovanile e il mood dei primi anni ’70 fecero il resto ed è facile immaginare il ritorno a casa notturno - anche quello un rito -, denso di commenti e considerazioni interminabili, pregustando il racconto che avremmo fatto ai compagni di scuola il giorno dopo.

Questa la scaletta del concerto trovata in rete:

Hoedown, Tarkus, The Endless Enigma, Take A Pebble, Lucky Man, Piano Improvisations / Take A Pebble, Pictures At An Exhibition, Rondo / America.

Sempre la rete ci fornisce un paio di audio del live, belle testimonianze ma, a mio giudizio, inascoltabili.

Da tener conto il basso livello di tecnologia dell’epoca e l’assoluta incoscienza rispetto all’importanza di ciò che si stava vivendo: difficilmente capitava di vedere “attrezzi” atti alla registrazione, sonora e fotografica.

Di quella data spuntò a posteriori una cassetta, andata probabilmente persa, dove fu immortalata la mia voce mentre urlavo, tra stupore ed eccitazione “Il ribbon!!!”, quando Keith iniziò ad utilizzarlo.

Esattamente un anno dopo ebbi l’occasione di ascoltare in modo completo “Trilogy”, perché gli ELP erano di scena al Vigorelli di Milano e in quel frangente lo avrebbero probabilmente proposto in toto.

Savona-Milano in treno, diciassette anni e genitori da convincere con la prospettiva di dover perdere un giorno di scuola.

È questo uno dei momenti bui della mia frequentazione concertistica dell’epoca, perché i problemi alla voce di Lake bloccarono il concerto di venerdì 4 maggio e ciò ci costrinse ad una permanenza notturna non pianificata, in attesa del recupero del giorno successivo, che però non ci fu.

Sorvolo su quanto mi accadde al ritorno in ambito famigliare, ma in tempi recenti ebbi l’opportunità di chiedere direttamente a Greg come fossero andate le cose:

Credo che il concerto a cui ti riferisci sia dei primi anni '70, quando fummo costretti a cancellare l'evento di Milano a causa di una mia improvvisa laringite. Parlo di una situazione in cui si perde completamente la voce e occorre stare a letto in condizioni terribili, per quattro o cinque giorni. Non c’è davvero nulla che possa evitare che ciò accada e gli unici rimedi sono le medicine e il riposo che, come ho detto, è di circa quattro o cinque giorni. È interessante notare che questo che hai menzionato è uno dei pochi concerti (tre) che sono stato costretto a cancellare durante quasi cinquanta anni di performance live, quindi, sebbene possa capire la delusione della gente, penso che debba considerarmi fortunato per aver perso un così esiguo numero di “spettacoli” in così tanti anni di attività!”.

Trovai meno chiarezza - e maggior ironia - con Keith, al quale chiesi che ricordi avesse di quei primi concerti italiani e lui rispose:

“Credo che la mia ancor buona memoria potrà aiutarmi nel rispondere alle tue domande. Naturalmente è sempre una grande soddisfazione uscire dal proprio paese per proporre la musica in una nazione in grado di comprendere un cibo complicato come gli spaghetti. Ho sempre pensato che gli spaghetti crescessero sugli alberi, e che potessero essere usati per fare dei maglioni!”.

Non vorrei correre il rischio di uscire dal topic ma è certo che l’argomento “ELP” mi porterebbe a divagare e a raccontare tanti aneddoti che mi riguardano e di cui sono orgoglioso. Scelgo due diramazioni. La prima porta ad un brano specifico dell’album, la title track, che considero tra i brani più belli mai scritti in campo musicale, senza la necessità di incasellamento in un genere particolare.

Brano molto lungo - quasi nove minuti - come è tipico del prog, con una seconda parte a tratti strumentale che sfocia nel rock jazz e che potrebbe provocare una crisi di rigetto ai neofiti, ma sarebbe buona cosa appropriarsi almeno dei primi tre minuti, cercando di cogliere l’attimo in cui parte l’attacco vocale, momento magico caratterizzato dal senso di tristezza, per la cupezza di atmosfera e l’utilizzo particolare della voce (quella di Lake è una delle più belle che io conosca).

La seconda considerazione riguarda la musica di qualità a cui ELP e molti altri gruppi coevi ci hanno abituato e occorre rilevare come oggi, purtroppo, il valore intrinseco e oggettivo della proposta non riesca a incidere minimamente sulla sua diffusione.

Mi è capitato recentemente di ascoltare il giovanissimo nipote di Keith, sicuramente talentuoso e promettente, e ho realizzato che non ci sarà mai più un Emerson incantatore di folle, capace di esaltare, eccitare e sorprendere il pubblico. Il talento, anche quando è rilevante, non basta, ed è cosa certa che non esiste e non esisterà più un contesto favorevole e ben disposto, se si esclude la nobile e a volte spocchiosa nicchia costituita dai seguaci del Prog, un genere che ha assunto una dimensione immortale al pari della Classica, ma lontano da ogni tipo di diffusione di massa e quindi sconosciuto alla maggioranza dei giovani.

Vivere di nostalgia non è certo consigliabile, ma sarebbe bello poter far comprendere alle nuove generazioni - intrise di musica come le precedenti - che cosa potessero provare quei giovani capelloni, vestiti in modo così bizzarro, il 15 giugno del 1972, mentre euforici si avvicinavano al Palasport di Genova!

Io sono a disposizione per qualsiasi delucidazione!



mercoledì 3 agosto 2022

Video intervista a Claudio Barone (G.A.S.)-16 luglio 2022-Backstage Porto Antico Prog Fest

 

Il 16 luglio del 2022 è andata in scena a Genova la tradizionale kermesse dedicata alla musica progressiva organizzata da Black Widow Records e Nadir Music, il Porto Antico Prog Fest.

Il mio commento e il sunto live sono fruibili al seguente link:

https://athosenrile.blogspot.com/2022/07/porto-antico-prog-fest-16-luglio-2022.html

Nell’occasione ho approfittato del tempo disponibile per chiacchierare nel backstage con alcuni dei protagonisti sul palco, raccogliendo frammenti di notizie, tra attualità e futuro.

Dopo LinoVairetti, Ettore Vigo e Sophya Baccini, propongo oggi la chiacchierata con Claudio Barone, il leader dei G.A.S. (GRUPPO AUTONOMO SUONATORI), che nel video a seguire racconta frammenti della storia della band.

L’audio è inficiato dal suono che arriva dal palco, ma alzando il volume si può captare l’interessante testimonianza del musicista spezzino.


Un sunto della loro storia…

Il gruppo nasce nel 1997 da un’idea di Claudio Barone, musicista di lungo corso che, insieme ad altri giovani e meno giovani, vuole portare avanti la tradizione del Prog anni ’70 unitamente a slanci compositivi assolutamente attuali e personali. Dal 2000 la formazione è stabile e ha suonato in tanti concerti sparsi per la penisola, spesso dividendo il palco con leggende della musica nostrana quali Lino Vairetti, Tony Pagliuca, Martine Grice, Ettore Vigo, Nunzio “Cucciolo” Favia. Nel 2021, quindi, hanno rilasciato il loro primo lavoro senz’altro progressive, ma dai forti richiami folk, psych jazz e condito da ballate romantiche di ottima fattura.



martedì 2 agosto 2022

Video intervista a Sophya Baccini-16 luglio 2022-Backstage Porto Antico Prog Fest

 


Il 16 luglio del 2022 è andata in scena a Genova la tradizionale kermesse dedicata alla musica progressiva, organizzata da Black Widow Records e Nadir Music, il Porto Antico Prog Fest.

Il mio commento e il sunto live sono fruibili al seguente link:


https://athosenrile.blogspot.com/2022/07/porto-antico-prog-fest-16-luglio-2022.html

 


Nell’occasione ho approfittato del tempo disponibile per chiacchierare nel backstage con alcuni dei protagonisti sul palco, raccogliendo frammenti di notizie, tra attualità e futuro.

Dopo Lino Vairetti ed EttoreVigo tocca oggi a Sophya Baccini, nell’occasione ospite di Delirium e Osanna.

Sophya, partendo dall'evento della serata, delinea il futuro prossimo, che prevede moltissime novità, dopo un periodo buio per tutti gli amanti della musica live.

Ascoltiamola...







lunedì 1 agosto 2022

Privative Alpha (Daniele Ferro): in uscita l'album "21 Grams"


La proposta musicale di Daniele Ferro risiede da sempre all’interno di confini molto ampi, una zona di lavoro che, in questi anni, lo ha visto muoversi glissando agevolmente tra generi differenti, avendo sempre come base il mondo del rock e le mani che impugnano una chitarra elettrica.

L’ultimo progetto appare davvero ambizioso e prende il nome di Privative Alpha, denominazione con cui presenta l’album “21 Grams”, in uscita il 16 settembre.

La lunga ed esaustiva intervista realizzata con Daniele (autore di testi e musiche) che riporto a seguire, appare illuminante e aiuta a comprendere i dettagli di un lavoro raffinato e di un certo impegno, ma provo ad anticipare il succo e a commentare i brani.

Il termine/concetto “21 grammi” è diventato ormai di immediata comprensione e riporta a ciò che si pensa sia il peso dell’anima, una misura effettiva e non simbolica, che in questo concept album riporta a sette episodi differenti, sette storie che, nel momento del trapasso, si snodano in maniera differente, rispecchiando probabilmente il precedente stile di vita.

Conosco da molto anni l’autore, soprattutto attraverso la sua musica - che spesso si dimostra rivelatrice anche quando chi crea si crogiola nella sua cripticità di linguaggio, magari apice del suo sforzo intellettuale - e ho sempre apprezzato la sua voglia di ricerca di panorami da esplorare, avvertendo in lui un certo fastidio rivolto all’immobilità e alla poca voglia di osare.

“21 Grams” mi sembra il compendio di un percorso che, a dispetto della giovane età di Ferro, appare ricco di elementi “da racconto”, con una lettura del mondo circostante che si realizza attraverso figure umane tratte dal quotidiano, basiche ma complesse, fornendo in ogni episodio  l’emozione del protagonista, fornendogli una colonna sonora che si interseca con le parole dei testi a descrivere come l’amore, l’odio la paura e la gioia non siano altro che parti di un tutto che ci rende ciò che siamo e che ci tende a ciò che vorremmo essere”.

Variegata la lista degli amici/collaboratori che si dipana nei vari brani, con un diverso vocalist per ogni traccia, come sarà evidente dalla descrizione di ogni brano. Tutte le liriche sono in lingua inglese.


Si parte dall’intro strumentale “My 21 grams”, un suggestivo e struggente ultimo atto di forte impatto, un perfetto disegno sonoro che idealizza il dolore, l’attaccamento alle radici terrene e il passaggio oltre il conosciuto.


Il primo pezzo cantato si intitola “Soldier (Too far from home):

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Andrea Garbarini-voce

Un soldato per lavoro e per vocazione, troppo lontano da casa e destinato a morire da solo…


 

Brano tecnicamente complesso, dove il virtuosismo strumentale appare a completa disposizione del racconto, con un tessuto “prog” intinto nel rock più metallico, una fusione tra le trame tastieristiche di Abba e l’elettrica di Ferro, con Andrea Garbarini che fa seguire la sua scia vocale indelebile e caratterizzante.


A seguire “Outcast (blame the fool)”:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

Simone Campete-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Luca Cristiani-voce 

Ciò che mi ha ucciso profondamente è stata l’indifferenza. Forse merito il mio destino, ma sono sicuro che nessuno merita la tristezza di una vita solitaria…

 

Cinque minuti e mezzo di bellezza pura, dal tratto genesesiano - grazie anche al colore vocale di Luca Cristiani -, con un finale che evidenzia intrecci tra la solista e le tastiere di Simone Campete. Notevole il lavoro della sezione ritmica, che in un disco come “21 Grams” non può limitarsi ad un contributo “controllato”.

Notevole creazione e grande interpretazione!


Wife (Reunification)” vede la seguente line up:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Francesca Marotta-voce


L’eternità durerà solo un paio di giorni… il mio cuore è sempre lo stesso del nostro primo incontro e ogni respiro che mi manca sento che siamo un passo più vicini… ci apparteniamo per sempre…


 

Chi non ha mai pensato a cosa accadrà dopo… ci sarà una riunificazione degli affetti? E se il possibile incontro fosse quello tra un uomo ed una donna che hanno condiviso gran parte del loro percorso terreno?

Da brividi. Da lacrima che cola… insomma, “usiamola” in modalità solitaria se abbiamo bisogno di nascondere i nostri sentimenti!

Ascoltandola ho pensato alla perfetta colonna sonora di un film a tema, una ballad certamente riuscita.

Un plauso a Francesca Marotta che mantiene alta la tensione e la drammaticità dell’atmosfera.

In un mondo normale una hit da continui passaggi radiofonici!


Arriviamo a “SON (SIlence between us)”:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

Simone Campete-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Davide Crisafulli-voce


Il classico tema dell’incomunicabilità, che quando riguarda padre e figlio si trascina per sempre, con rammarichi e rimpianti che diventano buchi insanabili… 

Ma più degli anni che la vita mi ha tolto, più della rabbia che ha bruciato la mia vita, il fuoco che ancora mi brucia dentro riguarda le parole che non ci siamo detti. E ora il silenzio tra noi non è più una scelta…

 


Difficile non riconoscersi in un’immagine simile, e tale tema aveva bisogno di un suono dirompente, una rottura degli schemi precedenti, con l’urlo “disperato” di Davide Crisafulli che imperversa in lungo e in largo all’interno di un brano molto duro, metallico, con un sottofondo drammatico e un ritmo incalzante che toglie il fiato e preannuncia la novità ad ogni svoltar d’angolo… sonoro.


In “MOTHER (A new flower) la protagonista dà la propria vita per garantire la stessa al suo figlio nascituro… 

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Cristina Di Bartolo-voce 

Il mio presente è la tua vita, non avere paura, e ogni volta che avrai bisogno di me guarda il cielo… per ogni fiore che appassisce un nuovo sole sorge.


Ma che poeta Daniele! Momento toccante, d’altronde descrivere il legame tra una madre e il proprio figlio conduce alla assoluta serietà; certo è che la storia che elaborata da Ferro mette in risalto tutta la sua sensibilità e la necessità di riflessione.

Una nuova voce, quella di Cristina Di Bartolo, delinea l’andamento lento e pacato, mentre si dipanano i tappeti armonici di Abba, capaci di sottolineare il mood unico idealizzato dall’autore, che utilizza i suoi “solo” per penetrare a fondo nel cuore dell’ascoltatore.


Una nuova formazione quella che ha il compito di realizzare “Priest (Soulfly)”:

Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

PJ Abba-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

Ivan Gallici-voce 

Ora è il momento di sentire tutto il tuo amore Signore, nelle tue mani ho messo la mia anima, con tutta la mia fiducia ho passato i miei giorni a cercarti in ogni faccia e per favore… perdona i miei errori…

 

È la voce di Ivan Gallici che introduce il pensiero di un uomo di Dio nel momento dell’incontro atteso e immaginato in un modo preciso.

La chitarra elettrica di Ferro segue i movimenti dei differenti stati d’animo e l’emozione sale, così come si evolve la dinamicità del brano.


In chiusura troviamo “Immobilized” (Make her fly)” …


Maurizio De Palo-batteria

Sonia Miceli-basso

Simone Campete-tastiere

Daniele Ferro-chitarre

K-voce 

Non importa se non c'è il paradiso che mi aspetta, 21 grammi per sentirmi rivivere…


A volte lasciarsi alle spalle il dolore terreno risulta un sollievo, ad esempio quando una menomazione improvvisa interrompe il normale ciclo della vita e anche la quotidianità diventa impossibile da affrontare con serenità.

Un pezzo conclusivo dalla forte drammaticità sonora, dove si palesa la capacità della musica di condizionare gli stati d’animo e di raccontare, a volte, anche senza un testo.

Al momento non ci sono a disposizione sample musicali, cosa che accadrà in occasione dell’uscita dell’album che, ricordo, nasce da un’idea di Daniele Ferro che è autore e driver del progetto.

Un disco sorprendente, con un fil rouge che unisce gli episodi trattando un tema che tocca ogni singola anima e che pone quesiti che accompagnano per tutta la vita, mantenendo vivi dubbi e speranze, il tutto vissuto spesso con paura e preoccupazione, a volte fede altre improbabile indifferenza.

Quando le liriche sono di qualità, il brano musicale - che potrebbe essere definito tale anche senza di esse - acquisisce un valore aggiunto e l’energia totale aumenta: è questa una mia vecchia teoria che prende maggiore forma dopo l’ascolto di “21 Grams”, un disco che in tempi diversi si allargherebbe - nella diffusione - a macchia d’olio, e che mi auguro di contribuire a condividere.

Curioso di vedere l’estrapolazione dei differenti musicisti in fase live.

Una bella sorpresa in tempi davvero bui per la nostra musica!


L’intervista…

“21 GRAMS” è il tuo nuovo lavoro e, sebbene siano molti i tuoi collaboratori, mi pare che il progetto sia stato totalmente partorito dalla tua mente: puoi sintetizzarne il contenuto, visto che siamo al cospetto di un album concettuale?

“21 Grams” parte dalla curiosità scientifica per cui nel momento della morte la persona si alleggerisca di 21 grammi, ossia del peso dell’anima. Per chi non lo avesse visto consiglio anche il film con questo titolo, che trovo sia un capolavoro al punto che in una certa misura ha contribuito ad ispirare il concept, anche se solo come spunto di partenza. I 7 personaggi riuniti nell’intro rianalizzano la loro vita a posteriori ed in questo ognuno di loro vive il suo aldilà in maniera differente. C’è chi prova rabbia, come il soldato lontano da casa o il figlio che non ha potuto comunicare con suo padre, chi se ne va sereno e colmo di speranze, come nel brano “Wife”, che parla di ricongiungersi, o il brano “Mother”, in cui la protagonista dà la vita per garantire la stessa al suo figlio nascituro. C’è chi se ne va pieno di domande, come il prete o il folle (“Priest” e “Outcast”) e chi invece prova solo sollievo, come nel brano “Immobilized”. 7 brani autoconclusivi in 7 storie, ognuna con una voce differente. Tanto siamo diversi da essere a essere umano durante il percorso tanto lo siamo alla fine di esso e la morte stessa può assumere un significato diverso alla luce della vita di cui disponiamo. A parità di evento è la lettura che ne diamo soggettivamente a conferire una reale valenza, se dovessi riassumere il concetto di base. Anche perché qui la morte è il pretesto unificante per parlare di vita, di amore filiale, genitoriale, di coppia, verso Dio, verso sé stessi.

Siamo molto lontani dai tuoi ultimi impegni discografici - almeno quelli da me conosciuti - più dediti al pop e, senza incollare etichette precise, possiamo dire di essere oggi al cospetto di un rock contaminato: può calzare come descrizione?

Come sai, e apprezzo come è stata posta la domanda, non amo etichettare la musica altrui come la mia, direi che l’album ha sicuramente alcuni stilemi tipici del progressive, un manierismo che magari richiama quel filone incluso nella categoria dell’art rock, ma di fatto è sicuramente un disco rock e sicuramente è contaminato da molteplici aspetti che mi affascinano della musica, anche perché le immagini del concept erano nitide in fase di stesura pertanto ho potuto pescare da me stesso quasi come fosse una colonna sonora, o almeno quello era l’intento.

Il tema che hai scelto, il messaggio, l’idea che si cela dietro al concept… il tutto sa molto di “impegno”: può essere un primo bilancio di vita, un primo segno di vicinanza alla maturità?

Purtroppo, o per fortuna sono molti anni che faccio bilanci su me stesso. È interessante perché si ritorna al concetto iniziale, lo stesso evento a distanza di tempo muta il suo senso attraverso le conseguenze che genera. Il dolore diventa apprendimento, la gioia diventa ricordo e così via. Trovo che la tematica fosse interessante e stimolante, sicuramente ci sono numerosi bilanci all’interno, sicuramente per i personaggi. Dire in quale misura rientrino i miei stessi bilanci all’interno delle loro storie è complesso. Magari sarà materia del prossimo bilancio.

Hai scelto musicisti precisi per ogni brano: con quale criterio hai individuato i collaboratori?

Grazie per la domanda. Ho avuto la fortuna di collaborare con molti musicisti per questa avventura ed è stata una delle parti più belle del viaggio. Anche perché per molti di loro conoscevo le grandi doti dello strumentista ma trovarsi a collaborare su materiale originale mi ha permesso di entrare in contatto con il musicista. Così ogni cantante ha messo del suo nelle mie linee melodiche, portandole ad un livello superiore e sorprendendomi, la sessione ritmica rimane la stessa in tutto il disco e ringrazio Sonia Miceli e Maurizio De Palo per aver trovato soluzioni davvero belle e aver dato un contributo fondamentale alla resa del disco. Per le tastiere mi sono appoggiato al mio amico Pj Abba (con cui sai già le collaborazioni precedenti) e per tre brani a Simone Campete, che aveva suonato sull’ultimo capitolo dei Dagma Sogna. Due tastieristi differenti, Pier più dedito alla ‘parte’, Simone più immerso nel mondo ‘sonoro’, per cui la scelta è stata facilmente decretata dalle necessità del brano.

Mi parli degli aspetti tecnici e gestionali, tra produzione e distribuzione?

La produzione del disco è stata complessa ed è durata parecchio tempo. A settembre dell’anno scorso ho iniziato con Maurizio un intenso scambio di file che si è concretizzato a febbraio nelle stesure complete. A seguito di queste è salita a bordo Sonia e ho iniziato le registrazioni vere e proprie. Le batterie e le voci son state seguite da Francesco Genduso agli Onda Studio di Imperia. Il resto è stato gestito da me. La fase di coordinamento del lavoro dei cantanti è stata molto bella ma anche la più complessa logisticamente. Finite le voci il materiale è passato al mio amico Giovanni Nebbia, con cui come sai collaboro da anni per la finalizzazione Mix e mastering. La promozione e la parte discografica verrà gestita da Areasonica e Marcello Carrabba, che ringrazio e che ha davvero voluto questo disco. La distribuzione avverrà attraverso tutti i canali canonici, dal disco fisico che si può richiedere a me o alla etichetta stessa ai canali digitali ormai necessari per una distribuzione importante.

Quando uscirà l’album? Come pensi di pubblicizzarlo?

Il disco uscirà a settembre, il giorno 16. Sto lavorando ad un incontro con chi può essere interessato qui nella mia Savona e mi sto coordinando con la etichetta per valutare tutte le iniziative che possano portarci nuovi ascoltatori. Chiaramente usciranno recensioni e le riviste come la vostra sono fondamentali per noi artisti perché raccolgono lettori interessati e competenti.

Ti conosco da molti anni ormai e ho sempre avuto la sensazione, forse errata, che tu fossi alla ricerca costante della tua esatta dimensione, magari spinto da quelle delusioni professionali che caratterizzano tutti i percorsi di vita: con “21 GRAMS” siamo vicini alla fermatura del cerchio?

Bella domanda ma di difficile risposta. Non so se il ‘cerchio’ possa mai avere una quadratura, passano gli anni e mi pare che semplicemente vari la prospettiva, messa a posto una faccia di questo cubo di rubrik che è la vita un’altra cambia colore. Forse è il bello del gioco e le parole stesse ci indicano che non si giunge mai del tutto, io non ho mai visto nessuno geometricamente quadrare un cerchio. Di sicuro ci stabilizza, si procede; si cambia, ci si reinventa, tutto questo grazie agli altri. Perché ho mutato parecchie convinzioni nella mia vita, ma non il fatto che siamo ciò che siamo grazie alle persone che vivono la nostra vita con noi. Grazie ancora per le domande e a presto.