venerdì 16 ottobre 2026

GIUSEPPE SEP SARNO The Keith Emerson Piano Tribute


 


GIUSEPPE SEP SARNO

The Keith Emerson Piano Tribute

Ma.Ra.Cash Records, 2026

 

Affrontare il repertorio di Keith Emerson al solo pianoforte significa misurarsi con una delle personalità più complesse e influenti della storia del progressive rock. Dietro le vertiginose cavalcate degli ELP si nascondeva infatti un musicista profondamente legato alla tradizione classica, capace di fondere virtuosismo, energia rock e scrittura colta in un linguaggio unico. È proprio da questo presupposto che prende forma The Keith Emerson Piano Tribute, il nuovo lavoro di Giuseppe "Sep" Sarno.

Nato durante il lockdown e registrato nel 2026, il progetto sceglie una strada tanto semplice nell'idea quanto impegnativa nella realizzazione. Le opere di Emerson vengono private del supporto di Hammond, Moog e arrangiamenti di gruppo per essere riportate alla loro struttura originaria. Il risultato non è una mera trascrizione accademica, ma un lavoro interpretativo che restituisce la solidità compositiva di queste pagine e mette in luce quanto il pianoforte fosse il vero cuore creativo della scrittura emersoniana.

La scelta dei brani attraversa buona parte dell'universo musicale di Emerson. Da "Take A Pebble" a "Trilogy", da "Tarkus" a "Close To Home", passando per "Fugue", "Inferno" e la celebre rilettura di "Nutrocker", il disco alterna momenti lirici e passaggi più virtuosistici mantenendo sempre un forte senso di coerenza. Accanto ai classici del repertorio ELP trova spazio anche "Creole Dance" di Alberto Ginastera, omaggio a una delle influenze più importanti nella formazione del tastierista britannico e scelta particolarmente significativa all'interno del progetto.

L'aspetto più convincente dell'album risiede proprio nell'equilibrio tra rispetto e personalità. Sep Sarno, forte di una formazione che comprende gli studi con Vittorio Nocenzi e una lunga frequentazione dell'ambiente progressive, evita qualsiasi forma di esibizionismo fine a sé stesso. L'esecuzione mette costantemente la musica al centro del discorso, lasciando emergere l'architettura delle composizioni e il loro valore intrinseco.

Chi conosce soltanto il lato spettacolare di Emerson potrebbe restare sorpreso dalla quantità di sfumature melodiche che affiorano in questa veste essenziale. Le pagine più note acquistano una dimensione quasi cameristica, mentre i passaggi più complessi evidenziano la straordinaria preparazione tecnica richiesta per affrontare un repertorio di questo livello.

Più che un semplice tributo, The Keith Emerson Piano Tribute appare come un atto di riconoscenza verso un musicista che ha lasciato un segno profondo nella storia del rock progressivo. Un lavoro realizzato con competenza, passione e consapevolezza culturale, destinato tanto agli estimatori degli ELP quanto a chi desidera riscoprire queste composizioni da una prospettiva diversa, più intima e raccolta.


Tracklist

1.   Creole Dance (A. Ginastera)

2.   Trilogy (Emerson, Lake)

3.   Close To Home (Emerson)

4.   Fugue (Emerson)

5.   Take A Pebble (Lake)

6.   Inferno (Emerson)

7.   Tarkus (Emerson, Lake)

8.   Nutrocker (Fowley, Čajkovskij)


Crediti

Artista: Giuseppe "Sep" Sarno
Titolo: The Keith Emerson Piano Tribute
Etichetta: Ma.Ra.Cash Records
Produzione: Carmine Capasso
Grafica: Carmine Capasso
Mix & Mastering: Carmine Capasso
Foto di copertina: Rosanna Monaco
Registrato: 2026
Distribuzione: Ma.Ra.Cash Records Limited Edition.

CANALE YOUTUBE

 

Qualcosa in più su Giuseppe Sep Sarno

Giuseppe "Sep" Sarno è un pianista e tastierista della scena progressive italiana formatosi sotto la guida di Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso. Nel corso della sua carriera ha collaborato con musicisti di primo piano del rock e del progressive internazionale, tra cui Ian Paice, Alan Clark, Phil Palmer e Giorgio Fico Piazza. Ha militato per un periodo negli storici The Trip, partecipando alle registrazioni dell'album Now The Time Has Come, e collabora stabilmente con Carmine Capasso e con Giorgio Fico Piazza. Dal 2022 porta sui palchi europei il progetto The Keith Emerson Piano Solo Tribute, che gli è valso nel 2025 il prestigioso riconoscimento Emersonology, assegnato dal fan club ufficiale internazionale di Keith Emerson.








GIUSEPPE SEP SARNO-The Keith Emerson Piano Tribute


 


GIUSEPPE SEP SARNO

The Keith Emerson Piano Tribute

Ma.Ra.Cash Records, 2026

 

Facing Keith Emerson's repertoire on the piano alone means measuring oneself against one of the most complex and influential personalities in the history of progressive rock. Behind the dizzying rides of ELP there was in fact a musician deeply linked to the classical tradition, capable of blending virtuosity, rock energy and cultured writing in a unique language. It is precisely from this assumption that The Keith Emerson Piano Tribute, the new work by Giuseppe "Sep" Sarno, takes shape.

Born during the lockdown and recorded in 2026, the project chooses a path that is as simple in its idea as it is challenging in its implementation. Emerson's works are deprived of the support of Hammond, Moog and group arrangements to be brought back to their original structure. The result is not a mere academic transcription, but an interpretative work that restores the compositional solidity of these pages and highlights how much the piano was the true creative heart of Emerson's writing.

The choice of songs crosses a large part of Emerson's musical universe. From "Take A Pebble" to "Trilogy", from "Tarkus" to "Close To Home", passing through "Fugue", "Inferno" and the famous reinterpretation of "Nutrocker", the album alternates lyrical moments and more virtuosic passages while always maintaining a strong sense of coherence. Alongside the classics of the ELP repertoire there is also "Creole Dance" by Alberto Ginastera, a tribute to one of the most important influences in the British keyboardist's training and a particularly significant choice within the project.

The most convincing aspect of the album lies precisely in the balance between respect and personality. Sep Sarno, with a training that includes studies with Vittorio Nocenzi and a long frequentation of the progressive environment, avoids any form of exhibitionism as an end in itself. The performance constantly puts the music at the center of the discourse, letting the architecture of the compositions and their intrinsic value emerge.

Those who only know the spectacular side of Emerson may be surprised by the amount of melodic nuances that emerge in this essential guise. The best-known pages acquire an almost chamber dimension, while the more complex passages highlight the extraordinary technical preparation required to tackle a repertoire of this level.

More than a simple tribute, The Keith Emerson Piano Tribute appears as an act of gratitude towards a musician who has left a deep mark in the history of progressive rock. A work made with competence, passion and cultural awareness, intended both for ELP admirers and for those who want to rediscover these compositions from a different, more intimate and collected perspective.


Tracklist

1.   Creole Dance (A. Ginastera)

2.   Trilogy (Emerson, Lake)

3.   Close To Home (Emerson)

4.   Fugue (Emerson)

5.   Take A Pebble (Lake)

6.   Inferno (Emerson)

7.   Tarkus (Emerson, Lake)

8.   Nutrocker (Fowley, Čajkovskij)


Credits

Artist: Giuseppe "Sep" Sarno
Title: The Keith Emerson Piano Tribute
Label: Ma.Ra.Cash Records
Production: Carmine Capasso
Graphics: Carmine Capasso
Mix & Mastering: Carmine Capasso
Cover photo: Rosanna Monaco
Registered: 2026
Distribution: Ma.Ra.Cash Records Limited Edition.

YOUTUBE CHANNEL

 

Something more about Giuseppe Sep Sarno 

Giuseppe "Sep" Sarno is a pianist and keyboardist of the Italian progressive scene trained under the guidance of Vittorio Nocenzi of Banco del Mutuo Soccorso. During his career he has collaborated with leading musicians of international rock and progressive, including Ian Paice, Alan Clark, Phil Palmer and Giorgio Fico Piazza. He played for a period in the historic The Trip, participating in the recordings of the album Now The Time Has Come, and collaborates regularly with Carmine Capasso and Giorgio Fico Piazza. Since 2022 he has been bringing the project The Keith Emerson Piano Solo Tribute to European stages, which earned him the prestigious Emersonology award in 2025, awarded by the official international fan club of Keith Emerson.








giovedì 15 ottobre 2026

Gli Yes riportano alla luce le sessioni di "Keys To Ascension" in una nuova edizione su vinile


 

Gli Yes riportano alla luce le sessioni di Keys To Ascension in una nuova edizione su vinile

 

Gli YES pubblicheranno Keys To Ascension: The Studio Recordings, una raccolta che riunisce per la prima volta in formato vinile tutto il materiale registrato in studio per Keys To Ascension (1996) e Keys To Ascension 2 (1997), i due volumi pubblicati separatamente a distanza di un anno l'uno dall'altro.

L'uscita è fissata per il 29 gennaio 2027 e rappresenta un'occasione importante per riscoprire una fase creativa che vide il ritorno della storica formazione composta da Jon Anderson, Steve Howe, Chris Squire, Alan White e Rick Wakeman. Si trattò delle prime registrazioni in studio di questo quintetto dai tempi di Tormato del 1978 e, allo stesso tempo, delle ultime realizzate da quella leggendaria line-up.

Le registrazioni nacquero nel periodo della reunion della formazione classica e vennero originariamente distribuite tra due album che mescolavano esibizioni dal vivo e nuovi brani in studio. Con questa nuova pubblicazione l'attenzione si concentra esclusivamente sul materiale inedito realizzato durante quelle sessioni, mettendo finalmente in risalto un repertorio che molti appassionati considerano l'ultimo grande capitolo creativo degli Yes storici.

Tra le composizioni incluse figurano alcune delle opere più ambiziose del gruppo in epoca moderna, come Be The One, Mind Drive e That, That Is, lunghe suite che recuperano lo spirito delle grandi avventure progressive degli anni Settanta senza rinunciare a una sensibilità contemporanea.

La nuova edizione sarà impreziosita da una veste grafica completamente rinnovata firmata da Roger Dean insieme al designer Michael Inns, mentre le note di copertina porteranno la firma di Jerry Ewing, nome ben noto ai lettori di Prog Magazine.

Tracklist

1.   Foot Prints

2.   Be The One (The One / Humankind / Skates)

3.   Mind Drive

4.   Bring Me To The Power

5.   Sign Language

6.   That, That Is (Togetherness / Crossfire / The Giving Things / That Is / All In All / How Did Heaven Begin / Agree To Agree)

7.   Children Of The Light (Children Of Light / Lifeline) 

Formazione

Jon Anderson – vocals

Steve Howe – guitars, vocals

Chris Squire – bass, vocals

Alan White – drums

Rick Wakeman – keyboards


A quasi trent'anni dalla loro realizzazione, queste incisioni tornano dunque disponibili in una veste destinata a fare la felicità dei collezionisti e degli appassionati di rock progressivo. Per molti fan rappresentano il punto d'incontro ideale tra la grande tradizione degli Yes classici e l'ultima stagione creativa di una formazione entrata definitivamente nella storia della musica.




Documenti del passato: Siouxsie And The Banshees / Nico



Gli show significativi del passato

Nico




Siouxsie And The Banshees






Top Rank, Cardiff, 15 ottobre 1978

“Se avessi una pistola vi sparerei” (Nico, costretta ad abbandonare il palco da una folla che non comprendeva il debito di Soiuxsie nei confronti dell’ex chanteuse dei Velvet Underground).

Da un racconto di Mark Paytress, giornalista britannico.

Non tutti i gruppi nati sulla scia dei Sex Pistols volevano suonare come loro, men che meno Siouxsie And The Banshees.
Presenti allo storico Punk Rock Festival del 1976, nell’autunno di due anni dopo avevano ormai surclassato la concorrenza proponendosi come il gruppo più vitale e iconoclasta in circolazione. Per i punk duri e puri i Banshees simboleggiavano al meglio il rifiuto di qualsiasi compromesso o “svendita” commerciale. La loro intelligenza, il loro suono spigoloso e austero li rendeva i portabandiera della nuova avanguardia post punk. Anche il pubblico pop si era accorto di loro grazie al successo del singolo d’esordio, Honk Kong Garden.

“Non avevano mezze misure”, dice un fan della prima ora come Phil Oakley degli Human League.


“Anche se le Slits li tallonavano da vicino, consideravo i Banshees il miglior gruppo al mondo. Il punk aveva rivitalizzato la cultura giovanile come non accadeva dai tempi d’oro degli hippie (che la mia generazione non aveva conosciuto). In più il punk sembrava avere ascendenze che giustificavano la mia ossessiva passione per i Velvet Underground e in particolar Nico, la cui discontinua carriera solistica aveva prodotti quattro album assolutamente unici. “Quando si venne a sapere che Nico, personaggio dall’aria minacciosa quanto la sua musica, sarebbe stata “ospite d’onore” della prima importante tournèe dei Banshees, trovai la cosa perfettamente sensata. Avevo diciannove anni ed ero certo che, quando il tour sarebbe arrivato a Cardiff (dove all’epoca studiavo), avrei assistito a uno spettacolo indimenticabile. E così, in un certo senso, fu. “Mi era già capitato di sentir fischiare Nico. Era accaduto nel 1974 quando avevo portato una copia di The Marble Index al circolo musicale della mia scuola. Ma l’accoglienza che ricevette a Cardiff fu ben altra cosa. Bastarono pochi secondi di profondi gorgheggi teutonici e cupe cadenze di harmonium perché la folla cominciasse a farle il verso. Dopo tre, quattro canzoni la pioggia di lattine, mozziconi di sigaretta e gomme da masticare (che le si attaccarono ai capelli e dovettero essere tolte con la forbice) resero inevitabile un’uscita di scena anticipata. Nemmeno Siouxsie riuscì a placare la folla. Grande fu la mia disillusione nel rendermi conto che, nonostante la retorica rivoluzionaria del punk, le forze della reazione erano sempre all’erta. Pochi minuti dopo mi ritrovai nei camerini insieme a un piccolo gruppo di fan choccati. Nico quasi non parlò. Un addetto alla sicurezza disse di averla vista iniettarsi eroina prima di andare in scena. Poi, sfoggiando un sorriso da ragazzina e dopo essersi guardata un po’ allo specchio, Nico cominciò a firmare autografi e posò per alcune foto insieme a noi. Un travestito di Swansea giurò che ce le avrebbe fatte avere, ma non seppi mai più nulla di lui/lei.
Naturalmente Siouxsie And The Banshees ottennero un successo strepitoso”.

Mark Paytress, spettatore.








mercoledì 14 ottobre 2026

Valerio Billeri e il mosaico di "Caos (Live)"

 


Ogni nuovo disco di Valerio Billeri che mi trovo ad ascoltare e raccontare aggiunge un tassello a un percorso artistico che continua a sorprendermi. Da tempo seguo il suo cammino discografico e, puntualmente, ogni uscita porta alla luce un dettaglio che forse era già presente nei lavori precedenti ma che solo ora emerge con maggiore evidenza. A volte è una sfumatura della scrittura, altre una particolare immagine narrativa, altre ancora la capacità di intrecciare ricordo e immaginazione fino a trasformare una canzone in un piccolo racconto sospeso tra realtà e visione. Con Caos (Live), realizzato insieme alla Banda de Vicolo der Bottino, questa sensazione si rinnova ancora una volta. Il disco raccoglie molte delle strade percorse negli anni da Billeri e le ricompone in un mosaico coerente e personale, dove passato e presente si incontrano continuamente.

Certe fotografie ingiallite conservano più memoria di un archivio perfettamente ordinato. Caos (Live) sembra nascere proprio da quella materia. Un insieme di ricordi, visioni e racconti raccolti lungo un percorso artistico che oggi trova una forma compiuta senza perdere il sapore dell'imprevisto.

Registrato tra gli Acme Studio di Ladispoli e il Teatro Trastevere di Roma, il disco raccoglie dieci brani che attraversano diverse stagioni della scrittura di Valerio Billeri. Non è semplicemente un album dal vivo, piuttosto un viaggio costruito seguendo una logica emotiva, dove ogni episodio sembra richiamare il successivo attraverso immagini che ritornano, si trasformano e assumono nuovi significati.

Fin dall'apertura con Caos si entra in un territorio dove la percezione si fa incerta e lascia spazio all'immaginazione. Con Electra il racconto si sposta verso una figura simbolica sospesa tra innocenza e scoperta. La giovane protagonista vive in una dimensione di passaggio, inconsapevole di ciò che la attende oltre la soglia, mentre sogno e realtà finiscono per sovrapporsi.

Nel corso dell'album la musica conserva un carattere profondamente umano e immediato. La chitarra elettrica di Damiano Minucci, il basso di Andrea Nebbiai e la batteria di Fabio Romani costruiscono un tessuto sonoro essenziale ma ricco di sfumature, lasciando respirare le composizioni senza sovraccaricarle. La dimensione live restituisce spontaneità e coesione, qualità che diventano parte integrante dell'ascolto.

Particolarmente interessante risulta l'inserimento dei sonetti di Giuseppe Gioachino Belli, "Er tempo cattivo" ed "Er cimiterio de la morte", che ampliano ulteriormente l'orizzonte narrativo dell'opera. Allo stesso modo trova spazio una rilettura di Summer on a Solitary Beach di Franco Battiato e Giusto Pio, presenza tutt'altro che casuale in un album che sembra vivere costantemente tra memoria, evocazione e stratificazione temporale.

L'impressione finale è quella di un lavoro che procede per suggestioni più che per affermazioni dirette. I personaggi, i paesaggi e le presenze che popolano queste canzoni sembrano muoversi in una dimensione parallela nella quale ricordi, sogni e intuizioni convivono naturalmente. È proprio questa continua oscillazione tra ciò che appare e ciò che sfugge a rendere Caos (Live) un ascolto capace di lasciare tracce anche dopo che l'ultima nota si è dissolta. Un album da attraversare lentamente, lasciandosi guidare dalle immagini che emergono lungo il percorso.

Tracklist

1.   Caos

2.   Electra

3.   Er tempo cattivo / Er cimiterio de la morte

4.   Canto del gallo

5.   Verso sud

6.   Luce d'agosto

7.   Summer on a Solitary Beach (Franco Battiato - Giusto Pio)

8.   I parafurmini

9.   Prima di casa

10.   Resta sveglia

Crediti

Valerio Billeri & Banda de Vicolo der Bottino

Valerio Billeri - voce, chitarra acustica, testi e musiche dei brani 1, 2, 4, 5, 6, 9 e 10

Damiano Minucci - chitarra elettrica, missaggio

Andrea Nebbiai - basso

Fabio Romani - batteria

 

Brani 3 e 8 su testi di Giuseppe Gioachino Belli e musiche di Valerio Billeri.

Brano 7,"Summer on a Solitary Beach", scritto da Franco Battiato e Giusto Pio. 

Registrato dal vivo nel marzo 2026 presso gli Acme Studio di Ladispoli e il Teatro Trastevere di Roma. Tecnici del suono e registrazione Sergio Tanzilli, Paolo Rossi, Roberto Serpillo e Francesco Pastore. Pubblicato da Moonlight Records e distribuito da IRD.

 

David Bowie: il 14 ottobre del 1977 usciva "Heroes"

 


Il 14 ottobre del 1977 usciva "Heroes", il 12º album in studio di David Bowie e il secondo della cosiddetta "trilogia berlinese" assieme a “Low” e “Lodger”.

Sono gli anni della Guerra Fredda, quando USA e Unione Sovietica giocavano a mostrarsi i muscoli a vicenda, anni in cui un muro era in grado di dividere, fisicamente e ideologicamente, un mondo intero.

Registrato a Berlino Ovest, l'album risente quindi fortemente dell'atmosfera della città e della sua dicotomia territoriale e ideologica.

Il co-produttore Tony Visconti dichiarò a proposito di quella esperienza: “Una delle mie ultime grandi avventure nel fare album. Lo studio di registrazione era a circa 500 metri dal muro. Le guardie rosse ci osservavano con un binocolo potente attraverso la finestra della nostra sala di controllo”.

Ma perché Berlino?

Nel 1976 David Bowie attraversava una situazione personale non proprio semplice, complici le dipendenze da sostanze stupefacenti e alcol. Interessato alla cultura tedesca, Bowie decise di trasferirsi a Berlino Ovest, per darsi una ripulita e lavorare a nuova musica. Qui affittò un appartamento economico, situato sopra un’officina di riparazioni auto. In due anni pubblicherà tre dischi, che passeranno alla storia come la già citata trilogia berlinese.

"Heroes" rappresenta un perfetto equilibrio tra sperimentazione sonora e melodia pop. Bowie, insieme a Brian Eno e Tony Visconti, riesce a creare un sound unico, caratterizzato da un mood ambient, ritmiche elettroniche e melodie accattivanti, con l’ausilio delle chitarre e dei sintetizzatori di Robert Fripp (che arrivò dagli Stati Uniti per registrare le sue parti in un giorno soltanto), che riescono a realizzare un tappeto sonoro ricco e avvolgente, perfetto per la voce intensa di Bowie.

L'album è permeato da una profonda malinconia, che riflette l'atmosfera della Berlino divisa di quei giorni e il senso di isolamento di Bowie, espresso totalmente nella title track, un inno all'amore e alla speranza in un mondo diviso. La canzone racconta la storia di due giovani amanti che si scambiano un bacio appassionato sotto il Muro di Berlino, un gesto di sfida e di ribellione.

In generale i testi di Bowie sono ricchi di immagini evocative e metafore, che invitano l'ascoltatore a una profonda riflessione.

"Heroes" è considerato uno dei migliori album di Bowie e uno dei più importanti dischi degli anni '70, capace di influenzare generazioni di musicisti, dalla new wave al post-punk, fino al rock alternativo, diventando un simbolo della riunificazione tedesca, rappresentando la speranza e la voglia di superare le divisioni.

"Heroes" va oltre la semplice musica, è un'esperienza che coinvolge tutti i sensi, trasportando in un'epoca e in un luogo unici, facendo vivere l'atmosfera della città quando ancora era separata dal Muro.

Sicuramente un album fondamentale per capire l'evoluzione artistica di David Bowie e la storia della musica rock.

Ma forse la cosa migliore è… riascoltarlo cliccando sui titoli a seguire.

 

BRANI

Lato 1

Testi e musiche di David Bowie, eccetto dove diversamente indicato. 

Beauty and the Beast – 3:32

Joe the Lion – 3:05

Heroes – 6:07 (Bowie, Eno)

Sons of the Silent Age – 3:15

Blackout – 3:50

Lato 2

Testi e musiche di David Bowie, eccetto dove diversamente indicato. 

V-2 Schneider – 3:10

Sense of Doubt – 3:57

Moss Garden – 5:03 (Bowie, Eno)

Neuköln – 4:34 (Bowie, Eno)

The Secret Life of Arabia – 3:46 (Bowie, Eno, C. Alomar)

 

Formazione

David Bowie – voce, pianoforte, tastiere, chitarre, sassofoni, koto, cori

Carlos Alomar – chitarra

Dennis Davis – batteria

George Murray – basso elettrico

Brian Eno – sintetizzatori, tastiere, trattamenti di chitarra

Robert Fripp – chitarra solista

Tony Visconti, Antonia Maass – cori



martedì 13 ottobre 2026

Tagliolo Monferrato: l'11 ottobre si è parlato degli anni '70

 


Un'immersione negli anni '70 tra musica, memoria e cultura visiva


L'evento inserito nella rassegna Autori al Vento - Crocevia Letterario, a Tagliolo Monferrato, si è rivelato un percorso articolato e profondo dentro uno dei decenni più complessi e creativi del Novecento. L'incontro, nato e strutturato attraverso una lunga rete di contatti virtuali partita mesi fa da Luciano Boero e consolidata poi con Nico Priano come punto di riferimento operativo locale, si è svolto nell'ampia sala consiliare del Comune, un ambiente accogliente e perfettamente attrezzato, dominato sullo sfondo dal grande palco allestito per l'esibizione musicale programmata per la seconda parte del pomeriggio. Ad accogliere gli ospiti con grande disponibilità è stato il gruppo di lavoro locale, tra cui i rappresentanti della Biblioteca Nelson Mandela: la presidente del consiglio di biblioteca Margherita Rita Gestro e i tuttofare Marco e Grazia, oltre a Nico Priano che ha curato l'introduzione dopo i saluti iniziali della Sindaca.

 

L'intero pomeriggio è stato suddiviso in due sezioni da quarantacinque minuti ciascuna, concepite per analizzare gli anni '70 attraverso l'intreccio tra contesto sociale, psicologia, musica e arte visiva. Ognuno dei passaggi chiave ha trovato una precisa testimonianza documentale nei filmati registrati durante l'incontro, che ripercorrono passo dopo passo lo svolgimento i momenti salienti del pomeriggio.

Il primo blocco si è aperto con l'intervento di Mauro Selis, psicologo e dirigente del SerD. Grazie alla sua lunga esperienza sul campo, Selis ha tracciato una disamina chiara e documentata sullo stato dell'arte dell'epoca per quanto riguarda il fenomeno delle sostanze stupefacenti, contestualizzandone le implicazioni cliniche, culturali e sociali. A questo contributo ha fatto seguito uno scambio di battute arricchito da un ricordo personale dello scrivente, legato al Festival di Altare del 1974, uno degli eventi simbolo di quella stagione giovanile. 

La parola è passata poi a Luciano Boero, cofondatore e bassista de La Locanda delle Fate, che ha portato il punto di vista di chi la scena musicale di quegli anni l'ha vissuta e creata dal di dentro. La narrazione ha toccato le dinamiche del rock progressivo italiano e la vita della band, con un momento di particolare intensità emotiva legato alla presenza in sala della sorella di Alberto Gaviglio, altro musicista del gruppo, scomparso prematuramente, figura determinante per l'identità sonora della formazione. 

La seconda metà dell'evento è stata riservata a una presentazione sintetica del volume dedicato al mondo dei vinili anni '70 - Vinili anni ’70: 40+1 - Album tra arte e psicografia (Enrile, Castellani, Oliveri e Gatti) - con un focus specifico su un album pietra miliare del 1977: Forse le lucciole non si amano più, de La Locanda delle Fate. Mentre Boero ha ripercorso la genesi del gruppo e le tappe che portarono alla nascita del disco, il dibattito si è spostato sull'impatto e sul significato dell'opera grafica, una presentazione che ha potuto contare sulla presenza dei quattro autori. 

In questo ambito, Renata Gatti ha offerto un'analisi critico-artistica della celebre copertina, mettendone in luce i richiami figurativi e la composizione estetica. Successivamente, Antonella Oliveri ne ha tracciato una lettura psicologica, evidenziando le sollecitazioni cognitive e simboliche racchiuse nell'immagine; un'interpretazione articolata che ha sorpreso lo stesso Boero, a dimostrazione di come un'opera visiva discografica possa custodire livelli di significato inaspettati. 

Fabrizio Castellani, in questa seconda fase, ha guidato i presenti attraverso una dimostrazione pratica del rito dell'ascolto in vinile. Dalla delicata estrazione del disco dalla custodia protettiva, alla pulizia della superficie con il panno antistatico, fino al posizionamento del braccio e della puntina sul solco dell'incisione, accompagnato da un breve momento di ascolto condiviso. Il brano ascoltato, neanche a dirlo, la title track del disco in oggetto, troncata purtroppo a metà per la  lunghezza tipica del prog, che mal si presta ad iniziative di questo genere, che impongono tempi ristretti. 

Un bilancio dell'iniziativa

L'incontro si è concluso confermando la validità di un approccio che unisce la testimonianza diretta all'analisi tecnica e culturale. Una giornata che ha saputo rievocare lo spirito degli anni '70 senza concedere spazio alla mera nostalgia, restituendo valore e profondità a un'epoca che continua a far discutere e a generare interesse. 

E speriamo che sia piaciuta!




 

Compie gli anni Chris Farlowe

 

Tanti auguri a Chris Farlowe, leggenda britannica del rhythm & blues, del blue-eyed soul e del blues rock. Nato come John Henry Deighton a Londra il 13 ottobre 1940, l'artista festeggia oggi i suoi 86 anni.

Farlowe è noto per la sua voce potente e graffiante, che lo ha reso un interprete straordinario nel panorama musicale britannico. Il suo nome è indissolubilmente legato alla hit "Out of Time" del 1966, una cover del brano dei Rolling Stones (scritta da Mick Jagger e Keith Richards) che raggiunse la prima posizione nelle classifiche del Regno Unito, diventando la sua canzone simbolo.

La sua carriera, iniziata a fine anni '50, lo ha visto alla guida dei Chris Farlowe and the Thunderbirds e, successivamente, come voce inconfondibile di band di spessore come gli Atomic Rooster e, in particolare, i Colosseum, gruppo di progressive/jazz rock di cui è ancora un membro fondamentale.

Con un repertorio che spazia dal blues più puro al rock progressivo, Chris Farlowe ha mantenuto intatta la sua passione per la musica, continuando a esibirsi e a registrare. La sua longevità artistica e la sua capacità di spaziare tra i generi lo rendono una delle voci più rispettate e amate della scena musicale inglese.

Buon compleanno a Chris Farlowe, il cui talento continua a risuonare potente dopo decenni di carriera.







Buon Compleanno a Paul Simon: la Leggenda del Folk Rock compie oggi gli anni

 


Il 13 ottobre del 1941, nasceva Paul Simon, cantautore, chitarrista, attore e umorista statunitense. E sono 85!

Simon è una figura iconica, celebre soprattutto per essere stato metà del leggendario duo Simon & Garfunkel, formato con l'amico d'infanzia Art Garfunkel. Insieme hanno creato brani immortali che hanno segnato la storia della musica, come "The Sound of Silence", "Mrs. Robinson" e "Bridge over Troubled Water".

Dopo la separazione del duo nel 1970, Paul Simon ha intrapreso una carriera da solista di grande successo, dimostrando la sua versatilità e continuando a produrre album acclamati come Still CrazyAfter All These Years e l'innovativo Graceland.

Vincitore di numerosi Grammy Awards (ben 16), Simon si è ritirato dai tour nel 2018, ma la sua eredità musicale continua a ispirare generazioni di artisti e appassionati.

Buon compleanno a Paul Simon, il cantore intimista e raffinato del folk americano.






lunedì 12 ottobre 2026

Un pomeriggio oltre il tempo: California Dreamin’ risuona tra le mura d’autore del loft Bianchi e Bosoni



Un pomeriggio oltre il tempo: California Dreamin’ risuona tra le mura d’autore del loft Bianchi e Bosoni


Ci sono giorni in cui il confine tra dimensione domestica e spazio culturale si dissolve, dando vita a un flusso in cui le note e la memoria collettiva dialogano senza filtri. È quanto accaduto sabato 10 ottobre a Savona, dove il loft studio d'architettura Bianchi e Bosoni si è trasformato in un avamposto di storie e suggestioni sonore. Un appuntamento nato dalla passione autentica dei padroni di casa, Alberto e Moira, che, aprendo le porte del proprio luogo di vita e di lavoro a una cinquantina di ospiti selezionati su invito, hanno confermato come la condivisione culturale trovi nella dimensione intima la sua forma più potente ed elettrica.

Appena varcata la soglia, la cifra stilistica dello studio si svela con immediatezza: alzando lo sguardo tra le travi e gli ambienti dal design curato, a catturare l'attenzione è una batteria vissuta, testimone di una comune passione musicale condivisa da padre e figlio. Non una semplice scenografia, ma il manifesto discreto di uno spazio in cui l'arte e la quotidianità convivono organicamente, riflettendo la visione progettuale dei due architetti.

Al centro della scena c'era California Dreamin’, il volume firmato da Ezio Guaitamacchi edito da Hoepli, che ripercorre cinquant'anni di epopea rock attraverso i miti e le contraddizioni della West Coast. La presentazione si è mossa lontana da rigidi schemi accademici o formati di stampo tradizionale. La conduzione si è affidata a un canovaccio fluido, fatto di aneddoti, memorie e rimandi storici che Guaitamacchi ha dominato con la consueta autorevolezza, affiancato da alcuni miei interventi.

A dare corpo e vibrazione ai racconti è intervenuta la musica dal vivo, sostenuta da un set acustico essenziale ma rigoroso - quattro chitarre, un autochord, il mixer e i diffusori integrati nell'ambiente. Su questo tappeto sonoro si è mossa la voce di Brunella Boschetti Venturi, un talento vocale di spessore raro, capace di incantare la platea e di restituire lo spirito originario delle tracce evocate nel libro.

Quello che poteva sembrare un incontro di normale durata si è dilatato in una dimensione temporale insolita per un evento letterario e musicale: due ore e mezza di narrazione e suoni che sono letteralmente volate, sostenute da un'alchimia palpabile tra i protagonisti e il pubblico. La sala gremita ha risposto con un gradimento totale, avvertendo quel senso di comunità e di partecipazione che solo gli eventi pensati con cura e privi di sovrastrutture sanno generare.

La giornata, tuttavia, non si è esaurita con l'ultimo accordo. Per chi ha avuto il privilegio di trattenersi, l'incontro si è sciolto attorno a una cenetta che racchiudeva l'essenza stessa dello spirito ligure: apparentemente spartana nella sua schiettezza, ma profondamente ricercata nella qualità e nella cura. 

Un momento conviviale che ha funzionato da perfetta cartina tornasole per definire l'ambiente, l'evento e la generosa ospitalità dei padroni di casa, suggellando un sabato che difficilmente scivolerà via dalla memoria di chi vi ha preso parte.

E chissà cosa ci riserverà il futuro!