martedì 23 luglio 2024

Il "Cantagiro" della mia adolescenza


Nei miei ricordi antichi il "Cantagiro" era qualcosa di interessante e allo stesso tempo da tenere a debita distanza.
Provai esattamente questo feeling quando attorno al 1972 vidi dalla finestra di casa mia la carovana di auto piene degli artisti più in voga, salutata dal pubblico ai bordi della strada, esattamente come al passaggio della Milano-Sanremo.
Perché provavo sentimenti contrastanti?

Nella mia intransigenza e rigorosità dell'epoca era quasi una sacrilegio vedere Jimmy Fontana, Nicola di Bari, Massimo Ranieri, Rita Pavone, accanto a nuovi gruppi beat come Dik Dik, Nomadi, Equipe 84; per non parlare poi degli stranieri che ci facevano respirare odore d'oltremanica, come Mal e i Primitives, Motowns, Sorrows.

Tempi lontani, tanto lontani, ma anche adesso, nonostante mi senta ormai scevro da ogni pregiudizio musicale, quel pomeriggio estivo di tanti anni fa mi procura un senso di disagio, forse solo legato al fatto che per qualche motivo "disciplinare", non ottenni il permesso per partecipare alla festa serale.
Ed ecco una definizione del Cantagiro del primo periodo, quello a cui ho appena fatto riferimento.


La prima edizione della manifestazione si è svolta nel 1962.
La formula era presa a modello del Giro d'Italia di ciclismo, e consisteva in una carovana canora in giro per l'Italia con diversi cantanti che gareggiavano tra loro, giudicati da giurie popolari scelte tra il pubblico delle varie città.
Ogni sera veniva proclamato il vincitore di tappa, e nella tappa finale (a Fiuggi) veniva annunciato il vincitore assoluto. Per 5 edizioni consecutive (dal 1968 al 1972) la finale fu disputata a Recoaro Terme, nello scenario delle Fonti Centrali. La finale era articolata in tre serate, con la diretta tv su RaiUno della serata conclusiva.
Gli interpreti ed i relativi brani erano divisi in sezioni: il Girone A comprendeva artisti di fama, il Girone B le "nuove proposte canore", il Girone C i gruppi musicali.
Con l'avvento del nuovo decennio ed il declino del successo, l'organizzazione si fermò con l'edizione del 1974. Le ultime due edizioni, chiamate Cantagiro Show, ebbero meno riscontro rispetto al passato.


Un piccolo esempio...

lunedì 22 luglio 2024

“Tiz & Clo”, il nuovo libro di Gianni Sapia

 


Dopo moltissimi anni, trovo la connessione tra un antico racconto pop e un romanzo attuale, avventuroso, inaspettato.

Il termine “connessione” è forse inappropriato, giacché porta ad immaginare un fil rouge, ad un proseguimento concettuale tra i due lavori, cosa che è lontana dai propositi dell’autore, come lui stesso sottolinea nell’esaustiva intervista a seguire.        

Ma a me piace immaginare, sempre, una evoluzione di un percorso, perché chi decide di mettersi in gioco nel campo della scrittura, tra una fantasia spinta ed una mezza verità, lascia più o meno volontariamente la propria indelebile impronta, che si traduce sempre in coinvolgimento personale.

Quando poi esiste una buona conoscenza tra chi scrive e chi legge - ed è questo il caso - il lavoro di sintesi si semplifica, o forse condiziona, ma trovo che conoscere la persona che regala al pubblico le proprie storie fornisca facilità di comprensione per chi si cimenta nell’opera del commento.

Lui è Gianni Sapia, savonese, discreto e timido, una sorta di “propositore sottovoce”, qualunque sia l’idea/progetto.

Lo conobbi molti anni fa, e quando trovò il coraggio di dirmi che, in altri tempi, aveva scritto un libro, provai curiosità, che si trasformò in stupore quando mi resi conto della gradevolezza di quelle pagine e, soprattutto, del nostro comune e forte amore, quello per la musica.

Quando iniziò l’avventura del progetto MusicArTeam e del web magazine musicale MAT2020, gli chiesi di farne parte e per molto tempo fu una delle colonne portanti, perché Gianni è uno di quelli che sa scrivere, qualunque sia l’oggetto, mai una riga fuori posto, mai un concetto esasperato… nulla di nulla, tutto al posto giusto, equilibrando il proprio gusto con l’oggettività.

Un po’ di tempo fa Gianni mi ha comunicato l’uscita di un nuovo libro, “Tiz & Clo”, un romanzo a carattere “noire”, ma con una buona dose di comicità e avventura, ed è nata così una lettura centellinata, da gustare, misurata, day by day, immaginando di passare ogni giorno dal bar di via XX Settembre - da lui gestito per molto tempo - e tra il cappuccino e il croissant apprendere un nuovo capitolo dell’avvincente storia dei due principali protagonisti.

Utilizzerò la sinossi ufficiale impressa nel book per fornire il succo degli eventi, tra avventura, amori, violenza e viaggi, elementi che sono corredati di colonna sonora, con un epilogo “open”, che lascia pensare ad una “nuova stagione”, come accade per le serie TV che tanto piacciono di questi tempi.

Una lettura scorrevole, divertente, a tratti molto territoriale nell’idioma, quel modo di parlare in cui quelli come me non fanno fatica a riconoscersi… una storia quasi da film, in cui i colpi di scena arrivano ad ogni nuovo angolo del percorso.

Lettura consigliatissima!

Quindi era vero, per quanto vera possa essere una storia del genere. Quindi il destino dell’umanità di pendeva da noi. Al posto dell’umanità mi sarei preoccupato. Non eravamo certo gli Avengers, né Indiana Jones, e nessuno di noi di cognome faceva Skywlaker. Un barista, una cameriera aspirante medico e il Muto. Cazzo, un po’ pochino per salvare il mondo. Ma in fondo, anche i Blues Brothers erano stati in missione per conto di Dio, perché noi no?  Un raggio di sole passò dal vasistas che stava sopra la porta e illuminò Clo. Ha visto la luce, pensai! Lei ha visto la luce! Non mi misi a fare capriole, ma James Brown ormai mi rimbombava nella testa. Era fatta!”

Tre persone ordinarie si ritrovano ad avere a che fare con fatti e persone straordinarie. Tiz, un barista disilluso dalla vita, Clo, studentessa di medicina che lavora come cameriera per pagarsi gli studi e il Muto, il Muto e basta. E poi c’è l’Avvocato, che dà inizio all’avventura. Il racconto si snoda tra Savona, Napoli e la Costa Rica, tra eventi tragici, comici e inaspettati, sulle tracce di una sacra reliquia che l’Avvocato ha cercato per una vita. Braccati dal Capo, da Angelica e dalla polizia, i tre antieroi affrontano un viaggio avventuroso guidati dalla speranza e dal Rock & Roll.

 


L’INTERVISTA A GIANNI SAPIA

Sono abituato ai tuoi raffinati scritti dedicati alla musica, ma ciò che proponi con “TIZ & CLO” - sebbene le canzoni siano sempre in sottofondo - è un vero noire, un romanzo che scorre fluente con colpi di scena presenti ad ogni angolo: da dove hai tratto ispirazione e quanto tempo hai impiegato per delineare il lay out delle vicende raccontate?

La musica è in tutto quello che penso. La musica è la mia imprevedibile compagna di viaggio. È l'input per tutto quello che faccio, senza musica probabilmente non esisterei. È la musica che mi ispira, sempre. Ascolto e inizio a viaggiare, immagino facce, luoghi e mi ritrovo a vivere storie che crescono nella mia mente e in quella di tutti quelli che convivono dentro di me. Niente di predefinito né di intenzionale, scrivo qualcosa e poi ci scrivo ancora intorno, finché la storia inizia a prendere forma, senza sapere bene dove mi porterà. Può volerci un giorno, un anno, dipende anche dalla mia pigrizia.

Esiste un fil rouge che unisce questo book al tuo primi scritto, “Ellepi-Lepiota Procera”?

Se non si considerasse appunto la musica e Savona, direi di no. Sono storie piuttosto diverse. Come ho detto, credo ormai di essermi rassegnato al fatto che dentro di me convivono svariate personalità e ognuna vuole raccontare la sua storia. Per questo motivo passo dal raccontare genesi, fortune e disgrazie di una rock'n' roll band, per passare a un'avventura quasi mistica vissuta da persone qualunque, che comunque, forse, proprio qualunque non sono. Se proprio dovessi trovare una connessione tra le due storie, potrei pensare al fatto che gli eroi di entrambe le vicende, lo sono involontariamente. Ci si trovano in mezzo e vivono.

Per tutti il corso della lettura, dietro ad ogni parola - e ad ogni azione - di Tiz ho visto il tuo volto, anzi, ti ho visto proprio dietro al bancone del bar di via XX Settembre: quanto c’è di esperienza autobiografica nell’avventurosa storia che hai raccontato?

Inevitabilmente, quando qualcuno decide di inventare una storia, magari involontariamente, attinge da quelle che sono le proprie esperienze, il suo vissuto, quindi sì, in Tiz c'è qualcosa di me, ma non solo di me, anche di altri, così come ne Il Muto, nell'Avvocato. Le persone reali restano, almeno per me, soltanto spunti da cui attingere, dopodiché i miei personaggi assumono una loro identità, una propria vita.

Non voglio entrare nel personale, ma Clo è qualcuno che hai conosciuto da vicino?

Eccome. Clo nasce da una delle ragazze più “brave e belle” che io conosca, una persona che, quando sorride, accende la luce. Lei è Cinzia, per me Cinzietta Meraviglia.

L’iter narrativo parte da Savona ma si dipana per altri luoghi del mondo, sino al ritorno alla base: tutto questo è rappresentativo della tua storia personale?

In parte sicuramente sì. Amo tanto il viaggio quanto amo il ritorno. Considero viaggiare la miglior forma di apprendimento e valorizzazione della diversità, forse l'unica forma e la diversità è l'unica cosa che può insegnarci qualcosa, con la dovuta umiltà e rispetto verso cose che non conosciamo. La diversità alimenta i dubbi e i dubbi accrescono le nostre capacità intellettive. Le certezze sono pericolose, non certo le diversità. Quindi viaggiare per apprendere, ma anche ritornare, per godere di ciò che si è appreso.

I messaggi seriosi si miscelano all’estrema fantasia, e a me è sembrato un modo per gridare la tua denuncia rispetto a ciò che il mondo sta vivendo, la descrizione del bene e del male, ma prendendo le dovute precauzioni: mi sbaglio?

Non lo so, non so rispondere. Quando scrivo non penso a denunce o messaggi. Mi limito a raccontare una storia che, inevitabilmente, sarà impregnata di quello che penso riguardo a vita, società, modo di essere. Chi legge poi ci potrà trovare denunce o messaggi, dipenderà dalle sue conoscenze, dal momento che sta vivendo, dalle sue emozioni di quell'istante. È un po' come con le canzoni: chi le scrive lo fa per raccontare un suo certo stato d'animo, chi le ascolta ci trova quello che vuole, in base al momento che sta vivendo. La stessa canzone può far ridere il cuore a qualcuno ma può farlo sanguinare ad altri.

La musica resta sempre in primo piano, con svariate citazioni di brani che forniscono atmosfera al momento specifico: come è nata la colonna sonora del libro?

La colonna sonora nasce dal bisogno. Come ho detto, la musica ricopre un ruolo molto importante nella mia vita e quindi, quando faccio qualcosa, qualunque cosa, arriva un punto in cui ho bisogno di musica. La musica per me è un po' come l'olio per la miscela del mio vecchio motorino: se non ce lo metti, dopo poco, il motorino grippa e non va più avanti. Così la mia vita, senza musica non va avanti. E così le mie storie. La scelta del brano dipende certamente dalle azioni che avvengono in quel momento del racconto e quasi sempre pesco dal ventennio, quello bello però, quello che comprende gli anni '60 e '70 del Novecento, che vide nascere quel rock che deflagrò, letteralmente, con gente come Led Zeppelin, The Who, Jimi Hendrix, The Doors, Rolling Stones e tanta altra meraviglia.

Mi piacerebbe chiederti lumi sull’epilogo, che mi ha lasciato spiazzato: sin dove puoi arrivare nell’auto-spoileraggio?

Non tanto lontano, sono piuttosto timido e riservato generalmente. Posso dire che l'epilogo, forse, potrebbe essere lo spunto per uno spin off... la vita a volte ti sorprende.





domenica 21 luglio 2024

Giuliano Calcagno Liutaio al “Le son continu-Rassemblement des instruments et musiques populaires”: “Mai visto tanti strumenti artigianali così "perfetti"!


Giuliano Calcagno, grande liutaio savonese, racconta la sua recente esperienza vissuta con la moglie Silvia al “Le son continu-Rassemblement des instruments et musiques populaires”, a Chateau d'Ars, nel centro della Francia.

Racconta Giuliano…

Più di 100 espositori di ghironde, cornamuse ed altri strumenti costruiti dai migliori liutai di Francia e non...

Spettacoli serali, stage giornalieri ed un concorso per musicisti giovani - e meno giovani - con tanto di giuria e votazione del pubblico.

C'era un duo, padre e figlia di 13 anni, che ci ha veramente emozionato...

La ragazzina suona musica bretone col trombone a coulisse, brava, si deve perfezionare, si sentiva tutta la sua emozione in quelle note...

È bello vedere giovani impegnati in questi repertori che molti considerano morti...

Nei vari festival che abbiamo girato come espositori e come semplice pubblico, abbiamo sempre trovato grande umanità, umiltà, voglia di fare e di condividere, anche se come in ogni buona famiglia c'è sempre quello che te la fa cadere dall'alto, che fa il geloso, ma, son pochi!

Altri invece, mai conosciuti, si "aprono" , ti spiegano il perché hanno adottato certi accorgimenti, ti consigliano e sconsigliano di fare certe cose...

La grandezza sta anche in questo.

Tre giorni lì fanno capire, almeno a me che costruisco strumenti, che non bisogna mai fermarsi nella ricerca e nel migliorarsi e che bisogna anche osare, nel bene e nel male.


SITO DELL’EVENTO

https://www.lesoncontinu.fr/

A due passi da La Châtre, si erge maestoso lo Château d'Ars, gioiello imperdibile del festival, incastonato nella cittadina di Lourouer-Saint-Laurent.

Questo magnifico edificio, le cui origini risalgono al XIV secolo e che è stato restaurato nel XVI secolo, testimonia l'architettura emblematica di quel tempo: imponenti torri, fossati misteriosi ed elementi di fortificazione conferiscono a questo castello un aspetto fiabesco.

Circondata dal suo vasto parco alberato, è stata classificata come monumento storico dal 1926, rendendola non solo un luogo prestigioso, ma anche una preziosa testimonianza della storia e del patrimonio della regione!


Giuliano mette a disposizione il suo reportage fotografico con tanto di didascalie che illustrano strumenti e atmosfera










È intorno a questa fiera della liuteria che si organizza tutto questo raduno. Con quasi 150 espositori provenienti da tutta Europa, è una vera delizia per gli amanti degli strumenti tradizionali. È IL luogo d'incontro per i produttori di ghironda, cornamuse, strumenti a corda e a fiato, fisarmoniche, percussioni...









Che si sia principianti o esperti, è qui che tutti gli amanti della musica si incontrano per vivere la loro passione per la musica tradizionale. Lo spettacolo è un vero e proprio luogo di scambio e condivisione, dove scoprire nuovi strumenti, provare quelli che fanno sognare, e anche partecipare a jam improvvisate che fanno vibrare il luogo tutto il giorno.





Per chi vuole saperne di più sul lavoro dei liutai, le presentazioni degli strumenti permettono di scoprire il frutto di una vita di lavoro e le ultime innovazioni tecniche o tecnologiche!






sabato 20 luglio 2024

Il 20 luglio del 1974 si teneva a Cisano sul Neva (Albenga) il 1° Festival della Riviera di Ponente".


Era il 20 luglio 1974 quando a Cisano Sul Neva, in provincia di Savona, si teneva il " 1° Rock Festival Del Ponente Ligure".

Fu organizzato dai Trip, praticamente a casa loro, visto che a Cisano c'era la famosa "Villa Rosso", dove la band vive e provava il loro repertorio.

Parteciparono a questa Woodstock ligure, Edoardo Bennato, Dedalus, Biglietto per l'Inferno, La Corte dei Miracoli e gli stessi Trip, che in quell'occasione avevano come batterista Nunzio Favia detto "Cucciolo" degli Osage Tribe, che sostituì Furio Chirico, che aveva lasciato i Trip.


 La Corte dei Miracoli


Ho ricordato più volte la mia esperienza di quel giorno quando, appena diciottenne, partecipai in solitaria al festival.

Anche io dotato di chitarra sulle spalle, feci il viaggio in treno da Savona ad Albenga, per poi proseguire in autostop sino a Cisano, dove potei immergermi nell’atmosfera che all’epoca mi affascinava maggiormente.


 Joe Vescovi, con alle spalle il "palco" di Cisano

Ma fornisco un’altra testimonianza, apparsa online oggi su un portale del ponente…


Di Mary Caridi

Era il 20 luglio del 1974 e Cisano sul Neva si era svegliata con un popolo arrivato in massa per una festa particolare: il 1° rock festival del ponente savonese organizzato dalla polisportiva con l’allora presidente Carlo Ciccione. Un tam tam che aveva fatto arrivare nel borgo ligure oltre cinquemila persone, come scrivevano i giornali dell’epoca. Erano presenti i gruppi più importanti del panorama musicale italiano: The Trip, Biglietto per l’Inferno (il cui frontman era Claudio Canali - diventerà successivamente monaco eremita nell’eremo di Minucciano), La Corte dei miracoli, Dedalus, Quella vecchia Locanda e Edoardo Bennato.

Arrivarono da tutta Italia con il sacco a pelo e a piedi dalla stazione di Albenga. Lo spettacolo, organizzato da Joe Vescovi e Mauro Scogna e presentato da Eddie Ponti, fu ‘lunico grande evento musicale della zona, replicato un mese dopo ad Ameglia, nel Levante, dal gruppo da The Trip.

Joe Vescovi e Wegg Andersen ci hanno lasciato: solo Cucciolo Nunzio Favia grande batterista continua la sua attività. Vanta collaborazioni passate con Franco Battiato, Herbert Pagani, Umberto Tozzi, Osage Tribe e Dik Dik.

Non ci furono pubblicazioni discografiche in quel periodo con lui ma rimane nella storia.


ARTICOLO ORIGINALE

 

 Dedalus

Edoardo Bennato
 

QUALCHE RITAGLIO DI GIORNALE DELL’EPOCA









venerdì 12 luglio 2024

Ricordando Johnny Winter


Il 16 luglio del 2014, all’età di 70 anni, ci lasciava Johnny Winter, chitarrista, cantante e compositore blues e rock americano. Era noto per il suo virtuosismo con la chitarra slide e per i suoi lunghi capelli bianchi, a causa dell'albinismo.

Winter nacque a Beaumont, in Texas, il 23 febbraio 1944. Iniziò la sua carriera nei primi anni '60 e pubblicò il suo primo album, "Johnny Winter", nel 1968.

Rapidamente si affermò come una figura popolare sulla scena blues, andando in tour con molti dei grandi artisti blues dell'epoca, tra cui Muddy Waters, Howlin' Wolf e John Lee Hooker.

La musica di Winter era un mix di blues e rock, ed è stato uno dei primi musicisti bianchi a portare il blues a un pubblico mainstream. È stato anche un pioniere nell'uso degli effetti elettronici sulla chitarra e il suo suono è stato spesso descritto come "heavy blues".

Winter ha continuato a registrare e fare tour per tutta la sua carriera, e ha pubblicato il suo ultimo album, "Step Back", nel 2014.

Winter è stato un chitarrista molto influente, e la sua musica è stata elogiata da molti altri musicisti, tra cui Eric Clapton, Keith Richards e Stevie Ray Vaughan.

È stato inserito nella Rock and Roll Hall of Fame nel 2003.





YES a Vado Ligure (SV): era il 12 luglio del 2003


Lorenzo Rapetti, l’autore del video a seguire, mi ha permesso di ricordare in modo concreto il concerto che ha cambiato la mia storia recente, quello del 12 luglio 2003, giorno in cui gli YES suonarono a Vado Ligure (SV) e mi segnarono profondamente.
Superfluo evidenziare i tanti motivi, perché descritti in un articolo qualche anno fa e spesso ricorrenti nei miei racconti:



Resta la soddisfazione di aver messo assieme alcune immagini e uno stralcio musicale di quel giorno magico, dove una band stratosferica si presentò con la miglior formazione possibile (Jon Anderson, Rick Wakeman, Steve Hove, Chirs Squire e Alan White) e mi … chiarì le idee.

Un grazie anche a Gianmaria Zanier per per avermi fornito qualche immagine