mercoledì 21 ottobre 2026

Da Milano ad Ovada: nascita, vita e declino del movimento delle comuni in Italia

 


L'utopia di via Vico: la vita quotidiana nella prima comune milanese

Un viaggio nella stagione del movimento underground tra sperimentalismo urbano e ritorno alla natura

 

Nel clima di forte chiusura sociale dell'Italia di fine anni Settanta, caratterizzato da un diffuso e pervasivo rigore morale e da strutture familiari ancora profondamente patriarcali, un numero crescente di giovani cercò di tracciare percorsi di vita alternativi. Sulla scia delle suggestioni arrivate dalla Beat Generation e dalle esperienze comunitarie statunitensi ed europee, anche nelle città italiane si assistette alla nascita di spazi autogestiti basati sul rifiuto del modello borghese tradizionale.

Mentre in ambiti rurali prendevano forma realtà di primaria importanza per durata e partecipazione, come la comunità fondata tra le cascine dell'appennino ligure-piemontese, a Milano si sviluppava una tra le primissime comuni urbane. Fondata nell'ottobre del 1968 in via Giambattista Vico, proprio accanto al carcere di San Vittore, la struttura nacque dall'iniziativa spontanea di un gruppo di giovani studenti universitari e di liceo. Quell'esperimento residenziale si trasformò rapidamente in un punto di riferimento centrale per la controcultura cittadina, durato per circa un decennio.

Ma le immagini portano in un’altra zona, Ovada per la precisione.

Dice Nico Priano:

"Qui si parla, e le foto parlano come e più del resto, della Comune hippie di Ovada. È stato un episodio importante per la durata e la partecipazione che ha avuto. Le cascine che hanno ospitato i comunardi sono ancora lì, molte sono state ristrutturate ma ce n'è una che è rimasta come allora. Sull'intonaco sbiadito della facciata ancora si legge 'Hare Om, Freedom love".

Ma torniamo a Milano, via Giambattista Vico, attraverso i ricordi di Dinni Cesoni, ex comunarda, psicologa, e indiana d’adozione:

“L'avvio dell'esperienza di via Vico si concretizzò grazie al contributo di un giovane professionista e conoscente del gruppo, inserito nel mondo del lavoro, che individuò un grande appartamento sfitto all'interno di un palazzo borghese dell'epoca. Nei primi tempi fu proprio la sua disponibilità economica a garantire la copertura delle spese iniziali, consentendo al nucleo originario di insediarsi e organizzare gli spazi. Con il passare dei mesi, l'autosufficienza della comune si consolidò attraverso un sistema di attività precarie e condivise. La vendita serale di gioielli artigianali nei locali della città affiancava i primi passi nel campo della fotografia e del giornalismo di moda, mentre l'espansione negli spazi dello stesso pianerottolo portava il gruppo stabile a crescere fino a undici persone”.

Nel racconto dell'esperienza quotidiana in via Vico emerge una visione della sessualità lontana dagli stereotipi o dalle interpretazioni sensazionalistiche. L'approccio dei giovani comunardi rispondeva al desiderio di esplorare una nuova dimensione affettiva e corporea, in netta controriforma rispetto al clima sessuofobo dell'epoca.

Il modello relazionale non negava la formazione di coppie all'interno dello spazio abitativo, ma metteva in discussione il concetto di possesso. La gelosia era vista come un retaggio culturale da superare attraverso il dialogo e la ricerca di un'autonomia individuale, trovando riscontro anche nei testi divulgati dalla stampa alternativa del periodo. La gestione delle dinamiche sentimentali richiedeva un confronto costante e la mediazione collettiva delle tensioni emotive, portando in taluni casi alla riorganizzazione dei nuclei affettivi o all'uscita di alcuni membri dalla struttura.

L'appartamento di via Vico funzionava come uno spazio aperto ad accesso continuo. Con il progressivo e capillare diffondersi di giovani in fuga da contesti familiari autoritari, la comune divenne un punto d'approdo per chiunque cercasse ospitalità temporanea, arrivando ad accogliere viaggiatori dotati solo di chitarra e sacco a pelo.

La trasmissione della cultura e dei principi del movimento avveniva prevalentemente attraverso la comunicazione orale, la condivisione dei testi della letteratura Beat e la partecipazione diretta alle lotte sociali. Tra queste spiccavano le iniziative di protesta legate alla riforma psichiatrica di Franco Basaglia, l'impegno nei manicomi dell'epoca e la collaborazione attiva con riviste underground come Re Nudo.

In questo contesto, il consumo di sostanze psicotrope seguì un'evoluzione precisa. La cannabis, introdotta con la frequentazione del quartiere artistico di Brera e dei viaggiatori di rientro dall'estero, veniva vissuta come un momento di condivisione e socialità. L'LSD, scoperto e sperimentato collettivamente dopo i raduni internazionali, assumeva invece una funzione d'indagine interiore e di decondizionamento dalle sovrastrutture sociali. Le sessioni venivano affrontate con la presenza di figure di supporto interne al gruppo, intese a garantire un clima di tutela reciproca.

Il movimento underground milanese trovò sponda intellettuale in alcune figure di rilievo del panorama culturale del tempo. Se la cultura accademica o intellettuale dominante mantenne spesso un atteggiamento di chiusura nei confronti dei giovani comunardi, personalità come la traduttrice Fernanda Pivano e il docente universitario Enzo Paci rappresentarono interlocutori fondamentali, offrendo protezione, sostegno e spazi di dialogo, affiancati da figure legali impegnate nella tutela dei diritti dei giovani del movimento.

La parabola delle comuni urbane e del movimento alternativo andò ad esaurirsi progressivamente verso la fine degli anni Settanta. La conclusione di questa stagione fu determinata dal concorrere di molteplici fattori:

-Il mutamento del clima politico e la radicalizzazione ideologica verso l'estremismo e la lotta armata.

-L'esito problematico dei grandi eventi di aggregazione giovanile e dei festival popolari, come gli avvenimenti di Parco Lambro.

-L'ingresso massiccio dell'eroina all'interno dei contesti giovanili e di controcultura.

-Le dinamiche fisiologiche interne al gruppo, legate alla crescita individuale, alla nascita di nuovi nuclei familiari e al naturale affievolirsi delle spinte utopiche originarie.

Crediti e fonti

Testo dell'articolo: tratto liberamente dall'intervista a Dinni Cesoni firmata da Vincenzo Ligresti per VICE Italia (16 marzo 2016).

Fotografie: scattate tra il 1970 e il 1971 nella comune di Ovada (AL) da Gigi Respighi, per gentile concessione di Ignazio Maria Gallino.

Nota di contesto: Contributo e citazione a cura di Nico Priano.

Articolo originale





martedì 20 ottobre 2026

Reportage dal backstage: la Sedicesima Convention di Itullians il 17 ottobre al Teatro Sociale di Valenza


 

Tra vicinanza con i grandi del rock, ripescaggi di repertorio e lo sguardo da dietro le quinte per i trent'anni del fan club italiano


Una certa e fortunata abitudine a vedere da vicino le figure che hanno fondato la storia del rock mondiale rischia talvolta di anestetizzare la percezione del momento. Eppure, trovarsi a pochi passi da chi ha marcato tappe storiche - dal festival dell'Isola di Wight fino ai palcoscenici internazionali - restituisce ogni volta il peso e l'importanza di questi incontri. A colpire non è soltanto il valore tecnico o la rilevanza storica, ma un'attitudine fatta di pacatezza e disponibilità: musicisti di questo calibro si muovono dietro le quinte e sul palco dialogando con i colleghi più giovani, dispensando consigli e confrontandosi senza mai assumere pose da celebrità.

Questa naturalezza si è riflessa chiaramente nella sedicesima convention di Itullians, andata in scena al Teatro Sociale di Valenza per celebrare i trent'anni del fan club ufficiale italiano dedicati all'universo dei Jethro Tull. L'evento, patrocinato dalle istituzioni locali e legato a una finalità benefica in collaborazione con la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) per sostenere la prevenzione oncologica, si è trasformato in un punto di ritrovo aperto già dal tardo pomeriggio.

Nel foyer, tra banchetti di memorabilia ed edizioni rare curati da figure storiche del club come Wazza e Alessandro Gaglione, pubblico e appassionati arrivati da ogni parte d'Italia, dall'Inghilterra e dalla Spagna si sono ritrovati per condividere memorie e collezionismo.

A documentare la serata saranno due distinte prospettive video: da un lato le riprese frontali di alta qualità effettuate da Fulvio Bava, per restituire l'impatto visivo e sonoro vissuto dalla platea...

...dall'altro i contributi da me girati di lato o dalle spalle dei musicisti, pensati per mostrare la dinamica intima e non filtrata di quanto accade a pochi passi da strumentazione e amplificatori. In quest’ultimo caso il valore della documentazione supera, ovviamente, la qualità del video.

Assistere anche alle prove pomeridiane ha permesso di cogliere la complessa macchina organizzativa che sta dietro a una manifestazione del genere. Una convention, infatti, supera la dimensione del semplice concerto: è la somma di percorsi condivisi, di compagni di viaggio ritrovati, di ricordi di serate storiche - come la celebre edizione di Alessandria del 2008 con otto membri ed ex membri della band madre - e di un'affinità d'intenti che annulla le distanze tra palco e platea.

La serata si è aperta con gli interventi delle autorità locali e con un momento dedicato alla ricostruzione storica del fan club, ripercorrendo le tappe principali dal 1996 a oggi. Salito sul palco subito dopo il presidente Aldo Tagliaferro, punto di riferimento dell'associazione fin dai primi passi, ho provato a sviluppare un racconto che evidenziasse il valore di una continuità che ha saputo resistere al tempo e ai cambiamenti.

Dalle 21 alle 24 la scena è passata interamente alla musica, trasformandosi anche nell'occasione per festeggiare i settant'anni di Franco Taulino, mente e motore operativo di queste manifestazioni. La vera colonna portante di questo percorso resta la sua Beggar's Farm. Nata come progetto tributo molti anni fa, la formazione si è evoluta e modificata nel tempo, trasformandosi nel punto di riferimento per eccellenza e nella base d'appoggio per grandissimi nomi della musica, ben oltre i soli membri dei Jethro Tull. Al tempo stesso, la Beggar's Farm è diventata una vera fucina di talenti, offrendo spazio e visibilità a un numero importante di giovani musicisti cresciuti negli anni al seguito del loro mentore.

Sul palco del Teatro Sociale, Taulino ha gestito la regia dell'evento direttamente dall'interno, coordinando l'ingresso dei tanti compagni di viaggio coinvolti. La struttura dello spettacolo si è articolata attraverso un avvicendamento continuo delle varie formazioni della Beggar's Farm, denominate 1, 2, 3 e 4. Nonostante la rapidità e la frequenza dei cambi di linea, la scaletta si è sviluppata con assoluta fluidità e precisione tecnica.

Uno degli elementi più apprezzati della serata è stata la scelta di proporre brani poco affrontati dai Jethro Tull nel nuovo millennio, una peculiarità che riprende la sensibilità che Martin Barre - tra i protagonisti principali della serata - dimostra abitualmente anche con la propria band (come già apprezzato al festival di Veruno lo scorso settembre).

La sequenza dei tre set iniziali ha toccato pagine di grande spessore: la prima formazione si è concentrata su A Song for Jeffrey, Wond'ring Aloud e Wind Up; la seconda ha proposto Intro / No Lullaby, Cross-Eyed Mary e With You There to Help Me; la terza ha rispolverato Black Sunday, Life Is a Long Song e Hunting Girl.

L'ingresso dei due ospiti d'eccezione ha offerto momenti di grande intensità, con vertici toccati proprio quando Martin Barre e Clive Bunker hanno condiviso direttamente la scena. È accaduto ad esempio durante l'esecuzione di Serenade to a Cuckoo, con Barre impegnato al flauto traverso a dialogare con le trame ritmiche del primo batterista dei Tull, e nel finale travolgente del bis Locomotive Breath, impreziosito da un assolo di batteria di Bunker che ha scatenato l'entusiasmo del teatro.

Il set di Bunker ha ripercorso le origini con My Sunday Feeling, Bourée e To Cry You a Song, mentre l'intervento di Barre ha spaziato da Minstrel in the Gallery, Back Door Angels e Something's on the Move a brani della sua produzione solista, come Back to Steel, fino a Farm on the Freeway, Teacher e The Whistler. Un articolato medley composto da Songs from the Wood, Too Old to Rock 'n' Roll: Too Young to Die! e Heavy Horses ha preceduto Seal Driver, My God, Thick as a Brick e Aqualung, prima dell'esplosione finale di Locomotive Breath.

L'energia sul palco dei due protagonisti, entrambi vicini al traguardo degli ottant'anni, rappresenta un riscontro tangibile di come la pratica e l'esercizio diretto della musica - non soltanto l'ascolto passivo - possano offrire una forma di tenuta fisica e mentale non comune a molti coetanei, confermando al tempo stesso la freschezza di un repertorio che non perde efficacia. Quella che sulla carta doveva rappresentare una tappa conclusiva si è rivelata nei fatti la prova di una comunità coesa, capace di rinnovarsi senza rifugiarsi nella sola nostalgia.

Superati gli ultimi applausi e i saluti nel backstage, l'impressione prevalente è che il percorso avviato trent'anni fa possieda ancora margini di continuità. Nonostante la complessità organizzativa e le intenzioni iniziali di chiusura, la partecipazione intergenerazionale e il lavoro svolto sul campo dimostrano che la struttura creata attorno a questi appuntamenti mantiene una sua vitalità intrinseca. La sedicesima convention non segna un confine definitivo, ma lascia aperto il campo all'ipotesi di un nuovo capitolo.


I musicisti sul palco 

In tutte le formazioni è risultato presente Franco Taulino.

Formazione n°1: Massimo Faletti (flauto e chitarra acustica), Andrea Desimone (basso elettrico), Enzo Garlando (tastiere), Brian Belloni (chitarra), Andrea Civini (batteria).

Garlando, Belloni e Civini hanno sostituito i componenti originali che non erano presenti per vari motivi.

Uno di questi è Renzo Ceroni e ricordiamo soprattutto Fausto Coscia, scomparso lo scorso anno che inizialmente si alternava a De Simone al basso. Da non dimenticare Sergio Ponti, pilastro ritmico per 18 anni, che all’ultimo momento ha dovuto dare forfait.

Formazione 2: Massimo Faletti, Enzo Garlando, Michele Delemont (batteria), Massimo Coppo (basso), Tiziano Villata (chitarra elettrica).

Formazione 3: Kenny Valle (tastiere), Andrea Garavelli (basso), Andrea Vercesi (chitarra acustica), Gigi Graziano (chitarra elettrica), Riccardo Marchese (in sostituzione di Sergio Ponti).

Formazione 4 (attuale) Kenny Valle tastiere, Mauro Mugiati (chitarra acustica, tastiere, voce), Brian Belloni (chitarra elettrica), 

Riccardo Marchese (batteria).

Ospiti: Arianna De Lucrezia (basso) e Giacomo Viola (chitarra).

Ospiti speciali: Martin Barre (chitarra, flauto traverso), Clive Bunker (batteria).




domenica 18 ottobre 2026

I Roxy Music svelano una prima versione inedita di "Pyjamarama" e annunciano la riedizione di “For Your Pleasure”


I Roxy Music svelano una prima versione inedita di "Pyjamarama" e annunciano la riedizione di “For Your Pleasure”


I Roxy Music hanno reso pubblica una rara registrazione embrionale di Pyjamarama, celebre singolo uscito nel 1973. Questo materiale inedito farà parte della nuova riedizione per il cinquantenario dell'album For Your Pleasure, proposta in una ricca versione multiformato comprensiva di CD, vinile, Blu-ray e DVD, la cui uscita è programmata per l'inizio di novembre tramite UMR/Island EMI.

Oltre al brano, è stato recuperato anche il filmato della loro storica apparizione a Top of the Pops del marzo 1973. La registrazione video, a lungo considerata irreperibile negli archivi storici della BBC, è riemersa di recente all'interno dell'archivio privato del DJ Roger Hill.

Uno scatto d'epoca firmato da Ian Dickson ritrae Bryan Ferry insieme al chitarrista Phil Manzanera mentre esplorano la struttura del pezzo su una Hagstrom blu. Si trattava di uno dei primi tentativi di composizione alla chitarra da parte del cantante. Manzanera ricorda infatti come, per assecondare la volontà di Ferry di imbracciare lo strumento, decise di ricorrere a un'accordatura aperta che gli permettesse di eseguire l'armonia spostandosi semplicemente lungo quattro posizioni sul manico.

Questo stratagemma pratico pose tuttavia diverse sfide in fase di incisione. Le tensioni ridotte delle corde rendevano estremamente complessa la tenuta dell'intonazione negli studi di registrazione, costringendo poi Manzanera a sviluppare contromelodie, assoli e sovraincisioni partendo da una base strutturalmente atipica.

La riscoperta di questo materiale offre uno sguardo ravvicinato sul processo creativo dei Roxy Music, dove l'ingegno artigianale delle prime fasi si intreccia con le sfide tecniche dello studio di registrazione. Tra registrazioni video fortunate ed esperimenti d'accordatura azzardati, emerge il ritratto di una band che muoveva i suoi primi passi fondamentali nel definire l'estetica e la storia del rock degli anni Settanta.





sabato 17 ottobre 2026

Le nuove edizioni celebrative dello storico esordio dell'Alan Parsons Project


Mezzo secolo di Tales Of Mystery & Imagination: in arrivo una riedizione speciale 


A cinquant'anni dal suo debutto sul mercato discografico, l'opera prima dell'Alan Parsons Project, Tales Of Mystery & Imagination, si appresta a tornare nei negozi in una serie di formati da collezione. Pubblicato originariamente nel 1976 e ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe, il disco verrà riproposto in versioni fisiche pensate per ripercorrerne sia l'impatto storico sia il processo creativo.

Tra le uscite principali spicca un cofanetto in triplo vinile da 180 grammi, confezionato in un formato libro e limitato a soli 1.976 esemplari numerati. Curata da Miles Showell negli studi di Abbey Road, questa tiratura include un certificato di autenticità, la versione del 1976, il remix realizzato nel 1987 e il disco Work in Progress, incentrato su provini, bozze di missaggio e riprese alternative. A completare il pacchetto, un volume illustrato raccoglie i testi, note critiche sul materiale inedito e conversazioni con Alan Parsons, con la famiglia di Eric Woolfson e con i musicisti coinvolti nelle sessioni dell'epoca.

Parallelamente, la versione su tre CD propone il medesimo lavoro di rimasterizzazione ad opera di Showell, affiancando ai due mix storici ben 34 brani extra, una dozzina dei quali mai pubblicati prima. Per gli appassionati di supporti collezionabili è prevista anche un'edizione in vinile sagomato a figura, accompagnata da una riproduzione dell'inserto informativo originale.

Infine, l'edizione su disco Blu-ray punta sugli aspetti puramente tecnici del suono, introducendo un nuovo missaggio in Dolby Atmos curato nel 2026 e recuperando la configurazione surround 5.1 allestita nel 2016 da Parsons sulle tracce analogiche di partenza. Oltre alle versioni ad alta definizione dell'album e dei contenuti di approfondimento, questa uscita include un opuscolo di sedici pagine corredato da note di copertina e considerazioni dell'autore sulla lavorazione audio.






venerdì 16 ottobre 2026

GIUSEPPE SEP SARNO The Keith Emerson Piano Tribute


 


GIUSEPPE SEP SARNO

The Keith Emerson Piano Tribute

Ma.Ra.Cash Records, 2026

 

Affrontare il repertorio di Keith Emerson al solo pianoforte significa misurarsi con una delle personalità più complesse e influenti della storia del progressive rock. Dietro le vertiginose cavalcate degli ELP si nascondeva infatti un musicista profondamente legato alla tradizione classica, capace di fondere virtuosismo, energia rock e scrittura colta in un linguaggio unico. È proprio da questo presupposto che prende forma The Keith Emerson Piano Tribute, il nuovo lavoro di Giuseppe "Sep" Sarno.

Nato durante il lockdown e registrato nel 2026, il progetto sceglie una strada tanto semplice nell'idea quanto impegnativa nella realizzazione. Le opere di Emerson vengono private del supporto di Hammond, Moog e arrangiamenti di gruppo per essere riportate alla loro struttura originaria. Il risultato non è una mera trascrizione accademica, ma un lavoro interpretativo che restituisce la solidità compositiva di queste pagine e mette in luce quanto il pianoforte fosse il vero cuore creativo della scrittura emersoniana.

La scelta dei brani attraversa buona parte dell'universo musicale di Emerson. Da "Take A Pebble" a "Trilogy", da "Tarkus" a "Close To Home", passando per "Fugue", "Inferno" e la celebre rilettura di "Nutrocker", il disco alterna momenti lirici e passaggi più virtuosistici mantenendo sempre un forte senso di coerenza. Accanto ai classici del repertorio ELP trova spazio anche "Creole Dance" di Alberto Ginastera, omaggio a una delle influenze più importanti nella formazione del tastierista britannico e scelta particolarmente significativa all'interno del progetto.

L'aspetto più convincente dell'album risiede proprio nell'equilibrio tra rispetto e personalità. Sep Sarno, forte di una formazione che comprende gli studi con Vittorio Nocenzi e una lunga frequentazione dell'ambiente progressive, evita qualsiasi forma di esibizionismo fine a sé stesso. L'esecuzione mette costantemente la musica al centro del discorso, lasciando emergere l'architettura delle composizioni e il loro valore intrinseco.

Chi conosce soltanto il lato spettacolare di Emerson potrebbe restare sorpreso dalla quantità di sfumature melodiche che affiorano in questa veste essenziale. Le pagine più note acquistano una dimensione quasi cameristica, mentre i passaggi più complessi evidenziano la straordinaria preparazione tecnica richiesta per affrontare un repertorio di questo livello.

Più che un semplice tributo, The Keith Emerson Piano Tribute appare come un atto di riconoscenza verso un musicista che ha lasciato un segno profondo nella storia del rock progressivo. Un lavoro realizzato con competenza, passione e consapevolezza culturale, destinato tanto agli estimatori degli ELP quanto a chi desidera riscoprire queste composizioni da una prospettiva diversa, più intima e raccolta.


Tracklist

1.   Creole Dance (A. Ginastera)

2.   Trilogy (Emerson, Lake)

3.   Close To Home (Emerson)

4.   Fugue (Emerson)

5.   Take A Pebble (Lake)

6.   Inferno (Emerson)

7.   Tarkus (Emerson, Lake)

8.   Nutrocker (Fowley, Čajkovskij)


Crediti

Artista: Giuseppe "Sep" Sarno
Titolo: The Keith Emerson Piano Tribute
Etichetta: Ma.Ra.Cash Records
Produzione: Carmine Capasso
Grafica: Carmine Capasso
Mix & Mastering: Carmine Capasso
Foto di copertina: Rosanna Monaco
Registrato: 2026
Distribuzione: Ma.Ra.Cash Records Limited Edition.

CANALE YOUTUBE

 

Qualcosa in più su Giuseppe Sep Sarno

Giuseppe "Sep" Sarno è un pianista e tastierista della scena progressive italiana formatosi sotto la guida di Vittorio Nocenzi del Banco del Mutuo Soccorso. Nel corso della sua carriera ha collaborato con musicisti di primo piano del rock e del progressive internazionale, tra cui Ian Paice, Alan Clark, Phil Palmer e Giorgio Fico Piazza. Ha militato per un periodo negli storici The Trip, partecipando alle registrazioni dell'album Now The Time Has Come, e collabora stabilmente con Carmine Capasso e con Giorgio Fico Piazza. Dal 2022 porta sui palchi europei il progetto The Keith Emerson Piano Solo Tribute, che gli è valso nel 2025 il prestigioso riconoscimento Emersonology, assegnato dal fan club ufficiale internazionale di Keith Emerson.








GIUSEPPE SEP SARNO-The Keith Emerson Piano Tribute


 


GIUSEPPE SEP SARNO

The Keith Emerson Piano Tribute

Ma.Ra.Cash Records, 2026

 

Facing Keith Emerson's repertoire on the piano alone means measuring oneself against one of the most complex and influential personalities in the history of progressive rock. Behind the dizzying rides of ELP there was in fact a musician deeply linked to the classical tradition, capable of blending virtuosity, rock energy and cultured writing in a unique language. It is precisely from this assumption that The Keith Emerson Piano Tribute, the new work by Giuseppe "Sep" Sarno, takes shape.

Born during the lockdown and recorded in 2026, the project chooses a path that is as simple in its idea as it is challenging in its implementation. Emerson's works are deprived of the support of Hammond, Moog and group arrangements to be brought back to their original structure. The result is not a mere academic transcription, but an interpretative work that restores the compositional solidity of these pages and highlights how much the piano was the true creative heart of Emerson's writing.

The choice of songs crosses a large part of Emerson's musical universe. From "Take A Pebble" to "Trilogy", from "Tarkus" to "Close To Home", passing through "Fugue", "Inferno" and the famous reinterpretation of "Nutrocker", the album alternates lyrical moments and more virtuosic passages while always maintaining a strong sense of coherence. Alongside the classics of the ELP repertoire there is also "Creole Dance" by Alberto Ginastera, a tribute to one of the most important influences in the British keyboardist's training and a particularly significant choice within the project.

The most convincing aspect of the album lies precisely in the balance between respect and personality. Sep Sarno, with a training that includes studies with Vittorio Nocenzi and a long frequentation of the progressive environment, avoids any form of exhibitionism as an end in itself. The performance constantly puts the music at the center of the discourse, letting the architecture of the compositions and their intrinsic value emerge.

Those who only know the spectacular side of Emerson may be surprised by the amount of melodic nuances that emerge in this essential guise. The best-known pages acquire an almost chamber dimension, while the more complex passages highlight the extraordinary technical preparation required to tackle a repertoire of this level.

More than a simple tribute, The Keith Emerson Piano Tribute appears as an act of gratitude towards a musician who has left a deep mark in the history of progressive rock. A work made with competence, passion and cultural awareness, intended both for ELP admirers and for those who want to rediscover these compositions from a different, more intimate and collected perspective.


Tracklist

1.   Creole Dance (A. Ginastera)

2.   Trilogy (Emerson, Lake)

3.   Close To Home (Emerson)

4.   Fugue (Emerson)

5.   Take A Pebble (Lake)

6.   Inferno (Emerson)

7.   Tarkus (Emerson, Lake)

8.   Nutrocker (Fowley, Čajkovskij)


Credits

Artist: Giuseppe "Sep" Sarno
Title: The Keith Emerson Piano Tribute
Label: Ma.Ra.Cash Records
Production: Carmine Capasso
Graphics: Carmine Capasso
Mix & Mastering: Carmine Capasso
Cover photo: Rosanna Monaco
Registered: 2026
Distribution: Ma.Ra.Cash Records Limited Edition.

YOUTUBE CHANNEL

 

Something more about Giuseppe Sep Sarno 

Giuseppe "Sep" Sarno is a pianist and keyboardist of the Italian progressive scene trained under the guidance of Vittorio Nocenzi of Banco del Mutuo Soccorso. During his career he has collaborated with leading musicians of international rock and progressive, including Ian Paice, Alan Clark, Phil Palmer and Giorgio Fico Piazza. He played for a period in the historic The Trip, participating in the recordings of the album Now The Time Has Come, and collaborates regularly with Carmine Capasso and Giorgio Fico Piazza. Since 2022 he has been bringing the project The Keith Emerson Piano Solo Tribute to European stages, which earned him the prestigious Emersonology award in 2025, awarded by the official international fan club of Keith Emerson.








giovedì 15 ottobre 2026

Gli Yes riportano alla luce le sessioni di "Keys To Ascension" in una nuova edizione su vinile


 

Gli Yes riportano alla luce le sessioni di Keys To Ascension in una nuova edizione su vinile

 

Gli YES pubblicheranno Keys To Ascension: The Studio Recordings, una raccolta che riunisce per la prima volta in formato vinile tutto il materiale registrato in studio per Keys To Ascension (1996) e Keys To Ascension 2 (1997), i due volumi pubblicati separatamente a distanza di un anno l'uno dall'altro.

L'uscita è fissata per il 29 gennaio 2027 e rappresenta un'occasione importante per riscoprire una fase creativa che vide il ritorno della storica formazione composta da Jon Anderson, Steve Howe, Chris Squire, Alan White e Rick Wakeman. Si trattò delle prime registrazioni in studio di questo quintetto dai tempi di Tormato del 1978 e, allo stesso tempo, delle ultime realizzate da quella leggendaria line-up.

Le registrazioni nacquero nel periodo della reunion della formazione classica e vennero originariamente distribuite tra due album che mescolavano esibizioni dal vivo e nuovi brani in studio. Con questa nuova pubblicazione l'attenzione si concentra esclusivamente sul materiale inedito realizzato durante quelle sessioni, mettendo finalmente in risalto un repertorio che molti appassionati considerano l'ultimo grande capitolo creativo degli Yes storici.

Tra le composizioni incluse figurano alcune delle opere più ambiziose del gruppo in epoca moderna, come Be The One, Mind Drive e That, That Is, lunghe suite che recuperano lo spirito delle grandi avventure progressive degli anni Settanta senza rinunciare a una sensibilità contemporanea.

La nuova edizione sarà impreziosita da una veste grafica completamente rinnovata firmata da Roger Dean insieme al designer Michael Inns, mentre le note di copertina porteranno la firma di Jerry Ewing, nome ben noto ai lettori di Prog Magazine.

Tracklist

1.   Foot Prints

2.   Be The One (The One / Humankind / Skates)

3.   Mind Drive

4.   Bring Me To The Power

5.   Sign Language

6.   That, That Is (Togetherness / Crossfire / The Giving Things / That Is / All In All / How Did Heaven Begin / Agree To Agree)

7.   Children Of The Light (Children Of Light / Lifeline) 

Formazione

Jon Anderson – vocals

Steve Howe – guitars, vocals

Chris Squire – bass, vocals

Alan White – drums

Rick Wakeman – keyboards


A quasi trent'anni dalla loro realizzazione, queste incisioni tornano dunque disponibili in una veste destinata a fare la felicità dei collezionisti e degli appassionati di rock progressivo. Per molti fan rappresentano il punto d'incontro ideale tra la grande tradizione degli Yes classici e l'ultima stagione creativa di una formazione entrata definitivamente nella storia della musica.




Documenti del passato: Siouxsie And The Banshees / Nico



Gli show significativi del passato

Nico




Siouxsie And The Banshees






Top Rank, Cardiff, 15 ottobre 1978

“Se avessi una pistola vi sparerei” (Nico, costretta ad abbandonare il palco da una folla che non comprendeva il debito di Soiuxsie nei confronti dell’ex chanteuse dei Velvet Underground).

Da un racconto di Mark Paytress, giornalista britannico.

Non tutti i gruppi nati sulla scia dei Sex Pistols volevano suonare come loro, men che meno Siouxsie And The Banshees.
Presenti allo storico Punk Rock Festival del 1976, nell’autunno di due anni dopo avevano ormai surclassato la concorrenza proponendosi come il gruppo più vitale e iconoclasta in circolazione. Per i punk duri e puri i Banshees simboleggiavano al meglio il rifiuto di qualsiasi compromesso o “svendita” commerciale. La loro intelligenza, il loro suono spigoloso e austero li rendeva i portabandiera della nuova avanguardia post punk. Anche il pubblico pop si era accorto di loro grazie al successo del singolo d’esordio, Honk Kong Garden.

“Non avevano mezze misure”, dice un fan della prima ora come Phil Oakley degli Human League.


“Anche se le Slits li tallonavano da vicino, consideravo i Banshees il miglior gruppo al mondo. Il punk aveva rivitalizzato la cultura giovanile come non accadeva dai tempi d’oro degli hippie (che la mia generazione non aveva conosciuto). In più il punk sembrava avere ascendenze che giustificavano la mia ossessiva passione per i Velvet Underground e in particolar Nico, la cui discontinua carriera solistica aveva prodotti quattro album assolutamente unici. “Quando si venne a sapere che Nico, personaggio dall’aria minacciosa quanto la sua musica, sarebbe stata “ospite d’onore” della prima importante tournèe dei Banshees, trovai la cosa perfettamente sensata. Avevo diciannove anni ed ero certo che, quando il tour sarebbe arrivato a Cardiff (dove all’epoca studiavo), avrei assistito a uno spettacolo indimenticabile. E così, in un certo senso, fu. “Mi era già capitato di sentir fischiare Nico. Era accaduto nel 1974 quando avevo portato una copia di The Marble Index al circolo musicale della mia scuola. Ma l’accoglienza che ricevette a Cardiff fu ben altra cosa. Bastarono pochi secondi di profondi gorgheggi teutonici e cupe cadenze di harmonium perché la folla cominciasse a farle il verso. Dopo tre, quattro canzoni la pioggia di lattine, mozziconi di sigaretta e gomme da masticare (che le si attaccarono ai capelli e dovettero essere tolte con la forbice) resero inevitabile un’uscita di scena anticipata. Nemmeno Siouxsie riuscì a placare la folla. Grande fu la mia disillusione nel rendermi conto che, nonostante la retorica rivoluzionaria del punk, le forze della reazione erano sempre all’erta. Pochi minuti dopo mi ritrovai nei camerini insieme a un piccolo gruppo di fan choccati. Nico quasi non parlò. Un addetto alla sicurezza disse di averla vista iniettarsi eroina prima di andare in scena. Poi, sfoggiando un sorriso da ragazzina e dopo essersi guardata un po’ allo specchio, Nico cominciò a firmare autografi e posò per alcune foto insieme a noi. Un travestito di Swansea giurò che ce le avrebbe fatte avere, ma non seppi mai più nulla di lui/lei.
Naturalmente Siouxsie And The Banshees ottennero un successo strepitoso”.

Mark Paytress, spettatore.








mercoledì 14 ottobre 2026

Valerio Billeri e il mosaico di "Caos (Live)"

 


Ogni nuovo disco di Valerio Billeri che mi trovo ad ascoltare e raccontare aggiunge un tassello a un percorso artistico che continua a sorprendermi. Da tempo seguo il suo cammino discografico e, puntualmente, ogni uscita porta alla luce un dettaglio che forse era già presente nei lavori precedenti ma che solo ora emerge con maggiore evidenza. A volte è una sfumatura della scrittura, altre una particolare immagine narrativa, altre ancora la capacità di intrecciare ricordo e immaginazione fino a trasformare una canzone in un piccolo racconto sospeso tra realtà e visione. Con Caos (Live), realizzato insieme alla Banda de Vicolo der Bottino, questa sensazione si rinnova ancora una volta. Il disco raccoglie molte delle strade percorse negli anni da Billeri e le ricompone in un mosaico coerente e personale, dove passato e presente si incontrano continuamente.

Certe fotografie ingiallite conservano più memoria di un archivio perfettamente ordinato. Caos (Live) sembra nascere proprio da quella materia. Un insieme di ricordi, visioni e racconti raccolti lungo un percorso artistico che oggi trova una forma compiuta senza perdere il sapore dell'imprevisto.

Registrato tra gli Acme Studio di Ladispoli e il Teatro Trastevere di Roma, il disco raccoglie dieci brani che attraversano diverse stagioni della scrittura di Valerio Billeri. Non è semplicemente un album dal vivo, piuttosto un viaggio costruito seguendo una logica emotiva, dove ogni episodio sembra richiamare il successivo attraverso immagini che ritornano, si trasformano e assumono nuovi significati.

Fin dall'apertura con Caos si entra in un territorio dove la percezione si fa incerta e lascia spazio all'immaginazione. Con Electra il racconto si sposta verso una figura simbolica sospesa tra innocenza e scoperta. La giovane protagonista vive in una dimensione di passaggio, inconsapevole di ciò che la attende oltre la soglia, mentre sogno e realtà finiscono per sovrapporsi.

Nel corso dell'album la musica conserva un carattere profondamente umano e immediato. La chitarra elettrica di Damiano Minucci, il basso di Andrea Nebbiai e la batteria di Fabio Romani costruiscono un tessuto sonoro essenziale ma ricco di sfumature, lasciando respirare le composizioni senza sovraccaricarle. La dimensione live restituisce spontaneità e coesione, qualità che diventano parte integrante dell'ascolto.

Particolarmente interessante risulta l'inserimento dei sonetti di Giuseppe Gioachino Belli, "Er tempo cattivo" ed "Er cimiterio de la morte", che ampliano ulteriormente l'orizzonte narrativo dell'opera. Allo stesso modo trova spazio una rilettura di Summer on a Solitary Beach di Franco Battiato e Giusto Pio, presenza tutt'altro che casuale in un album che sembra vivere costantemente tra memoria, evocazione e stratificazione temporale.

L'impressione finale è quella di un lavoro che procede per suggestioni più che per affermazioni dirette. I personaggi, i paesaggi e le presenze che popolano queste canzoni sembrano muoversi in una dimensione parallela nella quale ricordi, sogni e intuizioni convivono naturalmente. È proprio questa continua oscillazione tra ciò che appare e ciò che sfugge a rendere Caos (Live) un ascolto capace di lasciare tracce anche dopo che l'ultima nota si è dissolta. Un album da attraversare lentamente, lasciandosi guidare dalle immagini che emergono lungo il percorso.

Tracklist

1.   Caos

2.   Electra

3.   Er tempo cattivo / Er cimiterio de la morte

4.   Canto del gallo

5.   Verso sud

6.   Luce d'agosto

7.   Summer on a Solitary Beach (Franco Battiato - Giusto Pio)

8.   I parafurmini

9.   Prima di casa

10.   Resta sveglia

Crediti

Valerio Billeri & Banda de Vicolo der Bottino

Valerio Billeri - voce, chitarra acustica, testi e musiche dei brani 1, 2, 4, 5, 6, 9 e 10

Damiano Minucci - chitarra elettrica, missaggio

Andrea Nebbiai - basso

Fabio Romani - batteria

 

Brani 3 e 8 su testi di Giuseppe Gioachino Belli e musiche di Valerio Billeri.

Brano 7,"Summer on a Solitary Beach", scritto da Franco Battiato e Giusto Pio. 

Registrato dal vivo nel marzo 2026 presso gli Acme Studio di Ladispoli e il Teatro Trastevere di Roma. Tecnici del suono e registrazione Sergio Tanzilli, Paolo Rossi, Roberto Serpillo e Francesco Pastore. Pubblicato da Moonlight Records e distribuito da IRD.