lunedì 5 dicembre 2022

The Dennisons, i Beatles mancati...


The Dennisons fu una band inglese di Merseybeat, comparsa sulla scena di Liverpool all'inizio degli anni '60. 

Fu un gruppo molto popolare all’epoca, tanto che molti “esperti” del settore si convinsero che sarebbe arrivato al top, visto che il loro impatto al Cavern si poteva paragonare a quello suscitato dai Beatles.

Le case discografiche captarono la loro capacità di attirare le folle giovanili di Liverpool, così come capitava ai più famosi futuri baronetti, e così la Decca si affrettò a far firmare loro un contratto, pubblicando il loro disco di debutto, nel luglio 1963, “(Come On) Be My Girl(https://www.youtube.com/watch?v=VEJr2h7SJ3Y), una canzone di cui erano autori.



Nel lato B trovò spazio la loro versione della canzone di Rufus Thomas “Walkin' The Dog” (https://www.youtube.com/watch?v=-FeDVjrFRyU).

Un'altra canzone autoprodotta fu “You Don't Know What Love Is” (https://youtu.be/sj1isMYYkbM), scritta per loro da Ben E. King mentre erano insieme in tour, e con quella raggiunsero il numero 36 nelle classifiche del momento.

Il loro ultimo singolo, "Nobody Like My Babe"(https://www.youtube.com/watch?v=4Mfx-1gVCt4), fu pubblicato nel novembre 1964, e sebbene fosse molto commerciale, non entrò in classifica.

Il gruppo si sciolse nel 1966 e il batterista Clive Hornby diventò un attore con molta visibilità, visto che la sua presenza in televisione era pressoché settimanale all’interno della soap televisiva britannica "Emmerdale", dove interpretava la parte di Jack Sugden, e così continuò fino alla sua morte prematura.

Clive Hornby 

Restano una grande promessa come si evince dalle parole di Bob Wooler - presentatore e DJ al Cavern Club -, che nel 1963 dichiarò: "I Dennisons hanno creato il più grande impatto a Liverpool dai tempi dei Beatles."


Line up:

Clive Hornby – batteria (1961–1967; morto nel 2008)

Steve McLaren – chitarra solista e cori (1961–1967; morto nel 2007)

Ray Scragg – chitarra ritmica e voce (1961–1967; morto nel 2001)

Eddie Parry – voce (1961–1965; morto nel 1995)

Alan Willis – basso (1961–1962)

Terry "Tex" Carson – basso (1962–1967; morto nel 1991)


Pubblicità del Cavern estratta dal giornale “Mersey Beat”



sabato 3 dicembre 2022

The Who, 3 dicembre 1979: l’incidente mortale


The Who, 3 dicembre 1979: l’incidente mortale


Il fattaccio avvenne il 3 dicembre 1979, giorno in cui gli Who si esibirono al Riverfront Coliseum di Cincinnati (ora noto come Heritage Bank Center) sito in Ohio: nell’occasione, il movimento scomposto di una miriade di spettatori posizionata fuori dalle porte d'ingresso causò la morte di 11 persone.

Gli Who erano nel bel mezzo della tappa statunitense del loro tour mondiale, che iniziò a settembre e prevedeva un totale di sette date divise tra il Capitol Theatre di Passaic, New Jersey e il Madison Square Garden di New York City. La band si prese quindi un po’ di tempo libero e ricominciò il tour il 30 novembre all'auditorium del Detroit Masonic Temple.

Il concerto di Cincinnati fu il terzo spettacolo proposto in quella sezione di tour, e seguì quello alla Pittsburgh Civic Arena realizzato la sera prima.

Fu fu un tutto esaurito, con 18.348 biglietti venduti, la maggior parte dei quali - 14.770 - erano ticket d'ingresso generici, quindi non numerati/assegnati.

Poche ore prima dello spettacolo una folla numerosa si era già radunata fuori dall'arena e alle 19 erano presenti circa 7.000 persone.

L'ingresso avveniva attraverso una serie di porte posizionate lungo tutta la parte anteriore dell'arena, così come era possibile entrare da alcune porte piazzate su ciascun lato. La folla si concentrò nei vari punti di accesso che però non furono aperti all'ora prevista, facendo sì che la gente diventasse sempre più agitata e impaziente.

Quel giorno gli Who intrapresero un soundcheck tardivo. Parte dei presenti in coda lo sentirono ed erroneamente credettero che il concerto fosse già iniziato. Alcuni, posti nella parte posteriore, iniziarono a spingere, ma l’azione terminò presto, quando ci si rese conto che non era possibile entrare e che il concerto non era ancora iniziato.

Il pubblico era stato originariamente informato da una stazione radio che i possessori di biglietti generigi, non abbinati a posizioni assegnate (i GA), sarebbero stati ammessi alle 15:00 e quindi alle 17:00 si era formata una folla considerevole. Anche se ci si aspettava che tutte le porte venissero aperte contemporaneamente, ciò accadde solo con un paio di esse - all'estrema destra dell'ingresso principale. Mentre il pubblico entrava nello stadio attraverso queste due entrate, coloro che aspettavano davanti a tutte le altre ricominciarono a spingere in avanti. Dopo un breve periodo di attesa, bussando alle porte e al vetro accanto, i presenti presunsero che nessuno degli accessi rimanenti sarebbe stato aperto.

Alle 19:15 circa iniziò il vero problema.

Rapporti contrastanti suggerirono che i concertisti potessero sentire distintamente il soundcheck, o forse la colonna sonora del film “Quadrophenia”, ma qualunque fosse la percezione, la folla pensò che gli Who fossero sul palco in anticipo rispetto al previsto. A quel punto tutti si misero a spingere verso le due porte che erano state aperte e ciò provocò il calpestamento di tanti, causando molti feriti gravi. Undici di questi non furono in grado di sfuggire alla massa densa che spingeva verso di loro e morirono per asfissia.

Il concerto continuò come previsto, con i membri della band che non raccontarono della tragedia fino alla fine della loro esibizione.

La notte seguente, un lungo resoconto del fattaccio andò in onda sul CBS Evening News, con la trattazione della connessione tra violenza e concerti rock.

Pete Townshend fu intervistato dalla corrispondente di CBS News, Martha Teichner, che si spinse al confronto tra le reazioni della folla ai concerti e quelle che avvengono nel corso dei match di calcio e boxe, definendoli tutti "eventi ad alta energia".

La notte successiva, nel corso del concerto di Buffalo, Roger Daltrey, rivolgendosi alla folla disse: "Abbiamo perso molti componenti della nostra famiglia ieri sera. Questo spettacolo è dedicato a loro.”



Conseguenze 

A Providence, Rhode Island, il sindaco Vincent A. Cianci annullò una performance programmata al Civic Center della città nello stesso mese.  Questo nonostante fossero previsti posti a sedere assegnati. Trentatré anni dopo, la band tornò a Providence per onorare l’impegno mancato del 1979.

Le famiglie delle vittime citarono in giudizio la band, il servizio di promozione concerti Electric Factory Concerts e la città di Cincinnati. La class action presentata per conto di dieci entità fu risolta nel 1983, assegnando a ciascuna delle famiglie di ogni defunto circa 150.000 dollari. La famiglia di Peter Bowes optò per non partecipare alla class action e concordò un importo che non venne mai divulgato. Circa 750.000 dollari furono divisi tra i 26 feriti.  La città di Cincinnati impose, a partire dal 27 dicembre 1979 e per i successivi 25 anni, il divieto utilizzare ticket di entrata per “posti a sedere non assegnati”, salvo piccole eccezioni.


Le undici persone che morirono nella ressa furono:


Walter Adams Jr., 22 anni, Trotwood

Peter Bowes, 18 anni, Wyoming, Ohio

Connie Sue Burns, 21 anni, Miamisburg

Jacqueline Eckerle, 15 anni, Finneytown

David Heck, 19 anni, Highland Heights, Kentucky

Teva Rae Ladd, 27 anni, Newtown

Karen Morrison, 15 anni, Finneytown

Stephan Preston, 19 anni, Finneytown

Philip Snyder, 20 anni, Franklin

Bryan Wagner, 17 anni, Fort Thomas, Kentucky

James Warmoth, 21 anni, Franklin

 

L'incidente è stato oggetto di un libro, “Are The Kids All Right? The Rock Generation And Its Hidden Death Wish”, così come un episodio della seconda stagione di “WKRP in Cincinnati” chiamato "In Concert". Ha anche ispirato scene del film “Pink Floyd-The Wall”, la cui prima del 1982 vide la partecipazione di Pete Townshend.

Nel 2004 la città di Cincinnati ha definitivamente abrogato il divieto di utilizzare posti a sedere non assegnati, due anni dopo aver temporaneamente fatto un'eccezione per un concerto di Bruce Springsteen. L'obiettivo di revocare il divieto era ovviamente quello di attirare altri grandi artisti. Tuttavia, la città ora impone che ci siano nove piedi quadrati a persona in ogni luogo e il numero di biglietti venduti per ogni evento viene regolato di conseguenza.

Paul Wertheimer, il primo Public Information Officer della città al momento della tragedia, ha continuato a far parte di una task force sul controllo della folla, e in seguito ha fondato Crowd Management Strategies nel 1992, una società di consulenza specifica con sede a Los Angeles.

Nel 2009, trent'anni dopo la tragedia, la stazione rock WEBN/102.7 ha pubblicato una retrospettiva sull'evento, includendo clip provenienti da notizie pubblicate nel 1979.

Ogni primo sabato di dicembre, i musicisti locali si esibiscono al P.E.M. Memorial, creato nell'agosto 2010 per commemorare la vita di coloro che sono tragicamente morti in attesa dell'ingresso al concerto.

Nel 2014, i Pearl Jam hanno suonato in città e hanno ricordato la tragedia, dedicando alle vittime di quel giorno una cover di "The Real Me" degli Who (https://www.youtube.com/watch?v=MmQBFMB-8W0).

Anche loro vissero una tragedia simile nel 2000, quando nove persone morirono nella ressa durante il loro concerto al Roskilde Festival.

Alla vigilia del 35° anniversario dell’accaduto, il sindaco di Cincinnati John Cranley, sotto la spinta di un comitato composto da tre sopravvissuti al concerto e da un membro della famiglia della vittima Teva Ladd, decise l’inserimento di una targa commemorativa sul luogo della tragedia, cerimonia avvenuta il 3 dicembre 2015.


Il 4 dicembre 2019, 40 anni dopo la tragedia, gli Who hanno annunciato che si sarebbero esibiti a Cincinnati per la prima volta dopo gli avvenimenti del 1979. Lo spettacolo era previsto per il 23 aprile 2020 alla BB&T Arena della Northern Kentucky University, che si trova a pochi chilometri da dove si svolse il loro concerto nel 1979. Tuttavia, è stato riprogrammato per una data non specificata a causa della pandemia di COVID-19.

Pete Townshend ha detto in un documentario andato in onda nell'anniversario della tragedia: "Dobbiamo tornare a Cincinnati, e lo faremo appena possibile. Sarebbe un'occasione gioiosa per noi, e una cosa curativa”.

Townshend ha anche recentemente detto di essersi pentito del fatto che la band, quel giorno, non fosse rimasta a piangere sul posto, la notte della tragedia, aggiungendo: "Non ci siamo perdonati. Avremmo dovuto rimanere.”

 

Questa la scaletta del concerto:

Substitute

I Can't Explain

Baba O'Riley

The Punk and the Godfather

My Wife

Sister Disco

Behind Blue Eyes

Music Must Change

Drowned

Who Are You

5:15

Pinball Wizard

See Me, Feel Me

Long Live Rock

My Generation

I Can See for Miles

Sparks

Won't Get Fooled Again

Encore:

Summertime Blues

The Real Me







venerdì 2 dicembre 2022

PREFAZIONE AL LIBRO "Racconti e schegge di Acqua Fragile-L'intensa vita di Gino Campanini", in uscita il 3 dicembre


PREFAZIONE AL LIBRO

"Racconti e schegge di Acqua Fragile-L'intensa vita di Gino Campanini"

In uscita il 3 dicembre


Nel 2013, in occasione del VOX 40 organizzato da Bernardo Lanzetti per celebrare i suoi quarant’anni di carriera, ho conosciuto personalmente tutti gli ex componenti dell’Acqua Fragile. Eravamo a Parma, Teatro al Parco.

Mentre dal palco riempivo un “buco” dello spettacolo con un’intervista alla ex band, uno degli antichi protagonisti di A.F. si muoveva in modo atipico, saltellando tra le varie posizioni, forse infastidito dalle tante presenze, magari preoccupato da un così profondo bagno nel passato, decisamente a disagio, almeno nella mia percezione delle cose. Era Gino Campanini, il primo chitarrista, se non sbaglio arrivato in quell’occasione appositamente dalla Thailandia, dove risiede, e quindi una presenza pesante.

Non suonò Gino in quella occasione, ma rimanemmo in contatto e in un periodo successivo approfondii con lui attraverso un’intervista via mail che propongo a seguire.

Ma non basta. A un certo punto Gino prese coraggio e mi propose un suo scritto focalizzato sulla sua vicenda personale, sulla sua vita e gli accadimenti non certo banali.

Non mi chiese direttamente di occuparmene, soltanto di leggerlo, e ancora oggi non sono certo della sua fiducia nei miei confronti in qualità di scribacchino!

Tis is mai laif-Passioni e dolori di un rocker di periferia” - è questo il titolo - era ancora da definire, ma col passare del tempo Campanini è arrivato ad un punto fermo, e il racconto di settant’anni di vita appare oggi un malloppo decisamente consistente.

Io ho fatto da filtro, modellando tutto il possibile, ma cercando di lasciare inalterata l’anima del racconto e anche il linguaggio tipico dell’epoca e delle zone in cui Gino ha vissuto. Ne emerge un quadro incredibile che, partendo da metà anni ’60, arriva ai giorni nostri.

La musica, gli eccessi, la vita difficile a volte fatta di stenti, un’esistenza a cavallo tra l’estrema libertà contrapposta a qualche dipendenza, a tratti dalle droghe, quasi sempre dal sesso.

Parma e la sua provincia e poi il Sud Est Asiatico, porzione di mondo ideale per Campanini, quella in cui decide di passare il resto della vita.

Il racconto è divertente, amaro, doloroso, inquietante, didattico… c’è tutto in questo quadretto disegnato dal talentuoso Gino Campanini, uno che ha suonato sullo stesso palco dei Rolling Stones, mica bruscolini!

Ma l’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela scappare e allora, in pieno accordo col mio secondo compagno di viaggio, Andrea Pintelli (anche lui parmense), ho pensato di inserire il materiale utile a rivivere le vicende di Acqua Fragile, band prog nata nei primi anni ’70 e tutt’ora in attività con nuovi progetti, e quindi non mancano immagini, interviste e biografie di un gruppo iconico, penalizzato all’epoca da quello che avrebbe dovuto essere un pregio, il sapiente cantato in lingua inglese.

Bernardo Lanzetti, per storia/curriculum/competenze/visibilità, è il simbolo della band - la mente, il leader - ma in questo contenitore, nato grazie allo spunto di Gino Campanini, c’è spazio per saperne un po’ di più, molto di più, attraverso le parole degli altri storici componenti della band.

Non aggiungo altro, se non che il terzo compagno di viaggio e Angelo De Negri, autore di tutta la grafica e l’impaginazione.

E ora non resta che addentrarsi nella lettura, le vicende di Gino tolgono a tratti il fiato!

Athos Enrile



 

giovedì 1 dicembre 2022

Christine McVie dei Fleetwood Mac ci ha lasciato dopo una breve malattia all'età di 79 anni

 


Christine McVie dei Fleetwood Mac ci ha lasciato dopo una breve malattia all'età di 79 anni.

 

Christine si è spenta serenamente in ospedale mercoledì 30 novembre circondata dalla sua famiglia, che ha chiesto gentilmente di rispettare la privacy in un momento estremamente doloroso, aggiungendo: “Vorremmo che tutti conservassero Christine nei loro cuori e ricordassero la vita di un incredibile essere umano e di una musicista venerata che è stata amata universalmente.”

I Fleetwood Mac, rock band anglo-americana fondata a Londra nel 1967, ha venduto più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo, diventando uno dei gruppi di maggior successo di sempre.

La band ha reso omaggio alla McVie in una dichiarazione congiunta, mercoledì sera dopo la notizia della sua morte. "Non ci sono parole per descrivere la nostra tristezza per la scomparsa di Christine McVie. Era davvero unica nel suo genere, speciale e talentuosa oltre misura. Era la migliore musicista che chiunque potesse sognare di avere nella propria band e la migliore amica che chiunque potesse sperare di trovare nella propria vita. Siamo stati fortunati a poter condividere una vita con lei. Individualmente e insieme, la abbiamo amata profondamente e le siamo grati per i fantastici ricordi che ci uniscono. Ci mancherà molto".

Nonostante una storia tumultuosa, i Fleetwood Mac sono diventati una delle rock band più conosciute degli anni ‘70 e ‘80, gruppo composto da Mick Fleetwood, Christine e John McVie, Lindsey Buckingham e Stevie Nicks.

McVie, nata nel 1943 nel villaggio di Bouth, nel Lake District, era originariamente conosciuta come Christine Perfect, il suo nome da nubile. Iniziò con la band blues Chicken Shack che conobbe il successo con una cover di “I'd Rather Go Blind”, di Etta James, con McVie alla voce. Dopo aver sposato John McVie nel 1968, lasciò la band un anno dopo e si unì ai Fleetwood Mac nel 1970.

Dopo molti cambiamenti nella formazione, nel 1974 si unirono Nicks e Buckingham, un'era che McVie definì "piuttosto sensazionale" aggiungendo: “Abbiamo avuto i nostri combattimenti qua e là, ma non c'era niente come la musica o l’energia che mettevamo sul palco che potesse tenerci legati. Non stavamo facendo nulla in Gran Bretagna, quindi siamo scesi in America e siamo caduti in questa enorme odissea musicale".

Il loro album omonimo del 1975 conteneva successi scritti da McVie: “Over My Head e “Say YouLove Me”.

Christine e John McVie divorziarono nel 1976, ma rimasero amici e mantennero un rapporto di lavoro.

Rumors”, pubblicato nel 1977, divenne uno degli album più venduti di tutti i tempi e includeva successi come “Second Hand News” e “You Make Loving Fun”. Oltre a diversi brani multiplatino, il disco ha venduto più di 40 milioni di copie in tutto il mondo.

Parlando di quel periodo McVie ha recentemente dichiarato al Guardian: "Ci stavamo divertendo molto e ci sembrava incredibile che stessimo scrivendo quelle canzoni".

L'album è stato etichettato come "pop" e ha preso il nome e i temi dalle molteplici e turbolente rotture all'interno della band, dove era usuale l’utilizzo di stupefacenti: "Le sessioni di registrazione finivano ogni sera come un cocktail party, con persone ovunque.”

McVie pubblicò anche alcuni album da solista, il secondo dei quali, “Christine McVie” del 1984, conteneva i successi “Got a Hold on Me” e “Love Will Show Us How”.

In seguito, sposò il musicista Eddy Quintella, che scrisse con lei alcune canzoni, tra cui “Little Lies”, dall'album “Tango in the Night” dei Fleetwood Mac. Hanno poi divorziato nel 2003.

Nel 1998 si prese una pausa dalla band: "Volevo solo assaporare la vita nella campagna inglese, senza dover andare in giro per strada", e allora mi sono trasferita nel Kent, godendo del fatto che potevo camminare senza essere riconosciuta; poi, naturalmente, ho iniziato a sentirne la mancanza del privilegio della visibilità".

Nel 2014 fa il suo ritorno nei F.M. andando in tour con la band.

McVie ha anche registrato un album con Buckingham nel 2017, chiamato “Lindsey BuckinghamChristine McVie”.

La morte di McVie arriva due anni dopo quella del co-fondatore dei Fleetwood Mac, Peter Green, arrivata all'età di 73 anni.

I tributi si sono riversati online dall'interno dell'industria musicale. La band statunitense Haim, la cui canzone “Hallelujah” è stata citata da Nicks nel suo tributo a McVie, ha scritto: "La sorellanza che Stevie e Christine avevano era vitale per noi che crescevamo. Vedere due donne forti sostenersi a vicenda nella nostra band preferita ha avuto un impatto enorme su di noi per tutta la vita".





Carlo Aonzo alla Ubik di Savona per presentazione del progetto "Classical Mandolin solos": il commento e il video musicale

Il 30 novembre Carlo Aonzo ha presentato alla Ubik di Savona il suo nuovo progetto denominato "Classical Mandolin solos" - (Hal Leonard), 20 brani a solo mandolino revisionati ed eseguiti in ordine di difficoltà: dagli esercizi di Giuseppe Branzoli fino a brani da concerto completi che richiedono avanzata tecnica mandolinistica.

Per chi fosse lontano dalla musica, ma interessato alla cultura musicale e oltre, ecco un’immagine di Carlo Aonzo estrapolata dal comunicato stampa:

Carlo Aonzo, famosissimo mandolinista, ha collaborato con prestigiose istituzioni di tutto il mondo. Concertista, ricercatore, docente, fondatore e Direttore dell’Accademia Internazionale Italiana di Mandolino; vanta un’ampia discografia sia in ambito classico che in diversi altri generi musicali. Annovera numerose partecipazioni in trasmissioni radiofoniche e televisive nazionali italiane e straniere.

È sempre più difficile incontrare Carlo nella sua Savona, essendo ormai in perenne movimento da una parte all’altra del mondo per portare il verbo della buona musica attraverso lo strumento di famiglia, il mandolino.

Divulgatore, ricercatore, strumentista di livello internazionale, conduce un incessante lavoro teso al coinvolgimento e alla trasmissione di cultura e tradizioni.

Pubblico interessato e book molto specifico, sicuramente per addetti ai lavori, ma la capacità didattica e la visione a lungo raggio di Carlo produce meraviglie e, senza prendere ad esempio i suoi insegnamenti “stranieri”, esiste un efficacie modello cittadino che risale al 2008, quella settimana settembrina dedicata al mandolino che ha dato enormi soddisfazioni ai partecipanti e che è stata ricordata anche in questa occasione.

Il volume, per sua costituzione, si identifica nei vari passaggi con differenti periodi di vita vissuta e si è prestato quindi per ricordare gli albori di una storia nata in una famiglia caratterizzata dalla sapiente e confortante figura di Pino Aonzo, il padre di Carlo, il primo esempio musicale, portatore di una sana filosofia musicale divenuta faro della vita, basata sul fatto che non esiste buona o cattiva musica, ma solo quella suonata bene o male. Da qui le “aperture” di Carlo Aonzo, a suo agio in qualsiasi ambito - non solo quello classico che gli è certo più consono - ma anche nel rock, come testimoniato nel video a seguire.

Da qui una valanga di aneddoti, tra il “vecchio e il nuovo”, episodi divenuti leggenda, immagini reali che mettono in rilevo una delle figure musicali massime del nostro paese.

Al tirar delle somme, come prevedibile, è stata questa l’occasione per ripercorrere la vita musicale e personale di un musicista che ha fatto della divulgazione del mandolino una ragione di vita, dai primi passi ai giorni nostri, passando per un DNA famigliare che permette di individuare nella “storia degli Aonzo” un esempio da seguire e un vanto per la città di Savona.

Ma ascoltiamo la sua mini-performance…




mercoledì 30 novembre 2022

Manassas negli Studi di Radio Brema


Beat-Workshop con Manassas negli Studi di Radio Brema

 Germania, 8 giugno 1972

 

I Manassas sono stati un gruppo rock statunitense formato da Stephen Stills nel 1971. Prevalentemente un veicolo per la musica di Stills, la band pubblicò due album: “Manassas”, del 1972 e “Down the Road” del 1973.

La band si sciolse nell'ottobre 1973.



I Manassas si formarono nell'autunno del 1971, dopo il tour di concerti di Stills per supportare il suo secondo album “Stephen Stills 2” (1971), il suo primo completato dopo l'acrimonioso scioglimento del 1970 di Crosby, Stills, Nash & Young (CSNY), e non fu ben accolto dalla critica.

Dopo un incontro casuale con il cantante/polistrumentista dei Flying Burrito Brothers Chris Hillman a Cleveland, dove il programma del tour di Stills si incrociava con quello dei Burritos – una band che, alla fine del 1971, aveva subito molteplici cambiamenti di personale ed era in difficoltà finanziarie – Stills vide l'opportunità di cambiare la sua direzione artistica.

Successivamente contattò Hillman, chiedendogli, insieme al chitarrista dei Burritos Al Perkins e al violinista Byron Berline, di unirsi a lui a Miami ai Criteria Studios per suonare. Stills invitò anche diversi membri della sua band in tour (il batterista Dallas Taylor, il bassista Calvin "Fuzzy" Samuels, il tastierista Paul Harris e il cantante/percussionista Joe Lala) a suonare alla sessione.

  

Cliccare per fruire dell’intero concerto




martedì 29 novembre 2022

Mauro Martello-Sezione Frenante-"“Prigioniero di visioni”


Il disco di cui mi appresto a scrivere si intitola “Prigioniero di visioni”, e a proporlo è Mauro Martello-Sezione Frenante.

Per arrivare subito al punto propongo un po' di storia che riguarda i protagonisti dell’album:

Mauro Martello

Sezione Frenante

 

Inizio col presentare il pensiero di Martello che sintetizza così il nuovo progetto:

Il disco comprende nove tracce di cui una strumentale. I testi si ispirano a racconti di Guy de Maupassant e di Edgar Allan Poe. Di questi autori sono state scelte le opere più legate al mistero, al fantastico e alla follia.  Il progetto non è teso a realizzare una trasposizione musicale di lavori letterari. Si tratta piuttosto di una evocazione di atmosfere e suggestioni influenzate dalla lettura delle opere di questi autori. La musica è legata alla corrente del “progressive rock”. I brani, sempre slegati dalla tradizionale forma musicale della canzone, sono caratterizzati dal largo uso di sequenze melodiche, spesso di largo respiro e da frequenti momenti contrappuntistici. Numerosi i riferimenti a particolari forme della musica classica come, ad esempio, il canone. La vocalità si caratterizza per l’ampia estensione nel registro baritonale. I brani “Ligeia” e “Prigioniero di visioni” sono cantati da Lino Vairetti, voce solista e fondatore degli Osanna. Il brano strumentale è un omaggio a Ian Anderson, storico flautista dei Jethro Tull. Si tratta di una rielaborazione di una bourrée settecentesca rivisitata secondo lo schema della famosa “Bourée” dei Jethro Tull.

Il mistero, il fantastico e la follia a cui si accenna nell’introduzione si avvertono, quasi a pelle, nel corso dell’ascolto. Ci sono sufficienti informazioni oggettive, tante da poter entrare agevolmente all’interno di un progetto molto specifico, che unisce atmosfere tipiche di un certo prog ad una classicità frutto del DNA dei musicisti.

L’amore per i Jethro Tull è palese ma non vincolante, e anche il tributo fornito attraverso uno dei brani più celebri della Ian Andrson’s band - Bourée - viene completamente rivisitato, al contrario di quanto accade con chi normalmente propone quel pezzo, cercando la sovrapposizione assoluta.

Rileggere certe storie del passato cercando la contaminazione delle opere letterarie dell’800 obbliga musicisti e ascoltatori ad imboccare un sentiero fatto di elementi acustici, di situazioni auliche, di sacralità sparsa, e le trame rock si sposano con la tradizione e la cultura popolare.

Prigioniero di visioniappare la sintesi perfetta del significato di rock progressivo aggrappato alla tradizione tipicamente italiana, un mantenimento dei canoni irrinunciabili del genere a cui si aggiunge la contaminazione folk e melodica, potendo contare su skills strumentistiche di grande rilievo e sulla padronanza assoluta della “materia”.

Lino Vairetti interviene in un paio di episodi - “Ligeia” e sulla title track - e, ovviamente, impreziosisce il disco con il suo timbro vocale e con la sua capacità di “leggere” le linee guida - non solo in ambito prog -, ma l’album, questo album, non può essere suddiviso in scomparti sonori ed episodi, giacché il profumo che rimane alla fine dell’ascolto ha qualcosa di totalizzante, che prescinde il gradimento della singola traccia.

È questo un disco che si avvicina particolarmente ai miei personali gusti progressive, con frequenti cambi di tempo e mood, con la miscela folk- rock che prediligo, con la ricerca colta non fine a sé stessa ma proiettata verso un messaggio per il quotidiano, e non viene meno, quindi, l’elemento didascalico e didattico.

Ma non occorre essere un discepolo del prog per poter assaporare “Prigioniero di visioni”, la trasversalità mi pare una caratteristica importante del progetto, a patto che regni la curiosità e l’apertura mentale del fruitore.

Spero a questo punto di aver incuriosito a sufficienza il lettore, e per i propositi dell’autore e per l’ascolto dell’album (track by track) rimando al seguente link, consigliando vivamente la musica di Mauro Martello e Sezione Frenante:


Mauro Martello/Sezione Frenante: l'ascolto e le storie dell'album "Prigioniero di visioni"

 


Crediti

MAURO MARTELLO: lyrics author and music composer

LINO VAIRETTI: voice in “Ligeia” and “Prigioniero di visioni”

 

SEZIONE FRENANTE:

Mauro Martello: flute, sax, duduk

Luciano Degli Alimari: voice

Antonio Zullo: guitars

Mirco De Marchi: Keyboards

Sandro Bellemo: bass

Alessandro Casagrande: drums and percussion 

Pierluigi “Gigi” Campalto: recording and editing

Federico Pelle: mixing and mastering

Marzia Rocchi: cover and inside artwork

Antonio Zullo: graphic project

Recorded and edited at “Il Passo Studio” Campalto VE

Mixed and mastered at “Basament Studio” Vicenza VI

Produced by Ma.Ra.Cash Records

Distributed by Self Distribuzione Srl




Mauro Martello/Sezione Frenante: l'ascolto e le storie dell'album "Prigioniero di visioni"

 


Le storie fornite dagli autori e l'ascolto... cliccare sui titoli...


1.      ILCUORE RIVELATORE (da Edgar Allan Poe)

Due uomini, uno giovane e l’altro anziano, condividevano un appartamento. L’uomo giovane era affezionato al suo anziano amico ma era ossessionato da uno dei suoi occhi, di un pallido azzurro, per lui simile a quello di un avvoltoio… Sarà il battiti del cuore della vittima che il giovane assassino crede di udire a far confessare il delitto in un travolgente crescendo di emozioni.

Dopo una energica introduzione, il flauto dà il via ad un canone a tre voci (flauto, chitarra1, chitarra2) seguito da un ponte che lancia la parte cantata. Dopo uno stop improvviso  viene proposto un nuovo canone a due voci (pianoforte e flauto) sostenuto armonicamente dal basso. La chitarra elettrica introduce il basso fino alla riproposizione del tema del canone iniziale, riproposto ad una sola voce. Un nuovo canone atre voci (flauto1, chitarra, flauto2) porta alla coda costituita dal tema del primo canone suonato all’unisono flauto-chitarra.

 

2.      LA MASCHERA DELLA MORTE ROSSA (da Edgar Allan Poe)

Una terribile pestilenza, la Morte Rossa, sta devastando una contrada e il principe Prospero, uomo di animo felice e temerario, si rende conto che le sue terre sono spopolate (molti sono morti a causa della pestilenza, oppure sono semplicemente fuggiti per evitare il contagio). L'uomo allora decide di ritirarsi insieme ad un migliaio di amici e cortigiani nel suo palazzo, così da evitare di contrarre il morbo. All'interno dell'edificio gli occupanti trascorrono gioiosamente le giornate, con danze e giullari. La Morte Rossa troverà comunque il modo di irrompere nel palazzo e di compiere la sua missione di morte.

 L’introduzione strumentale, caratterizzata da un respiro hard rock, conduce presto ad una serie di momenti tematici in ritmi composti. Il ritorno dal 4/4 lancia la prima parte cantata ad un ritmo sostenuto. Segue un momento molto lirico del flauto sorretto dalla tastiera con archi campionati. La seconda parte cantata, viene interrotta da un breve tema, caratterizzato da evocazioni  ”celtiche” seguito dalla riproposizione del tema  in ritmo composto già presentato  nella prima parte.


3.      LIGEIA (da Edgar Allan Poe)

Il narratore inizia il suo racconto sforzandosi di ricordare come e quando conobbe la sua amatissima e defunta moglie Ligeia, senza però riuscirci. Forse perché sono passati anni, forse perché il dolore gli ha fiaccato la memoria, o forse ancora perché l'immensa grazia, la bellezza, l'intelligenza e la straordinaria erudizione della donna gli sono penetrate nel cuore così nel profondo da dimorarvi in modo così tanto ignoto e inaccessibile. Alla fine del racconto, come in una visione, come in un incubo sconvolgente, Ligeia apparirà ancora agli occhi del narratore

 Il recitato iniziale (affidato a Lino Vairetti che canta l’intero brano) si sviluppa nel tema affidato alla chitarra elettrica in contrappunto con il basso e con interventi del glockenspiel a colorare la melodia. La prima parte cantata vede il contrappunto della chitarra acustica che ripete il tema precedentemente e esposto dalla chitarra elettrica. Il brano procede poi con una citazione dal Trio op 100 di Franz Schubert, su cui è inserito il canto. Un cambio improvviso di ritmo sostiene un intervento del flauto che lancia una lirica melodia eseguita dalla chitarra elettrica. Il breve finale è affidato alla voce.


4.      L’ALBERGO (da Guy de Maupassant)

Durante il periodo delle grosse nevicate, solamente due persone rimarranno a controllare l’albergo che rimarrà isolato sulla montagna per molti mesi. Tutto sembra procedere tranquillo tra il freddo e la monotonia della montagna. Ma ben presto la permanenza assume dei risvolti molto particolari. Uno dei due uomini oscirà per una battuta di caccia e non farà più ritorno. L’altro custode, rimasto solo con il cane vivrà un’esperienza sconvolgente che lo condurrà alla pazzia.

L’introduzione è affidata ad un bordone prodotto dalla tastiera, sul quale il flauto esegue alcuni passaggi che sfociano su un tema strumentale in 7/4 sottolineato da forti accenti del basso e della batteria. Dopo un passaggio in 6/4, un breve momento “free” lancia il riff che sostiene il canto. La ripresa del passaggio in 6/4, questa volta cantato precede la lunga coda strumentale su cui la chitarra elettrica esegue alcuni momenti tematici che sottolineano il ritmo.


5.      IAN’S CRAB BOURRÉE (strumentale)

È una rielaborazione di una bourrée del compositore tedesco Johann Ludwig KREBS (1713-1780), allievo di J.S.Bach. La bourrée è una antica danza francese ampiamente diffusa in Europa nel periodo barocco. Questo brano ricalca “Bouree” di Ian Anderson in una sorta di omaggio alla celebre composizione dei Jethro Tull.  Analogamente alla rielaborazione di Anderson, IAN’S CRAB BOURRÉE modifica la ritmica del tema, sviluppando una variazione con degli “stacchi” rockeggianti”, un assolo del basso ed una ripresa del tema a due flauti.


6.      PAZZO (da Guy de Maupassant)

Un giudice stimato e temuto per la sua ferrea irreprensibilità, viene attratto dalla folle idea di commettere omicidi e di incolpare e far condannare innocenti al suo posto.

È il brano più lineare del disco, caratterizzato da una costante pulsazione ritmica e dall’alternarsi della melodia cantata con interventi strumentali.


7.      CHISSA’? (da Guy de Maupassant)

L’incredibile avventura del protagonista, "un solitario, un sognatore", che viveva nella sua casa, circondato da cose, ninnoli, mobili, ai quali era affezionato tanto da sentirli importanti come persone e che una sera mettono in atto una inspiegabile rivolta e "decidono" di andarsene dalla casa in cui erano ospiti. Vi torneranno poi, altrettanto misteriosamente.

La melodia introduttiva viene affidata al basso e poi ripresa dalla chitarra fino ad una sezione rockeggiante che si interrompe per lasciare spazio alla parte cantata.  La lunga coda è costituita da un riff che sostiene l’intervento melodico del sax soprano.


8.      L’HORLA (da Guy de Maupassant)

È la storia di una possessione. Non una possessione diabolica, ma il protagonista racconta di una misteriosa presenza di un essere invisibile  che gli vive accanto, beve l’acqua e il latte dal comodino durante la notte, sfoglia i libri e muove i fiori… Alla fine del racconto il posseduto darà fuoco alla sua casa con per uccidere l’Horla. Ma questa entità sarà davvero perita nell’incendio?

Dopo la melodia sul registro acuto del flauto accompagnato dall’organo, la chitarra ne riprende la linea tematica, sostenuta dal basso e dalla ritmica. Il sax soprano propone vari spunti melodici che si interrompono con un pesante melodia sostenuta da stacchi accordali molto accentati. La parte vocale che segue lascia presto spazio al pathos del duduk sostenuto dal bordone dell’organo. un tema “orientale” basato sulla scala minore armonica conduce al riff della coda e al finale cantato.


9.      PRIGIONIERO DI VISIONI (encore Ligeia?)

È una immaginaria trasposizione in tempi moderni di Ligeia. Questa donna appare ovunque, ma è solo un’illusione, un’utopia, un miraggio, un sogno…

È il brano più melodico del disco ed è cantato da Lino Vairetti. Il tema, quasi lirico, si ripete due volte prima di lasciare spazio alla parte strumentale che, dopo il cambio di tonalità, vede la chitarra protagonista che, alla fine, viene affiancata dal sax.