Origine e adattamento di Sailing e della versione
italiana Volando dei Dik Dik
Sailing nasce nel 1972 dalla penna di Gavin
Sutherland come una ballata essenziale e quasi meditativa. Non è una canzone
sul mare in senso realistico ma un viaggio interiore verso un luogo di pace. La
melodia procede lenta e aperta, costruita su pochi accordi che sembrano
accompagnare un cammino silenzioso. Quando Rod
Stewart la interpreta nel 1975 il brano cambia dimensione. La sua
voce intensa trasforma Sailing in un inno universale che parla di nostalgia e
di ricerca. L’arrangiamento orchestrale e il coro che entra come un’onda
emotiva amplificano il senso di vastità che il testo suggerisce. È una canzone
che descrive un sentimento profondo.
In Italia gli anni Settanta sono un periodo di grande
attenzione verso la musica anglosassone e i Dik
Dikscelgono di reinterpretare Sailing
con un titolo che ne sposta l’immaginario. Volando
non guarda più al mare ma al cielo. Il viaggio non è più una navigazione ma un
volo. La metafora cambia ma il significato resta intatto. La vocalità dei Dik
Dik è più morbida e meno drammatica rispetto a quella di Stewart e porta la
canzone in una dimensione più melodica e più vicina alla sensibilità italiana.
L’arrangiamento conserva la lentezza contemplativa dell’originale ma introduce
una tessitura sonora più pop con chitarre acustiche e armonie vocali che
richiamano la tradizione del gruppo.
Le differenze tra Sailing e Volando sono evidenti ma
non tradiscono il nucleo del brano. L’immaginario si sposta dal mare al cielo
ma il tema del viaggio verso un luogo di pace rimane. Il tono emotivo cambia
perché Stewart canta con una tensione quasi drammatica mentre i Dik Dik scelgono
una via più dolce e rassicurante. L’arrangiamento dell’originale è costruito su
un crescendo orchestrale mentre la versione italiana preferisce una struttura
più lineare. Il testo non è una traduzione letterale ma un adattamento che
conserva il cuore simbolico della canzone.
Volando non ha l’impatto internazionale dell’originale ma
svolge un ruolo importante nel panorama italiano e permette al pubblico di
avvicinarsi a una ballata che parla di introspezione e di ricerca interiore. I
Dik Dik rendono il brano più accessibile senza snaturarne la profondità. Oggi Volando
è un esempio di come un grande successo internazionale possa essere
reinterpretato con rispetto trasformandosi in qualcosa di nuovo ma
riconoscibile.
In conclusione, Sailing e Volando sono due modi
diversi di raccontare la stessa emozione. Cambia il paesaggio cambia la
metafora cambia la voce ma resta intatto il cuore del brano. È un viaggio verso
la libertà e verso un luogo dove sentirsi finalmente a casa, un ponte tra la
ballata britannica dei Sutherland Brothers e la sensibilità melodica italiana
dei Dik Dik.
L'utopia di via Vico: la vita
quotidiana nella prima comune milanese
Un viaggio nella stagione del
movimento underground tra sperimentalismo urbano e ritorno alla natura
Nel clima di forte chiusura sociale dell'Italia di fine anni
Settanta, caratterizzato da un diffuso e pervasivo rigore morale e da strutture
familiari ancora profondamente patriarcali, un numero crescente di giovani
cercò di tracciare percorsi di vita alternativi. Sulla scia delle suggestioni
arrivate dalla Beat Generation e dalle esperienze comunitarie statunitensi ed
europee, anche nelle città italiane si assistette alla nascita di spazi
autogestiti basati sul rifiuto del modello borghese tradizionale.
Mentre in ambiti rurali prendevano forma realtà di primaria
importanza per durata e partecipazione, come la comunità fondata tra le cascine
dell'appennino ligure-piemontese, a Milano si sviluppava una tra le primissime
comuni urbane. Fondata nell'ottobre del 1968 in via Giambattista Vico, proprio
accanto al carcere di San Vittore, la struttura nacque dall'iniziativa
spontanea di un gruppo di giovani studenti universitari e di liceo.
Quell'esperimento residenziale si trasformò rapidamente in un punto di riferimento
centrale per la controcultura cittadina, durato per circa un decennio.
Ma le immagini portano in un’altra zona, Ovada per la precisione.
Dice Nico Priano:
"Qui si parla, e le foto parlano come e più del
resto, della Comune hippie di Ovada. È stato un episodio importante per la
durata e la partecipazione che ha avuto. Le cascine che hanno ospitato i
comunardi sono ancora lì, molte sono state ristrutturate ma ce n'è una che è
rimasta come allora. Sull'intonaco sbiadito della facciata ancora si legge 'Hare
Om, Freedom love".
Ma torniamo a Milano, via Giambattista Vico, attraverso i
ricordi di Dinni Cesoni, ex comunarda, psicologa, e indiana d’adozione:
“L'avvio dell'esperienza di via Vico si concretizzò grazie
al contributo di un giovane professionista e conoscente del gruppo, inserito
nel mondo del lavoro, che individuò un grande appartamento sfitto all'interno
di un palazzo borghese dell'epoca. Nei primi tempi fu proprio la sua
disponibilità economica a garantire la copertura delle spese iniziali,
consentendo al nucleo originario di insediarsi e organizzare gli spazi. Con il passare dei mesi, l'autosufficienza della comune si
consolidò attraverso un sistema di attività precarie e condivise. La vendita
serale di gioielli artigianali nei locali della città affiancava i primi passi
nel campo della fotografia e del giornalismo di moda, mentre l'espansione negli
spazi dello stesso pianerottolo portava il gruppo stabile a crescere fino a
undici persone”.
Nel racconto dell'esperienza quotidiana in via Vico emerge
una visione della sessualità lontana dagli stereotipi o dalle interpretazioni
sensazionalistiche. L'approccio dei giovani comunardi rispondeva al desiderio
di esplorare una nuova dimensione affettiva e corporea, in netta controriforma
rispetto al clima sessuofobo dell'epoca.
Il modello relazionale non negava la formazione di coppie
all'interno dello spazio abitativo, ma metteva in discussione il concetto di
possesso. La gelosia era vista come un retaggio culturale da superare
attraverso il dialogo e la ricerca di un'autonomia individuale, trovando
riscontro anche nei testi divulgati dalla stampa alternativa del periodo. La
gestione delle dinamiche sentimentali richiedeva un confronto costante e la
mediazione collettiva delle tensioni emotive, portando in taluni casi alla
riorganizzazione dei nuclei affettivi o all'uscita di alcuni membri dalla
struttura.
L'appartamento di via Vico funzionava come uno spazio aperto
ad accesso continuo. Con il progressivo e capillare diffondersi di giovani in
fuga da contesti familiari autoritari, la comune divenne un punto d'approdo per
chiunque cercasse ospitalità temporanea, arrivando ad accogliere viaggiatori
dotati solo di chitarra e sacco a pelo.
La trasmissione della cultura e dei principi del movimento
avveniva prevalentemente attraverso la comunicazione orale, la condivisione dei
testi della letteratura Beat e la partecipazione diretta alle lotte sociali.
Tra queste spiccavano le iniziative di protesta legate alla riforma
psichiatrica di Franco Basaglia, l'impegno nei manicomi dell'epoca e la
collaborazione attiva con riviste underground come Re Nudo.
In questo contesto, il consumo di sostanze psicotrope seguì
un'evoluzione precisa. La cannabis, introdotta con la frequentazione del
quartiere artistico di Brera e dei viaggiatori di rientro dall'estero, veniva
vissuta come un momento di condivisione e socialità. L'LSD, scoperto e
sperimentato collettivamente dopo i raduni internazionali, assumeva invece una
funzione d'indagine interiore e di decondizionamento dalle sovrastrutture
sociali. Le sessioni venivano affrontate con la presenza di figure di supporto
interne al gruppo, intese a garantire un clima di tutela reciproca.
Il movimento underground milanese trovò sponda intellettuale
in alcune figure di rilievo del panorama culturale del tempo. Se la cultura
accademica o intellettuale dominante mantenne spesso un atteggiamento di
chiusura nei confronti dei giovani comunardi, personalità come la traduttrice
Fernanda Pivano e il docente universitario Enzo Paci rappresentarono
interlocutori fondamentali, offrendo protezione, sostegno e spazi di dialogo,
affiancati da figure legali impegnate nella tutela dei diritti dei giovani del
movimento.
La parabola delle comuni urbane e del movimento alternativo
andò ad esaurirsi progressivamente verso la fine degli anni Settanta. La
conclusione di questa stagione fu determinata dal concorrere di molteplici
fattori:
-Il mutamento del clima politico e la
radicalizzazione ideologica verso l'estremismo e la lotta armata.
-L'esito problematico dei grandi
eventi di aggregazione giovanile e dei festival popolari, come gli avvenimenti
di Parco Lambro.
-L'ingresso massiccio dell'eroina
all'interno dei contesti giovanili e di controcultura.
-Le dinamiche fisiologiche interne al
gruppo, legate alla crescita individuale, alla nascita di nuovi nuclei
familiari e al naturale affievolirsi delle spinte utopiche originarie.
Crediti e fonti
Testo dell'articolo: tratto
liberamente dall'intervista a Dinni Cesoni firmata da Vincenzo Ligresti per VICE
Italia (16 marzo 2016).
Fotografie: scattate tra il 1970 e il
1971 nella comune di Ovada (AL) da Gigi Respighi, per gentile concessione di
Ignazio Maria Gallino.
Nota di contesto: Contributo e
citazione a cura di Nico Priano.
Tra vicinanza con i grandi del rock,
ripescaggi di repertorio e lo sguardo da dietro le quinte per i trent'anni del
fan club italiano
Una certa e fortunata abitudine a vedere da vicino le figure
che hanno fondato la storia del rock mondiale rischia talvolta di anestetizzare
la percezione del momento. Eppure, trovarsi a pochi passi da chi ha marcato
tappe storiche - dal festival dell'Isola di Wight fino ai palcoscenici
internazionali - restituisce ogni volta il peso e l'importanza di questi
incontri. A colpire non è soltanto il valore tecnico o la rilevanza storica, ma
un'attitudine fatta di pacatezza e disponibilità: musicisti di questo calibro
si muovono dietro le quinte e sul palco dialogando con i colleghi più giovani,
dispensando consigli e confrontandosi senza mai assumere pose da celebrità.
Questa naturalezza si è riflessa chiaramente nella sedicesima
convention di Itullians, andata in
scena al Teatro Sociale di Valenza per celebrare i trent'anni del fan
club ufficiale italiano dedicati all'universo dei Jethro Tull. L'evento,
patrocinato dalle istituzioni locali e legato a una finalità benefica in
collaborazione con la LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) per
sostenere la prevenzione oncologica, si è trasformato in un punto di ritrovo
aperto già dal tardo pomeriggio.
Nel foyer, tra banchetti di memorabilia ed edizioni rare
curati da figure storiche del club come Wazza e Alessandro Gaglione,
pubblico e appassionati arrivati da ogni parte d'Italia, dall'Inghilterra e
dalla Spagna si sono ritrovati per condividere memorie e collezionismo.
A documentare la serata saranno due distinte prospettive
video: da un lato le riprese frontali di alta qualità effettuate da Fulvio
Bava, per restituire l'impatto visivo e sonoro vissuto dalla platea...
...dall'altro i contributi da me girati di lato o dalle spalle dei musicisti,
pensati per mostrare la dinamica intima e non filtrata di quanto accade a pochi
passi da strumentazione e amplificatori. In quest’ultimo caso il valore della documentazione
supera, ovviamente, la qualità del video.
Assistere anche alle prove pomeridiane ha permesso di
cogliere la complessa macchina organizzativa che sta dietro a una
manifestazione del genere. Una convention, infatti, supera la dimensione del
semplice concerto: è la somma di percorsi condivisi, di compagni di viaggio
ritrovati, di ricordi di serate storiche - come la celebre edizione di
Alessandria del 2008 con otto membri ed ex membri della band madre - e di
un'affinità d'intenti che annulla le distanze tra palco e platea.
La serata si è aperta con gli interventi delle autorità
locali e con un momento dedicato alla ricostruzione storica del fan club,
ripercorrendo le tappe principali dal 1996 a oggi. Salito sul palco subito dopo
il presidente Aldo Tagliaferro, punto di riferimento dell'associazione
fin dai primi passi, ho provato a sviluppare un racconto che evidenziasse il
valore di una continuità che ha saputo resistere al tempo e ai cambiamenti.
Dalle 21 alle 24 la scena è passata interamente alla musica,
trasformandosi anche nell'occasione per festeggiare i settant'anni di Franco
Taulino, mente e motore operativo di queste manifestazioni. La vera colonna
portante di questo percorso resta la sua Beggar's Farm. Nata come
progetto tributo molti anni fa, la formazione si è evoluta e modificata nel
tempo, trasformandosi nel punto di riferimento per eccellenza e nella base
d'appoggio per grandissimi nomi della musica, ben oltre i soli membri dei
Jethro Tull. Al tempo stesso, la Beggar's Farm è diventata una vera fucina di
talenti, offrendo spazio e visibilità a un numero importante di giovani
musicisti cresciuti negli anni al seguito del loro mentore.
Sul palco del Teatro Sociale, Taulino ha gestito la regia
dell'evento direttamente dall'interno, coordinando l'ingresso dei tanti
compagni di viaggio coinvolti. La struttura dello spettacolo si è articolata
attraverso un avvicendamento continuo delle varie formazioni della Beggar's
Farm, denominate 1, 2, 3 e 4. Nonostante la rapidità e la frequenza dei cambi di
linea, la scaletta si è sviluppata con assoluta fluidità e precisione tecnica.
Uno degli elementi più apprezzati della serata è stata la
scelta di proporre brani poco affrontati dai Jethro Tull nel nuovo millennio,
una peculiarità che riprende la sensibilità che Martin Barre - tra i
protagonisti principali della serata - dimostra abitualmente anche con la
propria band (come già apprezzato al festival di Veruno lo scorso settembre).
La sequenza dei tre set iniziali ha toccato pagine di grande
spessore: la prima formazione si è concentrata su A Song for Jeffrey, Wond'ring
Aloud e Wind Up; la seconda ha proposto Intro / No Lullaby, Cross-Eyed
Mary e With You There to Help Me; la terza ha rispolverato Black
Sunday, Life Is a Long Song e Hunting Girl.
L'ingresso dei due ospiti d'eccezione ha offerto momenti di
grande intensità, con vertici toccati proprio quando Martin Barree Clive Bunker hanno condiviso direttamente la
scena. È accaduto ad esempio durante l'esecuzione di Serenade to a Cuckoo,
con Barre impegnato al flauto traverso a dialogare con le trame ritmiche del
primo batterista dei Tull, e nel finale travolgente del bis Locomotive
Breath, impreziosito da un assolo di batteria di Bunker che ha scatenato
l'entusiasmo del teatro.
Il set di Bunker ha ripercorso le origini con My Sunday
Feeling, Bourée e To Cry You a Song, mentre l'intervento di
Barre ha spaziato da Minstrel in the Gallery, Back Door Angels e Something's
on the Move a brani della sua produzione solista, come Back to Steel,
fino a Farm on the Freeway, Teacher e The Whistler. Un
articolato medley composto da Songs from the Wood, Too Old to Rock
'n' Roll: Too Young to Die! e Heavy Horses ha preceduto Seal
Driver, My God, Thick as a Brick e Aqualung, prima
dell'esplosione finale di Locomotive Breath.
L'energia sul palco dei due protagonisti, entrambi vicini al
traguardo degli ottant'anni, rappresenta un riscontro tangibile di come la
pratica e l'esercizio diretto della musica - non soltanto l'ascolto passivo -
possano offrire una forma di tenuta fisica e mentale non comune a molti
coetanei, confermando al tempo stesso la freschezza di un repertorio che non
perde efficacia. Quella che sulla carta doveva rappresentare una tappa
conclusiva si è rivelata nei fatti la prova di una comunità coesa, capace di
rinnovarsi senza rifugiarsi nella sola nostalgia.
Superati gli ultimi applausi e i saluti nel backstage,
l'impressione prevalente è che il percorso avviato trent'anni fa possieda
ancora margini di continuità. Nonostante la complessità organizzativa e le
intenzioni iniziali di chiusura, la partecipazione intergenerazionale e il
lavoro svolto sul campo dimostrano che la struttura creata attorno a questi
appuntamenti mantiene una sua vitalità intrinseca. La sedicesima convention non
segna un confine definitivo, ma lascia aperto il campo all'ipotesi di un nuovo
capitolo.
I musicisti sul palco
In tutte le formazioni è risultato presente Franco Taulino.
Formazione n°1: Massimo Faletti (flauto e chitarra acustica), Andrea
Desimone (basso elettrico), Enzo Garlando (tastiere), Brian
Belloni (chitarra), Andrea Civini (batteria).
Garlando, Belloni e Civini hanno sostituito i componenti
originali che non erano presenti per vari motivi.
Uno di questi è Renzo Ceroni e ricordiamo soprattutto Fausto
Coscia, scomparso lo scorso anno che inizialmente si alternava a De Simone
al basso. Da non dimenticare Sergio Ponti, pilastro ritmico per 18 anni, che all’ultimo
momento ha dovuto dare forfait.
Formazione 3: Kenny Valle (tastiere), Andrea Garavelli (basso),
Andrea Vercesi (chitarra acustica), Gigi Graziano (chitarra
elettrica), Riccardo Marchese (in sostituzione di Sergio Ponti).
Formazione 4 (attuale) Kenny Valle tastiere, Mauro Mugiati
(chitarra acustica, tastiere, voce), Brian Belloni (chitarra elettrica),
Riccardo Marchese (batteria).
Ospiti: Arianna
De Lucrezia (basso) e Giacomo Viola (chitarra).
Ospiti speciali: Martin Barre (chitarra,
flauto traverso), Clive Bunker (batteria).
I Roxy Music svelano una prima
versione inedita di "Pyjamarama" e annunciano la riedizione di “For Your Pleasure”
I Roxy Musichanno reso pubblica una rara registrazione
embrionale di Pyjamarama,
celebre singolo uscito nel 1973. Questo materiale inedito farà parte
della nuova riedizione per il cinquantenario dell'album For Your Pleasure,
proposta in una ricca versione multiformato comprensiva di CD, vinile, Blu-ray
e DVD, la cui uscita è programmata per l'inizio di novembre tramite UMR/Island
EMI.
Oltre al brano, è stato recuperato anche il filmato della
loro storica apparizione a Top of the Pops del marzo 1973. La
registrazione video, a lungo considerata irreperibile negli archivi storici
della BBC, è riemersa di recente all'interno dell'archivio privato del DJ Roger
Hill.
Uno scatto d'epoca firmato da Ian Dickson ritrae Bryan Ferry
insieme al chitarrista Phil Manzanera mentre esplorano la struttura del pezzo
su una Hagstrom blu. Si trattava di uno dei primi tentativi di composizione
alla chitarra da parte del cantante. Manzanera ricorda infatti come, per
assecondare la volontà di Ferry di imbracciare lo strumento, decise di
ricorrere a un'accordatura aperta che gli permettesse di eseguire l'armonia
spostandosi semplicemente lungo quattro posizioni sul manico.
Questo stratagemma pratico pose tuttavia diverse sfide in
fase di incisione. Le tensioni ridotte delle corde rendevano estremamente
complessa la tenuta dell'intonazione negli studi di registrazione, costringendo
poi Manzanera a sviluppare contromelodie, assoli e sovraincisioni partendo da
una base strutturalmente atipica.
La riscoperta di questo materiale offre uno sguardo
ravvicinato sul processo creativo dei Roxy Music, dove l'ingegno artigianale
delle prime fasi si intreccia con le sfide tecniche dello studio di
registrazione. Tra registrazioni video fortunate ed esperimenti d'accordatura
azzardati, emerge il ritratto di una band che muoveva i suoi primi passi
fondamentali nel definire l'estetica e la storia del rock degli anni Settanta.
Mezzo secolo di Tales Of Mystery & Imagination: in
arrivo una riedizione speciale
A cinquant'anni dal suo debutto sul mercato discografico,
l'opera prima dell'Alan Parsons Project,
Tales Of Mystery & Imagination,
si appresta a tornare nei negozi in una serie di formati da collezione.
Pubblicato originariamente nel 1976 e ispirato ai racconti di Edgar Allan Poe,
il disco verrà riproposto in versioni fisiche pensate per ripercorrerne sia
l'impatto storico sia il processo creativo.
Tra le uscite principali spicca un cofanetto in triplo vinile
da 180 grammi, confezionato in un formato libro e limitato a soli 1.976
esemplari numerati. Curata da Miles Showell negli studi di Abbey Road, questa
tiratura include un certificato di autenticità, la versione del 1976, il remix
realizzato nel 1987 e il disco Work in Progress, incentrato su provini,
bozze di missaggio e riprese alternative. A completare il pacchetto, un volume
illustrato raccoglie i testi, note critiche sul materiale inedito e
conversazioni con Alan Parsons, con la famiglia di Eric Woolfson e con i
musicisti coinvolti nelle sessioni dell'epoca.
Parallelamente, la versione su tre CD propone il medesimo
lavoro di rimasterizzazione ad opera di Showell, affiancando ai due mix storici
ben 34 brani extra, una dozzina dei quali mai pubblicati prima. Per gli
appassionati di supporti collezionabili è prevista anche un'edizione in vinile
sagomato a figura, accompagnata da una riproduzione dell'inserto informativo
originale.
Infine, l'edizione su disco Blu-ray punta sugli aspetti
puramente tecnici del suono, introducendo un nuovo missaggio in Dolby Atmos
curato nel 2026 e recuperando la configurazione surround 5.1 allestita nel 2016
da Parsons sulle tracce analogiche di partenza. Oltre alle versioni ad alta
definizione dell'album e dei contenuti di approfondimento, questa uscita
include un opuscolo di sedici pagine corredato da note di copertina e
considerazioni dell'autore sulla lavorazione audio.
Affrontare il repertorio di Keith Emerson al solo
pianoforte significa misurarsi con una delle personalità più complesse e
influenti della storia del progressive rock. Dietro le vertiginose cavalcate
degli ELP si nascondeva infatti un musicista profondamente legato alla
tradizione classica, capace di fondere virtuosismo, energia rock e scrittura
colta in un linguaggio unico. È proprio da questo presupposto che prende forma The Keith Emerson Piano Tribute, il nuovo
lavoro di Giuseppe "Sep" Sarno.
Nato durante il lockdown e registrato nel 2026, il progetto
sceglie una strada tanto semplice nell'idea quanto impegnativa nella
realizzazione. Le opere di Emerson vengono private del supporto di Hammond,
Moog e arrangiamenti di gruppo per essere riportate alla loro struttura
originaria. Il risultato non è una mera trascrizione accademica, ma un lavoro
interpretativo che restituisce la solidità compositiva di queste pagine e mette
in luce quanto il pianoforte fosse il vero cuore creativo della scrittura emersoniana.
La scelta dei brani attraversa buona parte dell'universo
musicale di Emerson. Da "Take A Pebble" a "Trilogy", da
"Tarkus" a "Close To Home", passando per "Fugue",
"Inferno" e la celebre rilettura di "Nutrocker", il disco
alterna momenti lirici e passaggi più virtuosistici mantenendo sempre un forte
senso di coerenza. Accanto ai classici del repertorio ELP trova spazio anche
"Creole Dance" di Alberto Ginastera, omaggio a una delle influenze
più importanti nella formazione del tastierista britannico e scelta particolarmente
significativa all'interno del progetto.
L'aspetto più convincente dell'album risiede proprio
nell'equilibrio tra rispetto e personalità. Sep Sarno, forte di una formazione
che comprende gli studi con Vittorio Nocenzi e una lunga frequentazione
dell'ambiente progressive, evita qualsiasi forma di esibizionismo fine a sé
stesso. L'esecuzione mette costantemente la musica al centro del discorso,
lasciando emergere l'architettura delle composizioni e il loro valore
intrinseco.
Chi conosce soltanto il lato spettacolare di Emerson potrebbe
restare sorpreso dalla quantità di sfumature melodiche che affiorano in questa
veste essenziale. Le pagine più note acquistano una dimensione quasi
cameristica, mentre i passaggi più complessi evidenziano la straordinaria
preparazione tecnica richiesta per affrontare un repertorio di questo livello.
Più che un semplice tributo, The Keith Emerson Piano
Tribute appare come un atto di riconoscenza verso un musicista che ha
lasciato un segno profondo nella storia del rock progressivo. Un lavoro
realizzato con competenza, passione e consapevolezza culturale, destinato tanto
agli estimatori degli ELP quanto a chi desidera riscoprire queste composizioni
da una prospettiva diversa, più intima e raccolta.
Tracklist
1.Creole
Dance (A. Ginastera)
2.Trilogy
(Emerson, Lake)
3.Close
To Home (Emerson)
4.Fugue
(Emerson)
5.Take
A Pebble (Lake)
6.Inferno
(Emerson)
7.Tarkus
(Emerson, Lake)
8.Nutrocker
(Fowley, Čajkovskij)
Crediti
Artista: Giuseppe "Sep" Sarno Titolo: The Keith Emerson Piano Tribute Etichetta: Ma.Ra.Cash Records Produzione: Carmine Capasso Grafica: Carmine Capasso Mix & Mastering: Carmine Capasso Foto di copertina: Rosanna Monaco Registrato: 2026 Distribuzione: Ma.Ra.Cash Records Limited Edition.
Giuseppe "Sep" Sarno è un pianista e tastierista
della scena progressive italiana formatosi sotto la guida di Vittorio Nocenzi
del Banco del Mutuo Soccorso. Nel corso della sua carriera ha collaborato con
musicisti di primo piano del rock e del progressive internazionale, tra cui Ian
Paice, Alan Clark, Phil Palmer e Giorgio Fico Piazza. Ha militato per un
periodo negli storici The Trip, partecipando alle registrazioni dell'album Now
The Time Has Come, e collabora stabilmente con Carmine Capasso e con Giorgio
Fico Piazza. Dal 2022 porta sui palchi europei il progetto The Keith Emerson
Piano Solo Tribute, che gli è valso nel 2025 il prestigioso riconoscimento
Emersonology, assegnato dal fan club ufficiale internazionale di Keith Emerson.
Facing Keith
Emerson's repertoireon the piano
alone means measuring oneself against one of the most complex and influential
personalities in the history of progressive rock. Behind the dizzying rides of
ELP there was in fact a musician deeply linked to the classical tradition,
capable of blending virtuosity, rock energy and cultured writing in a unique
language. It is precisely from this assumption that The Keith Emerson Piano Tribute, the new
work by Giuseppe "Sep" Sarno, takes
shape.
Born during
the lockdown and recorded in 2026, the project chooses a path that is as simple
in its idea as it is challenging in its implementation. Emerson's works are
deprived of the support of Hammond, Moog and group arrangements to be brought
back to their original structure. The result is not a mere academic
transcription, but an interpretative work that restores the compositional
solidity of these pages and highlights how much the piano was the true creative
heart of Emerson's writing.
The choice of
songs crosses a large part of Emerson's musical universe. From "Take A
Pebble" to "Trilogy", from "Tarkus" to "Close To
Home", passing through "Fugue", "Inferno" and the
famous reinterpretation of "Nutrocker", the album alternates lyrical
moments and more virtuosic passages while always maintaining a strong sense of
coherence. Alongside the classics of the ELP repertoire there is also
"Creole Dance" by Alberto Ginastera, a tribute to one of the most
important influences in the British keyboardist's training and a particularly
significant choice within the project.
The most
convincing aspect of the album lies precisely in the balance between respect
and personality. Sep Sarno, with a training that includes studies with Vittorio
Nocenzi and a long frequentation of the progressive environment, avoids any
form of exhibitionism as an end in itself. The performance constantly puts the
music at the center of the discourse, letting the architecture of the
compositions and their intrinsic value emerge.
Those who
only know the spectacular side of Emerson may be surprised by the amount of
melodic nuances that emerge in this essential guise. The best-known pages
acquire an almost chamber dimension, while the more complex passages highlight
the extraordinary technical preparation required to tackle a repertoire of this
level.
More than a
simple tribute, The Keith Emerson Piano Tribute appears as an act of
gratitude towards a musician who has left a deep mark in the history of
progressive rock. A work made with competence, passion and cultural awareness,
intended both for ELP admirers and for those who want to rediscover these
compositions from a different, more intimate and collected perspective.
Tracklist
1.Creole
Dance (A. Ginastera)
2.Trilogy
(Emerson, Lake)
3.Close
To Home (Emerson)
4.Fugue
(Emerson)
5.Take
A Pebble (Lake)
6.Inferno
(Emerson)
7.Tarkus
(Emerson, Lake)
8.Nutrocker
(Fowley, Čajkovskij)
Credits
Artist:
Giuseppe "Sep" Sarno Title: The Keith Emerson Piano Tribute Label: Ma.Ra.Cash Records Production: Carmine Capasso Graphics: Carmine Capasso Mix & Mastering: Carmine Capasso Cover photo: Rosanna Monaco Registered: 2026 Distribution: Ma.Ra.Cash Records Limited Edition.
Giuseppe
"Sep" Sarno is a pianist and keyboardist of the Italian progressive
scene trained under the guidance of Vittorio Nocenzi of Banco del Mutuo
Soccorso. During his career he has collaborated with leading musicians of
international rock and progressive, including Ian Paice, Alan Clark, Phil
Palmer and Giorgio Fico Piazza. He played for a period in the historic The
Trip, participating in the recordings of the album Now The Time Has Come, and
collaborates regularly with Carmine Capasso and Giorgio Fico Piazza. Since 2022
he has been bringing the project The Keith Emerson Piano Solo Tribute to
European stages, which earned him the prestigious Emersonology award in 2025,
awarded by the official international fan club of Keith Emerson.
Gli Yes riportano alla luce le
sessioni di Keys To Ascension in una nuova edizione su vinile
Gli YES pubblicheranno
Keys To Ascension: The Studio Recordings,
una raccolta che riunisce per la prima volta in formato vinile tutto il
materiale registrato in studio per Keys To Ascension (1996) e Keys To Ascension 2(1997), i due volumi pubblicati separatamente a distanza
di un anno l'uno dall'altro.
L'uscita è fissata per il 29 gennaio 2027 e
rappresenta un'occasione importante per riscoprire una fase creativa che vide
il ritorno della storica formazione composta da Jon Anderson, Steve
Howe, Chris Squire, Alan White e Rick Wakeman. Si
trattò delle prime registrazioni in studio di questo quintetto dai tempi di Tormato
del 1978 e, allo stesso tempo, delle ultime realizzate da quella leggendaria
line-up.
Le registrazioni nacquero nel periodo della reunion della
formazione classica e vennero originariamente distribuite tra due album che
mescolavano esibizioni dal vivo e nuovi brani in studio. Con questa nuova
pubblicazione l'attenzione si concentra esclusivamente sul materiale inedito
realizzato durante quelle sessioni, mettendo finalmente in risalto un
repertorio che molti appassionati considerano l'ultimo grande capitolo creativo
degli Yes storici.
Tra le composizioni incluse figurano alcune delle opere più
ambiziose del gruppo in epoca moderna, come Be The One, Mind Drive
e That, That Is, lunghe suite che recuperano lo spirito delle grandi
avventure progressive degli anni Settanta senza rinunciare a una sensibilità
contemporanea.
La nuova edizione sarà impreziosita da una veste grafica
completamente rinnovata firmata da Roger Dean insieme al designer Michael Inns,
mentre le note di copertina porteranno la firma di Jerry Ewing, nome ben noto
ai lettori di Prog Magazine.
Tracklist
1.Foot
Prints
2.Be
The One (The One / Humankind / Skates)
3.Mind
Drive
4.Bring
Me To The Power
5.Sign
Language
6.That,
That Is (Togetherness / Crossfire / The Giving Things / That Is / All In All /
How Did Heaven Begin / Agree To Agree)
7.Children
Of The Light (Children Of Light / Lifeline)
Formazione
Jon Anderson – vocals
Steve Howe – guitars, vocals
Chris Squire – bass, vocals
Alan White – drums
Rick
Wakeman – keyboards
A quasi trent'anni dalla loro realizzazione, queste incisioni
tornano dunque disponibili in una veste destinata a fare la felicità dei
collezionisti e degli appassionati di rock progressivo. Per molti fan
rappresentano il punto d'incontro ideale tra la grande tradizione degli Yes
classici e l'ultima stagione creativa di una formazione entrata definitivamente
nella storia della musica.
“Se avessi una pistola vi sparerei”
(Nico,
costretta ad abbandonare il palco da una folla che non comprendeva il debito di
Soiuxsie nei confronti dell’ex chanteuse dei Velvet Underground).
Da un racconto di Mark Paytress, giornalista britannico.
Non tutti i gruppi
nati sulla scia dei Sex Pistols volevano suonare come loro, men che meno Siouxsie And The
Banshees.
Presenti allo storico
Punk Rock Festival del 1976, nell’autunno di due anni dopo avevano ormai
surclassato la concorrenza proponendosi come il gruppo più vitale e iconoclasta
in circolazione. Per i punk duri e puri i Banshees simboleggiavano al meglio il
rifiuto di qualsiasi compromesso o “svendita” commerciale. La loro
intelligenza, il loro suono spigoloso e austero li rendeva i portabandiera
della nuova avanguardia post punk. Anche il pubblico pop si era accorto di loro
grazie al successo del singolo d’esordio, Honk Kong Garden.
“Non avevano mezze misure”,
dice un fan della prima ora come Phil
Oakley degli Human League.
“Anche se le Slits li tallonavano da vicino, consideravo i Banshees il
miglior gruppo al mondo. Il punk aveva rivitalizzato la cultura giovanile come
non accadeva dai tempi d’oro degli hippie (che la mia generazione non aveva
conosciuto). In più il punk sembrava avere ascendenze che giustificavano la mia
ossessiva passione per i Velvet Underground e in particolar Nico, la cui
discontinua carriera solistica aveva prodotti quattro album assolutamente
unici. “Quando si venne a sapere che Nico, personaggio dall’aria minacciosa
quanto la sua musica, sarebbe stata “ospite d’onore” della prima importante
tournèe dei Banshees, trovai la cosa perfettamente sensata. Avevo diciannove
anni ed ero certo che, quando il tour sarebbe arrivato a Cardiff (dove
all’epoca studiavo), avrei assistito a uno spettacolo indimenticabile. E così,
in un certo senso, fu. “Mi era già capitato di sentir fischiare Nico. Era
accaduto nel 1974 quando avevo portato una copia di The Marble Index al circolo
musicale della mia scuola. Ma l’accoglienza che ricevette a Cardiff fu ben
altra cosa. Bastarono pochi secondi di profondi gorgheggi teutonici e cupe
cadenze di harmonium perché la folla cominciasse a farle il verso. Dopo tre,
quattro canzoni la pioggia di lattine, mozziconi di sigaretta e gomme da
masticare (che le si attaccarono ai capelli e dovettero essere tolte con la
forbice) resero inevitabile un’uscita di scena anticipata. Nemmeno Siouxsie
riuscì a placare la folla. Grande fu la mia disillusione nel rendermi conto
che, nonostante la retorica rivoluzionaria del punk, le forze della reazione
erano sempre all’erta. Pochi minuti dopo mi ritrovai nei camerini insieme a un
piccolo gruppo di fan choccati. Nico quasi non parlò. Un addetto alla sicurezza
disse di averla vista iniettarsi eroina prima di andare in scena. Poi,
sfoggiando un sorriso da ragazzina e dopo essersi guardata un po’ allo
specchio, Nico cominciò a firmare autografi e posò per alcune foto insieme a
noi. Un travestito di Swansea giurò che ce le avrebbe fatte avere, ma non seppi
mai più nulla di lui/lei.
Naturalmente Siouxsie And The Banshees ottennero un successo
strepitoso”.