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mercoledì 20 novembre 2019

Big One, The Voice and Sound of European Pink Floyd Show presents: "A Saucerful of Secrets Songs"


I Big One rappresentano il più famoso tributo italiano ai Pink Floyd, e la loro attività, da molti anni, si è estesa alla zona europea.
Sono stato più volte testimone diretto dei loro concerti - documentati nei miei spazi - che sono sempre contraddistinti da un sicuro sold out.

La musica dei P.F. è ancora tra le più amate, e la sua riproposizione è quasi sempre garanzia di gradimento, ma la perfezione esecutiva dei Big One ha a che fare con lo studio profondo di un repertorio molto vasto, che la band propone diverso, anno dopo anno, e che comprende gli aspetti visual e artistici nel senso più ampio.

Non esiste sosta, l’attività è suddivisa nell’arco dell’anno, e ogni appuntamento si trasforma in successo di pubblico: tutto ciò non può essere casuale!
La fine del 2019, e buona parte del nuovo anno, vedranno la band veronese impegnata in vari teatri italiani e in un tour europeo molto nutrito. Di entrambe le situazioni è visibile il dettaglio nel proseguimento dell’articolo.
Per saperne di più e per fare il punto della situazione, ho chiacchierato con il leader della band - chitarrista e vocalist - Leonardo De Muzio.



L’ultima volta che ci siamo visti è stato in occasione del vostro ultimo concerto al Priamar di Savona, nell’estate del 2018: cosa puoi raccontare a proposito del vostro percorso, da quel momento ad oggi?

Da quella famosa estate abbiamo ancora più affinato il tiro; ci siamo messi sotto molto più di prima, non lasciando niente al caso, cercando sempre di cogliere l’essenza di questa musica che molto umilmente riproponiamo. Ognuno di noi ha studiato e studia costantemente per riproporre ogni nota così come è stata pensata, utilizzando gli stessi suoni e strumenti con cui i brani sono stati creati. Un lavoro ambizioso e minuzioso, fino al più piccolo particolare che il pubblico ormai, da diversi anni, ci riconosce.

Ci sono stati altri aggiornamenti alla formazione? Puoi ricordare chi sono i componenti attuali, senza dimenticare chi non suona ma è parte integrante dell’entourage?

I componenti, da qualche anno per fortuna, sono sempre gli stessi. Siamo ormai come una grande famiglia, un gruppo di persone affiatate che guarda nella stessa direzione; a parte me, che come sai mi occupo della direzione musicale, suono la lead guitar e canto, abbiamo Luigi Tabarini al basso e alla voce, Stefano Righetti, alle tastiere e alla voce e il grande, non soltanto fisicamente, Straimo, (Stefano Raimondi) alla batteria e alle percussioni. I guest sono invece Marco Scotti ai sax e a darmi una mano alle seconde chitarre, Debora Farina, che è ormai con noi da quasi 10 anni, come backing vocals e, una new entry, Pamela Perez, strepitosa e calda voce, come seconda corista. Per quanto riguarda il lato tecnico, abbiamo come sempre l’amico Giampaolo Ferrari agli effetti video e aiuto luci, Moreno Piccoli come ingegnere del suono più una serie di altri tecnici che ci seguono durante il tour. Lista lunga da ricordare!

Ogni anno presentate un nuovo progetto legato ai Pink Floyd: cosa state proponendo in questo fine 2019, e cosa è previsto per l’anno che sta per arrivare?

Quasi ogni anno aggiorniamo il repertorio. Sai, quello dei Floyd è talmente vasto che ci possiamo permettere di aggiornarlo per buona parte della durata della scaletta. Quest’anno portiamo in giro un po’ di brani dei Pink Floyd, dal loro esordio fino a “A Sacerful of secrets” del 1969. Abbiamo intitolato il tour “A Saucerful of Secrets Songs”. In realtà, a parte un paio di brani di quell’album, riproponiamo anche pezzi antecedenti e successivi, intervallati, anche con brani più recenti. Cerchiamo di accontentare - rimanendo nel tema del titolo dello spettacolo - anche chi conosce solo i brani per cui i Floyd sono diventati famosi. Si tratta proprio di uno scrigno di canzoni segrete che però non intendo rivelare.

La vostra assidua attività live, in Italia e in Europa, vi permette anche di avere il polso della situazione sul ruolo che attualmente può interpretare certa musica, nuova e antica: quali sono le tue sensazioni?

Ma, personalmente non ascolto molto la “musica nuova”. Purtroppo, penso che le radio, almeno quelle nazionali e non solo, non trasmettano “musica nuova”. La musica attuale, quella che passano le radio appunto, è priva di melodia. Il più delle volte si tratta di musica fatta con “Drum Machine”, tipo anni ’80. Solo un insieme di pattern senza un vero filo conduttore, senza una melodia. Solo rumori, per meglio dire. Non sono interessato a tutto questo. Non mi sembra ci siano idee innovative, dopotutto. Credo che questo sia il motivo per cui certe tribute band riscuotono molto successo. La gente desidera ascoltare la musica con la M maiuscola, come quella che facciamo noi.

Mi parli del prossimo tour locale dedicato ai teatri italiani?

La nostra agenzia, con la quale collaboriamo ormai da più di tre anni, ci trova sempre delle location nuove e belle. Quest’anno siamo partiti dall’auditorio di Trento e andremo un po’ in giro per l’Italia da Nord a sud. Queste le date:

10 Gennaio Milano Blue Note
16 Gennaio, Modena Teatro Storchi
25 Gennaio, Pinerolo (TO)
21 Febbraio, Mestre Teatro Torco
22 Febbraio, Vicenza Teatro Astra
28 Febbraio, Ferrara Teatro Nuovo
29 Febbraio, Varese Teatro Openjobmetis
27 Marzo, Pescara Teatro Massimo
28 Marzo, Pesaro Teatro Sperimentale
03 Aprile, Belluno Teatro Comunale
14 Maggio Torino, Teatro Altieri
25 Ottobre Milano Tetro dal Verme

Come è andata la prima tappa a Trento, all’Auditorium Santa Chiara?

È stato un successo, teatro pieno, gente assetata di musica floydiana che noi, con molto rispetto, riproponiamo.

Cosa puoi dire invece del tour europeo che vi vedrà impegnati in Nord Europa nei prossimi giorni?

Che dire… effettivamente siamo l’unico gruppo italiano a suonare questo genere nel Nord Europa, e questo ci lusinga molto. È il sesto anno che ci chiamano. Siamo diventati un vero riferimento in quei paesi li, molto diversi dall’Italia, dove la gente conosce molto più in profondità la musica dei Pink Floyd, non vuole ascoltare solo le hit e ama i brani meno conosciuti.

Come giudichi, a distanza ti tempo, l’avventura dei Big One?

Non mi rendo conto del tempo che passa… sembra di aver iniziato ieri e invece sono già passati quasi quattordici anni… quattordici anni bellissimi e in continua evoluzione.

Esiste una “materia Pink Floyd” che ancora non avete toccato e che vorreste affrontare nel futuro?

Guarda, esiste sempre un modo migliore e più vicino a quello che vogliamo fare. Col passare degli anni miglioriamo sempre il repertorio, per qualità e particolari aggiunti. Ci atteniamo, diversamente da tante cover, alla vera essenza del gruppo inglese, ai loro migliori live, ai veri Pink Floyd, quello per cui la band è conosciuta.

Precisione, fedeltà rispetto al modello primario, amore per la band, aspetti visual, tecnologia applicata… aggiungi tu… cosa fa dei Big One la band italiana più “vicina” all’originale?

La passione che ci mettiamo nel fare ciò che proponiamo al pubblico italiano ed europeo.
Non basta rifare le stesse note per essere una tribute o una cover band. Oggi ci provano in tanti, hanno capito che c’è un buon ritorno, anche economico, ma ahimè, pochi ci riescono…
Devi averla dentro quella musica e, noi, modestamente l’abbiamo!


Big One, The Voice and Sound of European Pink Floyd Show presents:
"A Saucerful of Secrets Songs"

26/11 @ Melkweg, Amsterdam

27/11 @ Patronaat, Haarlem

28/11 @ De Helling, Utrecht

 29/11 @ De Spot, Middelburg

30/11 @ De Pul, Uden

1/12 @ Mezz, Breda

IMMAGINI DI REPERTORIO

sabato 12 novembre 2011

BIG ONE


Ancora una volta mi trovo a sottolineare che, nonostante il mio impegno quotidiano sul versante musica di qualità, esistono cose importanti… importantissime, di cui non sono a conoscenza, fatto inspiegabile se si pensa alle possibilità infinite che arrivano dalla rete. E io non vorrei mai perdere occasione per scoprire e condividere realtà musicali significative.

In questo caso sto parlando di una band che mi ha segnalato un appassionato di musica, Gian Paolo Ferrari, che ha sentito l’esigenza di farmi partecipe di un suo “amore” e lo ringrazio.

Parlo dei BIG ONE, band di Verona che si è dedicata anima e corpo al progetto “Pink Floyd”. E ciò accade da molti anni, come sottolinea nell’intervista Elio Verga, musicista di lungo corso.

Ecco la descrizione di un loro concerto, redatta da Gian Paolo.

http://athosenrile.blogspot.com/search/label/BIG%20ONE%20in%20concerto-Gian%20Paolo%20Ferrari

Parlare in termini entusiastici di una “Tribute Band” potrebbe essere poco capibile, perché autoproclamarsi propositori di musica “di altri” è al contempo facile e fuorviante, ma i BIG ONE sono davvero unici e vediamo perché.

Innanzitutto parliamo di musicisti di grande talento e non di “improvvisatori”, e la loro professionalità fa sì che tutti gli sforzi siano convogliati nella direzione dell’assoluta similitudine della musica, dello spettacolo, dell’allestimento tecnico tipico dei Floyd.

Parlo di suoni “maniacalmente” identici, di cura dei dettagli capillare, di preparazione tecnico/teatrale impressionante. E poi un po’ di fortuna, quella di avere in formazione Leonardo De Muzio, che oltre a riproporre il Gilmour chitarrista, ha avuto in dono da Madre Natura la stessa timbrica vocale.

I loro spettacoli fanno registrare ovunque il tutto esaurito e, particolare curioso, la visualizzazione del loro brani posti online è superiore a quella originale, dove compaiono i Pink Floyd.

Da conoscere, cercare, condividere, musica così va conservata con cura!

Maggiori info al seguente link:

http://www.bigoneproject.it/






L’INTERVISTA

Sei il fondatore e leader della band, e hai vissuto il periodo d’oro della musica progressiva di inizio anni ’70. Cosa ti hanno dato in più in Pink Floyd rispetto ad altri? Hai una spiegazione vicino alla razionalità che possa spiegare il motivo per cui la musica di una particolare band diventa la colonna sonora di una vita?

Rispetto ad altri, i Pink Floyd mi hanno fatto scoprire, con il loro sound unico, spazialità e sensazioni profonde irripetibili. Un esempio per tutti: dopo tanti anni di esecuzioni dei loro brani con il gruppo che ho fondato 20 anni fa, mi capita ancora, riascoltandoli, di scoprire nuove fusioni armoniche o passaggi musicali molto interessanti.

Mi ha incuriosito la descrizione dei vostri eventi live, con grande partecipazione di pubblico ed enorme successo. Eppure anche i gruppi che hanno costruito le fondamenta del rock fanno fatica ad avere un’audience adeguata al proprio valore. Che spiegazione ti dai di questo fenomeno?

Senza falsa modestia… ritengo che i Big One siano riusciti, con uno studio molto approfondito degli originali e consultando i loro migliori bootlegs, ad avvicinarsi al loro sound; oltre alla bravura dei singoli componenti del gruppo, devo segnalare l’eccezionalità del nostro chitarrista solista e voce solista (Leonardo De Muzio), probabilmente unico caso di totale somiglianza alla voce di Gilmour. Tutto questo, unito al fatto che portiamo i nostri spettacoli in tutt’Italia con attrezzature tecniche professionali, ci porta ad essere molto conosciuti e spesso richiesti in cartelloni nazionali con grandi artisti italiani e stranieri (vedi il nostro appuntamento fisso al Blue Note di Milano iniziato sette anni fa).

Mi riaggancio alla domanda precedente. Esistono vostri filmati su youtube che contano un numero di visualizzazioni superiori agli “originali”. Hai idee chiare a proposito della dinamica evolutiva della conoscenza di BIG ONE da parte del popolo della rete?

Esistono sulla rete internet (youtube, face book, ecc) molti filmati fatti dai nostri fans durante i nostri spettacoli; esistono anche trailers dei nostri dvd e cd prodotti in località italiane molto prestigiose. I numeri di visualizzazioni sono molto incoraggianti tanto che con il brano Comfortably Numb, tratto dal nostro dvd “Live at Valle dei Templi”, abbiamo raggiunto a tutt’oggi oltre 96.000 visite su Youtube. Il popolo della rete è aumentato sempre più perché appagato dalla qualità delle nostre interpretazioni e dalla spettacolarità dei nostri concerti.

La cura maniacale dei dettagli di ogni vostro spettacolo (che io chiamo professionalità!), fa si che l’impegno personale, fisico e non solo, sia di grande peso. Immagino che il lato organizzativo sia soprattutto sulle tue spalle, ma in quante parti è suddiviso lo sforzo … siete anche un gruppo di amici?

Trattando determinate situazioni è innegabile che ci sia da parte mia un notevole impegno organizzativo e a volte anche fisico (non sono più giovanissimo…). Tuttavia questo è abbondantemente ripagato dalla soddisfazione di far conoscere ai fans dei Pink Floyd che esiste in Italia un gruppo che li sa interpretare con qualità. Per quanto riguarda l’organizzazione della parte musicale, il coordinatore è Leonardo De Muzio.

Mi racconti l’episodio del tuo incontro con Nick Mason a Verona, quando hai ricevuto il suo assenso per un concerto (che non si è mai fatto) assieme?

Grazie ad un amico giornalista ho avuto la fortuna di conoscere Nick Mason alcuni anni fa, quando era venuto in Italia per presentare il suo libro Inside Out. E’ stata un’esperienza molto gratificante perché, oltre ad avere la fortuna di stare assieme al batterista dei Pink Floyd, ho molto gradito i suoi commenti positivi sui Big One. E’ una persona squisita, spolverata di quell’humour inglese che lo rende un personaggio veramente piacevole da incontrare. Purtroppo la proposta che gli avevo fatto di essere con noi per uno spettacolo di beneficenza da tenere all’Arena di Verona non è andata in porto, anche se in prima battuta l’idea gli era piaciuta, per suoi improvvisi impegni di lavoro che lo avevano tenuto occupato negli Stati Uniti più del previsto.

La musica dei Floyd, così come quella di altri gruppi a me cari, nati nello stesso periodo, ha assunto una dimensione immortale, al pari della classica. Che cosa secondo impedisce che ne nasca di altrettanto bella e innovativa? Che giudizio dai dell’attuale stato di musica e businnes?

Repetita iuvant, dice il proverbio latino; sarebbe stata un’esperienza molto bella poter contare sulla nascita di altri gruppi che potessero eguagliare la valenza dei Pink Floyd e di altri musicisti del loro calibro. Purtroppo quel periodo storico a cui ti riferisci è rimasto unico e irripetibile. E’ stato indubbiamente importante come punto di riferimento per la produzione musicale successiva da cui molti musicisti hanno preso idee e spunti senza però raggiungere i maestri. Penso che l’attuale stato di musica sia costellato da poche interessanti personalità che riescono a focalizzare l’interesse del pubblico. E’ diventato sempre più difficile proporsi come gruppo emergente; oltre ad avere una indiscussa bravura esecutiva, la band deve poter contare su un’organizzazione professionale di sostegno. I costi sono spesso troppo alti per la realizzazione degli spettacoli e quindi il business per i vari impresari o operatori di spettacolo è riservato solamente a pochi eletti.

Cosa ti ha tolto e cosa ti ha dato internet?

Direi che internet più che togliermi, mi ha dato la possibilità di aumentare notevolmente i miei rapporti con le persone che condividono i miei interessi.

Ti sei mai cimentato in musica completamente tua?

Da ragazzo…

Quanto ti è stata di aiuto la tecnologia nel cercare di riprodurre fedelmente la musica dei Pink Floyd? Qual è il tuo rapporto con l’evoluzione dei mezzi tecnici?

Ovviamente la tecnologia mi ha aiutato in questo compito anche se nella scelta dei vari set di riproduzione ho sempre cercato prodotti vintage per essere più vicino al suono originale. Questa linea è seguita da tutti i Big One.

Mi dai un tuo giudizio, umano e tecnico, di Syd Barrett?

I suoi ex compagni lo hanno trattato molto male negandogli gli aiuti che avrebbero potuto alleviargli per lo meno l’ultima parte della sua esistenza. Anche se purtroppo ha auto una breve esperienza insieme ai suoi compagni di viaggio, il cofondatore dei Pink Floyd è stato e sempre sarà la figura carismatica del gruppo.

Quali progetti vorresti realizzare con i BIG ONE nei prossimi 3 anni?

Continuare le attuali esperienze professionali.