sabato 30 gennaio 2021

CIRCA


I Circa fanno parte di un mondo quasi impossibile da descrivere nei dettagli, tante solo le diramazioni, le divisioni ed i rientri. E parlo ovviamente della lineup.
Esistono band che da cinquant’anni proseguono con la stessa formazione, limitandosi a sostituire chi, ahimè, non è più presente, ma nel caso della “Family Yes” tutto si complica, almeno se si vuole capirne la genesi e l’evoluzione.

Torniamo a bomba… un ramoscello degli YES si chiama “Circa”, e non ho trovato spazi in rete in cui se ne parla nella nostra lingua. Provo a colmare il vuoto, anche se mi rendo conto che trattasi soprattutto di un’esposizione cronologica che potrebbe risultare noiosa, ma resta in ogni caso un documento a cui fare riferimento se si decide di approfondire e indagare.

Circa è stato un supergruppo progressive rock fondato da quattro musicisti associati al mondo Yes: gli attuali membri degli Yes Alan White (batteria) e Billy Sherwood (voce, basso), l'ex membro Tony Kaye (hammond, tastiere) e il chitarrista Jimmy Haun, che ha suonato nell'album “Union”.
Dal 2012 la formazione è composta da Sherwood (voce, chitarra), Kaye (tastiere), Rick Tierney (basso) e Scott Connor (batteria).

Un pò di storia…

Jimmy Haun e Michael Sherwood (fratello maggiore di Billy) erano amici d'infanzia e formarono la band Lodgic, alla quale Billy si unì nel 1981. Pochi anni dopo lo scioglimento dei Lodgic, Billy Sherwood fu presentato al bassista degli Yes Chris Squire e ad altri membri degli Yes, tra cui Kaye e White, e Sherwood iniziò a lavorare con la band su materiale che avrebbero utilizzato nel loro album successivo. Nel frattempo, sia Haun che Michael Sherwood parteciparono a sessioni relative al secondo album della band spin-off degli Yes, Anderson Bruford Wakeman Howe
Il materiale di entrambi i progetti è stato sintetizzato per l'album del 1991 “Union”, che include così Billy Sherwood nella traccia "The More We Live-Let Go" e Haun e Michael Sherwood in altri episodi. Squire e Billy Sherwood scrissero altro materiale che non fu usato su “Union”, che utilizzarono successivamente con il nome di The Chris Squire Experiment, nel 1992, con una formazione che comprendeva White e Haun. (L'esperimento Chris Squire in seguito trovò l’evoluzione nei Conspiracy.)


Billy Sherwood continuò la collaborazione con gli Yes negli anni a seguire, unendosi alla formazione dal vivo per il “Talk Tour” del 1994, con Jon Anderson, Trevor Rabin, Chris Squire, Alan White e Tony Kaye.

Nel 1995, Sherwood e Rabin composero insieme molte cose, e due tracce dell'album d’esordio, “Circa 2007”, sono basate proprio su queste creazioni.
Billy Sherwood alla fine si unì agli Yes per alcuni anni prima di lasciarli nuovamente, senza abbandonare mai quell’universo musicale: a metà degli anni 2000 mise in atto numerosi progetti caratterizzati dalla presenza di musicisti targati YES, tra cui Kaye, White, Geoff Downes, Peter Banks, Bill Bruford, Steve Howe e Rick Wakeman.
Alla fine, Sherwood suggerì a Kaye di mettere insieme un nuovo progetto usando musicisti attuali ed ex. Si pensarono un paio di nomi - Family o Family Project -, e White and Banks furono contattati.

Tuttavia, nel 2006, con lo sviluppo del progetto, probabilmente non troppo soddisfacente, Sherwood e Kaye decisero di cambiare rotta e concentrarsi sulla creazione di una band unitaria. Reclutarono Alan White alla batteria e Jimmy Haun alla chitarra e registrarono il loro album di debutto: “Circa” è stato annunciato ufficialmente nel marzo 2007.

Il 30 luglio 2007 la band pubblica il loro album di debutto fatto di nove canzoni, “Circa 2007”, con le partecipazioni di Michael Sherwood e Cole Coleman. L'album include due tracce basate sul materiale Billy Sherwood co-scritto con Trevor Rabin nel 1995, ed è anticipato da un EP di due brani disponibili solo per il download, per un breve periodo, negli Stati Uniti.
Il debutto live della band avvenne il 23 agosto 2007 a San Juan Capistrano, con un set che includeva un esteso medley strumentale di brani degli Yes. Un DVD di questo show è stato pubblicato come “Circa Live” nel febbraio 2008. Seguirono alcune date nordamericane all'inizio del 2008, con Jay Schellen, un passato collaboratore di Sherwood e Kaye, a sostituire White in una data.

Nel luglio 2008 Jay Schellen sostituì definitivamente Alan White, che scelse di concentrarsi sul suo lavoro all’interno degli Yes. La nuova formazione registrò un album, “Circa HQ”, nella seconda metà del 2008, che venne pubblicato il 14 gennaio 2009.
Fu poi annunciato per febbraio 2009 un breve tour italiano con l'ex cantante dei Toto, Bobby Kimball, con un set composto da musica dei Circa, Yes e Toto.

Kimball e Circa si unirono per creare una nuova band, gli Yoso (originariamente chiamata AKA), anche se la formazione cambiò ulteriormente fino ad arrivare a quella formata da Sherwood e Kaye insieme a Johnny Bruhns alla chitarra e Scott Connor alla batteria.
Gli Yoso si sciolsero all'inizio del 2011, e il chitarrista Bruhns si trasferì per sostituire Haun -concentrato sul suo lavoro sulla musica per la pubblicità - nei Circa. Anche Jay Schellen se ne andò, preferendo l’impegno con gli Asia featuring John Payne e gli Unruly Child. Connor avrebbe dovuto assumere il ruolo di batterista, ma si ritirò e fu sostituito da Ronnie Ciago.

Il 7 marzo 2011, Michi Sherwood (la moglie di Billy) rivela che l’imminente album della band si chiamerà “And So On”.
Tuttavia, con le date del tour nordamericano, Ciago lasciò la band, sostituito da Connor.

Nel 2012, Bruhns uscì dalla band, lasciando il gruppo senza un chitarrista. Sherwood colse l'occasione per passare alla chitarra e assunse Rick Tierney (precedentemente un musicista itinerante con Alice Cooper e The Monkees) per suonare il basso dopo averlo sentito eseguire perfettamente le linee di basso della sua discografia solista.

Nel 2013, tutto il materiale in studio dei Circa, e il primo album dal vivo, furono ristampati dalla Cleopatra Records. I Circa hanno anche pubblicato un nuovo live, “Live From Here There & Everywhere”, per la Glassville Records.

Il quarto album, “Valley of the Windmill”, è stato pubblicato l'8 luglio 2016 dalla Frontiers Records. Include diverse canzoni di lunga durata, e Sherwood lo descrive come "super proggy".

Il 15 aprile 2019 Sherwood ha annunciato sulla sua pagina Facebook che lui e Tony Kaye stanno attualmente "saccheggiando varie idee musicali" per un quinto album.


Discografia

Album in studio

Circa 2007 (2007)
Circa HQ (2009)
Overflow (2009) (una raccolta di “scarti” dei primi due CD dei Circa)
And So On (2011)
Valley Of The Windmill (2016)

Album dal vivo
Circa: Live (2008)
Live From Here There & Everywhere (2013)

FORMAZIONE

Membri attuali

Billy Sherwood - voce solista (2006-oggi), basso (2006-2012), chitarra (2012-oggi)
Tony Kaye - tastiere (2006-oggi)
Scott Connor - batteria (2010-2011, 2011-oggi)
Rick Tierney - basso (2012-oggi)

Ex membri

Alan White - batteria, cori (2006-2008)
Jimmy Haun - chitarra, cori (2006-2011)
Jay Schellen - batteria (2008-2010)
Ronnie Ciago - batteria (2011)
Johnny Bruhns - chitarra (2011-2012)

venerdì 29 gennaio 2021

Popoff del 13 maggio 1974, conduce Carlo Massarini

Popoff del 13 maggio 1974- conduce Carlo Massarini 


Carlo Massarini propone una puntata di Popoff decisamente rock, con ampia presenza di Rolling Stones, Lou Reed impegnato nei suoi rock degli esordi con i Velvet Underground, Johnny Winter, Jimi Hendrix. Rappresentato anche il jazz, o meglio la fusion, con il successo planetario di Herbie Hancock, un estratto da Headhunters.

In quella serata del 13 maggio 1974 non saranno però stati moltissimi i ragazzi italiani in ascolto di questa musica eccellente. È più probabile che fossero per strada a festeggiare i risultati del referendum su divorzio, il cui esito, con la storica vittoria dei laici, era comunicato proprio in quelle ore.

La puntata non è completa (45') e anche in questo caso la cassetta originale presenta alcuni disturbi, in particolare sulle musiche, ma è ascoltabile senza problemi.

Scaletta: Rolling Stones (Sing It All Together e Citadel da Their Satanic Majesties Request, fine 1967), Rascals (People Got To Be Free), Lou Reed (White Light / White Heat Live), Johnny Winter (Blinded By Love), Herbie Hancock (Chameleon), Stevie Wonder (He's Misstra Know-It-All), Procol Harum (The Idol), Jimi Hendrix (1983 ... A Merman I Should Turn To Be).









 

martedì 26 gennaio 2021

The La's, i pionieri del brit-pop

 

The La's è un gruppo musicale britannico nato a Liverpool nel 1986 da un'idea del cantante Lee Mavers e composto inoltre dal bassista John Power, dal chitarrista Paul Hemmings e dal batterista John Timson.

Tra l'anno di formazione e l'anno del debutto discografico - 1990 - il gruppo è protagonista di diversi cambi di formazione che vedono la totale ricostruzione della formazione con alla batteria il fratello di Lee, Neil Mavers, al basso James Joyce e alla chitarra Peter James Camell.

I primi singoli pubblicati - Way Out (1987) e There She Goes (1988) - procurano al gruppo ottime recensioni. Ma per avere il primo LP bisogna attendere il 1990, anno in cui la Go! Discs pubblica l'esordio omonimo della band. Il disco potrà vantare un'ottima accoglienza della stampa e un pregevole quantitativo di copie vendute.

Dopo aver suonato in tour per tutto il 1991, il perfezionismo di Mavers lo spinge a riscrivere e riarrangiare le canzoni del primo album, ma questo processo non porta a nulla di concreto ed esclusi un paio di concerti del 1995 con una nuova band, i La's non hanno mai dato ulteriori prove della loro esistenza sino al 2005, dieci anni dopo, per una riunione speciale sul palco del Glastonbury Festival.

Mai ufficialmente sciolti, i The La's possono essere considerati i pionieri del brit-pop, genere che da lì a qualche anno esploderà con gruppi come Oasis e Blur. La loro musica era un insieme di scintillante jangle-pop sulla scia dei primi dischi dei Primal Scream e degli Smiths, ma che rimanda anche alla tradizione inglese degli anni Sessanta.

Nel 2018, una serie comica-drammatica della BBC TV intitolata "There She Goes" presenta una cover della canzone di La’S che riporta quel nome.


Membri

Lee Mavers – guitar, vocals (1984–1992, 1994–1995, 2005, 2011)

Mike Badger – guitar, vocals (1983–1986)

Sean Eddleston - guitar (1984)

John "Timmo" Timson – drums (1984–1985, 1986–1987)

Phil Butcher – bass (1984)

Jim "Jasper" Fearon – bass, drums (1985, 2005)

Bernie Nolan – bass (1985–1986)

Tony Clarke – drums (1985–1986)

Paul Rhodes – drums (1986)

John Power – bass, vocals (1986–1991, 2005)

Barry Walsh – drums (1986)

Paul Hemmings – guitar (1987)

Mark Birchall – drums (1987)

Peter "Cammy" Cammell – guitar, bass (1988, 1989–1992, 1994–1995)

Iain Templeton – drums (1988)

John "Boo" Byrne – guitar (1988, 1995)

Chris Sharrock – drums (1988–1989)

Barry Sutton – guitar (1988–1989, 1991)

Neil Mavers – drums (1989–1992, 1994–1995)

James Joyce – bass (1991–1992, 1994)

Lee Garnett – guitar (1994–1995)

Jay Lewis – guitar (2005)

Nick Miniski – drums (2005)

Gary Murphy – bass (2011)

 

Album in studio

The La's (1990) No. 30 (UK), No. 196 (US)


Compilation

Lost La's 1984–1986: Breakloose (1999)

Singles Collection (2001)

Lost La's 1986–1987: Callin' All (2001)

BBC in Session (2006)

Lost Tunes (2008)

De Freitas Sessions '87 (2010)

Callin' All (2010)

 

Singoli




lunedì 25 gennaio 2021

Lucio Battisti... batterista

Lucio Battisti amava suonare la batteria, quasi quanto le chitarre e il pianoforte. Si sedeva davanti ai tamburi e poi, per scherzare, mi guardava come fa uno scolaro davanti al maestro».

È Gianni Dall’Aglio che parla e se lo dice lui…

Esiste una testimonianza significativa che propongo a seguire, tratta dal programma "Tutti insieme", del 1971, spettacolo ideato da Mogol.

Nel video, oltre a Lucio Battisti, troviamo Franz Di Cioccio (PFM), Sergio Poggi, Tony Cicco (Formula 3) e Sergio Panno (Dik Dik).





domenica 24 gennaio 2021

Eve Of Destruction/L'ora del fucile-Barry McGuire/Pino Masi


Il mio primo impatto con la musica, quando avevo ancora i pantaloni corti, riporta a brani musicali per me all’epoca sorprendenti, eseguiti dai gruppi italiani allora in voga che esercitavano in modo assolutamente libero l’esercizio di “copiatura” sonora, modificando e adattando il testo, che da inglese diventava italiano, cambiando completamente significato.
Non era una grande perdita, a quei tempi le liriche non presentavano ancora nulla di serio, nemmeno al di fuori dei nostri confini, anche se qualcosa, soprattutto in America, stava cambiando, con l’impegno sociale di Dylan e Baez.

La tecnologia fu di grande aiuto per la diffusione capillare della musica, attraverso prodotti e supporti sempre più alla portata di tutti, che permettevano peraltro la socializzazione, i quei primi anni Sessanta: rock’n roll, il twist, il folk, il beat, il rythm & blues, il funky… musica da ascoltare, musica per ballare.


L’Italia era ben predisposta al cambiamento, ma la cosa che risultò più rapida e semplice per i giovani musicisti e i loro "gestori" fu quella di pescare a man bassa nella produzione anglosassone e farla propria, in tempi in cui non si guardava molto ai diritti d’autore.
In pochissimi parlavano e cantavano in inglese, e spesso i grandi nomi stranieri si prestavano a mettere da parte il loro idioma naturale a favore dell’italico verbo, diventando loro stessi “cantanti italiani”.
Due le alternative per i gruppi e i cantanti: prendere brani di riconosciuto successo facendoli diventare la copia nostrana, oppure pescare nel mare magnum britannico, appropriandosi di canzoni sconosciute, rendendole “nuove” per il pubblico italiano. E attraverso questo modus il brano originale prendeva luce anche entro i nostri confini.

Di lì a poco, come è noto, tutto sarebbe cambiato, ma restano dei gioiellini che credo non siano conosciuti da tutti, per cui a partire da oggi, sporadicamente, proporrò un brano originale e la cover corrispondente, e sono certo che qualche cosa di inaspettato verrà a galla.

Dopo aver proposto i QUELLI/Tommy Roe, Michel Delpeche/ Dik DikManfred Mann e Tony Mark e i Markmen, Beatles e il corrispettivo gruppo de I Novelty e Fausto Leali e I Profeti, P.P. Arnold e Merrylee Rush, tocca oggi a Barry McGuire e Pino Masi con "Eve Of Destruction"/"L'ora del fucile".


Eve Of Destruction/L'ora del fucile - Barry McGuire/Pino Masi


"EveOf Destruction" di Barry McGuire, una canzone composta da P.F. Sloan, è stata la base musicale per una canzone politica, L'ora del fucile, pezzo forte del cantautore Pino Masi,  poi entrato a far parte del gruppo teatrale di Dario Fo.

La canzone originale di P.F. Sloan parlava di una ipotetica terza guerra mondiale, ma si espandeva al pericolo rappresentato dalla "Cina rossa"...


In italiano diventò "L'ora del fucile": ecco il testo…


Tutto il mondo sta esplodendo dall’Angola alla Palestina, l’America Latina sta combattendo, la lotta armata vince in Indocina;

in tutto il mondo i popoli acquistano coscienza e nelle piazze scendono con la giusta violenza.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire che è suonata l’ora del fucile?

L’America dei Nixon, degli Agnew e Mac Namara dalle Pantere Nere una lezione impara;

la civiltà del napalm ai popoli non piace, finché ci son padroni non ci sarà mai pace;

la pace dei padroni fa comodo ai padroni, la coesistenza è truffa per farci stare buoni.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire che è suonata l’ora del fucile?

In Spagna ed in Polonia gli operai dimostran che la lotta non si è fermata mai contro i padroni uniti, contro il capitalismo, anche se mascherato da un falso socialismo.

Gli operai polacchi che hanno scioperato cantavan l'Internazionale

Gridavano: Gomulka, per te finisce male. Marciavano cantando l’Internazionale.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire che è suonata l’ora del fucile?

Le masse, anche in Europa, non stanno più a guardare, la lotta esplode ovunque e non si può fermare:ovunque barricate: da Burgos a Stettino, ed anche qui da noi,

da Avola a Torino, da Orgosolo a Marghera, da Battipaglia a Reggio,

la lotta dura avanza, i padroni avran la peggio.

E quindi: cosa vuoi di più, compagno, per capire che è suonata l’ora del fucile?

Autori: P. Masi, P. Nissim, G. Marini (?)



E da lì a poco sarebbero sbocciato in Italia il corso fortunato del cantautorato impegnato…



venerdì 22 gennaio 2021

ATLANTIDE


Gli ATLANTIDE provenivano da Cirigliano, Basilicata, ma i quattro fratelli Sanseverino suonavano già insieme in Italia, prima di trasferirsi in Germania, a Rottweil, dal 1973.
In quel paese collaborarono con band importanti, come Message, Atlantis, Scorpions, guadagnando una buona esperienza dal vivo e recensioni stampa.

Nonostante tutto questo decisero di pubblicare il loro album autoprodotto, Francesco ti ricordi”, pubblicato solo in Germania nel 1976, cantando in italiano, e con uno stile molto diverso dalla produzione tipica dell'epoca, essendo un album hard-rock con influenze prog molto ridotte e basato sul buon suono della chitarra di Mimmo Sanseverino.
Molto accentuata la cadenza dialettale del vocalist, ma il disco è molto ben suonato e comprende sei lunghi brani che variano in lunghezza da 5 minuti alle 11:15.

I fratelli Sanseverino rimasero tutti in Germania, dove vivono ancora. Uno di loro, Leonardo, è morto nel 2006.

Nell'immediato il disco non raggiunse però un gran successo di vendita, anche a causa della limitata distribuzione, che veniva compensata dalla distribuzione che la band faceva durante i concerti. Questo aspetto rese però il disco molto raro negli anni seguenti, diventando un oggetto del desiderio per molti collezionisti quotato milioni delle vecchie lire.
Negli anni '90 la casa di distribuzione tedesca, che aveva in giacenza un gran numero di copie del disco, ricominciò a venderle fino ad esaurimento, abbassando notevolmente il valore del disco che si attesterà poi intorno ai 350/500 euro.
Francesco ti ricordi” venne poi ristampato nel 1994 dalla Mellow Records, e nel 2014 dalla Mellotron Records.

Nel 2002 si tenne il loro ultimo concerto.
Gli Atlantide smisero di suonare dopo la perdita di Leonardo Sanseverino, il fratello tastierista ed organista, morto nel 2006.


Formazione:

Leonardo Sanseverino-organo e sintetizzatore
Domenico Sanseverino-voce e chitarra
Mario Sanseverino-basso
Matteo Sanseverino-batteria

Discografia:

Album
1976 - Francesco ti ricordi (S, SP 1476)



giovedì 21 gennaio 2021

The Lemon Pipers

 

The Lemon Pipers è stato un gruppo musicale psichedelico statunitense di Oxford, Ohio, noto principalmente per il brano "Green Tambourine", che raggiunse la posizione numero 1 negli Stati Uniti nel 1968. La canzone è stata accreditata come la prima bubblegum pop chart-topper.

The Lemon Pipers comprendevano il batterista William (Bill) E. Albaugh (1946-1999), il chitarrista Bill Bartlett (nato nel 1946), il cantante Dale "Ivan" Browne (nato nel 1947), il tastierista Robert G. Nave (1944-2020) e il bassista Steve Walmsley (nato nel 1948, Wellington, Nuova Zelanda) che sostituì il bassista originale Bob "Dude" Dudek.

La band fu formata nel 1966 da studenti di Oxford, che avevano suonato nei bar del college con i loro gruppi precedenti.

Il loro repertorio era fatto di blues, hard rock e folk rock, con alcune cover dei Byrds e degli Who.

Dopo un po’ di gavetta nei bar del luogo pubblicarono un singolo per l'etichetta Carol Records, "Quiet Please".

Il gruppo originale - un quartetto - guadagnò notorietà raggiungendo le finali nella Ohio Battle of the Bands al Cleveland Public Auditorium nel 1967, perdendo contro la James Gang.

La band reclutò quindi uno studente della Miami University come frontman - Dale "Ivan" Browne - e ingaggiò anche l'impresario musicale Mark Barger, che guidò i The Lemon Pipers alla Buddah Records, allora gestita da Neil Bogart.

Affidandosi ai consigli di Barger, accettarono così di stipulare un contratto discografico e distributivo con Buddah.

Il gruppo iniziò a suonare in grandi sale auditorium e da concerto negli Stati Uniti, inclusa un'apparizione al Fillmore West di Bill Graham a San Francisco sullo stesso palco con i Traffic, Moby Grape e Spirit, il 21 marzo 1968.

I piani di Buddah per il gruppo si concentrarono sul bubblegum pop piuttosto che sulla musica rock, e i The Lemon Pipers si unirono a un settore aziendale che conteneva già Ohio Express e la Fruitgum Company. Paul Leka fu assegnato come loro produttore discografico.

Buddah non sapeva inizialmente come gestire la band e li fece debuttare con una composizione di Bartlett, "Turn Around and Take a Look".

Visto lo scarso successo della canzone l'etichetta chiese a Leka e al suo compagno di scrittura, Shelley Pinz, che stavano lavorando in un ufficio di Brill Building a Broadway, di creare una canzone adatta. La coppia produsse "Green Tambourine", che la band registrò senza entusiasmo.

La canzone entrò nella Billboard Hot 100 alla fine del 1967 e raggiunse la posizione numero 1 nel febbraio 1968 nelle classifiche Billboard e Cashbox.

Arrivò alla posizione numero 7 nella UK Singles Chart e diventò un successo in tutto il mondo. Vendette oltre due milioni di copie e fu premiata con un disco d'oro dalla Recording Industry Association of America (R.I.A.A.) nel febbraio 1968.

Il successo di "Green Tambourine" fece sì che l'etichetta mettesse sotto pressione il gruppo per rimanere nel genere bubblegum, e nel marzo 1968 la band pubblicò un'altra canzone di Leka/Pinz, "Rice Is Nice", che raggiunse la posizione numero 46 nelle classifiche di Billboard, la numero 42 nelle classifiche Cashbox statunitensi e la numero 41 nel Regno Unito a maggio. La band nutriva poco entusiasmo per entrambe le canzoni, tuttavia, superarono il disagio considerandola "musica divertente", soprattutto sapendo che sarebbero stati abbandonati da Buddah se avessero rifiutato.

“Ordinary Point of View", scritto da Eric Ehrmann e con un assolo country di Bartlett, fu registrato, ma rifiutato da Buddah. Disincantato da Buddah e dall'industria musicale, Ehrmann smise di scrivere canzoni e si diede al giornalismo musicale.

Come è comune nel caso della musica degli anni '60, alcuni problemi di copyright e royalties collegati al precedente proprietario della Buddah Records, ereditati dagli attuali proprietari del catalogo editoriale musicale Kama Sutra e delle canzoni dei The Lemon Pipers rimasero irrisolti.

L'evoluzione dei The Lemon Pipers dalla musica rock degli anni '60 verso una bubblegum  band da disco d'oro creò una dualità all’interno del gruppo: "Eravamo una band rock 'n' roll stand-up e all'improvviso ci ritrovammo in uno studio con qualcuno che ci diceva come e cosa suonare".

Il divario tra le aspirazioni dell'etichetta e i gusti musicali della band divenne evidente nell'album di debutto “Green Tambourine”. Prodotto da Leka, il disco conteneva cinque canzoni di Leka/Pinz, così come due extended tracks scritte dalla band, "Fifty Year Void" e "Through With You" (quest'ultima, scritta da Bartlett, con influenze dei Byrds e, secondo l'etichetta originale LP, lunga 8:31). Fu inclusa anche "Ask Me If I Care" scritta da Ehrmann.

Registrarono un secondo album per Buddah, “Jungle Marmalade”, che mostrò ancora il duplice volto della band.

La band lasciò l'etichetta nel 1969 e successivamente si sciolse. Bartlett, Walmsley e Nave formarono gli Starstruck, la cui registrazione di una canzone dei Lead Belly, "Black Betty", fu rielaborata dai produttori della Super K Productions Jerry Kasenetz e Jeffry Katz, e pubblicata nel 1977 dai Ram Jam.

Browne si trasferì in California per continuare a suonare, Walmsley si fermò a Oxford a suonare il basso e Bartlett perse motivazione e diventò solitario dopo la morte della moglie Dee Dee. Nave divenne un disc jockey jazz su WVXU a Cincinnati, suonando occasionalmente l'organo con i Blues Merchants nei locali sud-occidentali dell'Ohio.

Il batterista Bill Albaugh morì il 20 gennaio 1999 all'età di 53 anni. Il tastierista Bob Nave è morto il 28 gennaio 2020, all'età di 75 anni.

Si registra una reunion nel 2017 denominata  “Summer of Love 50th Anniversary Reunion Madison Theater”.




martedì 19 gennaio 2021

Eneide, band - e album - da riscoprire...


Gli Eneide (inizialmente Eneide Pop) provenivano da Padova e riuscirono nei primi anni ’70 ad aprire i concerti di quelli che a breve sarebbero diventati mostri sacri del prog internazionale - Genesis, Van Der Graaf Generator e Atomic Rooster - e strapparono un contratto discografico con la Trident. Una buona premessa per una giovane prog band italiana.

Realizzarono un solo album, “Uomini umili popoli liberi”, registrato nel 1972 ma, come accaduto a molte band coeve, rimasto nel cassetto per molti anni, fino a quando fu ristampato privatamente, nel 1990, in un’edizione oggi pressoché impossibile da trovare al di fuori dello stretto giro collezionistico.

Dieci brani carichi di virtuosismo tastieristico, interventi chitarristici e pennellate di flauto.
Potenzialità enormi se teniamo conto che si trattava di… minorenni!


Il disco fu ristampato nel 2016 da AMS in formato CD Papersleeve con due brani inediti aggiuntivi, tratti dal progetto del 1995 “Il sogno di Oblomov”. La stessa etichetta ha ristampato il disco in vinile nel 2016 con copertina apribile ma senza i due brani in più dell'edizione in CD.


Tratto da uno scambio di battute tra Augusto Croce e il chitarrista e cantante Gianluigi Cavaliere:

Qual è la storia del vostro album del 1972?

La Trident ci chiese di registrare un LP, loro lavoravano come agenzia di concerti e poi decisero di lanciare questa etichetta. L'LP venne registrato e missato ed era pronto per l'uscita, ma tutto questo successe durante il periodo del fallimento della Trident, e quindi non venne mai pubblicato. In ogni caso noi abbiamo conservato i nastri, e nel 1990 grazie all'interesse di un amico, abbiamo avuto la possibilità di farlo uscire con l'aiuto della Black Widow di Genova. Uscì in quantità limitata, 500 copie, delle quali 250 autografate da me. Un'edizione successiva uscì poco dopo, probabilmente lo stesso numero di copie della prima, o anche meno, ma con una copertina singola.

Ascoltiamolo...


Tracklist:

Side A:
1.Cantico alle stelle (traccia I)
2.Il male
3.Non voglio Catene
4.Canto della Rassegnazione
5.Oppressione e disperazione

Side B:
6.Ecce omo
7.Uomini Umili Popoli Liberi
8.Viaggio cosmico
9.Un mondo nuovo
10.Cantico alle stelle (traccia II)

Formazione:
Gianluigi Cavaliere (voce, chitarra)
Adriano Pegoraro (chitarra, flauto, voce)
Carlo Barnini (tastiere, voce)
Romeo Pegoraro (basso, voce)
Moreno Diego Polato (batteria, percussioni, voce)

sabato 16 gennaio 2021

Elvis: International Center, Honolulu, Hawaii, 14 gennaio 1973


International Center, Honolulu, Hawaii, 14 gennaio 1973

Dopo una lunga assenza, Elvis Presley aveva fatto la sua riapparizione televisiva nel 1968.
Nel frattempo aveva adattato il suo stile alle clientele sofisticate di alberghi e casinò e ciò gli aveva consentito di trionfare anche sui palchi di Las Vegas.
Era l’artista più celebre al mondo ma ne lui ne il suo manager, il “Colonnello” Tom Parker, avevano intenzione di metter il naso fuori dagli USA.
Ecco allora l’idea totalmente nuova di un concerto trasmesso via satellite: con 2 ore di esibizione Elvis si sarebbe fatto ascoltare in ogni angolo del pianeta.

I risultati gli dettero ragione: gli spettatori furono più di quelli che avevano assistito allo sbarco sulla luna nel 1969 e in Giappone un incredibile 98% dell’audience televisiva si lasciò incantare da quell’americano trentottenne in abito attillato e candido che, dal palco di Honolulu, alternava veloci rock’ n’roll a strazianti ballate sentimentali.
Se un simile evento entrò subito nella storia, pochi si resero conto dell’inferno privato che Elvis pubblico in canzoni come “You Gave Me A Mountain”, “It’s Over” e “ I’m So Lonesome I Could Cry” di Hank Williams.
Qualche mese prima la moglie lo aveva lasciato per un altro uomo portando con sé la figlia.

Anche in compagnia di due miliardi di persone, Elvis Presley restava imprigionato nella “strada solitaria” da lui cantata in “ Heartbreak Hotel.



Il concerto in numeri:
-4 giorni di prove
-23 canzoni
-13 chili persi nella preparazione del concerto
-8000 gli spettatori presenti all’ Honolulu International Center
-85000 dollari raccolti per la ricerca sul cancro
-1 milione di dollari il compenso di Elvis Presley
-2,5 milioni i costi di produzione
-1,1 miliardi gli spettatori in tutto il mondo

(Note estratte da una raccolta di Mark Paytress)


venerdì 15 gennaio 2021

Nel ricordo di Captain Beefheart



« Non voglio vendere la mia musica... vorrei regalarla, perché da dove l'ho presa non bisogna pagare per averla. »(Don Van Vliet).

Il 17 dicembre del 2010 ci lasciava Don Van Vliet, meglio conosciuto come Captain Beefheart
Van Vliet soffriva di sclerosi multipla, malattia che divenne aggressiva negli ultimi anni della sua vita, passati nel sud della California. Aveva 69 anni. 

Per ricordarlo ripropongo un post di qualche tempo fa.

Leggendo una delle biografie di Frank Zappa il nome di Don Vliet emerge in continuazione.
L’immagine che traggo dal libro è quella di un genio, stimato enormemente da Zappa (non mi sembra una cosa frequente), confusionario e sconclusionato, forse incompreso.
Autoritario, accentratore, capace di “rinchiudere” in casa la sua band, per otto mesi, periodo durante il quale gli manca l’ispirazione.
Ho iniziato ad interessarmi a lui e alla sua musica e ho preso dalla rete un po’ di notizie che propongo a seguire.

Captain Beefheart, pseudonimo di Don Van Vliet, nasce a Glendale, in California, il 15 gennaio 1941.
Cantante, musicista e pittore, è tra i precursori e maggiori esponenti del rock sperimentale statunitense.
Personaggio fra i più pittoreschi che la storia del rock ricordi, Captain Beefheart, nemesi di Frank Zappa, con il suo peculiare rock-blues ha firmato alcuni capolavori degli anni ’60 e, forse, dell’intera musica rock.
Troppo lontano dalle classifiche per poter essere considerato dal grande pubblico, la sua produzione appare in crescendo, per raggiungere il culmine nel 1969, con lo straordinario Trout Mask Replica.
Musicista completo, dotato di mezzi espressivi inusitati e di una fantasia che trascende i generi, realizza nel 1965, “Mirror Man” , nel quale la sua arte risulta ancora in uno stato embrionale, con una forte matrice blues.
Il suo primo capolavoro, anch’esso omaggio al blues, è datato 1967.
"Safe As Milk" può essere considerato tranquillamente uno dei massimi capolavori della storia del rock, in virtù di una varietà di stili che si dipanano in un unico disco.
In un certo senso appare il punto di partenza e di arrivo di tutto il rock delle origini, musica totale nel vero senso del termine.
L’album passa da brani spiccatamente blues sino ad arrivare ai primi vagiti dell’hard-rock , utilizzando frasi musicali sconnesse, canto killer, violino lamentoso, gusto per i contrappunti, manipolazioni elettroniche .
A questo si alternano frasi più melodiche ,fraseggi di chitarra sconnessi e suoni quasi esotici .
Nessun brano sembra predominare sull’altro, sono tutti piccoli gioielli di musicalità e genialità, che sembrano aprire la strada ad un rock diverso, ben altra cosa rispetto a ciò che si suonava in quegli anni.
Beefheart, infatti, ripartiva dalle stesse origini musicali di certi suoi coetanei (Byrds e interpreti dell'acid rock di San Francisco e di Los Angeles, ma li rivisitava con una genialità tutta sua.
I brani di questo album diventeranno tutti dei classici del rock, ma sembrava che Beefheart li intendesse solo come prove generali di qualcosa di molto più importante.
"Trout Mask Replica" uscirà nel 1969 ed avrà lo stesso effetto di un colpo d’ascia in un mare di ghiaccio.
Il disco è l’esatto contrario di tutto ciò che la logica, il buon gusto e il buon senso musicale potessero suggerire.
Non è solo un esperimento musicale, una pura trasgressione, un’ode al caos.
E’ il tentativo di ripristinare un nuovo ordine musicale, facendo a brandelli tutto ciò che in precedenza fosse stato inventato.
Rumore e dissonanza ovunque.
Ne deriva un’opera impossibile ed inconcepibile, specialmente se osservata muovendo dagli stilemi classici del rock.
Melodia e ritmo vanno per conto loro, ogni musicista ha la massima libertà espressiva.
In questo si riscontrano non pochi parallelismi con certo free-jazz.
Al pari di "Safe As Milk", nessun brano predomina sull’altro.
Il disco deve essere considerato come un unico blocco di canzoni, nel quale hanno rilevanza anche le performance vocali ,come quelle strumentali e distorte, passando per brani di difficile catalogazione.
Di indubbio minore impatto le successive prove di Captain Beefheart, che, incompreso dal grande pubblico, si ritirerà a vita privata, dedicandosi alla pittura.
L’arte di Beefheart farà non pochi proseliti, e sarà fonte d’ispirazione di molti musicisti a venire.
All'inizio, la sua carriera di pittore venne vista dalla critica come l'ennesima trovata egocentrica di un musicista rock.
Col passare degli anni, però, i suoi dipinti (così come con la musica), sono stati reputati molto innovativi ed alcune sue opere sono state esposte in musei molto importanti (su tutti il MOMA) e vendute a prezzi particolarmente alti.