venerdì 17 settembre 2021

La strana storia di Shelagh McDonald

Shelagh McDonald è una cantante, compositrice e chitarrista folk scozzese che ha pubblicato due album prima della sua improvvisa e misteriosa sparizione nel 1971.  Di lei non si seppe più nulla fino al 2005, quando si mise in contatto con lo Scottish Daily Mail per raccontare la storia relativa ai suoi anni di assenza.

Nel 2013 è stata protagonista di un ritorno musicale a basso impegno, con alcune esibizioni pubbliche e, per la prima volta dagli inizi del seventies, ha realizzato nuove registrazioni.

Shelagh McDonald è nata nel 1948 a Edimburgo ma si trasferì con i genitori a Glasgow all'età di 12 anni, ed è stata educata privatamente prima di passare alla Glasgow School of Art.

Nei suoi primi due album, McDonald è stata supportata da molti musicisti di spicco all'interno della scena folk-rock inglese, tra cui Richard Thompson, Dave Mattacks, Danny Thompson, Keith Tippett, Keith Christmas, la sezione ritmica Fotheringay, così come Ian Whitman, Roger Powell e Michael Evans, allora membri dei Mighty Baby.

Durante le sessioni di registrazione per il suo terzo album, nel 1971, scomparve misteriosamente a seguito di un brutto viaggio con l'LSD.

Il 23 giugno 2005, in occasione di una ristampa su CD dei suoi album, un articolo di Charles Donovan apparve su The Independent, il primo pezzo di alto profilo dedicato alla scomparsa dell’artista scozzese. Ciò spinse all’interessamento i giornali locali, il Glasgow Herald e lo Scottish Daily Mail. Fu proprio quest'ultimo che attirò l'attenzione della stessa McDonald e nel novembre del 2005, che si presentò negli uffici dello Scottish Daily Mail e raccontò loro la sua storia.

Si ritirò dalla vita pubblica dopo che un brutto viaggio con l'LSD la lasciò paranoica e allucinata, con la voce rovinata. Vivendo con i suoi genitori e lavorando privatamente a Edimburgo, incontrò e sposò il libraio Gordon Farquhar; insieme, vissero uno stile di vita nomade in Scozia, campando di sussidi sociali e spostandosi di casa in casa, e in seguito di tenda in tenda.

Di lei non si seppe più nulla fino al 2012, quando fu intervistata per la rivista fRoots, rivelando che, alla morte del suo partner avvenuta all'inizio dell'anno, aveva ripreso i contatti con altri musicisti folk e stava pianificando con cautela apparizioni dal vivo lowe profile, sperando di registrare nuovo materiale.

In un'intervista dell'ottobre 2013, rivelò al The Guardian di aver registrato un nuovo album, anche se non fornì ulteriori dettagli al riguardo.

Il disco, chiamato “Parnassus Revisited”, con diverse nuove canzoni, fu presentato nel corso dei suoi concerti, ma non fu ampiamente distribuito.

Una collaborazione con la band indie folk di Galloway The Razorbills ("Fame Fatale") fu trasmessa su Freak Zone di Stuart Maconie nel 2014: Shelagh si esibì con questa band in diverse occasioni, così come con Nigel H. Seymour.

Il 16 gennaio 2013, McDonald ha fatto la sua prima apparizione pubblica ufficiale, dopo più di 40 anni di assenza, come ospite di The False Beards al Green Note, Camden, Londra.

Oltre al suo set - mezz'ora di materiale precedentemente non registrato -, ha anche suonato la sua versione della canzone tradizionale "Let No Man Steal Your Thyme", dal suo primo album. 

 

Si è a conoscenza di una serie di piccole apparizioni nel 2014 - principalmente in Scozia - e di un tour più lungo nel 2017, in collaborazione con Nigel H. Seymour, che ha portato ad alcuni live Inghilterra.

È stato anche annunciato che una nuova registrazione chiamata “Timescapes” era in arrivo.

Attendiamo fiduciosi…



Discografia

Album - B&C Records, 1970

Stargazer - B&C Records, 1971

Club Folk 2 - Peg Records PS3, 1972 (one track: " Rainy Night Blues")

Let No Man Steal Your Thyme - Sanctuary Records, 2005

Parnassus Revisited - Shelagh McDonald, 2013





mercoledì 15 settembre 2021

Jimmy Page ha partecipato alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia, in occasione della presentazione nella sezione fuori concorso di ‘Becoming Led Zeppelin’

 


Jimmy Page a Venezia con "Becoming Led Zeppelin”

 

Standing ovation a Venezia per Jimmy Page, arrivato al Lido per presentare "Becoming Led Zeppelin", il documentario sulla storia della leggendaria rock band presentato fuori concorso alla Mostra.

Il chitarrista ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione della pellicola, ospitata dalla Sala Grande del Palazzo del cinema, insieme al regista Bernard MacMahon che per realizzare il progetto ha recuperato diversi materiali d'archivio: "Becoming Led Zeppelin", che non ha ancora una data d'uscita, ripercorre le tappe principali della scalata al successo di Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones e John Bonham.

"All'inizio eravamo un po' diffidenti, poi vedendo la cura che il regista ci stava mettendo ho capito quanto il progetto fosse accurato: il risultato finale è fedele a quelle ricerche. E il bello è che in questo film John Bonham è vivo", ha detto Jimmy Page durante la conferenza.

"Volevamo che emergesse tutto quello che abbiamo fatto in quegli anni: non solo i dischi, le tournée, ma anche i milioni di chilometri macinati e in questo documentario ci sono tutte le risposte alle vostre domande".


A chi gli ha domandato le differenze tra i Led Zeppelin e altre band, Page ha risposto:

"Adoro i Rolling Stones e il loro modo di stare insieme, ma la vera differenza tra noi e gli altri gruppi è il fatto che con i Led Zeppelin tutto era improvvisato. Dal '68, quando ci siamo conosciuti, fino alla morte di John Bonham, tutti quei concerti, tutte le cose che facevamo insieme semplicemente succedevano perché avevamo la capacità di leggerci nella mente l'uno con l'altro. Quando John è venuto a mancare quella magia svanì: non c'era più la connessione mentale che avevamo prima. Fu una decisione dura ma inevitabile".

"Becoming Led Zeppelin" fu annunciato nel 2019, due anni fa. Il film comprende, oltre a materiale d'archivio, anche interviste inedite ai tre membri ancora in vita del gruppo, Jimmy Page, Robert Plant e John Paul Jones: è la prima volta che i tre partecipano ad un film sui Led Zeppelin, dopo lo scioglimento della band.

"Questo è il documentario che nessuno pensava di poter realizzare", ha detto, entusiasta, il regista Bernard MacMahon.

Becoming Led Zeppelin”, il primo documentario autorizzato sulla storia dei Led Zeppelin, ha debuttato alla Mostra del cinema di Venezia 2021. Poco dopo è stato pubblicato online il primo trailer ufficiale del film, una pillola di un minuto, dove possiamo vedere delle immagini d’archivio del gruppo mentre suona “Good Times Bad Times”, alternate con le riprese di un dirigibile.

Bernard MacMahon e Allison McGourty, i produttori del film, hanno raccontato quanto è stato difficile ottenere i materiali video per il film, soprattutto un’intervista di John Bonham con un magazine australiano che hanno inseguito per un intero anno. Oltre a quella con il batterista, nel film ci sono diverse nuove interviste con gli altri musicisti del gruppo.

«Quando abbiamo incontrato la produzione eravamo tutti un po’ nervosi, ma il progetto ci ha aiutato», ha detto Page. «Pensavo che avessero davvero azzeccato tutto, hanno capito cosa dovevano raccontare».






Ricordando Richard Wright



Il 15 settembre del 2008 ci lasciava, a 65 anni, Richard Wright, uno dei padri dei Pink Floyd, tastierista e compositore dopo l'uscita dal gruppo di Syd Barret.
Lo voglio ricordare con un articolo trovato in rete in quei giorni…

"Si è spento ieri Richard Wright, co-fondatore e tastierista dei sempre e per sempre leggendari Pink Floyd, «dopo una breve lotta contro il cancro», così la famiglia, tramite un portavoce, ne ha dato l'annuncio, senza fornire ulteriori particolari, ma chiedendo il rispetto della privacy. Richard William "Rick" Wright (questo il nome completo), era nato a Londra 65 anni fa, unico nella formazione originale della band britannica a non essere originario della provincia.
Da adolescente frequenta brevemente il London College of Music, formandosi alla musica jazz. Ma l'esperienza dura poco e presto si iscrive ad Architettura dove incontra due dei suoi futuri compagni, Roger Waters, autore di tutti gli anni migliori della band, e Nick Mason.
Nel 1963 nascono i Pink Floyd.
Con Waters, Wright e Mason c'è anche Syd Barrett (morto il 7 luglio del 2006, a 60 anni, dopo anni passati a inseguire i fantasmi della propria mente), che in seguito viene sostituito dal raffinato David Gilmour.
Ed è proprio dopo l'uscita di Barrett dal gruppo che Wright ne diviene il compositore melodico, dando l'impronta decisiva ad alcuni fra i brani più famosi come "A Saucerful of Secrets", "Echoes", e "Shine on You Crazy Diamond".
Suoi anche alcuni fra i pezzi di maggior successo commerciale: le due canzoni dell'album "Dark Side of the Moon", del 1973: "The Great Gig in the Sky" e "Us and Them", e "Keep Talking", tratta da "The Division Bell "del 1994.
Impossibile, poi, non ricordare "Sysyphus", dell'album "Ummagumma", del1969, e "Summer '68 ", dell'album " Atom Heart Mother", del 1970.
Durante la registrazione di "The Wall", del 1979 scoppia la bufera: Roger Waters chiede a Wright di andarsene.
La causa è lo scarso rendimento, causato, lo accusa, da un eccessivo uso di cocaina.
Wright smentisce, ma se ne va anche se continua a suonare nei concerti del 1980 e 1981 che promuovono l'album, ma solo come musicista.
L'album successivo, "The Final Cut" (1983), dedicato alla memoria del padre di Waters, morto ad Anzio durante la guerra e ultimo disco della formazione originaria, è l'unico a cui Wright non contribuisce come autore.
Ormai è definitivamente allontanato da gruppo.
Nel 1984 forma un gruppo con Dave Harris, gli Zee.
Ma il primo album, "Identity", è un completo insuccesso.
Nel 1987 viene chiamato da Gilmour per dare una mano durante le session conclusive di "A Momentary Lapse of Reason" e poi formalmente "reintegrato" a pieno titolo come membro del gruppo con l'album "Delicate Sound of Thunder "(1988).
Nell'album successivo, "The Division Bell" (1994), scrive cinque canzoni e canta "Wearing the Inside Out.

Incoraggiato dal decisivo contributo fornito a The Division Bell, nel 1996 Wright pubblica il suo secondo album da solista, "Broken China", in cui tra gli ospiti appaiono talenti come Sinead O'Connor, Pino Palladino e Tim Renwick.


Nel frattempo gli screzi e le battaglie legali per il possesso del nome sembrano aver irrimediabilmente allontanato Waters dagli altri musicisti e sembra quindi un piccolo miracolo vederli di nuovo tutti e quattro, nel luglio del 2005, sul palco del Live 8, in Hyde Park.
L'anno seguente Wright ritorna nello studio di registrazione con Gilmour, per collaborare con lui ancora una volta, al terzo album da solista di quest'ultimo, "On an Island", suonando in due brani.
Erano proprio loro i propiziatori di una possibile, futura reunion dello storico gruppo al completo.
Ma ora ogni sogno è svanito per sempre".



martedì 14 settembre 2021

YES: è uscito il video di “Dare To Know”, brano che anticipa l'uscita dell'album “The Quest”, prevista per il prossimo 1° ottobre


Gli Yes pubblicheranno il loro nuovo album in studio il prossimo 1° ottobre.

Si intitolerà “The Quest” (InsideOutMusic/Sony Music).

Dice Steve Howe, produttore dell’album: “È semplicemente un onore per me avere l'opportunità di riunire i membri della band nello sviluppo di una serie ben raffinata di canzoni che catturano il vero potenziale della band", e ha aggiunto: "Gran parte della musica è stata scritta alla fine del 2019 con il resto nel 2020. Abbiamo commissionato diverse orchestrazioni per aumentare e migliorare il suono complessivo di queste nuove registrazioni, sperando che la nostra enfasi sulla melodia, unita ad alcune ampie interruzioni strumentali da solista, mantenga lo slancio per i nostri ascoltatori".

 

La band attuale è formata da:

Steve Howe-chitarre

 Alan White-batteria

 Geoff Downes-tastiere

 Jon Davison-voce

 Billy Sherwood-basso

 

Ulteriori percussioni sono state fornite dall'ospite Jay Schellen che integra le esibizioni dal vivo degli YES.

Il label manager Thomas Waber ha dichiarato: "Sono lieto di dare il benvenuto agli YES e non vedo l'ora di vedere la reazione dei fan della band al nuovo album. Essendo io stesso un fan di lunga data, sono davvero entusiasta del nuovo materiale. Steve Howe è riuscito a catturare molti degli elementi importanti che tutti amiamo degli YES!"

Contenente 11 canzoni - 8 sul CD principale con 3 tracce extra su un CD bonus -, “The Quest” sarà disponibile su vinile e Blu-ray 5.1 e CD.

L’album è preceduto dall’uscita del singolo “Dare To Know”…



The Quest – 2CD Digipak tracklisting:

 

CD1:

The Ice Bridge 7.01

Dare To Know 6.00

Minus The Man 5.35

Leave Well Alone 8.06

The Western Edge 4.26

Future Memories 5.08

Music To My Ears 4.41

A Living Island 6.52

CD2:

Sister Sleeping Soul 4.51

Mystery Tour 3.33

Damaged World 5.20

 

L’album sarà disponibile nei seguenti formati:

 

Edizione limitata Deluxe 2LP & 2CD più Blu-ray Box-set

Edizione limitata 2CD & Blu-ray Artbook

Apribile 2LP & 2CD più LP e libretto

2CD Digipak

Album digitale

Copertina disegnata e creata dal collaboratore di lunga data della band Roger Dean.




giovedì 9 settembre 2021

Patti Smith Group Stadio Comunale, Bologna, Firenze, 9-10 settembre 1979


Patti Smith Group
Stadio Comunale, Bologna, Firenze, 9-10 settembre 1979

“Ne ho abbastanza. E’ finita”. Sono le parole che Patti Smith, la sera del 10 settembre 1979, pronuncia tornando in albergo dopo il concerto tenuto allo stadio di Firenze.



Firenze fu il nostro ultimo lavoro. Arrivammo e io battei le strade, alla ricerca degli schiavi di Michelangelo. C’erano migliaia di ragazzi accampati nelle strette vie del centro. Che cazzo stava succedendo? Passai davanti a un‘edicola e vidi la mia faccia sulla copertina di ogni rivista. Seguita da orde di ragazze urlanti in camicia e cravatta, cercai di raggiungere per vie secondarie l’hotel Minerva. Mi rintanai là per ore, ingurgitando un espresso dopo l’altro. Il nostro ultimo lavoro. In uno stadio di calcio. Chilometri da Michelangelo.”


Patti Smith ricorda bene quello show italiano di fine estate ’79. Lo ricorda per la spropositata folla, 70000 persone (e 50000 il giorno prima al Comunale di Bologna), quando il pubblico medio dei suoi show era di 5-10000 spettatori; lo ricorda per le roventi polemiche e le passioni contrapposte; ma soprattutto lo ricorda perché fu l’ultimo per molti anni, un ultimo walzer eccitato e tormentato, un addio alle scene ritrattato solo nel 1988. Patty Smith era un nome popolare in Italia fin dai giorni di “Horses”, ma le decine di migliaia di giovani convenuti a Bologna e Firenze non era li solo per onorare una donna di musica. Erano li piuttosto per testimoniare, con velleità e passione, la loro fede in un rock taumaturgico, capace di interferire con la storia, la politica, i tempi nuovi. Avevano impresso in mente la Patty Smith rivoluzionaria punk, la guerriera con l’aureola di “vive l’anarchie”, e sbandarono nello scoprire che quel personaggio che si erano dipinti non erra vero, forse non era mai esistito. La Patti Smith che trovarono in carne e ossa parlava si di cambiamenti, ma soprattutto spirituali, e se citava ancora l’adorato Rembaud, e Rilke, e Jean Genet, un posto lo riservava anche a Papa Luciani, l’effimero Papa del sorriso, che aveva voluto nel suo ultimo disco(Wave) in foto e parole: “La musica è riconciliazione con Dio”.

Il giorno prima del concerto di Bologna Patty Smith lo trascorse a Venezia, ospite di Enzo Ungari e della Mostra Internazionale del Cinema. Visitò la città in motoscafo, come una turista, e la sera al Lido fece un’apparizione a sorpresa(in effetti non così segreta) dopo la proiezione in anteprima del film "American Graffiti 2”. Fu un happening abbastanza velleitario di un’ora circa, in duo, lei con il clarinetto e Richard Sohl al pianoforte.

(Myke Paytress, “Io c’ero”)




mercoledì 8 settembre 2021

UNDER 20: programmi Tv per i giovani degli anni '70

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La fame di musica dei giovani degli anni ’70 è la stessa che ha caratterizzato i periodi successivi, con una differenza fondamentale a vantaggio delle nuove leve: la possibilità di comunicare e di informarsi in modo capillare.

I primi seventies portarono musica nuova dall’estero - britannica e americana - e la contaminazione provocò una rivoluzione musicale nel nostro paese che partì da chi era più vicino al “mestiere” - musicisti e operatori del settore - e che avvolse i fan che avevano già abbandonato il mangiadischi dei genitori - quello con Villa, Ranieri e Morandi - a favore del beat, e che stavano per essere contagiati dalla musica progressiva e, subito dopo, dal fenomeno del cantautorato.

I soli canali informativi, ai tempi in cui stava nascendo ARPANET (la rete di dialogo tra computer pensata per scopi militari statunitensi durante la guerra fredda), sintetizzando, si potevano individuare nella radio - “Per Voi Giovani” -, nella stampa cartacea - “Ciao 2001” - e nella televisione, di cui mi appresto a fare accenno.
Esistevano poi i fortunati, quelli che avevano fratelli maggiori e viaggianti che potevano riportare in patria le novità del momento: una nicchia fortunata!

La televisione dicevo: l’unica trasmissione di cui ho memoria, a dire il vero pochissima, è “UNDER 20”.
Andò in onda nel momento in cui il giovane ascoltatore e fruitore di concerti aveva imparato a conoscere il meglio del prog inglese, e le band italiane dedite al rock avevano trovato il coraggio per imboccare una nuova strada, simile a quella dei cugini d’Oltremanica.

Ho immagini sfuocate, ma mi è rimasta addosso l’emozione, l’attesa spasmodica delle ore 19 - mi pare -, momento designato per vedere i miei miti, per almeno un’ora - anche qui… mi pare.
Solo playback, sfacciato in alcuni casi, ma era importante vedere ascoltare la musica proposta dai “capelloni” - era questa la definizione preferita dai genitori!

Ho trovato un commento in rete di un mio probabile coetaneo, che modifica la mia sensazione relativa all’orario!

“Bel programma musicale che andò in onda nel 1973-74, il sabato alle 18.30 su Raidue per la regia di Enzo Trapani, curata da Paolo Giaccio e con la voce fuori campo di Raffaele Cascone. Fu un programma innovativo che portò in Tv i nuovi cantautori e gruppi italiani oltre che filmati di musica straniera, però dovette sottostare a dei compromessi, invitando anche personaggi della vecchia scuola e per questo su Ciao 2001 ci fu una sorta di processo al programma a cui Paolo Giaccio replicò.

Purtroppo, Paolo Giaccio non può più ricordare con noi, potrebbe farlo però Raffaele Cascone, e chissà che questo articolo non possa arrivare dalle sue parti e spingerlo a inviarci qualche memoria interessante!

Intano godiamoci un’ampia sintesi di quel programma che permette di scoprire alcuni dei protagonisti dell’epoca…

lunedì 6 settembre 2021

The Doors/Jefferson Airplane: The Roundhouse, Londra, 6-7 settembre 1968


The Doors/Jefferson Airplane
The Roundhouse, Londra, 6-7 settembre 1968

Un deposito ferroviario in disuso poteva sembrare uno spazio insolito per ospitare la prima esibizione sul suolo britannico dei due principali gruppi della scena Americana alternative (e non solo). E’ vero però che nel 1968 l’ampio edificio circolare della Roundhouse aveva sostituito l’UFO quale principale luogo di ritrovo degli Hippie londinesi. Date le notevoli dimensioni dell’ambiente, oltre 10.000 appassionati poterono accorrere alle attese esibizioni dei due gruppi, ma molti di più furono coloro che rimasero fuori dai cancelli senza biglietto. All’appuntamento si presentarono anche le telecamere di Granada TV, ansiose di immortalare l’inedito incontro con il rock acido della West Coast, soprattutto, di vedere all’opera il cantante dei Doors, Jim Morrison.

La rivista Rave aveva definito Morrison una superstar (all’epoca il termine non era ancora inflazionato) sulla spinta dei resoconti giornalistici d’oltreoceano che lo definivano poeta e uomo di spettacolo originale e travolgente, autentico sciamano pop che fondeva la sessualità con una debordante teatralità. Morrison, che si autodefiniva “un politico erotico”, appariva un miracoloso ibrido fra Elvis Presley e una divinità greca e le esibizioni del gruppo, come spiegò il chitarrista Robbie Krieger, somigliavano a “esperienze religiose”.
Nel buio, seduti a gambe incrociate in mezzo al pubblico, c’erano Paul McCartney, Arthur Brown e i Traffic. Di fronte a loro un Jim Morrison vestito di cuoio crollò a terra dopo un balzo, emise urla da far gelare il sangue e poi rincuorò la platea con la lettura sussurrata di un sonetto. Ogni parola, ogni movimento sembravano carichi di significati.

Jim Morrison vive nell’esagerazione”, scrisse entusiasta Mike Grant su Rave. “Il passo incerto e quasi strascicato, la strana indolenza, l’espressione imbronciata, gli occhi semichiusi rivolti verso l’alto, la recitazione ampollosa ma nitida”.

Anche la folla ebbe un ruolo importante. “Uno dei migliori pubblici che ci siano mai capitati”, disse Morrison a Grant dopo gli spettacoli. “Sembravano tutti così sereni… questo ci ha aiutato ad esprimerci al meglio”.

Tratto da “Io c’ero”, di Mark Paytress





Revislate (Veruno): l'atmosfera della giornata conclusiva, il 5 settembre


Dopo un anno di sosta forzata è ritornato il Prog Festival di Veruno (a me piace chiamarlo così, nonostante la denominazione specifica), anche se l’emergenza sanitaria ha condotto ad un differente spazio di incontro, che potesse permettere un accesso e una permanenza in sicurezza, secondo le norme vigenti.

Dalla caratteristica e raccolta piazzetta di Veruno ci si è spostati al campo sportivo di Revislate, munito di 2500 sedie e posti numerati e collegati ad un nominativo.

Il momento contingente ha stravolto le abitudini del deus ex machina Alberto Temporelli e dei suoi compagni di viaggio, e questo ha portato al cambio obbligato di location e un ricorso all’assoluto made in Italy, una proposta fatta esclusivamente di prog nostrano, a differenza dell’equilibrio pianificato nelle edizioni precedenti.

Cast stellare, in ogni caso, il meglio del meglio tra i top e spazio aperto alle novità.

Certo è che un trittico formato da ORME/BANCO/OSANNA, all’interno della stessa manifestazione, è un sogno che, pur foriero di novità, ha permesso di accorciare spazi temporali cinquantennali.

Ho partecipato alla sola giornata conclusiva e non ho avuto la possibilità di realizzare video da posizione favorevole per cui - ed è questa la prima volta che mi capita in anni di frequentazione - non proporrò il solito medley ma mi limiterò al racconto dell’atmosfera.

Il mood, l’feeling, l’atmosfera appunto… credo sia questa la parte più importante, perché l’aria che si è respirata ha permesso di dimenticare la drammaticità del quotidiano e pensare che i momenti di comunione, quelli che solo la musica può dare, siano nuovamente possibili.

Visto da occhio esterno, utilizzando il vissuto della terza giornata, posso dire che tutto è sembrato perfetto, a partire da quell’immenso prato verde, carico di sedie - che sono certo in molti avranno gradito - accompagnato da un cielo di un azzurro intenso e da una temperatura mite (in occasioni precedenti il freddo si era fatto sentire!), con il continuo accompagnamento della campana della chiesa a ricordare le priorità della comunità.

Un concertone all’aperto, molto partecipato, con un afflusso che ha superato i numeri certi del prog, quei limiti spesso rigidi in questa occasione superati, con tanti giovani partecipanti e molti stranieri, a certificare che Veruno resta tra gli appuntamenti più importanti in Europa.

Qualche camper pittoresco all’interno di un flusso composto mi ha permesso di realizzare un’immagine nuova, una sorta di manifestazione tipica dei seventies vissuta però con la maturità degli anni duemila, e il tutto ha prodotto una serenità che era palpabile nei tanti amici incontrati.

Organizzazione perfetta, controlli accurati, nessuna lamentela, una macchina da guerra oliata e capace di produrre cultura e benessere in qualsiasi luogo si trovi ad agire.

Tanti i musicisti stratosferici e innovative certe proposte da palco, ma mi piace sottolineare le performance multiple di una orchestra di Varese composta da giovanissimi che, dopo il prestigioso connubio con Alberto Fortis e il Maestro Claudio Fabi, ha contribuito all’omaggio a Luis Bacalov in ausilio a Il Rovescio della Medaglia e agli Osanna (portatori, anche, del messaggio dei New Trolls): c’è da sperare che il loro incontro con la musica progressiva del passato produca nuovi stimoli e un allargamento degli orizzonti musicali.

La naturalezza con cui i frequentatori del festival possono godere di tali meraviglie potrebbe portare a semplificare e a minimizzare l’impegno ma, se è vero che la lunga esperienza accumulata semplifica le cose, il lavoro che produce questi risultati è enorme ed è il frutto di un grandioso team work che può essere preso ad esempio, non solo in campo musicale.

Propongo a seguire alcuni frammenti “atmosferici” - registrati nel corso del soundcheck e quindi non rappresentativi del grande pubblico che di lì a poco avrebbe riempito lo stadio -, certo che le testimonianze sonore arriveranno presto, copiose, in attesa del DVD ufficiale.

Il settembre musicale di Veruno prosegue, non è finito il 5 settembre, ma gli accaniti sostenitori della “NOSTRA” musica stanno già pensando alla prossima edizione prog, magari nella solita piazzetta di Veruno, perché tornare alle origini significherebbe, anche, aver sconfitto il mostro che ci ha tolto un pezzo di vita…