lunedì 29 giugno 2020

Manfred Mann


Manfred Mann è stato un gruppo musicale rock britannico attivo negli anni Sessanta nell'ambito del fenomeno musicale della British invasion.

È conosciuto soprattutto per alcune cover di particolare interesse, come quelle dei brani di Bob Dylan Just Like a Woman, del 1966, incluso nell'album Blonde on Blonde, e Quinn the Eskimo (Mighty Quinn), composto nell'anno successivo e inserito in The Basement Tapes, che nella loro versione raggiunse i primi posti nelle hit parade (segnatamente raggiunse il primo posto nelle Official Singles Chart il 14 febbraio 1968 rimanendovi per due settimane).


Presero il nome dal loro fondatore, il tastierista di origine sudafricana Manfred Mann.

Band in origine conosciuta con il nome di Mann-Hugg Blues Brothers, incise per diverse etichette discografiche: HMV, EMI Records, Capitol Records, Fontana Records, Ascot e Mercury Records, negli Stati Uniti.

Ospiti nel 1964 e nel 1965 del Festival di Reading e Leeds, sono fra gli artisti che hanno partecipato allo spettacolo televisivo Top of the Pops.

Dal gruppo originale sono derivate negli anni Settanta altre band conosciute con nomi diversi: Manfred Mann Chapter Three, Manfred Mann's Earth Band, The Blues Band, The Manfreds.

Hanno collaborato, fra gli altri, con la cantante Carole King, con il chitarrista e compositore Trevor Rabin, con il batterista Gavin Harrison e con gli Uriah Heep (il solo Manfred Mann, nel 1971, per l'album Look at Yourself).


Questi i musicisti che si sono alternati nella formazione dei Manfred Mann:

Manfred Mann - tastiere (1962-1969)
Mike Hugg - batteria, vibrafono, tastiere (1962-1969)
Dave Richmond - basso elettrico (1962-1964)
Mike Vickers - chitarra elettrica, sax alto, flauto - (1962-1965)
Paul Jones - canto, armonica a bocca (1962-1966)
Tom McGuinness - chitarra, basso (1964-1969)
Jack Bruce - basso (1965-1966)
Klaus Voorman - basso (1966-1969)
Mike d'Abo - canto, tastiere (1966-1969)
Glyn Thomas - batteria (nei Mann Hugg Blues Brothers 1960 - 1962)
Tony Smith - basso (nei Mann Hugg Blues Brothers 1960 - 1962)


sabato 27 giugno 2020

Dire Straits live a Sanremo il 27 giugno del 1981


La mia partecipazione ai concerti rock ha avuto, nella giovinezza, un termine ben preciso, e un altrettanto preciso nuovo inizio nella maturità.
Ricordavo bene quella prima conclusione affrettata, perché coincideva con una grande performance - o almeno la ricordo come tale - dei Dire Straits, allo stadio comunale di Sanremo. Arrivammo in cinque in auto, compreso “quella” che l’anno successivo sarebbe diventata mia moglie.
Avevo però la convinzione che fosse un giorno di agosto del 1980, e invece ho scoperto che si trattava del 27 giugno del 1981 (pochi mesi premi i D.S.erano stati ospiti al Festival di Sanremo).
Non sarei in grado di commentare quella giornata vissuta in tempi lontanissimi, ma ho casualmente trovato un articolo che la ricorda, e propongo quindi la mia scoperta estratta dall’archivio de “La Stampa”.

In rete ho trovato un altro “reperto”, l’audio dell’evento, e lo propongo a fine articolo.
Ecco quindi il commento del giornalista Roberto Basso, poco “musicale” e molto concentrato sugli aspetti al contorno, quelli corretti per un giornale generalista come era ed è La Stampa.
In ogni caso un bel ricordo!

Stampa Sera 29/06/1981 - numero 174 pagina 7


Dire Straits strepitosi
Sanremo presa d'assalto per il concerto dei Dire Straits

SANREMO — Per il primo concerto nazionale dei Dire Straits, sabato in quindicimila hanno «aggredito» Sanremo. Tutti giovanissimi, dai 14 ai 25 anni. Sono arrivati in treno, in auto, in moto, con l'autostop, a piedi, con in spalla variopinti sacchi a pelo. Un'affluenza di pubblico mai vista in Riviera per uno show musicale. Neppure ai tempi d'oro del Festival la città è stata così affollata da patiti della canzone: è il miracolo del nuovo rock, che fa muovere da distanze anche di 200-300 km masse di fans.
Angelo Esposito, proprietario di un eccentrico ristorante a due passi dal Casinò, ed organizzatore dello show dei Dire Straits, era raggiante. Ha fatto soldi a palate, ha incassato più di ogni rosea previsione. Il complesso inglese non ha deluso. Per quasi due ore con la sua musica esclusiva, ha fatto impazzire il pubblico. Dagli amplificatori ha «gettato» sui 15.000 spettatori rock a fiumi: “Comunique”, “Making Movies”, “Dire Straits”, “Sultan of swing”, “Wild West end”, “Sacred loving”, “Tunnel of love”, “Romeo and Juliet… solo per citare i titoli più applauditi.
Il campo sportivo - dove alla domenica gioca la Sanremese Calcio di fronte ad un pubblico che difficilmente supera le quattromila unità - sembrava un miniconcentrato dell'isola di Wight. Anche dopo il concerto. Sul prato, sugli spalti, per strada, cumuli di lattine vuote, sacchetti di plastica, rifiuti di ogni genere. I netturbini hanno dovuto fare parecchio extra per rimettere tutto a posto.

In soli tre anni i Dire Straits sono diventati ricchi e famosi in tutto il mondo. Il loro primo album infatti viene alla luce nel ‘78. Esplodono in America dopo aver inciso alle Bahamas il loro secondo album, “Comunique”. Nel 79 a Los Angeles incontrano Bob Dylan e insieme realizzano “Slow Train Coming”. Vincono due dischi d'oro, uno in Olanda, un altro in Australia. Il disco di platino l'avevano già vinto due anni fa in America.
Mercoledì saranno allo stadio di Torino per il loro ultimo concerto. Anche a Torino la prevendita sta andando fortissimo. 

Quale il segreto di tanto successo? «Quello dei Dire Straits - ha dichiarato a Sanremo Franco Mamone, impresario rock - è l'unico vero megaconcerto di quest'anno. Logico che gli appassionati non perdano l'occasione. Il pubblico si è fatto più esigente. Corre e paga il biglietto solo se ne vale veramente la pena».

Per il concerto sanremese la polizia aveva predisposto un servizio d'ordine nutritissimo. Sugli spalti e nel campo parecchi spinelli, ma nessun disordine. In “tilt” invece il traffico automobilistico. In 15.000 hanno praticamente intasato l'ingresso Est di Sanremo. Sull'Aurelia, attorno allo stadio, erano parcheggiate file d'auto lunghe oltre mezzo chilometro, arrivate un po' da dovunque: Milano, Genova, Savona, Vercelli, Torino, Brescia, Nizza, Montecarlo. Grossi affari hanno fatto anche bancarelle volanti e abusive che offrivano per cinquemila lire variopinte magliette e una serie di sei bottoni metallici con sopra stampati i visi dei cinque magnifici Dire. 


LA SCALETTA

Once Upon a Time in the West
Expresso Love
Down to the Waterline
Lions
Skateaway
Romeo and Juliet
News
(dedicated to John Lennon and Bob Marley)
Sultans of Swing
Portobello Belle
Angel of Mercy
Tunnel of Love
Telegraph Road
Where Do You Think You're Going?
Solid Rock




giovedì 25 giugno 2020

Gleemen al ProgLiguria (21-01-2012)-Video inedito


Ancora un video inedito relativo a quanto avvenuto sabato 21 gennaio 2012 al Centro Fieristico di Spezia Expo, luogo in cui è andata in scena una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel Levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.

Una manifestazione legata alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.

Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:




Tante band, tra storia e novità, e una maratona che permise di realizzare 12 ore di musica non stop.

Ecco gli articoli - e i video - già proposti:














                                            Marco Zoccheddu a un lato del palco


Tocca oggi ai Gleemen, band genovese che si formò attorno al precocissimo Marco Zoccheddu, pianista e chitarrista (Nuova Idea, Osage Tribe, Duello Madre), al quale si affiancò il batterista Marco Cassinelli; successivamente la formazione sarà completata dal bassista Angelo Traverso e da quello che diventerà un mito dell’elettrica, Bambi Fossati.
I Gleemen lasciarono un segno nel mondo del progressive rock.

La formazione vista al ProgLiguria si presentò sotto forma di trio, ma con musicisti originali, tranne Fossati, ai tempi malato (ci lascerà nel 2014): Maurizio Cassinelli (batteria), Angelo Traverso (basso) e Marco Zoccheddu (chitarra e tastiere).

Maurizio Cassinelli

Ascoltiamoli/vediamoli nel contesto del ProgLiguria:




domenica 21 giugno 2020

Un pò di storia di Tony Mimms



Tony Mimms, il cui vero nome era Anthony Rutherford, nacque a Glasgow ed è stato musicista, produttore discografico e direttore d'orchestra tra i più celebri arrangiatori e produttori di musica leggera italiana.

Giunse in Italia nel 1966, con il suo gruppo, The Senate, insieme a Mike Fraser e a Robbie Mc Intosh (in seguito con i The Primitives): scoperti e lanciati dall'avvocato Alberico Crocetta, incisero alcuni 45 giri per la ARC, tra cui il successo "L'ombra di un lontano amore".


Qui un po' di storia della band: http://www.beatsessanta.it/senate.htm


Scioltosi il gruppo, pubblicò un disco da solista nel 1970, con la collaborazione de i Pyrañas, ed un altro nel 1972, dal sapore Prog; collaborò poi con la RCA Italiana come arrangiatore.


Arrangiò dischi come Volume VIII e Rimini, di Fabrizio De André (che lo definiva un "grandissimo musicista" e ne apprezzava la capacità che aveva, lui, nato trombettista, di scrivere "le partiture d'archi come i fiati") e album di Claudio Baglioni (Questo piccolo grande amore, Gira che ti rigira amore bello), Mia Martini (Oltre la collina), gli Alunni del Sole (Jenny e la bambola), Ivan Graziani, Mina (Ancora dolcemente - dall'album Singolare), Adriano Celentano, Loredana Bertè, Renato Zero, Camaleonti (...e camminiamo), Mario Lavezzi, Alberto Radius, Blizzard (Stone bvy stone) e molti altri.

Fu investito mortalmente il 31 gennaio 2005 da una vettura mentre attraversava una strada.


Discografia:

Album con i Senate
1969: Piper Club Dance
1969: Le più belle canzoni dei Beatles & dei Rolling Stones

Album da solista:

1970: Tony Mimms
1972: S.O.S.

Singoli da solista:

1969: Midnight Cowboy/Le belle di notte
1976: Beautiful Feelin'/Soul Connection
1978: Come ti vorrei amare/Il sole è alto

La Banda Bertè:
con Mario Lavezzi, Stefano Pulga, Bob Callero, Claudio Bazzari, Walter Calloni, e il grande e Anthony Rutherford “Mimms”

sabato 20 giugno 2020

Christopher Cross-"Sailing": la bellezza di un testo musicale


Non avevo mai ascoltato con attenzione “Sailing”, di Christopher Cross, brano uscito nel 1979, contenuto nell’album omonimo di esordio.
Mi aveva colpito all’epoca l’arpeggio di chitarra, così come quella voce innaturale, apparentemente inadatta ad un “ragazzone” con la barba, e già in sovrappeso nonostante la giovane età.
E poi era contro i miei principi ascoltare brani pop, soprattutto se così melanconici!
Pare che con “Sailing” si siano innamorate molte coppie, ed cosa certa che l’album abbia venduto milioni di dischi.

Non è però una canzone d’amore, nel senso tradizionale del termine, ma piuttosto un’esaltazione del potere trasformativo dell’arte e il video a seguire, fornito di liriche, fugherà ogni dubbio.

In “Sailing” risulta centrale una tela da pittore che aspetta di essere riempita, ma potrebbe essere un foglio su cui scrivere una canzone, o una poesia… un obiettivo da raggiungere.
Il sunto del pensiero di Cross - che provo a sintetizzare - è che nel nostro percorso di vita sia necessario lasciarsi andare, sognare senza sosta, sfruttando un possibile vento propizio che ci potrà spingere nella nostra navigazione.
Continuando a sognare e avendo dalla nostra un pò di fortuna (il vento favorevole), si compirà il miracolo e la tela da pittore si riempirà prendendo, forse, una forma inaspettata, basterà solo avere la pazienza di attendere e qualcosa di magico accadrà…

A distanza di lustri, ormai maturo e scevro da inutili pregiudizi, riconosco al brano “Sailing” un grande valore di contenuto, inchinandomi idealmente davanti ad un ex ragazzo che evidenziò un messaggio così potente tra i 27 e 28 anni, età in cui si è autorizzati alla “non conoscenza”.

Ma cosa conta di più in un brano musicale, la musica o le parole?
Discorso complicato, concetti personali che ho fatto evolvere nel tempo e di cui parlerò in altra occasione, ma è certo che il pensiero del giovine Cross è davvero potente… e io non me ne ero mai accorto!

Ma ognuno potrà trovare una diversa chiave di lettura, come spesso accade quando si parla di musica!

Buon ascolto/visione.






venerdì 19 giugno 2020

La Torre Dell'Alchimista al ProgLiguria (21-01-2012)-Video inedito



Ancora un video inedito relativo a quanto avvenuto sabato 21 gennaio 2012 al Centro Fieristico di Spezia Expo, luogo in cui è andata in scena una kermesse musicale realizzata a scopo benefico per aiutare concretamente gli alluvionati colpiti dal tragico evento del 25 ottobre 2011 nel Levante ligure, in particolare nella zona di Spezia.

Una manifestazione legata alla musica progressiva, dal momento che il livello organizzativo parlava quella lingua. Il nome scelto non poteva andare troppo lontano dalla musica proposta: ProgLiguria.

Un po' di dettagli - e ricordi - si possono ricavare da questo articolo dell’epoca:


Tante band, tra storia e novità, e una maratona che permise di realizzare 12 ore di musica non stop.

Ecco gli articoli - e i video - già proposti:












Tocca oggi a La Torre dell’Alchimista, gruppo di rock progressivo nato nel 1997 ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo.


Per saperne di più consultare la pagina Facebook della band:




Membri del gruppo

Michele Giardino (voce solista, chitarra acustica, tastiere aggiuntive)
Michele Mutti (organo Hammond, pianoforte, piano elettrico, tastiere, sintetizzatori, cori, programmazione)
Davide Donadoni (basso elettrico)
Michelangelo Donadini (batteria)
Matteo Mondini (flauto, tastiere, chitarra acustica, chitarra elettrica, cori)

Ascoltiamoli/vediamoli nel contesto del ProgLiguria:





martedì 16 giugno 2020

La trasfigurazione di Delta Blind Billy-Valerio Billeri e Le Ombrelettriche, con un racconto di Vittorio Giacopini


Conosco da molto tempo Valerio Billeri, seppur virtualmente, ma ho commentato alcuni dei suoi progetti e apprezzo la sua capacità di variare - e quindi di stupire -, alla ricerca di nuovi stimoli… alla ricerca di sé stesso, azione a mio giudizio facilitata dallo status di artista, e dalla conseguente capacità di introspezione.

Chi avesse iniziato a seguire Billeri da poco tempo, troverà un apparente gap tra il progetto del 2019 - “Er tempo bbono” - e la nuova uscita, “La trasfigurazione di Delta Blind Billy”, ma in realtà è solo l’involucro che cambia, perchè risulta palpabile in entrambi i casi la ricerca delle radici, della propria storia, dei propri convincimenti.

In uno dei tanti passaggi interessanti dell’intervista a seguire Valerio evidenzia come la “sua America”, mai toccata personalmente, sia forzatamente romantica e non autentica, e di come il racconto della condizione dei neri americani degli anni ’30 abbia preso spunto da ciò che invece è stato vissuto in prima persona nel nostro paese, e quindi l’aggancio alla drammatica attualità italiana, in alcune parti della nostra penisola, diventa automatico.

Il focus del nuovo lavoro risulterà sorprendente e spingerà alla ricerca di notizie - probabilmente infruttuosa - su Delta Blind Billy, un fantasma, un uomo di blues attorno al quale sono nate numerose leggende che non trovano conferme certe. Pare abbia scritto soltanto tre canzoni, che risultano negli archivi della “Library of Congress”, ma per il resto è buio, e il suo personaggio è circondato da un’aura oscura: malvivente, cieco e chitarrista!

Da qui parte una ricerca che non poteva essere esclusivamente musicale, per cui Billeri chiede aiuto al “nobile” Vittorio Giacopini, scrittore, disegnatore, giornalista e conduttore radio RAI, e con lui realizza “…un libro visivo con il disco dentro”.

La storia e le illustrazioni di Giacopini, volendo, si reggono da sole ma, diventando parte di un lavoro concettuale ad ampio respiro, contribuiscono a realizzare un contesto che, mi auguro, troverà spazio in qualche rappresentazione live futura, sarebbe un peccato il contrario.
La forza delle immagini, unite alla parola, dovrebbe colpire all’impatto, e in questo caso realizzare una dicotomia tra messaggi e parti sonore diventa improbabile e inutile, ma volendo scegliere un simbolo, un punto attorno al quale fare girare anime e storie, utilizzerei l’“acqua”, quella del Mississippi o di ogni altro fiume dei nostri luoghi, elemento che presenta una idealizzata capacità purificatrice, liquido che può contenere forti impurità e dentro al quale si può perdere la vita: sentimenti, situazioni e simboli divergenti.

Intorno ad acque torbide, sulle rive di un fiume spesso difficile da vivere, Billeri e Giacopini fanno camminare Delta Blind Billy, anzi, attraverso la loro opera realizzano la sua trasfigurazione nel fiume stesso…

Come uno sparo la notte è arrivata signore, ero perduto a vagare sulla riva del fiume, lontane voci portate a spasso dal vento e nessuno canta il blues come billy il cieco a questo mondo; le donne fanno l'amore tra le acque fangose, il plotone è accampato tra la nebbia e i fasci di luce. Non dovreste essere qua soldati siete morti da tempo ma nessuno sa più come gira ormai questo vecchio mondo, lasciati andare ragazzo nella corrente,
lascia che il sole risorga e ti scaldi la fronte, ho un vago ricordo di terra e ossa tra il sale e nessuno canta il blues dove non si può cantare, lasciati andare... lasciati andare... lasciati andare…”


La parte musicale, prevede undici episodi, e anche in questo caso c’è spazio per una certa varietà di proposta.

Dopo la dolce e misurata intro di “La trasfigurazione di John Fahey” si entra subito nel vivo con “Pesce gatto”, un deciso brano di rock accattivante che prepara la conoscenza con DBBDio mi ha dato il buio, insieme a buone gambe, un cane una chitarra e una pistola… donna di città mi fai morire, sono un pescegatto, nero come il fiume, mentre nuoto tra le tue lenzuola…”.

Con “Primo treno” arriva il primo giro di blues, a cui Billeri aggiunge una ritmica spinta, e la natura del “malvivente” si dipana tra le fotografie di un mondo fatto di espedienti:
“… presto oggi vado alla stazione, prenderò il primo treno, lontana destinazione… ho nascosto dei soldi in una buca in riva al fiume, passerò il confine insieme al mio vecchio cane…”

L'uccisione di Arthur McBride” è una ballad di stampo folk, tra Donovan e Dylan, e permette la prosecuzione di un viaggio lastricato di insidie.

Juke Joint” trasporta fisicamente oltreoceano, e oltre alle basi del blues mette in gioco le skills delle Ombrelettriche: non solo slide guitar, ma potenza rock al servizio di un mondo fumoso, fatto di saloon, donne e alcol a gogò.

Classico blues quello che contraddistingue “Sugaree”, storia d’amore e peripezie da film western, brano gradevole e di facile presa.

Altra ballad è “Vado giù”, atmosfera da “campi di cotone” anni ’30, un pezzo minimalista - voce e chitarra - che rappresenta il momento della riflessione: “… vado giù verso il fiume, rotolando come un tronco, i miei amici, i miei occhi, dove sono andati tutti”.

Scava nel fango” è un episodio di presa immediata, caratterizzato a tratti da un duetto tra voce e chitarra solista; riemerge l'immagine della melma del fiume, un fango che intrappola e trascina verso il fondo segreti che, con un po' di sforzo, possono riemergere, basta scavare con forza e volontà.


Occhio buio” è l’autoritratto del “bandito, la sua storia, il suo percorso e il prodotto di azioni discutibili. Brano gradevole e molto vicino alla forma canzone in ambito rock.

Alcofrisbias” è una proposta molto classica e intimistica, un gioco tra vocalità e pianoforte, un testo criptico e sonorità tendenti al jazz.

A seguire la title track, “La trasfigurazione di blind delta billy”, altra picture soffusa: attraverso il dialogo voce/piano/chitarra ci si avvicina all’epilogo: “… lasciati andare ragazzo nella corrente, lascia che il sole risorga e ti scaldi la fronte, ho un vago ricordo di terra e ossa, e nessuno canta il blues dove non si può cantare, lasciati andare...”.

E se fosse il diluvio”, rappresenta l’epilogo del viaggio, e lascia il dubbio, la curiosità: “… e se fosse il diluvio a lavare ogni cosa, e se fosse il fiume l’unica strada, stare giù tra i pesci mentre l’acqua sale e travolge ogni cosa, i ponti e le case…”.


Il blues è sinonimo di sofferenza, è il grido di dolore trasformato in musica, il mezzo che, ancor oggi, viene spesso utilizzato per denunciare il disagio.
La storia oscura di Delta Blind Billy è la perfetta rappresentazione di un mondo antico che diventa la proiezione di situazioni contemporanee, e quasi stupisce che il passare del tempo influisca davvero poco sul risultato delle azioni umane.
Forse DBB non sarà mai esistito… o forse non era cieco… magari non era un fuorilegge ma, probabilmente, è stato un grande chitarrista, ed è probabile che da domani qualcuno si metterà alla ricerca del “chitarristaciecofuorilegge”.

Progetto di alto livello quello di Valerio Billeri e Vittorio Giacopini, un mix di elementi artistici che producono, tra l’altro, qualcosa di unico e dal sapore quasi didattico.
Superlativa la band che accompagna Billeri, le Ombrelettriche.



Ho scambiato qualche parola con Valerio…

Ti ho lasciato neanche un anno fa con “Er tempo bbono”, album molto legato alla tua terra nativa, e ora ritorni nuovamente in pista con Le Ombrelettriche, per raccontare un mondo molto lontano - per tempo e spazio - a base di blues, tuo precipuo amore: qual è il tuo vero volto, o meglio, in quale conformazione ti trovi più a tuo agio?

Ho molte facce, per natura sto molto bene da solo perché posso fare come voglio ed essere me stesso in tutte le mie espressioni artistiche e non; ma per crescere non posso fare a meno degli altri, sia come artista che come uomo, e le Ombrelettriche  significano molto per me, sono musicisti preparati tecnicamente e grandi amici che sanno come instradarmi; delle volte sono un fiume in piena che agisce per istinto, e loro sono la mia diga, detto questo mi considero un cantautore folk/blues che a volte viene colpito da scariche improvvise di elettricità espressiva.

Esiste qualcosa che lega i due progetti?

La linea temporale dei personaggi: il Belli muore negli anni ‘60 dell'Ottocento, questo disco si muove in un territorio che va dagli anni ‘30 agli anni ‘40 del 900, e ogni tanto appaiono fantasmi della guerra civile americana che fanno da ponte tra le due ere.
Sono un appassionato di storia e di letteratura, credo sia un’ossessione!

Proponi questa volta un concept album su un artista fuorilegge, Delta Blind Billy, attorno al quale è nata la leggenda: come sei arrivato a lui e come si sviluppa la storia?

Sì, è vero, ci sono pochissime registrazioni (https://youtu.be/pgO1GdABeIA), non si trova quasi nulla, e avevo voglia di fare un disco che sembrasse un film, con un personaggio semisconosciuto, raccontare la sua parte mancante, così ho cercato in ogni cosa che trattasse il blues: dai libri ai documentari, dai siti delle università americane alle registrazioni di Lomax, sino alla Biblioteca del Congresso, e ho trovato un Delta Blind Billy cieco e fuorilegge. Qualcuno addirittura dice che dice sia l'autore di "Man on Constant Sorrow" (canzone tradizionale folk americana), altri lo nominano di sfuggita… non si conosce la data di morte, anzi, esiste una tomba di un Blind Billy, anche lui musicista, ma è di cento anni prima; cieco, come racconta qualcuno? Fuorilegge, come canta anche lui in una sua canzone "…arrivo prendo ciò che mi serve e vado via…"? Insomma, un rebus, e ho avuto bisogno di un amico, come avrai capito - il direttore della scena e della fotografia - per completare il tutto.

Del progetto fa parte una magnifica illustrazione a fumetti e racconto annesso: chi l’ha curato, e come è nata l’idea dell’abbinamento?

Il fuoriclasse, scrittore, disegnatore, giornalista e conduttore radio RAI Vittorio Giacopini; ha scritto diversi libri molto belli, tra cui " la Mappa" e "Roma".
In realtà il lavoro lo abbiamo intavolato assieme, scambiandoci le idee; io scrivevo una canzone e lui mi mandava parte del racconto e i disegni, e così ci siamo ispirati a vicenda.
Io direi che è un libro visivo con il mio disco dentro.
La forza di Vittorio sta nella sua eleganza e semplicità, un grande artista e un brav'uomo.

Mi spieghi la motivazione del titolo?

Tempo fa Bob Dylan, nel corso di un’intervista, disse di essersi trasfigurato il giorno dell’incidente in moto. John Fahey pubblicò un disco, "Transfiguration of  Blind Joe Death"; ora tu sai meglio di me che nel blues c'è molta spiritualità mischiata alla carnalità, come musica è la quintessenza dell'animo umano, e dovevo dare una fine al disco… farlo morire o vivere mi sembrava banale, quindi l'ho trasfigurato nel fiume stesso, l'acqua è l'elemento che purifica per eccellenza, ma l'acqua del Delta sappiamo tutti che è fangosa, o almeno così la immagino.



Il messaggio che viaggia tra un brano e l’altro è qualcosa che trova spunti nell’attualità?

Mettiamola così, io per condizioni economiche non sono potuto mai andare America, ma ho viaggiato molto in Europa, persino in Palestina e Israele, ma sempre per lavoro; la visione che ho dell'America, idealizzata nella mia testa, è fasulla, inventata, un po’ come faceva Salgari, una visione romantica, dunque per forza di cose il mio spunto principale per raccontare la situazione dei neri americani degli anni ‘30 era ciò che ho visto qua, stando molto attento ad usare termini, posti, luoghi e parole che trasportassero la scena nel Delta, comprese le pratiche magiche del Hoodoo. Ma se ascolti "Scava giù nel fango", o "Occhio buio", puoi spostarti tranquillamente nel tempo in alcuni dei nostri campi di raccolta agricola del Sud Italia.

Abbiamo anche noi il nostro “Delta del Mississippi”?

Io penso che l'intero bacino del Mediterraneo sia un immenso delta, con tradizioni musicali e storie che andrebbero riscoperte al più presto. I colori e i suoni non hanno nulla da invidiare al suono del delta, anzi lo precedono e gli sono antenati.
Credo che il mio prossimo lavoro cercherà di contaminare le due cose in maniera silenziosa.

Il disco viaggia tra il blues, il folk e le ballad, con pillole di deciso rock (“Pescegatto”), decisamente adatto a performance live ad ampio respiro: cosa hai progettato, coronavirus permettendo?

Le Ombrelettriche sono un gruppo che sa spaziare in più generi musicali mantenendo un suono riconoscibile, credo che stavolta suoneremo in maniera ancora più libera e matura; abbiamo molte maschere da indossare, tantissimi brani nostri e di altri musicisti più bravi dai quali poter attingere.


I BRANI

pesce gatto (v. billeri testo/ v. billeri, D. Minucci musica)
primo treno (v. billeri testo / v. billeri d. minucci musica)
L'uccisione di Arthur McBride (v. billeri testo e musica)
juke joint (v. billeri testo/v. billeri d. minucci musica)
sugaree (v. billeri testo/musica tradizionale)
vado giù (v. billeri testo/d. minucci musica
scava nel fango (testo e musica v. Billeri)
occhio buio (v. billeri testo e musica)
alcofrisbias (v. billeri testo e musica)
la trasfigurazione di blind delta billy (v. billeri testo e musica)
e se fosse il diluvio (v. billeri testo d. minucci musica

LE OMBRE ELETTRICHE

valerio billeri-voce, chitarra, armonica
emanuele carradori-batteria, percussioni
damiano minucci-chitarre
andrea nebbiai-basso e contrabasso
antonio zirilli-piano e organo
disegni e racconto-vittorio giacopini


GLI AUTORI

Vittorio Giacopini


Romano, è scrittore, conduttore radiofonico e illustratore. È autore di vari romanzi, tra i quali Il ladro di suoni, un'indagine su Dean Bendetti, l'amico italiano di Charlie Parker, L'arte dell'inganno, dedicato alla vicenda dello scrittore B. Traven, Nello specchio di Cagliostro. Un sogno a Roma, e La mappa, finalista nell'edizione 2015 del Premio Campiello. Nel 2017 ha pubblicato il romanzo "Roma", uscito per il Saggiatore.
È una delle voci che si avvicendano alla conduzione di Pagina 3, rassegna radiofonica della stampa letteraria e culturale che va in onda ogni mattina su Rai Radio 3.
Come illustratore collabora col settimanale "Left", per cui ha anche disegnato il volume "Il giro del mondo in quindici reportage" e ha realizzato le copertine di due libri di Dakota Press, Feste Galanti di Paul Verlaine, e Poe e Rimbaud, il corvo, il battello ebbro e altre poesie. nel 2019 ha curato e illustrato per "racconti edizioni" i racconti di B. Traven Coriandoli nel giorno dei morti.

Valerio Billeri


Cantautore di Roma con 9 dischi all'attivo, nasce artisticamente all'inizio degli anni '90. Le composizioni mixano influenze diverse, passando dalle sonorità folk del mediterraneo al suono della musica popolare americana, compreso il blues, assorbendo anche suggestioni del nord Europa. I testi delle canzoni sono descrittivi e onirici insieme, portandoci in un mondo sospeso e senza tempo dove si muovono personaggi in bilico tra le due facce del bene e del male, del giorno e della notte.
Durante la sua carriera ha ricevuto diversi riconoscimenti, uno fra tutti, la targa De Andrè per il 2° posto come artista emergente nazionale. Giona, in particolare, è un lavoro dai suoni essenziali folk/blues che esplora con forti immagini evocative un mondo fatto di migrazioni, lavoro e caccia alla balena bianca. Valerio, appassionato di storia, ha inoltre musicato le poesie di Gioacchino Belli dal titolo “Er tempo bbono” per l'etichetta Folkificio.