domenica 30 gennaio 2022

"White Rabbit", il manifesto psichedelico dei Jefferson Airplane

Ci sarà un motivo se “White Rabbit” è diventato un brano manifesto del rock psichedelico!

Persino Marty Balin, successivamente "rivale" di Grace Slick nelle dinamiche interne dei Jefferson, riconobbe al brano la statura di vero "capolavoro".

Sì, sto parlando dei Jefferson Airplane e del masterpiece scritto dalla Slick e inserito in “Surrealistic Pillow”, album licenziato nel 1967 e divenuto un disco imprescindibile quando si parla di rock in termini generali. Se poi si volesse scendere nel filone della psichedelia, beh, in quel caso ci sarebbe da indagare ed esaltare un manifesto di quei giorni.

La canzone divenne famosa dopo la presentazione al Festival di Woodstock nel ’69 e fu scritta dalla vocalist quando era ancora nei The Great Society. Quando il gruppo si sciolse, nel 1966, la Slick fu invitata ad entrare nei J. A. in sostituzione della cantante Signe Toly Anderson che aveva lasciato il gruppo dopo la nascita del figlio.

Di quell’album mitico, il primo al quale partecipò la Slick coi Jefferson Airplane, fa parte un’altra canzone celebre, “Somebody to Love”, composta con il cognato Darby Slick ed incisa con il titolo “Someone to Love” dai Great Society.

Questi due brani, assieme a “Volunteers”, resero famosi i Jefferson Airplane ai quali sarebbero rimaste associate per sempre.

L’album uscì nel mese di giugno e “White Rabbit” fu pubblicato come secondo singolo estratto e raggiunse la posizione numero 8 nella classifica statunitense Billboard Hot 100.

Fu una delle prime canzoni scritte dalla Slick, composta a fine 1965 o inizio 1966, ispirata dai libri di Lewis Carroll Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo specchio, utilizzando elementi come il cambio di dimensioni dopo aver assunto pillole o liquidi sconosciuti, aggiornandoli alla luce della controcultura anni Sessanta per descrivere gli effetti di un viaggio sotto LSD. 


È un brano profondamente influenzato dalla cultura delle droghe di quegli anni, l'LSD e i funghi allucinogeni. Ovviamente il coniglio bianco del titolo ("White Rabbit") è proprio quello del racconto di Carroll, trasfigurato come metafora della psichedelia.

Per il movimento hippie le droghe erano elemento essenziale per l'espansione della mente e la ricerca interiore. Con il suo enigmatico testo, White Rabbit fu una delle prime canzoni con riferimenti alla droga a passare in radio senza cadere vittima della censura.

Dal punto di vista musicale, in un'intervista rilasciata al The Wall Street Journal Grace Slick menzionò altre influenze, e cioè "il bolero" usato da Miles Davis & Gil Evans per il loro album del 1960 Sketches of Spain. Infatti, il brano è essenzialmente un lungo crescendo simile a quello del famoso Boléro di Ravel.

L’incidenza più evidente è comunque quella derivante dalle opere di Carroll, metafora delle esperienze lisergiche della California dell'epoca; i celebri romanzi dedicati al mondo fantastico e inquietante della piccola Alice dei quali nel testo del brano vengono espressamente citati personaggi come:


il bianconiglio

il bruco che fuma il narghilè

il catastrofico cavaliere bianco

la collerica regina rossa

il sonnolento ghiro


Come già scritto il brano uscì come 45 giri e sul retro era presente “Plastic Fantastic Lover”.

 


La formazione dei J.A. era la seguente:

Grace Slick - voce

Jack Casady - basso

Spencer Dryden - batteria

Paul Kantner - chitarra ritmica

Jorma Kaukonen - chitarra solista

 

Ecco cosa accadde a Woodstock…



Dall'anno di uscita ad oggi il brano è stato coverizzato una cinquantina di volte, reinterpretato  e adattato ad ogni genere musicale. Ho scelto alcune versioni comparative più recenti che mi sono piaciute particolarmente, quella degli Elephant Revival  e dei Grece Potter and the Nocturnals, oltre ad un esempio corale.




La più recente, corale...


Testo e traduzione di “White Rabbit”

 

One pill makes you larger,

and one pill makes you small

And the ones that mother gives you,

don't do anything at al

 

Una pillola ti fa diventare più grande,

e una pillola ti rimpicciolisce

E quelle che ti dà tua madre,

non hanno alcun effetto

 

Go ask Alice,

when she's ten feet tall

 

Prova a chiederlo ad Alice,

quando è alta dieci piedi

 

And if you go chasing rabbits,

and you know you're going to fall

Tell 'em a hookah-smoking caterpillar

has given you the call

 

E se tu vai a caccia di conigli,

e ti accorgi che stai per cadere

Dì loro che un bruco che fuma il narghilè

ti ha mandato a chiamare

 

And call Alice,

when she was just small

 

E chiama Alice,

quando è proprio piccola

 

When the men on the chessboard

get up and tell you where to go

And you've just had some kind of mushroom,

and your mind is moving low

 

Quando gli uomini sulla scacchiera

si alzano e ti dicono dove devi andare

E tu hai appena preso qualche specie di fungo,

e la tua mente sta affondando

 

Go ask Alice,

I think she'll know

 

Prova a chiedere ad Alice,

penso che lei saprà (la risposta)

 

When logic and proportion

have fallen sloppy dead

And the white knight is talking backwards

 

Quando la logica e le proporzioni (delle cose)

sono cadute come morte al suolo

E il cavaliere bianco sta parlando all'incontrario

 

And the red queen's off with her head

Remember what the dormouse said

Feed your head, feed your head

 

E la Regina di cuori ha perso la sua testa

Ricorda quello che aveva detto il ghiro

Alimenta la tua mente, alimenta la tua mente

 





giovedì 27 gennaio 2022

Jess and the Ancient Ones: la musica psichedelica che arriva dalla Finlandia



Il libro di Enrico Ricci, “Acid Queens”, mi ha portato sulle orme di…

Jess and the Ancient Ones, gruppo rock psichedelico finlandese formatosi a Kuopio nel 2010. Alcuni dei membri della band erano co-musicisti della band metal finlandese Deathchain.


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Hanno pubblicato quattro album: l’omonimo Jess and the Ancient Ones nel 2012, Second Psychedelic Coming: The Aquarius Tapes nel 2015, The Horse andOther Weird Tales nel 2017 e Vertigo nel 2021.

Hanno anche rilasciato l'EP del 2013 Astral Sabbat, prodotto da Tore Stjerna di Necromorbus Studio.

La band ha collaborato in modo cospicuo con gli spagnoli Deadmask per The Deepest Sea/IntoStarlit Chambers.


 


Membri

Jess - voce

Thomas Corpse - chitarra

Fast Jake - basso

Yussuf – batteria e percussioni

Abraham – tastiere, organo, sintetizzatore

Ex membri

Di Stroh – chitarra

Thomas Fiend – chitarra e cori (2010–2016)


https://www.facebook.com/jessandtheancientones



martedì 25 gennaio 2022

Alla scoperta dei Elephant Revival, simboli del "folk trascendentale"


Elephant Revival è stato un gruppo di musica folk del Colorado formatosi nel 2006. La band era composta da Bonnie Paine (voce), Bridget Law (violino e voce), Charlie Rose (voce, pedal steel, banjo, violoncello, tromba, trombone), Dango Rose (contrabbasso, mandolino, banjo, voce), Daniel Rodriguez (chitarra acustica, banjo elettrico/chitarra, voce) e Darren Garvey (percussioni).

Il loro stile musicale è stato definito "folk trascendentale", perché trascende le diverse e ortodosse categorie musicali e incorpora elementi di melodie di violino scozzese/celtico, pezzi folk originali, ballate tradizionali, bluegrass e indie rock.

Tutti i membri della band sono polistrumentisti e hanno contribuito ai canti e al songwriting.

Il primo spettacolo in cui tutti e cinque i membri hanno suonato insieme è stato in Colorado, nell'ottobre 2006, al Gold Hill Inn, esibendosi come Elephant Revival Concept.

Dopo aver consolidato il gruppo, "Concept" è stato presto eliminato dal nome.

Il debutto di “Elephant Revival”, registrazione omonima, è stato pubblicato nel 2008.

Nell'estate del 2010 gli Elephant Revival hanno firmato un contratto con la Ruff Shod Records, un'etichetta indipendente fondata da Chad Stokes della State Radio and Dispatch.

Il secondo CD degli Elephant Revival, “Break In the Clouds”, anch'esso prodotto da Tiller, è stato pubblicato il 22 novembre 2010.

Il 17 giugno 2016 la band è sfuggita per un pelo a un incendio di un autobus la mattina prima di uno spettacolo al Music at the Mill di Hickory, NC. Diversi strumenti e oggetti unici sono stati distrutti nell'incendio, ma i membri della band sono rimasti illesi e hanno suonato lo spettacolo quella notte con strumenti presi in prestito e vestiti donati.

 


Il 9 febbraio 2018 gli E.R. hanno annunciato che si sarebbe presa una pausa indefinita "a causa di questioni familiari".

Il loro spettacolo di addio è andato in scena il 20 maggio 2018.

Nell'autunno 2020, Rodriguez ha annunciato che avrebbe pubblicato un album intitolato “Sojourn of a Burning Sun”, prodotto dal compagno di band Garvey.

Nelle interviste, spiegò che lo scioglimento della band coincise con la fine di una storia d'amore tra lui e un altro membro della band.

 

Formazione 

Bonnie Paine (voce, washboard, stompboard, djembe, musical saw, violoncello)

Charlie Rose (voce, pedal steel, banjo, violoncello, tromba, trombone)

Dango Rose (contrabbasso, mandolino, banjo, voce)

Daniel Rodriguez (chitarra acustica, banjo elettrico/voce)

Darren Garvey (percussioni)

Bridget Law - membro fondatore (violino e voce)

Sage Cook - membro fondatore (banjo elettrico/chitarra, chitarra acustica, mandolino, viola, voce)

 

Discografia 

Elephant Revival (2008)

Break In The Clouds (2010)

It's Alive (EP) (2012)

These Changing Skies (2013)

Sands of Now (Live at the Boulder Theater CD & DVD set) (2015)

Petals (2016)




lunedì 24 gennaio 2022

Un po' di vita di Rosalie Cunningham

 


Rosalie Cunningham, nata a Londra il 25 aprile 1990, è una cantautrice inglese.


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Fonda la sua prima band nel 2007, Ipso Facto, pubblicando i singoli "Harmonise"/"Balderdash" nell'ottobre 2007, "Ears And Eyes" nell'agosto 2008, "Six AndThree Quarters"/"Circle Of Fifths" nell'ottobre 2008, tutte canzoni da lei scritte.

Ipso Facto si scioglie a metà 2009 e Rosalie inizia un nuovo progetto chiamato Purson, che durerà sino al 2017.

L’artista dichiara: "Mi sento fortemente attratta da un approccio più fai-da-te alla mia carriera musicale e non vedo l'ora di esplorare molte strade come artista solista".

Il suo album di debutto da solista, omonimo, è stato pubblicato il 5 giugno 2019 da Esoteric Records.

Cunningham ha anche lavorato come corista con altre band - Magazine e The Last Shadow Puppets - apparendo sul palco con loro nei loro recenti tour.

Ha anche suonato le tastiere da gennaio a maggio 2010 con i These New Puritans nei loro concerti relativi all’album “Hidden”.

Nel 2012, Cunningham suona la chitarra con Willy Moon, come gruppo di supporto per il tour di Jack White nel Regno Unito. 

Ha anche contribuito come corista all'ultimo album dei Cathedral The Last Spire, pubblicato nel 2013.

 


RIEPILOGO DISCOGRAFIA


con Ipso Facto 

Singoli

Harmonise/Balderdash

Ears And Eyes

Six And Three-Quarters/Circle Of Fifths

IF...

 

con Purson 

Album

2013: The Circle and the Blue Door 

2014: In the Meantime EP 

2016: Desire's Magic Theatre

 

Album Solo

2019: Rosalie Cunningham 

https://www.facebook.com/rosalie.cunningham.5



sabato 22 gennaio 2022

Il mistero di Stairway to Heaven



Stairway to Heaven è uno dei brani più famosi dei Led Zeppelin ed è contenuto in “Led Zeppelin IV”. La canzone, acclamata per la sua composizione, è stata anche bersagliata per un presunto contenuto di messaggi subliminali di matrice satanica. Secondo alcune interpretazioni un verso della canzone, ascoltato al contrario, conterrebbe un inno demoniaco.
Il testo ascoltato nel senso normale già alluderebbe al bifrontismo delle parole. Dice infatti: "Cause you know sometimes words have two meanings" ("Perché come sai a volte le parole hanno due significati").
Se poi il brano viene ascoltato al contrario, sembra che “La scala per il paradiso” porti direttamente all’inferno. Vi è un messaggio nascosto nella canzone al rovescio e questo fenomeno è chiamato backward masking. Non siamo davanti a delle parole sensate casuali che messe insieme non conducono ad alcun significato, ma di vere e proprie frasi di senso compiuto e grammaticalmente corrette. Questa è da sempre l’accusa più grave e celebre che i Led Zeppelin si sono guadagnati.


Il luogo in cui fu creata "Stairway to Heaven"

In realtà non vi è alcuna prova che i Led Zeppelin abbiano volutamente fatto passare questi messaggi "al contrario" con la tecnica del backmasking, e probabilmente si tratta di uno dei tanti casi di pareidolia acustica della storia del rock, poiché altresì non esiste prova che i messaggi nascosti siano stati inseriti volutamente. Page negò sempre queste dicerie. Robert Plant affermò in una intervista: "To me it's very sad, because Stairway to Heaven was written with every best intention, and as far as reversing tapes and putting messages on the end, that's not my idea of making music" ("Per me è veramente triste, perché Stairway to Heaven fu scritta con le migliori intenzioni, e per quanto riguarda messaggi registrati al contrario, non è la mia idea di fare musica").
Ecco il tratto incriminato ascoltato in  backward: si può sentire distintamente il seguente messaggio: “So here's my sweet Satan, the one whose little path won't make me sad, whose power is Satan. He will give the growth giving you six-six-six. There was a little tool shed where he made us suffer, sad Satan.”


Traduzione: “Ecco il mio dolce Satana, (l’unico) la cui piccola via non mi renderà mai triste e di cui il potere è Satana. Lui darà il progresso dandoti il sei-sei-sei. C’era un piccolo capanno degli attrezzi dove ci faceva soffrire, triste Satana.”

Il mistero e il fascino hanno un legame molto stretto…

venerdì 21 gennaio 2022

Ci ha lasciato Meat Loaf


Morto Meat Loaf, icona della musica rock: il suo ‘Bat Out of Hell’ uno dei dischi più venduti della storia


È morto Meat Loaf. Il cantante e attore statunitense si è spento all’età di 74 anni. L’annuncio sulla sua pagina social oggi 21 gennaio. “Abbiamo il cuore spezzato nell’annunciare che l’incomparabile Meat Loaf è morto stasera con al fianco sua moglie Deborah, le figlie Pearl e Amanda e gli amici più cari con lui nelle ultime 24 ore – si legge su Facebook -. La sua straordinaria carriera ha attraversato 6 decenni che lo hanno visto vendere oltre 100 milioni di album in tutto il mondo e recitare in oltre 65 film”.

Meat Loaf era nato a Dallas il 27 settembre del 1947. Meat Loaf fu anche il nome della band di cui era cantante.

Nonostante alcuni inconvenienti (tra cui la bancarotta) raggiunse un successo notevole con la sua carriera di musicista e cantante, soprattutto grazie all'album “Bat Out of Hell”, uno dei dischi più venduti della storia del rock.

Per il brano “I'd Do Anything for Love (But I Won't Do That)”, tratto dall'album “Bat Out of Hell II: Back into Hell”, ottenne il Grammy Award per la migliore performance vocale.

Dopo un primo album del 1971 Stoney & Meatloaf, venne chiamato per l'interpretazione del ruolo di 'Eddie' nel film The Rocky Horror Picture Show (1975), dove cantò Hot Patootie/Bless My Soul. Il suo secondo album “Bat Out of Hell” (1977), prodotto da Todd Rundgren e contenente canzoni scritte da Jim Steinman richiese quattro anni per essere realizzato. L'album ebbe un enorme successo commerciale vendendo più di 43.000.000 di copie.

Meat Loaf raggiunse presto una grandissima popolarità in Europa diventando una vera e propria icona del Rock, soprattutto in Gran Bretagna, dove fu classificato 23º come artista più a lungo presente nelle classifiche settimanali ed è uno degli unici due artisti con un album che non è mai uscito dalle classifiche. In Germania, Meat Loaf raggiunse la massima popolarità dopo l'uscita di Bat Out of Hell II e si piazzò al 96º posto nella classifica dei cento più grandi artisti dell'hard rock dall'emittente VH1.

Apparso in almeno cinquanta tra film e spettacoli televisivi, oltre al The Rocky Horror Picture Show, prese parte ai film Roadie - La via del rock (1980) di Alan Rudolph, Fight Club (1999) nel ruolo di Robert "Bob" Paulsen e Tenacious D e il destino del rock (2006, accanto a Jack Black), mentre nel film Pelts, episodio diretto da Dario Argento della serie televisiva americana Masters of Horror, andato in onda negli Stati Uniti il 1º dicembre 2006, fu il pellicciaio Jake Feldman.





mercoledì 19 gennaio 2022

Gli Yes e Richie Havens… forse non tutti sanno che…


 

Gli Yes e Richie Havens… forse non tutti sanno che…

 

Time and a Word è il secondo album degli Yes.

Pubblicato da Atlantic Records a metà del 1970 in Europa e in novembre negli Stati Uniti, fu l'ultimo realizzato dalla formazione originale del gruppo composta da Jon Anderson, Chris Squire, Peter Banks, Tony Kaye e Bill Bruford.

L'album rappresenta un tentativo ambizioso di far coesistere la musica rock dei primi anni Settanta con un accompagnamento di orchestra sinfonica (operazione in seguito ripetuta dagli Yes con l'album Magnification del 2001). Banks e Kaye si lamentarono del fatto che l'orchestra aveva sottratto spazio ai loro strumenti e fu per queste motivazioni che Banks fu costretto ad abbandonare il gruppo agli inizi del 1970 dopo le prime date del tour.

Time and a Word giunse alla posizione 45 delle classifiche inglesi di vendita, risultato che poteva essere considerato un successo rispetto al precedente album di debutto. Tuttavia, subito dopo la Atlantic iniziò a fare pressioni sul gruppo, minacciando di sciogliere il loro contratto se non avessero avuto successo col terzo album.

Fra i brani di Time and a Word, come nel precedente Yes, si trovano alcune cover, come Sweet Dreams (un brano in seguito riproposto occasionalmente dal vivo durante gli "assoli" di Anderson) è cofirmato da David Foster, con cui Anderson aveva suonato nella band The Warriors e che in seguito suonò con Kaye nei Badger. E poi No Opportunity Necessary, No Experience Needed, di Richie Havens, che ripropongo nelle due versioni.


 

Tracce

Edizione originale in vinile

 

Lato A

No Opportunity Necessary, No Experience Needed (Richie Havens) - 4:47

Then (Jon Anderson) - 5:42

Everydays (Stephen Stills) - 6:06

Sweet Dreams (Jon Anderson/David Foster) - 3:48

 

Lato B

The Prophet (Jon Anderson/Chris Squire) - 6:32

Clear Days (Jon Anderson) - 2:04

Astral Traveller (Jon Anderson) - 5:50

Time And A Word (Jon Anderson/David Foster) - 4:31

 

Edizione CD

No Opportunity Necessary, No Experience Needed (Richie Havens) - 4:48

Then (Jon Anderson) - 5:46

Everydays (Stephen Stills) - 6:08

Sweet Dreams (Jon Anderson/David Foster) - 3:50

The Prophet (Jon Anderson/Chris Squire) - 6:34

Clear Days (Jon Anderson) - 2:06

Astral Traveller (Jon Anderson) - 5:53

Time And A Word (Jon Anderson/David Foster) - 4:32

L'album è stato rimasterizzato e ripubblicato nel 2003, con l'aggiunta di diverse tracce bonus.

 

Formazione

Jon Anderson: voce, percussioni

Chris Squire: basso, seconde voci

Peter Banks: chitarra acustica, chitarra elettrica, seconde voci

Tony Kaye: pianoforte, organo, sintetizzatore

Bill Bruford: batteria, percussioni

 




martedì 18 gennaio 2022

MARCO MATTEI-Out Of Control

 

MARCO MATTEI

Out Of Control

[7D Media | Third Star Records]

12 tracce | 45.46 minuti

 

Marco Mattei propone il suo primo album da solista, ma non siamo di certo al cospetto di un “acerbo apprendista”. A fine articolo propongo la sua biografia, sintetica, sufficiente però per evidenziare skills musicali importanti e una vita carica di esperienze variegate, quelle che incidono in modo naturale sulla formazione personale e, se parliamo di arte, sulla “produzione” conseguente.

Sono tante ed esaustive le informazioni oggettive che mi sono arrivate tramite il comunicato stampa - unite ad una interessante intervista realizzata con l’autore - e da sole sarebbero state più che sufficienti per far comprendere al lettore la portata di questo nuovo e coinvolgente progetto.

Nondimeno proverò a condividere qualche pensiero personale.

Le comode etichette a cui siamo abituati non trovano facile abbinamento in questo caso specifico e la definizione ufficiale utilizzata in fase di presentazione propone il concetto poco sintetico di “mix di prog-rock, dream-pop, folk e world music”.

Difficile farsi un’idea prima dell’ascolto, anche se qualche altro dettaglio diventa poi indizio attraverso il nome di ospiti dal nome altisonante: Tony Levin, Fabio Trentini, Jerry Marotta, Pat Mastelotto, Chad Wackerman, Clive Deamer.

In effetti, le collaborazioni che hanno visto la presenza dei musicisti di cui sopra, spaziano dal prog - antico e presente - dei King Crimson sino alla genialità zappiana, attraverso il virtuosismo di Allan Holdsworth e l’unicità di Gabriel o Plant, tanto per citare qualche situazione nobile.

Vale la pena recuperare le parole dell’autore riferite al topic “guest”:

Dopo aver scritto musica e testi del disco ho iniziato a collaborare con una serie di ottimi musicisti per registrarlo, per la maggior parte amici e collaboratori di lunga data. Per un paio di brani, Would I be me e On your side, avevo in mente un suono ed un groove specifico. Ho chiesto a diversi batteristi di suonare nello stile di Jerry Marotta ma nessuno riusciva a farlo in maniera soddisfacente. Da lì ho avuto l’idea di provare a contattare Jerry. Dopotutto chi meglio di lui avrebbe potuto suonare nel suo stile? Dopo aver ascoltato i brani, Jerry ha molto gentilmente accettato di suonare. Poi mi ha detto: «Secondo me dovresti far suonare il basso a Tony Levin su questi brani». «Stai scherzando?» gli ho detto. «Certamente!» Jerry Marotta e Tony Levin, la sezione ritmica di Peter Gabriel dei primi dieci anni della sua carriera solista, una combinazione fantastica. Poi avevo un altro brano, Void, che aveva una parte di batteria molto tecnica. Ho pensato che Chad Wackerman sarebbe stato perfetto, e così è stato. Un altro brano, Picture in a Frame, è tutto in tempi dispari ma volevo che scorresse in maniera fluida. Ho pensato che Pat Mastelotto sarebbe stato la scelta ideale per una cosa del genere. Insomma, dal mio punto di vista, la chiave è stata quella di coinvolgere questi grandi in maniera funzionale alle necessità dei vari brani, scegliendo di volta in volta il musicista più adatto allo scopo e chiedendogli di essere sé stesso. Ovviamente per me è stata una soddisfazione particolare non solo vedere come siano riusciti a realizzare in maniera brillante e personale la mia visione musicale ma anche aver collaborato con alcuni dei miei punti di riferimento come musicista.”

Leviamoci dalla mente tutte le etichette da cui siamo dipendenti e pensiamo ad un album trasversale, carico di spunti interessanti, impossibile da incasellare, piacevolissimo dal punto di vista musicale ma allo stesso tempo carico di concetti pesanti, che si dipanano brano dopo brano con un forte fil rouge che unisce le differenti creazioni.

È un disco figlio della sofferenza? Probabile.

Il periodo difficile che il mondo sta vivendo ha lasciato il segno, tutti hanno avuto il tempo per riflettere sul reale senso della vita ma, a differenza dei comuni mortali, gli artisti hanno dato sfogo alla loro creatività, arrivando a fissare per sempre il pensiero del momento.

Dichiara Mattei: “Out Of Control è un concept album sulle cose che non possiamo controllare. L’intuizione chiave è la realizzazione che molti aspetti di ciò che percepiamo definire la nostra identità non sono sotto il nostro controllo. E il messaggio principale è che questa realizzazione dovrebbe portare a un cambiamento di prospettiva: quando ci mettiamo nei panni degli altri, ci permettiamo di diventare più aperti ed empatici. L’altro aspetto è che non possiamo controllare la mano che ci viene data, ma possiamo sicuramente decidere come giocarla”.

Proverò a “raccontare” il mio ascolto, traccia dopo traccia, segnalando che la lingua utilizzata dall’autore è l’inglese - non poteva essere diverso - e che tutti i brani sono scritti da Marco Mattei, ad eccezione di “Gone”, composta da Andy Timmons.


Si parte con “Would I be”, che mette subito in campo la sezione ritmica Marotta/Levin.

Marco utilizza una ballad sognante e orientaleggiante - meraviglioso il sitar di Marco Planells - per proporre il suo primo pensiero pesante:

Se avessi la pelle scura, se fossi un re, se fossi malato, se non sapessi leggere, se fossi cieco, se fossi fuori di testa… quando giudichi, quando scegli, quando vinci, quando perdi… pensa a cosa avrebbe potuto essere, pensa che potrei essere io…”.

Voce e mandolino di Dave Bond, a tutto il resto, e per tutto l’album, pensa Marco Mattei.

Partenza col botto!

Segue “Picture in a frame”, condotta vocalmente da Matthew Brown.

Pezzo ritmicamente complicato, basato su tempi composti, ma non c’è nulla di impossibile per la coppia Levin/Mastellotto.

La pacatezza iniziale si interrompe e i segnali di prog moderno diventano tangibili.

Amara la riflessione: “Le cose stanno andando bene, le cose stanno andando male, un punto su un singolo fotogramma e niente sembra uguale; questo è quello che siamo diventati… un'immagine in una cornice.”

Coinvolgente.

Ritorna la calma con “More Intense”, cantata ancora da Dave Bond.

Vincente il rimpallo tra synth e chitarra solista, così come la sottolineatura di attimi e sentimenti che si esaltano all’interno della trama musicale.

Cerco la gioia, cerco solo sollievo, cerco il contatto e cerco la pace. Come tutti gli altri, sì, come tutti gli altri, solo più intenso.”

Brividi!

I’ll be born” ci conduce verso la semplicità folk, un brano acustico, addolcito dalla voce di Felix Brandt, dalla chitarra acustica di Marco Mattei e dal flauto e fischietto di Paul Johnson. Una dichiarazione d’amore:

Nascerò domani, nascerò ogni volta che sarai con me, ogni volta che ti vedo e mi sento completo, ogni volta che penso a te e ogni volta che sorridi, perché il tuo nome è amore, ed è così che ti chiamerò…”.

Quadretto bucolico musicale davvero delicato.

Lullaby for you” non ha bisogno di molte interpretazioni. Momento intimistico dedicato da un padre ai suoi naturali prolungamenti:

Dormi piccolo bambino, tuo padre si prende cura di te, bambina da sogno, tuo padre è qui per te, per aiutarti a cercare di trovare ciò che è giusto per te, ciò che ti rende felice renderà felice anche me; il mondo sta cambiando, non posso dirti cosa fare, ma vivi ogni momento, io penserò sempre a te…”.

La messa in musica del pensiero che ogni genitore elabora e in cui crede fermamente. Ma come essere efficaci nei tempi dell’assoluta incertezza e in cui tutto appare “out of control”?

La voce è di Felix Brandt supportata dal violino di Rob Wakefield, dall’equipaggiamento acustico di Mattei e dal pedal steel di Diederik van den Brandt. Intro vocale affidata a Arianna Mattei che, suppongo, sia uno degli oggetti della lirica.

Sognante.

Un’energia tipica dell’hard rock - così come la voce di Barak Seguin - è la base di “Anymore”, riff e velocità per descrivere il disagio quotidiano, fatto di relazioni imperfette che offuscano il giudizio e minano la serenità:

Lotta dopo lotta, importa davvero chi ha ragione? Non sei la vittima e io non sono un eroe, non potevo salvarti... comunque…”.

Power song notevole!

Lo strumentale “Tomorrow” disegna il concetto di viaggio, spaziale o temporale, alla ricerca di ciò che sarà. Paesaggio desolante quello iniziale, con una slide guitar che disegna una polverosità da vecchio west ed un’elettrica che tra riverberi e delay inventa uno scenario distopico. La melodia finale addolcisce un brano caratterizzato dall’alta tensione.

La voce di Richard Farrell introduce “Voide”, ovvero il senso di vuoto che colpisce come un assassino, in grado di appannare la vista, di far perdere ogni sicurezza”:

Non riesco a sentire il terreno sotto i miei piedi, il vuoto più profondo in ogni battito cardiaco, cocktail anestetico per il mio cervello, un quarto di lacrime, tre quarti di pioggia, per sentirmi vivo tocco il mio dolore, per sentirmi sopravvissuto chiamo il mio nome… eppure, avrebbe potuto essere così semplice…”.

È la traccia più lunga (6:40) e dopo due terzi di “regolarità” si tuffa in atmosfere molto “Seattle”, accentuate da un monito ripetuto: “Più le cose cambiano, più rimangono le stesse”.

Di gran pregio la parte solista di Max Rosati, così come “l’ambient” creato dai synth di Duilio Galioto.

Si prosegue con “On your side”, il manifesto dell’appoggio condizionato verso un affetto:

Quando hai voglia di parlare, quando semplicemente non vuoi pensare, io sono dalla tua parte; quando sei stanco ma non riesci a riposare, quando sei arrabbiato e poi ti penti io sono, sono dalla tua parte. Ad ogni lacrima invecchiamo, con ogni paura diventiamo più forti. Scegli un percorso vero e io camminerò con te!”.

Andamento sonoro congruo alla lirica proposta: spleen e riflessione.

La breve “After Tomorrow” apre al trittico strumentale finale e propone il dialogo tra Marco Mattei e il suo Bouzouki: attimo intimistico agreable!

Hidden Gems” non ha quindi un testo, ma regala immagini per mezzo della musica, che in questo caso è un fatto privato tra l’autore e Jerry Marotta.

Una delle tante perle nascoste che tutti possediamo e che spesso facciamo fatica a far emergere. Mattei appartiene alla categoria di quelli che dispongono delle leve per razionalizzare e subito dopo dare continuità, inventando quadretti che racchiudono sentimenti e pensieri da condividere.

A chiudere il disco “Gone”, unico brano firmato da terzi (Andy Timmons), condotto verso ogni direzione dalla chitarra elettrica, pezzo che Marco descrive così:

Musicalmente ho sempre amato quel brano. Anche il tema, che è la tragedia dell’11 settembre, mi sembrava inerente ad “Out of Control”. Ma c’è anche un’altra ragione. Facendo ascoltare il disco, mentre era ancora in lavorazione, a Gianni Pierannunzio, batterista dei DeBlaise che ha anche suonato su Out of Control, mi ha colpito un suo commento che non sembrava un album di un chitarrista. Da un lato mi ha fatto molto piacere perché la mia intenzione era proprio quella di focalizzarmi sulla composizione. Dall’altro mi ha fatto venire voglia di inserire un brano prettamente chitarristico.”

Una grande sorpresa “Out Of Control”, un lavoro sontuoso quello di Marco Mattei, pregno di molteplici significati da “leggere” passo dopo passo, gustandone ogni step, una sorta di album fotografico di famiglia, capace di raccontare un periodo di vita ben delineato e che, almeno in questo caso, rappresenta un bilancio di vita.

Unico neo arriva dalla difficoltà di una proposizione live, essendo complicata la trasposizione “da studio a palco”, ma anche questo fa parte del contesto del momento e Mattei si trova in buona compagnia.

Ma la Musica di qualità resta e fa piacere, ogni tanto, trovare una perla in mezzo ad un mare di mediocrità!

Album super consigliato!


Out Of Control tracklist:

 

1. Would I Be Me

2. Picture in a Frame

3. More Intense

4. I'll Be Born

5. Lullaby for You

6. Anymore

7. Tomorrow

8. Void

9. On Your Side

10. After Tomorrow

11. Hidden Gems

12. Gone

 

Misicisti: 

Chitarre elettriche ed acustiche, Guitar Loops, Chitarre resofoniche, Bouzouki, Basso Elettrico, Basso Elettrico con archetto, Voce, Shaker, Percussioni elettriche e acustiche, Campionamenti e Programmazione: Marco Mattei

Voce: Dave Bond (1,3,9), Matthew Brown (2), Felix Brandt (4,5), Barak Seguin (6), Richard Farrell (8)

Batteria e Percussioni: Jerry Marotta (1,9,11), Pat Mastelotto (2), Chad Wackerman (8), Clive Deamer (3), Matt Crain (6), Gianni Pierannunzio (7), Salvatore Mennella (12), Matilde Mattei (Shaker su 7)

Basso: Tony Levin (1,2,9), Fabio Trentini (8), Gabriele Bibbi Ferrari (12)

Duilio Galioto: Sintetizzatori, Moog, Wurlitzer, Piano, Mellotron (3,8,9)

Paolo Gianfrate: Tastiere (6)

Dave Bond: Mandolino (1)

Marc Planells: Sitar (1)

Paul Johnson: Flauto e Whistle (4)

Diederik van den Brandt: Pedal Steel (5)

Rob Wakefield: Violino (5)

Max Rosati: Chitarra Elettrica Solista (8)

Mauro Munzi: Piano Reverse (9)

 

Tutti i brani sono scritti da Marco Mattei ad eccezione di Gone, composta da Andy Timmons.

 


Un po’ di storia di Marco Mattei 

Marco Mattei è nato e cresciuto a Civitavecchia. Appassionato di musica fin dalla più tenera età, da adolescente studia chitarra jazz con Max Rosati, mentre sviluppa un profondo interesse per la visione creativa e la complessità del progressive. Si è unito alla prog band dei DeBlaise, contribuendo al songwriting del loro EP By Common Consent e a molti anni di musica dal vivo. Ha anche co-fondato la tribute band dei Rush The Snowdogs. Dopo aver conseguito una laurea in Ingegneria Elettronica ed un Master in Business Administration, ha continuato a coltivare il suo interesse per l’ingegneria del suono frequentando programmi avanzati di ingegneria audio e produzione musicale. Marco ha vissuto in sei paesi diversi in tre differenti continenti, esplorando le differenze culturali, raccogliendo influenze musicali e imparando il valore della diversità.

Attualmente vive negli Stati Uniti e continua a sondare innumerevoli stili musicali come compositore, musicista e produttore.

 

 

Marco Mattei: 

Official site:

https://marcomattei.art/ 

Facebook:

https://www.facebook.com/MarcoMatteiMusic/ 

BandCamp:

https://marcomattei3star.bandcamp.com/album/out-of-control 

Youtube:

https://www.youtube.com/channel/UCqAQ22DKgnPLoZYa5efY9uQ

  

Donato Zoppo

www.donatozoppo.it

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