giovedì 22 aprile 2021

The Samurai Of Prog - “The Lady And The Lyon” (And Other Grimm Tales-I)


The Samurai Of Prog

 “The Lady And The Lyon” (And Other Grimm Tales-I)

 

Non mi sovvengono band o musicisti come i The Samurai Of Prog, capaci di sfornare musica a getto continuo, una prolificità inusuale, simbolo di passione sconfinata e capacità organizzativa.

Attenzione, non parlo di “costruzioni” semplici e lineari ma di un’architettura elaborata, che richiede tempo, cura dei dettagli e un utilizzo spinto della tecnologia, non perdendo mai di vista l’idea del team work e la fusione tra gli antichi stilemi del prog e la modernità richiesta oggigiorno, all’interno di un contesto dove il tempo sembra scorrere a velocità incontrollabile.

In questo spazio ho scritto a ripetizione dei TSOP, commentando ogni loro lavoro ma vale la pena ricordare che la band ruota attorno ad un nucleo fisso formato da Marco Bernard (italiano trapiantato in Finlandia, bassista), Kimmo Pörsti (finlandese, batterista) e l’americano Steve Unruh (violino, flauto e voce).

Per questo nuovo capitolo musicale appare come sempre nutrito il numero di collaboratori sparsi per il mondo: Ton Scherpenzeel, Bart Schwertmann (Kayak), Octavio Stampalía (Jinetes Negros), Cam Blokland (Southern Empire), Valerie Gracious (Phideaux), Alessandro Di Benedetti (Mad Crayon), Rafael Pacha (Last Knight), Jaime Rosas (Entrance), Kari Riihimäki, Carmine Capasso, Marc Papeghin, Marcelo Ezcurra, e David Myers.

Nel loro continuo gioco, in bilico tra passato e attualità, tra sonorità classiche e melodie tradizionali, i TSOP propongono questa volta una rilettura di una fiaba dei fratelli Grimm, “The Lady And The Lyon”, una prima parte a cui seguirà a breve un seguito, tanto per non smentire il concetto di prolificità!

Non ho ancora avuto la possibilità di toccare con mano involucro e contenuto ma so che gli aspetti che riguardano artwork e packaging sono solitamente il top, valore aggiunto al prodotto musicale che riesce a mitigare la nostalgia da vinile.

Però, mi sono fatto un’idea scorrendo il booklet digitale e penso che sia questo il modo corretto per poter usufruire al meglio “The Lady And The Lyon”: un ascolto combinato alla lettura, con tutte le didascalie, i riassunti e i credits del singolo brano.

I fratelli Grimm - e il titolo di una delle loro fiabe più famose - vengono utilizzati per molteplici storie, una sorta di “libro musicale” che unisce differenti arti, come vedremo a seguire.

Una quarantina di minuti di musica suddivisa su sei episodi, una produzione quantitativamente ridotta rispetto allo standard TSOP, che solitamente supera l’ora di ascolto, ma se consideriamo questo come “primo atto” tutto si spiega.

Apre l’album “Into the Woods” (3:06) che vede i Samurai affiancati da Alessandro Di Benedetti alle tastiere (autore) e Raphael Pacha alle chitarre.

Traccia strumentale che prepara la strada agli avvenimenti da raccontare e termina col recitato “Once upon a time”, preludio all’apertura del “book sonoro”.

Atmosfere magiche create dal mix tra strumentazione classica ed una “elettrica” lancinante.

Pianoforte e violino disegnano una natura protettiva e l’oscurità caratteristica di “certe storie”. L’inizio di molteplici fiabe… dentro al bosco!

The Three Snake-Leaves” (9:43) è musicata da Jaime Rosas con il contributo lirico di Unruh.

Una strana storia fatta di amore, dolore e giustizia, dove il concetto di rinascita passa attraverso la simbologia fornita dal serpente, fatto a pezzi ma poi tornato alla vita dopo … la cura delle foglie, le stesse che salveranno il principe naufrago, dopo il tradimento della sua principessa, che pagherà per la sua azione.

I TSOP sono coadiuvati nell’occasione dal già citato Rosas alle tastiere e da Cam Blokland alla chitarra elettrica.

La sezione ritmica appare decisiva per lo sviluppo del brano così come la conduzione vocale di Unruh, un colore timbrico unico, anche nel recitato.

Prog allo stato puro con cambio continuo di ritmo e mood, con riferimenti al passato che diventano spontanei; sottolineo una rara dote della band - che metto in relazione alla traccia - che è quella di far rivivere il racconto attraverso la proposta sonora ovvero, la lirica e la musica potrebbero raccontare la stessa storia senza mai incontrarsi.

A seguire lo strumentale “Iron John” (5:57) del tastierista Ton Scherpenzeel, ospite assieme al chitarrista Carmine Capasso.

La lettura del booklet ci aiuta a comprendere il pensiero creativo, basato su una storia di amicizia e fiducia, e sul concetto che gli errori commessi hanno un prezzo e che esiste la possibilità di rimediare per poi perseguire la rotta migliore.

Marcette e trame ariose fanno da sottofondo ad una melodia particolarmente coinvolgente, tanto da proporsi come colonna sonora da film. Una tensione positiva pervade l’ascoltatore mentre si sviluppa in via naturale il connubio tra rock sinfonico e racconto fiabesco.

Con “A Queen's Wish” (11:36) si rivive la favola di “Biancaneve e i sette nani”.

Musica di Alessandro Di Benedetti (che partecipa come tastierista) e liriche di Unruh; a coadiuvare il gruppo Rafael Pacha (chitarra acustica e altri strumenti “popolari” discendenti dalla cetra), Kari Riihimäki all’elettrica e Valerie Gracious alla voce.

Ed è proprio il duetto tra Valerie e Steve la variante, il dialogo continuo tra il recitato e il cantato, necessario per racchiudere in una mini suite una delle fiabe più conosciute nel mondo.

Traccia molto articolata, con modulazione continua di stati d’animo, come richiede la variazione tematica.

Musicalmente parlando perfetta per l’ascoltatore prog esigente, una sintesi di ortodossia e tradizione.

Una menzione particolare a Valerie Gracious, la cui voce mi ha riportato alla “nostrana” Silvana Aliotta ai tempi dei Circus 2000.

The Lady and the Lion” (3:58) propone all’interno del booklet il sunto della storia, ma essendo uno strumentale il suggerimento è quello di lasciarsi andare e reinventare il contenuto. È quello che immagino abbia fatto David Myers, l’autore del pezzo, che si propone in piena autonomia con il suo pianoforte a coda e disegna un “solo” che si assimila in un lampo e alimenta la voglia di viaggiare nel tempo e sognare

Magnifico!

A concludere la prima parte di questo progetto troviamo “The Blue Light” (6:48), musica di Octavio Stampalia (tastiere) e testo di Marcelo Ezcurra (backing vocals); gioco vocale fondamentale, in bilico tra Unruh, Gracious e il lead vocals Bart Schwertmann.

Team completato con Kari Riihimäki (chitarra elettrica), Rafael Pacha (chitarra acustica) e Marc Papeghin (corno francese e tromba).

Un’altra storia a lieto fine, in cui si mischiano situazioni e sentimenti e dove metafora e didascalia condiscono messaggi a cui ci si abitua già in tenera età, ma che solo la maturità aiuta a comprendere appieno.

Un altro frammento di prog complesso (nella costruzione, non nella fruizione), dove la voce dei differenti personaggi diventa protagonista, mentre il puzzle si completa con ritmi di puro rock alternati a godibilissimi attimi onirici.

I The Samurai Of Prog intraprendono una strada che mi piace immaginare didattica, ovvero una proposta che nei contenuti lirici è solitamente dedicata, anche, ai bambini, ma che unita ad una musica immaginifica fortifica la storia e modella i differenti stati d’animo.

Marco Bernard, Kimmo Pörsti e Steve Unruh appaiono mostruosi, carichi di idee (molto chiare…) e con enormi capacità realizzative.

Anche questo progetto mi pare vincente e adatto ad un pubblico sempre più vasto.

Non resta che ascoltare e aspettare il prossimo step che, sicuramente, ci aspetta dietro l’angolo!

 




mercoledì 21 aprile 2021

Tanti auguri Marcello Todaro...



Compie gli anni oggi, 21 aprile, Marcello Todaro, chitarrista storico del Banco del Mutuo Soccorso fino al 1973. Successivamente fa parte di una sorta di supergruppo assieme all'ex PFM Giorgio Piazza, ma il progetto ha vita breve.
Continua a collaborare con il Banco come fonico, per qualche anno, poi diventa un apprezzato produttore.

Da anni vive in America, e torna spesso come collaboratore di Umbria Jazz.
Molto amato dai fans del Banco, soprattutto perché ha suonato nei primi tre "capolavori" del gruppo, l'ultimo in ordine cronologico, " Io sono nato libero", che non deve mancare in nessuna discografia e collezione di musica degna di questo nome. 
Buon compleanno Marcello!





martedì 20 aprile 2021

Proporre i Genesis...


Ecco alcuni modi originali, supportati dal talento, con cui si può suonare e condividere il mondo dei Genesis, oltre la musica ufficiale…

Con la commistione tra musica e immagini



Con il DNA del metallaro



Con la cultura più classica


In ogni caso, mi pare, il successo è assicurato!

mercoledì 14 aprile 2021

The Rolling Stones-Crawdaddy Club, Richmond, Surrey, 14 aprile 1963



The Rolling Stones

Crawdaddy Club, Richmond, Surrey, 14 aprile 1963


“Veri fanatici di R & B, cantano e suonano come ci si aspetterebbe da un gruppo di neri americani. Invece sono ragazzi bianchi, così carichi di sfrenata energia da far urlare i fan.”
Norman Jopling, Record Mirror

Il fine settimana del 13 e 14 aprile 1963 fu decisivo per i Rolling Stones. Da un paio di mesi suonavano ogni domenica sera al Crawdaddy Club, un locale ospitato all’interno dello Station Hotel, alla periferia occidentale di Londra. In breve tempo il loro pubblico era passato da 30 a 300 spettatori ansiosi di ascoltare quei giovani concittadini così bravi a suonare rhythm & blues. Tutto era cominciato con la pubblicazione di un articolo, il primo in assoluto dedicato ai Rolling Stones, sul Richmond And Twickenham Tmes: “Il R & B guadagna seguito di settimana in settimana e in tutto il paese sta soppiantando il pop tradizionale”, aveva scritto Barry May. “Il suono corposo e intenso che si diffonde la domenica sera dal palco dell’hotel comunica a tutti i presenti un irresistibile desiderio di muoversi.” May riconosceva agli Stones anche una notevole efficacia visiva, in particolare per i “capelli spazzolati in avanti come quelli del gruppo pop dei Beatles”.


Secondo il giornalista, il Crawdaddy era una stanza buia e affollata di gente “vestita in modo buffo”. Il 14 aprile quattro giovanotti dall’aspetto doverosamente anticonvenzionale s’immersero in quel buio. Erano i Beatles, venuti a dare un’occhiata alla concorrenza. 

Ad accoglierli all’ingresso c’era Pat Andrews, la fidanzata di Brian Jones, che spiega: “Non si trattava di una visita a sorpresa.”
Il manager dei Rolling Stones, Giorgio Gomelsky, aveva preso accordi qualche ora prima nella poco lontana Twickenham, dove i Beatles erano impegnati sul set. “Brian mi chiese se potevo sistemarli in un posto da dove si vedesse qualcosa”, aggiunge Pat. “Fu uno dei momenti della mia vita in cui ebbi più paura. Ricordo di aver visto un berretto di pelle apparire davanti alla porta e di aver capito che era Ringo. Erano tutti vestiti di pelle nera: li sistemai in un punto un po' appartato.”

Dal palco il bassista Bill Wyman osservò la scena e pensò: “Merda, sono i Beatles”. In realtà non aveva motivo di preoccuparsi. “Era una vera e propria festa”, avrebbe raccontato tempo dopo George Harrison. “Il pubblico urlava e saltava sui tavoli. Era un ballo che nessuno aveva mai visto prima e che ben presto avremmo tutti imparato a chiamare “shake”. Il ritmo degli Stones era così potente da far tremare le pareti e sembrava ti attraversasse dentro la testa. Avevano un suono pazzesco”.

Mark Paytress (“Io c’ero”).


SET LIST

Ain't That Loving You Baby?

Bright Lights, Big City (Jimmy Reed cover) Close Together

Soon Forgotten

Shame Shame Shame (Jimmy Reed cover) I'm Talking About You (Chuck Berry cover) Memphis, Tennessee (Chuck Berry cover) I Just Want To Make Love To You (Muddy Waters cover) I Want You to Know

I'm Bad Like Jesse James (John Lee Hooker cover) Little Egypt (The Coasters cover) I'm All Right

Pretty Thing (Bo Diddley cover) Hey Crawdaddy

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I Rolling Stones di quegli anni..




martedì 13 aprile 2021

Genesis - Live Bataclan - France - January 10, 1973


Genesis - Live Bataclan France 16mm January 10, 1973 

 

Il 10 gennaio del 1973 i Genesis sono di scena al Bataclan di Parigi.

Il The Genesis Museum mette gentilmente a disposizione su youtube un filmato del concerto - girato su un film in 16mm - restaurato in 4k, della durata di 38 minuti.

L’album di riferimento era Foxtrot, pubblicato tre mesi prima. 


Note tratte liberamente dal video concesso dal The Genesis Museum


È stato un lavoro davvero grandioso. Non che la fonte fosse cattiva, anzi, il contrario, tuttavia, aveva molte anomalie, ma c'era abbastanza margine per modellare il materiale e trasformarlo in qualcosa di ancora migliore. L'intero processo è stato aiutato immensamente da Ikhnaton, che ha fornito materiale, suggerimenti e molte anteprime.

Il primo passo è stato quello di lavorare sul suono, poiché mancava per la prima parte di The Musical Box. Sfortunatamente, non c'erano molte registrazioni adeguate dell’epoca da poter abbinare al video. Il miglior match possibile si è trovato con “Genesis Live”, l’album live ufficiale del ’73.

Si è poi rimasterizzato il resto dell'audio per dargli un po’ più di vita, un po’ di compressione, riverbero ed effetti stereo, anche se non troppo perché il Bataclan è un piccolo club e sarebbe sembrato strano percepire un suono da Giants Stadium.

Il video è stato molto più di un processo. La tecnologia è molto utile e veloce, ma spesso peggiora le cose se usata in modo improprio.

Per la produzione si è deciso di spostare le interviste alla fine, in quanto fastidiose se proposte durante lo spettacolo.

C'era anche una qualità inferiore per la bobina finale di The Knife, quindi la luminosità e i dettagli sono notevolmente ridotti durante l'ultimo minuto circa.

Come sempre, i benefici di ogni processo devono essere soppesati rispetto agli svantaggi e in questo caso si è ritenuto che ne valesse la pena.

C’è ancora molto materiale su cui lavorare e i risultati potrebbero essere ancora più importanti, ma questo “Genesis Live Bataclan France 16mm January 10” si può classificare tra i migliori dei Genesis dell’era Gabriel.

 

Tracklist:

00:00 The Musical Box

10:03 Supper's Ready

21:22 Return Of The Giant Hogweed

26:48 The Knife

33:21 Interviews




domenica 11 aprile 2021

Noisy Diners-The Princess of the allen keys

Noisy Diners-The Princess of the allen keys

Videoradio


La versione delle origini di Mantova, fondata per opera di Ocno figlio di Manto trova sostegno in Virgilio, il sommo poeta mantovano di origine che nell’Eneide, canto X, recita:

“Anche lui, Ocno, chiama una truppa dalle patrie terre, figlio della fatidica Manto e del fiume Tosco, che diede a te, Mantova, le mura ed il nome della madre Virgilio Eneide"

 

Rubo questa citazione per evidenziare che “The Princess of the allen keys” è un racconto, tra storico e mitologico, alla ricerca delle radici, un omaggio alla città di adozione di Fabrizio Dossena, musicista di lungo corso, amante del prog, genere a cui ha guardato per molto tempo con devozione e rispetto, sino a quando, trovata la giusta motivazione/maturazione e i corretti compagni di viaggio, si è messo in proprio e oggi ci regala questo splendido paradigma del prog.

In realtà il progetto ha avuto lenta maturazione e mi pare siano passati un paio di anni da quando ascoltai la prima versione.

Le difficoltà che Dossena ha trovato sulla sua strada sono tante e legate al momento difficile che relega certa musica allo status di “prodotto poco vendibile”, perché la maggior parte dei giovani sceglie percorsi più “dentro al nostro tempo” e diventa quasi impossibile trovare chi decide di avventurarsi in produzioni così articolate.

Ma proprio nel momento più complicato, quello in cui la musica di cui maggiormente usufruisce la massa si concentra su di un solo singolo alla volta, ecco che Fabrizio vede premiata la sua tenacia e la “fede” nel proprio progetto.

L’incontro risolutivo è quello con Beppe Aleo, patron di Videoradio, etichetta non certo focalizzata sul prog, anche se il vecchio amore di Beppe - storico batterista degli anni ’70 - potrebbe essere stato decisivo per raggiungere un rapido accordo. Oppure potrebbe trattarsi solo di solidarietà tra ex savonesi!

Ma ciò che più importa è il risultato, una sorta di “Rock Opera” che non può lasciare indifferenti.

La lunga intervista a seguire realizzata con Dossena permette di fornire spiegazioni e dettagli utili alla comprensione di un album concettuale che propone la storia di Mantova e il mito della sua fondazione, collegato alle vicende della profetessa Manto che la tradizione greca vuole figlia dell'indovino tebano Tiresia.

La musica diventa quindi il mezzo per tracciare la leggenda, uno scenario in cui entrano in gioco i vari personaggi: Tiresia, Manto, Virgilio, Charon, La principessa delle chiavi a brugola.

Lunga la lista dei musicisti, così come quella degli ospiti, anche se si sottolinea la nobile presenza del genesisiano Nad Sylvan ma, soprattutto, quella di Cristiano Roversi, a cui Dossena attribuisce i massimi meriti per la riuscita del progetto.

The Princess of the allen keys” - che uscirà in formato CD il 21 maggio e successivamente in vinile - va ascoltato senza soluzione di continuità, anche se è proposto come una suddivisione in sette tracce, per un totale di cinquantacinque minuti.

Ovunque profumo di Genesis, ma è questo un DNA dichiarato da Dossena e a me appare un gran pregio.

Per chi è sempre alla ricerca della novità all’interno di un “mondo prog” in cui difficilmente si potrà ancora “inventare”, catturare un disco che presenta tutti gli stilemi del genere significa rinforzare dei paletti che ogni tanto vacillano, e ricordare quale sia stato il punto di partenza appare al contempo saggio e difficile.

C’è una storia che lega i vari brani, tra immagini oniriche e concrete; esiste la lunga suite, quella che si dovrebbe ascoltare tra amici conniventi in un modus agiografico, seduti con complicità su di un comodo divano; ci sono poi tutti gli strumenti “magici”, quelli che la tecnologia ha semplificato ma che danno lo stesso risultato sonoro di un tempo glorioso, contribuendo a realizzare arrangiamenti maestosi e trame ad ampio respiro, e l’atmosfera che viene a crearsi inventa una certa sacralità musicale che soddisfa a pieno pancia e mente, almeno per i nostalgici - come me - che hanno potuto vivere il bello e il meglio della rivoluzione musicale di fine anni ’70. 

La conseguenza è che credo sia impossibile rimanere insensibili al cospetto di questo lavoro, giovani e meno giovani, purché open mind e pronti nel lasciarsi contaminare.

Musicisti fantastici dicevo, ma vorrei sottolineare il risalto vocale prodotto da Donata Luani (Manto), spesso in duetto con Silvan (Virgilio).

L’effetto che mi ha provocato l’album dei Noisy Diners va oltre il piacere d’ascolto - peraltro elevatissimo -, la bellezza estetica, l’apprezzamento per le idee e per i musicisti, e mi ha permesso di verificare ancora una volta il ruolo fondamentale della musica, una sorta di unità di misura del tempo in movimento, concetto antico, ma che fa piacere rimarcare quando si riesce a verificare sulla propria pelle la veridicità delle citazioni dei saggi del passato: “The Princess of the allen keys” è rappresentativa del mio concetto di musica di qualità e il suo ascolto mi ha condotto verso un felice viaggio nel tempo, trip che nulla ha a che fare con l’elemento nostalgico, ma reca in sé un rammarico, quello che oltrepassare certi confini e arrivare al neofita sarà impresa titanica.

Eppure… che tipo di variazione didattica sarebbe la proposizione di "The Princess of the allen keys” per qualche docente “aperto”?!

I tempi sono difficili, l’incertezza non vede una fine, ma conoscendo un po’ la determinazione di movimento di Fabrizio Dossena, immagino che non sarà impossibile delineare un prossimo futuro fatto di live, magari in uno o più teatri!

A fine articolo propongo un esempio musicale, anticipato dalle quattro chiacchiere fatte con Fabrizio… 


Partiamo dalla tua storia e risaliamo ai giorni nostri: come si è sviluppata la vita musicale di Fabrizio Dossena, in buona sintesi?

La mia vita musicale ha avuto tre inizi:

-in quel di Finale Ligure nel 1973 quando mi è stata regalata la mia prima chitarra.

-quando qualche anno dopo ho scoperto i Beatles.

-quando dopo essermi trasferito a Spotorno ho iniziato a conoscere persone che la musica l'avevano dentro davvero e che non ringrazierò mai abbastanza: in ordine di apparizione Daniele De Bernardi, Ezio Secomandi con i Total Crash e poi Insieme a Riccardo Giudice con i Black Out, Fabrizio Cruciani e Joe Vescovi periodo Knife Edge. Grazie a loro decisi di studiare musica arrivando a preparare e non dare l'esame per il 5° anno di chitarra classica.

Dopo un lunghissimo periodo di pausa, ed essendo passato alla scrittura teatrale decidendo di mettere in scena Storia di un Impiegato di Fabrizio De André, ho ripreso a suonare (grazie al Maestro Guido Rizzo di Alassio) e così sono nati i Clan Destino fondati insieme a Guido Dellapietra e che quest'ultimo sta egregiamente portando a risultati e traguardi davvero eccellenti.

Trasferitomi a Roma nel 2008 ho proseguito la mia "educazione artistica" collaborando in svariate situazioni per rientrare in Liguria dopo tre anni.

Nel 2012 la chiave di volta, il mio trasferimento a Mantova.

Dopo aver annusato un po’ l'aria, nel 2017 l'incontro con Cristiano Roversi, il resto è il presente e soprattutto il futuro.

Mi pare di capire che la musica progressiva, quella su cui è basato il tuo nuovo lavoro, sia per te una novità: come sei arrivato a costituire i Noisy Diners e conseguentemente l’opera rock “THE PRINCESS OF THE ALLEN KEYS”?

La musica progressive è sempre stata una mia grande passione, che però mi ha sempre intimorito dal punto di vista tecnico e per una forma di rispetto ho cercato di non offenderla sino a che non mi sono sentito in grado di approcciarmi a questo mondo nella maniera che merita.

Per quanto riguarda i Noisy Diners, dopo aver fatto leggere a Cristiano Roversi il testo della "Principessa delle chiavi a brugola" è stato tutto succedersi di idee che in un tempo ragionevole ci hanno portato sino qui.

L’album è di tipo concettuale, come è tipico del prog, e certamente l’idea di “opera” racchiude in sé il concetto di “storia”, con un inizio e una fine: come mai hai pensato alla leggenda di Manto e alla nascita della città di Mantova, quella in cui tu vivi? Gesto di riconoscimento o qualcosa di più articolato?

È iniziato dalla fine, The Princess esiste (è la mia compagna) e leggendo di Manto e nata tutta la storia: "The Princess of the Allen keys" è la prima uscita di una trilogia, inizia con la fuga di Tiresia (padre di Manto) da Tebe e termina con la comparsa della Principessa, che poi è una giovane Gattara diretta discendente di Manto. Sicuramente anche una forma di riconoscimento alla città che mi ha accolto.

So che per realizzarlo hai pensato a collaboratori del luogo, quasi a rafforzare l’idea di gruppo locale al lavoro: chi sono i tuoi compagni di viaggio?

Lo zoccolo duro dei Noisy Diners, oltre a me, sono Cristiano Roversi, Ezio Secomandi, Donata Luani e Davide Jori, ma credo che la magia ed il grande merito di questo progetto vada a Cristiano, bravissimo come era nella mia immaginazione a coniugare tre modi di sentire la propria musica completamente diversi, un batterista hard rock, un chitarrista (Davide Jori) con chiare influenze acide alla Sid Barret, un progger puro come Cristiano Roversi ed un fanatico della chitarra folk 12 corde come il sottoscritto. A questo si sono aggiunti musicisti straordinari come Mirko Tagliasacchi (basso), Erik Montanari (chitarra) e le voci di Stefano Boccafoglia (Tiresias), Beatrice Cotifava (The Princess), Aran Bertetto (Caronte), Antonio De Sarno (voce narrante, traduzioni, e linee melodiche) e soprattutto Nad Sylvan nei panni di Virgilio.

In due brani tanto per non farci mancare nulla abbiamo anche Mauro Negri al Sax.

Tra tanta italianità - musicisti e storia - spicca il contrasto delle liriche in lingua inglese: da dove arriva la scelta?

La scelta della lingua inglese deriva dal semplice fatto che la nostra intenzione è quella di rivolgerci da subito anche al mercato estero.

Quali sono le peculiarità delle trame musicali?

Che profumano di Genesis!

Quali sono le difficoltà tecniche che vi hanno maggiormente impegnato?

Legare gli stili diversi dei vari musicisti e l'attenzione maniacale alla pronuncia inglese.

Mi racconti qualcosa a proposito dell’artwork?

La copertina è un'opera di un artista argentino, Daniel E. Dank; l'idea era un'altra, ma dopo aver visto il dipinto raffigurato sulla copertina ho deciso immediatamente di contattare Daniel. La cosa divertente è che il dipinto originale è in casa di un collezionista di Las Vegas; per la cronaca Daniel nel novembre del 2019 ha esposto in piccolo museo di Parigi che viene chiamato… Louvre.

Vorrei saperne di più degli aspetti realizzativi e distributivi: a quale etichetta vi siete affidati e chi curerà la diffusione dell’album?

Diciamo che siamo stati fortunati, grazie a Ezio (il batterista) sono entrato in contatto con Giuseppe Aleo di Videoradio Channel e Videoradio Edizioni Musicali; prima solo tante parole, con lui ci siamo sentiti il lunedì pomeriggio e il giorno dopo eravamo già al contratto. Cose d'altri tempi.

Per quanto riguarda la distribuzione siamo presenti già da qualche settimana su tutte le piattaforme digitali, mentre tramite Self Distribuzione il CD uscirà il 21 maggio e sarà possibile acquistarlo in tutto il mondo anche tramite IBS e Amazon, ma saremo presenti anche nei cataloghi di Feltrinelli ed altri.

In quali formati è prevista l’uscita del disco?

Uscirà prima in cd, ma è chiaramente previsto anche il vinile. Visti i tempi abbiamo dovuto temporeggiare e credo che verso il prossimo autunno potrebbe esserci il vinile.

Sono programmati momenti di promulgazione (concerti o incontri)?

Sì, ma di sicuro non nel 2021, perché non è facile proporre dal vivo una vera e propria Rock Opera, tanto per usare le parole di Nad Sylvan!





mercoledì 7 aprile 2021

ALIAS - “The Second Sun”



ALIAS - “The Second Sun”

già pubblicato su MAT2020 di febbraio

 

ALIAS è un progetto che prende vita a Napoli e la collocazione geografica appare necessaria per inquadrare la tipicità della loro musica, autodefinita World-Prog, il che porta immediatamente a pensare ad un amore per il mondo sonoro progressivo che va ad unirsi al DNA mediterraneo: non è un caso che tre dei componenti la band siano fondatori dell’Orchestra Multietnica Mediterranea.

Ciò che riescono a realizzare in questo album è incredibilmente coinvolgente e risulta motivante realizzare che in mezzo a tanta mediocrità musicale possano nascere idee così fresche e godibili.

La novità di cui parlo risiede nella sintesi tra l’istituzionalità del prog e le radici tipicizzanti di un territorio specifico, esperimenti non certo nuovi, ma in questo caso il paradigma che emerge non riguarda un episodio singolo od un accenno tra le righe, ma tutto l’album è votato alla saldatura di esperienze formative e amori di una vita, come specificato dalla band:

Il progetto nasce da una passione comune per la musica di gruppi come King Crimson, Gentle Giant, Pink Floyd, Led Zeppelin, Tangerine Dream, fino al minimalismo di Terry Riley, che sfociano in composizioni originali nelle quali si amalgamano elementi di musica rock e ritmi del sud del mondo.”


Vediamo i componenti della squadra:

Romilda Bocchetti - voce, pianoforte e tastiere, darbuka;

Giovanni Guarrera - chitarra classica e cori;

Ezio Felaco - basso;

Fredy Malfi - batteria



Parto per una volta dalla copertina, perché di forte impatto.

Realizzata da Raffaele Bocchetti - pittore, scrittore e poeta -, interpreta in modus psichedelico la Torre di Tesla, una delle prime torri aeree per la trasmissione senza fili, progettata da Nikola Tesla, il controverso scienziato serbo vissuto a cavallo tra ‘800 e ‘900 a cui il disco è dedicato.

Un brano in particolare - la title track - ripercorre i momenti topici della ricerca e dello studio di Tesla - messi spesso in discussione -, le cui conclusioni furono considerate a tratti visionarie e non scientificamente provate. Eppure… senza di lui, non potremmo alimentare le nostre case di energia elettrica!

Sono sette i brani che compongono “The Second Sun” spalmati su quarantatré minuti di qualità formale e sostanziale.

Si apre con “Red Six” che vede la presenza di un ospite, Max Fuschetto all’oboe, che detta la melodia in accoppiata all’esercizio corale della Bocchetti.

Tempi composti e moto di basso che “parla”, un’iniezione di prog in un giro di blues.

L’approccio di “Pitch Black” fonde ere diverse e, partendo da una base anni ’60, approda ad una vena elettronica molto più recente, mettendo in luce l’ecletticità della vocalist. Ma il cambiamento è repentino e conduce nei sentieri del minimalismo e della sperimentazione, per poi ritornare nel tratto iniziale. Magnifico!

Seguendo le indicazioni della band, sottolineo che il testo evoca l’angoscia delle traversate nei viaggi della speranza. 

Mediterraneo Prog” appare come manifesto e propone la qualità solistica basata, in questo caso, su pianoforte e chitarra classica, ma l’intermezzo jazzato è un saggio di bravura e libertà espressiva che permette di idealizzare il tema del viaggio - non importa in quali dimensioni - liberando la fantasia e la necessità onirica.

Con “Around The Universe” si continua a sognare e ad accorciare le coordinate spaziali e temporali. Il testo è tratto dalla poesia “Tra i Pianeti” di Raffaele Bocchetti.

Andamento brillante e leggero, una voce soave e swing, un quasi pop da rotazione radiofonica.

Ma i cambi di umore sono dietro l’angolo… il ritmo dispari, la ripetitività rileyana, l’elemento classico e un successivo ritorno al punto di partenza: una perfetta trasposizione in musica del concetto di viaggio!

Danza Dei Due Mondi” è traccia completamente strumentale che, nell’intento degli autori, descrive una storia autobiografica e racconta di un’emigrazione all’incontrario che “dal Brasile, Asa Branca, incontra le sonorità mediterranee”.

Primi tre minuti condotti dalla “classica” di Guarrera su di una base ritmica atipica per l’ambientazione sudamericana a cui fa riferimento. E poi si sfocia in una gioiosa tarantella che ricorda un episodio noto della PFM.

The Second Sun” è dedicato, come già sottolineato, alle visioni di Nikola Tesla.

Il tema conduttore è rappresentato da una ballad dal mood triste in cui Romilda Bocchetti fornisce uno dei suoi tanti colori espressivi, ma esiste una sezione cospicua dedicata all’aumento dell’entropia musicale, una rappresentazione efficace del caos, dell’immersione tecnica, della ricerca frenetica, tanto materiale per alimentare l’immaginazione e disegnare scenari sconfinati.

Conclude l’album “Samsara”, la descrizione del flusso in divenire, il mutamento, l’illusione e il miraggio, il velo di Maya, ingannatore, che avvolge il volto dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non si può dire né che esista, né che non esista… forse un sogno.

Una perfetta fermatura del cerchio che musicalmente viene descritta attraverso un brano strumentale condito da variegate vocalizzazioni, un senso di fine del percorso e la certificazione della concettualità del progetto.

Disco superbo e consigliabile ad un pubblico trasversale, caratterizzato da luoghi sonori inaspettati, da continui cambi di passo, con una totale padronanza della materia e chiarezza di idee.

Mi spingerei nel dire che siamo di fronte ad una discreta novità in un campo in cui molti dicono si sia già detto quasi tutto, ma il concetto di libertà assoluta abbinato alla musica progressiva permette di esplorare strade e oltrepassare limiti che non sarebbero concessi dall’ortodossia musicale.

“Don’t be a square” suggerirebbe Tarantino, e certamente questo fantastico ensemble non si cura di schemi preconfezionati.

Mi piacerebbe tanto assistere ad una loro performance live!

 

Con la partecipazione di Max Fuschetto all’oboe in Red Six

Interamente registrato, missato e masterizzato a Bagnoli a "La Saletta Sound" di Guido Cusano


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PAOLA TAGLIAFERRO SINGS GREG LAKE - LA COMPAGNIA DELL'ES



PAOLA TAGLIAFERRO SINGS GREG LAKE - LA COMPAGNIA DELL'ES

Cd B.T.F Distribution

Artistic production Paola Tagliaferro, Co-production Regina Lake

Article in Italian with interview available from February 26 at the following link: https://athosenrile.blogspot.com/2021/02/paola-tagliaferro-sings-greg-lake-la.html


In the middle of last summer, I had the opportunity to listen to a new album in preview: the new work by Paola Tagliaferro, a very particular project of which I knew the genesis. As said, I’ve had the chance to listen to it before its release and even if when I did that I was fully relaxed and focused, the fact that I did listen to the songs by using some poor equipment left me with only the scent of the finished product, and at the same time I couldn’t grasp all the details.

This project has a title that is able, on its own, to pave the way for fantastic musical worlds: "Paola Tagliaferro sings Greg Lake", a name chosen by Regina Lake, who is also the author of the beautiful cover. This proactive involvement of Mrs Lake - co-producer - should be put into context, because friendships developed over time are not enough to justify such an involvement, which is, moreover, characterised by a high risk coefficient.

The idea of reinterpreting the music of the great musicians of the past always leads to delicate comparisons and the final judgment is almost always the same, merciless for those who chase.

Regina, a person I know personally, is very strict and demanding, and putting in the hands of third parties the precious music of her consort is a recognition of the values of others itself. It is also a denial of the many clones existing in favor of a total reinterpretation, according to a precise process - the one usually used by Paola - learned over years.

The judgment on the author (Paola), when thinking about the past as a term of comparison, should purely concern musical and artistic aspects (her vocal performances, her creations, instrumental and spiritual aspects, experimentation), but in this case we find Paola in the role of the one who must transform the thought of others into music, linking memories / hopes / lyrics to the high skills of her team of which she talks in depth during our chat.

The result is a ten-track album, and this has a decidedly acoustic soul.

The titles do not need to be presented, they are all super well-known and representative of the two bands where Greg Lake played (namely, ELP and King Crimson), and the criterion of choice is exclusively based on the existing affective bond towards particular episodes that have become a fraction of the soundtrack of life.

Paola Tagliaferro "rereads" in the studio what has often been the subject of live renditions and the great work of Pier Gonella and friends (all the members of LA COMPAGNIA DELL'ES are mentioned later on in this article) allows her to create a bucolic / musical picture of great quality and atmosphere, sometimes unleashing pure magic, the one born in the Canevaro Castle of Zoagli in 2012. It was in that year that the presence of Greg Lake left its mark and "Paola Tagliaferro sings Greg Lake" was in fact born, although no one could have imagined it yet.

Paola, whose English rendition was duly guided by Regina herself, offers sublime intimate moments, some of which are present in her latest live repertoire, ranging from From The Beginning to Epitaph passing through Promenade and The Sage. But the ten episodes that form this album are closely linked by a fil rouge, a glue that determines a state of sacredness where Paola's voice blends totally with the elements of the band.

The song currently available, which I offer as an example, is “Lucky Man”, but if I were to extrapolate a song which can represent a compendium of my feelings while listening to this album as a whole, I would use the version of “Take A Pebble”, an alchemy deriving from the fusion of all the elements at stake, a rendition capable of stimulating positive thrills, those thrills I am looking for in the musical field.

A voice which has matured over time and which does not seek primacy but joins as an instrument with a high-level ensemble, and in this sound game emerges, not as an emulation of a myth, but as a very personal reinterpretation of a musical soul that flows spontaneously, despite the physical absence.

Listening to the album and realizing that Greg Lake is present: I think this is ultimately Paola Tagliaferro's goal. She aims to offer a spiritual and musical union that can transcend matter. 

A quality project, measured, elegant, experimental... new ideas at the service of ancient music, and when the result reaches these levels, we can only rejoice.

Among the many things, I asked Paola what criteria she used to chose the songs and what kind of collaboration has been established with Regina Lake ... here are his words:

The songs were born with the heart, and they are the ones I have always loved.

Regina Lake is part of the project as an artistic co-producer. Studying, playing and singing Greg Lake's songs under the guidance of Regina Lake was an intense and profound experience that taught me a lot. The friendship born between us had introduced me to an ethical, kind and intelligent woman, this journey into Greg Lake's music transmitted to me her depth, her sensitivity, her loving and competent knowledge of her.

Hours of work on the phone, for each song, listening to Greg Lake guided by her, perfecting my pronunciation, but above all by inserting the frequency of Greg Lake's intention and listening to it in her music. Being able to convey all these components through my voice while respecting the great artist was a difficult and complex job that enriched me.

 

The CD is distributed by BTF.it (https://www.btf.it), while streaming is present on all major platforms.

 

01 From The Beginning

02 Still You Turn me On

03 Lucky Man

04 C’est La Vie

05 Promenade

06 The Sage

07 Take A Pebble

08 I Believe In Father Christmas

09 Moonchild

10 Epitaph/Battlefield

 

LA COMPAGNIA DELL’ES 

Voice - Paola Tagliaferro

Guitar - Pier Gonella

Viola - Giulia Ermirio

Piano - Andrea Zanzottera

Oboe, Xilophono, Lute, Bells – Enten Hitti (Pierangelo Pandiscia, Gino Ape)

Percussions – U.T.Gandhi

Harp – Vincenzo Zitello

 

Credits:

Artistic Production – Paola Tagliaferro; Artistic Co-Production – Regina Lake

Arrangements – Paola Tagliaferro, each musician freely wrote the multitracks of the parts assigned to his instrument... 

Mix Paola Tagliaferro and Pier Gonella.

Sound Engineer – Pier Gonella

Recorded at MusicArt Studios – Rapallo – (GE) Italy

Cover design - Paola Tagliaferro and Regina Lake.

Cover Greg Lake Image – Drawing by Regina Lake

Cover Paola Tagliaferro Image – Photo by Riki Modena

Dedicated to the Memory of Greg Lake

A Special Thanks to Regina Lake

 

www.paolatagliaferro.it

https://www.btf.it