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venerdì 6 agosto 2010

Eugenio non lo sa...o forse sì.




Ho la chiara sensazione che non riuscirò a far comprendere il motivo per cui mi appresto a scrivere le note seguenti. Tante sono le coincidenze e tanta è la voglia di raccontare il mio amore per un artista che niente ha a che vedere con musiche e parole specifiche che possano ricondurre a categorie o a “caste musicali” a cui spesso faccio riferimento per raccontare le mie passioni musicali.
Insomma, rock o non rock, prog o non prog, blues o non blues, esiste un artista che ha scandito le tappe della mia giovinezza, momenti di serenità che ritrovo ogni volta che sento, anche casualmente, la sua voce.
Dal rock primordiale, alle tante canzoni d’amore, al blues delle origini, al Fado, alle canzoni della tradizione italiana, Eugenio Finardi è un mio grande amico, anche se lui non lo sa. Poteva essere Branduardi, De Gregori o chissà chi, perché quando da adolescenti si prende una chitarra in mano e si suona in riva al mare non escono i Genesis o i Gentle Giant, ma qualche cantautore, magari Battisti, e per me il simbolo del mio periodo felice è Eugenio Finardi. Penso che sia casuale, e non ne abbia a male Eugenio, che prima o poi leggerà di questo mio “amore” che credo sia del tutto irrazionale e non legato alle sue grandi qualità. Quando ci si innamora di qualcuno o di qualcosa, non sempre si conosce la motivazione, ammesso che sia importante conoscerla.
Alla fine il vero messaggio di questo post è rivolto a tutti quegli artisti che ascoltiamo da sempre, che ci fanno gioire a magari anche piangere e che, credo, non possano avere la percezione del loro enorme potere. Quale? La capacità di entrare nelle nostre vite, di scandire passaggi fondamentali e, soprattutto, di riportarci indietro a momenti antichi che rivivono in un lampo grazie alle loro musiche.
Qualche esempio legato a Finardi.
Mi pare fosse il 1976 e avevo vent’anni. Era agosto e nella mia “compagnia marina” le canzoni di Eugenio imperversavano. Avevo un quaderno con le sue canzoni dell’epoca con su i testi e gli accordi che avevo tirato giù io, e quotidianamente ci si raccoglieva sulla spiaggia per proporle assieme, io alla chitarra e tutti gli altri alla voce. Finardi arriva a Vado Ligure, e pochi chilometri da Savona e, ovviamente andiamo in massa a vederlo. Ricordo poco del concerto, solo noi accalcati davanti al palco e lui che si muove da vero rocker.
Torniamo ai Bagni Nilo, tutti eccitati, e un “gruppo balneare” sta suonando. Con un minimo di gentilezza mi faccio passare la chitarra elettrica mente gli amici si avvicinano ai microfoni.
Parte “Musica Ribelle”, e non poteva essere diversamente.
Passano pochi anni credo tre, e Finardi è nuovamente vicino a noi, Varazze per la precisione.
Mi è rimasta in mente, “Scimmia”, provata nel corso del soundcheck. Davanti a me siede la ragazza di un amico. Ha diciotto anni e diventerà mia moglie.
Siamo alla fine del secolo e i miei due bambini non ne vogliono sapere di dormire. Per sei anni, tre ciascuno, considereranno il sonno notturno un optional. Tra i mille rimedi che si posso ricercare in questi casi, invento la “scrollata di sedere(loro) musicale” e ancora adesso, quando io e i miei bambini ascoltiamo “La radio”, ci ritornano alla mente quei bei momenti faticosi.
Potrei continuare a lungo.
La sostanza è che Eugenio Finardi è entrato nella mia vita e credo di quella di molti altri, diventando uno zio, un amico, un fratello, ma … lui non può saperlo e forse non potrebbe capirlo essendo, in fondo, dall’altra parte della barricata.
Ma perché oggi, ho deciso di scrivere questa intima confessione?
Sono molto attento alle coincidenze e mi piace descriverle.
Prima di partire per la montagna, da dove sto scrivendo, ho chiesto a mia moglie ( la ragazza davanti a me al concerto di Varazze) di acquistarmi qualche libro, cosa che normalmente non fa, tranne che in occasione dei miei compleanni, ma questa volta non ho trovato il tempo per farlo personalmente.
Conoscendo la mia fame di letture a sfondo musicale, si è tuffata a pesce sull’argomento e tra i tanti acquisti portati a casa, ho trovato” Eugenio Finardi- Allo Specchio”
Non è una news, ma risale al 1996. Poco male, risulterà comunque interessante e mi spingerà a questo pubblico atto di riconoscenza.
Prima annotazione. Il libro è scritto da Claudio Sanfilippo, un cantautore milanese che ho sentito lo scorso anno al Raindogs di Savona e con cui ho allacciato un minimo di rapporto,
All’interno del book sono molte le testimonianze e le citazioni di uomini che ho recentemente conosciuto.
Parlo di Ezio Guaitamacchi, colui che ha avuto l’idea del libro, con cui ho minimamente collaborato, pochi giorni fa, nel corso della finale del “Premio Janis Joplin”, in qualità di giurato.
Parlo di Lucio “Violino” Fabbri, conosciuto da poco, con cui ho realizzato una bella intervista.
Parlo di Fabio Treves, che cerco di vedere quando viene in Liguria e con cui ogni tanto interagisco via mail.
E per ultimo Alberto Camerini (ho ancora i suoi primi tre album, in cassetta), anch’esso visto a Vado nello stesso periodo di Finardi, con cui ho appena stretto amicizia su Facebook.
Ho divorato il libro e ho capito qualcosa in più del “mio amico” Eugenio.
Il libro risale al periodo dell’album “Occhi”, e così ho scoperto come è nata una canzone incredibilmente bella, “Con questi occhi”, scritta a quattro mani, proprio con Sanfilippo.
Oltre agli amici musicisti, ci sono testimonianze di mamma e sorella e una lunga intervista al non semplice “uomo Eugenio”.
Sono passati quattordici anni, e forse certi equilibri e certe presenze sono variate, e forse le storie personali si sono evolute, ma la cosa che ho pensato è che all’interno di quel libro potevo esserci anche io, anche io avrei potuto raccontare aneddoti che riguardavano la vita Finardi e, “Come in uno specchio”, la mia. E torniamo al potere dell’icona musicale, in questo caso Eugenio Finardi, che nel caso specifico è un amico con cui ho vissuto lustri, mettendolo a volte da parte, ma ricercandolo e ritrovandolo nei momenti di bisogno, come di solito si fa con gli amici … magari non li vedi per mesi, ma ti conforta il fatto di sapere che sai come ritrovarli e, soprattutto, conosci sempre le loro positive reazioni. E ovviamente tu sei in grado di comportarti allo stesso modo.
“L’amicizia è un tacito accordo tra persone sensibile e virtuose”.
Io so di essere un amico di Finardi, anche se lui non lo sa.
Vorrei però che riflettesse sul quel potere a cui accennavo prima, che è qualcosa, secondo me, di enorme gratificazione, superiore a tutte le perfette performance possibili e di gran lunga più importante di un album di successo. Sto parlando della capacità di entrare nella vita di sconosciuti, senza neanche chiederlo, e accompagnarli per sempre, senza momenti di cedimento, perché non ci sono interessi in gioco, se non quello della condivisione di un cammino parallelo, su assi molto lontane, ma con qualche punto di incontro, nelle varie stazioni che troviamo nel corso delle nostre esistenze.
La mia vita ha due presenze musicali costanti, a cui non so razionalmente come sono arrivato, e nemmeno mi interessa saperlo. Parlo di musiche molto differenti tra loro, parlo degli unici musicisti che potevo acquistare a “scatola chiusa”, certo che almeno l’80% del contenuto sarebbe stato di mio gradimento: Jethro Tull e Eugenio Finardi.
Conosco altre persone che hanno questo doppio amore e quindi mi viene da pensare che mondi così distanti tra loro possano avere un link sotterraneo, sconosciuto a tutti. Se qualcuno lo conosce sarò lieto di ascoltare il suo pensiero.
Tra le tante cose che sanamente invidio a Finardi, ce n’è una che mi serve per chiudere questo mio confuso post.
Faccio parte di una generazione che ha visto crescere un certo tipo di musica, ma che all’epoca era troppo giovane per vivere gli eventi in libertà. Il fascino dei grandi concerti, dei grandi raduni di Montery, Woodstock e Wight non si è mai sopito, anche se ne siamo solo stati sfiorati, e solo successivamente abbiamo approfondito. Ma essere là deve essere stato diverso e l’unica mia soddisfazione è quella di aver visto dal vivo gruppi che hanno partecipato a tutte e tre le manifestazioni.
Ma Eugenio c’era a Wight.
Fabio Treves racconta così l’avventura, nel libro di Claudio Sanfilippo:
“Con Eugenio, fin dall’inizio, c’era feeling, ma la nostra amicizia diventò veramente tale tre anni dopo, nel 1970, quando decidemmo di andare insieme al Festival dell’Isola di Wight.
Là, passammo insieme tre giorni indimenticabili, pieni di stravolgimenti musicali.
Con noi c’era Alberto Camerini . Arrivammo per strade separate, ci demmo l’appuntamento davanti al palco con la promessa che il primo ad arrivare si sarebbe premurato di occupare abbastanza posto anche per gli altri due. Quel festival, nell’ultima giornata di musica ospitò quasi 500.000 persone e quindi fu un’impresa! Ciononostante riuscimmo ad incontrarci, in una postazione a non più di quindici metri dal palco. Tranne i Beatles e i Rolling Stones c’erano tutti, da Hendrix agli Who, dai Doors ai Jethro Tull, Sly And The Family Stones, Miles Davis, Emerson Lake and Palmer, Joni Mitchell, e tanti altri ancora. Per tre giorni abbiamo diviso tutto nell’atmosfera di un evento musicale irripetibile … credo che da quella volta siamo diventati veramente amici”.

Belle storie quelle che raccontano la musica!
Demetrio Stratos è stato uno dei punti di riferimento di Eugenio Finardi e il video che propongo è un suo tributo al "Maestro"



martedì 11 marzo 2008

Finardi...Giulia....Cuba....



Sono iscritto a differenti Forum che fanno capo ad artisti che amo particolarmente.
Non ho molto tempo per poter essere un assiduo frequentatore, ma ogni tanto faccio qualche apparizione.
Ho visto come rappresenti un mezzo potente per allacciare rapporti significativi e fare nuove amicizie, in una cerchia di persone che hanno come elemento comune l’amore per una particolare musica.
Si parte da cose molto tecniche, che solo i fan più stretti possono “reggere”, per poi arrivare ad argomentare su qualsiasi cosa, utilizzando magari immagini e filmati.
Nel mio caso, la partecipazione , seppur episodica, ha il senso del totale gradimento alla figura dell’artista “titolare” del Forum.
Insomma una esplicita dichiarazione d’amore.
Uno di questi Forum è quello di Eugenio Finardi, musicista al quale ho già dedicato alcuni post.
Alcuni giorni fa, visitando dopo molto tempo quello spazio, ho detto la mia su un topic aperto da Giulia, relativo alla poesia.
Conosco Giulia da pochi giorni, ma abbiamo già avuto una corrispondenza assidua e lei è stata prodiga di consigli (a me pare un’esperta in fatto di espressione scritta) che spero di riuscire a mettere in pratica.

Una riflessione, apparentemente inopportuna.

Giovedì Tex mi scrive, raccontandomi di come un comune amico abbia avuto un incidente stradale.
Dal modo in cui scrive si capisce come sia un vero peso, per lui, l’uso della posta elettronica.
Gli rispondo di mandarmi il numero di telefono dell’amico in ospedale perché e’ andato perso.
Lui capisce che il numero che sto cercando e’ il suo e mi risponde che fortunatamente può ancora vivere senza telefono… e molto bene anche.
Credo che lui, ancora adesso, sia senza televisione a casa, per scelta.
Non mi permetto di giudicare lo stile di vita di altri, ma questo è un caso di dichiarata avversione per qualsiasi forma di modernità, di nuove tecnologie.
Io non potrei fare a meno di cellulare, per lavoro e per diletto, per sicurezza mia e dei miei cari.
Io non potrei fare a meno della mail e di Internet che mi permettono di essere in continuo contatto col mondo, mio e di altri.

Dunque, nello spazio di un giorno, per mezzo di queste "diavolerie dei nostri tempi", sono entrato in confidenza con Giulia.
Forse “confidenza” può sembrare un’esagerazione, ma io di getto le ho inviato cose che ho scritto, molto personali, e lei mi ha contraccambiato.
E cosa c’e’ di più personale di qualcosa che scriviamo per noi stessi ?
E cosa significa donare a “sconosciuti” un pezzo di noi?
Forse non conoscerò mai Giulia di persona, ma spero di continuare ad avere un link con lei, così come mi e’ capitato con Debora, Edy, Lincoln ecc ecc.
In questa repentina ed assidua corrispondenza, ho ricevuto la recensione che lei fece alla canzone “Cuba”.

Mi ha scritto:


“Nel settantotto una mia amica che faceva la colf a Milano ci

portò un disco di un certo Finardi.

Ti allego cosa ho scritto su Cuba.
Era voce diversa, voce armonica, a me pareva piena di classicità.
Per un periodo ho collaborato con una radio privata, conducevo
un programma intitolato "Il the delle cinque" e facevo ascoltare
le canzoni meno famose , praticamente il lato b.
La sigla del programma era "La Radio".
Poi purtroppo sono successe cose che mi hanno
allontanato, eventi non previsti, da ogni tipo di ascolto.
Nel duemilaquattro, in luglio, ho avuto l’occasione di sentire Finardi.
Era una delle sue prime uscite con Anima Blues.
L'ho salutato, ringraziato, e alla mia domanda "Pensa ad altre date?"
lui rispose"Vada nel mio sito, anzi la invito a scrivere nel Guestbook
”

La recensione di “Cuba” risale dunque al 78 ed acquista ai miei occhi un valore più alto del semplice giudizio su di una canzone.
Mi arriva in faccia come una reunion di Verdone, una canzone di Guccini, una frustrazione mai superata.
Nelle discussioni musicali della mia gioventù non c’era spazio per il grande impegno , la politica , le riflessioni filosofiche, lo sfoggio di cultura.
Eravamo molto “grezzi” ed interessati a tutto, tranne che ai messaggi e ai principi.
La descrizione di Giulia mi pare una miscela di poesia , musica e vita.
E’ un quadro amaro che ci ricorda come in un soffio 30 anni siano passati e, nonostante sia evidenziato ad ogni occasione che”siamo sempre gli stessi”, abbiamo lasciato per strada un po’ dei nostri pezzi, dei nostri sogni, delle nostre aspettative.
Leggendo “Cuba” by Giuly,ho perso sin dalle prime righe il commento alla canzone, lasciandomi andare ad immagini che rivivo spesso, troppo spesso.
Ma forse , in questo caso, Finardi e la sua canzone erano solo un mezzo per dire altre cose…..

Leggiamo dunque lo scritto di Giulia:

“ millenovecentosettantaotto, quasi inverno, freddo, si gela e spifferi e tempo cattivo e fuoco che non scalda.
Licia ha portato il vino, stasera, siamo insieme, dieci ex ragazzi Claudio ha tradito tutti, cambiate idee, partito, perfino marca di sigarette.
Ci pare estraneo, non così eri, quando portavi allora l'eskimo innocente.
Margherita ha occhi stanchi, aspetta un figlio e le pesa, non lo vuole, difficile essere ragazza madre nel millenovecentosettantaotto. Luis parla di Cristo metà nero metà bianco, partirà per l'Argentina a Medina, la prossima settimana, a colonizzare, dice Gianni, no, risponde lui a cercare la mia verità.

-Forse è vero che a Cuba non c'è il paradiso
che non vorremmo essere in Cina a coltivare riso c
che sempre più spesso ci si trova a dubitare
se in questi anni non abbiamo fatto altro che sognare-

Maddalena ha portato il quarantacinque, da una parte Extraterrestre, dall'altra Cuba.
L'ha comperato a Milano, ha una foto e un giornaletto che parla di lui.
La Pasionaria dice -ha la faccia da ricco, non è dei nostri. Ha cantato "saluteremo il signor padrone”, risponde il quasi laureato Luciano, dirà qualcosa.
Roberto dice zitti ca… state zitti, si ascolta e poi si parla.
Guardo i miei compagni, visi conosciuti da sempre, cresciuti assieme ricordi favolosi di corse a piedi in bici in motodi scorribande a depredare orti e giardini di infanzie adolescenze prime giovinezze
DI SOGNI
Il poeta con la faccia da ricco.
-e tutto questo cantare sul cambiare la situazione
non sia stato che un sogno un'illusione-
Sento il silenzio volare. Come aprire la mente a parole diverse. -Bravo, voce splendida, commenta Peppo, che canta e suona.
Si stappa il vino, corre un'emozione, risentiamolo, dice Licia.
Innamoramento: scoperta. C'è qualcuno che canta di te, di noi.
Siamo ancora noi, trent'anni dopo. Luis ha perso la verità per strada, Margherita non c'è, è andata in cielo Maddalena abita a Milano e quando torna ha lo sguardo da cittadina Roberto è in Canada, dicono sia diventato ricco Claudio è deputato .
Io sono qui, riascolto Cuba di nascosto . Ritrovo un respiro e un posto pulito.
-ragazzo che canti Cuba, ti ringrazio-
Crescerai, diventerai importante, ma se per caso ti risentissi o cambiassi strada per me saresti ancora Cuba e poi, quello che sarai diventato”.






martedì 26 febbraio 2008

Se Finardi fosse a Sanremo!!!


Come promesso, ieri ho provato a vedere la prima ora del Festival di Sanremo.
Come pensavo ieri, non ho trovato stimoli a proseguire.
Credo di avere ascoltato cose scandalose ... ma forse sono solo prevenuto.
Ho sentito subito la necessità di tuffarmi in qualcosa che mi mettesse a mio agio, ma non sapevo cosa.
Ricercando vecchi filmati legati al Festival, sono incappato in roba da cineteca, in mummie, principi e regine, e poi sono arrivato a i Beatles.
Non ricordavo che George e Paul fossero stati ospiti negli anni 80!!!
Ho risentito le loro interviste, ma... di loro ho parlato da poco e mi prendo ancora un po’ di tempo. Però sentivo l'esigenza di una bella canzone, di una intensa interpretazione, di note per mente e cuore.
Come spesso mi accade sono "caduto" su Eugenio Finardi e sul suo brano "Come in uno Specchio", dal disco "Il Silenzio e lo Spirito".

Non credo ci siano altri commenti e mi auguro che sia riascoltata con piacere e catturata con attenzione da chi la sentisse per la prima volta.

Questo è il mio festival di Sanremo.





martedì 15 gennaio 2008

Finardi e la 5 E


Ho già scritto del mio amore per il mondo di Eugenio Finardi.
Ho anche già raccontato più volte di come io prediliga la musica rispetto al testo, e di come mi sia sempre apparso utopistico cercare di cambiare il mondo attraverso una canzone.
Come sempre accade, la realtà viaggia su una linea mediana, e gli estremi sono sempre eccezioni.
I testi di Finardi non sono quelli ermetici di De Gregori… quelli nemmeno ci provo a decriptarli e mi sono sempre chiesto se il suo fosse sfoggio di cultura, oppure il “metterci alla prova”, o ancora la voglia di stupire, o chissà cosa d’altro.
Amo la semplicità e sono molto felice quando qualcuno mi scrive che “racconto delle cose”, magari nuove (nonostante siano antiche) che sono comprensibili a tutti.
Finardi esprime concetti e sentimenti che spesso abbiamo dentro e proviamo quotidianamente, e magari non riusciamo a spiegare.
In un post precedente, a lui dedicato, avevo inserito la canzone “Mezzaluna” che descrive un feeling che provo in continuazione.
Ma io, comune mortale, non ho mai pensato di trasformare un imput simile in un brano che, come accade alla poesie, rimarrà per sempre.
Le canzoni e le poesie hanno questa fantastica peculiarità ... sono “immagini” che rimarranno per sempre e sopravviveranno a chi le ha create.
Di queste “immagini “Finardi me ne ha fornite tante, e mi ha indotto a molte riflessioni.
Ma perché oggi propongo questi pensieri?
Io vivo di collegamenti, aggancio le situazioni, le interseco e dopo una bella miscela mi esce “il pensiero del giorno”.
In questo periodo di feste si ritrovano persone a cui si e’ legati profondamente, anche se si vedono episodicamente.
Nel caso specifico mi riferisco ai miei compagni di scuola.
Dal diploma sono passati trent’anni  anni, e noi ex alunni della 5E, con tanto di ex professori (prima 2, ora purtroppo solo uno ), ci vediamo con regolarità , per una cena o per un concerto (e’ successo quest’anno con Steve Hackett).
Non è così normale, non accade a nessuno che conosca, però abbiamo tessuto la trama di un amicizia che abbiamo coltivato nel tempo e che, grazie alle nuove tecnologie(vedi mail), fa si che praticamente ci sentiamo ogni giorno.
E’ così normale che 50enni, ex compagni di scuola, si contattino quasi quotidianamente?
A me sembra un miracolo.
Ed ora la connessione con Finardi.
Una delle canzoni che mi piaceva suonare ed ascoltare era “Scuola”.

Questo il testo.

“Ci dicevano, insistevano, di studiare
che da grandi ci sarebbe stato utile sapere
le cose che a scuola andavamo a imparare
che un giorno avremmo dovuto anche lavorare.

E c'è chi è stato promosso, c'è chi è stato bocciato,
chi non ha retto la commedia ed è uscito dal gioco
ma quelli che han studiato e si son laureati
dopo tanti anni adesso sono disoccupati.

Infatti mi ricordo mi sembrava un po' strano
passare quelle ore a studiare latino
perché allena la mente a metter tutto in prospettiva
ma io adesso non so calcolare l'iva.

Io volevo sapere la vera storia della gente
come si fa a vivere e cosa serve veramente
perchè l'unica cosa che la scuola dovrebbe fare:
è insegnare a imparare.

Io per mia fortuna me ne son sempre fregato
non facevo i compiti, non ho quasi mai studiato.
Ascoltavo dischi, mi tenevo informato.
Cercavo di capire ed adesso me la so cavare.

Perciò va pure a scuola per non far scoppiar casino,
studia matematica ma comprati un violino,
impara a lavorare il legno, ad aggiustar ciò che si rompe,
che non si sa mai nella vita un talento serve sempre ".


Queste parole le ho rivisitate più volte e a distanza di anni non le giustifico in toto, perché io non sono più quello di un tempo, e probabilmente anche Eugenio modificherebbe qualcosa.
Ma i lustri che si susseguono ci regalano la sola cosa preziosa che si abbina agli anni che passano… l’esperienza.
Adoro l’ultima strofa…”studia matematica, ma comprati un violino... impara a lavorare il legno e ad aggiustare ciò che si rompe… che non si sa mai nella vita… un talento serve sempre”.

Questo e’ per me vangelo ed è quello che cerco di trasferire ai miei figli.
Ma viviamo in una società complicata, dove occorre mediare tutte le situazioni, dove i compromessi ti permettono di vivere, dove occorre”reggere alla commedia… per non uscire dal gioco “, quel gioco che spesso significa sopravvivenza.
E poi qualche volte i più in gamba emergono, come dovrebbe sempre essere.
Forse” conoscere la vera storia della gente” lo si può fare parallelamente allo studio del latino, scoprendo magari su internet come “calcolare l’IVA”.
Di sicuro so che non ci si può permettere di vivere di principi … questa è l’utopia della mia giovinezza!
Ma a me, studente scellerato, e a tutti quelli della 5 E, che cosa ha dato la scuola?
Difficile correlare gli insegnamenti ricevuti con ciò che siamo riusciti a costruire nella vita.
La sola cosa certa e’ che quando rivisito quegli anni, e li dilato sino al presente, vedo un gruppo di persone sensibili, che al di là dei drammi di vita che arrivano inesorabili in ogni famiglia, hanno stabilito un rapporto di amicizia che e’ come un patto non scritto, sigillato prima da Omero, il nostro Prof, non più presente, e attualmente dalla moglie Marina, unitamente a Margherita , Prof di Italiano.
Credo che di questo abbiamo tutti bisogno… amici sinceri.

E ascoltiamo “Scuola”, mentre le immagini dei miei compagni di scuola, scorrono...









domenica 21 ottobre 2007

Eugenio Finardi





A valle dei miei post, ho trovato alcuni commenti di “Dream”.
A proposito… chi sei?

“Dream” mi proponeva di dedicare uno spazio ad Eugenio Finardi, considerando il fatto che avevo inserito il suo sito ufficiale nella lista dei miei preferiti.

Al di là del piacere legato al soddisfare una precisa richiesta, avrei parlato in ogni caso di Finardi, che ha rappresentato per me in Italia, ciò che all’estero erano i Jethro Tull.

Non sto ovviamente facendo confusione su generi musicali diversi( anche se penso che la passione per il blues di Ian Anderson e Finardi sia elemento comune), ma mi riferisco al fatto che quando acquistavo un disco di Eugenio sapevo di poterlo fare a scatola chiusa perche’ il 90 % della musica sarebbe stato di mio gradimento… così come avveniva per i Tull.

In questo non ci sono giudizi di merito tecnico, ma emozionale.

Finardi potrebbe essere il n.1 o 100, poco importa, a me piaceva e piace qualunque cosa faccia.

Ho conosciuto la sua musica partendo da “Musica Ribelle”, canzone che ascolto e suono tutt’ora con piacere.

L’ho sentito nel 76, quando avevo 20 anni, nei giardini di Vado Ligure, nel corso di un’estate felice.

Era troppo forte vederlo dal vivo!

E poi mi intrigava la sua storia, il suo perfetto inglese, le sue velate vicissitudini personali.

Ma sentire “La Musica Ribelle” dal vivo, almeno a quei tempi, era davvero coinvolgente.

Ricordo di aver compilato un quadernetto con gli accordi ed i testi dei primi due album, e nei raduni in riva al mare Eugenio la faceva da padrone.

L’ho rivisto tre anni dopo a Varazze, sempre in estate, e accanto avevo mia moglie , che a quei tempi era solo una conoscente.

Presentò, mi pare, ”Roccando Rollando”, anche se a me rimase impresso il sound check con “Scimmia”.

Ho un altro ricordo indelebile legato a “La Radio”, che ho utilizzato una ventina di anni dopo con mia figlia, scrollandola e cantando, nel tentativo di farla dormire.



In tempi recenti ho scambiato anche un po’ di frettolosa corrispondenza con Finardi ed il suo consiglio e’ stato :”... prova a sentire Anima Blues!!!”
Il blues, vecchio amore!

Ora lo trovo molto diverso dal passato; anche (o soprattutto?) chi e’ dotato di talento evolve, per fortuna!

Non trascuro tutta la produzione che sta in mezzo.
La conosco e vige la regola che ho citato all’inizio: ogni disco e’ per me un concentrato di emozioni e suoni che mi riportano alle esperienze di questi anni, un legame molto stretto tra il mio vissuto e le note di quelle canzoni.
Ma chi mi ha colpito ultimamente e’ “Il Silenzio e lo Spirito”.
I brani sono di autori diversi, ma le atmosfere, gli arrangiamenti e le interpretazioni sono in grado di penetrare nei nostri strati più profondi.


Ho "rubato" dal sito di Finardi il seguente trafiletto:



“Un universo immenso si espande, freddo e silenzioso, nel tempo e nello spazio.

Lo spirito dell’uomo si confronta con questo silenzio e ne nasce il canto.
Il ritmo da il senso al tempo.

L’armonia poggia sulle stesse leggi che reggono la luna e le stelle.

L’urlo, il caos, diventano canto e senso.

Le domande trovano risposta.

Lo spirito diventa musica”


Ho provato ad isolarmi e ad ascoltarne una parte mentre corro da solo, io, le scarpe da footing e le mie cuffiette.

Di solito metto cose ritmate, che aiutano la cadenza della corsa.
In questo modo anomalo ho ascoltato “Come in uno Specchio “ e “ Un Oceano di Silenzio”.
Correre, vedere il mondo che prosegue col suo ritmo naturale, ed entrare in sintonia con lo spirito di questa musica e’ un’esperienza che vale la pena di provare.

Ma una canzone che citerei, in questo particolare momento della mia vita, e’ “Mezzaluna”, proposta nell’album “Millenium", nel 1991.

E’ una delle tante belle canzoni scritte da Finardi .

“Mezzaluna” (piu’ sotto il brano da ascoltare)

“Che cos'é che mi ha svegliato in questa notte di mezzaluna
che sarà che mi ha turbato in una notte così serena
come una mano mi ha interrotto il sonno
un allarme che mi ha rotto un sogno
o forse un tuono che da lontano
viaggia in quest'aria così fina
Vorrei che almeno ci fosse vento
che si sentisse il rumore del mare
che si rompesse questo silenzio
così assoluto che troppo fa pensare
che m'inventassi qualche cosa da fare
che ti svegliassi per potere parlare
ma stai dormendo profondo
e non posso nemmeno suonare

Tra poco l'alba verrà e con l'alba il sole
e con la luce vedrò che tutto và bene
a quest'angoscia riuscirò a dare un nome
e forse mi riaddormenterò
e ricomincerò a sognare

Adesso so cosa mi ha svegliato
in questa notte così serena
é la paura che mi venga rubato
il futuro da un'avversa fortuna
un terremoto, un improvviso crollo
un evento fuori di controllo
come una guerra lontana
sotto una luce di mezzaluna

Tra poco l'alba verrà e con l'alba il sole
e alla sua luce vedrò che tutto và bene
a quest'angoscia riuscirò a dare un nome
ti guarderò dormire e ti lascerò sognare

Tra poco l'alba verrà e con l'alba il sole
e la luce mi dimostrerà che tutto và bene
di quest'angoscia ora so qual'é la ragione
e forse mi riaddormenterò
e ricomincerò sognare

Mi identifico molto in questa situazione, che ho vissuto e vivo a più riprese.
La maturità e gli obiettivi raggiunti possono dare grande sicurezza nel quotidiano e a volte si ha l’impressione di essere invincibili.

In realtà esistono cose che sfuggono al nostro controllo, legate alla natura o al volere di un essere superiore.

La presa di coscienza che la nostra vita e’ anche in mano “altrui”, che possiamo essere impotenti davanti a certi eventi, e’ elemento che spesso può far perdere il sonno, e la ricerca di una soluzione ad ogni costo mi pare davvero pericolosa.
Avere la capacità di Eugenio, di proporre e fissare per sempre questo pensiero, in pochi minuti di musica, e’ una cosa che sinceramente gli invidio.


Proviamo ad ascoltarla attentamente aiutandoci col testo.