Spooky Tooth, i grandi dimenticati
del rock britannico
Con il passare degli anni si accumulano ascolti, dischi,
concerti, libri e ricordi. Si arriva persino a credere di avere una mappa
abbastanza completa del rock degli anni Sessanta e Settanta. Poi,
all'improvviso, riaffiora un nome che sembrava disperso in qualche angolo della
memoria e ci si rende conto che il viaggio non finisce mai. È quello che mi è
successo recentemente con gli Spooky Tooth,
un gruppo che conoscevo, certamente, ma che era rimasto sepolto sotto strati di
ascolti più frequenti e nomi più celebrati.
Del resto, è uno dei paradossi più affascinanti della musica
rock. Accanto ai giganti che occupano stabilmente il centro della scena
esistono decine di band che hanno contribuito a costruire quell'epoca
straordinaria e che, per qualche motivo, finiscono periodicamente in secondo
piano. Gli Spooky Tooth sono tra queste. Eppure, tra la fine degli anni
Sessanta e i primi anni Settanta, furono protagonisti di una stagione creativa
intensa, lasciando una serie di album che ancora oggi conservano fascino,
personalità e una sorprendente freschezza.
Da questa riscoperta nasce il desiderio di tornare a parlare di loro e di ripercorrere la storia di una delle formazioni più originali e sottovalutate del rock britannico.
Nati nel 1967 dall'incontro tra alcuni membri degli Art e il
tastierista americano Gary Wright, gli Spooky Tooth portarono fin dall'inizio
un approccio personale alla musica rock. Il nucleo storico della formazione
comprendeva Mike Harrison alla voce e al pianoforte, Gary Wright
alle tastiere e alla voce, Luther Grosvenor alla chitarra, Greg
Ridley al basso e Mike Kellie alla batteria. Cinque musicisti
provenienti da esperienze differenti che trovarono rapidamente un equilibrio
creativo capace di distinguersi all'interno di una scena musicale in continua
evoluzione.
Ciò che rendeva gli Spooky Tooth diversi da molte altre band contemporanee era soprattutto il dialogo vocale tra Harrison e Wright. La voce calda e intensa del primo si intrecciava con quella più morbida del secondo creando un'identità sonora immediatamente riconoscibile. A questo si aggiungeva una miscela di blues, rock duro, psichedelia, gospel e progressive che sfuggiva a qualsiasi classificazione rigida.
L'album di debutto It's All About, pubblicato nel 1968 e distribuito negli Stati Uniti con il titolo Tobacco Road, mostrava già una notevole maturità compositiva. Tuttavia, il vero salto di qualità arrivò l'anno successivo con Spooky Two, ancora oggi considerato il loro capolavoro. Brani come Better By You, Better Than Me, Evil Woman e Waiting For The Wind mettono in evidenza tutta la forza della band, capace di alternare energia e raffinatezza con una naturalezza impressionante.
Riascoltando oggi quelle registrazioni si scopre un gruppo
che aveva compreso prima di molti altri come il rock potesse essere
contemporaneamente potente e sofisticato. Le tastiere di Wright dialogano
continuamente con la chitarra di Grosvenor, mentre la sezione ritmica
costruisce un tappeto sonoro robusto ma sempre dinamico.
Nel 1970 gli Spooky Tooth diedero vita a uno dei progetti più
audaci della loro carriera pubblicando Ceremony insieme al compositore
francese Pierre Henry, uno dei pionieri della musica elettronica. L'album
divise il pubblico ma rappresentò una testimonianza della curiosità artistica
della band, poco incline a seguire percorsi prevedibili.
Nello stesso anno uscì The Last Puff, disco che segnò la conclusione della prima fase della loro storia. Dopo una temporanea separazione il gruppo tornò sulle scene con una nuova incarnazione che produsse altri lavori di notevole interesse. You Broke My Heart So I Busted Your Jaw del 1973 viene spesso considerato uno dei migliori album della seconda fase, seguito nello stesso anno da Witness e nel 1974 da The Mirror.
La discografia in studio comprende
quindi:
It's All
About (1968)
Spooky Two
(1969)
Ceremony
(1970)
The Last Puff
(1970)
You Broke MyHeart So I Busted Your Jaw (1973)
Witness (1973)
The Mirror (1974)
A questi si aggiungeranno molti anni più tardi Cross
Purpose (1998) e Nomad Poets (2001), testimonianza dell'affetto che
musicisti e appassionati continuarono a nutrire per il nome Spooky Tooth.
Forse il destino della band è stato quello di trovarsi sempre
accanto ai giganti senza mai diventare uno di essi. Erano contemporanei di
Cream, Traffic, Free, Led Zeppelin, Deep Purple e Humble Pie. Condividevano con
queste formazioni talento e ambizione, ma non riuscirono mai a raggiungere lo
stesso livello di popolarità. Eppure, molti musicisti hanno riconosciuto nel
tempo il valore del loro contributo.
La miglior porta d'ingresso per chi desidera scoprirli resta
ancora oggi Spooky Two, un album che conserva intatto il fascino di
un'epoca in cui il rock cercava continuamente nuove direzioni. Da lì si apre un
percorso affascinante tra blues, psichedelia, hard rock e progressive,
illuminato da musicisti che avevano scelto di seguire l'ispirazione senza
preoccuparsi troppo delle mode.
Gli Spooky Tooth rimangono così una delle perle nascoste
della musica britannica. Un gruppo da riscoprire, capace ancora oggi di
sorprendere chi crede di conoscere già tutto il meglio che gli anni Sessanta e
Settanta hanno saputo offrire.

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