Un estratto da "Le ali della
musica", libro che scrissi nel 2016
Intervista a Marcello Todaro, agosto 2013
Sono
nato nel 1956, e ho vissuto da adolescente l’inizio del prog, alimentandomi con
i concerti vicino a casa e con CIAO2001.
Da quelle pagine lessi che Marcello Todaro era uscito dal BMS e nella mia testa “pura” ciò era inconcepibile, così come l’uscita di Giorgio Fico Piazza dalla PFM. La prima volta che vidi il Banco a Genova, teatro Alcione, Todaro c’era, ma in un ruolo diverso da quello di chitarrista. Col passare degli anni sono entrato per passione in questo mondo, soprattutto scrivendone, e il mio amico Fico Piazza ha ripreso a suonare dopo 40 anni, come lui dice, grazie alla mia spinta.
Una chiacchierata con Marcello, tra Italia e California...
Spiegami, a distanza di tanti anni, cosa avvenne in quei giorni lontani? Perché quel cambiamento?
Potrei iniziare con... “C’era una volta...”, visto che sono passati circa 40 anni! Ultimamente ho visto proprio un post su Facebook di Ciao 2001 dell’epoca... penso 1973, con l’articolo che parlava proprio del cambiamento. Certo, non fa piacere a nessuno essere sostituito, specialmente se hai partecipato con tanta determinazione a far nascere qualcosa in cui credi. Avevo deciso che questo sarebbe stato l’ultimo tentativo per raggiungere il successo. Il progetto “Banco” ha scatenato subito in me una serie di emozioni e sentivo profondamente che era la strada giusta. Per questo ho proposto gli inserimenti di Francesco, Renato e Pierluigi. All’inizio ho dovuto insistere un po’ per Francesco... (prova a pensare Checco a Marino!), ma poi tutto é filato liscio. Credo che sia già stato detto e scritto molto sull’argomento; comunque, il punto era che, se qualcuno poteva essere di freno per l’evoluzione del gruppo, poteva venire sostituito senza preferenze per nessuno. Così è stato: il mio background musicale era basato su esperienze differenti e poi, in un gruppo non sempre c’è identità di vedute e spesso non si concorda sulle scelte da fare e le strategie da adottare. Ognuno è libero, comunque, di avere le proprie opinioni che, sicuramente, variano a seconda dei punti di vista.
Mi pare che il passo musicale successivo fu proprio la creazione di una nuova band con Fico. Come andò quell’esperienza?
Avendo, sia il Banco che la PFM lo stesso manager/promoter, il compianto Franco Mamone, mi fu prospettata proprio da quest’ultimo l’idea di formare un gruppo con Giorgio Fico” Piazza, anche lui da poco uscito dalla PFM. L’etichetta era quella di Gianni Sassi, la Cramps. L’esperienza sia in studio di registrazione che fuori, fu veramente divertente, molto rilassata e senza problemi. Dalle registrazioni ne è uscito un bel disco molto Rock... ne ero e ne sono molto soddisfatto, specialmente per il suono delle chitarre. Purtroppo, per ragioni ancora tutt’oggi sconosciute, il disco non fu mai definitivamente completato e il gruppo i “Crystals” ... definitivamente sciolto!
Che ricordi hai, in generale, dell’atmosfera di quei giorni lontani?
La potrei definire decisamente goliardica... si partiva per suonare per il gusto di suonare, senza pensare troppo a problemi di carattere tecnico e/o burocratico. Quando abbiamo iniziato si viaggiava tutti e sei assieme con la strumentazione stivata nel pulmino, arrivati si scaricava, si montavano gli strumenti, prove e via così, fino all’ora del concerto. Dopo un po’ di tempo arrivò l’Hammond di Vittorio ed altra strumentazione, per cui comprammo un mezzo di trasporto più grande, un camion Mecedes 308 B da Cherubini! Siccome nessuno di noi aveva la patente C, che serviva per guidare quel tipo di mezzo, nelle trasferte mio padre faceva da autista. Poi arrivarono i tecnici, camion nuovo... e macchina per noi sei; la prima, se non ricordo male, fu una Fiat 2300, una familiare nera... sembrava una di quelle che si utilizzano per i funerali! Ho sempre pensato che il Banco sia uscito al momento giusto con la musica giusta, per cui il successo continuo fino ad oggi è meritato! Poi c’era il fermento musicale quello vero, se pensiamo solo a quanti sono stati i gruppi nati all’epoca, locali per suonare a non finire e il pubblico accorreva in massa. Per portare un esempio, uno dei famosi locali della costiera romagnola di quei tempi, “L’Altro Mondo” di Miramare di Rimini, scritturava il Banco per quattro serate nei mesi di luglio e agosto, perché ogni 15 giorni il pubblico dei vacanzieri cambiava, e poi come locale era uno dei nostri preferiti. Insomma, una gran bella atmosfera, vuoi che si era più giovani per cui pronti a tutto o quasi, vuoi per i tempi diversi, ma ci si divertiva e, soprattutto quando si suonava si sudava… come diceva il mio amico batterista Mauro Spina “se si suda c’é l’emozione giusta!”
Come è progredita la tua carriera musicale da allora ai giorni nostri?
Dopo il Banco e i Crystals ho lavorato come Sound Engineer in uno studio di registrazione alla EMI Italiana come Assistente alla Direzione Artistica, lavorando con vari artisti, tra i quali Pino Daniele, che ho seguito in studio come produttore. Ho poi continuato come Freelancer Live Sound Engineer negli anni successivi, lavorando con Ruggeri, Barbarossa, Mannoia, Minghi e tanti altri fino ad oggi. Ultimamente ho lavorato come Direttore di Produzione/ Palco, all’Umbria Jazz Festival, per cinque anni di seguito. In questa occasione sono venuto a contatto con produzioni di artisti di grosso calibro, tra i quali James Taylor, Santana, Eric Clapton, Pat Metheney, Herbie Hancock, ecc., per cui una bella esperienza, stancante, ma gratificante.
Hai qualche rammarico legato al tuo passato?
Sicuramente, a parte il Banco e i Crystal, lavorando alla EMI Italiana sono entrato in contatto con molti artisti stranieri che venivano in Italia per promuovere i loro ultimi dischi. Accompagnando uno di questi artisti, “The Motels”, in televisione, mi fu chiesto dalla cantante del gruppo, Martha Davis, se mi andasse di lavorare con loro in Tournee! Forse sarebbe stato da prenderlo al volo quel treno, ma troppe complicazioni... famiglia, lavoro, ecc. Proprio ultimamente sono rientrato in contatto con Martha... incredibile, ma si è ricordata... magari adesso recuperiamo il tempo perduto!
Tutti i gruppi di allora si sono riuniti - anche se non al completo - e con ottimi risultati: come giudichi queste reunion?
Se la cosa viene fatta per puro divertimento, con qualche cosa ancora da dire musicalmente, ben venga, se è solo a scopo di lucro... intendiamoci, non dico che si deve lavorare gratis, ma la professionalità non deve mai mancare.
Tu vivi in America, ma spesso ritorni a casa… quali sono le differenze maggiori tra le due situazioni, se ci riferiamo in senso generale allo stato della musica?
Sicuramente la professionalità ed il grado di preparazione di società e personale tecnico. L’ho constato di persona, lavorando con delle Rental Company, che il lavoro, sia piccolo o grande, offre sempre un servizio di alta qualità. Parlando poi di Musica, qui é con la “M” maiuscola, è una vera industria e dà lavoro a milioni di persone. Se pensiamo a tutte le organizzazioni, scuole, locali, rental company, ecc. che gravitano nel Music Business ce ne rendiamo conto. Da quando sono qui vado ogni anno al Winter NAMM, che si tiene al Covention Center di Anaheim, ad un’ora di macchina da dove vivo. Praticamente la città per quattro giorni si trasforma, ed è una bella trasformazione! Musica dappertutto, per le strade, locali, hotel, e dentro al NAMM giovani ovunque, con strumenti appresso, con l’entusiasmo e la voglia di fare e siccome la competizione è veramente dura, chi riesce è veramente bravo ed ha qualche cosa in più da dire.
Torniamo un attimo alle origini: quale tra gli album del BANCO a cui hai partecipato giudichi migliore, e perché?
Sicuramente il primo, il “Salvadanaio”... come si dice, “il primo amore non si scorda mai”. Forse proprio perchè era il primo, ci abbiamo messo quel pizzico di passione in più... poi la copertina originalissima, l’energia, l’emozione, l’entusiasmo.
Ho letto da qualche parte che godi di enorme stima in oriente: come ti spieghi questo amore?
Questa è stata una sorpresa anche per me! Corsi e ricorsi della musica! Comunque mi fa piacere naturalmente.
Mi racconti i tuoi progetti futuri?
Progetti
per il futuro non ne faccio mai, almeno a lunga distanza, e anche per
scaramanzia! Per ora ci sono un paio di idee allo stato embrionale, una da
leggere, forse, non dico di più, anche perché non mi va di parlare di cose che
poi non si concretizzano. Se dovesse prendere forma e realizzarsi ti renderò
partecipe.
Alla fine, il cerchio si chiude senza la pretesa di rincorrere il passato. Nelle traiettorie di chi ha fatto la storia della musica senza cercare necessariamente la luce dei riflettori resta la consapevolezza di aver suonato quando contava farlo davvero, lasciando che le note continuassero a scorrere oltre i confini del tempo e della geografia.


