Conosco Maurizio Baiata da molti anni e ogni volta che mi avvicino a un
suo libro ho la sensazione di ritrovare un amico che non ha mai smesso di
raccontare il suo percorso. La sua voce è rimasta la stessa che avevo
incontrato per la prima volta sulle pagine di Ciao 2001, quando la
musica era un territorio da esplorare con fame e curiosità. In questi anni ho
imparato che Baiata non scrive soltanto di rock, ma lo vive e lo restituisce
con una sincerità che appartiene a pochi.
Questo terzo volume di Rock
Memories non è soltanto un
nuovo capitolo di una trilogia, ma assomiglia di più ad un viaggio che riprende
da dove ci eravamo lasciati, con la stessa energia, la stessa capacità di
trasformare un ricordo in un’esperienza viva. Leggere Baiata significa entrare
in un mondo dove ogni pagina è un invito a riascoltare, a rivedere, a rivivere.
Il “nuovo” Rock Memories conferma la natura profonda
del progetto di Maurizio Baiata. Non è un semplice libro di storia del rock,
piuttosto un atlante emotivo, un dispositivo narrativo capace di attraversare
decenni di musica e restituirli con una forza che appartiene solo a chi ha
vissuto gli eventi in prima linea.
Il volume si apre con tre prefazioni che non sono meri
apparati introduttivi, ma dichiarazioni di poetica. Monica Felletti, nella
prima, descrive con precisione chirurgica la capacità di Baiata di creare
“parole-bomba”, neologismi che diventano vibrazioni:“…la parola non è altro
che una vibrazione”, e questa affermazione racchiude l’essenza del libro.
La struttura del volume è ampia e articolata. Le sezioni
dedicate alle radici del rock, al Be-Bop, alla Beat Generation e al recupero
del blues costruiscono un contesto storico che non è mai accademico, ma un percorso
che mette in relazione la pulsazione dello swing con la letteratura, il dolore
con la libertà, la strada con il palco. E al lettore non resta che vivere il
viaggio.
La parte dedicata al Need to Know italiano è uno dei
punti più forti del libro. Baiata attraversa gli anni Settanta con lucidità e
partecipazione. Racconta l’esplosione del rock italiano, le contraddizioni
dell’industria discografica, le tensioni sociali, i lacrimogeni ai concerti, la
fame di musica che attraversava una generazione. È un affresco che restituisce
un Paese in trasformazione, dove la musica era un atto politico e un gesto di
libertà.
La sezione Italia Underground & Pop & Prog è
un viaggio dentro un patrimonio spesso trascurato. Agorà, Dedalus, Arti &
Mestieri, Napoli Centrale, Garybaldi, Sensations’ Fix, Claudio Rocchi, Saint
Just, Il Balletto di Bronzo, Osanna, Banco, PFM. Baiata entra nelle pieghe, racconta
le motivazioni, le intuizioni, le fragilità. È un lavoro di scavo che
restituisce dignità e profondità a una scena che ha segnato la storia della
musica italiana.
La parte dedicata all’avanguardia è un capitolo a sé. Stati
Uniti, Francia, Italia, Inghilterra, Germania. Da Robbie Basho a Philip Glass,
da Battiato a Cacciapaglia, da Eno a La Monte Young, da Amon Düül ai Popol Vuh.
Qui Baiata mostra la sua capacità di muoversi tra generi e linguaggi con
naturalezza. L’avanguardia appare come un laboratorio emotivo, un luogo dove la
musica si reinventa.
Gli Artisti Fondamentali rappresentano il focus del
volume. Eric Burdon, Cat Stevens, Ike & Tina Turner, Ringo
Starr, Hot Tuna, King Crimson, Nick Drake, John McLaughlin, Jefferson Air-Ship,
Frank Zappa, Genesis. Ogni
scheda è un racconto autonomo, ogni artista è un mondo a sé.
Le sezioni finali dedicate alla New Wave e al Punk sono un
ritorno alla domanda che attraversa tutto il libro. Perché il rock cambia?
Perché si trasforma? Perché continua a parlare? L’autore risponde con la sua
scrittura, la sua memoria, la sua capacità di far rivivere un’epoca in cui la
musica era un detonatore emotivo e sociale.
Il volume si chiude come era iniziato, con una vibrazione, con
la consapevolezza che la memoria non è un archivio ma un luogo vivo. Rock
Memories, il terzo volume, mi appare come il più maturo, il più completo,
il più necessario.























