venerdì 6 febbraio 2026

PUAH – Sabato, Domenica e una studentessa

 


PUAH – Sabato, Domenica e una studentessa

(Audioglobe / The Orchard )


IN USCITA OGGI  6 FEBBRAIO

Distribuzione Audioglobe


Con Sabato, Domenica e una studentessa, Alessandro Pagani porta il suo progetto PUAH a un secondo capitolo che non si limita a proseguire il discorso inaugurato con Due Acca Hho, ma lo espande in direzioni più narrative, più intime e - paradossalmente - più politiche. L’album è un piccolo romanzo elettronico in dieci episodi, ognuno dedicato a un frammento del fine settimana di una ragazza inquieta, insofferente verso un mondo che percepisce come stanco, ipocrita e anestetizzato.

Il taglio è quello di un diario sonoro: non c’è mai la ricerca dell’effetto, ma un continuo oscillare tra malinconia e lucidità, tra fuga e osservazione. Pagani costruisce un ambiente in cui la tecnologia non è un feticcio, ma un mezzo volutamente imperfetto, un filtro che amplifica la fragilità della protagonista invece di nasconderla.

 

Formazione

Alessandro Pagani – chitarre, tastiere, programmazione, cori

Martina Ciasullo – voce in Sabato, Domenica e una studentessa

Valentina Gerace, MDGA – voci in Sogno

Sergio Toma – chitarra in Aurora

Oreste Polizzi – organo in Pool Over

Emma F. – clavinet in Nel Club

Ricardo “el bate” Caschera – percussioni in Cinepanema

Amanda Pellé – flauto in Imperial Sushi

Copertina di Gabriela Cheloni

 

TRACK BY TRACK

1. Sogno – 4:23

Il disco si apre con un brano che sembra emergere da un dormiveglia elettronico. Le voci di Valentina Gerace e MDGA si intrecciano come pensieri che non trovano un punto fermo, mentre la produzione resta sospesa, quasi timida. È l’ingresso perfetto nel mondo emotivo della studentessa: un luogo dove tutto è possibile, ma niente è davvero rassicurante.

2. Aurora – 2:25

Sergio Toma porta una chitarra che illumina il brano come un raggio obliquo. Aurora è breve, diretta, quasi un frammento cinematografico. La sensazione è quella di un risveglio che non porta sollievo, ma una nuova consapevolezza.

3. Pool Over – 4:04

L’organo di Oreste Polizzi introduce un’atmosfera più densa, quasi psichedelica. Qui la protagonista osserva il mondo da lontano, come se fosse dietro un vetro appannato. Il brano cresce lentamente, senza mai esplodere, mantenendo una tensione sotterranea che lo rende uno dei momenti più riusciti del disco.

4. Shopping (Folla folle) – 3:49

Una critica sociale travestita da episodio quotidiano. Pagani usa un’elettronica volutamente sghemba per raccontare il caos di una folla che si muove senza scopo. La studentessa è dentro la scena ma non ne fa parte: guarda, giudica, si sente altrove.

5. Nel Club – 6:09

Il pezzo più lungo del disco è anche quello più stratificato. Il clavinet di Emma F. aggiunge un tocco retrò che contrasta con la freddezza dei synth. È un club che non libera, ma amplifica il senso di estraneità. Un brano che si prende il suo tempo e lo restituisce in forma di trance emotiva.

6. Taedium – 2:34

Il titolo dice già molto: un episodio breve, asciutto, quasi claustrofobico. Qui Pagani lavora per sottrazione, lasciando emergere il vuoto che la protagonista sente intorno a sé.

7. Imperial Sushi – 3:36

Il flauto di Amanda Pellé introduce un elemento surreale, quasi da cartoon distorto. Il brano è ironico e amaro allo stesso tempo, un piccolo teatro di contraddizioni che rappresenta bene la poetica di PUAH.

8. Cinepanema – Dal Brasile con furore – 3:50

Ricardo “el bate” Caschera porta un’energia percussiva che spinge il pezzo verso un immaginario tropicale volutamente artificiale. È un viaggio che non pretende autenticità: è un sogno di evasione, un film che la studentessa proietta per scappare da sé stessa.

9. 24 – 3:23

Un brano più introspettivo, quasi un bilancio. Le 24 ore diventano un cerchio che si chiude e si riapre, senza soluzione. La produzione è essenziale, ma colpisce per la sua sincerità.

10. Sabato, Domenica e una studentessa – 3:30

La voce di Martina Ciasullo dà corpo alla protagonista, finalmente riconoscibile e presente. Il brano riassume l’intero percorso: la fuga, la malinconia, la ribellione silenziosa. È una chiusura che non offre risposte, ma una direzione: la ricerca di un futuro possibile.

Sabato, Domenica e una studentessa è un disco che non cerca di piacere a tutti, e proprio per questo risulta autentico. Pagani continua a lavorare con un’estetica lo-fi che non è moda né posa, ma una scelta narrativa: l’imperfezione come linguaggio, la fragilità come prospettiva.

La studentessa che attraversa il weekend non è un personaggio da romanzo di formazione, ma una figura specchio: riflette il disagio di una generazione che osserva il mondo con lucidità e disincanto, senza però rinunciare alla possibilità di immaginare un altrove.

Un lavoro coerente, personale, e soprattutto necessario nella sua onestà.