venerdì 30 gennaio 2026

Tony Iommi e l’acciaio nel sangue: la nascita dell’Heavy Metal

 


Come un drammatico incidente sul lavoro ha forgiato il suono oscuro dei Black Sabbath


Immaginiamo Birmingham a metà degli anni '60: fumo, rumore di presse idrauliche e il grigio del metallo che ricopre ogni cosa. Tony Iommi è un ragazzo di diciassette anni con i capelli lunghi e un sogno che non c’entra nulla con le acciaierie: vuole fare il chitarrista. Ma il destino, a volte, ha un senso dell'umorismo atroce. Proprio nel suo ultimo giorno di lavoro, prima di mollare tutto per andare in tour, una pressa difettosa gli schiaccia la mano destra. Il risultato è un incubo: le punte del medio e dell'anulare saltano via.

Per un chitarrista mancino come lui, quelle sono le dita che creano la musica sulla tastiera. I medici non girano intorno al problema: "Tony, cambia mestiere. Non suonerai mai più".

La depressione è profonda, finché un amico non gli porta un disco di Django Reinhardt. Tony scopre che quel genio del jazz suonava tutto con solo due dita a causa di un incendio. È la scintilla. Se Django poteva volare sulle corde con un limite simile, Tony doveva trovare un modo per tornare a combattere.

Ma come si premono le corde d'acciaio con i nervi scoperti? Qui entra in gioco l'ingegno operaio. Tony non cerca soluzioni mediche, le costruisce. Scioglie dei tappi di plastica di vecchi flaconi di detersivo per modellarli come dei cappucci sulle dita mozzate. Poi, per non scivolare sulle corde, ritaglia dei quadratini di cuoio da una sua vecchia giacca e li incolla sopra. Ha appena creato le prime protesi rock della storia.

Il problema è che quelle dita artificiali fanno male e non hanno forza. Per riuscire a suonare, Tony deve ammorbidire la chitarra: monta delle corde sottilissime, da banjo, e le allenta drasticamente abbassando l'accordatura. In quel momento, senza rendersene conto, sta spalancando le porte dell'inferno musicale.

La chitarra, così allentata e collegata agli amplificatori dell'epoca, inizia a emettere un suono mai sentito prima: cupo, cavernoso, minaccioso. È un suono che vibra nello stomaco, perfetto per raccontare il lato oscuro di una città industriale. Quando i suoi compagni di band, tra cui un giovane Ozzy Osbourne, sentono quel ruggito, capiscono che il blues è finito.

Senza quell'incidente in fabbrica, Tony Iommi avrebbe continuato a suonare il rock and roll veloce e pulito dell'epoca. Grazie a quelle dita "di metallo", invece, ha inventato l'Heavy Metal, dimostrando che a volte è proprio una ferita a dare la forma definitiva a un capolavoro.