Come un drammatico incidente sul lavoro ha forgiato il suono oscuro dei Black Sabbath
Immaginiamo Birmingham a metà degli anni '60: fumo, rumore di
presse idrauliche e il grigio del metallo che ricopre ogni cosa. Tony Iommi è un ragazzo di diciassette anni
con i capelli lunghi e un sogno che non c’entra nulla con le acciaierie: vuole
fare il chitarrista. Ma il destino, a volte, ha un senso dell'umorismo atroce.
Proprio nel suo ultimo giorno di lavoro, prima di mollare tutto per andare in
tour, una pressa difettosa gli schiaccia la mano destra. Il risultato è un
incubo: le punte del medio e dell'anulare saltano via.
Per un chitarrista mancino come lui, quelle sono le dita che
creano la musica sulla tastiera. I medici non girano intorno al problema: "Tony,
cambia mestiere. Non suonerai mai più".
La depressione è profonda, finché un amico non gli porta un
disco di Django Reinhardt. Tony scopre che quel genio del jazz suonava
tutto con solo due dita a causa di un incendio. È la scintilla. Se Django
poteva volare sulle corde con un limite simile, Tony doveva trovare un modo per
tornare a combattere.
Ma come si premono le corde d'acciaio con i nervi scoperti?
Qui entra in gioco l'ingegno operaio. Tony non cerca soluzioni mediche, le
costruisce. Scioglie dei tappi di plastica di vecchi flaconi di detersivo per
modellarli come dei cappucci sulle dita mozzate. Poi, per non scivolare sulle
corde, ritaglia dei quadratini di cuoio da una sua vecchia giacca e li incolla
sopra. Ha appena creato le prime protesi rock della storia.
Il problema è che quelle dita artificiali fanno male e non
hanno forza. Per riuscire a suonare, Tony deve ammorbidire la chitarra: monta
delle corde sottilissime, da banjo, e le allenta drasticamente abbassando
l'accordatura. In quel momento, senza rendersene conto, sta spalancando le
porte dell'inferno musicale.
La chitarra, così allentata e collegata agli amplificatori
dell'epoca, inizia a emettere un suono mai sentito prima: cupo, cavernoso,
minaccioso. È un suono che vibra nello stomaco, perfetto per raccontare il lato
oscuro di una città industriale. Quando i suoi compagni di band, tra cui un
giovane Ozzy Osbourne, sentono quel ruggito, capiscono che il blues è
finito.
Senza quell'incidente in fabbrica, Tony Iommi avrebbe
continuato a suonare il rock and roll veloce e pulito dell'epoca. Grazie a
quelle dita "di metallo", invece, ha inventato l'Heavy Metal,
dimostrando che a volte è proprio una ferita a dare la forma definitiva a un
capolavoro.
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