giovedì 19 febbraio 2026

Bon Scott (9 luglio 1946 – 19 febbraio 1980)

 


Bon Scott: un profilo tecnico di una voce irripetibile

(9 luglio 1946 – 19 febbraio 1980)

 

Bon Scott rimane una delle voci più riconoscibili della storia del rock, non tanto per un’immagine iconica quanto per un approccio tecnico che ha ridefinito il ruolo del cantante all’interno di un gruppo hard rock. Con gli AC/DC, dal 1974 al 1980, ha contribuito a costruire un linguaggio vocale basato su grinta, controllo e una sorprendente precisione ritmica.

La caratteristica più evidente del suo stile è la combinazione tra timbro abrasivo e gestione accurata del fiato. Scott non urlava: modulava. La sua voce, apparentemente istintiva, era in realtà frutto di un uso calibrato della laringe e di un attacco sempre netto, che gli permetteva di mantenere intelligibilità anche nei passaggi più aggressivi. Il risultato era un suono sporco ma leggibile, capace di emergere sopra chitarre e batteria senza perdere definizione.

Uno degli aspetti più tecnici del suo contributo è il rapporto con il ritmo. Scott non si limitava a seguire la base, la anticipava, la tagliava, la spingeva. Il suo fraseggio era spesso sincopato, con un uso costante di micro-pause che creavano tensione e dinamismo. Questo modo di “incastrarsi” nel groove dei fratelli Young è uno degli elementi che ha reso gli AC/DC immediatamente riconoscibili.

Dal punto di vista compositivo, Scott privilegiava linee vocali semplici, costruite su pattern ripetitivi e facilmente memorizzabili. La sua abilità stava nel variare l’interpretazione più che la melodia: cambiava accenti, intensità, colore. Questo gli permetteva di mantenere un’identità forte anche in brani strutturalmente essenziali, dove la voce aveva il compito di dare carattere più che complessità.

La sua presenza sul palco, spesso descritta come selvaggia, aveva una funzione precisa, quella di sostenere la proiezione vocale. Il movimento continuo, l’uso del corpo, la postura inclinata in avanti contribuivano a mantenere la colonna d’aria attiva e a evitare cali di volume. Anche questo aspetto, apparentemente spontaneo, rientrava in un equilibrio tecnico che Scott aveva maturato negli anni.

La morte di Bon Scott, il 19 febbraio 1980, ha spesso alimentato narrazioni drammatiche, ma il suo lascito più concreto è tecnico, un modo di cantare che unisce aggressività e controllo, un fraseggio che dialoga con la sezione ritmica, un uso della voce come strumento percussivo oltre che melodico. È un modello che continua a influenzare cantanti rock e metal, non per imitazione, ma per la solidità delle sue scelte musicali.