Bon Scott: un profilo tecnico di una voce irripetibile
(9 luglio 1946 – 19 febbraio 1980)
Bon Scott rimane una delle voci più riconoscibili della storia del
rock, non tanto per un’immagine iconica quanto per un approccio tecnico che ha
ridefinito il ruolo del cantante all’interno di un gruppo hard rock. Con gli AC/DC,
dal 1974 al 1980, ha contribuito a costruire un linguaggio vocale basato su
grinta, controllo e una sorprendente precisione ritmica.
La caratteristica più evidente del suo stile è la
combinazione tra timbro abrasivo e gestione accurata del fiato. Scott non
urlava: modulava. La sua voce, apparentemente istintiva, era in realtà frutto
di un uso calibrato della laringe e di un attacco sempre netto, che gli
permetteva di mantenere intelligibilità anche nei passaggi più aggressivi. Il
risultato era un suono sporco ma leggibile, capace di emergere sopra chitarre e
batteria senza perdere definizione.
Uno degli aspetti più tecnici del suo contributo è il
rapporto con il ritmo. Scott non si limitava a seguire la base, la anticipava,
la tagliava, la spingeva. Il suo fraseggio era spesso sincopato, con un uso
costante di micro-pause che creavano tensione e dinamismo. Questo modo di
“incastrarsi” nel groove dei fratelli Young è uno degli elementi che ha reso
gli AC/DC immediatamente riconoscibili.
Dal punto di vista compositivo, Scott privilegiava linee
vocali semplici, costruite su pattern ripetitivi e facilmente memorizzabili. La
sua abilità stava nel variare l’interpretazione più che la melodia: cambiava
accenti, intensità, colore. Questo gli permetteva di mantenere un’identità
forte anche in brani strutturalmente essenziali, dove la voce aveva il compito
di dare carattere più che complessità.
La sua presenza sul palco, spesso descritta come selvaggia,
aveva una funzione precisa, quella di sostenere la proiezione vocale. Il
movimento continuo, l’uso del corpo, la postura inclinata in avanti
contribuivano a mantenere la colonna d’aria attiva e a evitare cali di volume.
Anche questo aspetto, apparentemente spontaneo, rientrava in un equilibrio
tecnico che Scott aveva maturato negli anni.
La morte di Bon Scott, il 19 febbraio 1980, ha spesso
alimentato narrazioni drammatiche, ma il suo lascito più concreto è tecnico, un
modo di cantare che unisce aggressività e controllo, un fraseggio che dialoga
con la sezione ritmica, un uso della voce come strumento percussivo oltre che
melodico. È un modello che continua a influenzare cantanti rock e metal, non
per imitazione, ma per la solidità delle sue scelte musicali.
