venerdì 20 febbraio 2026

Fiamme sul lago: il rogo di Montreux che regalò al rock il suo riff eterno

 


Il 4 dicembre 1971 un razzo segnaletico riduceva in cenere il Casino della cittadina svizzera durante un concerto di Frank Zappa. Dalle macerie e dal fumo nacque "Smoke on the Water", il capolavoro dei Deep Purple che trasformò un disastro in leggenda


Il 4 dicembre 1971, la tranquilla cittadina svizzera di Montreux divenne lo scenario di uno dei capitoli più incredibili della storia della musica. I Deep Purple si trovavano lì per registrare quello che sarebbe diventato il loro capolavoro, Machine Head, con l'intenzione di utilizzare il celebre Casinò cittadino come studio di registrazione improvvisato, sfruttando l'acustica del teatro e il leggendario studio mobile dei Rolling Stones. Tuttavia, i piani della band furono letteralmente ridotti in cenere durante un concerto pomeridiano di Frank Zappa e i Mothers of Invention.

Mentre Zappa e il suo gruppo erano sul palco, uno spettatore sparò un razzo segnaletico verso il soffitto rivestito di bambù, innescando un incendio che in pochi minuti avvolse l'intera struttura. 

La cronaca di quei momenti è scolpita per sempre nel testo di "Smoke on the Water": la band descrive il panico, le fiamme che distruggevano il Casino e l'eroismo di Claude Nobs, l'organizzatore del Montreux Jazz Festival (il celebre "Funky Claude"), che corse dentro e fuori l'edificio per mettere in salvo i ragazzi presenti. Miracolosamente non ci furono vittime, ma il Casinò fu raso al suolo, lasciando i Deep Purple senza un posto dove registrare e con un'attrezzatura costosissima parcheggiata sotto la neve.

https://www.youtube.com/watch?v=SEymP2RqcjA

Dalla loro stanza d'albergo al Grand Hôtel, i musicisti osservarono lo spettacolo spettrale del fumo che si stendeva sulla superficie immobile del Lago di Ginevra. Fu proprio in quel momento che il bassista Roger Glover ebbe l'intuizione per il titolo, sognando le parole "fumo sull'acqua". Nei giorni successivi, la band dovette affrontare una vera odissea logistica: furono cacciati da un teatro locale, il Pavilion, a causa delle lamentele dei vicini per il volume assordante, e finirono per rifugiarsi proprio nel Grand Hôtel, ormai deserto per la stagione invernale.

Fu nei corridoi gelidi di quell'albergo, tra materassi appoggiati alle pareti per isolare il suono e cavi che correvano ovunque, che nacque il riff più famoso del rock. Ritchie Blackmore creò una sequenza di note apparentemente semplice ma dotata di una potenza magnetica, suonata non con il plettro ma pizzicando le corde con le dita per ottenere un attacco più secco. Quello che era nato come un semplice resoconto dei fatti di quella settimana - una sorta di "diario di bordo" messo in musica - si trasformò in un inno generazionale. Senza quel folle con la pistola segnaletica e l'odore acre del fumo che copriva il lago, la storia del rock avrebbe perso il suo riff più iconico.