sabato 28 febbraio 2026

29 febbraio: ricordando Davy Jones nel giorno che non c’è...

 


Quest’anno il 29 febbraio non c’è, eppure sembra doveroso ricordare Davy Jones, morto proprio quel giorno, nel 2012. Forse perché il 29 arriva così raramente, le cose accadute in quella data restano un po’ più delle altre e continuano a esercitare una specie di richiamo. Non serve vederle scritte per sentirle arrivare, basta un pensiero, un’associazione, un frammento di musica, e quel giorno “fantasma” si ripresenta da solo. E con lui torna inevitabilmente il ricordo di Davy, della sua voce, del suo sorriso, di quella presenza scenica così immediata e così gentile.

Davy Jones è stato molto più del volto dei Monkees, anche se quel ruolo lo ha reso parte dell’immaginario collettivo. Prima ancora era un ragazzo cresciuto nel teatro musicale, uno che sapeva cosa significasse stare su un palco, come muoversi, come catturare l’attenzione senza mai risultare invadente. Aveva una naturalezza che oggi sembra quasi d’altri tempi… non cercava la spettacolarità, cercava il contatto. Cantava come se parlasse a qualcuno in particolare, non a un pubblico indistinto. E questo lo rendeva immediatamente vicino, familiare, quasi domestico.

Molti lo ricordano così, come un volto che ha accompagnato un pezzo della propria vita, anche quando quella vita non coincideva affatto con gli anni Sessanta. I Monkees sono stati riscoperti, riascoltati, riconsiderati, e lui, con quel caschetto perfetto e quello sguardo ironico, è rimasto un simbolo di un’epoca che non smette di tornare. C’è qualcosa di rassicurante nella sua figura, come se rappresentasse una leggerezza che non è superficialità, ma capacità di stare al mondo con un sorriso sincero.

Ricordarlo oggi, in un 29 febbraio che non esiste, ha un sapore particolare. La sua scomparsa, avvenuta proprio in quel giorno raro, sembra quasi un dettaglio narrativo, un’uscita di scena coerente con la sua natura.

Forse è questo che rende Davy Jones così presente ancora oggi, la sua capacità di tornare senza fare rumore, di riaffiorare quando meno te lo aspetti, di restare legato a un giorno che non c’è ma che continua a parlarci. Un piccolo paradosso del tempo, un modo tutto suo di ricordarci che certi artisti non hanno bisogno di date per essere ricordati. Basta un pensiero, una canzone, un sorriso che riaffiora.