lunedì 16 febbraio 2026

Alberto Radius: l’anima e la chitarra dietro "Che cosa sei"



Esistono artisti che marchiano a fuoco l’immaginario musicale di un Paese restando, quasi per scelta, un passo di lato rispetto al grande clamore mediatico. Per molto tempo ho considerato Alberto Radius principalmente attraverso la lente del suo straordinario talento tecnico: un chitarrista monumentale, l’uomo che con la sua sei corde ha dato corpo ai sogni della Formula 3 e alle visioni rivoluzionarie di Lucio Battisti. Eppure, c’è un brano che nel tempo ha scardinato questa mia visione parziale, rivelando la tridimensionalità di un artista totale: si tratta di "Che cosa sei". In questa traccia emerge prepotentemente il Radius compositore e, soprattutto, una voce capace di sfumature inaspettate, densa di quella polvere e di quel sentimento che solo i grandi interpreti sanno maneggiare.

Il mio legame con Alberto non è però fatto solo di ascolti distanti. Qualche anno fa ebbi il privilegio di aiutarlo a presentare un suo album nella mia città, un’occasione che mi permise di chiacchierare con lui davanti al pubblico e di scoprire l'uomo dietro il mito. Da quell'incontro nacque un’idea ambiziosa: curare la sua biografia. Ci ritrovammo tempo dopo per discuterne seriamente e per un po' accarezzammo l'idea di mettere nero su bianco la sua vita incredibile. Tuttavia, dopo averci riflettuto, Alberto decise di non procedere; sentiva che sarebbe stato un impegno troppo gravoso per le sue energie di quel momento e il progetto rimase così un bellissimo "avrebbe potuto essere". Ma quel tempo trascorso insieme, tra aneddoti e riflessioni, mi ha permesso di leggere la sua musica con occhi molto più intimi.

Riascoltando oggi "Che cosa sei" - inserito nell'album omonimo e uscito anche come 45 giri con "Il respiro di Laura" -  ci si accorge di come la sua costruzione non sia solo un esercizio di stile, ma una vera confessione in musica. 

La canzone si sviluppa su un'armonia sofisticata che riesce nel miracolo di restare immediata, quasi popolare, pur nascondendo una struttura che solo un compositore di razza avrebbe saputo tessere. In questo pezzo la chitarra, pur essendo lo strumento d'elezione di Alberto, compie un passo indietro lasciando spazio a una voce che sorprende per sincerità e calore. Radius non cerca mai il virtuosismo vocale fine a sé stesso, preferendo una narrazione roca e densa che graffia l'ascoltatore e lo trascina dentro il testo. Anche gli interventi della chitarra sono centellinati con una classe immensa: non sono mai invasivi, ma agiscono come pennellate di colore che decorano il silenzio, dimostrando che la vera grandezza di un musicista risiede spesso nella capacità di sottrazione.

Questa maturità era il frutto di un percorso artistico tra i più ricchi d'Italia. Dagli esordi con i Quelli alla fondazione della Formula 3, Radius è stato il ponte necessario tra la nostra tradizione melodica e le spinte internazionali. Un passaggio fondamentale in questa evoluzione fu l'esperienza con Il Volo, un vero supergruppo d'avanguardia dove, insieme a talenti del calibro di Mario Lavezzi e Vince Tempera, Alberto esplorò i confini del prog-rock e del jazz-fusion. Fu proprio quella capacità di passare dalle trame complesse e visionarie de Il Volo alla sintesi perfetta della canzone solista a renderlo un autore unico nel panorama nazionale.

Nonostante quella biografia non sia mai stata scritta su carta, rimane impressa nei solchi dei suoi dischi. Riascoltare oggi "Che cosa sei" significa rendere omaggio a un uomo che ha dato tutto alla musica, un artista che sapeva essere "grande" senza il bisogno di gridarlo, lasciando che fossero le sue note e la sua voce a raccontare tutto ciò che le parole, a volte, non riescono a contenere.

Tuttavia, "Che cosa sei" non è un atto di solipsismo, ma il risultato di un formidabile gioco di squadra. Il brano porta la firma di Oscar Avogadro, paroliere di immenso spessore che ha saputo tradurre in parole l'urgenza espressiva di Alberto, mentre l'arrangiamento e le tastiere portano il marchio di fabbrica di Vince Tempera. In studio, l'ossatura ritmica e sonora vedeva la presenza di molti dei compagni d'avventura de Il Volo, come Gabriele Lorenzi e Bob Callero, creando un amalgama dove ogni strumento respira insieme alla voce.

In definitiva, "Che cosa sei" è un’indagine sull’inafferrabile. Il brano descrive quel momento di smarrimento e fascinazione in cui ci si trova davanti a qualcuno — o forse a un’emozione — che non si riesce a decifrare completamente. È una domanda aperta, sospesa tra il desiderio di possesso e la consapevolezza dell'altrui libertà. Il testo, spogliato da ogni retorica, riflette quella tensione tipica degli anni Settanta: la ricerca di un'autenticità che vada oltre le maschere quotidiane, trovando nella musica di Radius il vestito perfetto per raccontare l'incertezza del cuore.