Il grido di un uomo innamorato: come "Layla" cambiò
tutto
C’è un momento preciso nella storia del rock in cui il
confine tra arte e vita privata si è dissolto completamente. È il 1970,
ed Eric Clapton è un uomo tormentato.
Ha tutto quello che un musicista potrebbe desiderare - il successo, il talento,
la fama di "Dio della chitarra" - ma gli manca l’unica cosa
che vuole davvero: Pattie Boyd.
Il problema non è solo che lei è bellissima e carismatica; il
problema è che è la moglie di uno dei suoi migliori amici, George Harrison.
Per mesi, Clapton tiene questo segreto dentro di sé,
soffocandolo tra l'amicizia per George e il desiderio per Pattie. Ma la
pressione diventa insostenibile. Invece di scriverle una lettera o farle una
telefonata, Eric decide di fare l'unica cosa che sa fare per comunicare
davvero: imbraccia la sua Fender Stratocaster.
L’ispirazione gli arriva da un libro di poesie persiane che
gli era stato regalato, la storia di Layla e Majnun. È il racconto di un
giovane che impazzisce d'amore per una donna che non può avere, e Clapton ci si
riflette come in uno specchio. Inizia così a comporre un brano che è un assalto
frontale al cuore di Pattie.
Quando entra in studio con i suoi Derek and the Dominos,
l'atmosfera è elettrica. Insieme a lui c’è un altro genio, Duane Allman, che
inventa quel riff iniziale così tagliente e urgente, simile a un urlo di
disperazione. La canzone cresce, diventa un turbine di chitarre intrecciate che
implorano: "Layla, you've got me on my knees" (Layla, mi hai
messo in ginocchio).
La parte più incredibile di questa storia, però, avviene
fuori dallo studio. Clapton, quasi come in una sfida cavalleresca, invita
Pattie a casa sua e le fa ascoltare il nastro. Immaginiamo la scena: la musica
che esplode nelle casse, le chitarre che piangono e lui che la guarda
fissandola negli occhi, come a dirle: "Ecco, questo è quello che provo
per te. Ora lo sanno tutti".
Pattie è terrorizzata e affascinata allo stesso tempo.
Capisce che quel brano è una dichiarazione di guerra al suo matrimonio.
Inizialmente resiste, scossa da quel gesto così estremo, ma il seme del dubbio
e della passione è piantato. Clapton aveva usato la musica come un’arma di
seduzione di massa, mettendo a nudo la sua anima davanti al mondo intero pur di
convincerla.
Ci vorranno ancora anni di drammi, sparizioni e sofferenze,
ma alla fine quel richiamo disperato funzionò: nel 1974 Pattie lasciò George
per Eric. La cosa più assurda? Harrison, con una flemma tutta britannica e una
spiritualità invidiabile, rimase amico di entrambi, arrivando a dire che
preferiva che lei stesse con un buon amico piuttosto che con uno sconosciuto.
"Layla" rimane ancora oggi il testamento di
quell'ossessione: la prova vivente che, a volte, per conquistare il cuore di
qualcuno, non servono fiori o promesse, ma un riff di chitarra capace di
fermare il tempo.
