L'ossessione per il misticismo rurale
che trasformò lo studio di registrazione in una stalla
Nel 1973, per la registrazione del monumentale (e
controverso) Tales from Topographic Oceans, Jon Anderson decise che
l'ambiente asettico degli studi di registrazione non era adatto a catturare
l'energia spirituale dei quattro lunghi brani del disco. Volendo evocare
l'atmosfera della campagna inglese, ordinò che venissero portate in studio balle
di fieno, staccionate di legno e persino sagome di mucche in cartone.
L'idea, sebbene suggestiva sulla carta, si scontrò presto con
la realtà pratica. Dopo pochi giorni sotto il calore delle luci e delle valvole
degli amplificatori, il fieno iniziò a produrre un odore acre e polveroso,
rendendo l'aria quasi irrespirabile e scatenando attacchi allergici in alcuni
membri della troupe. Rick Wakeman, già scettico riguardo alla complessità del
progetto, osservava con sarcasmo quella "fattoria indoor" mentre
cercava rifugio nel pub più vicino.
L'episodio rimane il simbolo dell'eccesso prog: un tentativo ingenuo e grandioso di piegare la realtà materiale alla visione artistica.
