La nona tappa del viaggio nel rock degli anni Settanta
alla Stella Maris, all’interno del corso realizzato per UniSavona,
ha confermato, ancora una volta, quanto questo percorso sia diventato un
appuntamento atteso, partecipato, quasi rituale. La sala, gremita ben prima
dell’inizio, ha sempre quell’energia particolare che si crea quando il pubblico
non è soltanto presente, ma predisposto: occhi accesi, sorrisi larghi, la
voglia di ascoltare, ricordare, scoprire. Almeno, è questa la mia
impressione!
Il tema del giorno - i miti del rock ’70 - era di quelli che non lasciano scampo. Una scaletta fitta, densa, costruita come sempre - negli intenti - con equilibrio tra icone assolute e figure meno celebrate ma decisive per comprendere la geografia musicale del decennio. E infatti, fin dai primi minuti, la platea ha risposto con entusiasmo, spesso anticipando gli applausi già durante i video, come se ogni brano fosse un ritorno a casa. Quando poi mi è stato chiesto se era possibile cantare “Starman”, di Bowie, il primo della lista di giornata, ho pensato ad un inizio promettente.
Il viaggio tra i giganti
La lezione ha attraversato territori diversi, ma tutti
riconoscibili, come si evince dal seguente elenco, che parte da un gruppo
utilizzato come intro diversiva: Bachman-Turner Overdrive, David
Bowie, Bob Dylan, Lou Reed, Frank Zappa, Donovan,
Cat Stevens, Eric Clapton, Tom Petty, Elton John, Roy
Orbison.
Una costellazione di nomi che, da sola, basterebbe a riempire
un’intera stagione di incontri.
Ma la mattinata era iniziata con un ricordo toccante, quello relativo ad un concertino del 1° maggio realizzato in piena epoca Covid, in una sezione ospedalieria del San Paolo, evento organizzato da Rodolfo, all'epoca in piena attività professionale e ora tra i corsisti.
Il momento Zappa: l’intervento di
Giacomo
Tra i passaggi più significativi della mattinata, l’intervento di Giacomo, che ha introdotto con competenza e passione il focus dedicato a Frank Zappa. Un contributo prezioso, che ha aggiunto profondità e contesto a un artista spesso percepito come “difficile”, ma che in realtà - come è emerso chiaramente - è uno dei più lucidi osservatori del suo tempo. Il pubblico ha ascoltato con attenzione, ma si sa, Zappa divide, sorprende, spiazza, ma quando viene raccontato bene conquista.
La scaletta era ricca, forse troppo
per un solo incontro. E così, per ragioni di tempo, sono rimasti fuori quattro
nomi che avrebbero meritato spazio: Steve Winwood, Iggy Pop, Alice
Cooper e Arthur Brown, il visionario di Fire, uno dei primi
veri “pazzi” della scena psichedelica.
Assenze solo temporanee, figure che torneranno, perché fanno
parte del mosaico e perché il pubblico - questa è la mia sensazione - è pronto
a seguire anche nei territori più eccentrici.
La cosa più bella, però, è stata la risposta della sala. Non un semplice ascolto, ma una partecipazione emotiva, con risate, ricordi condivisi, applausi spontanei... quel clima di comunità che si crea quando la musica diventa un linguaggio comune.
Questo nono incontro ha confermato che il corso non è solo una serie di lezioni, ma un viaggio collettivo. Ogni appuntamento aggiunge un tassello, ogni brano apre una porta, ogni intervento arricchisce il quadro. E la sensazione, uscendo dalla sala, era che nessuno avesse davvero voglia di andare via, segno che la musica, quando è di qualità - concetto certamente opinabile -, unisce, emoziona e fa sentire vivi.
