lunedì 2 febbraio 2026

Mucche di cartone e odore di fieno: la "fattoria" degli Yes ad Abbey Road


L'ossessione per il misticismo rurale che trasformò lo studio di registrazione in una stalla


Nel 1973, per la registrazione del monumentale (e controverso) Tales from Topographic Oceans, Jon Anderson decise che l'ambiente asettico degli studi di registrazione non era adatto a catturare l'energia spirituale dei quattro lunghi brani del disco. Volendo evocare l'atmosfera della campagna inglese, ordinò che venissero portate in studio balle di fieno, staccionate di legno e persino sagome di mucche in cartone.

L'idea, sebbene suggestiva sulla carta, si scontrò presto con la realtà pratica. Dopo pochi giorni sotto il calore delle luci e delle valvole degli amplificatori, il fieno iniziò a produrre un odore acre e polveroso, rendendo l'aria quasi irrespirabile e scatenando attacchi allergici in alcuni membri della troupe. Rick Wakeman, già scettico riguardo alla complessità del progetto, osservava con sarcasmo quella "fattoria indoor" mentre cercava rifugio nel pub più vicino.

L'episodio rimane il simbolo dell'eccesso prog: un tentativo ingenuo e grandioso di piegare la realtà materiale alla visione artistica.





domenica 1 febbraio 2026

Il 1° febbraio 1949 la RCA pubblica il primo singolo della storia su un disco a 45 giri

 


Il 1° febbraio 1949 la RCA pubblica il primo singolo della storia su un disco a 45 giri 


Il 1° febbraio 1949, 77 anni fa, la Radio Corporation of America (RCA) pubblicò il primo singolo su un disco a 45 giri della storia.

Era “Texarkana Baby del cantante country Eddy Arnold. In vinile verde, venne poi messo ufficialmente in vendita dal 31 marzo e fu una risposta al 33 giri immesso sul mercato dalla Columbia Records l'anno prima.

 

"Texarkana Baby" non sarebbe rimasta nella storia della musica se non avesse avuto una valenza simbolica, una sorta di segnale di guerra, sul piano industriale: con questo agile disco la RCA reagiva al 33 giri. Entrambi i formati erano destinati a superare, per versatilità e comodità d'uso, il vecchio 78 giri d'anteguerra.

Il singolo, basato sul progetto di Thomas Hutchinson, venne presentato dal massimo dirigente della RCA David Sarnoff ma rischiò di non trovare il consenso dei consumatori, anche per i problemi di impiego sui giradischi tarati sui 33: occorreva, tra l'altro, ricorrere a uno "spider" che consentisse l'adattamento della velocità e la compatibilità con il buco centrale. Per garantire il successo del suo prodotto, la RCA investì 5 milioni di dollari nella campagna pubblicitaria, e già nel 1954 erano 200 milioni i pezzi venduti nel mondo.

Una curiosità: inizialmente i vinili avevano un colore che indicava il genere musicale d'appartenenza. I brani country erano colorati di verde, quelli classici di rosso, quelli per bambini di giallo e quelli R&B e gospel di arancione. Successivamente si impose il 45 giri nero.



l 45 giri in Italia 


In Italia, il 45 giri si è diffuso negli anni Cinquanta, superando per vendite il 78 giri nel biennio '57-'58 e raggiungendo l'apice tra il 1964 e il 1970, grazie anche all'avvento dei 'mangiadischi' portatili, che consentivano di ascoltare i vinili anche fuori casa. Un successo che ha accompagnato il boom economico di quegli anni.

Il 18 agosto 1990, con un accordo tra tutte le multinazionali discografiche, si decise di porre fine alla grande produzione che tuttavia continuò ancora fino al 1993.

L'Italia si distingue per essere stato l'unico Paese al mondo ad aver distribuito i 45 giri anche nell'edizione per juke box, ma solo a gestori di bar che ne possedevano uno. La caratteristica principale era il prezzo ridotto rispetto alle versioni normali, inoltre venivano venduti in anticipo e contenevano spesso più artisti o più etichette discografiche in un solo vinile.

Per evitare che i 45 giri per juke box venissero venduti dai commercianti a prezzi ridotti, la RCA cominciò a produrre 45 giri con l'etichetta di colore giallo con la dicitura "juke box".


LA RCA IN ITALIA





1° febbraio nel ricordo di Pino Tuccimei

Pino Tuccimei e gli amici storici


Il 1° febbraio del 2020 ci lasciava Pino Tuccimei, un grande personaggio del mondo musicale, artefice di momenti di enorme valenza in un largo spazio temporale… circa cinquant’anni, e per chi non lo ricordasse a fine post è visibile una piccola biografia catturata in rete.

Eravamo diventati grandi amici e dopo un approccio virtuale ci eravamo conosciuti personalmente: non potrò mai dimenticare il pomeriggio passato al Piper di Viareggio, a riprogrammare una ripartenza dei concerti in quel locale storico. Il sogno finì in un lampo, così come fu una sua forte delusione quella che mi incuriosì e mi portò sulle sue tracce.
Un giorno di metà luglio, infatti, fui attirato dal seguente titolo:

I motivi che non hanno consentito di effettuare il concerto del 
40ennale Villa Pamphili

che precedeva un sostanzioso contenuto…


L’idea era quella di far rivivere un evento di inizio anni ‘70 che è passato alla storia, nato quando probabilmente organizzare i mega eventi era meno complicato, per l’enorme seguito del momento e per delle normative poco rigorose. E forse non era necessario avere come interlocutore il politico di turno e ci si poteva permettere un po’ più di autarchia.
Contattai Pino subito dopo questa sua delusione e così programmammo una chiacchierata telefonica che presento, in parte, a seguire, e che  mi pare fornisca un’immagine nitida di un uomo che realmente è stato un artefice della musica moderna.
Nei giorni successivi proposi a Pino qualcosa di più ambizioso, che non poteva essere costruito con meri contatti virtuali: la realizzazione di un libro che attraverso le sue parole e i suoi ricordi ricostruisse con fatti e certezze - e non con le sole opinioni - la realtà storica di un lungo periodo di cui tutti parlano, ma che pochi hanno vissuto direttamente da protagonisti. Ci trovammo in pieno accordo sul fatto che si rischia di perdere la verità, se non si lascia traccia scritta, anche se lui mostrò un po’ di scetticismo sul fatto che la sua vita personale - ma allo stesso tempo pubblica - potesse essere interessante per qualcuno.

Pino, mi dispiace contraddirti ma ti sbagli!  La mia risposta.

Il passo ulteriore fu quindi quello di rimandare a fine estate un incontro di “duro lavoro”, da svolgersi magari dalle sue parti, con l’ambizioso obiettivo di far scaturire dalla full immersion il materiale necessario alla realizzazione del progetto.
In attesa di trovare il momento giusto per il meeting, pubblico parte della nostra chiacchierata telefonica, col rammarico di aver perso in fase di travaso dei file, almeno metà della testimonianza.
In quei minuti mancanti c’erano cose ragguardevoli, come il “suo” primo tour italiano di Elton John, o risvolti importanti legati all'amico David Zard, altro grande dell’epoca.
C’era anche la descrizione di momenti particolarmente difficili… come quando Pino affrontò un pubblico incandescente - era il tempo delle contestazioni e della richiesta del biglietto gratis per tutti - in attesa di ELP. Prese una rappresentanza “rumorosa” e si recò in camerino da Keith Emerson, chiedendo cosa fare, accontentare quei fan e farli entrare gratuitamente o... Ovviamente Emerson nemmeno ci pensò a… lavorare gratis.
E ancora… mancava poco all’esibizione di Patty Smith (Firenze?) e di lei nessuna traccia. Visita fugace nel suo hotel, e scoperta poco felice… con Patty nella vasca da bagno, in condizioni indescrivibili… e che fatica rimetterla in sesto!

Era, mi pare, il 2012, e  Pino Tuccimei si ritrovò nuovamente in pista  come manager di un interessante gruppo vocale, i Just, di cui mi fece sentire diversi brani e conobbi al FIM di Albenga.

Nel tempo, l'idea del libro sulla sua vita progredì, e anche se non riuscii mai ad accettare il suo invito a Roma passammo ore al telefono, raccogliendo materiale che ora è dormiente negli archivi... lavorarci su a posteriori sembra quasi una violazione personale, anche se sono certo che Mario e Lavinia, i suoi cuccioli, ne sarebbero felici.
Vedremo.

Resta l'immagine di un uomo che ha lasciato il segno, precursore dei tempi, umanamente unico.
Penso spesso a lui!

Ma ascoltiamo la voce e qualche rimembranza di Pino, in una chiacchierata di qualche anno fa...




Un po’ di biografia da wikipedia

Pino Tuccimei, vero nome Giuseppe, è stato un produttore discografico italiano, nato a Roma il 15 marzo del 1939.
Manager artistico, produttore discografico ed organizzatore di grandi concerti, Tuccimei inizia, dopo un passato da musicista, ad interessarsi di management nel 1967, in un primo tempo con gruppi minori. 
Incontra nel 1968 i Pooh, gruppo ancora poco conosciuto, e ne diventa il manager fino al 1973. Nel frattempo cura gli interessi di molti altri artisti e gruppi tra i quali gli Osanna, i The Trip, Raccomandata con Ricevuta di Ritorno, Metamorfosi, Procession, i Jaguars, i Rokketti e di alcuni di essi è anche il produttore discografico.
Dal 1975 inizia ad organizzare in proprio grandi eventi. In collaborazione con Franco Mamone porta in Italia in tour i Genesis, Van Der Graaf Generator, Emerson Lake & Palmer, Jethro Tull, Colosseum. Negli anni '80 organizza assieme a Vincenzo Ratti e David Zard il primo tour italiano di Elton John
Nel 1970, 1971, 1972 è direttore artistico dei tre famosi raduni pop di Caracalla e Villa Pamphili a Roma, dove nel 1972 si radunano circa 200.000 persone. Con questi raduni da un impulso decisivo al lancio del progressive. Poi con la politicizzazione di quel tipo di sound lentamente si sposta su musica più soft e diventa il manager della cantante irlandese Kay McCarthy, di Gibert Bècaud per l'Italia così come per Juliette Greco. Dal 1982 è il manager dei The Platters, gruppo vocale statunitense.
È stato premiato per la sua attività in campo artistico per tre anni consecutivi con il Premio Campidoglio, ed inoltre con una Maschera d'Argento, una Grolla d'oro.
Nel 2012 si rimette in gioco e diventa il manager dei Just, gruppo vocale italiano.