domenica 15 marzo 2026

Paki Canzi, la voce gentile dei Nuovi Angeli che ci ha lasciato



Il ricordo di un interprete che ha segnato un’epoca senza clamore


Apprendo ora che, nella notte, Paki Canzi ci ha lasciato, e la notizia porta con sé quella sensazione sospesa che accompagna la scomparsa di figure entrate, quasi senza accorgercene, nella memoria collettiva. Per molti, il suo nome è legato ai Nuovi Angeli, una delle formazioni più riconoscibili della musica leggera italiana tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta.

La sua voce, morbida e immediata, ha contribuito a definire un repertorio che ancora oggi conserva una freschezza particolare. Non era un interprete sopra le righe, preferiva la misura, la chiarezza, la melodia che arriva senza forzature.

La storia musicale di Paki inizia con il duo Paki & Paki, nucleo originario di ciò che sarebbe diventato il gruppo. L’incontro con Alberto Pasetti, Renato Sabbioni e Ricky Rebaioli dà vita ai Nuovi Angeli, nome scelto proprio da lui. Da lì arrivano i brani che hanno attraversato generazioni: Donna Felicità, Singapore, Ragazzina ragazzina, L’orizzonte è azzurro anche per te, Una caverna. Canzoni che raccontavano un’Italia giovane, leggera, curiosa.

Non tutti ricordano che nel 1969 i Nuovi Angeli parteciparono anche a Un quarto di vita, opera di Giorgio Gaslini rappresentata al Teatro Regio di Parma. Un episodio che testimonia la disponibilità di Paki a muoversi anche fuori dai confini del pop più immediato.

La notizia della sua scomparsa colpisce anche per un motivo personale. A breve era previsto un suo concerto, un ritorno sul palco che molti attendevano con affetto. Della band avrebbero fatto parte anche due miei amici concittadini, e proprio due giorni fa avevamo parlato dell’evento, con la naturalezza di chi dà per scontato che certe voci continueranno ad accompagnarci. Sapere che quel momento non arriverà più aggiunge una nota di malinconia a questo addio.

Paki Canzi lascia un’eredità fatta di canzoni che non hanno mai preteso di essere altro da ciò che erano: melodie limpide, testi diretti, un modo di stare sulla scena che privilegiava la sincerità alla spettacolarizzazione. È forse questa la ragione per cui la sua voce continua a essere ricordata con affetto, perché apparteneva a un’epoca in cui la semplicità non era un limite, ma una forma di autenticità.