Giorgio “Fico” Piazza alla Stella Maris: un rito collettivo
contro il CSD
di Athos Enrile
Certe serate non si organizzano: accadono. E quando accadono,
lo fanno con la naturalezza dei riti, con quella forza silenziosa che mette in
moto le persone e le porta fuori di casa, lontano dal temuto CSD – il “culo
sul divano”, mio nemico dichiarato di questo anno culturale.
Il 13 marzo, alla Sala Stella Maris di Savona, è
successo esattamente questo. Il quarto dei sei appuntamenti del ciclo che ho
immaginato a ottobre - in collaborazione con l’Associazione Rossini e in
continuità con il mio corso sul rock anni ’70 alla UniSavona - ha superato ogni
previsione: sold out oltre ogni possibile immaginazione. Non un pienone
formale, ma una sala colma di volti attenti, curiosi, partecipi. Molti
corsisti, certo, ma anche amici, conoscenti, persone arrivate attraverso il
passaparola, come se la musica avesse chiamato a raccolta una piccola comunità.
Giorgio “Fico” Piazza non ha portato una conferenza, ma la sua
vita intera.
La sua narrazione - lunga, stratificata, ricca di aneddoti,
video, ricordi personali - ha attraversato decenni di musica italiana: dagli
esordi giovanili sino a I Quelli, alla stagione irripetibile della PFM,
fino alle collaborazioni con Mina, Celentano, Battisti, De André. Senza
dimenticare il collegamento fraterno con Demetrio Stratos.
Ma il racconto non è stato mai nostalgia, ma piuttosto una memoria
viva, restituita con una sincerità che non ha bisogno di enfasi.
E poi c’era lui: il basso. Non uno qualunque, ma il basso che
Greg Lake regalò a Fico nei primi anni ’70, uno strumento che porta addosso
la storia del progressive mondiale, e che nelle sue mani vibra ancora come
allora.
A tratti, mentre scorrevano i video, Fico entrava nel brano
suonando dal vivo, intrecciando presente e passato in un unico gesto. Un modo
di raccontare che non si limita a dire, ma a far vivere.
La Stella Maris, anche grazie ai tanti amici presenti, si è
trasformata in una vera camera della memoria. Nessuna separazione, nessuna
distanza, ma una sala in linea, un ambiente unico dove ospite e pubblico hanno
condiviso lo stesso spazio, mescolandosi naturalmente, guardandosi negli occhi
e respirando la stessa aria. Un cerchio di persone che hanno vissuto insieme la
stessa esperienza. Battute, rimandi, domande spontanee, risate. Un clima da
salotto culturale, non da platea. Un modo di stare insieme che oggi è raro, e
proprio per questo prezioso.
C’è stato un istante in cui la serata si è trasformata in
qualcosa di più grande, quando è partita La canzone del sole di Battisti
- con Fico che l’ha accompagna dal vivo e la sala ha iniziato a cantare all’unisono.
Non era nostalgia ma riconoscimento, un pezzo di vita
condivisa che tornava a galla, e che per qualche minuto ha unito tutti in
un’unica voce.
Il video lo testimonia, ma chi c’era sa che quel momento non
si può davvero spiegare, solo ricordare.
La serata è durata oltre tre ore, davvero tanto per un evento
di questa tipologia, ma il gradimento è apparso totale.
E pensare che tutto era nato per caso, da una chiacchierata
post-concerto. Fico vive a due ore e mezza di macchina, ma la passione ha vinto
sulla fatica, e alla fine, è stato svelato un nuovo obiettivo, quello di portare
la musica nelle scuole.
Lo spirito di Piazza è chiaro: la musica non deve restare
chiusa nei ricordi, deve camminare, deve arrivare ai ragazzi.
Per questo è già in fase avanzata un progetto per portare la
sua storia nelle scuole medie, un gesto di restituzione, di semina, di futuro.
Quella del 13 marzo non è stata una semplice serata musicale.
È stata un rito collettivo, un atto d’amore verso la musica e verso le persone
che la vivono. Un piccolo miracolo culturale nato dal desiderio di combattere
il CSD e di rimettere in moto le persone.
E se tutto questo è stato possibile, è grazie a un musicista
vero come Giorgio “Fico” Piazza, alla sua umiltà, alla sua storia, e a quel
basso che porta con sé mezzo secolo di vita.
Grande vita alla musica. E a chi la tiene viva.


