venerdì 6 marzo 2026

Alvin Lee: il fulmine che si spense il 6 marzo 2013

 


Alvin Lee: il fulmine che si spense il 6 marzo 2013


Nell’estate del 2011, a Genova, vidi Alvin Lee sul palco, non in un momento di quiete ma nel suo elemento naturale, con la chitarra al collo, il volume alto, quel modo inconfondibile di far correre le dita come se il tempo fosse un ostacolo da superare. Ero a due passi da lui, abbastanza vicino da sentire la vibrazione fisica degli amplificatori e quella sua energia che non aveva perso un grammo di intensità. In quell’istante pensai soltanto: “Ecco uno degli eroi di Woodstock, uno che ha davvero incendiato un’epoca e continua a farlo.”

Due anni dopo, il 6 marzo 2013, quella voce e quella chitarra si sarebbero spente per sempre.

Nato a Nottingham nel 1944, Alvin Lee aveva iniziato a suonare giovanissimo, innamorato del blues americano. Con Leo Lyons, Ric Lee e Chick Churchill diede vita ai Ten Years After, una delle band più incandescenti della scena britannica tra fine ’60 e inizio ’70.

La sua leggenda si cristallizza in un singolo brano: “I’m Going Home” a Woodstock. Non era solo velocità, ma un misto di adrenalina, swing, improvvisazione e puro istinto. Nel film del festival, quella sequenza diventa un manifesto. Alvin Lee correva più veloce del tempo, e sembrava farlo senza sforzo.

Nel 1973 lasciò la band per seguire una strada più personale. Il suo album On the Road to Freedom, con George Harrison tra gli ospiti, mostrò un lato più maturo, quasi contemplativo. Da lì in avanti, una carriera solista costante, libera, mai schiava delle mode.

 Il 6 marzo 2013 la notizia arrivò come un lampo: Alvin Lee era morto a 68 anni per complicazioni successive a un intervento chirurgico di routine. Una fine silenziosa per un musicista che aveva sempre vissuto in accelerazione.

La sua Gibson ES-335 “Big Red” rimane un’icona. Il suo stile, un ponte tra blues, rock’n’roll e virtuosismo, continua a influenzare chitarristi di ogni generazione. Alvin Lee non è stato solo “il più veloce”… è stato un interprete capace di trasformare la velocità in linguaggio, non in esibizione.

Il 6 marzo è il giorno in cui il rock ha perso un suo corridore instancabile. Ma ogni volta che parte “I’m Going Home”, quel ragazzo di Nottingham torna a correre davanti a tutti.