Alvin Lee: il fulmine che si spense il 6 marzo 2013
Nell’estate del 2011, a Genova, vidi Alvin Lee sul
palco, non in un momento di quiete ma nel suo elemento naturale, con la
chitarra al collo, il volume alto, quel modo inconfondibile di far correre le
dita come se il tempo fosse un ostacolo da superare. Ero a due passi da lui,
abbastanza vicino da sentire la vibrazione fisica degli amplificatori e quella
sua energia che non aveva perso un grammo di intensità. In quell’istante pensai
soltanto: “Ecco uno degli eroi di Woodstock, uno che ha davvero incendiato
un’epoca e continua a farlo.”
Due anni dopo, il 6 marzo 2013, quella voce e quella
chitarra si sarebbero spente per sempre.
Nato a Nottingham nel 1944, Alvin Lee aveva iniziato a suonare giovanissimo, innamorato del blues americano. Con Leo Lyons, Ric Lee e Chick Churchill diede vita ai Ten Years After, una delle band più incandescenti della scena britannica tra fine ’60 e inizio ’70.
La sua leggenda si cristallizza in un singolo brano: “I’m Going Home” a Woodstock. Non era solo velocità, ma un misto di adrenalina, swing, improvvisazione e puro istinto. Nel film del festival, quella sequenza diventa un manifesto. Alvin Lee correva più veloce del tempo, e sembrava farlo senza sforzo.
Nel 1973 lasciò la band per seguire una strada più personale.
Il suo album On the Road to Freedom, con George Harrison tra gli
ospiti, mostrò un lato più maturo, quasi contemplativo. Da lì in avanti, una
carriera solista costante, libera, mai schiava delle mode.
Il 6 marzo 2013 la notizia arrivò come un lampo: Alvin Lee era morto a 68 anni per complicazioni successive a un intervento chirurgico di routine. Una fine silenziosa per un musicista che aveva sempre vissuto in accelerazione.
La sua Gibson ES-335 “Big Red” rimane un’icona. Il suo
stile, un ponte tra blues, rock’n’roll e virtuosismo, continua a influenzare
chitarristi di ogni generazione. Alvin Lee non è stato solo “il più veloce”… è
stato un interprete capace di trasformare la velocità in linguaggio, non in
esibizione.
Il 6 marzo è il giorno in cui il rock ha perso un suo
corridore instancabile. Ma ogni volta che parte “I’m Going Home”, quel ragazzo
di Nottingham torna a correre davanti a tutti.
