La notizia è arrivata oggi, 24 marzo 2026: Terry Cox, storico batterista dei Pentangle,
è morto all’età di 89 anni. La conferma è stata diffusa attraverso i canali
ufficiali della band, che lo hanno ricordato come «uno dei cinque punti di
luce dei Pentangle - un batterista di raro istinto e immaginazione».
Terry Cox era una delle colonne portanti di quel suono
inconfondibile che, tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, fuse
folk, jazz e musica antica in una forma nuova, elegante e modernissima. La sua
batteria - discreta, intelligente, mai invadente - ha ridefinito il ruolo delle
percussioni nel folk contemporaneo.
Prima di entrare nei Pentangle, Cox aveva già un percorso
ricco: suonava nei jazz club londinesi e collaborava con figure come Sandy
Brown, Alexis Korner, Duffy Power e John McLaughlin. Quella formazione
jazzistica rimase sempre nel suo tocco: morbido, elastico, capace di dare
movimento anche ai brani più rarefatti.
Con Bert Jansch, John Renbourn, Jacqui McShee e Danny
Thompson, Cox contribuì a creare una delle band più raffinate della scena
britannica. Il loro album più celebre, Basket of Light (1969), resta un
caposaldo del folk-rock, e la sua batteria è parte essenziale di quel suono.
Cox firmò anche diversi brani, tra cui Springtime Promises,
Moondog e Helping Hand .
La sua carriera non si esaurì con i Pentangle. Cox fu un session
drummer di altissimo livello, presente in dischi fondamentali della musica pop
e rock britannica. Tra le sue collaborazioni più note quelle con David Bowie (in
Space Oddity (1969) è lui il batterista del brano che ha cambiato la
storia del pop; con Elton John (suonò nei suoi album del 1970 e 1971); con i Bee
Gees, Shirley Collins, John Williams, Scott Walker, una lista che testimonia la
sua versatilità e il suo prestigio
Negli anni Settanta collaborò anche con Charles Aznavour,
portando la sua sensibilità jazzistica in un contesto completamente diverso.
Cox partecipò alle reunion dei Pentangle nel 1982-83 e poi
ancora nel 2008 e 2011, apparendo in concerti, programmi televisivi e nel live
album Finale . Negli ultimi anni viveva tra Regno Unito e Spagna,
continuando a suonare in contesti più intimi, spesso jazzistici.
Terry Cox non è mai stato un musicista “da copertina”, ma
chiunque abbia ascoltato i Pentangle sa quanto la sua presenza fosse decisiva.
La band lo ha ricordato con parole semplici e perfette: «Ha ridefinito i
confini tra folk, jazz e oltre».
La sua batteria costruiva atmosfere, sosteneva, suggeriva.
Era un musicista che sapeva ascoltare prima ancora che suonare.

