Addio a Phil Campbell, il custode del
suono dei Motörhead
La notizia della scomparsa di Phil
Campbell segna la chiusura
definitiva di un’epoca per il rock più intransigente. Gallese, classe 1961,
Campbell è stato per oltre trent’anni la spalla fondamentale di Lemmy
Kilmister, contribuendo a definire l'estetica sonora di una band che ha fatto
del volume e della velocità un marchio di fabbrica inconfondibile. Sebbene la
figura di Lemmy sia sempre stata il baricentro carismatico del gruppo, è stato
il lavoro di Campbell alle sei corde a fornire la struttura armonica necessaria
per sostenere quella sezione ritmica tellurica, trasformando il power trio in
una macchina da guerra coordinata e tecnicamente solida.
Entrato nella band nel 1984 dopo un provino che convinse
immediatamente Lemmy, Campbell non ha mai cercato di emulare i suoi
predecessori, preferendo invece innestare un approccio che mescolava il blues
più sporco con la precisione del metal europeo. Questa attitudine è evidente in
album come Orgasmatron o Inferno, dove il suo stile si fa più
cupo e stratificato, dimostrando una maturità compositiva che andava oltre il
semplice riffing ad alta velocità. La sua capacità di alternare assoli fulminei
a passaggi più carichi di groove ha permesso ai Motörhead di
sopravvivere ai cambi di formazione e alle mode del settore, mantenendo una
coerenza stilistica rara nel panorama musicale internazionale.
Dopo lo scioglimento della band madre seguito alla morte di Kilmister nel 2015, Campbell aveva proseguito il suo percorso con i The Bastard Sons, un progetto che gli aveva permesso di esplorare sonorità più vicine all'hard rock classico senza però rinunciare a quell'irruenza che lo ha reso celebre. La sua eredità non risiede solo nei numerosi dischi d'oro o nelle esibizioni sui palchi più prestigiosi del mondo, ma nella disciplina con cui ha interpretato il ruolo di chitarrista ritmico e solista, agendo sempre in funzione della canzone e del collettivo. Con la sua dipartita, si perde un professionista che ha saputo incarnare la sostanza del genere, lontano dagli eccessi puramente estetici e focalizzato sulla concretezza dello strumento.
