Savona, 24 marzo 2026
L’incontro dedicato al Rock americano degli Anni Settanta, iniziato la scorsa puntata e ospitato alla Sala Stella Maris di Savona, all’interno dei corsi di UniSavona,
si è trasformato in un viaggio dentro un decennio complesso, attraversato da
contrasti, cambiamenti improvvisi e nuove forme di creatività. La musica è
stata il filo conduttore, ma attorno a quella traccia si è alimentata una storia
più ampia, fatta di trasformazioni sociali, tensioni politiche e un’America che
cercava di ridefinirsi.
Con l'aiuto di Giacomo è emerso un quadro d’epoca: gli Stati
Uniti uscivano dagli anni delle grandi speranze e delle grandi ferite. Le
utopie collettive si erano incrinate, la fiducia nelle istituzioni era in calo,
e il Paese si muoveva tra crisi economiche, scandali politici e un diffuso
senso di smarrimento. In questo scenario, la musica non era un semplice
intrattenimento, ma un modo per interpretare il presente, per reagire, per
trovare un nuovo equilibrio.
Il percorso musicale è iniziato con alcune figure simboliche
della canzone americana, come Jim Croce e Jackson Browne, autori
capaci di raccontare la quotidianità con una sincerità disarmante. Le loro
melodie, proposte nella scaletta della mattinata, hanno riportato l’attenzione
su un’America più intima, fatta di storie personali e di un bisogno crescente
di autenticità.
La West Coast, con la sua tradizione di armonie vocali e
atmosfere limpide, ha avuto un ruolo centrale. Gli Eagles, con Hotel
California, hanno rappresentato al meglio quel momento in cui la leggerezza
degli anni precedenti lascia spazio a un tono più riflessivo, quasi inquieto. Poco
e altre formazioni affini hanno mostrato come la ricerca di equilibrio tra
radici country, pop e rock fosse diventata una delle cifre stilistiche del
decennio.
La mattinata ha poi virato verso sonorità più complesse, con
gli Steely Dan e i Doobie Brothers. Qui il rock incontra il jazz,
il funk, la precisione degli studi di registrazione. È un mondo diverso da
quello delle chitarre polverose del Sud o delle armonie californiane: è un rock
urbano, elegante, costruito con cura maniacale.
Brani come Do It Again o Long Train Runnin’,
presenti nel programma, hanno mostrato come gli anni Settanta fossero anche un
laboratorio sonoro, dove i confini tra i generi diventavano sempre più
permeabili.
Si è arrivati poi nel cuore del Sud degli Stati Uniti, dove il rock ha assunto un carattere più ruvido e viscerale. Gli Allman Brothers, con le loro
lunghe improvvisazioni, hanno rappresentato la fusione tra blues, jazz e rock
in una forma nuova, potente e spirituale. Whipping Post, proposto nella
scaletta, ne è un esempio emblematico.
I Lynyrd Skynyrd, con Sweet Home Alabama, hanno
incarnato l’orgoglio e le contraddizioni del Sud, mentre gli ZZ Top
hanno portato in sala il loro inconfondibile mix di ritmo, ironia e chitarre
taglienti. Gli Steppenwolf, con Born to Be Wild, hanno ricordato
come proprio da loro sia nato uno dei termini più iconici del rock duro.
Il percorso si è concluso con Simon & Garfunkel,
una scelta che ha riportato la mattinata su toni più delicati. Mrs. Robinson
ha fatto da ponte tra la complessità del decennio e la dimensione più intima
della canzone d’autore, ricordando quanto la musica americana sappia essere,
allo stesso tempo, popolare e profondamente poetica.
L’incontro si è chiuso con un invito all’ascolto, ed è forse la sintesi migliore di ciò che gli anni Settanta
rappresentano ancora oggi, un archivio di emozioni, tensioni, sperimentazioni e
ritorni alle radici. Un decennio che non si lascia definire da un solo stile,
ma che vive nella varietà delle sue voci.
Alla Stella Maris, per qualche ora, quelle voci sono tornate a intrecciarsi, restituendo al pubblico non solo una playlist, ma un pezzo di storia americana.
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