mercoledì 25 marzo 2026

Chip Taylor: addio al cantautore che ha lasciato un’impronta indelebile nella musica americana

 


Chip Taylor se n’è andato il 23 marzo, all’età di 86 anni. La notizia è stata confermata dalla sua etichetta, senza ulteriori dettagli sulle cause. Con lui scompare uno degli autori più influenti della canzone statunitense, un musicista capace di attraversare decenni di storia lasciando melodie che hanno superato mode e generazioni.

Nato come James Wesley Voight, apparteneva a una famiglia nota anche fuori dal mondo musicale: fratello dell’attore Jon Voight e zio di Angelina Jolie. La musica, però, era la sua strada fin dall’adolescenza, quando guidava la band Wes Voight and the Town Three. Dopo un tour con Neil Sedaka e il cambio di nome, iniziò a pubblicare dischi con la Warner, ottenendo nel 1962 la sua prima presenza in classifica con Here I Am.

Il suo nome rimarrà per sempre legato a Wild Thing, brano registrato per la prima volta nel 1965 e trasformato in un successo planetario dai Troggs l’anno successivo. La versione incendiaria di Jimi Hendrix al Monterey Pop Festival del 1967 - la stessa esibizione in cui diede fuoco alla chitarra - contribuì a far entrare la canzone nella mitologia del rock. Nel tempo è stata reinterpretata da artisti diversissimi, dalle Runaways agli X, segno della sua forza trasversale.

Un altro capitolo fondamentale della sua carriera è Angel of the Morning, nata nel 1967 e portata al successo da Merrilee Rush nel 1968. La rilettura di Juice Newton, tredici anni più tardi, superò il milione di copie vendute, mentre nel 2001 Shaggy ne riprese la melodia per Angel, portandola in vetta alle classifiche di mezzo mondo. Taylor raccontava che il brano era nato quasi di getto, ispirato da un film di guerra visto in televisione: una storia di due amanti divisi dal conflitto, uniti solo dal tempo rubato.

La sua produzione, però, non si esaurisce nei due titoli più celebri. Nel suo repertorio compaiono brani interpretati da Willie Nelson, dagli Hollies, da Linda Ronstadt e da molti altri. La sua scrittura era guidata da un istinto particolare, come lui stesso spiegava: lasciava che l’idea prendesse forma da sola, seguendo un’emozione più che una struttura.

Con la morte di Chip Taylor si chiude una pagina importante della musica americana. Rimangono le sue canzoni, capaci di attraversare epoche diverse senza perdere intensità, e quella capacità rara di trasformare un’intuizione in qualcosa che continua a parlare anche a distanza di decenni.