lunedì 19 gennaio 2026

Carmine Capasso chiude il suo tour a Genova, tra emozioni, tecnica e storia del prog

 


L’ultima tappa del tour “Assenza di gravità… and more” di Carmine Capasso si è trasformata in una serata speciale, quasi un rito di chiusura, dove passato, presente e futuro della musica si sono intrecciati con naturalezza. Il pubblico non era numeroso, ma la sala era ricca di musicisti e ascoltatori attenti: un clima da “cerchia competente”, dove ogni dettaglio viene colto e valorizzato.

A inaugurare la serata è stato Gianmaria Zanier, solo sul palco con chitarra e basi. Un compito impegnativo, soprattutto per chi è abituato a promuovere gli altri artisti più che sé stesso. E invece Zanier ha affrontato la sfida con una sincerità che ha colpito: ha proposto alcuni brani dal suo Diario di Bordo, portando un’intimità che ha funzionato proprio perché priva di artifici. La sua esibizione è stata un gesto di coraggio e autenticità: un artista che decide di mettersi in gioco, pur senza grande esperienza da palco, e che riesce a creare un clima di ascolto vero. Un’apertura positiva, umana, che ha predisposto il pubblico alla serata.

La seconda parte ha visto l’ingresso della Carmine Capasso Band, formazione affiatata e potente:

Carmine Capasso – voce, chitarre, theremin, synth

Sep Sarno – piano, Hammond, Moog

Piero “BlackBass” Chiefa – basso, chitarra

Jacopo Casadio – batteria, cori 

Capasso si conferma un frontman completo: tecnico, espressivo, capace di guidare la band e di coinvolgere il pubblico con naturalezza. La scaletta ha attraversato i brani del suo album Assenza di gravità, alternandoli a momenti dedicati alle sue esperienze con The Trip, proponendo anche un brano da lui composto per la nuova formazione. Non sono mancati omaggi a gruppi e artisti che fanno parte del suo DNA musicale: Timoria, Genesis, Ivan Graziani, Black Sabbath. Una sezione centrale energica, varia, costruita con intelligenza musicale.

La terza parte ha portato sul palco Giorgio “Fico” Piazza, in splendida forma. Con lui la serata ha assunto una dimensione storica, quasi documentaria.

Il percorso musicale ha rivisitato le sue origini con I Quelli, proponendo pezzi storici come “La bambolina che fa no no no” (brano di Michel Polnareff, portato al successo in Italia proprio dai Quelli), “Hush” dei Deep Purple, altro cavallo di battaglia della band pre-PFM.

Dalla stagione dei Quelli si è passati alla nascita della PFM, di cui Piazza è stato membro fondatore e protagonista nei primi due album. Il pubblico ha potuto ascoltare canzoni come “Impressioni di settembre”, “La carrozza di Hans”, introdotta da una citazione potente dei King Crimson, ovvero “21st Century Schizoid Man”.

Greg Lake è sempre nei suoi pensieri e "Lucky Man" ne è una testimonianza.

La chiusura è stata affidata a un classico intramontabile “È festa” (con Zanier a completare la big band), brano che ha trasformato la sala in un piccolo rito collettivo, con il pubblico ai piedi del palco.

Piazza non si è limitato a suonare: ha raccontato, ha condiviso aneddoti, ha riportato alla luce un pezzo di storia del progressive italiano. La sua presenza ha completato la serata, aggiungendo profondità e memoria.

Alla fine, ciò che resta di questa ultima tappa del tour “Assenza di gravità… and more” è la sensazione di aver attraversato un viaggio completo, fatto di coraggio, tecnica, memoria e condivisione. L’apertura di Zanier ha dato il tono umano alla serata, come se qualcuno avesse spalancato una porta invitando tutti ad accomodarsi senza formalità. La parte centrale, con la Carmine Capasso Band, ha mostrato invece la solidità di un gruppo che sa esattamente dove andare: un suono compatto, una guida sicura, un repertorio che alterna introspezione e potenza, passato e presente, con quella naturalezza che solo i musicisti veri sanno mantenere.

E poi l’arrivo di Giorgio “Fico” Piazza ha aggiunto la dimensione del racconto, quella che non si impara e non si costruisce: si porta addosso. Le sue storie, i suoi brani, i suoi ricordi trasformati in musica hanno completato il quadro, come se la serata avesse improvvisamente trovato la sua profondità storica, il suo orizzonte più ampio. Insieme, questi tre momenti hanno creato un flusso unico, un intreccio di generazioni e sensibilità che ha restituito al pubblico un’esperienza piena, viva, capace di guardare avanti senza dimenticare da dove arriva.

E proprio guardando avanti, la chiusura del tour assume un significato particolare: Carmine Capasso ora si fermerà per un po’, una pausa necessaria per dedicarsi al nuovo disco. Se questa serata è stata un punto d’arrivo, è anche un punto di ripartenza. E la sensazione, uscendo dalla sala, è che ciò che verrà dopo avrà ancora più peso, più maturità, più visione. Perché quando un viaggio si conclude così, con questa intensità e questa cura, significa che un altro è già pronto a cominciare.