Dall’inferno del matrimonio con Ike
al trionfo mondiale: la notte che cambiò la storia del rock
C’è un momento preciso, nella vita di Tina Turner, che divide il tempo in un
"prima" e un "dopo". Non è il giorno in cui ha vinto un
Grammy e non è nemmeno quello in cui ha cantato davanti a centottantamila
persone a Rio de Janeiro. È una notte d’estate del 1976 a Dallas, una di
quelle notti appiccicose dove l’aria non dà tregua.
In quel momento, Tina non è una superstar. È una donna
stanca, ferita, che si trova nel retro di una limousine accanto a suo marito
Ike. Per anni, il mondo ha visto i loro sorrisi sotto le luci dei riflettori,
ma dietro le quinte la realtà era fatta di lividi e terrore. Quella sera, però,
accade qualcosa di diverso: durante l'ennesima lite, Tina decide che l'ultimo
colpo è stato davvero l'ultimo. Per la prima volta nella sua vita, reagisce.
Risponde ai colpi, non per rabbia, ma per sopravvivenza.
Quando arrivano in hotel, Ike crolla in un sonno profondo.
Tina lo guarda e capisce che se non esce da quella stanza in quel preciso
istante, non lo farà mai più.
Immaginiamola: esce dall'hotel quasi furtivamente, con il
viso segnato dalle percosse e un completo bianco sporco di sangue. Non ha
valigie, non ha un cappotto, non ha un piano. In tasca ha solo una carta per la
benzina e 36 centesimi. Praticamente nulla. Eppure, con quel pugno di
spiccioli, Tina attraversa di corsa un’autostrada trafficata, schivando i
camion nel buio, puntando verso le luci di un altro motel.
È incredibile pensare che una delle icone più potenti della
storia della musica abbia dovuto implorare un receptionist per una stanza,
promettendo di pagare non appena possibile. In quel motel, quella notte, non
stava solo dormendo una donna in fuga: stava nascendo la Regina del Rock.
La parte più incredibile di questa storia non è solo la fuga,
ma quello che è successo dopo. Per ottenere il divorzio velocemente e chiudere
per sempre con il passato, Tina fece una scelta che avrebbe spaventato
chiunque: lasciò a Ike tutto. Gli lasciò i soldi, le case, i diritti sulle
canzoni, le macchine. Si prese persino il peso dei debiti per i concerti che
non avrebbero più fatto.
Voleva solo una cosa: il suo nome.
Ike pensava che quel nome non valesse nulla senza di lui. Si
sbagliava. Per qualche anno Tina ha dovette ricominciare da zero, pulendo case
per pagare l'affitto e cantando in locali di second’ordine, ma lo fece con la
schiena dritta. Quei 36 centesimi erano stati il prezzo del suo biglietto per
la libertà.
Quando, quasi dieci anni dopo, scalò le classifiche mondiali
con Private Dancer, il mondo capì che Tina Turner non era un
prodotto di Ike. Era una forza della natura che aveva solo avuto bisogno di un
po' di silenzio e di quei pochi centesimi per ritrovare la propria voce.
Oggi la sua storia ci insegna che non importa quanto sia buia la notte o quanto sia vuota la tasca: il coraggio di attraversare quella strada, a volte, è tutto ciò che serve per cambiare il proprio destino.
