martedì 27 gennaio 2026

Il rumore che si fece icona: quando Siouxsie Sioux inventò il futuro senza saper suonare

 


Il 20 settembre 1976, sul palco del 100 Club di Londra, nasceva la leggenda di Siouxsie and the Banshees: venti minuti di caos improvvisato che cambiarono per sempre le regole del punk

 

Quando Susan Ballion, non ancora nota al mondo come Siouxsie Sioux, salì sul palco del 100 Club Punk Special nel settembre del 1976, non portava con sé una scaletta, né una chitarra accordata, e nemmeno una band nel senso convenzionale del termine. Insieme a lei c’erano Steven Severin al basso, Marco Pirroni alla chitarra e un giovanissimo Sid Vicious, che maltrattava la batteria con una furia scomposta. Nessuno di loro aveva mai provato insieme. Non c’erano canzoni da eseguire, ma solo un’urgenza espressiva che non trovava spazio nelle strutture del rock tradizionale. Il debutto dei Banshees fu un atto di puro terrorismo sonoro: venti minuti di improvvisazione brutale costruita attorno a una versione deformata e nichilista del "Padre Nostro".

Mentre Sid Vicious manteneva un ritmo ossessivo e sgraziato, Siouxsie declamava testi frammentari, mescolando preghiere, inni patriottici come "Rule Britannia" e classici del rock ridotti a brandelli, il tutto immerso in un oceano di feedback e distorsioni. Non era musica, era una performance d’avanguardia che sfidava apertamente il pubblico, lasciando gli spettatori tra lo sconcerto e il fascino magnetico. In quel marasma cacofonico, però, si stava cristallizzando qualcosa di nuovo. Siouxsie non era solo una cantante punk; con il suo trucco drammatico, i capelli corvini e un'attitudine distaccata e autoritaria, stava gettando le basi estetiche di quello che sarebbe diventato il post-punk e la cultura dark. Quella sera, l'assenza di tecnica si trasformò in una libertà creativa assoluta, dimostrando che per fare la storia non servivano spartiti, ma il coraggio di occupare uno spazio e urlare la propria esistenza. Da quel vuoto pneumatico di note nacque una delle carriere più sofisticate e influenti della musica britannica, trasformando un debutto improvvisato nel big bang di un intero movimento artistico.