C’è una strada a Genova dove il mare non arriva, ma dove l’umanità trabocca in ogni vicolo. È Via del Campo, un luogo che Fabrizio De André ha trasformato da semplice geografia urbana in un tempio della dignità umana. Ma dietro la nascita di questo capolavoro del 1967 si nasconde una storia fatta di equivoci, "bugie" creative e un’amicizia nata davanti a un bicchiere di vino.
Via del Campo (1967) è una canzone e al tempo stesso un manifesto. Ambientata nel cuore del ghetto genovese, descrive un mondo di prostitute e sognatori con una dolcezza che sfida la morale comune. Faber ci insegna che la purezza non abita nei palazzi del potere, ma tra gli ultimi. Il celebre verso finale - "Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior" - è forse la sintesi più alta della sua intera filosofia: la bellezza autentica germoglia proprio dove la società vede solo scarto.
Il fascino del brano risiede anche nella sua melodia antica e
malinconica. Per anni si è creduto che De André avesse rielaborato una ballata
medievale del Cinquecento. In realtà, si trattava di una geniale
"beffa" d'autore.
Qualche anno prima, Enzo Jannacci aveva scritto la musica per un brano intitolato "La mia morosa la va alla fonte"(1965). Per renderlo più suggestivo, insieme a Dario Fo, aveva messo in giro la voce che la melodia fosse un antico reperto storico. De André, cadendo nel tranello ma restandone folgorato, la utilizzò per la sua canzone, convinto fosse di pubblico dominio.
Quando Jannacci riconobbe le sue note alla radio, lo stupore
fu immediato. Se inizialmente il clima si scaldò - con ombre di possibili
battaglie legali per plagio - la vicenda si risolse con quella rara eleganza
che solo i grandi artisti possiedono.
I due si incontrarono e, tra un bicchiere di vino e una risata, chiarirono l'equivoco: De André ammise candidamente l'errore e la questione si chiuse con una stretta di mano. La SIAE registrò ufficialmente la collaborazione, attribuendo la musica a Jannacci e il testo a De André. Quello che poteva essere un tribunale divenne invece un legame di stima profonda: Jannacci amò talmente i versi di Faber da inserire Via del Campo nel proprio repertorio, omaggiando l'amico genovese in ogni suo concerto.
Oggi, camminando per Via del Campo, si respira ancora quell'atmosfera sospesa tra sacro e profano. Al civico 29 rosso, l'antico negozio di dischi di Gianni Tassio è diventato un museo dedicato alla scuola genovese. È lì che la chitarra di Faber e il genio di Jannacci continuano a parlarsi, ricordandoci che la grande arte non ha confini, nemmeno quelli della proprietà intellettuale, quando serve a dar voce a chi non ne ha.
