Gianmaria Zanier - Diario di Bordo
(G.T. Music Distribution, 2025)
Con Diario di Bordo, Gianmaria Zanier firma un’opera che, oltre ad essere un debutto discografico, appare come vero attraversamento biografico e musicale. Musicista, insegnante, divulgatore, voce e mente di Prog & Dintorni, Zanier porta in questo album tutto ciò che ha vissuto, ascoltato e condiviso negli ultimi vent’anni. Il risultato è un lavoro maturo, stratificato, capace di unire introspezione personale e visione critica della scena prog italiana.
Il disco nasce da un lungo periodo di sedimentazione
creativa, in cui le diverse attività dell’autore hanno iniziato a dialogare tra
loro come “vasi comunicanti”. La prima parte dell’album si muove nella forma
canzone, con arrangiamenti che già suggeriscono un respiro più ampio; la
seconda, introdotta dal brano Interludio, si apre invece a territori più
liberi: prog, fusion, pop-rock, atmosfere da colonna sonora. Interludio
è il punto di svolta: due minuti intensi, costruiti con un ensemble di
musicisti di altissimo livello, che segnano il passaggio dalla dimensione
cantautorale a quella più propriamente compositiva.
Uno dei tratti distintivi del progetto è la presenza di
figure cardine del prog italiano, sia storico sia contemporaneo. Dagli Osanna
ai Phoenix Again, da Gigi Venegoni a Piero Mortara, fino ai
contributi di Silvano Silva, Sergio Lorandi, Fabio Del Torchio
e molti altri: Diario di Bordo è anche un album di relazioni, di stima
reciproca, di percorsi che si incrociano dopo anni di interviste, concerti,
trasmissioni radiofoniche e scambi quotidiani con la community online.
Il risultato non è un semplice “album con ospiti”, ma un
lavoro in cui ogni intervento è parte integrante della narrazione. Energia
nuova da bruciare (dedicata ad Antonio Lorandi), registrata con Venegoni, Mortara e i Phoenix Again,
è il brano che ha fatto da traino all’intero progetto, mentre la versione live
di Amare… Soffrire… Gioire… con i Phoenix Again rappresenta una
delle prime scintille che hanno riacceso in Zanier il desiderio di tornare in
studio.
In Diario di Bordo la scrittura di Gianmaria Zanier si
muove con una naturalezza che colpisce per equilibrio e consapevolezza. Fin dai
primi brani si percepisce una forte attenzione alla forma canzone: progressioni
armoniche limpide, modulazioni leggere, arrangiamenti che richiamano quel
pop-rock raffinato degli anni Settanta e Ottanta in cui melodia e struttura
dialogano senza mai sovrastarsi. È una parte del disco che punta alla
comunicazione diretta, ma che non rinuncia a sfumature più ricercate, a scelte
timbriche curate, a incastri strumentali che rivelano un autore abituato a
pensare la musica come un organismo vivo e complesso.
Quando si entra nella seconda metà dell’album, il linguaggio
si amplia e si fa più esplorativo, ma senza perdere coerenza. Qui emergono con
maggiore evidenza le influenze prog e fusion che hanno accompagnato Zanier per
anni, sia come musicista sia come divulgatore. I cambi di tempo e le metriche
composte non sono mai esibiti come virtuosismi, ma diventano strumenti
narrativi; le sezioni strumentali si sviluppano con un respiro più ampio, quasi
cinematografico, lasciando che i temi si trasformino e ritornino sotto nuove
forme.
L’uso delle scale modali non è mai un esercizio di stile, ma
un modo per colorare l’armonia, per dare ai brani una luce diversa, più
sfumata. Allo stesso modo, il dialogo tra strumenti acustici ed elettrici crea
un gioco di contrasti che arricchisce l’ascolto: chitarre classiche e synth,
fisarmonica e basso elettrico, violino e tastiere convivono in un equilibrio
che non appare mai artificioso. Il layering timbrico, costruito con pazienza,
aggiunge profondità senza appesantire, come se ogni strato fosse pensato per
ampliare lo spazio sonoro più che per riempirlo.
Il risultato è un linguaggio personale, riconoscibile, che
non cerca di imitare i modelli del passato ma li rielabora con maturità. Diario
di Bordo riesce così a essere accessibile e complesso allo stesso tempo: un
disco che parla a chi ama la melodia e a chi cerca architetture sonore più
articolate, senza mai sacrificare l’una all’altra. È una sintesi che racconta
non solo un percorso musicale, ma anche un modo di ascoltare, osservare e
restituire la musica agli altri.
Il dipinto di Antonio Perotti - rivelato a sorpresa
sul palco del Porretta Prog Legacy Festival - e il lavoro grafico di OndemediE
contribuiscono a definire un immaginario preciso, intimo e simbolico. Il
booklet, curato insieme a Vannuccio Zanella, è parte integrante
dell’opera: un’estensione visiva del racconto musicale, frutto di un lavoro
meticoloso e condiviso, che valorizza ulteriormente il progetto.
Diario di Bordo è un album che nasce da una lunga gestazione, ma che guarda
dichiaratamente al futuro. Zanier lo vive come un traguardo e, allo stesso
tempo, come l’inizio di una nuova fase: quella in cui la sua voce - finora
dedicata soprattutto a raccontare gli altri - trova finalmente lo spazio per
raccontare sé stessa. La prospettiva di portare il disco dal vivo, anche
aprendo concerti di artisti amici e collaboratori, è la naturale evoluzione di
un progetto che ha nella condivisione il suo cuore pulsante.
Ed è proprio da questa dimensione di dialogo, di scambio e di racconto reciproco, che nasce l’intervista che segue: un’occasione per entrare ancora più a fondo nel mondo creativo di Gianmaria Zanier e scoprire, dalle sue parole, ciò che ha dato forma a questo Diario di Bordo.
Intervista "ESTESA" a Gianmaria Zanier
“Diario di Bordo” nasce da un lungo periodo della tua vita, in cui hai alternato l’attività di insegnante, musicista e soprattutto divulgatore. Qual è stato il momento preciso in cui hai capito che questo materiale poteva diventare un vero album?
Scherzando, ma non troppo, potrei risponderti… nel momento in cui l’ho annunciato con il microfono sul palco del “Porto Antico Prog Fest 2025” a te e a Linda Dell, nel corso di quella chiacchierata che abbiamo fatto tra un concerto e l’altro. Chiaramente, il progetto era già in fase avanzata, ma annunciandolo pubblicamente e inserendolo di lì a poco all’inizio del teaser dell’album, https://www.youtube.com/watch?v=Myqx1f_VNTc è come se avessi sancito con me stesso una sorta di imperativo categorico da cui non avrei più potuto e dovuto tornare indietro. L’album poi, effettivamente è uscito a fine novembre e, ovviamente, ne sono davvero orgoglioso e felice.
Sei conosciuto soprattutto come voce e mente di Prog & Dintorni, sia in radio che nella community online. Quanto ha pesato il tuo ruolo di giornalista e divulgatore nel modo in cui hai costruito la narrazione musicale del disco?
Ha pesato moltissimo, senza alcun dubbio. Io nasco musicista e alcune delle idee presenti nell’album, risalgono a parecchio tempo fa. All’inizio degli anni 2000, vista la vivacità del panorama prog e non solo e alla luce di vari eventi successi in quel periodo (mi piace citare, tra i molti concerti visti allora, quello degli Yes a Vado Ligure del 2003, che so che anche per te è stato molto importante), ho sentito l’esigenza di divulgare tanta buona musica, facendo radio e attività sui social. Questa cosa, con il passare del tempo, mi ha coinvolto sempre di più, anche perché, soprattutto negli ultimi anni, ho avuto la fortuna e il piacere di conoscere di persona molti esponenti di spicco, sia tra le band storiche, sia tra quelle attuali. Ma l’idea di riprendere concretamente a fare musica c’è sempre stata: diciamo che ho aspettato il momento giusto, che poi è finalmente arrivato.
Nel disco collaborano figure importanti del prog italiano – Osanna, Phoenix Again, Gigi Venegoni, Piero Mortara. Come hai vissuto, a livello umano, il passaggio da intervistatore e promotore a collega in studio?
Con grandissimo entusiasmo, ovviamente. I primi che ho iniziato a “corteggiare” sono stati i Phoenix Again, avendoli proposti in trasmissione spesso e sempre molto volentieri (considero soprattutto Unexplored un vero e proprio Capolavoro): il risultato è stata un’esaltante versione live del mio brano Amare… Soffrire… Gioire…, durante un loro concerto alla “Casa di Alex” di Milano nel 2019 https://www.youtube.com/watch?v=YbNMle2ciEU. Più recentemente, con Gigi Venegoni (impegnato non solo come chitarrista, ma anche in veste di arrangiatore) e Piero Mortara alle tastiere, insieme ai due Phoenix Again Silvano Silva (batteria) e Sergio Lorandi (che ha suonato il basso Fender Jazz Precision, appartenuto al compianto fratello Antonio, che ricordiamo sempre con affetto) c’è stata la registrazione di Energia nuova da bruciare https://www.youtube.com/watch?v=3xcChmTRD1M, che è, di fatto, il brano che ha fatto “da traino” per l’uscita dell’album. Tornando alla tua domanda, ho sempre avuto una particolare passione per gli Arti & Mestieri, per quel magico incrocio tra sonorità prog e jazz-rock-fusion, da “Tilt” fino agli album più recenti (in un video presente nel mio canale youtube dichiaro apertamente un amore incondizionato in particolare per il brano Alter ego https://www.youtube.com/watch?v=lb3AvopM3TM&t=31s): quindi, ho vissuto il fatto di poter interagire con due dei protagonisti di quella formazione degli Arti & Mestieri con un’esaltazione incredibile. Stessa cosa, poi, quando nell’estate del 2025, gli Osanna del grandissimo Lino Vairetti mi hanno dato l’opportunità di suonare insieme a loro, sul palco del “Porretta Prog Legacy Festival”, sia il mio brano Energia nuova bruciare https://www.youtube.com/watch?v=CYM7z1YJxKw, sia il loro brano Prog Garden Medley https://www.youtube.com/watch?v=Y2tYTfxELps&feature=youtu.be, che è, come ben noto, un vero e proprio omaggio al prog italiano degli anni ’70. Da tempo considero gli Osanna come la band, tra quelle storiche, che ha saputo meglio attualizzare in modo eccellente il proprio sound e le tematiche presenti nei vari brani, facendo inoltre nuovi album davvero notevoli e particolarmente aderenti alla realtà che stiamo vivendo: quindi, non potevo davvero chiedere di meglio.
Hai definito il brano “Interludio” come uno “spartiacque” tra due anime del disco. Questo confine riflette anche un cambiamento personale, un prima e un dopo nella tua storia recente?
No, semplicemente ha rappresentato il confine ideale tra la mia anima più cantautorale e quella da compositore. Ma non stiamo parlando di due situazioni in antitesi, perché le due direzioni viaggiano in modo parallelo. Questo brano, tra l’altro, pur durando soltanto un paio di minuti, è stato molto impegnativo, perché ha coinvolto musicisti come Piero Mortara (qui alla fisarmonica, forte del recente progetto degli Aria Accordion Trio), Alfredo Ponissi (sax e flauto, presente in varie line up nei concerti degli Arti & Mestieri), Fabrizio Ugas (chitarra classica), Stefano Pastor (che ha suonato una sontuosa parte di violino) e Stefano Nozzoli (pianoforte).
Da anni racconti la musica degli altri, spesso con grande passione e attenzione ai dettagli. Cosa hai scoperto di te stesso quando, per la prima volta, hai dovuto raccontare la “tua musica”?
Beh, io nel corso di questi anni, nella mia trasmissione qualche volta avevo già proposto qualche brano tra quelli presenti nel mio album. Devo dire che è sempre una cosa molto particolare parlare di sé stessi nel momento in cui è presente in una playlist una tua canzone: da una parte vorresti dire tante cose, ma dall’altra sei ovviamente consapevole che devi mantenere una certa distanza nei confronti di chi in quel momento ti sta ascoltando. È un equilibrio molto delicato, senza alcun dubbio e occorre muoversi con molta attenzione, cercando di restare però il più spontaneo possibile. Tutto questo, ovviamente, non sarebbe possibile, senza il sostegno e l’interazione quotidiana con i tantissimi amici sul gruppo facebook e sul profilo instagram “PROG & Dintorni”, interfaccia della trasmissione: gli amministratori Valter “Uolter” Pelati e Silvia Carotta… e poi Alfonso, Sandra, Aurora, Bina, Luigi, Loredana, Giuseppe, Scintilla, Stella Maris e tutti gli altri che non possiamo nominare solo per motivi di spazio, ma che forniscono un contributo determinante.
Nelle note del CD parli di “vasi comunicanti” tra le tue attività. Quali esperienze della tua vita - professionali o personali - senti che hanno inciso di più sul risultato finale?
Sicuramente tutte quelle che abbiamo elencato sinora: paradossalmente, ma non troppo, una componente fondamentale è quella dell’insegnamento e del rapporto/confronto quotidiano che ho con i miei alunni adolescenti. Un discorso molto lungo, ma sicuramente affascinante da approfondire: il fatto che per loro la musica sia legata a determinate tematiche e modalità espressive che per noi adulti possono risultare molto ostiche e difficili da comprendere e viceversa; la loro soglia di attenzione, sempre più bassa, per cui bisogna sempre mantenere sempre viva la spiegazione o il confronto, cercando di essere molto concisi, ma il più possibile esaustivi, ecc.
La prima parte del disco è più vicina alla forma canzone, mentre la seconda si apre a sonorità prog, fusion, funk e pop-rock. Questa dualità rispecchia anche due lati della tua personalità?
Senza alcun dubbio. Probabilmente, la sintesi tra questi due mondi è quella presente nei brani cantati, ma con arrangiamenti più orientati verso determinate direzioni. Del resto, anche in trasmissione, amo particolarmente i momenti in cui ho la possibilità di proporre accoppiate storiche da sogno come De André o Alberto Fortis con la PFM, Finardi con gli Area o i Crisalide, Branduardi con il Banco, Dalla e De Gregori con Ron e gli Stadio, il Pino Daniele dei primi album con quelle line up incredibili… E poi l’amore per il teatro di Gaber, per le colonne sonore, per i momenti di liberazione funk, per il pop di ieri e di oggi di qualità eccellente… sono tutte cose che mi hanno formato come appassionato e che quindi, nel mio piccolo, ho cercato di inserire in questo album. Alcune credo siano più evidenti, altre magari sono presenti ancora in forma embrionale, ma spero di poterle esplicitare ancora meglio in futuro.
Sei abituato a osservare e analizzare la scena prog italiana da un punto di vista privilegiato. Quanto del tuo “sguardo critico” è entrato nella produzione del disco, e quanto invece hai dovuto mettere da parte per lasciarti andare?
Sicuramente l’aver cercato di monitorare con molta attenzione la scena, soprattutto negli ultimi 20/25 anni, mi ha aiutato parecchio. Per confrontarmi e, in certi casi, cercare di spingermi quasi al limite delle mie reali capacità: sintomatico, in questo caso, il contributo che hanno fornito tutti i musicisti presenti nell’album. In questo contesto, mi fa molto piacere citare anche il bassista Fabio Del Torchio, con cui ho lavorato in simbiosi per ciò che riguarda tutti i brani strumentali presenti nell’album e che ha fornito un contributo davvero determinante.
L’immagine di copertina di Antonio Perotti e il lavoro grafico di OndemediE contribuiscono a dare un’identità visiva molto precisa. Quanto hai partecipato a questa scelta e cosa rappresenta per te quel quadro?
Mi fa piacere che tu mi faccia questa domanda, perché sia il
dipinto fatto da Antonio Perotti, sia il lavoro grafico presente nel booklet
per me rappresentano una componente fondamentale del progetto. Con Vannuccio
Zanella della M. & P. Records (che tra l’altro è la persona che ha avuto la
splendida intuizione del titolo dell’album) c’è stato un continuo scambio di
mail, telefonate e messaggi soprattutto quando c’è stato il momento di
preparare il booklet: ci abbiamo lavorato davvero tanto e con grandissimo
impegno, ma alla fine il risultato ci ha ripagato di tutti gli sforzi profusi,
facendo poi uscire l’album con la G.T. Music Distribution di Antonino Destra.
Per quanto riguarda il ritratto del grandissimo Art Director Antonio Perotti,
mi limito a dire che la prima volta che l’ho visto completato è stato durante
il concerto degli Osanna al “Porretta Prog Legacy Festival” di cui parlavamo
poco fa. Antonio Perotti e Lino Vairetti sono grandissimi amici tra loro e
hanno pensato di farmi questa splendida sorpresa: poco prima dell’inizio
dell’esecuzione di Energia nuova da bruciare, appena sono salito sul
palco e stavamo parlando per introdurre il brano, è stato proiettato sullo
schermo il dipinto, con tanto di immediato applauso del pubblico presente. Puoi
immaginarti quindi l’emozione da parte mia in quel momento… C’è una cosa che
non sai però di quel dipinto e probabilmente ti stupirà: è ispirata da uno
scatto fatto dal fotografo Enrico Rolandi, durante un concerto degli Struttura
e Forma del nostro comune amico Franco Frassinetti al “Teatro Cicagna” di
Genova nel 2018. Quella sera eri anche tu presente e avevi effettuato una
ripresa nel momento in cui ho eseguito insieme alla band genovese il mio brano Amare…
Soffrire… Gioire…, che oggi più che mai rappresenta un prezioso documento
di quella bella serata
https://www.facebook.com/gianmariazanierprogmusic/videos/572453323095305.
Ora che “Diario di Bordo” è uscito, come ti senti? È più la soddisfazione del divulgatore che ha finalmente raccontato sé stesso, o quella dell’artista che ha trovato una nuova voce?
Ne sono felicissimo, perché lo considero al tempo stesso un punto di arrivo, ma anche un nuovo inizio: l’obiettivo è quello di poter presentare l’album aprendo qualche concerto di alcune delle band che trasmetto. Ad esempio, Carmine Capasso (che, come ben noto, ospita spesso sul palco personaggi del calibro di Giorgio “Fico” Piazza, primo bassista e cofondatore della PFM) con grande disponibilità mi ha offerto questa opportunità, che ovviamente ho accettato subito con grande entusiasmo. Con altri amici musicisti, abbiamo ipotizzato altre situazioni di questo tipo e, spero si possano concretizzare al più presto.

