Un omaggio tardivo alla precisione
tecnica di un protagonista della scena internazionale
Il 24 gennaio Neil
Diamond ha tagliato il traguardo
degli ottantacinque anni. Anche se con qualche giorno di ritardo, l'occasione è
utile per riflettere sulla statura di un artista nato a Brooklyn nel 1941,
capace di segnare cinquant'anni di storia musicale attraverso una meticolosa
ricerca della forma canzone. Diamond non è stato solo un interprete dalla voce
baritonale inconfondibile, ma un vero e proprio inventore del suono pop,
formatosi nella severa scuola del Brill Building di New York, dove la
composizione veniva trattata con il rigore di una disciplina tecnica.
La sua carriera si è distinta per una capacità rara di
oscillare tra il folk-rock più asciutto e le grandi produzioni orchestrali,
mantenendo sempre un equilibrio che evitava la retorica fine a sé stessa. Basti
pensare a brani come Solitary Man o I'm a Believer,
scritta per i Monkees, che testimoniano una padronanza dei meccanismi melodici
tale da influenzare generazioni di autori. Anche in Italia la sua impronta è
stata profonda, basti ricordare come Gianni Morandi o Caterina Caselli abbiano
attinto al suo repertorio per alcuni dei loro successi più duraturi, a
dimostrazione della trasversalità di una scrittura che non conosceva confini
geografici.
Negli anni Settanta, Diamond ha consolidato la propria figura
con lavori di grande spessore tecnico, come la colonna sonora per Il gabbiano Jonathan Livingston, che gli valse un Golden Globe. Anche
nelle fasi più mature, grazie alla collaborazione con il produttore Rick Rubin,
ha saputo spogliare la sua musica per ritrovare una dimensione acustica e
cruda, confermando che la sostanza delle sue composizioni risiede nella
struttura stessa del brano, prima ancora che nell'arrangiamento.
Celebrare oggi questo compleanno significa riconoscere il valore di un musicista che ha saputo gestire la propria immagine e il proprio repertorio con una coerenza esemplare, affrontando anche le sfide personali e di salute con estrema dignità professionale. La sua figura resta quella di un artigiano della melodia che ha trasformato l’intrattenimento in un’opera di alta precisione.
